• Qual è la situazione dell’università italiana in termini di tasse pagate dagli studenti e di borse di studio ricevute?
    Il rapporto di Eurydice svela uno scenario quasi mortificante per i ragazzi italiani, costretti a versare rette sopra la media europea al cospetto di un numero di borse di studio nettamente inferiore rispetto agli altri paesi del Vecchio Continente.

    L’Italia si trova addirittura al terzo posto nella classifica dei paesi con la tassazione universitaria più alta. Al primo posto c’è l’Inghilterra, dove si va da un minimo di 5.429 euro ad un massimo 12.755 euro.
    Al secondo posto troviamo i Paesi Bassi, mentre in Italia la media è di 1.220 euro l’anno, con un minimo di classe-banchi195/199 euro ed un massimo di 2.065 euro.
    Con il passare degli anni, le tasse pagate dagli studenti sono diventate una delle maggiori fonti di finanziamenti dell’intero sistema universitario: nel 2014, infatti, l’università italiana ha versato allo Stato 1,5 miliardi di euro che corrispondono al 24% degli stanziamenti statali verso il mondo accademico.
    Se effettuiamo un confronto con due vicini di casa, come Francia e Germania, notiamo l’enorme differenza sia in termini di tassazione che di coperture degli esoneri contributivi e delle borse di studio.
    In Germania il livello medio delle rette accademiche è di 50 euro; in Francia, invece, la tassazione media è di 184 euro per il primo ciclo e di 256 euro per il secondo.
    Siamo ben lontani, dunque, dagli importi italiani che scollinano i mille euro.

    Un sistema universitario pubblico così esigente dovrebbe garantire, quanto meno, delle agevolazioni per chi possiede un reddito basso e per chi detiene particolari meriti accademici.
    In Inghilterra, ad esempio, dove la tassazione è molto elevata, il 68% di coloro che hanno richiesto una borsa di studio sono riusciti ad ottenerla.
    In Italia accade, al contrario, che solo l’8% degli studenti benefici di una borsa di studio e solo il 12% riceva un esonero completo sulle tasse (in Francia è il 35%).
    Il valore delle borse di studio nel nostro paese va dai 1.925 ai 5.108 euro, quando in Germania 5.300 euro è solo il valore medio dei contributi forniti agli studenti.
    Del resto basterebbe guardare un dato per avere un’idea completa sulla situazione del sistema accademico pubblico italiano: nel 2014 sono stati stanziati 490 milioni di euro per le borse di studio, al cospetto dei due miliardi investiti da Francia e Germania.
    L’Italia è alle prese con un processo di revisione della spesa, che ha portato i diversi governi succedutisi in questi anni a tagliare fondi al mondo accademico. Un simile divario, però, non è sostenibile.
    Cultura, innovazione e ricerca sono alla base dello sviluppo dell’economia moderna, non investire in questi ambiti rappresenterebbe un importante errore di valutazione che rischia di ampliare il gap competitivo con gli altri paesi europei.