• Italia, Francia e Spagna sono avvisate. I tre maggiori produttori di vino al mondo devono guardarsi dalla concorrenza sempre più agguerrita dai paesi oltre oceano: Cile, Nuova Zelanda, Argentina e Sudafrica stanno emergendo come dei mercati di riferimento nel settore vitivinicolo con una crescita delle esportazioni davvero sostenuta.

    A riportarlo è Wine Monitor, l’Osservatorio di Nomisma sul mercato del vino che analizza le dinamiche del settore svolgendo un compito di grande rilievo per le aziende vitivinicole italiane.
    vino cileStando ai dati riportati dall’osservatorio sul vino, nei primi otto mesi del 2015 i paesi dell’emisfero Sud hanno avuto un incremento dell’export più sostenuto rispetto a Italia e Francia.
    La quantità di vino esportato dalla Nuova Zelanda è cresciuta del 13%, quella del Cile dell’8%, dell’Argentina del 4% e dell’Australia del 2%.
    Italia e Francia, invece, hanno fatto registrare rispettivamente una variazione negativa del 3% e del 2%.
    Alcuni individuano le ragioni di questo exploit nella svalutazione delle monete dei paesi emergenti, al cospetto di un euro che ha rafforzato la propria posizione nei confronti del dollaro.
    In realtà, le spiegazioni vanno ricercate innanzitutto nel costo del prodotto che risulta essere inferiore rispetto al vino di qualità italiano o francese, ma anche nella stipulazione di una serie di accordi commerciali con paesi come la Cina, che hanno reso più vantaggioso per gli importatori comprare il vino cileno o neozelandese rispetto a quello italiano.
    Il mercato cinese rappresenta un’opportunità commerciale enorme per il nostro paese; mentre la Francia ha una posizione quasi dominante in questo contesto, le aziende vitivinicole italiane hanno difficoltà ad accedere a questo mercato, lasciando spazio così ai paesi dell’emisfero Sud.
    Le imprese agricole italiane devono fronteggiare delle imposte elevatissime (14% per i vini imbottigliati e 20% per quelli sfusi) per poter entrare in Cina, quando ci sono realtà come il Cile e l’Australia che attraverso accordi commerciali con le istituzioni e gli importatori hanno abbattuto le barriere doganali e si apprestano ad invadere questo mercato.
    Le istituzioni italiane dovranno, allora, compiere un passo importante per evitare che il più grande produttore mondiale di vino possa gradualmente cedere il passo a realtà emergenti (Cile e Nuova Zelanda) e ad altre consolidate (Francia e Spagna).