Categoria: Cooperative

  • iva cooperative

    Si terrà a Bruxelles, il 18 ed il 19 aprile, l’assemblea dei giovani cooperatori europei in vista dell’assemblea generale di Cooperative Europe che si svolgerà sempre a Bruxelles mercoledì 20 aprile. 

    Il network dei giovani cooperatori ha una storia recente: l’ultimo appuntamento, tenutosi a Bologna, ha riscosso un grande successo, fornendo energia ed entusiasmo ad un gruppo di ragazzi che ha deciso di scegliere la forma cooperativa per proporre la propria idea d’impresa e servire il proprio territorio.
    iva cooperativeTrattandosi di un network di formazione recente, è necessario parlare anche del modello di governance da portare avanti.
    Allo stesso attuale lo European Young Cooperators’ Network è composto da organizzazioni provenienti da 12 paesi europei, ma è aperto anche a contributi individuali di giovani imprenditori sociali.
    Nel corso della due giorni a Bruxelles ci sarà l’elezione del board del network, che sarà composto da 6 rappresentanti delle organizzazioni nazionali delle cooperative e da 4 cooperatori non legati ad incarichi rappresentativi nelle associazioni di rappresentanza nazionali.

    Ci sarà, però, anche modo di approfondire alcune tematiche legate al mondo della cooperazione. Verrà riservato grande al tema della cooperativa intesa come impresa capace di creare ricchezza per il territorio e di attivare relazioni economiche e sociali su scala nazionale ed internazionale.
    I giovani cooperatori parleranno, inoltre, delle modalità di coinvolgimento degli under 35 nel movimento cooperativo.
    Sono ancora pochi, infatti, i millennials che scelgono la forma cooperativa per avviare un’attività d’impresa: è necessario, dunque, comprendere come diffondere al meglio le peculiarità cooperative, facendone conoscere opportunità e valori.
    La discussione è aperta anche a contributi individuali che consentiranno di attivare workshop su altri temi.


  • latte agrinsieme

    Granarolo, uno dei principali gruppi lattiero-caseari italiani, ha presentato le proprie proposte per rilanciare il settore del latte. 

    Come promesso dal presidente Giampiero Calzolari nei giorni scorsi, l’azienda emiliana acquisterà il latte dai produttori al prezzo di 36,5 centesimi al litro.
    latte agrinsiemeSi tratta del prezzo più alto sul mercato (quando scoppiò la crisi lo scorso mese di novembre, il livello dei prezzi era fermo a 34 centesimi).
    Granarolo utilizzerà, in particolare, i profitti derivanti dalla diversificazione produttiva portata avanti nell’ultimo periodo, che gli consentirà, tra le altre cose, di assorbire una quota maggiore di latte italiano.
    Verranno ritirati, infatti, 6 milioni di quintali di latte nostrano, con una variazione positiva del 13%.

    Una delle ipotesi paventate dai produttori europei contempla una riduzione volontaria della produzione, che dovrebbe portare nelle intenzioni degli allevatori all’innalzamento del livello dei prezzi. Calzolari, così come il ministro Martina, chiede invece un intervento forte dell’Unione Europea. “In una lettera – ha dichiarato il presidente di Granarolo, nonchè coordinatore del settore latte dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari – abbiamo informato il commissario Phil Hogan della necessità di attuare ulteriori misure straordinarie e urgenti, a partire dall’attivazione già nei prossimi giorni dei ritiri delle produzioni non collocate sul mercato, da finanziare con il fondo anti-crisi previsto dall’Ocm unica“.
    Tra le proposte di Granarolo c’è anche quella di collocare le quote in eccedenza agli indigenti, considerata la grande richiesta di prodotti alimentari generata dalla crisi migratoria che ha colpito l’Europa.



  • La cooperazione vitivinicola, che rappresenta più del 50% delle produzioni di vino Dop italiano, sarà protagonista di un contest fotografico lanciato dall’Alleanza delle Cooperative italiane.

    “Fatevi ispirare da una situazione, da un luogo, da un monumento; stappate una bottiglia di vino in compagnia di amici oppure degustate un bicchiere di vino italia primo produttore vinomentre contemplate un panorama mozzafiato. Quello che conta è che immortaliate questo momento con il vostro smatphone e lo pubblichiate sui nostri social con #kmillimitato”.
    Questa è la descrizione del concorso fotografico che premierà i tre migliori scatti sul vino italiano e cooperativo e sul tema del viaggio. Non a caso il nome dell’iniziativa è #kmillimitato, perché la cooperazione agricola è anche e soprattutto tutela e promozione del territorio.
    Viaggiando per l’Italia, da Nord a Sud, sarà capitato più volte a ciascuno di noi di ammirare i vigneti veneti o toscani, passando per le meravigliose realtà del Lazio e finendo con le produzioni locali di Puglia e Calabria.
    La maggior parte dei vigneti incontrati sono a marchio cooperativo, una realtà, però, ancora poco conosciuta nonostante sia sinonimo di qualità e motore di sviluppo.

    Per questo l’Alleanza delle Cooperative ha deciso di promuovere le produzioni delle cantine sociali con un contest dedicato.
    Potranno partecipare all’iniziativa tutti coloro che hanno compiuto 18 anni e che possiedono un profilo Facebook. Sarà proprio Facebook a decretare il vincitore: saranno premiate, infatti, le tre foto che riceveranno più “mi piace”.
    Il premio sarà un gadget relativo al settore vitivinicolo, oltre alla possibilità di vedere pubblicato il proprio gli scatto sul sito kmillimitato.com e sul blog quidanoiblog.it.
    Il contest, iniziato il 9 aprile, proprio alla vigilia del Vinitaly, si concluderà alle ore 00:00 del 10 maggio 2016. Per ulteriori informazioni potete consultare il regolamento.


  • fiducia consumatori

    Il welfare in Sicilia si trova in una situazione di grave crisi economica. Ritardi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione e gare al massimo ribasso hanno portato diverse cooperative a chiudere i battenti. 

    Qualche mese fa l’Alleanza delle Cooperative Sicilia aveva lanciato l’allarme con una conferenza stampa congiunta dei presidenti di Legacoop e Confcooperative.
    Oggi la situazione è, se possibile, ancora più preoccupante, tanto da portare Legacoop sociali e Federsolidarietà a scendere in piazza per manifestare la propria fiducia consumatoripreoccupazione visto lo stato della cooperazione sociale in Sicilia.
    Si tratta di un settore che può contare su oltre 20.000 addetti e che fornisce assistenza a 2.630 disabili mentali, 3.600 minori nativi, 4.300 minori stranieri non accompagnati, 2.500 anziani in case di riposo e comunità alloggio, 3.000 anziani a domicilio, 800 anziani in RSA.
    La cooperazione rappresenta in Sicilia, così come in molte altre regioni d’Italia, il principale strumento di assistenza alle persone svantaggiate, un modello di welfare decentralizzato che può rappresentare il futuro del sociale italiano.

    Le coop sociali siciliane devono confrontarsi, però, con gravi problemi di accesso al credito, dovuti in molti casi al ritardo dei pagamenti della Pa. Il sistema di welfare siciliano rischia così di non assicurare ai propri cittadini i livelli essenziali delle prestazioni sociali.
    Per questo motivo Legacoop sociali Sicilia e Federsolidarietà Sicilia hanno organizzato un sit-in di protesta per domani davanti la sede dell’assessorato alle Politiche sociali.
    Le organizzazioni di rappresentanza delle coop chiederanno alla Regione di “intervenire affinché gli enti locali paghino in maniera regolare e con una tempistica non oltre i 60 giorni, le rette per l’assistenza residenziale; non operino, per obiettivi di bilancio, a rinviare i costi delle comunità alloggio a debiti fuori bilancio; intervenire affinché le spese per lo politiche sociali che afferiscono all’assistenza residenziale e domiciliare, vengano escluse dal Patto di stabilità e derogano all’ordine cronologico dei pagamenti rispetto ai fornitori ordinari; scongiurare l’attuale ricorso alla contrattazione delle rette per i servizi sociali, alla strumentalizzazione del lavoro, nero, del volontariato per garantire servizi sociali assistenziali con continuità e professionalità, per rivedere i sistemi di affidamento dei servizi sociali”.


  • pizza masaniello

    Si chiama Masaniello ed è una pizzeria, aperta a Bologna nella giornata di ieri, che utilizzerà solo ingredienti provenienti da cooperative che operano su beni confiscati alla mafia o che hanno subito ritorsioni da parte della criminalità organizzata. 

    Il progetto di pizzeria etica è portato avanti da due giovani napoletani Luca e Marco Caiazza, che decidono così di portare l’autentica pizza napoletana pizza masaniello(con lievitazione di 24 ore) nel capoluogo emiliano, contribuendo allo stesso tempo a sostenere le imprese che si battono contro la mafia.
    L’incasso, ad esempio, della cena di inaugurazione sarà devoluto a Enza e Tiberio Bentivoglio, i due commercianti di Reggio Calabria che recentemente hanno subito l’ennesimo danneggiamento da parte della ‘ndrangheta.
    Selezionare i prodotti anti-mafia non è facile. I fratelli Caiazza hanno lavorato per mesi insieme al comitato anti-camorra “Io lotto” per scegliere le imprese che si battono realmente per la legalità e che assicurano un’elevata qualità degli ingredienti.

    Tra le realtà coinvolte in questo progetto troviamo la cooperativa Fattorie doc ed i suoi fagioli borlotti,  la mozzarella del caseificio “Terre di Don Peppe Diana” di Castel Volturno e i friarielli del consorzio Nuova cooperazione organizzata (Nco) di Aversa.
    I marchi provengono dalle cooperative sociali di “Libera Terra” e “N.C.O.- Nuova cooperazione organizzata”.
    Alla cena inaugurale hanno partecipato, tra gli altri, il procuratore antimafia di Napoli Giuseppe Borrelli,il giornalista Sandro Ruotolo, Gino Fabbri e Nadia Monti coordinatrice regionale di “Avviso Pubblico. Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie”.
    Si tratta, dunque, di un progetto dall’alto valore etico, capace di coniugare un marchio di qualità come la pizza napoletana al sostegno economico verso chi lavora quotidianamente in territori dove agisce il potere mafioso.


  • imprese italia

    La Toscana è storicamente una regione leader nel mondo della cooperazione. I dati degli ultimi anni, però, segnalano una flessione in termini numerici che costringe i dirigenti cooperativi e le istituzioni regionali ad effettuare alcune riflessioni. 

    Come riportato dal Corriere Fiorentino, sono 3.835 le coop attive in Toscana, un numero che rappresenta il minimo dal 2008. Rispetto al 2014 c’è stata una flessione del 3,4%, mentre nel confronto con il 2008 la variazione negativa è addirittura del 5,6%.
    imprese italiaLe province che fanno registrare il rendimento peggiore sono quelle di Prato e Livorno, dove il numero di coop attive diminuisce su base annua rispettivamente del 15,4% e del 10,1%.
    Nel 2015 hanno cessato l’attività 226 cooperative e rispetto al 2008 il numero di iscrizioni è crollato del 22,3%.
    Male soprattutto il settore delle costruzioni e della casa, con delle flessioni anche nel comparto dei servizi alle imprese.
    I dati appena riportati diventano ancora più preoccupanti se rapportati a quelli della cooperazione su base nazionale. Nonostante la crisi, infatti, le coop sono riuscite a mantenere dei buoni livelli occupazionale e ad avere un discreto rendimento economico.

    La quantità di cooperative attive in tutta Italia è in lieve crescita: rispetto al 2014, ad esempio, nel 2015 c’è una variazione positiva dell’1,5%.
    La cooperazione è sempre stata una risorsa importante per tutta la regione Toscana. Le cooperative hanno rappresentano un modello di sviluppo incentrato su valori e principi economici ben definitivi e lontani dall’impresa capitalista, che ha trovato terreno fertile soprattutto nel centro Italia.
    La presidente di Confcooperative Toscana, Claudia Fiaschi, appena confermata nel suo incarico di rappresentanza delle coop toscane, ha invitato le istituzioni regionali, proprio per questo motivo, a salvaguardare il patrimonio cooperativo: “La Regione deve adottare politiche in grado di sostenere il modello di patrimonializzazione e di accesso al credito delle cooperative per evitare il rischio di vedere compromesso non solo il lavoro, ma alcuni servizi essenziali per la comunità“.


  • vino cooperative

    Si svolgerà a Verona, dal 10 al 13 aprile, la cinquantesima edizione del Vinitaly – Salone internazionale del vino e dei distillati. 
    La cerimonia di inaugurazione si è tenuta ieri, alla presenza del capo dello stato, Sergio Mattarella, il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese, il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, il Governatore della Regione del Veneto, Luca Zaia, e il sindaco di Verona, Flavio Tosi. 

    Il presidente Mattarella, nel corso del suo discorso per inaugurare la manifestazione internazionale, ha voluto rimarcare il ruolo svolto dalle cooperative in uno dei settori chiave del Made in Italy, ovvero quello della produzione di vino e distillati: “Il vino è società. Proprio la storia della crescita di cui voi siete stati vino cooperativeartefici e testimoni – ha dichiarato il capo dello Stato – dimostra l’interdipendenza positiva tra produzioni e rafforzamento delle reti sociali.
    Oltre la metà della produzione del vino si realizza in strutture cooperative.
    Tanti giovani sono entrati nel settore portando competenze, entusiasmo e tecniche innovative: è importante condividere e trasmettere conoscenze con generosità, perché le nuove generazioni possano partire equipaggiate verso l’avventura della vita”.

    Secondo un’indagine dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, il 52% delle produzioni vitivinicole italiane Dop ed il 62% delle Igp proviene dalle coop.
    Sono 493 cooperative (187 esporranno al Vinitaly) attive nel settore, con 179.000 soci produttori ed un fatturato complessivo di 4,3 miliardi e circa 8.700 addetti. Nel 2015 – riporta l’Alleanza – il fatturato aggregato derivante dall’export delle cantine cooperative è arrivato a 1,8 miliardi di euro, pari a circa un terzo di tutto il valore del vino commercializzato all’estero.
    Tra le regioni leader troviamo il Veneto, il Trentino (3 cantine su 4 sono cooperative), la Toscana, il Piemonte e la Puglia, dove 6 produzioni Doc valgono circa l’80% della produzione vitivinicola pugliese.
    Il mondo della cooperazione rappresenta, dunque, una risorsa fondamentale del settore del vino italiano, un ambito che, come ha sottolineato lo stesso Mattarella, vede un coinvolgimento sempre più intenso dei giovani e guarda con occhi interessati ai mercati esteri.
    Nel 2015 l’Italia è diventata il primo produttore mondiale di vino, un risultato prestigioso che deve spronare i nostri produttori ad incentivare i processi di innovazione ed internazionalizzazione.
    Non è un caso che proprio l’internazionalizzazione sia il tema scelto dagli organizzatori per la 50esima edizione del Vinitaly.


  • monitor-coop

    Anche quest’anno sarà possibile effettuare la mappatura delle più grandi cooperative a livello mondiale. 

    L’iniziativa si chiama World co-operative monitor ed è portata avanti da Euricse e dall’International Co-operative Alliance, che ormai da qualche anno forniscono agli esperti del settore informazioni sempre più dettagliate sull’andamento dell’economia cooperativa, con particolare riferimento alle imprese sociali monitor-coopdi grande dimensione.
    Viene elaborata una classifica con le 300 coop più grandi. Il tutto grazie ad un sondaggio, della durata di circa 20 minuti, dove vanno compilate una serie di voci come quella sul valore della produzione, il numero di soci, il settore di riferimento, il fatturato, il numero di dipendenti.
    Oltre a fornire informazioni sullo stato del movimento cooperativo, il World co-operative monitor serve a delineare la rilevanza di una specifica impresa sociale rispetto all’economia del paese di appartenenza.

    L’indagine del 2015, che ha preso in considerazione i dati del 2013, ha evidenziato, ad esempio, come le 300 maggiori cooperative e organizzazioni mutualistiche abbiano un fatturato totale di 2.360,05 miliardi di dollari; il 40% di esse appartiene al settore delle assicurazioni, mentre il 32% fa parte del settore agricolo e alimentare.
    I principali risultati li trovate qui.
    Per quanto riguarda l’edizione 2016 dell’indagine, le coop avranno tempo fino al 30 aprile per compilare il sondaggio. Si tratta di uno strumento fondamentale sia per il mondo della ricerca che per i policy makers.
    Attraverso il World co-operative monitor, infatti, le istituzioni possono conoscere l’andamento dell’economia cooperativa e le esigenze delle imprese sociali. Per questo motivo l’intento di Eurisce e dell’International Co-operative Alliance è di rendere sempre più approfondita l’indagine, ampliando gli indicatori utilizzati.
    La novità per il 2016 è la presenza di una ricerca specifica sulle fonti di finanziamento e di capitalizzazione delle cooperative, che consentiranno così alle coop di piccola e media dimensione di confrontarsi con quelle più grandi.


  • sociale italia

    In questi giorni sono stati rinnovati i consigli di presidenza di Confcooperative Marche, Piemonte ed Emilia Romagna in vista dell’assemblea nazionale che si svolgerà in primavera. 

    Massimo Stronati è stato confermato presidente dell’organizzazione di rappresentanza delle coop marchigiane. L’assemblea ha sancito anche l’istituzione sociale italiadell’Unione regionale unica che conterà su 315 cooperative, 34.530 soci, 8mila addetti ed un fatturato complessivo di 815 milioni di euro.
    “Nelle Marche bisogna cooperare di più – ha dichiarato Stronati nel suo discorso successivo alla nomina–. Politica e organizzazioni datoriali, sindacali, università, tutti ma proprio tutti dobbiamo stare allo stesso tavolo con i progetti per la crescita della comunità della nostra regione. E in quest’ottica è fondamentale il progetto dell’Alleanza delle Cooperative Italiane delle Marche, costituita a dicembre con le centrali Agci e Legacoop. Siamo orgogliosi di esserci riusciti“.
    Nella giornata di ieri ci sono stati anche i rinnovi dei consigli di presidenza di Confcooperative Piemonte ed Emilia Romagna. Domenico Paschetta è stato confermato presidente dell’associazione di rappresentanza delle cooperative piemontesi.
    Il Piemonte rappresenta senza dubbio una delle regioni cardine dell’intero movimento cooperativo, potendo vantare su un bacino di 1159 cooperative con oltre 31mila occupati e un fatturato complessivo di 12 miliardi di euro.
    “In questi sette anni di crisi non solo abbiamo garantito il lavoro ma abbiamo incrementato l’occupazione media del 25% – ha sottolineato Paschetta -. Negli ultimi 5 anni è stato mantenuto il trend del 77% di contratti a tempo indeterminato, ancor prima dell’avvento delle agevolazioni fiscali sul Jobs act”.

    Nel pomeriggio di ieri, infine, Francesco Milza è stato confermato presidente di Confcooperative Emilia Romagna, l’organizzazione territoriale che insieme alla Lombardia può contare su più cooperative associate.
    Raccoglie, infatti,  1.700 coop, con 367.000 soci e 76.150 occupati e un fatturato di oltre 13 miliardi di euro. Come sottolineato dall’organizzazione di rappresentanza, dal 2012 ad oggi Confcooperative Emilia Romagna ha mantenuto costanti gli occupati, il fatturato e il numero dei soci, registrando una leggera flessione delle cooperative associate, dovuta all’aggregazione fra alcune realtà, soprattutto dell’agroalimentare, peraltro accompagnata da nuove adesioni a governance giovanile (85) e femminile (77).
    “Per la nostra organizzazione – ha dichiarato Milza – questi quattro anni sono stati molto impegnativi non solo per l’attività sindacale straordinaria legata alla crisi, ma anche per gli avvicendamenti alla guida dell’associazione. L’azione di cambiamento dei vertici è proseguita con il rinnovo delle cariche delle Federazioni di settore. Negli ultimi mesi abbiamo poi celebrato le Assemblee delle Confcooperative provinciali dell’Emilia Romagna con l’elezione di sei nuovi presidenti e la conferma di altri tre. Anche i Consigli di queste organizzazioni risultano profondamente rinnovati: il 44% degli eletti sono di nuova nomina e di questi il 34% è composto da donne”


  • bcc lettera

    Si svolgerà a Modena, giovedì 7 aprile alle ore 15:00, la premiazione di Imprendocoop, l’iniziativa promossa da Confcooperative Modena per lanciare nuove startup cooperative. 

    Nel corso dell’atto conclusivo ci sarà anche il convegno “Economia collaborativa: il miracolo è questo. Più condividiamo, più abbiamo“, organizzato da bcc letteraConfcooperative Modena, Imprendocoop, Democenter e CoopUp.
    L’evento sarà un’occasione per confrontarsi sulle nuove opportunità offerte dalla sharing economy e sul ruolo che hanno le persone ed il sociale nell’economia collaborativa.
    Verranno, infine, premiati i tre progetti vincitori che riceveranno, in base all’ordine di classifica, un contributo di 2.500, 1.500 e 1.000 euro.
    I gruppi vincitori potranno inoltre usufruire di:

    •  spazio co-working per sei mesi dalla fase costituente;
    •  servizi amministrativi e fiscali gratuiti per il 2016;
    •  elaborazione servizi del personale gratuiti per il 2016;
    •  adesione ed accesso ai servizi messi a disposizione da Confcooperative Modena;
    •  agevolazioni per finanziamenti e servizi bancari;

    L’erogazione di tutti i premi è, inoltre, vincolata alla costituzione di una impresa in forma cooperativa e all’adesione a Confcooperative Modena entro il 30 giugno 2016.
    La cerimonia di premiazione è solamente l’ultimo atto di un percorso che ha visto i partecipanti impegnati in una serie di attività portate avanti dalla rete di Imprendocoop e Confcooperative Modena.
    A partire dal 2015 fino ad arrivare ai primi mesi del 2016, le startup cooperative hanno seguito dei laboratori e dei seminari tecnici su tematiche quali l’innovazione frugale ed economia della condivisione, crowfunding ed impact investing, digital marketing e smart innovativo, oltre ad alcuni incontri che hanno aiutato le coop a comprendere come realizzare la propria impresa, con un focus sull’attività di marketing e comunicazione e la pianificazione economico-finanziaria.


  • linarello goel

    Il gruppo cooperativo Goel continua ad rappresentare un modello di riferimento per il sociale italiano. La sua attività di contrasto all’economia mafiosa e di recupero delle tradizioni calabresi riscuote grande successo anche a livello internazionale. 

    Il presidente della coop calabrese, Vincenzo Linarello, ha ricevuto, difatti, la nomina di Fellow Ashoka, la più grande rete mondiale di imprenditori sociali.
    IMG_1835Si tratta di un riconoscimento di grande valore per Linarello e per tutto il gruppo Goel, sempre attivo sul territorio calabrese nonostante le numerose difficoltà incontrate di recente. La selezione di Ashoka avviene, infatti, analizzando l’attività dei migliori imprenditori sociali attivi in più di 70 paesi in tutto il mondo.
    Non è un caso che il processo di scelta duri circa sei mesi.
    Il sociale etico italiano e calabrese, dunque, diventa protagonista di uno dei maggiori premi internazionali relativi all’impresa sociale. Oltre a Linarello hanno ricevuto le nomine di Fellow Ashoka anche Alfonso Molina, Dario Riccobono e Riccarda Zezza.

    Goel ha ottenuto in questi anni diversi diversi attestati di caratura mondiale per il proprio marchio di moda etica: Cangiari. Dietro Cangiari c’è il recupero dell’antica tradizione della tessitura a mano calabrese con una storia alle spalle estremamente affascinante.
    Come ha raccontato Linarello, nel corso della trasmissione andata in onda oggi su Rai Due “Tutto il Bene che c’è“, le cosiddette “magistrae” memorizzavano le tecniche di tessitura, contenti migliaia di formule matematiche, attraverso delle nenie. Dietro delle semplici cantilene si nascondevano, dunque, i segreti di un mestiere che non può e non deve essere abbandonato.
    Goel l’ha recuperato e riproposto, attraverso un marchio, Cangiari, richiestissimo in tutto il mondo ed esposto in diverse sfilate di moda in Italia e all’estero.


  • legge-commercio-equo

    L’Osservatorio Ubi Banca su finanza e terzo settore, con il supporto scientifico di AICCON, ha pubblicato la quinta edizione del rapporto sull’imprenditoria sociale. 

    Per la prima volta, oltre ad analizzare le relazioni tra le cooperative sociali e le banche, viene analizzato anche il rendimento dei cosiddetti ibridi organizzativi o legge-commercio-equoimprese sociali di seconda generazione, ovvero organizzazioni promosse dalla cooperazione sociale, ma dall’alto livello di innovazione ed imprenditorialità.
    L’indagine è stata svolta tramite la somministrazione di un questionario di indagine rivolto rispettivamente ai responsabili di 250 cooperative sociali e consorzi di cooperative sociali e di 25 ibridi organizzativi.
    Per quanto riguarda le coop sociali, il rapporto evidenzia i seguenti i risultati:

    • Maggiore efficienza e stabilità nei rapporti con la Pubblica Amministrazione confermata anche per il 2016 ed aumento delle previsione di crescita delle entrate da vendita di beni e servizi sul mercato (+4,4%);
    • Maggiore fidelizzazione degli istituti di credito nei confronti delle cooperative sociali dovuta all’apprezzamento delle cooperative sociali riguardo ai metodi di valutazione personalizzati da parte delle banche;
    • Diminuiscono le richieste di finanziamento per investimenti (-3,2%), mentre aumenta il tasso di concessione dell’intero ammontare richiesto (+4,0%);
    • L’autofinanziamento torna a rappresentare la principale fonte di copertura (47,3%) degli investimenti previsti.

    Gli ibridi, invece, mostrano delle previsioni di crescita più ottimistiche per il 2016 rispetto alle cooperative sociali. Queste organizzazioni presentano, tra le altre cose, un’alta percentuale di richieste di finanziamento per investimenti (79,0%), con un elevato tasso di concessione (86,7%).
    Per quanto riguarda, infine, le tipologie di finanziamento, le imprese sociali di seconda generazione ricorrono maggiormente ai canali tradizionali (+7,5% rispetto alle coop sociali) e mostrano un significativo ricorso all’autofinanziamento (48,6%).