Gli enti del Terzo Settore avranno tempo fino al 28 febbraio per adeguarsi al nuovo obbligo di trasparenza che impone loro di pubblicare online tutti i contributi pubblici ricevuti nel 2018, qualora la cifra complessiva superi i 10.000 euro.
Gli enti interessati
L’adempimento riguarderà migliaia di organizzazioni non profit tra cui anche le cooperative sociali. I soggetti interessati dalla norma sono infatti associazioni, fondazioni, enti con la qualifica di onlus e le imprese. Queste ultime dovranno pubblicare le informazioni sulle entrate pubbliche nella nota integrativa del bilancio di esercizio e nella nota integrativa del bilancio consolidato, ove esistente, pena la restituzione delle somme ricevute.
Secondo la circolare recentemente emessa dal Ministero del Lavoro tutte le cooperative sociali, in quanto considerate come società dal punto di vista civilistico, hanno gli stessi obblighi delle imprese quindi in caso di violazioni sulla trasparenza dovranno restituire quanto ricevuto.
Le entrate pubbliche
Quando la legge parla di contributo pubblico intende qualsiasi tipo di erogazione effettuata dalla Pubblica Amministrazione, sia essa una risorsa finanziaria o la concessione per l’utilizzo di beni mobili o strumentali per la realizzazione di attività statutarie.
Nello specifico rientrano nella categoria di cui sopra sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque vantaggi economici di qualunque genere, comprese le entrate derivanti dal 5 per mille.
La somma di queste entrate deve essere superiore a 10.000 euro.
Le informazioni da pubblicare
Ciascun ente non profit dovrà indicare:
- Denominazione e codice fiscale del soggetto ricevente;
- Denominazione del soggetto erogante;
- Somma incassata;
- Data dell’erogazione;
- Causale.
I dati dovranno essere pubblicati sul sito web dell’ente; in assenza di un sito l’organizzazione potrà pubblicare il tutto sulla propria pagina Facebook o sul portale della rete associativa alla quale aderisce.
Ricordiamo, infine, che il periodo di riferimento delle entrate pubbliche parte dal 1° gennaio 2018 e copre l’intero anno solare.


In questa fase storica vengono rilevati tassi di mortalità e di natalità più alti rispetto al mondo delle imprese. Le realtà che hanno chiuso la propria attività (oltre 62mila) hanno delle caratteristiche ben definite: sono in genere imprese di piccola dimensione e poco strutturate che utilizzano forme di lavoro flessibili. Dall’altra parte, invece, ci sono molti enti non profit che sono addirittura riusciti ad aumentare i posti di lavoro (+4% nel periodo preso in considerazione dall’Istat) grazie ad un miglior radicamento sul territorio, a maggiori risorse umane ed economiche e ad un’offerta di servizi più ampia. È evidente, dunque, come le imprese sociali siano chiamate oggi a fare un salto di qualità dal punto di vista organizzativo, incentivando forme di aggregazione e di collaborazione che permettano loro di variare l’offerta e di aumentare le competenze interne.
Il giornalista de La Stampa ha raccontato le tristi vicende personali di tante famiglie che vivono con angoscia il futuro dei propri figli e che non hanno visto alcun cambiamento positivo dopo il varo della 
L’obiettivo del Festival di quest’anno, come ha dichiarato Edoardo Patriarca, presidente del Centro nazionale del volontariato, è provare a ricostruire l’anima solidale ed accogliente dell’Italia in un periodo storico in cui prevalgono sentimenti di chiusura e diffidenza.
civile e soprattutto incentivando la nascita di nuove imprese sociali.
Il provvedimento introduce finanziamenti a tasso agevolato per programmi di investimento, operativi in qualsiasi settore, che prevedono spese comprese tra 200mila e 10 milioni di euro. Il finanziamento fornito dal Ministero copre il 70% della spesa complessiva e presenta un tasso di interesse dello 0,50% con restituzione della somma in 15 anni; il restante 30% deve essere associato ad un finanziamento bancario a tasso di mercato.
arrivi a fronte dei 12.300 dell’anno precedente.
Era stato inserito, infatti, nella Legge di Stabilità 2016. Ciascun contribuente poteva decidere di donare il 2 per mille del proprio Irpef ad un ente impegnato nella valorizzazione e nella promozione della cultura. Bastava scrivere nella dichiarazione dei redditi il codice fiscale dell’ente beneficiario per completare la procedura.
triennale modulato ogni anno attraverso il quale saranno stabiliti gli obiettivi e gli indirizzi generale del servizio civile, individuando le aree di intervento a seconda delle necessità.
La Fondazione, come specifica l’articolo 10 della
La scelta di effettuare questi tagli arriva dalla necessità di ridurre il debito, agendo, però, a discapito dei soggetti più deboli. Stupisce il fatto che questa decisione sia stata presa da un Governo che si era dimostrato vicino al mondo del sociale come dimostrano l’approvazione di provvedimenti come il Dopo di Noi e la riforma del Terzo settore.
L’assenza di una delega politica per l’attuazione della riforma del Terzo settore aveva causato gravi inadempimenti nella macchina amministrativa legata al servizio civile. Da mesi, ad esempio, i volontari lamentano il mancato pagamento dei 433,80 euro mensili dovuti per l’attività svolta.