Il Consiglio dei Ministri ha approvato il primo decreto attuativo sulla riforma del Terzo Settore. Ad essere disciplinato è il nuovo servizio civile universale.
La dizione “universale” viene dalla volontà del Governo di consentire a tutti quelli che fanno richiesta di partecipare effettivamente a progetti di volontariato.
L’esecutivo ha così deciso di concentrare sul servizio civile, esclusivamente per quest’anno, tutte le risorse stabilite dalla Legge di Stabilità per la riforma del Terzo settore.
Le finalità del servizio civile universale – precisa il decreto – sono perseguite mediante programmi di intervento nei settori dell’assistenza, della protezione civile, del patrimonio ambientale e della riqualificazione urbana, del patrimonio storico, artistico e culturale, dell’educazione e promozione culturale e dello sport, dell’agricoltura in zona di montagna e sociale, della biodiversità, della promozione della pace tra i popoli, della nonviolenza e della difesa non armata, della promozione e tutela dei diritti umani, della cooperazione allo sviluppo, della promozione della cultura italiana all’estero e del sostegno alle comunità di italiani all’estero.
Sarà compito dello Stato attuare una programmazione triennale del servizio civile e verificare il raggiungimento degli obiettivi stabiliti. Le Regioni e le Province, invece, parteciperanno alla realizzazione dei progetti di volontariato nei loro ambiti di competenza.
Una delle novità più importanti del nuovo servizio civile è l’ampliamento dei possibili partecipanti agli stranieri che risiedono in Italia da più di cinque anni. Ci sarà inoltre la possibilità di svolgere un periodo di tre mesi in uno degli stati membri dell’Unione europea, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di un servizio civile europeo.
Il nuovo modello si ispira al concetto di flessibilità: si vuole cioè far conciliare il servizio civile con la vita ed il lavoro del volontario, modulando la durata e gli orari in base alle sue esigenze. Il periodo di svolgimento va dagli otto ai dodici mesi, mentre la retribuzione rimarrà di 433,80 euro.
Per quanto riguarda, invece, gli enti di servizio civile, siano essi pubblici o privati, dovranno essere iscritti in un apposito albo e curare la realizzazione dei progetti approvati.


dell’economia civile italiana. Secondo l’Eurobarometro, il paese che ha visto un maggiore incremento del numero di volontari è Cipro (+8%), seguito per l’appunto dall’Italia (+7%) e dal Portogallo (+6%), mentre la variazione negativa più ampia riguarda la Bulgaria (-12%), poi la Romania (-8%) e la Slovenia (-7%).
È difficile quantificare il numero di imprese sociali in Europa, sia per problemi di rilevazione e di aggiornamento dei dati che per la continua evoluzione delle declinazioni giuridiche. La cooperazione sociale è solo uno dei tanti strumenti per avviare un’attività che persegue l’interesse generale: sono sempre di più gli ibridi organizzativi in grado di assicurare servizi e prodotti alla comunità e di essere al contempo competitivi sul mercato.
La crisi ha messo in evidenza la necessità impellente di riformare il modello capitalista e la sua deriva speculativa, portando le aziende a percorrere una strada diversa, quella dell’impatto sociale e della sostenibilità economica.
professionali. Nel 2015 sono stati più di 650mila i ragazzi che hanno effettuato degli stage, in aumento del 139% rispetto al 2014.
L’intento del decreto è stabilizzare i servizi offerti dallo Sprar, semplificare le procedure di prosecuzione dei progetti in atto e favorire l’accesso di nuovi enti. Per raggiungere questi obiettivi si opterà per un sistema di accesso permanente: i Comuni che vorranno presentare un progetto di accoglienza non saranno più legati ai vincoli dettati dalla periodicità dei bandi; l’unico limite sarà, al contrario, quello dell’assenza di fondi.
cittadini, i consumatori, le istituzioni e le comunità locali. La capacità relazionale di un’azienda è direttamente proporzionale al suo rendimento sul mercato.
I recenti cambiamenti economici impongono delle riflessioni di natura sistemica sulle modalità di produzione del valore e sulla gestione del potere. Si stanno affermando, infatti, modelli economici che prestano attenzione alle ricadute sociale dell’azione imprenditoriale e alla condivisione delle risorse. La diffusione della sharing economy e l’interesse per le tematiche dello sviluppo sostenibile, sia all’interno delle istituzioni che nelle imprese, confermano la necessità di riflettere sui cambiamenti in atto.
Settore. In realtà ogni azione genera delle conseguenze e contribuisce a creare dei cambiamenti profondi sul territorio.
orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico.
capitale, incentivando di fatto la costituzione di modelli d’impresa ibridi tra il profit ed il non profit.