Categoria: Cooperative

  • censis-giovani

    L’Italia è uno dei paesi europei con il più alto numero di Neet, ovvero di giovani che non studiano e non lavoro. La crisi ha ridotto del 30% la quota di occupati under 30, così come è diminuito del 19% il numero di giovani titolari di imprese. 

    Nonostante la situazione sicuramente non incoraggiante, esistono anche dei ragazzi che hanno studiato, portando a termine il loro percorso di studi con una laurea magistrale, e che hanno avviato un’attività imprenditoriale. Confcooperative li ha definiti “i giovani che ce le fanno” e proprio su questo tema ha presentato oggi, a Roma, un focus condotto da Censis.
    censis-giovaniSecondo questo rapporto, in Italia, i giovani con una età compresa tra 15 e 29 anni che lavorano sono 2.630.000 e valgono 46,5 miliardi di euro (corrispondenti al 2,8% del Pil). Ci sono poi tanti ragazzi che decidono di aprire un’impresa: vengono chiamati Eet (Employed-Educated and Trained) e in Italia sono 175.000, di cui il 24,7% presente nel Nord-Ovest, il 15,7% nel Nord-Est, il 18,5% nelle regioni centrali ed il 41,1% nel Mezzogiorno.
    Ci sono alcuni settori particolarmente dinamici che hanno visto negli ultimi anni il proliferare di imprese a conduzione prevalente maschile. I giovani attivi nel campo delle attività di supporto per le funzioni d’ufficio e i servizi alle imprese sono aumentati del 113,3%; stessa dinamica per le aziende giovanili nei servizi d’informazione e altri servizi informatici (+53,4%), nei servizi per edifici e paesaggio (51,5%) e nei servizi di ristorazione (25,3%).

    L’indagine di Censis mette in evidenza un altro aspetto interessante. I ragazzi che hanno un titolo di studio accademico riescono nella maggior parte dei casi a trovare lavoro. “Nel 2015, a quattro anni dalla laurea, il 72,8% dei laureati di I livello – riporta il Focus di Censis per Confcooperative – ha dichiarato di lavorare, contro il 19,7% che è in cerca di lavoro. I laureati magistrali hanno una migliore condizione lavorativa, dal momento che ha dichiarato di lavorare l’83,1% del totale. La quota di chi è in cerca di lavoro è pari al 13,1%. La quota di dirigenti, imprenditori e professionisti raggiunge il 59,2% per i laureati di II livello”.
    L’Italia, dunque, dovrà fronteggiare la crisi occupazionale dei giovani puntando sulla formazione delle nuove generazioni e cercando di rendere loro agevole l’avvio di un’attività d’impresa.
    Tra i “giovani che ce la fanno” ci sono anche tanti cooperatori. Proprio a questi ultimi si rivolge Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, nel commentare i principali risultati della ricerca: “L’analisi ci dice che ci sono dei germogli di ripresa segnali di vivacità da incoraggiare e perseguire. È tempo di insistere e di guardare al futuro. È lo sguardo dei cooperatori che è rivolto al futuro, pensano a costruire un’impresa oggi per tramandarla domani alle future generazioni di soci. Molti cooperatori di oggi non erano neanche nati quando la loro cooperativa era già impegnata nell’agroalimentare, nel credito, nel sociale, nei servizi, nel consumo, nell’abitazione, nella pesca”.



  • Conserve Italia è il consorzio cooperativo leader in Italia nel campo della trasformazione alimentare. Grazie all’appeal nazionale ed internazionale dei marchi Cirio, Valfrutta e Yoga, negli ultimi anni l’azienda italiana ha intrapreso un percorso di crescita che l’ha portata a superare quota 900 milioni di fatturato.

    La crisi della domanda interna ha spinto Conserve Italia a puntare in maniera decisa sui mercati esteri, stipulando accordi commerciali con diverse società straniere. L’ultimo in ordine di tempo riguarda gli Stati Uniti con la firma dell’intesa con Walmart, la più grande ConserveItaliacatena distributiva al mondo, grazie ai suoi 5mila punti vendita e ad un fatturato da 500 miliardi di dollari.
    La collaborazione tra Conserve Italia e Walmart nasce con l’obiettivo di aumentare la presenza del marchio Cirio sul mercato americano, in un contesto particolarmente prolifico per il Made in Italy.
    L’azione di Conserve Italia negli Stati Uniti è integrata con la costituzione di una nuova società con sede nel New Jersey, a Hoboken. Si tratta della Conserve Italia Usa Corporation e si occuperà dello sviluppo del consorzio cooperativo sul mercato americano.

    Sugli scaffali di Walmart, i consumatori americani potranno trovare diverse novità, che riguardano soprattutto il confezionamento dei prodotti Cirio. Come dichiarato a Il Sole 24 Ore da Cesare Concilio, direttore di Conserve Italia Usa, le polpe Cirio saranno vendute in confezioni in cartoncino tetra recart, apribili grazie ad un semplice strappo, senza utilizzare le forbici.
    Per quanto riguarda, invece, i pelati e le passate si cercherà di evitare lo spreco di cibo, con la vendita di cluster con due scatolette da mezzo chilo.
    La bontà della strategia di internazionalizzazione di Conserve Italia è certificata dai numeri dell’ultimo bilancio, dove si registra un aumento delle vendite estere del 3% e proprio la forte presenza sui mercati esteri rappresenta uno dei principali motivi della crescita del fatturato.


  • dati agricoltura 2015

    Il mondo delle cooperative mantiene inalterati i propri livelli occupazionali, ma fatica a crescere. Secondo una recente indagine dell’Alleanza delle Cooperative, il 49% delle coop dichiara che nel secondo quadrimestre del 2016 il proprio fatturato è rimasto stabile. 

    Le cooperative, così come le altre forme d’impresa, pagano la crisi della domanda interna ed un improvviso rallentamento dell’export, dopo che per mesi le vendite estere dati agricoltura 2015avevano tenuto a galla l’economia italiana. Ci sono, però, due settori che resistono meglio degli altri alla recessione: sono la cooperazione sociale e l’agroalimentare. Le coop sociali sono in grado di interpretare al meglio i rinnovati bisogni della popolazione e di applicare un modello di welfare innovativo ed alternativo a quello pubblico.
    Le cooperative agroalimentari rappresentano invece l’eccellenza del Made in Italy, grazie a prodotti di alta qualità e frutto di processi produttivi sostenibili. I consumatori sono disposti a pagare di più per un alimento rintracciabile, italiano e biologico. Tutte caratteristiche che le coop riescono a garantire e che portano l’agroalimentare cooperativo a limitare i danni durante la fase recessiva.

    Ci sono, però, diversi ostacoli alla ripresa. La maggior parte dei cooperatori individua la crisi della domanda come il principale impedimento. Il secondo ostacolo è invece la concorrenza sleale.
    Sono tante le imprese che, per fronteggiare il periodo difficile, decidono di abbattere i costi sfruttando il lavoro nero ed evadendo il fisco. In questi mesi la cronaca giudiziaria ci ha mostrato diversi esempi di false cooperative che non applicano i regolari contratti di lavoro e che utilizzano a loro vantaggio il basso costo del lavoro per vincere le gare d’appalto.
    Il mondo della cooperazione è impegnato a tutelare quelle coop sane che sono vittime della concorrenza sleale. “Su questa partita – ha dichiarato il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini al Corriere Economia – siamo in prima linea con i Ministeri dell’Economia e del Lavoro per intensificare i controlli. Per questo abbiamo promosso una legge di iniziativa popolare che si appresta a diventare legge per stringere le maglie dei controlli“.



  • Le donne rappresentano il 60% degli occupati nelle cooperative. Una formula giuridica, quella cooperativa, che promuove da sempre l’inclusione sociale e la parità di genere, principi rafforzati durante la crisi. 

    Vanity Fair ha approfondito il tema delle pari opportunità nelle coop riportando alcuni dati interessanti sulle associate di Confcooperative. Rispetto al periodo precedente alla crisi, il numero di cooperative a guida femminile è aumentato del 5%. L’aspetto più rilevante riguarda, però, la governance.
    donne-impresaCome sappiamo, le difficoltà maggiori delle donne nel mercato del lavoro italiano attengono all’accesso ai ruoli apicali. Nelle cooperative, però, c’è una presenza più forte delle donne nelle posizioni di vertice dell’azienda: il 26% della governance del mondo cooperativo è rappresentato da donne contro il 16% delle altre forme d’impresa. Nelle coop sociali questa percentuale sale al 40%
    Nonostante i numeri delle coop e del non profit siano migliori di quelli delle cosiddette aziende for profit, non si può parlare di risultati soddisfacenti. La cooperazione possiede gli strumenti per realizzare un’effettiva parità di genere, che esuli dal campo della cooperazione sociale ed abbracci anche altri settori come quello agroalimentare, dove invece è più debole la presenza di donne, sia all’interno della struttura societaria che nei ruoli apicali.

    Il punto di forza delle cooperative è la sua azione sul territorio, una peculiarità che consente loro di interpretare al meglio i bisogni dei cittadini e di soddisfarli, in alcuni casi, attraverso modalità innovative. Per aumentare ulteriormente la presenza delle donne nelle cooperative e in generale nelle imprese, sarà fondamentale agire sul tema della conciliazione vita-lavoro, un ambito che ha rappresentato per anni il più grande elemento di discriminazione delle donne.
    Sono tante, ancora oggi, le donne che vivono la maternità con ansia in quanto oggetto di ricatti da parte del proprio datore di lavoro. Anna Manca, presidente Commissione dirigenti cooperatrici Confcooperative, parlando a Vanity Fair, sottolinea la necessità di misure che facilitino la conciliazione vita-lavoro e in merito approva gli incentivi fiscali inseriti nella Legge di Stabilità sul welfare aziendale.
    In futuro si andrà necessariamente verso modelli di welfare decentrati: le cooperative dovranno essere brave ad interpretare i bisogni emergenti e garantire alle donne prestazioni e servizi innovativi come già succede con i co-working per le mamme professioniste ed altre esperienze di sostegno alla maternità.


  • Lusetti coopstartup

    Il palco della Biennale dell’Economia Cooperativa ha visto tanti protagonisti di spessore nazionale e internazionale.

    Romano Prodi, Joseph Stiglitz e Jean-Paul Fitoussi hanno parlato delle diseguaglianze crescenti e delle politiche economiche per ridurre la forbice tra le varie classe sociali. Non sono mancati gli spunti di riflessione sulla nuova economia collaborativa, sul lavoro e le politiche attive in Italia con il ministro Poletti e sul ruolo dell’agroalimentare con il ministro Martina. Ma il vero centro della celebrazione per i 130 anni di Legacoop non poteva che essere la cooperazione.
    Lusetti coopstartupLa Biennale dell’Economia cooperativa, come ha dichiarato il presidente Lusetti ai nostri microfoni, non voleva essere un momento nostalgico per ripercorrere la storia della centrale di rappresentanza, ma l’inizio di un percorso diverso, con la formazione di nuova organizzazione in grado di rispondere ai rinnovati bisogni delle imprese cooperative e di interpretare al meglio i mutamenti della società.

    Assume, dunque, una rilevanza doppia la presenza contemporanea sul palco di Bologna del presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, e di quello di Confcooperative, Maurizio Gardini. I vertici delle coop rosse e delle coop bianche credono fermamente nel progetto Alleanza delle Cooperative, nonostante negli ultimi mesi si siano dovuti scontrare con numerose difficoltà legate a secoli di storia differenti, ad un credo politico per certi aspetti anti-tetico e ad una fusione che comporta inevitabilmente visioni diverse sull’organizzazione interna e sul tipo di rappresentanza da adottare.
    Quello che, però, avranno sempre in comune Legacoop, Confcooperative e Agci, sarà lo spirito mutualistico ed il dovere di tutelarlo in tutte le realtà cooperative. “Il processo dell’Alleanza è per noi un processo irreversibile. Un processo – ha dichiarato Gardini – che ci ha consentito di raggiungere insieme risultati straordinari che da soli nessuno avrebbe potuto raggiungere. Vorrei che fosse però chiaro che questo processo che noi stiamo compiendo nessun altro è riuscito a raggiungerlo in questo paese”.

    Il viaggio verso la costituzione dell’Alleanza sarà ancora lungo e complesso. C’è da combattere la diffidenza dei tanti cittadini verso le cooperative e da disinnescare un fenomeno, quello della cooperazione spuria, che appare in crescita. Come ha sottolineato lo stesso Gardini dal palco della Biennale, negli ultimi 3 anni sono stati costituite più di 20.000 cooperative, di queste, però, solo 5mila hanno aderito alle centrali di rappresentanza. C’è, dunque, un grave problema di controllo e di rappresentanza.
    Sono migliaia le aziende che decidono di sfruttare il modello cooperativo solo per avere vantaggi fiscali, portando avanti pratiche degenerative. L’Alleanza dovrà, dunque, essere brava ad abbracciare le esperienze cooperative virtuose e ad allontanare in maniera brusca chi utilizza le coop per delinquere.
    Un’altra sfida che dovrà vincere la nuova organizzazione sarà quella dell’inclusione sociale. L’aumento della povertà e delle diseguaglianze è sotto gli occhi di tutti. Le coop hanno sempre funto da ascensore sociale per chi si trova in una situazione di difficoltà.
    Le imprese sociali sono il migliore strumento per consentire a chi non possiede abbastanza capitale, di avviare comunque un’attività d’impresa mettendosi insieme ad altri soggetti. La cooperazione ha bisogno di riscoprire le ragioni per le quali è nata e grazie alle quali è diventata un punto di riferimento imprescindibile per le comunità locali.



  • Il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato tra gli ospiti della Biennale dell’economia cooperativa, l’evento organizzato da Legacoop per festeggiare i 130 anni dell’organizzazione di rappresentanza delle cooperative. 

    Napolitano è stato da sempre vicino ai valori e all’attività delle coop; la moglie Clio ha lavorato per molti anni nell’ufficio legislativo di Legacoop prima di napolitano fotodimettersi nel 1992, quando il marito Giorgio è stato eletto presidente della Camera dei Deputati. Nonostante, però, la vicinanza con la Lega delle cooperative, Napolitano non ha risparmiato parole dure nei confronti della centrale di rappresentanza in merito allo scandalo Mafia Capitale. “Si è reagito con molto e forse inspiegabile ritardo – ha dichiarato il presidente emerito della Repubblica – visto il clamore, soprattutto di alcuni gravi casi di devianza dall’autentica cooperazione: casi sconfinati nell’affarismo, nella corruzione come quello emerso nelle indagini sulla vicenda romana almeno fino a ieri, denominata Mafia Capitale“.

    I danni d’immagine, causati dai fatti di Roma, rischiano di lasciare strascichi negativi per molti anni. Per troppo tempo le centrali non hanno vigilato sulle cooperative spurie e oggi sono costrette a pagare il conto. Sarà necessaria un’operazione di pulizia interna e di rinnovamento dell’immagine verso l’opinione pubblica.
    Il presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, si è assunto le responsabilità dei ritardi di Legacoop, affermando, però, come fosse necessario “fare dei compiti in casa prima di reagire“. Così le Lega delle cooperative ha deciso di costituirsi parte civile nel processo su Mafia Capitale e ha portato avanti, insieme a Confcooperative e Agci, una proposta di legge contro le false cooperative che prevede, tra le altre cose, l’espulsione di quelle coop che non si sottopongono ai controlli periodici da parte delle centrali.
    Oggi, più che mai, il mondo della cooperative ha bisogno di riformarsi, allontanandosi dai partiti e dalla politica e avvicinandosi ad un modello di rappresentanza moderno ed unitario. Di qui nasce l’idea di costituire un’unica organizzazione di rappresentanza: l’Alleanza delle Cooperative. Un progetto, quello dell’Alleanza, che Napolitano abbraccia senza remore: “È un processo avviato – dice Napolitano – ma bisogna andare avanti con decisione verso una comunità concreta e una unificazione effettiva, senza orgogli e passioni di bandiera. Bisogna pensare in termini di movimento cooperativo unito, andare oltre ai vecchi confini. L’unità tra questi diversi filoni storici del movimento cooperativo può rappresentare una unità tra soggetti affini e questo vale in campo politico e sociale”. 



  • FederCultura, Federsolidarietà e ART.ED.O – Polo Mediterraneo delle Arti Terapie e delle Discipline Olistiche hanno firmato un protocollo d’intesa per la promozione e la nascita di nuove scuole di arti terapie e naturopatie anche grazie alle cooperative che già operano nei settori formativo, sociale, artistico, della comunicazione e della creatività.

    14522562_1284574204908019_265194200_oDopo un lungo lavoro di confronto e contaminazione è arrivato un accordo della durata di tre anni che coinvolge due federazioni di Confcooperative e Artedo, un insieme di scuole di arti-terapie che comprende già al suo interno diverse cooperative aderenti proprio a Confcooperative. L’accordo prevede una forte sinergia per promuovere queste nuove pratiche di insegnamento e miglioramento della vita dei bambini e non solo. Nuove tecniche che possono supportare le tante cooperative che operano nel campo della solidarietà e della cultura, così da sviluppare nuovi mercati o approcciare a quelli consolidati con una nuova proposta formativa.

    Grande soddisfazione per l’accordo è stato espresso anche dai presidenti delle Federazioni. Andrea Ferraris, presidente di FederCultura, che ha messo in evidenza come già tante cooperative guardassero a questo mondo e che: “L’intesa con ART.ED.O servirà a favorirne ulteriormente la diffusione e a creare nuovi posti di lavoro qualificati legati a nuove professioni”. Mentre Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà, ha messo l’accento sull’impatto che le arti-terapie possono avere sulla cura di persone con disabilità o problemi psico-fisici: “Ora grazie al protocollo con ART.ED.O, facciamo un passo avanti verso la configurazione di una struttura di riconoscimento e di validazione scientifica e metodologica di queste forme di cura”.

    Stefano Centonze, presidente nazionale di ART.ED.O, ha mostrato con soddisfazione il momento della firma del protocollo d’intesa sul proprio profilo Facebook, e ha messo a fuoco uno degli obiettivi primari di questo accordo: “Stiamo lavorando ad una evoluzione della figura professionale dell’Arti Terapeuta per portare la creatività al servizio dei bisogni della collettività, nei contesti d’aiuto come in azienda.”

    Una nuova e importante opportunità per la cooperazione sociale che vuole avere maggiore impatto e migliorare la vita delle persone. C’è inoltre da sottolineare che la collaborazione vedrà subito i propri frutti con il XIV congresso nazionale di Arti Terapia, che si terrà a Scalea (CS) con il patrocinio di Regione Calabria, Comune e Confcooperative Calabria. Oltre al supporto del consorzio Privatassistenza. Luogo non casuale, poiché proprio a Scalea ha sede la Cooperativa Idea 90 che ha messo in atto le tecniche di arti-terapia in collaborazione con Artedo e ha promosso la nascita di questo accordo e l’utilizzo di queste nuove tecniche soprattutto con i bambini.

     



  • Il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, ha incontrato a Roma, presso la sede di Confcooperative, i vertici dell’organizzazione di rappresentanza per discutere del ruolo delle coop nel tessuto economico calabrese.  

    Hanno partecipato al tavolo di discussione il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini; il presidente di Federsolidarietà, Giuseppe Guerini; il presidente di Confcooperative Calabria, Camillo Nola e il noto imprenditore Santo Versace.
    regione calabriaDurante la crisi, specie in una regione come la Calabria, le cooperative hanno dimostrato di essere un ottimo antidoto contro la recessione e la disoccupazione.
    Un punto di vista condiviso dal governatore Oliverio: “La cooperazione – ha dichiarato il presidente della Regione Calabria – è già stata, più volte, strumento imprenditoriale per il riscatto dei territori. L’impresa cooperativa può diventare in modo permanente, volano di sviluppo, di pari opportunità e di crescita della Calabria, perché la cooperativa è, tra le forme d’impresa, quella più radicata sul territorio“.
    Nel contesto territoriale calabrese, le coop possono esaltare la dimensione locale dello sviluppo anche nelle aree più marginali, come dimostrato di recente con la costituzione della cooperativa di comunità a Tiriolo. La regione Calabria ha individuato nell’agroalimentare e nel turismo due ovvi sbocchi dell’impresa cooperativa, in quanto forma imprenditoriale in grado di valorizzare al meglio le produzioni alimentari locali e le tradizioni autoctone.
    Nei prossimi mesi verrà aperto un tavolo di discussione permanente sulle cooperative e sui possibili ambiti di sviluppo a livello regionale.


  • migranti-cooperative

    Circa 20mila migranti potrebbero rimanere fuori dalle strutture di accoglienza a causa dei ritardi nei pagamenti da parte dello Stato. 

    È questo l’allarme lanciato dalle cooperative sociali associate a Federsolidarietà Confcooperative. “Non ci sono mai stati ritardi così eclatanti – ha dichiarato Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà  – e oltre al rischio altissimo di non poter più provvedere all’assistenza, c’è anche un problema legato all’occupazione. Da oltre sei mesi i dipendenti non ricevono lo stipendio, siamo al collasso”.
    migranti-cooperativeLe cooperative che gestiscono decine di centri di accoglienza sparsi su tutto il territorio italiano hanno seri problemi di liquidità. Si parla di circa 1 miliardo di euro di arretrati solamente per l’anno 2016 che le strutture dovrebbero destinare al pagamento degli stipendi degli addetti e degli educatori che lavorano nei centri di accoglienza, oltre ovviamente al cosiddetto pocket money di 2,50 euro al giorno per i migranti e all’affitto delle strutture di accoglienza.

    Le cooperative sociali sono così costrette a cercare credito alle banche. Come riporta il Corriere di Bologna, solo le coop emiliane fanno segnare debiti per quasi 14 milioni di euro.
    Una situazione evidentemente insostenibile che rischia di mandare al collasso l’intero sistema. Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha confermato l’esistenza del problema, addossando le responsabilità al Ministero delle Finanze: “Non sono un centro autonomo di spesa, quando il Mef dà i soldi pagheremo, altrimenti non posso pagare“.
    Tra le ipotesi al vaglio del Governo c’è il rafforzamento dello Sprar, il sistema di accoglienza gestito dai Comuni, che ospitano nelle varie strutture circa 20mila migranti, e prevede percorsi individuali di integrazione dei migranti nelle comunità locali. L’idea è di aumentare i fondi destinati allo Spar, ampliando la platea dei Comuni accreditati.



  • Domenica 9 ottobre, alle ore 11:00, presso Base Milano, nell’ambito  del “Festival delle Comunità del Cambiamento 2016”, CoopUp e Rena daranno vita ad un workshop sui modelli di business ad elevata capacità occupazionale.

    Produzione e lavoro non sempre vanno d’accordo, soprattutto in un mercato estremamente flessibile e dominato dalle logiche aleatorie dei mercati finanziari. Ecco perché raccontare esperienze imprenditoriali che sappiano coniugare efficienza, innovazione ed alta capacità occupazionale è estremamente coopupimportante per creare nuovi modelli di business. Oggi un buon imprenditore non può limitarsi a far registrare degli utili, ma deve portare avanti un’idea di azienda sostenibile e che abbia delle ricadute sul territorio. Non è un caso che le imprese sociali siano sempre più in auge e siano pronte a diventare strumenti di creazione di reddito tanto quanto le forme d’impresa tradizionali.
    Per questo motivo CoopUp e Rena hanno lanciato una call per le cooperative e le imprese non cooperative che riescono a coniugare una produzione di valore efficace ed innovativa con la creazione di nuovi posti di lavoro.
    Saranno le aziende selezionate le protagoniste del workshop del 9 ottobre. Per le imprese che volessero candidarsi, CoopUp e Rena forniscono loro alcune precisazioni: 

    • Le imprese segnalate non devono necessariamente avere in essere al momento un rapporto con il CoopUp territoriale
    • Le imprese selezionate non dovranno necessariamente partecipare al workshop di ottobre
    • E’ preferibile che i casi selezionati siano portatori di una componente tecnologica (non necessariamente digitale o informatica)
    • E’ importante che le esperienze proposte siano caratterizzate da una certa qualità occupazionale.

    Le candidature dovranno essere inviate entro il 30 settembre.


  • workers buyout emilia romagna

    Dal 2011 al 2015 sono stati creati, in Italia, 49 workers buyout, capaci di generare un fatturato di 178 milioni di euro e di occupare 1.173 addetti. 

    Sono questi i dati delle cooperative nate dalle ceneri di aziende sulla via del fallimento e salvate dagli stessi lavoratori. Il fenomeno dei workers buyout è in forte crescita e si sta affermando non solo al Centro-Nord, storica patria delle coop, ma anche al Sud, dove la Regione Campania ha istituito un fondo rotativo apposito o in Calabria, dove la Regione ha da poco creato un meccanismo per finanziare le cooperative attraverso i fondi europei.
    workers buyout emilia romagnaIn assoluto, però, la regina dei workers buyout è l’Emilia Romagna che ha visto nascere 16 coop negli ultimi 5 anni sotto l’impulso dei lavoratori che hanno investito i propri risparmi ed il proprio trattamento di fine rapporto per salvare la propria azienda.
    I wbo emiliani generano oggi un fatturato di 72 milioni di euro e danno lavoro a 386 persone, distribuendosi in maniera uniforme su tutto il territorio regionale (2 a Rimini; 8 a Reggio Emilia; 3 a Ravenna; 1 a Parma; 4 a Modena; 2 a Ferrara; 30 a Forlì-Cesena; 6 a Bologna). La Regione Emilia Romagna ha creato un portale sui workers buyout, che fornisce ai lavoratori una serie di informazioni su quali sono i passaggi da effettuare e le norme da seguire per dare vita ad un’impresa cooperativa.

    È fondamentale, ovviamente, anche l’aspetto finanziario. Come riportato nell’edizione odierna de Il Sole 24 ore, i lavoratori investono in media tra i 12 ed i 15 mila euro e grazie anche all’aiuto delle associazioni di rappresentanza delle cooperative e ai relativi fondi per la promozione cooperativa, riescono in poco tempo a portare il capitale dell’azienda su ottimi livelli.
    Da trent’anni è attivo il CFI (Cooperazione finanza e impresa), la società cooperativa lanciata da Agci, Legacoop e Confcooperative, per promuovere le imprese cooperative ed i workers buyout. Come dichiarato da Maurizio De Santis, consigliere di CFI, a Il Sole 24 Ore, “tra 2007 e 2014 gli investimenti veicolati da CFI hanno generato un ritorno per lo Stato pari a 6,8 volte il capitale impiegato: con 84 milioni di capitale di rotazione gestito da CFI, sono ritornati alla collettività 576 milioni tra dividendi, interessi attivi, oneri sociali, Irpef e imposte versate dalle coop“.
    I workers buyout, dunque, non sono solo uno strumento anti-crisi, ma anche fattore di crescita per le comunità locali e lo Stato.


  • coop-up-in

    Cooperation as Open Innovation è questo il tema principale di CoopUp In, il percorso di formazione pratica e di co-progettazione lanciato da Irecoop e sostenuto da Confcooperative Emilia Romagna.

    Oggi, a Bologna, si è svolto il primo dei cinque laboratori pubblici che vedranno i cooperatori alle prese con i principali strumenti di open innovation. L’obiettivo coop-up-indel percorso formativo è proprio diffondere tra i cooperatori la cultura dell’innovazione e attivare all’interno delle cooperative alcune modalità innovative di erogare servizi.
    Nella giornata odierna, ad esempio, i partecipanti hanno appreso le tecniche principali per dare vita ad un hackaton ascoltando le esperienze di Carlo Boccazzi di Hackability ed Alice Cubeddu di Ecosphera Coop. In un secondo momento i presenti hanno simulato un hackaton su come rendere sostenibile un terreno confiscato alla mafia rendendolo disponibile alla comunità locale.
    Campagne innovative di comunicazione, call for ideas, incubatori interni e reportistica di impatto saranno le tematiche dei prossimi appuntamenti. Sul sito dell’iniziativa trovate tutte le informazioni su come partecipare ai laboratori che si concluderanno nel mese di dicembre e rivolti principalmente ai cooperatori aderenti a Confcooperative Emilia Romagna.
    Il prossimo appuntamento sarà l’11 ottobre a Ravenna, seguito dall’8 novembre a Parma e dal 6 dicembre a Reggio Emilia.