Mettersi in relazione con gli altri comporta una buona capacità comunicativa. Lo sperimentiamo quotidianamente nel bisogno, spesso non comunicato, di essere capiti dagli altri e, per quanto possibile, cercare di capire gli altri.
E’ quello che cerchiamo in ogni scambio relazionale: comprendere ed essere compresi, facendo dipendere da ciò anche il nostro umore e, più in generale, una sensazione di ben-essere.
Sappiamo poi che le parole da sole non bastano e che la nostra comunicazione fa i conti anche con il linguaggio non verbale: la prossemica, il tono della voce, la gestualità. Tuttavia, ciò cui prestiamo maggiore attenzione sono proprio le parole dimenticando, come ricorda Benedetto Croce, che le stesse sono meretriculae, prostitute: nel momento stesso in cui esse nominano qualcosa, nel medesimo istante ci tradiscono alludendo ad altro: si prestano a significati diversi sovvertendo ogni buona intenzione generando conflitti.
Eppure, è una prova di maturità l’imparare a partecipare a uno scambio relazionale in modo equilibrato ed efficace.
Quali sono i nostri punti di forza e quali le debolezze del nostro comunicare? Proviamo a descriverli secondo l’ordine che segue.
Innanzitutto le capacità. Quali sono? Emergono sempre? Rientrano tra queste anche diverse parti del linguaggio non verbale?
Passa ora a descrivere i tuoi limiti nella comunicazione. Quando si manifestano? Come?
Ci sono ambiti (famiglia, lavoro, amici, …) nei quali si manifestano maggiormente i limiti rispetto alle capacità?
La traccia che ne ricavi costituisce una base di lavoro dalla quale ricavare nuovi obiettivi: di sviluppo/potenziamento nel caso delle capacità; di crescita nel caso dei limiti.
Prossimamente, magari supportato dalla tua traccia, vedremo come lavorare in entrambe le situazioni.
Buona verifica!
