Dopo tanto parlare e non poche polemiche, sembra essere arrivata al traguardo la riforma del mondo del lavoro. A confermarlo sono le parole del leader della Uil Angeletti, che sottolinea come si sia ormai vicini ad un accordo accettabile, tra Governo e parti sociali. I sindacati contano di firmare l’accordo in maniera unitaria, infatti, anche Bonanni segretario della CISL ha escluso che con il Ministro Elsa Fornero si possa arrivare alla firma di una riforma che escluda la CGIL della Camusso.
Questo dovrebbe tranquillizzare molti, viste le garanzie e i paletti chiesti dalla CGIL e dalla FIOM, primo fra tutti il mantenimento dell’articolo 18, su cui tanto si è discusso; che limita la possibilità di licenziare delle aziende, tutelando i lavoratori. Articolo che tanto vorrebbe eliminare il CEO della FIAT Sergio Marchionne, e su cui anche la Marcegaglia ha fatto più di una pressione. Forse pensando di poter così portare in dote per le prossime elezioni di Confindustria l’abbattimento di un totem, visto come fumo negli occhi da gran parte degli imprenditori di casa nostra.
A chiedere di stringere i tempi per una delle riforme chiave di cui si deve occupare il governo dei tecnici, è proprio il Presidente del Consiglio dei ministri. Per Mario Monti, infatti, la riforma dovrebbe essere approvata entro il 23 marzo, così da poter poi avviare il dovuto iter parlamentare che la renda “legge”.
Intenzione della Ministro Fornero è, con questa riforma, riuscire ad abbattere la disoccupazione “reale” al 4-5% e diminuire drasticamente il numero di contratti atipici, che rendono soprattutto i giovani italiani dei lavoratori precari. La lotta al precariato sembra proprio essere una delle priorità del Governo, così come dei sindacati. Vedremo se questa riforma alla fine conterrà davvero misure in grado di dare a noi tutti un futuro migliore, che preveda magari anche una pensione (non virtuale).
