Ci sono state tante polemiche in merito alla riforma del credito cooperativo. Il timore del mondo della cooperazione era che il meccanismo della way-out portasse diverse Bcc ad uscire dal sistema. In realtà sono stati solamente tre gli istituti bancari che hanno deciso di trasformarsi in Spa: Banca di Cambiano, Chianti Banca e Cassa Padana.
Tutte le altre hanno scelto di aderire alla holding unica. Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, ha espresso tutta la sua soddisfazione sull’Huffington Post: “La riforma delle Banche di Credito Cooperativo, grazie al lavoro svolto con il governo e il parlamento, non è “solo” la riforma delle Bcc.
È un più ampio progetto di riordino del sistema. La novità più forte è che non può esistere più la Bcc solitaria, senza le altre Bcc e fuori da un’organizzazione comune. La controprova del successo – prosegue Gardini – è che la way-out, un rischio che abbiamo contenuto, ma che non si poteva eliminare, è stato utilizzato solo da tre Bcc, che erano di fatto, in varie forme, già fuori o ai confini del movimento. La Brexit cooperativa, infatti, non c’è stata. Oltre il 99% delle Bcc ha scelto di restare sulla strada maestra della cooperazione a cui riaffida il futuro della propria banca. Chi aveva paura di un’emorragia inarrestabile deve imparare una lezione di realismo e forse anche di maggiore rispetto del movimento cooperativo“.
Si tratta di un risultato di assoluto rilievo per l’universo del credito cooperativo che a lungo ha temuto che la riforma richiesta da Bruxelles al Governo italiano potesse sgretolare secoli di storia e di attività finanziaria a servizio delle comunità rurali e delle piccole imprese. Ci sono stati anche momenti di aspra polemica causati dalla previsione iniziale del meccanismo della way-out che consentiva alle Bcc con un patrimonio netto superiore ai 200 milioni di euro di uscire dal sistema del credito cooperativo e trasformarsi in Spa, portando con sé le risorse indivisibili accumulate in anni di attività e di sgravi fiscali.
L’esecutivo ha in seguito modificato il meccanismo di uscita, obbligando le Bcc che non partecipano alla holding unica a trasferire l’attività bancaria ad un’altra società che prenderà le vesti di una Spa. L’istituto di credito cooperativo che decide di utilizzare la way-out rimarrà così una semplice cooperativa con la possibilità di partecipare al capitale della nuova società per azioni.
In realtà, come accennato in precedenza, solo tre Bcc tra le dodici che possedevano i requisiti hanno optato per questa soluzione. Il successo della riforma del credito cooperativo rappresenta, secondo Gardini, un modello di riferimento per un più ampio riordino dell’intero sistema bancario, basato sulla speculazione e poco connesso alle esigenze dei territori.
Per quanto riguarda il futuro del sistema delle Bcc rimane da definire la governance. I vertici di Confcooperative e Federcasse spingono per un gruppo unico che sarebbe “il terzo gruppo in Italia e il primo a capitale e a controllo interamente italiano“.
All’interno della federazione delle Bcc c’è però anche chi vorrebbe costituire più capi-gruppo, dando così maggiore autonomia decisionale ad alcuni territori e a determinate banche cooperative che temono un’eccessiva centralizzazione del potere.
Gardini, però, mantiene in maniera decisa la sua linea: “Ho espresso la preferenza di Confcooperative per il gruppo unico dall’inizio, pubblicamente, ripetutamente. Ho il dovere di ribadire questa convinzione, mia e di Confcooperative. Non c’è spazio per tanti movimenti cooperativi in Italia. Le prospettive che sono difficili per uno potrebbero diventare proibitive per più di uno“.

