Categoria: Cooperative


  • Le organizzazioni di rappresentanza delle cooperative sociali e delle associazioni di volontariato hanno commentato in maniera positiva i contenuti della legge delega sul Terzo Settore, approvata ieri in Senato. 

    Anche il presidente di Federsolidarietà – Confcooperative Giuseppe Guerini si è espresso in maniera positiva, augurandosi un completamento in tempi brevi dell’iter legislativo. “L’approvazione del disegno di legge per la riforma del terzo settore da parte del Senato – ha commentato Guerini – segna un altro passo in avanti. Auspichiamo ora che la Camera dei Deputati approvi al più presto la legge e soprattutto che il Governo proceda entro il 2016 alla stesura dei decreti legislativi delegati. E’ ora che scatti il conto alla rovescia”.

    Secondo il vertice delle coop sociali aderenti a Confcooperative, la nuova legge presenta diversi aspetti positivi che porteranno allo sviluppo del settore: giuseppe guerini“L’allargamento dei settori per le imprese sociali, – aggiunge Guerini – la possibilità di attrarre capitali e finanziamenti “pazienti” (con basso rendimento e a lungo termine) per nuovi servizi, la semplificazione e la chiarezza delle procedure per acquisire la qualifica sono novità importanti che devono trovare nei decreti legislativi gli strumenti più idonei per  avviare una nuova fase”.
    L’auspicio del presidente di Federsolidarietà è che la riforma possa essere un primo passo verso un protagonismo rinnovato dei cittadini. La crisi del welfare state impone un cambio di passo all’economia sociale: cooperative, organizzazioni di volontariato, associazioni, tutte quanti gli attori sono chiamati a recitare una parte attiva nell’erogazione di servizi alle comunità locali.
    Sarà compito del Governo fornire a queste organizzazioni gli strumenti giuridici idonei per operare al meglio. “Sarà una riforma epocale – conclude Guerini – se i decreti legislativi porteranno a compimento il riconoscimento culturale e giuridico della dimensione economica e imprenditoriale del terzo settore, emersa negli ultimi trent’anni ma con un potenziale ancora oggi enorme”


  • welfare-cooperative

    Si svolgerà il 31 marzo alle ore 15:00, presso la Sala Aldo Moro del Palazzo Montecitorio a Roma, l’incontro “Cooperazione: welfare in progress”. 
    L’evento, organizzato da Confcooperative, vedrà la partecipazione di membri del Governo e di dirigenti cooperativi che cercheranno di fare il punto sullo stato del welfare in Italia e sulle prospettive del mondo della cooperazione in questo particolare ambito. 

    L’iniziativa prevede lo svolgimento di due tavole rotonde sul tema. La prima dal titolo “Sviluppare un nuovo welfare cooperativo” vedrà la partecipazione di Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali; Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute; Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative; Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà – Confcooperative e Giuseppe Milanese, presidente di FederazioneSanità – welfare-cooperativeConfcooperative.
    La questione del welfare è di particolare attualità per tutto il mondo del terzo settore, alla luce dei numerosi cambiamenti avvenuti in sede europea e nazionale che richiedono un rinnovato protagonismo della cooperazione. Particolarmente interessanti a tal proposito sono gli esperimenti di welfare collaborativo che vedono le istituzioni e il mondo del privato sociale uniti nella ricerca di soluzioni innovative.

    Di questo e tanto altro si parlerà nella seconda parte dell’evento, con la tavola rotonda “La rete welfare di Confcooperative: il nostro progetto per il Paese”.
    Nel corso della tavola rotonda interverranno Maria Grazia Mediati, presidente della Rete nazionale Cap Italia; Stefano Granata, presidente del consorzio nazionale Cgm e di Welfare Italia; Raffaello Vignali, segretario dell’Ufficio di presidenza della Camera dei deputati; Luigi Bobba, sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali; Pier Paolo Baretta, sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle finanze; Micaela Campana, responsabile nazionale Welfare del Partito Democratico; Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia; Silvana Riccio, Programma nazionale servizi di cura all’infanzia e agli anziani non autosufficienti del Ministero dell’Interno.


  • mulinum calabria

    Mercoledì i rappresentanti delle imprese e dei lavoratori hanno firmato il nuovo contratto nazionale della cooperazione alimentare. 

    L’accordo prevede, innanzitutto, un’estensione della durata contrattuale, che passa da 3 e 4 anni (la prossima scadenza sarà il 30 novembre 2019) e disciplina un aumento salariale di 105 euro da corrispondere in 5 tranche.
    mulinum calabriaSono inseriti poi alcuni elementi che incentivano la flessibilità del rapporto di lavoro, aumentando dal 14% al 25% il limite massimo di utilizzo dei contratti a termine e portando da 72 a 88 ore annue la flessibilità oraria; la durata media settimanale della prestazione lavorativa, invece, verrà calcolata con riferimento ad un periodo di 6 mesi in luogo dei 4 precedenti.
    Sono stati effettuati anche passi in avanti sul tema dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.  I quattro giorni di permesso retribuito per lutto, ad esempio, saranno per evento e non più per anno solare; I congedi per malattia del figlio di età non superiore ai tre anni sono portati da 9 a 10 giorni non retribuiti e fruibili anche a gruppi di 4 ore (come da normativa generale intervenuta). Inoltre, è stato disciplinato il congedo parentale fruibile anche ad ore a gruppi minimi di 4 ore e le aziende possono valutare richieste di congedo ad ore in misura inferiore alle 4 ore minime giornaliere.

    Il commento delle associazioni di categoria, sia delle imprese che dei lavoratori, è positivo.
    “Grazie alla nuova vigenza contrattuale, che rispetto al passato porta da tre a quattro anni la durata del contratto – ha commentato Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari – siamo in grado di dare alle imprese uno strumento per programmare al meglio la loro strategia imprenditoriale”.
    “Siamo soddisfatti –
    ha aggiunto Mercuri – di aver dato evidenza nel contratto al forte legame della filiera cooperativa con il territorio, perché le nostre cooperative non delocalizzano. Abbiamo registrato un’importante condivisione con le parti sindacali del valore strategico della normativa dell’orario di lavoro e dei relativi istituti: flessibilità oggi è un valore aggiunto per l’impresa e la difesa della buona occupazione”.
    Soddisfatti anche i sindacati dei lavoratori. Il segretario nazionale della Uila, Pietro Pellegrini, ha sottolineato “l’importanza di questo rinnovo, ricco di importanti contenuti sia economici che normativi per i lavoratori e che rilancia il ruolo stesso delle parti sociali e della contrattazione come strumento regolatore fondamentale per l’economia e lo sviluppo del paese“.
    Marco Bermani della Flai parla di un lavoro minuzioso per “la salvaguardia della specificità del lavoro cooperativo“.
    Secondo il commissario nazionale della Fai Cisl, Luigi Sbarra “vengono aggiornate le relazioni sindacali e introdotti più efficaci strumenti che garantiscono maggiore incisività dei lavoratori nella vita delle imprese. In questo modo diamo oggi una risposta di coesione che coinvolge i lavoratori del settore e la crescita di tutto il paese”.

     

     


  • cooperative di comunità

    Si svolgerà in Quebec (Canada), dall’11 al 13 ottobre 2016, la terza edizione dell’International Summit of Cooperatives, l’appuntamento annuale organizzato dal Desjardins Group e dall’International Co-operative Alliance sul mondo della cooperazione e sul suo ruolo nella società contemporanea. 

    L’iniziativa vedrà la partecipazione di oltre 150 relatori, tra imprenditori, policy makers e dirigenti cooperativi che offriranno il loro contributo sulle sfide economiche e sociali emergenti, dando la possibilità ai partecipanti di riflettere sulla rinnovata funzione della cooperazione, soprattutto in una fase, come questa, di crisi cooperative di comunitàeconomica.
    Le imprese sociali, infatti, si sono dimostrate estremamente resistenti alla crisi, proponendo un modello di organizzazione d’impresa e dalla società diverso da quello capitalistico.
    Le cooperative sono, inoltre, degli strumenti ideali per portare avanti progetti di sostenibilità ambientale ed economica e per interpretare al meglio il fenomeno dell’economia collaborativa.

    La prima giornata sarà dedicata all’analisi del contesto economico e sociale mondiale, con un focus su questioni come la crescita delle diseguaglianze, la disoccupazione, l’energia rinnovabile, l’innovazione e l’economia digitale, la sharing economy ed il welfare. Si cercherà di definire il ruolo delle cooperative nell’interpretazione di queste tematiche emergenti.
    Nel corso della seconda giornata verranno valutate le possibilità di adattamento delle coop alle nuove opportunità di business date dall’era digitale e dall’ascesa prepotente delle startup cooperative.
    Troveranno spazio, inoltre, esperti nei settori dell’agricoltura, dell’energia, dell’industria, del welfare e della finanza.
    L’ultima giornata sarà dedicata alla ricerca di soluzioni pratiche a questioni come la sicurezza alimentare, la disoccupazione, l’accesso ai servizi di cura della persona, la povertà e l’inclusione sociale, i cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile.
    Potete consultare il programma dell’evento e registrarvi sul sito ufficiale dell’iniziativa.


  • industria alimentare dati

    Nella giornata di ieri le organizzazioni di rappresentanza delle cooperative (Confcooperative, Legacoop e Fedagri) ed i sindacati (Fai, Flai e Uila) hanno firmato il nuovo contratto nazionale della cooperazione alimentare.

    L’intesa prevede innanzitutto un aumento salariale per gli oltre 70mila addetti del settore. Un adeguamento che avverrà in cinque tranche: 20 euro dal 1 gennaio industria alimentare dati2016, 15 dall’1 ottobre 2016, 20 dall’1 ottobre 2017, 25 dall’1 ottobre 2018, 25 dall’1 settembre 2019.
    Viene così adeguato il salario al costo della vita, seguendo il modello del rinnovo contrattuale dell’industria alimentare.
    Si punterà, inoltre, sul concetto di flessibilità, aumentando le ore da 72 a 88 ed inserendo per la prima volta nel contratto nazionale alcuni concetti come quello del lavoro agile.
    Vengono effettuati, inoltre, dei passi importanti dal punto di vista del welfare, soprattutto per i lavoratori vicini alla pensione e per le donne.
    Gli addetti con contratto a tempo indeterminato che perdono il lavoro a meno di 24 mesi dal pensionamento, potranno ricevere un contributo di sostegno al reddito; stessa cosa per chi vede trasformato il proprio rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time per consentire il ricambio generazionale.
    Vengono tutelate, infine, anche le donne con una serie di norme sulla violenza di genere, le molestie ed il mobbing. La lavoratrice che subisce delle violenze, ad esempio, ha diritto ad ulteriori tre mesi retribuiti a carico dell’azienda oltre ai tre mesi già previsti dalla legge.



  • La materia degli appalti pubblici è profondamente cambiata dopo la diramazione delle nuove linee guida da parte dell’Anac e l’approvazione del nuovo Codice degli appalti, che recepisce le direttive europee in materia. 

    La nuova normativa inserisce alcuni elementi di soft law volti a semplifica la procedure di assegnazione ed incentiva la qualità, valutando in maniera analitica l’impatto sociale e ambientale dei progetti presentati dalle imprese.
    raffaele cantone cooperativeConfcooperative intende analizzare nel dettaglio il nuovo impianto legislativo e lo farà il 31 marzo in occasione del seminario dal titolo “Appalti: trasparenza, responsabilità e sviluppo“.
    L’iniziativa si svolgerà a Roma alle ore 10:00 e sarà aperta dagli interventi di Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega agli Affari europei, e Massimo Stronati, presidente di Federlavoro e Servizi – Confcooperative.
    I relatori saranno: Raffaele Cantone, presidente dell’Anac; Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative; Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà – Confcooperative; Giuseppe Milanese, presidente di FederazioneSanità – Confcooperative; Andrea Ferraris, presidente di FederCultura Turismo Sport – Confcooperative.
    In attesa di conferma anche la presenza di Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.
    L’evento sarà concluso dal presidente di Confcooperative Maurizio Gardini.


  • fiducia-bcc

    Con 351 favorevoli e 180 contrari la Camera dei Deputati ha votato la questione di fiducia sul Decreto banche, che vede al proprio interno anche il decreto legge n.18 del 2016 sul credito cooperativo. 

    La fiducia è stata posta, a nome del Governo, dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi. Il decreto, oltre alla riforma delle Bcc, contiene anche la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio.
    In questo momento l’aula ha avviato la discussione degli ordini del giorno sul provvedimento, mentre non è ancora chiaro quando avverrà il voto definitivo.
    fiducia-bccIl testo sul quale è stata posta la questione di fiducia si presenta molto diverso rispetto a quello approvata circa un mese fa in Consiglio dei Ministri.
    I principali cambiamenti riguardano proprio il credito cooperativo dopo le modifiche apportate dalla Commissione Finanze della Camera.
    La novità più importante, come riportato nei giorni scorsi, riguarda il meccanismo della way-out.
    Le oltre 350 Bcc presenti sul territorio italiano confluiranno in un’unica capogruppo, che avrà la forma giuridica della società per azioni, con un patrimonio minimo di 1 miliardo di euro. Viene data, però, la possibilità agli istituti di credito cooperativo che non vogliono far parte della holding unica di uscire (way-out o opting-out) dal sistema delle Bcc.

    Nella formulazione originaria, potevano effettuare questa operazione solamente le banche con un patrimonio netto superiore ai 200 milioni di euro, pagando allo Stato un’imposta del 20% e portando con sé le riserve indivisibili, accumulate in anni di fiscalità speciale.
    Dopo le numerose proteste del mondo della cooperazione ed i dubbi di Bankitalia, che ha paventato, tra l’altro, il rischio di una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea per aiuti di Stato, il Governo ha deciso di porre rimedio a questa situazione, modificando la norma sul way-out.
    Rimane la possibilità per le Bcc che non vogliono far parte della holding, di uscire dal sistema, ma dovranno trasferire l’attività bancaria ad un’altra società, che prenderà l’abito giuridico di Spa. Gli istituti di credito cooperativo fuori dalla capogruppo diventeranno così delle semplici cooperative con la possibilità di partecipare al capitale della nuova società per azioni.
    Lo Stato riceverà comunque l’imposta del 20% in caso di “scissione” dalla holding unica.
    Potranno trasformarsi in Spa quelle Bcc che il 31 dicembre 2015 possedevano un patrimonio netto di almeno 200 milioni di euro.
    Un’altra modifica sostanziale riguarda le banche di credito cooperativo delle province autonome di Trento e di Bolzano, che avranno la possibilità di costituire autonomi gruppi bancari cooperativi composti solo da banche aventi sede e operanti esclusivamente nella medesima provincia autonoma.
    Viene istituito, infine, anche un Fondo temporaneo delle banche di credito cooperativo, di natura transitoria, per supportare la finalità della Bcc nel periodo di transizione, destinato a terminare con la formazione del gruppo bancario cooperativo.



  • Non accennano a diminuire le polemiche sulla riforma delle Banche di Credito Cooperativo. A far discutere, questa volta, è una lettera sottoscritta da nove direttori di Bcc italiane dal titolo “Addio alle Bcc: da società di persone a pseudo società di capitali”. 

    Si tratta di istituti meridionali, provenienti dalla provincia di Salerno, Taranto, Catania e Caltanissetta, la maggior parte dei quali di piccole dimensioni, che si scagliano contro il nuovo sistema della holding unica.
    Nel mirino c’è innanzitutto Federcasse, la federazione del credito cooperativo italiano, colpevole di aver portato avanti l’autoriforma interpellando solamente “i presidenti ed i direttori delle Federazioni regionali e non i direttori delle Bcc che sono quelli che effettivamente conoscono vita e miracoli delle Bcc“.
    credito cooperativoViene imputata a Federcasse una sostanziale debolezza sia dal punto di vista comunicativo che da quello delle competenze della classe dirigente.
    Nonostante possa vantare numeri importanti, con una diffusione capillare del territorio, il mondo del credito cooperativo “si è lasciato bistrattare dal Governo senza la capacità di trasmettere la delusione a soci e clienti“.
    I punti critici della riforma sono la creazione di una holding unica e la norma sul way-out, che consente alle Bcc che non vogliono aderire al sistema dell’unica capogruppo di trasformarsi in una Spa.
    “Se tutta la discussione verte sulla possibilità di una “via d’uscita” – recita la lettera – vuol dire che c’è chi vuole uscire“.
    Il meccanismo del way-out, per come è congeniato, favorisce gli istituti di credito cooperativo di grosse dimensioni. “Non è corretto che, se le grosse Bcc andranno via – scrivono i nove direttori – le più piccole devono restare a portare sull’altare della riforma i propri patrimoni per salvare le Bcc che ne hanno bisogno“.
    In base all’attuale testo del decreto, sarebbero solamente i piccoli istituti a salvare quelli in difficoltà. La proposta dei nove gruppi firmatari del documento prevede, invece, l’abbassamento della soglia patrimoniale della nuova holding (attualmente fissata ad 1 miliardo di euro) e la conseguente costituzione di più gruppi, il che garantirebbe una maggiore e migliore pluralità.


  • lavoro giovani

    Si svolgerà a Milano, alla Fabbrica del Vapore, Coop Reverse – I giovani imprenditori cooperativi hanno qualcosa da dire. 

    L’evento è organizzato dai giovani di Confcooperative Lombardia che per l’occasione presenteranno il proprio gruppo e le attività che intendono portare avanti in futuro.
    lavoro giovaniL’orizzonte è la formazione dell’Alleanza delle cooperative giovani, sia su base nazionale e regionale.
    Coop Reverse inizierà con una tavola rotonda aperta da Alberto Cozzulani, presidente di Confcooperative Milano Lodi Monza Brianza, nel corso della quale Mattia Affini, Angela Palleschi e Alberto Scaravaggi, referenti del Gruppo Giovani Cooperatori Lombardia, presenteranno il nuovo Gruppo dei Giovani Imprenditori Cooperatori.
    Seguirà una discussione su tematiche legate al mondo dell’impresa e della cooperazione con Marco Migliorini, Tommaso Pucci e Francesca Tenchini.
    Interverranno tra gli altri anche Tiziano Fusar Poli, presidente Latterie Soresina; Federico Ghidini, presidente Giovani Imprenditori Confindustria Lombardia, Rocco Dabraio, Vice presidente vicario giovani imprenditori Confartigianato Lombardia e Michele Bonelli, Rete nazionale giovani soci Bcc.

    Nel pomeriggio si svolgeranno una serie di workshop su tematiche quali il ricambio generazionale, le reti d’impresa, il ruolo del manager nelle cooperative agricole, la comunicazione innovativa e le startup ed i co-working cooperativi.
    La giornata sarà conclusa dall’intervento di Massimo Minelli, presidente di Confcooperative Lombardia.


  • workers buyout

    Cosa sono i workers buyout e soprattutto quali sono i meccanismi che consentono ai lavoratori di rilevare l’impresa per la quale lavorano?

    Il seminario “Quando i dipendenti salvano le imprese: i workers buyout, storie di successo e di cooperazione”, organizzato dall’Alleanza delle cooperative italiane e da Eurisce, prova a fare chiarezza su queste tematiche.
    workers buyoutL’evento si terrà martedì 22 marzo, a Roma, presso il Palazzo della Cooperazione, e vedrà tra i relatori una serie di dirigenti del mondo della cooperazione e di figure importanti della ricerca e dell’università.
    I lavori saranno introdotti dal co-presidente dell’Alleanza delle Cooperative, Maurizio Gardini, cui seguiranno la relazione di Gianluca Salvatori, amministratore delegato di Euricse, e gli interventi di Andrès Ruggeri, Università di Buenos Aires; Marcelo Vieta, Università di Toronto; Camillo De Bernardinis, amministratore delegato di Cfi – Cooperazione Finanza Impresa; Luca Lurini, responsabile progetti Wbo Coopfond; Luca Bernareggi, vicepresidente Legacoop.
    Ci saranno, infine, le testimonianze delle cooperative Raviplast; Screensud; Centro Olimpo; Arbizzi. Concluderà il presidente dell’Alleanza delle Cooperative, Rosario Altieri.

    I workers buyout sono un istituto di origine anglosassone, balzato all’ordine delle cronache negli ultimi anni per effetto della crisi che ha colpito diverse aziende.
    In molti casi i lavoratori hanno deciso di sacrificare quote del proprio trattamento di fine rapporto o risorse private per rilevare l’azienda in liquidazione e realizzare una nuova impresa attraverso il “vestito” cooperativo.
    Con questo strumento sono stati salvati centinaia di posti di lavoro, mostrando come la cooperativa possa essere uno strumento di lavoro e sviluppo, particolarmente efficace durante la recessione.
    Una recente ricerca di Eurisce ha mostrato, per l’appunto, come la cooperazione sia particolarmente resistente alla crisi, mantenendo stabili i livelli occupazionali e pressoché invariato il reddito di soci e/o lavoratori. La stessa Eurisce presenterà, in occasione del seminario, uno studio sui workers buyout, che permetterà di analizzare le recenti evoluzioni del fenomeno che hanno portato alla formazione di oltre 250 cooperative di lavoro attraverso lo strumento dei Wbo.


  • arance caporalato

    La piaga del caporalato e del lavoro nero è più che mai viva nel nostro Paese, specie nel Mezzogiorno. 
    I controlli sono ancora piuttosto blandi e le scelte della grande distribuzione, che spesso e volentieri privilegiano prodotti a basso costo, concorrono ad alimentare questa piaga. 

    In questi giorni è in discussione in Parlamento una legge sul caporalato, ma l’intervento pubblico non può bastare. È necessario responsabilizzare gli attori, su tutti la grande distribuzione.
    arance caporalato E proprio Coop, la più grande catena di distribuzione italiana con 8 milioni di soci-consumatori e oltre 1.100 punti vendita in tutta Italia, prova a dare delle risposte con il progetto “Buoni e Giusti”.
    Si tratta di un’iniziativa contro il lavoro irregolare che vede coinvolti tutti gli 832 fornitori nazionali e locali di ortofrutta a marchio Coop e ben 13 filiere del settore ortofrutticolo.
    Proprio l’ortofrutta, infatti, è il comparto più a rischio con le sue esigenze legate alla stagionalità. Basti pensare al settore degli agrumi, dove ogni anno assistiamo ad un vero e proprio sfruttamento dei lavoratori, soprattutto di origine africana.

    Con “Buoni e Giusti” Coop obbliga i suoi fornitori a sottoscrivere un Codice Etico, con una serie di impegni da rispettare. I fornitori sono chiamati a stipulare regolari contratti di lavoro ai dipendenti e a sottoporsi a dei controlli periodici, pena l’esclusione dal circuito Coop.
    È stato chiesto, inoltre, alle imprese agricole di iscriversi alla Rete del Lavoro agricolo di Qualità, un sistema lanciato qualche mese fa dalle Politiche Agricole che prevede di accogliere solamente le aziende in regola.
    Il primo comparto che sarà interessato dal progetto “Buoni e Giusti” sarà quello degli agrumi, ovvero quello che può “vantare” la più alta percentuale di lavoro irregolare.
    Seguiranno, poi, quello delle fragole, del pomodoro, dei meloni, delle angurie, dell’uva, delle patate novelle ed altri ortaggi di stagione.


  • bcc riforma

    Come sarà composta la holding a capo del nuovo sistema delle Banche di Credito Cooperativo?
    Secondo Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, potrebbero esserci anche capitali provenienti da banche cooperative europee. 

    Un’opzione, quest’ultima, che sembra essere sempre più concreta, come ha rivelato il vertice della centrale di rappresentanza delle coop in un’intervista al bcc riformaquotidiano Avvenire.
    “Stiamo lavorando assieme a Federcasse affinché si realizzi una partecipazione consistente di pezzi importanti del credito cooperativo europeo nell’azionariato della capogruppo che nascerà sotto forma di Spa dalla riforma delle Bcc“.
    Gardini sottolinea come un’azione di questo tipo sarebbe un segnale molto forte all’Unione Bancaria “per far vedere che, oltre alle banche globali, esistono pure istituti radicati sul territorio che sostengono l’economia reale aprendo i rubinetti del credito alle famiglie e alle imprese“.

    Nel frattempo si stanno delineando i contenuti della riforma dopo il recente accordo di maggioranza che prevede una sostanziale modifica della norma sul way-out.
    Ci sarà la possibilità per alcune Bcc, con un patrimonio netto superiore a 200 milioni di euro, di non aderire alla capogruppo, ma queste rimarranno cooperative trasferendo l’attività bancaria ad una società per azioni.
    In questo modo rimarranno intatte le riserve indivisibili. Una modifica che convince Gardini: “Bisogna dare atto al Governo di aver tolto la possibilità ad una Banca cooperativa di trasformarsi in Spa affrancando una parte delle riserve, che sarebbe stata una modalità impossibile da accettare“.
    Nei prossimi giorni avremo modo di seguire la discussione in Parlamento e di valutare punto per punto una riforma destinata a rivoluzionare il mondo del credito cooperativo.