La cooperativa è la forma d’impresa più amata dalle imprenditrici italiane. Lo afferma Maurizio Gardini, presidente dell’Alleanza delle Cooperative italiane, che attraverso i dati sull’occupazione femminile fa luce sulle capacità inclusive del mondo delle coop.
“La cooperazione – dichiara Gardini – resta la formula imprenditoriale più amata dalle imprenditrici italiane. Registra, infatti, il maggior numero di donne
nelle posizioni apicali: il 26% contro il 16% degli altri modelli. Anche l’occupazione è a predominanza rosa: su 1,3 milioni di occupati delle cooperative italiane il 53,8% sono donne. Questo perché le cooperative favoriscono la conciliazione vita – lavoro“.
Per aumentare il numero di occupati nell’universo femminile e di conseguenza la competitività delle imprese italiane è fondamentale sviluppare modelli contrattuali flessibili, contemplando le esigenze personali dei lavoratori. Ancora oggi le donne sono costrette a rimandare la maternità per paura di non vedere rinnovato il proprio contratto di lavoro e a subire in merito pressioni costanti in merito da parte del datore di lavoro.
Lo stesso Gardini sottolinea come una donna su quattro non cerca o perde addirittura il lavoro proprio per l’impossibilità di conciliare la vita privata con le mansioni lavorative. È evidente, dunque, come le politiche di conciliazione siano ancora piuttosto deboli ed inefficaci.
I problemi, purtroppo, non si fermano qui. La disuguaglianza riguarda, infatti, anche le differenze salariali e la presenza femminile nei ruoli apicali delle aziende e della PA.
Come riporta Oxfam, una donna in media guadagna il 23% in meno di un uomo. Una differenza sostanziale che Oxfam prevede possa essere colmata tra (forse) 170 anni!
Capiamo benissimo, dunque, quanto sia ancora distante la piena parità di genere sul luogo di lavoro, un valore nel quale il mondo della cooperazione crede fortemente e che proverà a perseguire anche a livello europeo: “Questa stessa sensibilità e cultura – ha dichiarato Gardini – la portiamo anche in Europa perché sia più coesa, più unita, tanto che stiamo lavorando attivamente per la costruzione di un network di donne cooperatrici all’interno di Cooperatives Europe, fortemente voluto dalla Commissione Donne e Parità dell’Alleanza Cooperative”.


Per uscire da questa fase di stasi, è necessario incentivare l’aggregazione e l’innovazione ed avviare il ricambio generazionale. Su questo punto Lusetti è chiaro: “Più giovane, più hi tech e con un ruolo: è questa la direzione dove la cooperazione sta andando. Il volto della cooperazione del futuro sarà anche questo con un forte ricambio di genere e generazione“.
un partito o un’intera classe professionale. Il Web consente la diffusione su larga scala di questi contenuti, grazie soprattutto alla condivisione di massa sui social media.
Dal punto di vista formativo, il Centro di Eccellenza prevede un vero e proprio corso universitario sulla governance cooperativa più altre attività post lauream come dei master e una business school. Verranno investite anche delle risorse sulla ricerca, promuovendo indagini ed approfondimenti scientifici e cercando di elaborare modelli di business utili alle imprese sociali.
startup cooperative ed aiutarle a sviluppare le loro idee d’impresa.
Secondo la congiunturale dell’Alleanza, nel primo quadrimestre del 2017 una cooperativa su dieci si è posta come obiettivo quello di dare vita ad aggregazioni, in particolare attraverso processi di fusione, alleanze strategiche o tramite l’adesione a forme organizzative allargate.


In questi due anni di commissariamento, Legacoop Lazio è stata guidata da Placido Putzolu che proprio ieri è stato eletto all’unanimità presidente di Legacoop Lazio. Potrà, dunque, dare seguito all’attività intrapresa in questi anni, un operato che ha già portato ad un deciso miglioramento dei conti e ad un rinnovamento della struttura organizzativa interna.
diverse realtà lombarde, causando un buco da 10 milioni di euro. Il danno economico si potrebbe ripercuotere anche sulle persone.
Possono partecipare all’iniziativa le cooperative, anche ne-costituite, o costituende che abbiano sede operativa in Sardegna, e i workers buyout, ovvero quelle coop nate sotto l’impulso dei lavoratori in seguito al fallimento di società di capitali.
Nei momenti di crisi le cooperative devono rispettare la loro funzione sociale e di tutela del territorio. Non possono pensare di de-localizzare o di tagliare il personale, hanno altresì il compito di rimediare ai fallimenti dell’economia capitalista attraverso strumenti come i workers buyout.
Il presidente dell’Alleanza delle Cooperative, Maurizio Gardini, è intervenuto sul tema spiegando la posizione del mondo della cooperazione: “Denunciamo da anni l’azione delle false cooperative che usano le forme di lavoro più variegate per fare dumping sul mercato“.