Categoria: Cooperative

  • migranti-cooperative

    Il movimento cooperativo ha celebrato oggi i suoi 130 anni di storia con un evento organizzato dall’Alleanza delle Cooperative a Roma. 

    Anche la presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, ha partecipato all’iniziativa. Nei suoi 130 anni di storia la cooperazione ha svolto un’importante funzione di inclusione sociale e di sostegno ai lavoratori. Basta guardare i dati sulla performance occupazionale delle cooperative, ad esempio, per rendersi conto dell’impatto avuto dalle coop sul mondo del lavoro.
    Come riporta una nota dell’Alleanza, si stima che dal 2008 al 2015 il peso occupazionale delle cooperative italiane sia aumentato del +6,1%. Negli stessi anni il Sistema Italia ha fatto registrare una diminuzione di occupati pari al -1,7% (22 milioni 541 mila occupati a fine 2015, rispetto a 22 milioni 923 mila a fine 2008).
    Parliamo, dunque, di un modello in grado di saldare le spinte disgregative provenienti dal mercato, dando un valore umano e sociale al lavoro.

    migranti-cooperativeLa stessa presidente della Camera, Laura Boldrini, ha sottolineato l’importanza delle cooperative e delle sue associazioni di rappresentanza. Secondo Boldrini, senza corpi intermedi, sia sindacati che associazioni dei datori di lavoro, non si può tenere unito il Paese. Verrebbe a mancare, infatti, qualsiasi forma di dialogo sociale e di consenso.
    La presidente della Camera, inoltre, valuta in maniera positiva il percorso intrapreso da Agci, Confcooperative e Legacoop, definendo la scelta di formare l’Alleanza delle Cooperative come lungimirante e dal grande valore democratico.

    Laura Boldrini, come è noto, è in prima linea per la promozione delle pari opportunità di genere e per una maggiore eguaglianza sul posto di lavoro. Da questo punto di vista non ha mancato di lodare l’impegno delle cooperative per la parità di genere e la lotta alle diseguaglianze, sottolineando come nelle coop il 53% dell’occupazione sia femminile. Promuovere l’auto-imprenditorialità rosa ed in generale l’occupazione femminile è fondamentale anche per incentivare lo sviluppo economico del Paese.
    Sul tema del ruolo della cooperazione in Italia e nel Mondo è intervenuto anche il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini: “C’è bisogno di più cooperazione non solo in Italia, ma anche e soprattutto in Europa che oggi “festeggia” il 25esimo anniversario da Maastrcht. Il pensiero europeo di impresa a taglia unica non funziona. Dire no al pluralismo d’impresa – conclude Gardini – significa dire no a un mercato più umano, più a misura di territorio e di persona“.



  • Continua il processo di aggregazione che coinvolge le associazioni di categoria delle cooperative. Il processo di formazione dell’Alleanza delle Cooperative è in fase di completamento sia a livello nazionale che locale. 

    Nella giornata di ieri, ad Udine, si è aggiunto un ulteriore tassello con l’assemblea costitutiva dell’Alleanza delle Cooperative del Friuli Venezia Giulia. L’organizzazione di rappresentanza che unisce Legacoop, Confcooperative e Agci può contare su 377.777 soci, 33.971 occupati, 887 associate ed un un valore della produzione di oltre 2 miliardi di euro.
    L’assemblea, composta da 45 rappresentanti delle tre centrali, ha eletto come presidente Enzo Gasparutti, attuale presidente di Legacoop; svolgeranno, invece, il ruolo di co-presidente Adino Cisilino e Giuseppe Graffi Brunoro.
    L’ufficio di presidenza sarà composto da nove membri: Giuseppe Graffi Brunoro, Flavio Sialino, Mauro Perissini, Enzo Gasparutti, Roberto Sesso, Gian Luigi Bettoli, Adino Cisilino, Emanuele Cruder, Andrea Carlini.
    Come avviene per l’Alleanza delle cooperative a livello nazionale, anche in Friuli il presidente rimarrà in carica per un anno e sarà sostituito da uno dei due co-presidenti in base al criterio dell’alternanza.

    La nuova organizzazione di rappresentanza intende interpretare i cambiamenti della società e dell’economia attuale. Nascono nuovi bisogni e nuovi modelli economici. Le vecchie visioni del mondo, invece, legate principalmente all’ideologia comunista, socialista e cattolica sono destinate ad essere superate.
    Tutti questi cambiamenti, accelerati dal processo di secolarizzazione e dalla rivoluzione tecnologica, impongono anche un ripensamento dei modelli organizzativi. Di qui la scelta delle centrali cooperative di intraprendere un percorso comune e di costruire un’organizzazione che sia una sintesi dei percorsi portati avanti in decenni di storia da Agci, Confcooperative e Legacoop.
    “La società è in costante movimento – ha dichiarato il neo presidente dell’Alleanza delle Cooperative Fgv, Enzo Gasparutti – e il cambiamento è, ormai da anni, il leitmotiv che la caratterizza; in questo conteso, in cui cambiano gli assetti istituzionali, pensiamo ad esempio alla soppressione delle Province in regione, in cui emergono nuove sfide per rimanere sul mercato o trovare nuovi spazi e dove si avvertono profondi mutamenti socio-economici, è necessario rivedere anche il modo di interloquire con le istituzioni e di rappresentare il territorio e le categorie sociali ed economiche che in esso vivono e lavorano. In queste trasformazioni noi, uniti, rinnovando in primis le nostre organizzazioni interne, vogliamo essere protagonisti della rinascita di questo Paese affrontando i problemi, proponendo soluzioni, combattendo l’illegalità”.


  • goel

    Sarà il Gruppo Cooperativo Goel a gestire l’Ostello della Gioventù di Locri, bene confiscato alla ‘ndrangheta nel 2005 e ristrutturato nel 2009 dall’amministrazione comunale di Locri. 

    La struttura diventerà un Ostello di Turismo responsabile e cambierà nome: si chiamerà, infatti, Locride, in onore della terra che la ospita.
    goelLa storia di questo ostello è quella di altri beni sottratti alla criminalità organizzata e che faticano ad essere restituiti alla comunità locale. La prima gara di assegnazione gratuita, infatti, non ha visto alcun partecipante, probabilmente per paura di rivendicazioni da parte della ‘ndrangheta.
    La seconda gara, invece, indetta dal Comune di Locri lo scorso 27 ottobre, ha visto vede due partecipanti. Uno di questi è il gruppo Goel che si aggiudica il bene e lo inserisce così all’interno degli immobili messi a disposizione dal tour operator del Gruppo “I Viaggi del GOEL”.

    L’Ostello Locride è una struttura nuova di cinque piani che può ospitare fino a 45 persone. Dispone di camere ampie e di spazi comuni per instaurare relazioni con gli altri ospiti. Si trova in  pieno centro nella città di Locri, in via Garibaldi, a 1.600 metri dal mare e a 1.200 metri dalla stazione ferroviaria.
    Si tratta di una struttura perfetta per un tipo di viaggio esperenziale, a stretto contatto con gli abitanti del luogo e le tradizioni locali. Si inserisce, dunque, nella linea di turismo responsabile portata avanti da Goel con i suoi “viaggi”, ovvero vere e proprie escursioni tra le bellezze paesaggistiche, culturali e culinarie nella zona della Piana di Gioia Tauro e della Locride, il tutto all’insegna della legalità, della tradizione e del rispetto dell’ambiente.
    Goel ambisce a far diventare l’Ostello Locride come uno dei simboli del riscatto di un territorio martoriato dal potere mafioso. Le persone interessate a trascorrere una vacanza a Locri possono contattare direttamente il tour operator di Goel all’indirizzo e-mail agenzia@turismo.responsabile.coop –  oppure visitare turismo.responsabile.coop.


  • mattarella cooperative

    Una delegazione dell’Alleanza delle Cooperative è stata ricevuta nella giornata di ieri dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. 

    Hanno partecipato all’incontro, tra gli altri, il neo-presidente dell’Alleanza, Maurizio Gardini, il presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, ed i rappresentati dei giovani cooperatori e delle donne cooperatrici.
    Tra i principali temi sul tavolo c’è quello riguardante il ruolo della cooperazione durante la crisi.
    mattarella cooperativeLe cooperative sono riuscite, infatti, ad offrire delle risposte ai lavoratori delle aziende in difficoltà. Sono tantissimi i casi di lavoratori che hanno deciso di mettersi insieme e di rilanciare l’attività dell’impresa in liquidazione dando vita ad un workers buyout.
    In generale le coop, seppure tra tante difficoltà, sono riuscite hanno tutelato i propri soci mantenendo inalterati i livelli occupazionali: “Dopo quasi un decennio di crisi le cooperative italiane hanno lasciato immutato il loro apporto al PIL – ha dichiarato Maurizio Gardini – e hanno incrementato l’occupazione (oggi un 1.345.000, quasi il 10% della occupazione privata)“.

    L’Alleanza delle Cooperative guarda, però, con preoccupazione alla crescita della disoccupazione giovanile e alla questione povertà. La cooperazione nasce proprio con l’intento di ridurre le diseguaglianze nel posto di lavoro ed aumentare la coesione sociale, dando l’opportunità ai giovani di fare squadra e condividere un’idea d’impresa.
    L’Alleanza vuole proseguire su questa strada grazie ad una maggiore e migliore diffusione dei propri valori tra le giovani generazioni e grazie anche alla costruzione di un’unica organizzazione di rappresentanza, progetto per il quale il presidente Mattarella ha espresso grande apprezzamento. Il processo di costituzione dell’Alleanza delle Cooperative non è ancora completo e non sarà privo di problemi, discordie ed imprevisti.
    Le tre centrali di rappresentanza, però, non intendono fermarsi: “I corpi intermedi – sottolinea Gardini – sono necessari per favorire la  coesione sociale e mobilitare le energie imprenditoriali, civili e morali della società italiana. Vogliamo invertire la tendenza negativa della frammentazione. Con l’Alleanza delle Cooperative Italiane ci rivolgiamo al Governo e al Parlamento con proposte comuni e con un’unica voce. Puntiamo al traguardo dell’unità. Ci prenderemo il tempo necessario per fare non un assemblaggio, ma una costruzione nuova”.


  • we own it

    Se ci mettiamo insieme, possiamo costruire un’economia cooperativa che funziona: con l’eguaglianza, la solidarietà e la sostenibilità al centro di tutto. 

    Con queste parole CICOPA, l’Organizzazione Internazionale delle cooperative dell’industria e dei servizi appartenente all’Alleanza Internazionale delle we own itCooperative, ha lanciato la nuova campagna “WE OWN IT. The future of work is ours!“.
    L’obiettivo dell’iniziativa è diffondere i valori e la cultura della cooperazione tra i giovani, mostrando loro le best pratice di matrice cooperativa.
    Per ri-appropiarci del nostro futuro, bisogna riprendere in mano il nostro lavoro, creandolo e condividendolo con altre persone. È necessario, dunque, rimboccarci le maniche e produrre valore economico in maniera collaborativa, condividendo rischi e profitti, partecipando in maniera democratica alle decisioni dell’azienda. “We need an economy in which everyone has a stake – recita la campagna lanciata da CICOPA – a truly democratic economy that works for the majority, not just the 1%. We need to create good jobs that we are in control of — not low paid jobs that enrich invisible shareholders. How do we get this? Cooperatives”. 

    Le cooperative sono la risposta alla classica dicotomia tra profit e non profit: si può fare economia generando valore sociale. Le coop nascono da e per i bisogni delle comunità e dei lavoratori, consentendo a questi ultimi di gestire un’attività d’impresa.
    In un’epoca in cui i bisogni aumentano e si rinnovano e dove spesso mancano le risposte da parte delle istituzioni e della stessa classe imprenditoriale, le coop sono uno strumento di auto-organizzazione per chi cerca queste risposte.

    La campagna WE OWN IT cerca di diffondere i principi e l’agire cooperativo attraverso le storie dei giovani cooperatori. Sulla piattaforma realizzata da CICOPA trovate le esperienze di ragazzi che hanno deciso di mettersi insieme per realizzare i propri sogni. Sono storie di solidarietà, democrazia e resilienza. Ciascun cooperatore può inviare la propria storia e raccontare, dunque, cosa significa per lui lavorare per un’economia più giusta.
    Sul sito trovate anche una serie di informazioni su come avviare una cooperativa, oltre ad alcune serie di ricerche sull’imprenditorialità giovanile a matrice cooperativa. Potete effettuare, inoltre, delle donazioni per sostenere economicamente la campagna e contribuire in maniera fattiva alla diffusione della cooperazione tra le giovani generazioni.



  • Il CdA di Coopfond ha approvato le nuove regole per il supporto finanziario alle startup cooperative. 

    Le misure riguardano tutte le startup cooperative nate da Coopstartup e quelle iscritte al Registro delle startup innovative delle Camere di Commercio se aderenti a Legacoop. Viene confermato il contributo a fondo perduto di massimo 5.000 euro per le spese di costituzione e di primo avvio delle attività.
    Tra le novità, invece, c’è un intervento nel capitale di rischio da parte di Coopfond con un moltiplicatore che va da un minimo del 100% ad un massimo del 175% rispetto al capitale dei soci cooperatori, in funzione del versamento effettuato. Il moltiplicatore potrà raggiungere il 200% in caso di conferimenti di capitale effettuati da investitori, partners e possibili clienti o in caso di finanziamenti a medio-lungo termine erogati da intermediari creditizi o finanziari.

    Il fondo messo a disposizione da Coopfond, inoltre, stanzierà massimo 50mila euro per le startup vincitrici di Coopstartup e 100euro per quelle iscritte al Registro delle startup innovative della Camera di Commercio.
    Un’altra novità riguarda la convenzione siglata da Coopfond con Banca Popolare Etica. Attraverso questo accordo le startup cooperative potranno usufruire di interventi di microcredito fino ad un massimo di 25.000 euro e altri finanziamenti di medio termine.
    Sono 8 i bandi fin qui indetti da Coopstartup, 6 progetti regionali o provinciali e 2 interregionali.
    Le richieste di partecipazione sono state tantissime. Come riportato da Aldo Soldi, direttore di Coopfond, attraverso la presentazione dei bandi a livello territoriale Coopfond ha incontrato oltre quattromila giovani.
    In tutto sono stati presentati 717 progetti e selezionati 119 gruppi per il pre-startup; 53, invece, sono i progetti premiati, dai quali sono già nate 22 startup cooperative e 31 sono in fase di costituzione.
    I vincitori abbracciano diversi ambiti: dall’agroalimentare al co-working, passando per il turismo sociale, la rigenerazione urbana e l’innovazione tecnologica.


  • bcc riforma

    Sarà Augusto dell’Erba il nuovo presidente di Federcasse, l’associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali. 

    Dell’Erba, già presidente della Cassa Rurale di Castellana Grotte, della Federazione Puglia e Basilicata delle BCC, del Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo e del Fondo Temporaneo, succederà ad Alessandro Azzi che ha rassegnato oggi le proprie dimissioni.
    La decisione di fare un passo indietro era già maturata nel 2015, quando cioè è iniziato il percorso di auto-riforma delle BCC. Concluso l’iter normativo che ha portato al riordino di tutto il credito cooperativo italiano, Azzi ha presentato ha lasciato l’incarico dopo oltre 25 anni alla presidenza di Federcasse.
    “Lascio, come annunciato, alla fine di un percorso riformatore che ha l’obiettivo di traghettare in modo adeguato il Credito Cooperativo italiano nel nuovo, impegnativo scenario dell’Unione Bancaria” ha dichiarato Azzi.

    bcc riformaL’ex presidente di Federcasse si è detto soddisfatto per i contenuti della riforma negoziata con il Governo, un provvedimento che, nonostante i malumori iniziali, è riuscito alla fine a salvaguardare il principi cardine delle banche di credito cooperativo, come il voto capitario e soprattutto quello delle risorse indivisibili.
    La prima scrittura del decreto tradiva iquest’ultimo principio consentendo alle BCC con un patrimonio netto di almeno 200 milioni di euro di trasformarsi in SpA pagando un’imposta del 20%. La norma è stata modificata successivamente imponendo a quegli istituti finanziari che vogliono uscire dal sistema delle BCC di trasferire l’attività bancaria ad un’altra società.

    Superata la questione relativa al mantenimento delle risorse indivisibili, Federcasse non è riuscita al momento ad ottenere la costituzione di una holding unica a capo dell’intero sistema. Ad Iccrea, infatti, dovrebbe affiancarsi la Cassa Centrale Banca che rappresenterà molte banche del Nord Est e del Mezzogiorno. “Mi sono battuto con passione ed energia per una soluzione unitaria che i fatti hanno certificato, al momento, non possibile. E’ questo – conclude Azzi – certamente un rammarico personale, ma chi guiderà da domani il Credito Cooperativo non dovrà mai perdere di vista l’obiettivo di un’ auspicabile unità basata sul dna cooperativo di tutte le BCC italiane, che sono un incommensurabile patrimonio per il nostro Paese“.


  • granarolo

    Il Gruppo Granarolo potrebbe varare a breve un bond da 40-60 milioni di euro, con l’obiettivo di rafforzare la propria posizione finanziaria e di conseguenza espandere la presenza sui mercati esteri. 

    L’indiscrezione viene dal quotidiano Milano Finanza, secondo il quale il gruppo cooperativo guidato da Gianpiero Calzolari avrebbe deciso di ricorrere al mercato granarolofinanziario per ottimizzare la struttura dell’indebitamento finanziario e continuare i propri investimenti all’estero. Negli ultimi anni Granarolo ha portato avanti una strategia commerciale votate alla diversificazione produttiva e all’internazionalizzazione.
    Ci sono stati investimenti di peso in Australia, Nuova Zelanda, Cina, Brasile, ma anche in Europa. Nei mesi scorsi il gruppo cooperativo aveva annunciato l’acquisto di quote di partecipazione di due società di distruzione, Matric Italgross e Comarsa, aziende leader nel campo della distribuzione di prodotti alimentari italiani rispettivamente in Svezia e Svizzera.

    Proprio il mercato europeo, secondo Milano Finanza, sarà l’oggetto dei prossimi interventi della cooperativa per rimediare alla crisi della domanda interna che ha causato ingenti perdite alle aziende agroalimentari italiane, specie quelle di piccola dimensione.
    Di qui la decisione di ricorrere al mercato finanziario tramite l’emessione di un bond. Nelle intenzioni di Granarolo c’è quella di varare un’obbligazione finanziaria a tasso fisso non superiore al 3,5% e della durata complessiva che va da 5 a 8 anni. L’operazione dovrebbe essere condotta da Bnp Paribas e Deutsche Bank e riguardare un numero limitato di investitori. Tra i soggetti interessati pare ci possa essere anche Cassa Depositi e Prestiti, disposta ad investire attraverso il fondo Sviluppo Export.
    Sempre secondo Milano Finanza in futuro Granarolo potrebbe decidere di effettuare un grosso investimento negli Stati Uniti (si parla di circa mezzo miliardo di euro), il tutto però è condizionato dai ricavi dell’emissione del bond.


  • startup-cooperative-1

    Sono 6.745 le startup innovative iscrive nel Registro speciale delle imprese alla fine di dicembre 2016. Unioncamere ha diffuso i dati relativi al quarto trimestre del 2016 evidenziando come il numero di startup innovative sia in crescita di 382 unità rispetto al trimestre precedente (+6% nel confronto con il mese di settembre). 

    Continua, dunque, la crescita delle nuove imprese ad alto contenuto innovativo nel nostro Paese grazie soprattutto all’impulso dei giovani. Come evidenzia il rapporto di Unioncamere, infatti, le startup innovative a prevalenza giovanile (under 35) sono 1.538, il 22,80% del totale contro una quota del 7% tra tutte le società di capitali.
    La startup innovativa è ormai la forma d’impresa che rappresenta i giovani e la loro voglia di sperimentare soluzioni nuove per rispondere ai bisogni dei cittadini. Lo fanno sia attraverso mezzi di tipo tecnologico che tramite progetti di innovazione sociale.

    Ma quanti sono i giovani ed in generale le persone che quando decidono di avviare una startup scelgono la forma cooperativa? Ancora troppo poche. Secondo i startup-cooperative-1dati di Unioncamere, infatti, nel 2016 le startup innovative con formula cooperativa sono solo 127 e rappresentano l’1,89% del totale delle startup iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese.
    La regione guida non è la Lombardia come avviene per le altre forme d’impresa (il 22,4% delle startup innovative ha sede in Lombardia ed il 15,4% a Milano), ma le Marche con 23 unità. Seguono l’Emilia Romagna con 15 e la Puglia con 12.
    La maggior parte (26) appartengono al settore produzione software e consulenza informatica, mentre 22 a quello di ricerca e sviluppo.
    Si tratta in via definitiva di numeri esigui che testimoniano la scarsa conoscenza del modello cooperativo tra chi vuole avviare un’attività d’impresa a contenuto innovativo. Le cooperative vengono percepite come uno strumento perfetto per aiutare soggetti svantaggiati o aggregare produttori agricoli, ma viene sottovalutato il ruolo che possono interpretare sia nell’universo dell’innovazione tecnologica che sociale.

    Ci sono, però, due dati moderatamente incoraggianti per il mondo della cooperazione. Il 31,5% delle startup cooperative sono a prevalenza giovanile contro il 22,8% di tutte le startup. I numeri sono ancora migliori se guardiamo alla componente femminile. Le startup innovative con una prevalenza femminile sono 921, il 13,65% del totale; nelle startup cooperative, invece, quelle con una componente prevalente femminile sono il 29%, in percentuale più del doppio rispetto alle altre forme d’impresa.
    Nonostante, dunque, i dati assoluti siano deludenti, la forma cooperativa rimane ancora uno strumento di auto-imprenditorialità, soprattutto per le donne e per i giovani, contribuendo a colmare i gap di genere ed inter-generazionali.


  • swg-cooperative

    Il 2016 porta con sé un rendimento ambivalente per le cooperative. Nel periodo post-crisi le coop hanno rappresentato un ottimo strumento di resilienza, mantenendo inalterati i livelli occupazionali e fornendo ai lavoratori un’alternativa alle imprese fallite grazie ai workers buyout. 

    Nel 2016, però, secondo i dati di Unioncamere, sono aumentate le cooperative che hanno aperto delle procedure fallimentari, andando in controtendenza rispetto alle altre forme d’impresa. In generale, infatti, nei primi undici mesi del 2016 sono diminuiti i fallimenti rispetto all’anno precedente, passati da 12.583 a 11.655 (-7,4%).
    Le cooperative ed i consorzi, invece, classificati nella categoria “altre forme”, hanno visto aumentare il numero di procedimenti fallimentari del 13,2%.
    Per quanto riguarda le singole regioni, tutte presentano un minor numero di fallimenti, fatta eccezione per Sardegna (+19,3%), Basilicata (+14,3%) e Sicilia (8,8%).

    swg-cooperativeIl mondo della cooperazione mostra però un buon rendimento in termini di nascita di nuove imprese, soprattutto nel Mezzogiorno. Secondo gli ultimi dati del Centro studi di Confcooperative, nel 2016 sono nate circa 6mila cooperative, di queste il 47% è operativo al Sud.
    Oggi la forma cooperativa rappresenta una risorsa fondamentale per chi possiede pochi capitali da investire, ma vuole avviare un’attività d’impresa. Per essere competitivi diventa essenziale aggregarsi e condividere il rischio imprenditoriale con altri soggetti. Ecco perché la cooperativa è uno degli strumenti migliori per chi vuole fare impresa al Sud.
    I settori più dinamici sono quelli dell’agroalimentare e della cooperazione sociale. Secondo Confcooperative, infatti, il 70% delle nuove coop agroalimentari nasce nel Mezzogiorno, una percentuale che diventa del 60% per le cooperative sociali.
    Il mondo del sociale nel Meridione mostra una buona vivacità anche dal punto di vista del valore della produzione, dato in aumento del 45,6%; mentre, sempre al Sud, il comparto agricolo, vittima della crisi della domanda interna e dell’embargo russo, vede crescere il valore della produzione “solo” del 23,3%.



  • Cara di Mineo e Cona sono espressioni di un modello di accoglienza che rifiuta nei fatti la dignità umana. Le inchieste giudiziarie sugli appalti, le condizioni igienico sanitarie precarie nelle quali sono costretti a vivere i migranti, la scarsa professionalità degli operatori, le proteste degli ospiti e l’assenza di percorsi di inclusione personalizzati hanno rivelato il fallimento totale del sistema italiano dei centri di accoglienza per i richiedenti asilo. 

    Ma c’è di più. All’interno dell’opinione pubblica, quando si parla di cooperative, la prima associazione mentale che viene effettuata è quella con tutti i Cara di Mineo ed i Cona di questo mondo. Le vicende giudiziarie sull’accoglienza dei migranti hanno coinvolto, infatti, tante cooperative e consorzi, gettando delle ombre pesanti tutto il mondo della cooperazione.
    Viviamo in una società dove lo stereotipo e la disinformazione viaggiano se è possibile ancora più velocemente che in altre epoche storiche. Come sappiamo bene, la tecnologia ha reso potenzialmente virale qualsiasi contenuto d’impatto, indipendentemente dalla sua veridicità o universalità.
    Lo scandalo Mafia Capitale si è inserito dentro un contesto di fiducia verso le istituzioni ai minimi storici, di rabbia per la corruzione dominante e di paura per l’aumento dei flussi migratori. Le vicende di Buzzi e Carminati non hanno fatto altro che acuire i timori e le percezioni dei cittadini, rafforzando il sentimento contro l’establishment e contro chi ha rapporti più o meno istituzionali con la politica: in questo caso le cooperative.

    Accade così che le coop diventino una massa indistinta di organizzazioni che effettua attività di volontariato e che riceve – in maniera più o meno lecita – soldi pubblici attraverso gli appalti. Parti di verità diventano, dunque, affermazioni assolutiste e ben radicate nell’immaginario collettivo.

    A differenza delle imprese tradizionali le cooperative godono di uno status giuridico e fiscale diverso. Agli occhi della “persona comune” sono spesso equiparate alle associazioni di volontariato, come se il fatto di dover ripartire gli utili con i soci le escluda de facto dall’essere considerate come un’impresa.
    Accade così che le coop diventino una massa indistinta di organizzazioni che effettua attività di volontariato e che riceve – in maniera più o meno lecita – soldi pubblici attraverso gli appalti. Parti di verità diventano dunque affermazioni assolutiste e ben radicate nell’immaginario collettivo.
    Se succede, quindi, che una cooperativa vinca un appalto in maniera irregolare, sfruttando le amicizie con il politico di turno e finanziando in maniera illecita quest’ultimo, allora tutte le cooperative, senza possibilità di distinzione alcuna, diventano il simbolo della corruzione italiana.

    Guardate bene, le colpe all’interno del mondo della cooperazione sono enormi e risiedono principalmente nel fatto di non essersi dotati degli anticorpi giusti contro questi fenomeni di devianza. I controlli sono stati troppo blandi o in alcuni casi addirittura assenti, per questo motivo le organizzazioni di rappresentanza devono recitare un mea culpa.
    Non a caso in questi mesi è in corso all’interno di Confcooperative, Legacoop e Agci un processo di riflessione e revisione interna che porterà alla formazione di una nuova e unica associazione di rappresentanza (Alleanza delle Cooperative italiane) e ha già portato ad una proposta di legge contro il fenomeno delle false cooperative.

    Il pregiudizio e lo stereotipo, però, come sappiamo, sono difficili da sradicare. Molti, ad esempio, non sapranno che nel settembre 2016 Confcooperative aveva sospeso la cooperativa Ecofficina Edeco che gestisce il famigerato campo di Cona, in provincia di Venezia, e che è oggetto di diverse inchieste giudiziarie. Lo scorso 2 gennaio moriva all’interno della struttura Sandrine Bakayoko, ragazza ivoriana di 25 anni, ospite di Cona in attesa di conoscere la risposta alla sua richiesta di asilo.
    Gli altri migranti presenti nel centro hanno denunciato i ritardi dei soccorsi, chiamati dagli operatori diverse ore dopo che Sandrine ha accusato il malore, provocando in maniera più o meno indiretta il decesso della ragazza. La morte di Sandrine Bakayoko ha scatenato la protesta dei migranti che per diverse ore hanno occupato il campo prima dell’intervento delle forze dell’ordine.
    Il centro di Cona ospita quasi 1.500 migranti, ricalcando di fatto il “modello dei grandi numeri” del Cara di Mineo. La scelta di Confcooperative di sospendere la coop Ecofficina veniva prima di tutto dalla non-condivisione del modello di accoglienza portato avanti dalla cooperativa.

    Nei mesi scorsi l’Alleanza delle Cooperative ha firmato con l’Anci ed il Ministero dell’Interno la Carta della Buona Accoglienza, un documento con il quale gli enti coinvolti si impegnano ad implementare un sistema di accoglienza basato sui piccoli numeri, su percorsi di inclusione personalizzati e sul miglioramento della professionalità degli operatori che gestiscono i centri. È ovvio che le cooperative non possano gestire da sole gli ospiti, ma necessitano di figure professionali adeguate, soprattutto dal punto di vista medico-sanitario. Agire con piccoli numeri di ospiti e potenziare percorsi di accoglienza che tengano conto delle esigenze diverse dei migranti è la soluzione ad un problema di civiltà e di ordine pubblico che affligge ormai da anni l’Italia. È quello che chiedono le cooperative, quelle vere.

    Vi invitiamo a tal proposito a leggere questo pezzo di Roberto Baldo, presidente di Federsolidarietà Veneto, e di ascoltare il suo stesso intervento a Radio Uno.
    Baldo spiega il rapporto tra Confcooperative e la coop Ecofficina e racconta alcune esperienze di accoglienza virtuose portate avanti da tante cooperative sociali, in Veneto come nel resto d’Italia. Parliamo, ad esempio, della cooperativa CSC Cadore che sta sviluppando un progetto di agricoltura sociale coinvolgendo i richiedenti asilo e le persone con disabilità nella coltura sperimentale del carciofo del Cadore (specialità che cresce solo in questa zona).
    Le coop non sono, quindi, una massa indistinta. Presentano, come tutte le imprese, delle differenze enormi tra di loro, poiché operano in campi profondamente diversi e soprattutto sono gestite da persone con sensibilità, spirito imprenditoriale e senso etico per forza di cose differenti.
    Sembra ovvio, ma la percezione collettiva racconta un’altra storia.


  • disoccupazione-italia

    Il Banco cooperativo emiliano si fonda con Emil Banca dando vita così alla seconda banca di credito cooperativo italiana per numero di sportelli e di impiegati (dietro solo alla BCC di Roma). 

    Sono infatti 84 filiali e oltre 700 i dipendenti del nuovo istituto di credito; sono invece 137 mila i clienti, 44 mila i soci e ben 6 le province di competenza: cinque in Emilia (Parma, Reggio, Modena, Bologna e Ferrara) e una in Lombardia (Mantova). Nasce così un gruppo cooperativo di grande dimensioni che abbraccia in pieno la ratio della recente riforma delle BCC, un provvedimento che spinge gli istituti di credito all’aggregazione e alla condivisione delle sofferenze bancarie.
    disoccupazione-italiaLa fusione dovrà essere ratificata dai soci delle due banche il 12 febbraio, ma ha già avuto l’ok della Banca d’Italia e del Fondo transitorio del credito cooperativo. L’operazione è resa possibile proprio grazie all’attività del Fondo che si è fatto carico delle sofferenze del Banco cooperativo emiliano acquistando 140 milioni di crediti ed erogando un prestito irredimibile di 30 milioni.
    Il patrimonio della nuova banca sarà di 300 milioni di euro, con una raccolta totale di 4,7 miliardi ed un capitale sociale di 97 milioni.

    L’incorporazione del Banco cooperativo emiliano in Emil Banca arriva dopo due anni di perdite dell’istituto reggiano, per cui la scelta di confluire in Emil Banca era pressoché obbligata, anche alla luce delle direttive del Governo.
    La maggior parte della governance della Bcc sarà in capo ai vertici di Emil Banca.
    “Queste banche si fondono perché dietro c’è un progetto industriale che vede una grande opportunità di mettere insieme due realtà su un territorio omogeneo, molto ricco e con molte potenzialità” ha dichiarato Giulio Magagni presidente di Emil Banca. “In più abbiamo pensato di mettere in piedi questo percorso di aggregazione per mettere in sicurezza il Banco Emiliano che dopo la fusione con Cavola ha avuto problemi di stabilità interna, soprattutto dal punto di vista patrimoniale”