• Il Networked Readiness Index è un indicatore che ci permette di valutare lo stato di avanzamento delle tecnologie digitali nei singoli paesi ed il loro impatto sui rispettivi tessuti economici e sociali.
    Si tratta di uno dei tanti strumenti utilizzati all’interno del World Economic Forum’s Global Information Technology Report 2015: ICTs for Inclusive Growth, un rapporto dettagliato sull’economia digitale di ben 143 paesi in tutto il mondo.
    Ne viene fuori un report molto accurato ed interessante che conferma alcune tendenze emerse negli ultimi anni.

    Se prendiamo in considerazione l’NRI (Networked Readiness Index), troviamo un netto predominio dell’Europa del Nord nelle prime posizioni. Ci sono, infatti, ben sette paesi europei nei primi dieci posti della graduatoria. Dietro a Singapore, classificatosi primo, abbiamo, infatti, Finlandia, Svezia, Olanda, Norvegia e Svizzera.
    Poco più indietro ci sono la Gran Bretagna (8°) e la Germania (13°). I paesi europei si confermano, dunque, all’avanguardia in materia di diffusione delle tecnologie ICT, implementazione delle relative strutture di connettività veloce e soprattutto il relazione al loro impatto sulla crescita economica delle singole realtà economiche.

    digitalNon gode dello stesso splendore tecnologico l’Italia. Il nostro paese è relegato, infatti, ad un misero 55° posto, facendo registrare in una scala da 1 a 7, un punteggio di 4.3.
    La Finlandia, per fare un esempio, ha un NRI di 6 punti, lo steso score di Singapore primo.
    Ma quali sono i problemi del nostro paese in tema di digitale? Lo studio riportato analizza il ruoto delle tecnologie ICT in base a quattro dimensioni: il contesto regolatore, la cultura digitale, il grado di utilizzo delle nuove tecnologie ed il loro impatto sulla situazione economica e sociale del paese.
    Se analizziamo nel dettaglio gli indicatori appena elencati, notiamo come l’Italia faccia registrare il proprio score migliore per quanto riguarda la cultura digitale (33° posto con un punteggio di 5.5).
    Merito soprattutto dei costi limitati delle nuove tecnologie e delle abilità digitali degli italiani che risultano essere nella media europea.
    Lo stesso ragionamento non può essere esteso agli altri indicatori. L’Italia, addirittura, viene collocata al 102° posto in relazione alla capacità del contesto politico di facilitare lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie all’interno della società italiana.
    Il nostro paese ottiene degli score molto bassi anche in merito all’utilizzo istituzionale degli strumenti digitali ed al loro impatto sociale, con particolare riferimento alla formazione scolastica, alla salute, al benessere sociale ed in generale a tutti i servizi offerti ai cittadini.
    L’Italia, a conti fatti, ha bisogno di politiche pubbliche che incentivino l’innovazione e che sfruttino il potenziale delle nuove tecnologie nella crescita economica del paese.