Categoria: Cooperative

  • gaudino federsolidarietà

    Il Consiglio della Regione Campania, su iniziativa della Giunta, ha approvato l’istituzione dell’Albo regionale delle cooperative sociali. 

    Si tratta di un atto fondamentale per lo sviluppo delle imprese sociali campane, che potranno così operare nel senso di una maggiore trasparenza e di una più accentuata libera concorrenza.
    gaudino federsolidarietàL’approvazione dell’Albo copre un vuoto normativo decennale per la regione Campania, che ha finito per penalizzare diverse cooperative.
    Positivo il commento di Giovanpaolo Gaudino, Presidente di Federsolidarietà Confcooperative Campania, l’associazione di rappresentanza delle coop sociali campane: “Il regolamento per l’albo delle cooperative sociali in Campania – dichiara Gaudini – è un atto che attendavamo da tempo. La presenza di un albo per la cooperazione sociale è una garanzia e ci consentirà di lavorare con ordine e nel rispetto della chiarezza, regolando l’accesso alle gare. Le cooperative sociali campane vivevano da oltre due decenni una discriminazione rispetto a quello delle altre regioni. Il percorso per fornire alla cooperazione sociale i mezzi di cui necessita per lavorare è spesso tortuoso, ma stiamo facendo del nostro meglio per renderlo più agevole, cercando e trovando una buona interlocuzione con la Regione Campania. A tal proposito ringraziamo gli uffici che hanno lavorato per questo risultato”.
    Si tratta di un altro passo in avanti per il mondo delle cooperative sociali dopo la recente approvazione del nuovo Codice degli appalti pubblici e le linee guida dell’Anac, che intendono riformare il sistema delle gare pubbliche nel senso della semplificazione e della promozione della qualità.


  • cooperative di comunità

    L’assemblea regionale di Confcooperative Lombardia ha nominato Massimo Minelli come nuovo presidente dell’organizzazione di rappresentanza. 

    Minelli raccoglie il testimone di Maurizio Ottolini, rimasto in carica per dodici anni.
    Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, ha voluto esprimere un ringraziamento personale e speciale per quanto fatto da Ottolini in questi anni. Un impegno cooperative di comunitàche lo ha portato anche ad essere eletto come vice-presidente nazionale di Confcooperative.
    La Lombardia è una delle regioni cardine dell’intero universo cooperativo, come dimostrano i numeri. Minelli guiderà, infatti, un’associazione da 2.700 imprese, più di 567mila soci e 81mila occupati, con un fatturato complessivo di 7,7 miliardi di euro.
    Le cooperative lombarde sono particolarmente attive nel comparto dell’agroalimentare. L’ultima ricerca dell’Osservatorio sulla cooperazione agricola riporta come il Veneto, la Lombardia, il Trentino Alto Adige e l’Emilia Romagna valgono il 75% del fatturato dell’agroalimentare cooperativo, con un ruolo significativo soprattutto nel settore lattiero caseario.
    A Massimo Minelli toccherà, dunque, un compito impegnativo e stimolante: “Sono emozionato per questo incarico che assumo con grande orgoglio – ha commentato il nuovo presidente di Confcooperative Lombardia –. Ringrazio il mio predecessore per la competenza, la dedizione e l’autorevolezza con cui ha guidato l’organizzazione in questi anni. Questo per noi è un momento di trasformazione importante, in cui auspico Confcooperative diventi un “cantiere aperto”, di cambiamento, per la crescita dell’intero territorio lombardo”.


  • gardini confcooperative

    La riforma delle Banche di credito cooperativo pare destinata ad una sostanziale modifica in Parlamento. 

    Come riportato nella serata del 14 marzo dall’Ansa, infatti, un vertice di maggioranza avrebbe portato ad un accordo sul cambiamento del decreto, che dovrebbe portare all’accoglimento dell’emendamento presentato dal deputato Pd Michele Pelillo.
    gardini confcooperativeLa nuova normativaridimensiona notevolmente il way-out e definisce in maniere rigida la data di verifica dei requisiti patrimoniali.
    Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, ha espresso la propria soddisfazione e quella dell’organizzazione di rappresentanza sulla discussione in atto in Parlamento e sui possibili cambiamenti del decreto: “Quella che si sta delineando – dichiara Gardini – è una riforma migliorata rispetto al DL di presentazione dello scorso 10 febbraio”.

    Il vertice della centrale di rappresentanza delle coop individua anche i cinque punti migliorativi: “Tra gli elementi a cui sta lavorando il Parlamento, che mi portano a dare una prima valutazione positiva, ce ne sono almeno cinque: il riconoscimento del principio dell’indivisibilità delle riserve che è uno dei capisaldi imprescindibili del movimento cooperativo, così come la definizione di una way-out che, con più stringenti parametri temporali ed economici, permette di salvaguardare il modello cooperativo.”
    “Altri tre elementi principali – conclude il presidente di Confcooperative – sono la conferma del gruppo bancario unico, l’autorizzazione al fondo provvisorio indispensabile nel periodo di attuazione della riforma e il fondamentale riconoscimento delle autonomie di Trento e Raiffeisen”. 


  • granarolo

    Il gruppo Granarolo fa registrare nel 2015 un aumento dei ricavi del 3,9%, raggiungendo quota 1,078 miliardi di euro. 

    La cooperativa lattiero casearia ha saputo resistere all’impatto della crisi del comparto dopo la fine delle quote latte. Una situazione che ha avuto delle gravi ripercussioni in tutta Italia, con molte stalle, specie di piccola dimensione, costrette a chiudere o a subire perdite cospicue.
    granaroloGranarolo ha scelto la strada dell’aggregazione e dell’internazionalizzazione. Nell’ultimo anno è stata rafforzata la società Granarolo International, con un aumento di capitale di 14 milioni che ha portato il capitale sociale ad attestarsi a quota 50 milioni di euro.
    Il rafforzamento finanziario della società ha consentito al gruppo di portare a termine tre importanti operazioni. La prima riguarda l’acquisizione di Yema, una società brasiliana specializzata nella produzione di derivati lattiero caseari, controllata, adesso, per il 60% da Granarolo.

    È stata acquisito anche il 51% della neozelandese European Food, società che commercializza prodotti alimentari europei; recentemente, infine, c’è stata l’acquisizione di Vinaio OÜ, società estone specializzata nella commercializzazione di prodotti lattiero caseari italiani di qualità.
    L’obiettivo di Granarolo è incentivare le vendite all’estero, sopperendo così alla crisi della domanda interna.
    I primi risultati di questa strategia sono stati positivi: nel 2015 la vendite all’estero nell’area Ue sono aumentate del 15,3%, mentre quelle extra-europee sono cresciute addirittura del 170%.
    Merito soprattutto della divisione derivati, che fa registrare una crescita del 12,2%, a fronte di una perdita del 5,9% della business unit latte e bevande.
    Nel prossimo futuro, dunque, Granarolo sarà sempre più impegnata in operazioni commerciali e finanziarie all’estero, incentivando la produzione di derivati e battendosi per una maggiore tutela del latte italiano di qualità.


  • way-out-bcc

    La riforma delle banche di credito cooperativo sarà modificata profondamente in Parlamento, con un cambiamento rilevante della norma sul way-out. 

    A riportarlo è l’Ansa, secondo la quale nella serata di ieri sarebbe stato trovato un accordo all’interno del Partito Democratico, dopo che nei giorni scorsi una ventina di senatori Pd avevano presentato una lettera al Governo nella quale chiedevano una modifica del decreto.
    way-out-bccNel corso di una riunione di maggioranza, alla quale hanno partecipato tra gli altri anche il vice ministro dell’economia Enrico Morando, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Luca Lotti ed il Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, è stato trovato un accordo che salva le risorse indivisibili degli istituti di credito cooperato.
    Viene di fatti accolto l’emendamento presentato dal deputato Pd Michele Pelillo. Le Bcc che non vorranno aderire alla holding unica, rimarranno cooperative modificando la propria missione sociale e trasferendo l’attività bancaria ad una nuova Spa.
    Rimane il nodo dell’imposta da versare allo Stato che dovrebbe rimanere del 20%, nonostante l’emendamento in questione proponga di abbassare l’aliquota al 15%.

    Viene salvaguardato, dunque, il principio dell’indisponibilità delle riserve indivisibili accumulate attraverso l’accantonamento obbligatorio di almeno il 70% degli utenti netti. Creare una norma di questo tipo, avrebbe creato un pericoloso precedente per il mondo della cooperazione, consentendo di fatto ad altre forme cooperative di pretendere la trasformazione in Spa, portando con sé le riserve indivisibili.
    La modifica della norma sul way-out eviterà, inoltre, all’Italia una probabile procedura d’infrazione da parte dell’Ue per aiuti di Stato.
    Verrà stabilita, infine, una data a partire dalla quale verificare i requisiti patrimoniali della Bcc che non vuole aderire alla holding unica. Il decreto concede, infatti, la possibilità di non partecipare al nuovo sistema del credito cooperativo solamente alle Bcc con un patrimonio netto superiore ai 200 milioni di euro.
    Dovrà essere certificato il possesso di requisiti patrimoniali entro 60-120 giorni dalla data di pubblicazione del decreto, per evitare aggregazioni di carattere opportunistico.


  • codice-appalti

    Il mondo dell’imprenditoria sociale è pronto ad accogliere una rivoluzione storica. 
    Dopo i ripetuti scandali giudiziari che hanno rivelato la permeabilità dell’ordinamento giuridico italiano in materia di appalti pubblici e concessioni, si è resa necessaria una modifica sostanziale della normativa nel senso di una maggiore semplificazione delle procedure e di una migliore qualità dei progetti.
    codice-appalti

    Il 20 gennaio l’Anac ha approvato la delibera numero 32 con le linee guida per l’affidamento di servizi agli enti del Terzo settore e alle cooperative sociali.
    Secondo il presidente di Federsolidarietà Confcooperative, Giuseppe Guerini, interpellato da Il Sole 24 Ore, la delibera dell’Anac stabilisce un “equilibrio tra concorrenza e responsabilità sociale, con maggiori possibilità di premiare il ricorso a clausole ambientali e sociali, che riportano al primato dell’interesse generale e del bene comune“.
    In base alle nuove linee guida la stipula di una convenzione con le coop sociali andrà sempre adeguatamente motivata, una novità che, secondo Guerini, dovrebbe favorire una più corretta valutazione dell’impatto sociale ed ambientale del progetto presentato dall’impresa sociale.

    Vengono inseriti, inoltre, alcuni elementi di soft law, che agiranno, quindi, nel segno della semplificazione e della trasparenza dei rapporti e delle procedure.
    Sulla stessa linea si muove il nuovo Codice degli Appalti pubblici, approvato in Consiglio dei Ministri ad inizio mese ed in vigore dal 18 aprile.
    Per promuovere la qualità delle stazioni appaltanti, dei progetti e delle imprese, viene superato il criterio del massimo ribasso nell’assegnazione delle gare in luogo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, un metro di valutazione che bilancia il prezzo e la qualità.
    Guerini mette in evidenza un altro aspetto innovativo del nuovo Codice, ovvero la possibilità di effettuare delle gare riservate ad imprese che promuovono l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e disabili: “Questa innovazione potrebbe davvero rappresentare una spinta rilevante all’inclusione di lavoratori svantaggiati – aggiunge Guerini -. Gli appalti riservati per l’inserimento lavorativo di persone disabili sono una vera innovazione della direttiva Ue, che il Governo ha pienamente colto e che potrà dare buoni frutti in termini di opportunità per chi ha difficoltà di accesso al mercato del lavoro“.


  • lusetti legacoop

    Il 2017 sarà un anno chiave per la cooperazione italiana. A gennaio, infatti, verrà completata l’unione sigle delle tre principali organizzazioni di rappresentanza con la costituzione dell’Alleanza delle Cooperative. 

    La conferma arriva direttamente dal presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, nel corso di un’intervista per il quotidiano La Stampa.
    “Si parte il primo gennaio e diventeremo un’organizzazione unica. È il primo pezzo di un’operazione complicata, non basta premere un bottone. Iniziamo con lusetti legacoople strutture nazionali e nel corso del 2017 completeremo il percorso. È l’esito di un percorso di autonomia dalla politica. Non è un rifiuto, ma il rapporto sarà più maturo“.
    L’Alleanza avrà un fatturato complessivo di 140 miliardi di euro, rappresentando l’8% del Prodotto Interno Lordo nazionale.
    Il mondo della cooperazione diventerà così un attore sempre più importante nell’economia italiana, puntando soprattutto sull’aggregazione . Le centrali cooperative, specie nel comparto dell’agroalimentare e della grande distribuzione, stanno promuovendo politiche di aggregazione per consentire anche alle piccole coop di competere sui mercati internazionali.

    Un passaggio decisivo dell’intervista di Lusetti tocca inevitabilmente gli scandali giudiziari che hanno colpito numerose cooperative, gettando discredito su tutto l’universo cooperativo.
    “Chi è stato coinvolto in vicende giudiziarie – dichiara il presidente di Legacoop – deve fare un passo indietro. Nella cooperativa 29 giugno e in Cpl Concordia c’è stato un ricambio totale dei vertici, siamo partiti con azioni di responsabilità e Legacoop ha chiesto di essere ammessa come parte lesa ai processi. Si tratta di atti concreti, pesanti”.

    Una delle proposte per rinnovare i quadri dirigenziali riguarda la possibilità di inserire un limite di mandati per i dirigenti cooperativi, una misura che consentirebbe un effettivo ricambio generazionale ed una maggiore autonomia della politica.
    L’Alleanza delle Cooperative dovrà essere un’organizzazione indipendente e moderna, capace di rappresentare gli interessi delle associate e di garantire i valori storici della cooperazione. Su questa linea si stanno muovendo in questi giorni le organizzazioni di rappresentanza, esprimendo, ad esempio, tutta la loro insoddisfazione in merito al decreto di riforma del credito cooperativo, provvedimento lesivo delle riserve indivisibili accumulate nel corso degli anni dalle piccole banche locali.
    I principi di mutualità e democrazia economica rimarranno dei pilastri del mondo della cooperazione, nonostante siano oggetto di numerosi e ripetuti attacchi anche all’interno dello stesso ecosistema cooperativo.
    L’Alleanza cercherà, al contrario, di rafforzare questi valori, promuovendo la nascita di nuove imprese cooperative di tipo innovativo: “Avremo molta attenzione all’innovazione – conclude Lusetti – con la promozione di nuove cooperative: penso alle start-up, abbiamo appena finanziato una cooperativa di piloti di droni. E poi puntiamo sui nuovi settori dell’edilizia”.


  • gardini confcooperative calabria

    Nel suo discorso all’assemblea regionale di Confcooperative Calabria, il presidente nazionale di Confcooperative, Maurizio Gardini, ha attribuito un ruolo centrale al decreto di riforma delle Banche di credito cooperativo. 

    Proprio in queste ore è avvenuta su questo tema una vera e propria spaccatura nella maggioranza, culminata in una lettera sottoscritta da una ventina di senatori Pd, che chiedono all’esecutivo e al parlamento modifiche sostanziali al decreto sulle Bcc.
    Vi proponiamo di seguito le parole del presidente Gardini sui contenuti del provvedimento e sulla posizione di Confcooperative a riguardo.

    “Il tema del credito cooperativo è per noi un tema essenziale perché abbiamo una visione che questo Paese ha bisogno delle banche. Non vogliamo demonizzare le banche, perché senza di esse non c’è attività economica. Nessun imprenditore lavora solo con il suo denaro, ma quanti abbiamo comprato la casa con un mutuo?
    gardini confcooperative calabriaNoi, però, abbiamo bisogno di banche del Paese e non di banche per il Paese: è una distinzione che sembra piccola, ma in realtà è abissale perché noi non siamo convinti che le banche debbano essere tutte grandi, devono rispondere tutte al requisito dell’Unione bancaria. Le banche devono essere solide ed efficienti, perché quando succedono problemi come quelli di Banca Etruria o Cassa dei Risparmi di Ferrara, è chiaro che c’è un problema su quei territori e vanno prevenuti questi casi e queste patologie.
    Noi siamo perché si consolidino e si riaffermino dei sistemi di banche locali: se togliamo le banche dai territori e quello che queste hanno fatto sul fronte dei finanziamenti alle piccole e medie imprese, cosa sarebbero oggi le Pmi e le famiglie?

    La riforma era nata male perché era nata solo dall’impronta dell’Unione bancaria europea, che non è un’impronta favorevole alla cooperazione e alle piccole banche. Mentre in Europa si definiva un modello di banca, l’Italia era assente e latitante e si è costruito un mostro, neanche la legislazione bancaria americana è così spinta, perché là c’è un doppio binario per le banche più piccole.
    Noi ci siamo impegnati a correggere questa impronta, siamo impegnati in un confronto, stiamo dialogando con il Governo e con il Parlamento per modificare il decreto così come è uscito, un decreto che ci lascia delle perplessità. Siamo confidenti di azzerare quella possibilità di trasformare le Bcc in Spa affrancando le riserve indivisibili con un pagamento del 20%. Abbiamo fatto sentire la nostra voce; sono ottimista sul fatto che venga evitato uno scippo generazionale, ossia la possibilità di distribuirsi le riserve indivisibili: è uno scippo generazionale di cui non vogliamo essere né testimoni né beneficiari e lo dice uno che è socio di una banca di credito cooperativo, che se domani si trasformasse in un altro modello, oggi quei soldi varrebbero moltiplicati per venti, ma sarebbe frutto di un furto, perché derivano dal sacrificio e dalle storie di comunità di diverse generazioni. È un patrimonio che noi dobbiamo consegnare alle generazioni che verranno.
    In termini provocatori potrei dire che non è neanche un patrimonio dei soci, ma un patrimonio delle comunità su cui i soci hanno lavorato ed è dei soci in quanto facenti parte di quella comunità.
    Correggeremo questa norma e spero anche si possa elaborare questa riforma secondo lo schema che avevamo costruito insieme al Ministero dell’Economia e con il ministro Padoan. Abbiamo bisogno di rafforzare il credito e di farlo nella logica di costituire un gruppo unico bancario che sappia dare strumenti e garanzie, ma che sappia anche mantenere le radici sul territorio e che abbia la capacità di leggere le imprese sul territorio”.


  • bcc lettera

    Una lettere sottoscritta da una ventina di senatori di area Pd ed indirizzata al premier Matteo Renzi, al ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi e al capogruppo Luigi Zanda, spacca la maggioranza sulla riforma del credito cooperativo. 

    In questi giorni si sono levate numerose voci contrarie al decreto legge sulle banche, che contiene numerosi elementi lesivi dell’identità cooperativa.
    Dopo il malumore espresso da alcuni esponenti del Governo, tra i quali il ministro dell’Ambiente Galletti ed il ministro dell’Interno Alfano, adesso anche una parte dei senatori del Partito Democratico chiede un cambiamento in aula della riforma.
    bcc letteraTra i sottoscrittori della missiva ci sono Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria di Palazzo Madama, Doris Lo Moro, Maurizio Migliavacca, Miguel Gotor; ci sono anche alcuni esponenti della sinistra dem tra cui Cecilia Guerra, Lucrezia Ricchiuti, Walter Tocci, Felice Casson, Sergio Lo Giudice.

    Sono diverse le parti del decreto oggetto della critica dei senatori. Prima di tutto, sostengono i promotori dell’iniziativa, andrà chiarito come sarà costituito il capitale della holding unica, se questo cioè sarà finanziato da contanti o attraverso il conferimento di asset, un’opzione quest’ultima che, secondo i senatori Pd, renderebbe le Bcc estremamente deboli.
    Ma l’aspetto più problematico riguarda la norma sul way-out, ovvero la misura che consente alle Bcc con un patrimonio netto superiore a 200 milioni di euro di trasformarsi in Spa pagando un’imposta del 20%.
    “E’ un errore – scrivono in senatori nella missiva – consentire la trasformazione della Bcc in spa. In tal modo si darebbe ai soci attuali il pieno possesso di riserve, che costituiscono in media il 90% del patrimonio delle Bcc e che sono state accumulate dalle precedenti generazioni in esenzione d’imposta per la precisa finalità di esercitare lo scambio mutualistico nell’attività creditizia. L’imposta sostituiva, d’altra parte, non ripagherebbe le imposte evitate in tanti decenni e il loro costo finanziario cumulato per lo Stato. Ove l’errore fosse confermato, il minimo che ci si possa aspettare è una procedura d’infrazione da parte della Ue per aiuti di Stato”.

    Un ulteriore elemento da chiarire sarà la data a partire dalla quale monitore i requisiti patrimoniali delle Bcc, valutando se possiedono il patrimonio necessario per trasformarsi in Spa. Il Governo non ha ancora specificato nulla a riguardo.
    I senatori del Pd propongono di prendere in considerazione come data-spartiacque quella dell’ultimo bilancio approvato prima della pubblicazione del decreto per evitare aggregazioni di tipo meramente opportunistico.

     


  • ecoplanner intervista

    Una delle prime startup vincitrici del bando Coopstartup è Ecoplanner, cooperativa impegnata nell’organizzazione di eventi sostenibili.

    Di seguito vi proponiamo l’intervista realizzata all’event manager sostenibile Rosa Ciacci e alla business manager Claudia Minniti, che ci illustrano come la coop si è evoluta in questi mesi e qual è stato il ruolo del bando Coopstartup nel loro processo di crescita.

    Vi abbiamo lasciato alla presentazione di Coopstartup 2015. Quali sono i passi in avanti che avete effettuato negli ultimi mesi? Sappiamo che è molto difficile per una startup riuscire ad evolversi dopo i primi mesi di attività…

    ecoplanner intervistaCi siamo strutturate ancora di più. Grazie alla nostra passione e al nostro impegno riusciamo ad avere un riscontro positivo ogni volta che abbiamo un evento, il passaparola ci sta aiutando a sentirci sempre più pronte a raccogliere nuove sfide e nuove opportunità come quella di oggi. È il momento del consolidamento, sempre restando con i piedi per terra! Abbiamo in cantiere delle altre cose.

    Come è stato organizzare il buffet della cerimonia di premiazione di Coopstartup Unicoop Tirreno? Siete quasi la startup simbolo di Coopstartup.

    È stato senza dubbio un onore perché abbiamo dato una vetrina delle nostre possibilità. Ecoplanner è una società cooperativa che pianifica eventi e non solo, affinché questi possano essere sostenibili, non è una società che organizza buffet – questo ci teniamo a precisarlo per non creare fraintendimenti. È stato molto importante perché quando ci hanno contattato è stato tutto molto veloce, ci hanno chiesto se potevamo e volevamo e noi siamo onorate di essere qui.
    Abbiamo accettato in maniera gioiosa perché, avendo vinto il primo bando di Coopstartup, era per noi una presenza naturale. È stato divertente, abbiamo allestito il buffet con della frutta e della verdura, abbiamo giocato con i nostri collaboratori del catering e con i passanti che erano tutti molto incuriositi; abbiamo posizionato delle boule non solo sui nostri tavoli, ma anche su quello del desk, facendo un po’ il “verso” ai classici tavoli da conferenze glamour.

    Sicuramente questo è un momento difficile per la cooperazione. Da cooperativa, cosa vi sentite di dire ad un giovane che vuole formare una startup e magari sceglie di utilizzare la forma cooperativa?

    Diciamo che la cosa più bella è mettersi in gioco insieme agli altri. Noi cerchiamo di prendere delle decisioni in maniera totalmente condivisa : è il bello e il brutto allo stesso tempo, però se escono fuori delle idee vincenti allora ben venga la cooperazione.

    In cosa vi sta aiutando Coopstartup dopo che vi siete avviate e state cominciando ad entrare sul mercato?

    Noi ci riconosciamo tantissimo nel binomio Ecoplanner-Coopstartup per due motivi: la forma cooperativa è la nostra formula perché ci scambiamo delle idee ogni giorno, ci confrontiamo quotidianamente, quindi abbiamo la formula cooperativa nelle nostre menti. In più siamo una startup, quindi il bando che abbiamo vinto ci ha dato la possibilità di creare e strutturare un sogno, di farlo diventare qualcosa di concreto e qualcosa che è vivo perché muta.
    Anche nel bando Coopstartup Unicoop Tirreno abbiamo avuto esempi di cooperative che nel corso del tempo hanno capito che sono abili a fare di più e che possono cambiare il loro pay-off. Coopstartup è stato per noi un trampolino di lancio, ci sta facendo credere che il nostro sogno si può realizzare e le nostre potenzialità non sono del tutto espresse e che possiamo fare ancora di più. Emotivamente e come input che ci dà, Coopstartup è forte.

     


  • bcc riforma

    È scaduto ieri il termine per presentare gli emendamenti alla Commissione Finanze della Camera in merito al decreto legge sulle banche, che contiene anche la riforma del credito cooperativo. 

    Sono circa 80 gli emendamenti presentati sul provvedimento del Governo che rivoluziona letteralmente il sistema delle Bcc. Particolare attenzione viene riservata al norma sul way-out, ovvero la possibilità che viene riservata alle Bcc con un patrimonio netto superiore ai 200 milioni di trasformarsi in società per azioni bcc riformapagando un’imposta del 20%.
    La principale modifica riguarda l’inserimento di una data entro la quale gli istituti di credito cooperativo che vogliono trasformarsi in Spa dovranno dichiarare il proprio patrimonio, per evitare aggregazioni opportunistiche.
    Come riportato da Il Sole 24 Ore, ci sono altri emendamenti che potrebbero cambiare in maniera sostanziale la riforma.

    Tra le proposte c’è la possibilità che le Bcc con un patrimonio inferiore a 200 milioni di euro possano decidere di non aderire alla holding unica, a patto che trasferiscano l’attività bancaria alla Spa creata da un’altra Bcc con un patrimonio superiore ai 200 milioni e che questa nuova società sia controllata dalle banche conferenti, che rimarranno sotto la forma cooperativa.
    L’obiettivo principale del mondo della cooperazione è salvaguardare il valori dell’universo cooperativo, uno fra tutti quello della mutualità.
    Per questo le associazioni di rappresentanza stanno portando avanti un dialogo costante con le istituzioni per salvaguardare le risorse indivisibili.
    Come dichiarato dal presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, nel corso dell’assemblea regionale di Confcooperative Calabria, vige un moderato ottimismo sulla modifica della riforma.


  • gardini confcooperative calabria

    Si è svolta oggi, a Catanzaro, l’assemblea regionale di Confcooperative Calabria, nel corso della quale sono stati rinnovati gli organi direttivi dell’organizzazione di rappresentanza. 

    L’assemblea ha visto la partecipazione del presidente nazionale di Confcooperative, Maurizio Gardini, del vice direttore di Confcooperative Fabiola Di Loreto, del presidente di Confcooperative Calabria, Camillo Nola e del direttore di Confcooperative Calabria, Vincenzo Canè.
    gardini confcooperative calabriaL’iniziativa è stata un’opportunità per trarre un bilancio dell’operato dell’associazione regionale nell’ultimo anno e mezzo e per affrontare alcuni temi di estrema attualità per l’universo cooperativo.
    Il presidente Gardini, in particolare, nel discorso di chiusura dell’assemblea, ha dettato le linee guida del futuro di Confcooperative, nell’ottica della prossima formazione dell’Alleanza delle Cooperative: “Non vogliamo essere un pallottoliere – dice Gardini – Non ci interessano i numeri, vogliamo essere l’organizzazione di rappresentanza delle cooperative vere. 
    Noi siamo un’organizzazione autonoma, che non vuole ricevere soldi dalla politicha e che dice e testimonia quello che pensa“.

    Come sottolineato più volte dal presidente della centrale di rappresentanza, Confcooperative vuole proporre un modello rinnovato, un’organizzazione più efficiente che veicoli innovazione.
    Per raggiungere questo obiettivo non ci può essere spazio per quelle coop che sfruttano la forma giuridica cooperativa per portare avanti interessi di carattere personale. La “tolleranza zero” sarà la parola chiave del prossimo futuro dell’Alleanza.
    Gardini spende, inoltre, delle parole positive per il nuovo Codice degli appalti, una misura che è il frutto di un lungo confronto con il ministro Delrio e il presidente dell’Anac Cantone.
    Secondo il vertice di Confcooperative, le nuove regole premiano l’innovazione e la qualità, consentendo alla parte sana della cooperazione di emergere e di produrre lavoro e sviluppo per il territorio.

    Un aspetto centrale del discorso di Gardini interessa ovviamente l’agroalimentare, vero e proprio pilastro dell’economia calabrese.
    maurizio gardini confcooperative“Non vogliamo più chiamarla agricoltura – afferma il presidente di Confcooperative – noi siamo l’agroalimentare del Paese, il futuro dello sviluppo. Dobbiamo, però, far capire meglio, comunicando, che il Made in Italy è un valore inestimabile, ma c’è bisogno di risorse. In tal senso sono orgoglioso del progetto sull’internazionalizzazione, inserito nella Legge di Stabilità: sono convinto che darà risposte. Deve finire il tempo dei finanziamenti a pioggia ed iniziare quello degli investimenti per creare un sistema funzionale e competitivo“.
    La parte conclusiva del suo discorso, Gardini la riserva alla riforma del credito cooperativo, un provvedimento che Confcooperative ha avversato in tutte le sedi e che si auspica possa essere modificato in Parlamento: “Senza banche non c’è possibilità di fare attività economica – conclude Gardini – Abbiamo bisogno di banche del Paese e non di banche per il Paese. Le Bcc sono un patrimonio, una storia, una parte integrante delle comunità in cui operano. Per questo sono fiducioso che il Parlamento non assecondi quello scippo generazionale rappresentato dalla norma sul way-out”.