Categoria: Comunicazione

  • edison-pulse-2017

    Comunicare significare creare relazioni e spiegare ai nostri interlocutori chi siamo, cosa facciamo e quali sono i nostri valori. Può sembrare un’operazione semplice, ma in realtà richiede impegno e soprattutto professionalità. 
    Molte cooperative sottovalutano l’importanza di una buona comunicazione. In realtà comunicare e farlo bene è essenziale per cambiare la percezione della nostra cooperativa e in generale del mondo cooperativo. Vi siete mai chiesti, ad esempio, perché la maggior parte delle startup italiane non sceglie la forma cooperativa? Alla base di questa decisione c’è una scarsa conoscenza delle potenzialità delle coop e un deficit comunicativo. 

    Abbiamo deciso allora di darvi tre consigli per migliorare la comunicazione della tua cooperativa. 

    edison-pulse-2017

    Apri un profilo Google My Business

    Per essere conosciuto devi farti trovare sul web. E oggi, ovviamente, non esiste strumento migliore di Google per essere presenti online. Quando abbiamo bisogno di un servizio o cerchiamo un’attività specifica, infatti, una delle prime operazioni che effettuiamo è fare un ricerca su Google. 
    Diventa, dunque, fondamentale per la tua cooperativa essere posizionata con le giuste keyword. Uno dei modi più efficienti per avere un buon posizionamento in rete è creare un profilo Google MY Business. 

    Non spaventatevi. Si tratta di un tool  completamente gratuito messo a disposizione da Google per promuovere le attività locali (e non solo) sui motori di ricerca. My Business ti consente di avere una scheda aziendale con tutte le informazioni più importanti sulla tua cooperativa come il nome dell’attività, il settore di riferimento, il numero di telefono, l’indirizzo e le foto dei prodotti/servizi offerti. Puoi addirittura ricevere delle recensioni dai tuoi clienti.  

    Grazie al My Business l’utente che cerca la tua azienda o un’attività attiva nella tua città e nel tuo settore di riferimento avrà tutte le informazioni di cui ha bisogno direttamente su Google, senza dover transitare su un altro sito. Con il profilo My Business, ad esempio, si possono conoscere i tuoi orari di apertura e chiamare il tuo numero di telefono direttamente con un click. Si tratta, in via definitiva, di uno strumento comodo, semplice da usare e perfetto per posizionare la tua cooperativa sui motori di ricerca. 

    Ok i social, ma serve una strategia

    Oggi siamo letteralmente bombardati di informazioni. E i social sono, da questo punto di vista, uno dei veicoli più potenti di notizie, opinioni e dati. Anche le aziende, ovviamente, sono presenti su queste piattaforme con il chiaro intento di farsi conoscere e vendere i propri prodotti/servizi. 
    Se stai leggendo questo articolo è probabile che anche tua abbia una pagina Facebook aziendale o un profilo su Linkedin. Non basta, però, stare sui social e magari postare dei contenuti in maniera saltuaria. Per avere dei risultati tangibili è necessario investire tempo e risorse in una strategia. 

    Prima di iniziare a pubblicare sui social, allora, devi porti una semplice domanda: quali valori voglio comunicare? I principi che persegui ogni giorno e la tua visione del mondo devono essere i pilastri su cui si poggia la tua presenza online. Fatta chiarezza sui valori di riferimento, ti devi chiedere cosa vuoi ottenere tramite la tua attività su Facebook o Instagram. Vuoi semplicemente far conoscere la tua cooperativa? Oppure vuoi spingere gli utenti ad acquistare i tuoi prodotti e diventare un punto di riferimento per il tuo territorio in un determinato settore? In base agli obiettivi fissati cambieranno anche le strategie per ottenerli e gli strumenti da utilizzare. 

    Usa il blog aziendale per raccontare la tua attività

    Abbiamo parlato della presenza su Google e sui social, ma oggi è altrettanto importante raccontare la tua storia in maniera più approfondita. E per farlo probabilmente non esiste mezzo migliore del blog aziendale. Probabilmente anche tu avrai il sito della tua azienda con la descrizione dell’attività, un catalogo dei prodotti o dei servizi offerti e una parte dedicata al tuo team e ai contatti. 
    Ti consigliamo, però, di aggiungere anche una sezione blog nella quale potrai parlare della la storia della tua azienda e della tua attività quotidiana e riportare notizie/analisi sul tuo settore. 

    Una cooperativa ha tanto da raccontare. Ci sono storie di solidarietà ed inclusione sociale, progetti di riqualificazione di aree abbandonate e di ripristino della legalità, persone che lavorano ogni giorno per valorizzare i propri territori, sia dal punto di vista economico che sociale. 
    Sono storie, dunque, che devono essere raccontate. Il blog è un tassello irrinunciabile dello storytelling aziendale. L’apertura di questo canale rafforzerà la tua identità e ti darà inoltre la possibilità di posizionarti sui motori di ricerca con le chiavi più vicine al tuo business. 

     


  • carta di roma

    Siamo entrati nella fase della “metabolizzazione” e della politicizzazione del fenomeno migratorio. Sono questi i principali risultati di Notizie oltre i muri” – IV Rapporto Carta di Roma, curato dall’Osservatorio di Pavia in collaborazione con l’Osservatorio europeo per la sicurezza. 

    Il Rapporto analizza il modo in cui i mass media tradizionali e i social raccontano le migrazioni ed i temi principali ad esse collegati (terrorismo, cronaca nera, integrazione europea). Dall’analisi emerge che i quotidiani danno sempre più spazio all’immigrazione. È stato calcolato, infatti, che nel 2016 sono state 1.622 le notizie sui fenomeni migratori apparse nelle prime pagine dei giornali, un numero in netta crescita rispetto al 2013 e che conferma la tendenza emersa nel 2015, che è stato a tutti gli effetti l’anno dei boom mediatico su questi temi.
    I primi dieci mesi del 2016 hanno fatto registrare invece un calo del 26% rispetto al 2015 delle notizie sull’immigrazione sui principali Tg nazionali.

    carta di romaMa più che analizzare l’aspetto quantitativo del fenomeno, ci interessa indagare su come vengono riportati i fatti e come vengono descritti i protagonisti. Indagando meglio sui contenuti, emerge come ci sia una maggiore politicizzazione delle notizie.
    Il 33% delle news nei Tg sui migranti ha visto un intervento da parte di un esponente politico nazionale. Ci sono partiti come la Lega di Matteo Salvini che fanno dell’immigrazione un tema centrale della propria propaganda politica, ma, in generale, le questioni legate all’accoglienza e alla gestione dei flussi sono diventate imperanti nell’agenda setting delle istituzioni e di tutte le formazioni politiche.

    Oggi, come dimostra anche l’elezione di Trump, le posizioni sull’immigrazione sono in grado di spostare l’ago della bilancia di una consultazione elettorale. È emblematico a tal proposito il fatto che nel 57% dei casi, i titoli dei giornali si riferiscono a muri e frontiere, mentre il restante 43% riguardi la cronaca degli sbarchi e delle tragedie del mare. È come se gli episodi tragici che avvengono nel Mediterraneo siano diventati quotidiani.
    Solo il 34% delle notizie, inoltre, affronta il tema dell’accoglienza, mentre sono totalmente assenti argomenti come la post-accoglienza, l’integrazione ed i corridoi umanitari. Nei racconti sulle migrazioni sono poi pressoché inesistenti le voci dei migranti, rappresentati per lo più come soggetti passivi e non come individui con storie di vita diverse.

    La comunicazione, però, come ben sappiamo, viaggia sempre di più sui social. Il tema dell’immigrazione scatena su Facebook e Twitter un linguaggio intollerante e discriminatorio. Il cosiddetto hate speech diventa lo strumento di uno scontro ideologico e politico. Il Rapporto parla addirittura di deumanizzazione del linguaggio su Twitter che causa un’errata percezione del fenomeno in sé e di tutti i temi ad esso collegati. Anche un evento come la Brexit, ad esempio, viene visto come la risposta dei cittadini britannici alle politiche Ue sull’immigrazione.


  • e-commerce-italia

    L’hate speech è diventato un elemento distintivo del Web. Sui social, in particolar modo, domina un linguaggio aggressivo e provocatorio, un modo di interagire che sfocia spesso nell’insulto, nella discriminazione e nell’incitamento al razzismo. 

    Il mondo virtuale sembra aver tolto qualsiasi freno inibitore ad alcuni utenti, oltre ad avere svuotato le parole del loro effettivo contenuto semantico. Per ridare allora dignità, stile ed importanza alle parole è nato il Manifesto della comunicazione non ostile.
    Si tratta di un documento sviluppato da una community di oltre 300 persone, tra giornalisti, politici, manager, professori ed esperti di comunicazione. Ciascuno ha dato e darà il proprio contributo nello scrivere i principi di una comunicazione che contrasti il discorso dell’odio. Il Manifesto raccoglie al momento i principi che hanno suggerito i primi cento comunicatori; da qui al 10 febbraio, però, chiunque potrà offrire il proprio contributo.

    Il Web, come sappiamo, ha delle potenzialità di diffusione infinite, nel bene e nel male (lo dimostrano le continue bufale che circolano in rete). Tante persone e-commerce-italiavengono attaccate quotidianamente su Facebook o Twitter e hanno difficoltà nel scegliere come e con quali toni rispondere ad offese e provocazioni.
    Secondo una recente indagine dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, 7 giovani su 10 (69,9%) hanno sperimentato in prima persona l’hate speech e quasi il 90% degli intervistati (89,4%) ne ha un’opinione negativa.
    Per questo è necessario creare una community che lavori per sostituire l’intolleranza e la diffamazione con il rispetto e la verità.
    Questa community si incontrerà il 17 ed il 18 febbraio a Trieste nell’ambito dell’evento Parole O_Stili. L’iniziativa sarà un’occasione di confronto tra giornalisti e professionisti che hanno a cuore il futuro della comunicazione digitale e non.
    Saranno nove i panel che si susseguiranno nel corso della due giorni di Trieste:

    • Social media e scritture;
    • Giornalismo e mass media;
    • Viaggi, sport e divertimento;
    • Politica e legge;
    • Business e advertising;
    • In nome di Dio;
    • Giovani e digitale;
    • Bufale e Algoritmi;
    • Bambini e social media.

    Per ulteriori informazioni sul programma, sugli ospiti e sullo spirito dell’iniziativa potete consultare il sito ufficiale dell’evento.


  • bufale-debunking

    In gergo viene chiamato debunk e significa letteralmente “smontare un’affermazione sulla base di presupposti scientifici“. Negli ultimi giorni questo termine è diventato quasi di uso comune in riferimento alle decine di bufale condivise in rete e alla necessità di smascherarle per avere un’informazione corretta. 

    Le elezioni americane hanno portato il dibattito sulle fake news ad un livello superiore, costringendo addirittura Facebook a cercare delle contromisure per limitare la condivisione delle notizie false. Secondo molti analisti, infatti, Donald Trump sarebbe stato avvantaggiato anche dalla diffusione di bufale su Hillary Clinton ed in generale di notizie – non vere – favorevoli al candidato repubblicano.
    Buzzfeed ha addirittura individuato più di 100 bufale pro-Trump, tutte realizzate in una piccola città della Macedonia. Solo a Veles (località macedone di 45.000 abitanti) – riporta Buzzfeed – sono stati creati più di 140 siti sulla politica americana e grazie alla condivisione su Facebook di bufale a favore di Trump, i creatori di questi siti sono riusciti a guadagnare migliaia di dollari.
    L’algoritmo di Facebook consente infatti la diffusione capillare di news senza verificare le eventuali implicazioni politiche e soprattutto senza effettuare alcuna operazione di fact-checking. Basti pensare che la notizia (falsa) della colpevolezza di Hillary Clinton in relazione al celebre scandalo delle email ha ottenuto oltre 140mila reazioni tra condivisioni, like e commenti.

    Un problema, quello della diffusione delle bufale, più che mai presente in Italia. Nei giorni scorsi il portale Liberogiornale.com ha diffuso una vecchia bufale-debunkingdichiarazione del nuovo Presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni. Secondo il sito web, Gentiloni in passato avrebbe invitato gli italiani a fare sacrifici e a smetterla di lamentarsi. Parole mai pronunciate, ma, nonostante questo, condivise da migliaia di utenti su Facebook.
    Oggi Paolo Attivissimo ha fatto chiarezza sul suo blog svelando l’identità di chi sta dietro ad alcuni siti di bufale che imperversano sul web italiano. Vengono riportati i casi di portali come per l’appunto Liberogiornale.com, ma anche News24tg.com, Ilfattoquotidaino.com e la Gazzettadellasera.com.
    Tutti i  siti citati si rivolgono ad un’unica fonte per i banner pubblicitari, ovvero Edinet, un gruppo editoriale con sede a Sofia e gestito da un italiano: Matteo Ricci Mingani. Ascoltato da Riccardo Luna per Agi, Ricci Mingani ha però smentito di essere il creatore delle fake news, sostenendo, invece, di fornire a questi siti solamente i server per gestire la mole di utenti che quotidianamente visitano questi portali.

    Al di là della questione di merito, è forse arrivato il momento di porre un limite ai guadagni facili nel mercato dei media online e di applicare una sorte di codice etico nell’utilizzo dei social network. Siamo di fronte ad un settore quasi privo di regole, dove la ricerca del click per aumentare gli introiti pubblicitari è diventata ossessiva, sancendo di fatto la fine del giornalismo come ricerca della verità.
    I primi a porre dei rimedi dovranno essere i social network stessi. Proprio ieri Facebook ha annunciato l’implementazione di alcuni strumenti per combattere le bufale.
    Gli utenti potranno segnalare una notizia, mettendone in discussione la veridicità. Una squadra di fact-checker avrà il compito di verificare il suo contenuto e stabilire se si tratti o meno di una bufala. Qualora venga accertata la sua falsità, la fake news verrà declassata nella news feed di Facebook e contrassegnata come “contestata” con annesso un link ad un articolo che spiegherà perché si tratta di una bufala.
    Lo strumento messo a punto da Facebook consentirà certamente di contrastare questo fenomeno, ma non potrà comunque impedire la diffusione di notizie false. Qui subentra lo spirito critico degli utenti…


  • riforma-editoria

    Nella giornata di ieri la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la riforma dell’editoria. 

    Il provvedimento istituisce, presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, destinato al sostegno dell’editoria e dell’emittenza radiofonica e televisiva locale.
    L’intento della legge è aiutare un comparto che negli ultimi otto anni ha dimezzato i propri ricavi, con un crollo del fatturato pubblicitario del 60%. L’investimento riguarda soprattutto i piccoli editori e nello specifico le seguenti categorie:

    • cooperative giornalistiche;
    • enti senza fini di lucro o imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale sia da essi interamente detenuto;
    • limitatamente a cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale di maggioranza è detenuto da cooperative, fondazioni o enti morali senza fini di lucro.

    I soggetti appena elencati dovranno esercitare in via esclusiva un’attività informativa autonoma e indipendente.
    Per quanto riguarda le modalità di finanziamento, il Fondo per l’editoria e l’innovazione dell’informazione sarà finanziato da:

    a)   le risorse statali destinate al sostegno dell’editoria quotidiana e periodica;

    b)   le risorse statali destinate all’emittenza radiofonica e televisiva in ambito locale;

    c)   quota parte – fino a 100 milioni di euro annui per il periodo 2016-2018 – delle eventuali maggiori entrate derivanti dal canone RAI;

    d)   le somme derivanti dal gettito annuo di un contributo di solidarietà, pari allo 0,1% del reddito complessivo dei: concessionari della raccolta riforma-editoriapubblicitaria sulla stampa quotidiana e periodica, sui mezzi di comunicazione radiotelevisivi e digitali; società operanti nel settore dell’informazione e della comunicazione che svolgano raccolta pubblicitaria diretta; altri soggetti che esercitano l’attività di intermediazione nel mercato della pubblicità attraverso la ricerca e l’acquisto, per conto terzi, di spazi sui mezzi di informazione e di comunicazione, con riferimento a tutti i tipi di piattaforme trasmissive, compresa la rete internet.
    La legge prevede, inoltre, che una parte delle risorse del Fondo possano essere destinate al finanziamento di progetti che incentivano l’innovazione dell’offerta informativa.
    Un’altra delle novità contenute nel provvedimento è l’introduzione di un tetto di 240mila euro per gli stipendi di amministratori, dipendenti e consulenti della Rai, oltre ad una serie di norme sui prepensionamenti dei giornalisti e sul Consiglio dell’Ordine dei giornalisti.

    Nei prossimi sei mesi il Governo sarà chiamato ad emanare i decreti attuativi che serviranno soprattutto a stabilire l’ammontare delle risorse per l’intero settore. L’Alleanza delle Cooperative, impegnata nei mesi scorsi nella campagna #menogiornalimenoliberi, si è dichiarato soddisfatta dei contenuti della legge.
    Il nuovo Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione garantirà, secondo l’Aci, un “sostegno certo, trasparente e selettivo alle testate locali e nazionali cooperative e non profit”. Il mondo della cooperazione denuncia, però, la mancata risposta del Governo sulla definizione dei fondi per l’editoria relativi al 2015.
    L’assenza di risorse ha portato tante cooperative a chiudere i battenti. Nello specifico, sottolinea l’Alleanza, sono 48 le testate che negli ultimi due anni hanno smesso di pubblicare per difficoltà di natura economica. Sarà necessario, dunque, approvare rapidamente i decreti attuativi e definire quanto prima le risorse a sostegno del comparto.


  • internet-italia

    Secondo il 13° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione, presentato oggi a Roma, il 73,7% degli italiani è sul web. 

    La penetrazione di internet tra i cittadini italiani è cresciuta in maniera imponente, come era prevedibile, negli ultimi dieci anni. Dal 2007 al 2016, rileva l’indagine Censis-Ucsi, c’è stata una crescita degli utenti sul web pari al +28,4%. Tra gli under 30 la percentuale di chi usa Internet si avvicina addirittura al internet-italia100%, arrivando per la precisione a quota 95,9%.
    È particolarmente interessante osservare i dati sui consumi tecnologici. In un periodo di crisi e di crollo dei consumi per quasi tutte le tipologie di beni, le vendite di prodotti tecnologici continuano ad andare a gonfie vele. “Tra il 2007 (l’anno prima dell’inizio della crisi) e il 2015 – sottolinea il rapporto sulla comunicazione – mentre i consumi generali flettevano complessivamente del 5,7% in termini reali, decollava la spesa per acquistare apparecchi telefonici (+191,6%, per un valore di 5,9 miliardi di euro nell’ultimo anno) e computer (+41,4%)”.
    La tecnologia è considerata uno straordinario strumento di disintermediazione. Consente cioè di compiere tantissime operazioni come acquistare prodotti online, pagare le bollette, prenotare la propria vacanza, ricercare news e informazioni o svolgere in maniera più efficiente il proprio lavoro. Alle ragioni puramente strumentali, si aggiungono ovviamente quelle legate allo svago e alla possibilità di maturare relazioni personali.
    Per questi motivi e per il fascino intrinseco del nuovo e del tecnologico, i consumi di smartphone, tablet e computer sono riusciti ad espandersi prepotentemente anche durante la fase più acuta della recessione.

    Per quanto riguarda, invece, i social network, il più utilizzato dagli italiani continua ad essere Facebook, che ha un livello di penetrazione del 56,2% (+11,9% sul 2012), che diventa dell’89,4% tra gli under 30. Crescono anche YouTube, Instagram e Whatsapp, con quest’ultimo che è utilizzato dal 61,3% degli italiani e dall’89,4% dei giovani.
    Tra i media tradizionali continua ad avere un ottimo rendimento la Tv, che ha un livello di penetrazione addirittura del 97,5% (+0.8% nell’ultimo anno). Male, invece, i quotidiani cartacei, letti solo dal 40,5% degli italiani (-1,4% nell’ultimo anno, -26,5% nel periodo 2007-2016). Crescono, infine, i quotidiani online (+1,9%) e gli altri siti web di informazione (+1,3%).


  • legge-editoria

    Con 154 voti favorevoli, 36 contrari e 46 astenuti, il Senato ha approvato la legge sull’editoria. 

    L’aspetto del nuovo testo che ha avuto maggiore clamore tra i principali organi di stampa è l’introduzione del tetto di 240mila euro per gli stipendi di amministratori, dipendenti e consulenti della Rai. Ma ci sono tanti altri elementi da analizzare in attesa dell’approvazione definitiva alla Camera.
    legge-editoriaL’art. 1 istituisce il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione con l’obiettivo di attuare i “princìpi di cui all’articolo 21 della Costituzione, in materia di diritti, libertà, indipendenza e pluralismo dell’informazione, nonché di incentivare l’innovazione dell’offerta informativa e dei processi di distribuzione e di vendita, la capacità delle imprese del settore di investire e di acquisire posizioni di mercato sostenibili nel tempo, nonché lo sviluppo di nuove imprese editrici anche nel campo dell’informazione digitale”. 
    Il Fondo viene alimentato dalla risorse statali destinate all’editoria quotidiana e periodica e alle emittenti locali. La legge stabilisce, inoltre, che venga alimentato da una quota delle eventuali maggiori entrate dal canone Rai, fino ad un importo massimo di 100 milioni di euro per ogni anno, e da un contributo di solidarietà da parte dei concessionari di pubblicità su Tv e stampa.

    Viene demandato al Governo il compito di ridefinire la norma sul sostegno pubblico all’editoria con una serie di decreti legislativi. La legge, di par suo, stabilisce che i soggetti beneficiari saranno le cooperative giornalistiche e gli enti senza fini di lucro, quotidiani e periodici espressione delle minoranze linguistiche, imprese ed enti che editano periodici per non vedenti o ipovedenti, associazioni di consumatori, imprese editrici di quotidiani e periodici diffusi all’estero.
    Sono escluse le testate di partito e quelle possedute da gruppi editoriali quotati in borsa. Per poter partecipare alla ripartizione delle risorse sarà necessario, inoltre, avere costituito la società editrice da almeno due anni, avere una versione digitale della testata cartacea, rispettare gli obblighi derivanti dai contratti di lavoro e “adottare misure idonee a contrastare qualsiasi forma di pubblicità lesiva dell’immagine e del corpo della donna“. Sono previsti, inoltre, incentivi per chi investe in innovazione digitale.
    L’entità del contributo dipenderà dal numero di copie annue vendute e dal numero di utenti unici raggiunti.

    Viene disciplinata, infine, la piena liberalizzazione dei punti vendita e dei relativi orari di apertura, assicurando agli operatori parità di condizioni. Liberalizzazione che non riguarda invece l’esercizio della professione del giornalista. L’articolo 5 stabilisce, infatti, che “Nessuno può assumere il titolo né esercitare la professione di giornalista, se non è iscritto nell’elenco dei professionisti ovvero in quello dei pubblicisti dell’albo istituito presso l’Ordine regionale o interregionale competente”.
    Di seguito trovate il testo della legge.


  • news-online

    Audiweb ha diffuso i dati relativi alla total digital audience nel mese di maggio 2016. 

    Nel periodo preso in considerazione la total digital audience è rappresentata da 28,3 milioni di utenti unici, online in media per 48 ore e 57 minuti.
    news-onlineNel giorno medio di maggio si sono collegati almeno una volta su Internet 21,8 milioni di persone. Quelli che lo hanno fatto attraverso dispositivi mobili sono stati 18,2 milioni mentre quelli che si sono collegati attraverso computer sono 11,2 milioni.
    Sono particolarmente interessanti i dati dei siti di news online. Data Media Hub ha effettuato una comparazione su base annua del numero di visitatori unici fatti registrate dai principali portali di informazione italiani.

    L’analisi ci mostra l’enorme crisi che stanno vivendo gli attori dell’informazione in Italia. Nell’ultimo anno i principali 45 siti di news online hanno perso complessivamente 1 milione e 300 mila utenti unici.
    Se analizziamo i dati relativi agli utenti unici medi, notiamo come solamente il 26.6% dei portali abbia aumentato la propria audience. A far registrare il miglior rendimento è ancora La Stampa, che si classifica al quinto posto tra le testate online più lette, con una variazione positiva del 33% rispetto a dodici mesi fa. Il quotidiano torinese, infatti, è passato da una media di 392.639 visitatori unici al giorno a 525.163.
    Al primo posto si conferma Repubblica che aumenta, seppur di poco, la propria audience, attestandosi su 1.449.529 visitatori unici al giorno. Secondo posto per il Corriere della Sera, poco oltre il milione di visitatori, che ha perso però nell’ultimo anno quasi 200mila utenti per effetto probabilmente dei servizi di abbonamento che limitano la lettura gratuita online.

    In generale circa tre quarti dei siti di news online mostrano una variazione negativa della digital audience. Il peggiore da questo punto di vista è TgCom 24 che perde 27 punti percentuali rispetto all’anno scorso e cede il gradino più basso del podio alla Gazzetta dello Sport.
    Tra i quotidiani ai primi dieci posti della classifica delle testate online più lette, oltre ai già citati Corriere della Sera e TgCom 24, perdono utenti anche la Gazzetta dello Sport, City News, Blogo, ANSA e Il Fatto Quotidiano.


  • welfare-comunità

    Torna a crescere il mercato degli investimenti pubblicitari in Italia facendo registrare un +6,1% nel mese di aprile, mentre rispetto allo scorso anno (aprile 2015) la variazione è del +3,4%. Un dato sensibilmente migliore che lascia ben sperare, per un ritorno alla crescita stabile del settore, che spesso è un indicatore reale di una ripresa economica e di una maggiore fiducia delle imprese, che tornano ad investire in pubblicità.

    Fanno da contraltare a questi dati, come sempre negli ultimi mesi, i quotidiani cartacei, che fanno registrare una flessione del 2,9% in linea con i trend degli ultimi mesi, così come i periodici che invece cedono l’1,6%. Controtendenza invece Radio e TV che crescono in maniera decisa, mentre l’outdoor, cioè i manifesti e le grandi affissioni sfiorano una crescita del 10% rispetto allo scorso anno.

    Riguardo il web vi chiederete? La pubblicità online fa registrare un +8,9% su base mensile, mentre appare in linea con lo scorso anno (-0,6). Ma c’è da dire che la pubblicità sul Web sta diventando sempre più complessa da monitorare, dunque, la leggera flessione rispetto allo scorso hanno, può essere considerato un dato poco attendibile. Insomma, le aziende tornano ad investire per cercare di ravvivare i consumi e la voglia di acquistare da parte dei consumatori.


  • twitter foto

    Doing more with 140 characters. Con questo titolo ad un post sul proprio blog Twitter ufficializza alcune novità che erano nell’aria già da qualche giorno e che vi avevamo anticipato qui. 
    Gli utenti potranno andare oltre i canonici 140 caratteri per effettuare alcune operazioni come inserire foto, sondaggi o rispondere a tweet di altri utenti. 

    Da mesi si rincorrono le voci circa la volontà del social di San Francisco di fornire agli utenti la possibilità di effettuare tweet più lunghi. Alcuni avevano twitter fotoaddirittura paventato l’ipotesi che potesse essere drasticamente eliminato il limite dei 140 caratteri per contrastare il vero grande competitor, ovvero Facebook.
    Ma realizzare un’operazione di questo tipo avrebbe snaturato completamente il celebre social network. Twitter è a tutti gli effetti il social dei 140 caratteri, che fa dell’immediatezza del messaggio il proprio carattere distintivo.
    Per aumentare, però, le possibilità espressive degli utenti, il team guidato da Jack Dorsey ha scelto altre strade, meno rivoluzionarie ma estremamente funzionali alle esigenze di chi su Twitter opera quotidianamente.
    Vediamo nel dettaglio, allora, le quattro funzioni che nei prossimi mesi cambieranno la vita dei cinguettii:

    • Possibilità di inserire foto, sondaggi, video, gif e tweet di altri utenti oltre i 140 caratteri: al momento incorporare una foto all’interno di un tweet “costa” 24 caratteri. A breve questo non accadrà più: sarà possibile infatti inserire dei contenuti extra-testuali senza che questi vengano conteggiati nel limite dei 140 caratteri.
      Che Twitter stesse andando verso questa direzione era facilmente intuibile. Non più tardi di qualche mese fa, è stata implementata una funzione che consente agli utenti di scegliere una gif attraverso un motore di ricerca interno.
      Più spazio, dunque, alle immagini e ai video e con l’esclusione dei contenuti extra-testuali dal limite dei 140 caratteri la rivoluzione sarà più completa;
    • Nome degli utenti: quante volte vi è capitato di partecipare ad una conversazione su Twitter con più utenti coinvolti e di esaurire quasi subito i caratteri a vostra disposizione? Tutto questo perché menzionare un altro account significa perdere dei caratteri e ridurre così lo spazio di interazione.
      Twitter elimina anche questa problematica. Tra qualche mese, infatti, la dizione @utente non verrà più conteggiata e sarà possibile dialogare con più persone senza doversi preoccupare di sintetizzare in maniera estrema i propri concetti o di effettuare abbreviazioni che in alcuni casi diventano eccessive.
    • Retweetare un proprio tweet: un’altra novità introdotta riguarda la possibilità di retweetare un proprio tweet, andando magari a pescare dal nostro archivio personale di cinguettii, inserendo anche un commento che completa il nostro messaggio.
    • Addio alla formula .@: uno degli aspetti più “fastidiosi” di Twitter è l’impossibilità di menzionare un utente all’inizio di un tweet facendo comparire la conversazione sulla timeline dei propri followers. Molti hanno ovviato a questa problematica inserendo un punto davanti al nome dell’utente.
      Nei live tweeting la formula .@utente è molto diffusa. Con le novità introdotte possiamo dire addio a questo espediente perché i tweet con le menzioni poste all’inizio del cinguettìo saranno visibili a tutti.

    I grandi esclusi dalle novità elaborate da Twitter sono i link, che allo stato attuale occupano 23 caratteri, indipendentemente dalla loro lunghezza. A tal proposito è stato deciso di non apportare alcuna variazione, quindi, a differenza delle foto e dei sondaggi, gli Url che rimandano ad un articolo faranno parte del limite dei 140 caratteri.


  • twitter foto

    Uno degli aspetti più problematici e per certi aspetti anche stimolanti di Twitter è provare a scrivere un concetto entro il limite dei 140 caratteri. 

    L’operazione diventa ancora più problematica quando inseriamo in un tweet un link o una foto. In questo caso i twitter fotocaratteri disponibili diventano ancora di meno.
    Come spiega Twitter, infatti, l’URL, indipendentemente dalla sua lunghezza, viene contato come se fosse di 23 caratteri.
    Rimangono, dunque, solamente 117 caratteri per completare il cinguettìo.

    Secondo le ultime indiscrezioni, riportate da Bloomberg, Twitter avrebbe in mente un cambiamento rivoluzionario.
    Le immagini ed i link incorporati in un tweet non faranno più parte del testo del tweet stesso. Potremo, dunque, inserire una foto o linkare un articolo senza doverci preoccupare di “perdere” caratteri.
    Rimarrà il limite dei 140 caratteri anche se inseriamo un’immagine. Questo cambiamento è particolarmente utile per chi è solito effettuare live tweeting, dove per raccontare al meglio un evento è necessario accompagnare le parole con le immagini.
    La narrazione sarà così più completa.
    L’obiettivo è dare sempre più spazio alle immagini, considerando l’enorme impatto visivo ed emotivo che queste ultime hanno sulle piattaforme social. In questa stessa direzione va la decisione di Twitter di consentire agli utenti di incorporare nei propri tweet le gif, fornendo loro un vero e proprio motore di ricerca che consente loro di trovare la gif più adatta al messaggio da proporre.


  • testate online

    Audiweb ha pubblicato il report mensile sulla digital audience in Italia, che rivela, tra le altre cose, quali sono i quotidiani online più letti. 

    Al primo posto troviamo Repubblica, un portale che negli ultimi mesi ha investito pesantemente sul digitale con testate onlinel’arrivo del nuovo direttore Mario Calabresi, capace di portare La Stampa ai vertici in Italia in materia di digitale.
    Repubblica può vantare una media giornaliera di 1.491.482 utenti unici.
    Ecco di seguito la top 5:

    • Repubblica 1.491.482
    • Corriere della Sera 1.056.178
    • La Stampa 554.273
    • Il Fatto Quotidiano 436.487
    • Il Sole 24 Ore 367.614

    Repubblica si trova al primo posto anche per quanto riguarda gli accessi all’homepage, con una media di 733.210 visite quotidiane.
    Impressiona soprattutto il dato delle pagine viste, che ci mostra quanti contenuti vengono visualizzati in media dagli utenti su un determinato sito.
    In questa specifica graduatoria Repubblica doppia i concorrenti grazie a 11.911.000 pagine viste contro le 5.666.000 del Corriere della Sera secondo.
    Qualche settimana fa vi abbiamo mostrato i dati dei grandi publishers nel mese di febbraio 2016, confrontandoli con quelli dell’anno precedente. In dodici mesi quasi tutte le maggiori testate nazionali hanno subito un calo vistoso del numero di utenti. Il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, ad esempio, perdono rispettivamente 18 e 17 punti percentuali rispetto a febbraio 2015.
    Gli unici a difendersi sono stati Repubblica, che mantiene pressoché invariato il numero di visitatori unici, e La Stampa, in grado addirittura di incrementare il numero di utenti del 29,4% per effetto di una strategia digitale particolarmente efficace.
    Da segnalare anche i dati di navigazione da mobile e desktop.
    A marzo 2016 gli utenti consultano le testate giornalistiche prevalentemente da desktop. Repubblica, ad esempio, fa registrare una media di 961.026 utenti su Pc e di 569.468 su mobile.