“La nostra scelta è di fondare il mercato del lavoro sul contratto a tutele crescenti”.
Queste le parole del Ministro del Lavoro Giuliano Poletti durante la presentazione del rapporto Ocse sull’Italia.
Del resto non è un mistero: il governo Renzi punta molto sulla nuova forma contrattuale.
Ritiene che un contratto a tempo indeterminato più flessibile possa incentivare i datori di lavoro a procedere con le nuove assunzioni. L’Italia ha bisogno di ridurre il proprio tasso di disoccupazione e per iniziare questa inversione di tendenza, c’è bisogno di un quadro normativo e fiscale favorevole.
Per questo motivo domani il Consiglio dei Ministri approverà il primo decreto attuativo sul Jobs Act. All’interno di esso ci sarà la disciplina dettagliata sui licenziamenti individuali e collettivi e sul nuovo contratto a tutele crescenti, che sarà operativo a partire dal 1°Marzo.
Il prossimo mese, dunque, le aziende potranno effettuare nuove assunzioni attraverso il nascente contratto a tempo indeterminato, sfruttando anche gli incentivi fiscali inseriti nella Legge di Stabilità.
La speranza di Poletti è che le nuove regole possano portare circa 300-400mila nuovi lavoratori nel 2015, lanciando così un nuovo modello occupazionale anche nel nostro paese.
Non basta, però, agire solamente sulle forme a tempo indeterminato e sulla relativa disciplina dell’interruzione del rapporto di lavoro. Ci vuole un intervento organico e a più ampio raggio.
Per questo motivo Poletti ha annunciato che nella giornata di domani in Consiglio dei Ministri verrà discussa anche la riforma degli altri tipi di contratto.
Verrà rivisto, ad esempio, l’apprendistato ed eliminate alcune fattispecie. Rimarrà, invece, inalterato il tetto massimo di durata dei contratti a termine senza causale (36 mesi e 5 proroghe massime).
I prossimi decreti attuativi riguarderanno, invece, gli ammortizzatori sociali e le politiche attive. Su quest’ultimo punto il Governo dovrà effettuare l’intervento di maggior rilievo, dimostrando di comprendere l’importanza di un settore troppo spesso sottovalutato quando si parla di mondo del lavoro.

