Categoria: Cooperative


  • Sono usciti i bandi per il Servizio Civile Nazionale indetti dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale e che coinvolgeranno 35.203 volontari. 

    Migliaia di giovani, dunque, avranno la possibilità di svolgere attività di volontariato negli enti accreditati. Tra questi ci sono anche diverse cooperative sociali, da sempre un vero e proprio polmone del mondo del non profit.
    condivisioneSono in tutto 176 i progetti promossi dalle coop aderenti a Federsolidarietà-Confcooperative e Legacoop per un totale di 1.617 volontari coinvolti.
    Per accedere al bando è possibile effettuare una sola domanda di partecipazione pena l’esclusione.
    Ricordiamo, inoltre, che la richiesta di ammissione dovrà essere presentata direttamente all’ente accreditato. Gli aspiranti volontari avranno, dunque, il compito di valutare i progetti accreditati e scegliere quello più adatto alle proprie esigenze e/o interessi.

    Attraverso un motore di ricerca il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale consente di filtrare i progetti per regione, provincia, comune, settore, area e titolo del progetto.
    Se volete svolgere la vostra attività di servizio civile in una cooperative sociale, vi proponiamo, invece, l’elenco dei progetti accreditati delle coop associate a Confcooperative e Legacoop.
    Sul portale serviziocivile.coop trovate tutte le informazioni utili sulle cooperative aderenti a Federsolidarietà-Confcooperative che partecipano ai bandi del servizio civile nazionale, con la lista dei progetti accreditati.
    Stesso discorso per le coop aderenti a Legacoop, qui trovate un apposito motore di ricerca per cercare tutti i programmi accreditati.
    La domanda di iscrizione dovrà essere presentata entro e non oltre le ore 14:00 del 30 giugno 2016.


  • latte granarolo

    Giampiero Calzolari, presidente di Granarolo e coordinatore del settore latte dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, ha commentato su Il Sole 24 Ore la decisione del Governo di adottare un decreto interministeriale che renderà obbligatoria l’indicazione d’origine sull’etichetta dei prodotti lattiero-caseari. 

    Si tratta di un passo fondamentale per la tutela del latte italiano, fortemente voluto dal ministro Martina e dalle associazioni di categoria dei produttori.
    latte granaroloAnche Calzolari ed il gruppo Granarolo mostrano soddisfazione per l’etichetta obbligatoria, palesando, però, alcune riserve: “L’etichetta aiuterà molto, da tempo la chiedevamo perché riteniamo importante garantire la trasparenza ai consumatori. Ma siamo convinti che potrà essere efficace al 100% quando diventerà un provvedimento europeo“.
    Il punto è proprio questo. Bruxelles è storicamente restia a misure sull’indicazione d’origine dei prodotti, che si tratti del settore lattiero caseario o di quello ortofrutticolo.
    Provvedimenti di questo tipo vengono ritenuti lesivi della libera concorrenza. Anche la Francia, però, si è dotata di uno strumento di tutela del latte francese e la condivisione di questa battaglia con l’Italia potrebbe portare ad un cambiamento di rotta anche in sede europea.

    Una recente ricerca ha mostrato come gli italiani siano disposti a pagare dal 5 al 20% in più per un prodotto italiano certificato. Un provvedimento come l’etichetta obbligatoria potrà allora aiutare a far crescere il consumo di latte italiano, limitando l’importazione estera. Allo stato attuale, come ha reso noto ieri Coldiretti, sugli scaffali dei nostri supermercati tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro provengono dall’estero.
    Ecco perché è necessario intraprendere misure di tutela delle produzioni nazionali.
    Calzolari è convinto, però, che l’etichetta obbligatoria, per essere efficace, debba essere inserita all’interno di un complesso più ampio di norme a tutela degli allevatori. Da questo punto di vista viene valutata positivamente la campagna istituzionale #oradellatte a sostegno del latte fresco italiano ed il sistema di aiuti da 120 milioni di euro per i produttori italiani.
    Sarà fondamentale, però, secondo Calzolari ridurre la produzione per tornare a far crescere i prezzi: “Nell’attuale emergenza non può esserci un solo intervento risolutivo. Ma è necessario soprattutto garantire l’eticità del prezzo. Sono mesi – aggiunge Calzolari – che Granarolo lo ripete che per alleggerire le tensione del mercato e sostenere così i prezzi in caduta libera l’unica soluzione è quella di ridurre la produzione“.


  • latte prezzo

    Il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina ha parlato al quotidiano La Repubblica, analizzando la situazione del comparto lattiero caseario. 

    Proprio oggi Martina ha partecipato insieme al premier Matteo Renzi al milk day, la giornata nazionale per la difesa del latte italiano organizzata da Coldiretti.
    I problemi delle stalle italiane, secondo il ministro, non derivano solo dalla fine delle quote latte, che ha generato un’improvvisa liberalizzazione del comparto ed latte prezzouna corsa sfrenata verso il ribasso dei al prezzi.
    Il settore lattiero-caseario italiano presenta anche delle carenze strutturali che lo hanno fatto trovare impreparato di fronte alla decisione dell’Unione Europea di avviare la stagione della liberalizzazione.
    “La filiera del latte – ha dichiarato Martina – si deve organizzare di più. Oggi come oggi nel settore c’è ancora troppa frammentazione. Va superata questa debolezza strutturale. Servono più organizzazioni di produttori, più cooperative. Dove esistono consorzi come il Grana Padano ed il Parmigiano Reggiano il sistema funziona meglio e si autoregola. La madre di tutte le questioni è aiutare a lavorare insieme quel 40% di latte italiano che non va in formaggi Dop“.
    Il mondo della cooperazione rappresenta il 70% del latte italiano grazie all’attività di oltre 800 coop che generano un fatturato di 7 miliardi di euro, circa la metà del fatturato dell’intero settore caseario. Proprio l’aggregazione rappresenta l’elemento vincente delle cooperative, un aspetto che consente anche ai piccoli produttori di accedere ai mercati esteri e di ricevere un giusto prezzo di vendita alla stalla.


  • vino coop

    È stato lanciato oggi, a Shanghai, il primo flagship del vino italiano su Tmall di Alibaba. Questo speciale primato spetta alla cantina cooperativa Mezzacorona, che si trova al terzo posto nella classifica dell’aziende vitivinicole italiane con il maggior fatturato (175 milioni di euro nel 2015). 

    Non poteva che essere la coop trentina la prima ad arrivare su Alibaba con l’obiettivo dichiarato di aggredire il mercato cinese. Mezzacorona, infatti, realizza l’80% dei propri ricavi grazie alle vendite all’estero.
    vino coopIl flagship aprirà ufficialmente i battenti l’1 giugno con una vasta gamma di vini appartenenti al gruppo cooperativo. Tra i prodotti più conosciuti annoveriamo il Pinot grigio, molto venduto soprattutto negli Stati Uniti, e lo spumante ottenuto secondo il metodo Rotari Trento Doc.
    “Questa giornata cinese ha dato la dimostrazione del grande lavoro svolto dal Gruppo Mezzacorona in questi anni per arrivare a questo traguardo così importante e del prestigio raggiunto dai nostri marchi a livello internazionale, un fatto che ci dà soddisfazione e ci sprona a fare sempre meglio in futuro” ha commentato a caldo il Presidente Luca Rigotti. “Vogliamo essere protagonisti del successo del vino italiano in Cina, come lo è già oggi giustamente su tanti mercati mondiali; crediamo che Alibaba possa darci un notevole aiuto per moltiplicare l’effetto Italia in un Paese immenso come la Cina così affascinato dal made in Italy.”
    Insieme insieme a quello di Mezzacorona sono stati lanciati oggi anche i flagships di Maserati, Pirelli e Tod’s.


  • società benefit

    Non ci siamo dimenticati della riforma del Terzo Settore, anzi…

    Abbiamo deciso di spiegarvela in maniera più diretta ed informale con un video di approfondimento sulle principali società benefitnovità del provvedimento che rivoluzionerà tutto il mondo del non profit.
    Il nostro quotidiano Notiziario della Cooperazione lascia per una volta il posto ad un contenuto video con un format diverso, che speriamo possa piacervi e che intendiamo riproporre nel breve periodo.

    La riforma del Terzo Settore cambia profondamente i connotati di un comparto che coinvolge più di 300mila organizzazioni non profit, di cui 11mila cooperative sociali. Oggi il Terzo Settore è un polmone dell’Italia, un universo innovativo che produce valore, fornisce servizi alle persone svantaggiate ed interviene laddove lo Stato non riesce ad operare.
    Sono diverse le novità apportate dalla legge delega approvata in via definitiva mercoledì sera alla Camera.
    C’è innanzitutto un riconoscimento giuridico del Terzo Settore, con una razionalizzazione e semplificazione delle norme che ne regolano il perimetro di attività.
    Vengono, inoltre, estesi i settori di intervento ed il novero di soggetti che possono essere considerati come imprese sociali.
    L’istituzione del servizio civile universale, la riforma dei Csv e dell’impianto fiscale per il non profit, la formazione di un fondo per il Terzo Settore e l’istituzione della Fondazione Italia sociale sono alcune delle novità presenti nella legge delega che proviamo a spiegarvi nel nostro video…

    Buona visione!

     


  • latte alleanza delle cooperative

    L’Alleanza delle Cooperative ha presentato ieri al ministro delle Politiche Agricole una serie di proposte per porre fine alla crisi del settore lattiero caseario. 

    Riduzione della produzione, giusto prezzo per la vendita del latte alla stalla e maggiore coordinamento tra imprese ed istituzioni.
    Sono queste le linee guida delle misure presentate dall’Alleanza che abbiamo avuto la possibilità di valutare e che vi presentiamo di seguito in maniera analitica:

    • Riduzione della produzione nazionale di latte: secondo le stime dell’Alleanza delle Cooperative, nel 2016/17 la produzione dovrebbe arrivare a 115 milioni quintali, ovvero più di 6 milioni di quintali rispetto al livello ritenuto ottimale.
      L’organizzazione di rappresentanza intende portare la produzione a 107 milioni di quintali attraverso l’erogazione di risorse di natura comunitaria, nazionale, ma anche privata.
      Un intervento che contrasti gli eccessi produttivi è a questo punto indispensabile. Nei giorni scorsi il Mipaaf ha lanciato un’iniziativa che prevede la distribuzione del latte agli indigenti, un’idea lanciata anche da Granarolo e che può dare un po’ di respiro ai produttori.
      L’Alleanza propone, invece, una soluzione di tipo strutturale con il coinvolgimento sia delle istituzioni europee che nazionali.
    • Istituzione di un Organismo Interprofessionale del settore lattiero caseario: da diversi mesi il mondo della cooperazione si fa portavoce della costituzione di organismo interprofessionale nel comparto del latte, un ente che fungerebbe da garanzia di trasparenza ed aiuterebbe la collaborazione tra produttori, industrie di trasformazione e grande distribuzione.
      Tra i compiti dell’organismo ci sarebbe quello di analizzare il mercato, collaborando in maniera attiva alla costruzione del prezzo. La sua presenza sarebbe anche fondamentale per individuare le pratiche sleali in seno alla gdo e alle industrie di trasformazione e per tutelare, dunque, in maniera reale gli allevatori.
    • Campagne di educazione alimentare: l’educazione è fondamentale, anche e soprattutto in un settore come il lattiero caseario. La disinformazione sulle proprietà organolettiche del latte è imperante, anzi sul web sono in crescita i portali che veicolano informazioni false sugli effetti del latte sull’organismo umano.
      Di qui la necessità di attivare delle campagne di educazione alimentare su base nazionale, prevedendo tra le altre cose la possibilità di portare i ragazzi delle scuole nelle industrie di trasformazione per mostrare loro come viene lavorato il latte e come va avanti l’intera filiera produttiva.
    • Campagna “Latte nelle scuole”: sempre in tema di educazione alimentare l’Alleanza propone un campagna all’interno delle scuole sulla storia ed i valori del latte italiano.
      Secondo l’organizzazione di rappresentanza è fondamentale mettere in risalto l’aspetto territoriale delle produzioni, facendo conoscere alle giovani generazioni le migliori aziende e le migliori specialità lattiero casearie della propria regione.
      Le coop si propongono come attore primario di questa operazione, in quanto simbolo della valorizzazione del territorio e modello d’impresa dall’alto impatto sociale.
    • Maggiore collaborazione tra le istituzioni e le imprese per la realizzazione delle misure intraprese in sede nazionale ed europea superando così lo scoglio della burocrazia che impedisce a diverse aziende di accedere ai fondi messi a disposizione da Bruxelles.
      Per ovviare a questo problema l’Alleanza propone la nomina di una figura ad hoc per affrontare questa fase delicata e garantire l’attuazione delle misure deliberate.
    • Promozione del Made in Italy: L’Italia ormai è invasa da prodotti a basso costo provenienti da tutta Europa. Una recente indagine commissionata da Ismea ha rivelato come i consumatori italiano sia disposti a pagare dal 5 al 20% in più per un prodotto di provenienza certificata italiana.
      Risulta, dunque, indispensabile promuovere le specialità tipicamente italiane, anche nel comparto lattiero caseario. L’Alleanza appoggia l’accordo tra il Mipaaf e la Gdo per la promozione nelle catene di distribuzione del latte 100% italiano, ma chiede di inserire un elemento di salvaguardia dell’equa retribuzione dei produttori.

  • latte enel

    Nella giornata di ieri l’Alleanza delle Cooperative agroalimentari ha incontrato il Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, per discutere della crisi del settore lattiero-caseario e presentare le proprie proposte per rilanciare il comparto. 

    La cooperazione rappresenta il 70% del latte italiano grazie all’attività di oltre 800 coop che generano un fatturato di 7 miliardi, circa la metà del fatturato dell’intero settore caseario.
    Il mondo cooperativo, dunque, può e deve farsi carico delle difficoltà del comparto, veicolando valori e proposte operative a favore dei produttori.
    “Serve fermare la tempesta che da tempo si è accanita sul nostro latte, di questo abbiamo discusso oggi con il ministro in sede di coordinamento del settore latte enellattiero caseario – ha detto il coordinatore del settore lattiero-caseario dell’Alleanza delle Cooperative, Giampiero Calzolari -. Con una disponibilità di materia prima italiana a prezzi prossimi ai 20 centesimi al litro, una produzione annua superiore a quella ottimale di almeno 6mln di quintali e infine con ripetute quanto interessate campagne di disinformazione in favore di prodotti alternativi, le condizioni di mercato sono ormai divenute insostenibili”.

    Per questo motivo l’Alleanza si fa portavoce di alcune azioni determinanti per ridurre la produzione ed aumentare il prezzo di vendita alla stalla, stabilizzando così il mercato.
    Recentemente il Mipaaf ha firmato un accordo con la Gdo per la promozione del latte 100% italiano. A tal proposito l’organizzazione di rappresentanza delle cooperative ritiene sia fondamentale inserire anche un elemento di salvaguardia per l’equa remunerazione dei lavoratori, un aspetto che il mondo della cooperazione si è sempre impegnata a garantire anche in un periodo di crisi come questo.
    Oltre alla campagna “Latte nelle scuole”, l’Alleanza propone inoltre un’azione formativa nelle cooperative di trasformazione per evitare fenomeni distorsivi del mercato e la competizione al ribasso. Vengono messe sul tavolo anche una serie di azioni per ridurre la produzione attraverso l’istituzione di un organismo interprofessionale in grado di gestire le fasi critiche e di guidare il comparto con maggiore trasparenza.


  • welfare-cooperative

    Negli anni della crisi le cooperative attive nel campo della salute hanno assolto un compito fondamentale, sopperendo al taglio delle risorse al welfare e all’aumento della domanda di servizi sanitari. 

    Il rapporto dell’Alleanza delle cooperative sul comparto della salute evidenzia come le coop siano sempre più protagoniste in materia di assistenza socio-sanitaria, operando attraverso cooperative di medici, farmacie e cooperative di distribuzione del farmaco, strutture specialistico-diagnostiche, cooperative ad alta welfare-cooperativespecializzazione sanitaria e mutue sanitarie.
    Il sistema del welfare è sempre più flessibile e decentrato e le coop sono tra i principali interpreti dei bisogni dei cittadini. Basta guardare i dati riportati dall’Alleanza per comprendere il tipo di ruolo svolto dalle imprese sociali, capaci nel periodo di crisi (2008-2014) di aumentare i principali dati aggregati (occupati, capitale sociale, capitale investito e patrimonio netto).
    Tra il 2008 ed il 2014 le coop attive nel settore hanno visto un aumento degli occupati del 30,8%, con un un balzo particolarmente rilevante tra il 2012 ed il 2013 (11,2%). Le medesime dinamiche interessano anche il capitale investito che cresce del 37,7% negli ultimi sei anni.
    Bene anche il capitale sociale, che fa registrare una variazione positiva del 50,2% ed il patrimonio netto che aumenta di 36,6 punti percentuali.

    I dati appena riportati dimostrano ancora una volta come la cooperazione sia uno strumento giuridico estremamente resiliente alla crisi, essendo in grado di operare nonostante numerosi difficoltà come quelle di accesso al credito, ritardo dei pagamenti della PA e crollo della domanda interna.
    Le cooperative attive nel comparto della salute sono uno degli ambiti emergenti. Non a caso recentemente il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha annunciato l’avviamento di forme di sperimentazione per un welfare maggiormente decentrato ed un coinvolgimento più attivo delle cooperative e delle imprese sociali.
    In Italia, come riporta l’Alleanza delle Cooperative, al 31 dicembre 2015 sono 10.773 le coop operanti in questo comparto. Di queste lo 0,5% del risulta attivo nel comparto farmaceutico, il 9,6% opera nel comparto sanitario in senso stretto e l’89,8% del totale agisce in quello socio-sanitario.
    Il fatturo aggregato delle oltre 10mila coop è di 15,3 miliardi di euro, il 66% del quale è riconducibile al settore socio-sanitario, il 27,4% al farmaceutico e il restante 7,6% al settore sanitario in senso stretto.
    Il numero degli occupati, invece, ammonta a fine 2014 a 368mila addetti e nella maggior parte dei casi si tratta di soci della coop stesse. Sono, inoltre, in prevalenza lavoratori stabili e donne ed il 91% opera in cooperative del settore socio-sanitario, l’8,3% nel sanitario in senso stretto (tra le professionalità figurano gli operatori socio-sanitari, gli infermieri, i medici, i terapisti e fisioterapisti) e lo 0,7% nel farmaceutico.


  • scuola cooperative

    È arrivato alla terza edizione il progetto Toscana 2020 – Il rinascimento della Cooperazione, l’iniziativa promossa da Confcooperative Toscana in collaborazione con Federazione Toscana BCC e Fondo Sviluppo (il fondo mutualistico di Confcooperative) e presentato oggi a Firenze alla presenza, tra gli altri, del Sottosegretario all’istruzione Gabriele Toccafondi e dell’Assessore all’istruzione della Regione Toscana Cristina Grieco. 

    La cooperazione arriva finalmente nelle scuole. L’intento del progetto, infatti, è far conoscere ai ragazzi i valori cooperativi e cosa vuol dire gestire una cooperativa.
    Allo stato attuale i libri di testo, sia nelle scuole che nelle università, propongono come modello d’impresa unico quello capitalista. Sono rari gli accenni all’impresa sociale nella sua accezione cooperativa.
    Diventa difficile così avere un universo di startup che adottino la formula cooperativa.
    Recentemente abbiamo mostrato come non a caso solamente il 2% delle nuove imprese scelga il modello cooperativo.

    Diventa, dunque, fondamentale portare i principi mutualistici all’interno delle scuole con progetti come Toscana 2020. Nelle prime due edizioni sono stati scuola cooperativecoinvolti complessivamente 1300 alunni, 60 insegnanti e 17 educatori e sono nate 20 cooperative.
    I ragazzi delle scuole hanno potuto sperimentare cosa vuol dire gestire un’impresa e lo hanno fatto attraverso le Acs, ovvero le Associazioni cooperative scolastiche.
    Si tratta di vere e proprie simulazioni di imprese sociali, che hanno permesso agli aspiranti imprenditori di cimentarsi con bilanci, consigli di amministrazione e problemi legati alla crisi economica.
    Sono nate in tutto 64 Acs, che potrebbero tramutarsi un giorno in cooperative a tutti gli effetti.

    Per questo motivo è stata creata PR.A.T.I.CO. s.c., una coop che farà da tramite tra i ragazzi ed il mercato nel momento in cui i primi vogliano formare realmente una società cooperativa.
    Confcooperative mette così a disposizione una sede ed una serie di strumenti di natura tecnica e teorica a supporto delle imprese nascenti.
    “Siamo molto soddisfatti dei risultati fino ad ora ottenuti – ha dichiarato Claudia Fiaschi, presidente di Confcooperative Toscana – siamo convinti che questo progetto, che ci ha permesso di entrare in contatto con le nuove generazioni, rappresenti un aiuto concreto all’orientamento e alla formazione dei ragazzi. Con la terza edizione, grazie alla collaborazione dell’Ufficio scolastico regionale, avremo modo di rafforzare i nostri strumenti ed essere ancora più efficaci. In questa direzione la scelta di realizzare un cartone animato per raggiungere subito l’attenzione dei ragazzi e focalizzarli sul tema e la nascita di PR.A.T.I.CO. per non disperdere il patrimonio creato negli anni e dare la possibilità ai ragazzi interessati di proseguire con i loro progetti anche al termine del percorso scolastico”. 


  • yoga succo di frutta

    Yoga è uno dei marchi italiani di succo di frutta più conosciuti nel nostro Paese. Una fama che viene innanzitutto dalla storia e dalla qualità delle materie prime.

    Negli anni Sessanta, grazie alla trasmissione Carosello e agli spot televisivi con protagonista Walter Chiari, Yoga è diventato il brand per eccellenza in tema di yoga succo di fruttasucchi di frutta. Il celebre marchio, appartenente dal 1994 al gruppo cooperativo Conserve Italia che possiede tra gli altri anche brand come Valfrutta, Cirio e Derby, decide di ripartire proprio da quel periodo di storico.
    Per festeggiare, infatti, i 70 anni da quando nel 1946 il marchio Yoga entrò sul mercato, Conserve Italia lancia due nuovi succhi di frutta in formato limited edition.
    Verrà ripresa la ricetta originaria, che prevede solo da acqua, frutta e zucchero. La nuova bottiglia sarà da 200 ml e verrà distribuita a partire dalle prossime settimane in tutti i bar italiani, disponibile in due nuove referenze: la pesca nettarina (con il 70% di frutta) e la pera Williams (60% di frutta).

    Entrambe le varietà di frutta provengono esclusivamente dal territorio dell’Emilia-Romagna e hanno la peculiarità di contenere semplice zucchero al posto dello sciroppo di glucosio. “Se la limited edition riscuoterà il successo che speriamo – ha annunciato il presidente di Conserve Italia Maurizio Gardini – siamo pronti a valutare di sostituire le classiche ricette attuali“.
    Un ritorno al passato, dunque, per rinnovare il patto con un territorio, l’Emilia Romagna, in particolare la provincia di Ravenna, che è parte integrante di un brand di successo in Italia e nel mondo.


  • coop connection

    Il libro Coop Connection, scritto da Antonio Amorosi, sta rapidamente scalando le classifiche dei libri più venduti in Italia. 

    Ieri sera Amorosi è stato ospite di Gianluigi Paragone, conduttore della trasmissione La Gabbia su La7, per parlare della sua pubblicazione e del mondo della cooperazione.
    Coop Connection, infatti, è un libro che indaga sulle cooperative, facendone emergere il lato oscuro e analizzando i rapporti con la politica ed il mondo finanziario.
    Il quadro che emerge dall’analisi di Amorosi non è certo idilliaco, come ha rimarcato lo stesso autore nel corso del suo intervento a La Gabbia: “Sulla carta le coop coop connectionsono una realtà sociale mutualistica, in realtà producono un fatturato di 151 miliardi di euro che è superiore a quello di molti paesi europei. 
    Costruiscono questo fatturato anche sulla base di agevolazioni fiscali, alcune non pagano addirittura tasse“.
    La denuncia di Amorosi è forte e non si ferma ai presunti privilegi fiscali delle coop, ma si estende anche ai rapporti con la criminalità organizzata e con gli amministratori locali, attraverso i quali le grandi cooperative riuscirebbero a trasformare l’attività mutualistica in un vero e proprio business, grazie alla vittoria di appalti pubblici di grande rilevanza.
    Ancora una volta, infine, come era già accaduto nel corso della puntata di Report dell’8 maggio, nel mirino dell’inchiesta giornalistica è finita Coop e la sua attività di prestito sociale, definita come la principale fonte di guadagno della cooperativa di consumo.
    Viene denunciata soprattutto la presunta attività bancaria svolta da Coop attraverso l’apertura di veri e propri libretti di risparmio per i consumatori che possono ritirare i propri soldi in qualsiasi momento.

    In merito a questo argomento e ad altre questioni finite sotto la lente d’ingrandimento dei media, Coop ha risposto con un dossier che trovate qui.
    È innegabile come il mondo della cooperazione, soprattutto dopo lo scoppio dello scandalo Mafia Capitale, sia diventato uno dei bersagli principali dell’opinione pubblica. Le inchieste giudiziarie hanno fatto emergere alcune dinamiche inconcepibili per lo spirito e i valori cooperativi.
    È altrettanto innegabile, però, come spesso manchi un confronto con i dirigenti cooperativi e soprattutto come solo in pochi casi venga portato avanti uno storytelling positivo delle cooperative. Da esempi come i workers buyout, alle startup cooperative, passando per le coop agroalimentari e a quelle che lottano contro le mafie, le realtà virtuose ci sono e raccontarle è un compito altrettanto doveroso come quello di denunciare le storture, che esistono, sono forti e rischiano di corrompere un mondo nato e cresciuto con ben altri principi.


  • birra messina cooperativa

    Ancora una volta la cooperazione diventa simbolo di ricostruzione aziendale e rinascita. Questa volta il protagonista è il Birrificio Messina, una storica realtà siciliana e della provincia di Messina che dal 1923, grazie alla famiglia  Lo Presti – Faranda, fino al 2011 è stata un simbolo della produzione di birra locale. 

    Il birrificio aveva iniziato a perdere la sua identità prettamente siciliana nel 1999, quando Dreher, uno dei marchi del gruppo Heineken, aveva rilevato lo stabilimento messinese.
    birra messina cooperativaLa concorrenza delle birre italiane ed estere ha lentamente distrutto un brand riconosciuto soprattutto in Sicilia e Calabria. Nel 2011 è arrivata la chiusura definitiva degli stabilimenti ed il licenziamento di 42 lavoratori.
    Oggi, però, dopo anni di battaglie all’interno delle istituzioni, proteste in piazza e in tv e lungaggini burocratiche, la birra Messina sembra pronta a vivere una nuova vita.
    Merito di 16 lavoratori che hanno deciso di costituire una cooperativa e far ripartire l’attività, investendo un milione di euro per l’acquisto di macchinari e stabilimenti. Vi chiederete come siano riusciti sedici operai a recuperare una cifra così cospicua. Lo hanno fatto rinunciando al proprio trattamento di fine rapporto e dando vita così all’ennesimo workers buyout, vera e propria risorsa durante la crisi.
    Fondamentale anche l’aiuto della Regione Sicilia, che in questo progetto ha creduto ed investito: “Si centra un obiettivo che significa recupero di una tradizione, di posti di lavoro e di economia siciliana” ha dichiarato Mariella Lo Bello, assessore delle Attività produttive della regione Sicilia, ufficializzando la ripresa delle attività che sarebbe dovuta ricominciare già quest’estate, ma ha dovuto rinviare l’appuntamento per via di problemi di natura burocratica.
    I due stabilimenti sorgeranno nella zona Asi di Larderia dove verranno prodotte due nuove birre, la Birra dello Stretto e la Doc 15.