Il rapporto “Education at a Glance Interim”, pubblicato in questi giorni dall’Ocse, fornisce un’immagine non edificante dei giovani italiani.
L’indagine dell’organizzazione internazionale ha analizzato la realtà giovanile dei paesi industrializzati, cercando di individuare il loro livello occupazionale ed il loro grado di fiducia verso la situazione attuale.
Il quadro che emerge in relazione all’Italia non è dei più confortanti.
La variabile presa in considerazione dal rapporto Ocse è il cosiddetto Neet (Not in Education, Employment or Training). Si tratta in sostanza di un indicatore che analizza la percentuale di giovani tra i 15 ed i 29 anni che non sono all’interno del sistema scolastico o universitario, ma che non hanno neppure un lavoro e non svolgono un corso di formazione.
In Italia il Neet tra i giovani maschi è del 35%, in assoluto il più alto in Europa, mentre quello delle giovani donne è del 25%. Questi dati vanno ad aggiungersi a quelli sulla disoccupazione giovanile che nei mesi passati ha raggiunto livelli persino superiori al 40%.
Se, dunque, quasi un giovane su due non lavora, addirittura uno su tre è fuori anche dal sistema scolastico e professionale.
Non è certamente la situazione ideale per guardare al futuro con fiducia. Come riportato dal Corriere della Sera, infatti, il livello di fiducia dei giovani italiani che non lavorano e non studiano è comparativamente più basso rispetto a quelli che possiedono un’occupazione o sono all’interno del circolo scolastico.
L’indagine è svolta dall’Istituto Toniolo, insieme alla Fondazione Cariplo ed Intesa San Paolo. Secondo questo rapporto solamente il 25% dei “Neet” crede che “Gran parte delle persone sono degne di fiducia”.
In generale si tratta di persone che possiedono scarsi legami familiari e personali e che sono convinti di non riuscire a migliorare la propria situazione. Questo li porta, il più delle volte, a non cercare neppure lavoro e a rimanere, dunque, all’interno della drammatica spirale dei Neet.

