L’enigma è quello che assale tantissimi giovani impegnati, dai prossimi giorni, ad affrontare gli esami di maturità: dopo che faccio? Università o ricerca di un lavoro? E, visto che la maggioranza di loro frequenta istituti liceali, la strada è segnata: l’università con un nuovo enigma per la ricerca verso quell’indirizzo di studi che consenta, alla fine del percorso, di immettersi prima possibile nel mondo del lavoro.
Tuttavia, gli scenari che da tempo si presentano davanti gli occhi di tutti noi lasciano presagire che anche in possesso del famoso pezzo di carta, l’occupazione resta, per molti, purtroppo, pura chimera. E di tutto ciò i giovani se ne sono accorti.
La riprova in una recente ricerca del Censis la quale mette bene in evidenza che solo il 24% degli italiani pensa che la laurea serva ancora per trovare un buon lavoro. Il 32% è convinto che un laureato deve passare un lungo periodo di ricerca prima di riuscire ad ottenere un’occupazione inerente agli studi svolti e soddisfacente dal punto di vista della remunerazione.
Esiste poi un 18,4% che crede che l’ambito pezzo di carta non serve più a niente e un 25% che ritiene le raccomandazioni il modo più efficace per ottenere un impiego. Sono alcuni dei risultati dell’indagine del Censis.
A conti fatti, i dati rilevati fanno sorgere più di un interrogativo.
Conoscono questi giovani la realtà nazionale che ha forte bisogno di manodopera specializzata e che, in mancanza di braccia, è spesso affidata a genti provenienti da altri paesi? E poi, prima ancora di intraprendere un corso di laurea, si adoperano per un percorso di orientamento che consenta loro di scegliere nella direzione di un titolo di studi che realmente offra possibilità di occupazione? Quanti quelli che sono a conoscenza di iniziative pubbliche o private che danno orientamento magari nella direzione di iniziative che incoraggino la manualità specializzata?
Ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, è fondamentale un percorso personale che faccia i conti con un bilancio delle competenze e un piano d’azione individuale costruiti già diversi anni prima di giungere agli esami di maturità.
A quel 25% che fa riferimento alle raccomandazioni come strumento d’ingresso nel mondo del lavoro esprimo la mia compassione. Rappresentano quella parte di furbi che la vita prima o poi smaschera. Non ne abbiamo bisogno.
