Categoria: Cooperative

  • cosa sono le cooperative a mutualità prevalente

    Oggi alle ore 12.00, presso il Salone A del Ministero dell’Intero, si terrà la conferenza stampa di presentazione della Carta della buona accoglienza dei migranti. 

    Si tratta di un documento proposto dall’Alleanza delle cooperative sociali Lombardia che intende proporre un modello di accoglienza decentrato e basato sui diritti umani, capace di ripristinare i valori della cooperazione internazionale.
    accoglienza migrantiDiverse cooperative sono state protagoniste di scandali giudiziari legati all’accoglienza dei migranti, trasformata in un vero e proprio business illecito.
    È necessario, dunque, ripulire l’immagine della cooperazione e veicolare soluzioni che contrastino il dilagare dell’odio xenofobo.
    Sono diverse le proposte lanciate dall’Alleanza delle cooperative che, qualora dovessero essere adottate nei singoli comuni, potrebbero portare quei correttivi necessari per fare dell’Italia un modello all’avanguardia in materia di accoglienza dei migranti.
    Ecco di seguito i punti salienti della Carta della buona accoglienza:

    • Essere un percorso che veda una progressiva destinazione verso l’accoglienza nelle abitazioni: passare progressivamente e compatibilmente con il percorso individuale, dall’essere accolti in centri collettivi a percorsi in abitazione, questo all’interno di una visione volta all’effettiva integrazione ed autonomia delle persone accolte;
    • Garanzia, in ogni fase dell’accoglienza, di personale socio educativo per almeno due ore ad ospite ogni settimana;
    • Garanzia di ospitare i migranti in strutture con caratteristiche e nel rispetto dei parametri della civile abitazione;
    • Interventi di:
      • garanzia di accesso, con personale qualificato a percorsi di mediazione culturale;
      • corsi di italiano per un minimo di 8 ore settimanali, il cui coordinamento, progettazione e monitoraggio siano affidati e persone in possesso del titolo DITALS o equivalente;
      • garanzia di accesso alla tutela legale e orientamento giuridico svolto da persone in possesso di specifiche competenze;
      • 3 pasti al giorno (nella struttura ovvero erogazione di risorse per l’autopreparazione) con garanzia del rispetto delle tradizioni religiose e culturali
      nonché delle prescrizioni mediche;
      • Vestiario: fornitura in ingresso di un kit di accoglienza che rispetti quanto previsto dalle norme SPRAR e adeguato cambio stagionale;
      • Periodici e adeguati strumenti (o risorse adeguate) per l’acquisto del kit per l’igiene personale;
      • Corretto ed adeguato accompagnamento alla conoscenza dei servizi del territorio
    • un investimento obbligatorio in formazione professionale o borse lavoro o tirocini per almeno il 10% dei migranti accolti che abbiano una permanenza ed un percorso di accoglienza di almeno 6 mesi;
    • Una azione di coinvolgimento dei territori ove avviene l’accoglienza.

    Qui trovate il documento completo pubblicato dall’Alleanza delle Cooperative sociali Lombardia. Saranno presenti alla conferenza stampa di presentazione Filippo Bubbico, Viceministro dell’Interno; Mario Morcone, Capo Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno; Matteo Biffoni, delegato all’Immigrazione per l’Anci e Giuseppe Guerini, portavoce Alleanza delle Cooperative Sociali.


  • cooperative-europa

    Nel 2014 le cooperative sociali hanno dato lavoro ad oltre 300.000 persone, facendo registrare un fatturato complessivo di 12 miliardi. 

    È questo uno dei principali risultati del Rapporto Eurisce 2016, l’analisi annuale dell’Istituto di Ricerca sulla cooperazione. Il portale Repubblica.it ha fornito alcune anticipazioni sul rapporto che verrà pubblicato nei prossimi giorni.
    cooperative-europaIn questi mesi si è discusso molto sul ruolo della cooperazione sociale in ambiti come quello dell’accoglienza ai migranti, dell’edilizia, della pulizia e della manutenzione del verde. Lo scandalo Mafia Capitale ha evidenziato dei rapporti illeciti tra alcune realtà cooperative ed il mondo delle istituzioni, portando ai minimi storici la credibilità dell’opinione pubblica nei confronti della cooperazione.
    Il Rapporto Eurisce 2016 ci aiuta a fare chiarezza sull’universo dell’impresa sociale, un settore che, come rivela lo studio di Eurisce, rappresenta l’1% del Pil italiano grazie ad un fatturato di 12 miliardi di euro.

    Nello specifico 9 miliardi provengono dalle cooperative di tipo A, ovvero imprese che operano nel campo dei servizi socioassistenziali, socio-sanitari ed educativi. Secondo l’indagine di Eurisce, oggi, circa la metà dei servizi assistenziali e sanitari sono gestiti dalle coop attraverso appalti pubblici.
    Lo Stato, a causa degli ingenti tagli alla spesa pubblica, si sta facendo promotore di un modello di welfare sempre più decentrato, affidando l’erogazione di servizi sanitari ed assistenziali al mondo del terzo settore e del privato.
    L’ente pubblico, però, non offre un trattamento privilegiato alle cooperative rispetto alle altre forme d’impresa. Un assunto confermato dalla stessa Autorità Anti-corruzione.
    Diversa, invece, la situazione delle cooperative di tipo B, cioè quelle imprese che hanno l’obbligo di inserire nel proprio organico una quota almeno del 30% di lavoratori svantaggiati, come disabili, detenuti, persone con disagi psichici, minori in età lavorativa con difficoltà familiari.
    Queste realtà sono circa 3.000 in tutta Italia e fatturano complessivamente 2 miliardi, operando per lo più in convenzione con enti pubblici nel campo della manutenzione del verde e della pulizia, salvo estendere negli ultimi anni i propri servizi anche ad ambiti come l’agricoltura sociale.
    In questo caso rivela l’indagine c’è sì un trattamento di favore nell’assegnazione degli appalti pubblici in quanto trattasi di imprese che svolge – o dovrebbe svolgere – una funzione sociale particolarmente rilevante.


  • mezzacorona alibaba

    Sarà la cooperativa Mezzacorona la prima azienda del vino a sbarcare su Alibaba. Lo farà con un flagship che inizierà i primi di giugno e che mostrerà i prodotti vitivinicoli tipici del Trentino. 

    Ad annunciarlo è stato Rodrigo Cipriani Foresio, country manager per Italia, Spagna e Grecia di Aliba, a margine mezzacorona alibabaFederalimentare che si è tenuta a Parma nel corso della giornata inaugurale di Cibus 2016.
    Si tratta di un’opportunità enorme per Mezzacorona, che diventerà in un certo senso il testimonial del vino italiano in Cina. L’intento dell’iniziativa, infatti, è soprattutto quello di aggredire il mercato cinese, dove le aziende vitivinicole italiane coprono una quota di mercato solamente del 5%.
    Un numero irrisorio per un paese, il nostro, che ha recentemente raggiunto il primato di primo produttore mondiale di vino.
    Quello cinese è un mercato in crescita, soprattutto per quanto riguarda il settore del vino. I consumatori cinesi trascorrono sempre più tempo in Europa per motivi di studio o di lavoro. Quando tornano in patria ricercano i prodotti agroalimentari assaporati nel Vecchio Continente e tra questi va annoverato il vino.

    L’Italia in questi anni non è riuscita a portare avanti una politica di internazionalizzazione adeguata al contesto asiatico e cinese nello specifico. Oggi le aziende vitivinicole italiane devono cedere il passo non solo a quelle francesi, ma anche a quelle cilene e neozelandesi, capaci di portare con successo il proprio vino in Cina.
    C’è, però, ancora spazio per aggredire questo mercato e l’approdo sul celebre colosso di e-commerce cinese è un primo passo verso il raggiungimento dell’obiettivo di “triplicare le vendite in breve tempo”, come dichiarato dallo stesso Rodrigo Cipriani Foresio.
    Sulle spalle di Mezzacorona, dunque, c’è una grossa responsabilità per una cooperativa che è la quinta azienda del vino italiana in termini di fatturato e che propone produzioni locali conosciute in tutto il mondo come il Rotari Trento Doc.


  • identicoop

    Si chiama I.denticoop ed è il marchio cooperativo che colloca nello stesso studio diversi dentisti, il tutto a pochi passi dai centri commerciali Coop. 

    L’idea è stata sperimentata in Emilia Romagna, dove in due anni sono nati 6 ambulatori (tre a Bologna, e uno a Imola, a Ravenna e a Rimini) curando 25mila pazienti, con un fatturato di 4,95 milioni di euro e oltre 100 occupati (33 odontoiatri, 11 igienisti e 58 assistenti).
    identicoopOggi aprire uno studio odontoiatrico comporta degli oneri di grande rilievo, ecco perché la formula cooperativa, garantita dal marchio I.denticoop, ha subito riscosso un grande successo.
    I costi sono ridotti e c’è la possibilità di lavorare a stretto contatto con altri professionisti del settore in un ambiente dotato di materiali e strumenti all’avanguardia. I vantaggi sono anche per i clienti che potranno usufruire delle cure dentistiche anche durante il fine settimana e in orari serali, seguendo gli orari di apertura dei relativi centri commerciali.
    Anche i costi sono ridotti: i possessori di tessera socio Coop potranno usufruire di sconti del 15%.
    L’obiettivo di I.denticoop è di estendere i servizi anche ad altre regioni al di fuori dell’Emilia Romagna. Grazie ad un investimento complessivo di 7 milioni di euro sabato a Rovigo verrà inaugurato l’ambulatorio nel centro di Santa Maria Maddalena, al quale farà seguito, il 21 maggio, l’apertura di un altro studio a Ravenna presso il centro commerciale Esp, per arrivare infine all’inaugurazione di altri centri nelle Marche ed in Abruzzo. L’obiettivo, come ha dichiarato il presidente di I.denticoop, Gianni Tugnoli, a Il Sole 24 Ore, è di aprire una media di 10 strutture ogni anno fino al 2020.


  • controlli-cooperative

    Nel 2015 il Mise ha ispezionato solamente 5.000 cooperative, corrispondenti solo al 10% del totale, per effetto dei tagli effettuati dal Governo nel 2014 nei confronti del Ministero dello Sviluppo Economico. 

    La denuncia arriva direttamente da Simonetta Moleti, direttore generale della Direzione per la vigilanza sugli enti, il sistema cooperativo e le gestioni commissariali del Ministero dello Sviluppo economico, in audizione davanti alla commissione Industria del Senato.
    controlli-cooperative“Il numero delle ispezioni effettuate dal ministero – sottolinea Moleti – è passato dalle 20mila del biennio 2009-2010 alle 33 mila del biennio 2011-2012, alle 36 mila del biennio 2013-2014″.  Il calo del 2015 è da sottoscrivere per l’appunto ad un drastico taglio delle risorse portato avanti nel 2014 dal Governo; una decisione paradossale considerando che proprio a fine 2014 scoppiò il caso Mafia Capitale ed il problema delle false cooperative si manifestò difronte all’opinione pubblica.
    La situazione dei fondi per effettuare le ispezioni alle coop è cambiata drasticamente nel 2008,  da quando cioè i contributi versati dalle imprese sociali non arrivano più direttamente nelle case del Mise ma vengono depositati in un apposito fondo.
    Tali risorse, però, possono essere destinate per migliorare i conti di finanza pubblica. Come spiega la stessa Moleti, nel 2015 solamente l’8% dei contributi per la revisione versati dalle cooperative sono stati re-investiti per dare vita alle ispezioni.

    Il quadro, dunque, è piuttosto preoccupante, nonostante nel 2016 la situazione sembra essersi normalizzata. Per l’anno in corso sono stati investiti 6,5 milioni di euro, corrispondenti al 50% dei contributi versati dalle coop. Il numero dei controlli è tornato così vicino al livello del biennio 2013-2014.
    Desta scalpore anche il numero delle mancate revisioni, ovvero i controlli che non vengono portati a termine per la mancata reperibilità delle cooperative o addirittura per il loro rifiuto a farsi revisionare: “Le mancate revisioni effettuate dal Mise” aggiunge Moleti, “ammontano a 10.798, quasi un terzo del monte revisioni effettuate dal ministero. Le mancate revisioni delle associazioni, a parità di revisioni effettuate, sono invece 2.005. È evidente che questo numero deve far riflettere”. 
    Proprio i ritardi nei controlli consentono alle cosiddette false cooperative di sfruttare i vantaggi fiscali insiti nel modello cooperativo e di far sparire velocemente le proprie tracce. Ecco perché sarà fondamentale destinare maggiori risorse al Mise ed attivare un processo di coordinamento tra il ministero e le centrali di rappresentanza, così come proposto dall’Alleanza delle Cooperative nella legge contro la falsa cooperazione presentata in Parlamento nei mesi scorsi.


  • cooperative vino

    Le cooperative del vino producono un fatturato aggregato da 2,3 miliardi di euro, corrispondente al 43,6% del giro d’affari complessivo delle 110 maggiori aziende vitivinicole italiane. 

    Del resto, come ha ricordato recentemente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso del suo discorso di inaugurazione del Vinitaly, il vino è innanzitutto società, ambiente e cultura e per questo le coop svolgono un ruolo di primo piano.
    cooperative vinoIl Corriere Economia ha proposto oggi la classifica delle 110 maggiori case del vino. Non stupisce il fatto che le coop siano in vetta alla graduatoria; è da sottolineare, invece, come sia in aumento il numero di cooperative presenti nella top 110.
    Sono 43, infatti, le coop protagoniste della classifica 2015, 7 in più rispetto al 2014.
    Oggi un terzo delle esportazioni di vino viene dalle cantine cooperative. Quello delle vendite all’estero è un ambito particolarmente proficuo per l’agroalimentare e per il vino in particolare, capace di raggiungere quota 5,4 miliardi di euro nel 2015 e di aggredire mercati dalle enormi potenzialità come quello statunitense e cinese.

    Il carattere distintivo del mondo cooperativo è rappresentato dall’aggregazione. Le coop consentono, infatti, ai piccoli produttori di vendere il proprio prodotto fuori dalla propria regione d’origine e all’estero.
    Il Corriere Economia ci propone diversi esempi di coop virtuose, come quelle emiliane e trentine. Non è un caso che siano proprio loro con Cantine riunite, Caviro e Mezzacorona a svettare nella classifica delle 110 maggiori case vitivinicole.
    Il tutto nonostante la crisi della domanda interna, che ha portato i produttori nostrani a spostare – con successo – gli affari all’estero. Il Prosecco, ma anche il bianco ed il rosso, possiedono un grande appeal verso i consumatori esteri. Per affrontare la sfida dell’internazionalizzazione, però, l’Italia sarà chiamata a fare sistema, prendendo spunto proprio da quel modello cooperativo che dell’aggregazione e della capacità relazionale fa il proprio marchio distintivo.


  • coop italia

    Ieri sera la trasmissione Report, condotta da Milena Gabanelli, ha mandato in onda un servizio sulla Coop e sulla sua attività di prestito sociale che, secondo il giornalista Luca Chianca, autore del contributo, rappresenta la quota più rilevante del giro di affari della cooperativa di consumo. 

    Il servizio parte con la storia di Fortunato Peron, proprietario della Celox, società produttrice di pere e fornitrice di Coop. L’azienda ha di recente chiuso i battenti a causa della scontistica applicata da Coop sulle pere nei propri supermercati e per via dello stop alla fornitura delle pere di importazione estera.
    coop italiaLa decisione di interrompere una parte del rapporto di fornitura tra Celox e Coop, è costata a quest’ultima una condanna ad una multa di 50.000 euro deliberata dall’Autorità di Vigilanza.
    Secondo Report, il principale giro d’affari di Coop non viene però dalle vendite nei supermercati, ma dall’attività di prestito sociale che rappresenta il modello storico di finanziamento delle cooperative di consumatori. I soci decidono di finanziare la cooperativa attraverso l’apertura di libretti di risparmi presso gli sportelli dei supermercati con interessi che vanno dallo 0,6% al 2%.
    La denuncia di Report non riguarda, però, l’attività di prestito sociale in senso stretto che, come precisa Coop stessa, nasce ed è regolamentata per ovviare alla sotto patrimonializzazione delle cooperative, ma concerne l’apertura di veri e propri sportelli bancari, come quello presente alla Coop di Largo Agosta a Roma, dove i possessori di tessera Coop possono prelevare liberamente soldi dal proprio libretto di risparmio.
    Questo comporterebbe, secondo l’indagine di Report, il reato di esercizio abusivo dell’attività bancaria. Non è mancata in merito la risposta di Coop, secondo la quale non si tratterebbe di abusiva attività bancaria, ma solo di servizio ai soci. Sulla questione, aggiunge la cooperative di consumatori, sta lavorando anche Bankitalia.

    Il prestito sociale delle cooperative di consumo presenti in tutta Italia ammonta a 11,3 miliardi di euro. Il rischio, denuncia Report, è che il risparmio dei soci non sia adeguatamente controllato, mancando le garanzie presenti, invece, per gli istituti bancari.
    A tal proposito viene presentato il caso di Coopca, cooperativa friulana che ha chiuso la sua attività nel dicembre 2015, causando ai soci prestatori una perdita di 27 milioni di euro di prestito sociale.
    Coop ha voluto rispondere punto per punto alle accuse di Report attraverso un portale dedicato. Viene ricostruita la genesi della decisione della trasmissione di Rai Tre di effettuare un servizio su Coop con la pubblicazione delle email tra la redazione e la cooperativa.
    Report inizialmente chiede alla Coop la disponibilità a rilasciare delle interviste sulla memoria cooperativa e sulla nascita della cooperativa La Proletaria, oggi Unicoop Tirreno. Solo in seguito emerge la volontà di dare vita ad un’inchiesta sul prestito sociale e sul rapporto con i fornitori, al quale fa seguito un rifiuto da parte di Report ad avere come ospite in studio un rappresentante di Coop per rispondere alle accuse.
    Sul sito quellochereportnondice.e-coop.it troverete tutto il materiale per approfondire la questione. Vengono messe a disposizione interviste sulla funzione del prestito sociale, sulle vicende Celox e Coopca, oltre ad un approfondimento sul tema degli stipendi dei dirigenti cooperativi e sul rapporto tra l’azienda, i soci ed i lavoratori.
    Vi invitiamo, dunque, a documentarvi per farvi un’idea sulla vicenda ed avere tutti gli elementi per valutare l’inchiesta giornalistica effettuata.



  • Durante la seconda giornata dell’assemblea nazionale di Confcooperative è stata presentata una ricerca condotta dal Censis sui giovani meridionali che studiano nelle università del Centro-Nord. 

    La ricerca permette di valutare il fenomeno delle migrazioni Sud/Nord in maniera analitica e di verificare le perdite economiche per il Mezzogiorno.
    censisNell’anno accademico 2014-2015 si sono spostati verso gli atenei del Centro-Nord circa 23.000 giovani universitari, che corrispondono a l’8-9% del totale delle immatricolazioni.
    Nello stesso anno il totale di ragazzi provenienti dal Sud che studiano nelle università di Centro e Nord è di 168.000.
    La perdita economica non riguarda solo il sistema universitario meridionale ma tutta l’economia del Mezzogiorno. Secondo lo studio di Censis nell’ultimo anno il trasferimento dei giovani meridionali ha arrecato agli atenei del Sud un danno economico di 122 milioni di euro, creando, di converso, un valore aggiuntivo per le università del Centro-Nord di 248 milioni di euro.
    I maggiori introiti derivano, come facile immaginare, dalle tasse pagate dalle famiglie meridionali pari a 126 milioni di euro.
    A questi dati bisogna aggiungere un altro numero abbastanza preoccupante: nel 2013 ben 26.000 giovani laureati nelle università del Sud si sono trasferiti al Nord per cercare lavoro e 5.000 hanno scelto di andare all’estero.

    I danni economici in termini di mancati investimenti in capitale umano sono devastanti per il Mezzogiorno. Censis ha calcolato che l’impatto economico negativo per il Sud sia di 3,3 miliardi di euro, una cifra enorme che è destinata a crescere se il trend dovesse rimanere il medesimo.
    L’impoverimento progressivo delle famiglie meridionali ed il mancato investimento sui giovani sarà una questione da affrontare per gli anni a venire: investire in ricerca e università è un dovere non solo per l’Italia, ma anche e soprattutto per il Mezzogiorno.


  • coopfond

    Il Consiglio di amministrazione di Coopfond, tenutosi lo scorso 21 aprile, ha deliberato i prossimi interventi a sostegno del mondo della cooperazione. 

    In questi mesi il fondo mutualistico di Legacoop ha intensificato la propria attività per lo sviluppo di nuove cooperative, soprattutto di stampo innovativo, e per la coopfondpromozione dei valori mutualistici.
    Il simbolo dello spirito cooperativo e della capacità della cooperazione di resistere all’impatto della crisi è rappresentato dai workers buyout, ovvero coop nate dalle ceneri di imprese fallite o in liquidazione sotto l’impulso degli stessi lavoratori.
    Coopfond è sempre stata vicina a queste realtà, offrendo loro un importante sostegno economico. Il Consiglio di amministrazione ha deliberato altri due interventi a favore di due workers buyout, la Berti di Tessera (Venezia) e la D’Esi di Ancona.
    Il primo, operante nel settore del vetrocamera e dei serramenti in vetro, è stato inaugurato qualche giorno fa e nasce dall’iniziativa di 22 lavoratori che hanno deciso di chiedere in anticipo la loro indennità di mobilità, capitalizzando la società con 338mila euro e fondando così una cooperativa. Coopfond ha partecipato attraverso un investimento di 200.000 euro e continuerà ad assistere i lavoratori.
    La D’Esi, invece, nasce sotto l’impulso di 15 dipendenti che hanno investito la propria mobilità per sopperire alla crisi di Mercatone Uno, il principale cliente della fabbrica di cucine fallita.

    Tra gli altri interventi deliberati da Coopfond c’è anche il sostegno ad una startup femminile fondata a Napoli da cinque ragazze, alcune delle quali vittime di violenza. La nuova impresa intende creare un laboratorio di pasticceria e panetteria ed altre attività ristorative, culturali e di assistenza.
    Coopfond sosterrà anche la realizzazione del film “Massimo ribasso” proposto dalla cooperativa Arcobaleno di Torino e della ricerca su “La Cooperazione di Abitanti e il Modello di impresa”. Non mancherà, inoltre, il sostegno all’Istituto Cooperativo per l’Innovazione (ICIE), un’organizzazione che lavora da oltre 40 anni nel campo della ricerca, della sperimentazione e del trasferimento tecnologico e della consulenza organizzativa.



  • Cooperfidi promosso a pieni voti. Il consorzio cooperativo ottiene all’approvazione della Banca d’Italia per l’iscrizione all’Albo Unico degli Intermediari Finanziari Vigilati. 

    La richiesta, presentata lo scorso mese di novembre, è stata valutata in maniera estremamente positiva dall’ente preposto: “In settembre – ha dichiarato Mauro Frangi, presidente di Cooperfidi italia – il team ispettivo di Banca d’Italia aveva consegnato il verbale che concludeva l’ispezione della Vigilanza iniziata in agricoltura socialemaggio. Il giudizio positivo colloca Cooperfidi tra i migliori Consorzi di Garanzia Fidi italiani: nessuno ha, infatti, ottenuto un giudizio migliore dalla Vigilanza”.
    In questi mesi Cooperfidi ha fatto registrare dei risultati positivi, con un aumento del volume di attività.
    Rappresenta ormai uno strumento di garanzia fondamentale per le cooperative, soprattutto per le startup, in un periodo storico in cui l’accesso al credito è un problema per tutte le imprese.
    La previsione di strumenti finanziari specifici per le cooperative diventa essenziale e Cooperfidi, sostenuta dalle tre maggiori associazioni di rappresentanza delle coop, sta provando ad incrementare i propri servizi rivolti alle imprese sociali.
    “Cooperfidi, che è dotato di una solida struttura patrimoniale anche grazie all’intervento dei fondi mutualistici – dice il vice presidente del consorzio Aldo Soldi – si conferma come uno snodo molto importante nell’insieme della strumentazione finanziaria a disposizione delle cooperative. Forte di questo ruolo intende migliorare ulteriormente la sua attività, arricchendo i servizi ed avvicinandosi ancora di più alle imprese ed ai territori”


  • gardini confcooperative

    Il 4-5 Maggio a Roma si svolgerà l’assemblea nazionale di Confcooperative, nel corso della quale ci sarà il rinnovo delle cariche e verrà tracciata la strada verso l’unione delle sigle delle centrali di rappresentanza delle coop che verrà portata a termine nel 2017. 

    Alla vigilia di un appuntamento importante per la propria organizzazione, il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, parla delle questioni fondamentali del gardini confcooperativenuovo corso della centrale cooperativa. Lo fa nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano Avvenire.
    Parità di genere, riordino territoriale e welfare sono, secondo Gardini, gli ambiti di intervento maggiormente rilevanti per il futuro della cooperazione e per la formazione di una società più democratica, uguale ed efficiente.
    Il rinnovo delle cariche di Confcooperative ha assegnato un ruolo di primo piano alle donne, come dimostrato dalla nomina di Fabiola Di Loreto come direttrice generale.
    “Oltre il 60% degli occupati delle nostre coop è donna. Ecco perché la presenza femminile – ha dichiarato Gardini – è in progressivo aumento nella governance, dove siamo arrivati ad una quota rosa del 23,6% che sale al 26% se consideriamo le posizioni apicali, rispetto al 16% degli altri modelli d’impresa“.

    Confcooperative si è resa protagonista anche di un progressivo riordino territoriale che ha portato all’accorpamento di diverse unioni regionali e provinciali (passate da 109 a 71), con un risparmio complessivo di 3 milioni di euro. “Queste risorse – ha aggiunto il vertice della centrale di rappresentanza delle coop – verranno reinvestite totalmente nei servizi alle imprese. Dare di più senza chiedere di meno alle stesse“.
    In questi mesi il movimento cooperativo è impegnato su più fronti. Chiusa la difficile partita della riforma delle Bcc, si apre quella sulle false cooperative, contro le quali l’Alleanza delle cooperative italiane ha presentato una proposta di legge di iniziativa popolare, e quella del welfare.
    Confcooperative chiede al Governo la promozione di un modello di assistenza maggiormente decentralizzato, capace di dare valore a quelle cooperative che offrono servizi assistenziali ad oltre 7 milioni di cittadini.
    “Bisogna passare da un sistema ‘ospedalocentrico’ – conclude Gardini – a un assetto che preveda più assistenza sul territorio, anche per non intasare il servizio sanitario nazionale“.


  • false-cooperative

    Il Ministero del Lavoro, di concerto con il Mise e le organizzazioni di rappresentanza delle cooperative, sta intensificando le procedure di revisione contabile delle cooperative. 

    L’obiettivo è scovare le cosiddette false cooperative, ovvero quelle imprese che sfruttano i vantaggi fiscali insiti nel modello cooperativo per ottenere ritorni personali senza perseguire alcun fine mutualistico.
    I dati relativi al primo trimestre 2016 sono alquanto preoccupanti. È aumentato, innanzitutto, il numero di coop revisionate, passate da 905 del periodo gennaio-marzo 2016 a 934 dello stesso arco temporale del 2016.
    A destare scalpore, però, è la quantità di cooperative irregolari: sono 497 (più del 50%) le imprese sociali che presentano delle irregolarità con 3.768 lavoratori irregolari (nel 2015 sono stati 3.580), di cui 399 “in nero” (294 nel 2015).
    C’è, dunque, una crescita cospicua del fenomeno della falsa cooperazione, che le istituzioni e le associazioni di rappresentanza dovranno contrastare attraverso un controllo capillare del territorio e una nuova normativa.

    A tal proposito l’Alleanza delle Cooperative italiane, ovvero l’organizzazione che unisce le tre principali centrali cooperative (Agci, Confcooperative e Legacoop), ha portato avanti nei mesi scorsi una raccolta firme per una proposta di legge popolare contro le false cooperative.
    L’iniziativa ha raccolto oltre 100.000 sottoscrizioni ed è stata presentata in Parlamento. La legge prevede l’immediata espulsione dall’Alleanza delle coop non sottoposte a revisione ed un maggiore coordinamento tra il Mise, il Ministero del Lavoro e le organizzazioni di rappresentanza delle coop per effettuare controlli realmente efficaci.
    Proprio ieri l’Alleanza delle cooperative ha partecipato ad un’audizione in Senato su questo tema: “Nel ringraziare per questa convocazione – ha dichiarato il presidente di Legacoop e copresidente dell’Alleanza Mauro Lusetti – esprimiamo grande apprezzamento per i due disegni di legge, presentati dal senatore Caleo e dalla Regione Lombardia che riprendono integralmente i contenuti della proposta di legge popolare per la quale nei mesi scorsi abbiamo raccolto oltre 100mila firme in tutto il Paese”.
    Anche alla luce dei dati pubblicati ieri, urge un’accelerazione nell’iter legislativo sulla falsa cooperazione. Il sentiment dell’opinione pubblica nei confronti delle coop è ai minimi storici: è necessario un cambio di rotta per ripulire dall’interno il movimento cooperativo e valorizzare le realtà virtuose.