Categoria: Cooperative

  • Gardini Confcooperative

    Si svolgerà l’1 Marzo, presso la Villa Doria a Napoli, l’Assemblea regionale di Confcooperative Campania. 
    Il Congresso prosegue la stagione di rinnovo delle cariche di Confcooperative, iniziata a gennaio con le federazioni provinciali per poi proseguire a marzo con gli organi regionali e in primavera con quelli nazionali. 

    L’iniziativa, fa sapere la centrale di rappresentanza delle coop campane, sarà anche l’occasione per fare il punto, insieme alle istituzioni, sulla crescita della cooperazione in Campania (cooperazione giovanile, workers buyout, educazione cooperativa, ecc.) e sui settori economici destinati, nei prossimi anni, a calamitare gli investimenti e la nascita di nuove imprese.
    Gardini ConfcooperativeL’assemblea regionale vedrà la presenza di alcune importanti cariche istituzionali e dirigenti cooperativi.
    La giornata sarà aperta, infatti, dalla la Tavola rotonda “Cooperazione ed economia in Campania: imprese e valore aggiunto”, alla quale interverranno: Lidia D’Alessio, Assessore al Bilancio Regione Campania, Don Antonio Palmese, Vicario episcopale Lavoro, Giustizia e Pace, Carità Arcidiocesi di Napoli, Carlo Borgomeo, Presidente Fondazione Con il Sud, Andrea Prete, Presidente Unioncamere Campania, Maurizio Gardini, Presidente Confcooperative Nazionale e Maria Patrizia Stasi, Presidente Confcooperative Campania.
    Sarà, dunque, un’occasione per discutere delle opportunità di sviluppo e di lavoro offerte dal mondo della cooperazione in Campania e per valutare le prospettive future di un settore che rappresenta un fondamentale antidoto contro la crisi.
    Nel corso dell’assemblea i cooperatori delegati al voto avranno, inoltre, l’opportunità di esprimere il loro parere sul nuovo modello organizzativo di Confcooperative improntato ad un miglioramento dell’efficienza e ad un maggior coinvolgimento delle associate.


  • cooperative di comunità

    L’11 Marzo a Bologna, presso la sede della Regione Emilia Romagna, si svolgerà il convegno dal titolo “Cooperare nelle comunità: un bene comune per il Paese”. 
    L’evento rientra all’interno delle attività promosse dalla Scuola Nazionale delle Cooperative di Comunità, giunta quest’anno alla sua seconda edizione. 

    L’intento dell’iniziativa è promuovere lo sviluppo delle cooperative di comunità e delle cooperative paese, vere e proprie risorse per le aree rurali e svantaggiate.  logo alleanzaApre e introduce i lavori Stefano Arduini, caporedattore di Vita Magazine.
    Seguirà un intervento sul tema delle “comunità, i loro territori e le loro cooperative” affidato a Fausto Giovanelli, Parco Nazionale-MaB UNESCO Appennino Tosco Emiliano, e Fabio Renzi, Fondazione Symbola.
    Flaviano Zandonai di Euricse, invece, spiegherà ai partecipanti cosa sono le cooperative di comunità e qual è la loro attività sul territorio. Il cuore dell’evento sarà rappresentato dagli interventi di Simona Caselli, assessore all’agricoltura della Regione Emilia Romagna, Claudia Fiaschi di Confcooperative e Mauro Lusetti, presidente di Legacoop. Il titolo del loro panel sarà “Cooperare in comunità: un bene comune per il Paese”.
    Paolo Gazzolo, assessore alla montagna della Regione Emilia Romagna parlerà delle “Cooperative di comunità per lo sviluppo dell’Appennino”. L’evento sarà, infine, concluso da Francesco Milza dell’Alleanza delle Cooperative Emilia Romagna.


  • europa bce

    La forma cooperativa può essere un modello d’impresa valido in Italia ed in Europa. 
    La prova tangente di questo assunto viene dai dati sul rendimento delle coop durante la crisi che vedono i livelli occupazionali inalterati laddove invece le altre forme imprenditoriali hanno dovuto ridimensionare i propri organici. 

    È per questo che l’Alleanza delle Cooperative ha chiesto all’Unione Europea una maggiore promozione della “cultura del pluralismo d’impresa”.
    I rappresentanti di Legacoop, Confcooperative e Agci hanno incontrato nella giornata di ieri circa trenta europarlamentari italiani, appartenenti ai gruppi politici eurogruppoeuropei dei Socialisti&Democratici, Gruppo Popolare PPE e M5S.
    L’iniziativa è stata organizzata dal vicepresidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e dall’onorevole Patrizia Toia.
    “Le cooperative sono fondamentali per il nostro modo di essere impresa – ha dichiarato Antonio Tajani – e rappresentano l’opportunità di crescita per la nostra società non un atto di cortesia, ma un sentire diffuso nella delegazione degli eurodeputati italiani”.
    L’Alleanza delle Cooperative ha chiesto, dal canto suo, un dialogo maggiore con le istituzioni comunitarie, una collaborazione rafforzata che deve passare necessariamente dai parlamentari europei.
    L’auspicio delle organizzazione di rappresentanza è che insieme venga costruita una politica cooperativa, un insieme, cioè, di azioni e misure in grado di cogliere la peculiarità delle coop rispetto alle altre forme d’impresa.
    “Troppo spesso – evidenzia l’Alleanza – siamo impegnati a correggere misure omologatrici che arrivano dall’Europa in tutti settori: nel welfare, nel credito, nel fisco, nel lavoro, nel commercio internazionale, nel fare impresa in generale e nella valorizzazione di giovani e donne”.


  • dopo di noi legge

    Si svolgerà a Roma il 24 ed il 25 febbraio Futuro.coop, l’assemblea nazionale di Legacoopsociali.
    All’iniziativa parteciperanno anche numerose figure istituzionali come il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ed il prefetto di Roma Franco Gabrielli.

    L’assemblea affronterà diverse tematiche che riguardano il presente ed il futuro del mondo della cooperazione sociale. Nello specifico sono stati scelti i temi dell’innovazione, del lavoro e della comunità.
    dopo di noi leggeMa i veri protagonisti dell’evento saranno le stesse cooperative. Ci saranno, infatti, gli interventi di alcune coop molto attive sul territorio che racconteranno la propria esperienza innovativa.
    Verranno presentati i progetti Futuro.coop, Rete Come Te, CresceRete, Il ciclo dei rifiuti ed i servizi pubblici locali ed Il Poggio Polo Enogastronomico Napoli.

    L’assemblea verrà aperta da una relazione di Maurizio Franzini, docente all‘Università La Sapienza di Roma, dal titolo “Le diseguaglianze tra stato e mercato”.
    I lavori proseguiranno con il dibattito “Costruire un’economia inclusiva” che vedrà la partecipazione di Carlo Borzaga Università di Trento, Enrico Giovannini Advisory Board Statistico ONU per l’indice di Sviluppo Umano, Pierluigi Stefanini presidente del Gruppo Unipol, Carlo Borgomeo presidente Fondazione con il Sud, Giuliano Poletti Ministro del Lavoro e Politiche sociali.
    La giornata si concluderà con un incontro dal titolo “La Cooperazione sociale che innova: le buone prassi della cooperazione sociale illustrate dai protagonisti” nel corso del quale verranno presentatE le buone pratiche dalle cooperative sociali sopra elencate.
    Il 25 febbraio, invece, il focus sarà principalmente sul tema della legalità e sul futuro della cooperazione nell’ottica della costituzione dell’Alleanza delle Cooperative.
    Ci saranno tra gli altri l’intervento del prefetto di Roma Franco Gabrielli, del presidente di Legacoop Mauro Lusetti e dei presidenti di Legacoopsociali, Federsolidarietà e Agci Solidarietà (Paola Menetti, Giuseppe Guerini e Pina Colosimo).


  • gardini bcc

    La cooperazione è pronta al dialogo con il premier Matteo Renzi e a far valere la propria presenza sul territorio per modificare il decreto sulle Banche di Credito Cooperativo. 

    Lo ha ribadito ieri Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Negli ultimi giorni molti hanno espresso le proprie perplessità sulla riforma delle Bcc: membri del Governo, dirigenti cooperativi ed economisti hanno criticato, in particolare, la norma gardini bccsul way-out, che consente agli istituti di credito cooperativo con patrimonio netto superiore ai 200 milioni di euro di trasformarsi in Spa rendendo disponibili le risorse accantonate in questi anni.
    “È uno scippo generazionale – dichiara Gardini – Non chiediamo favori ma il rispetto della nostra natura. Nella cooperazione i fondi di riserva rappresentano gli utili accantonati in oltre un secolo di attività mutualistica. Vale specificare che sono utili sui quali non sono state pagate imposte a fronte di vincoli stringenti. Ecco pensare di affrancare queste risorse è un precedente preoccupante. Oggi potrebbe toccare alle banche, domani ad altri settori della cooperazione“.

    Confcooperative ha dichiarato a più riprese di condividere l’impianto generale della riforma, con la costituzione di un’unica holding a capo del sistema.
    Lo schema del decreto, volto a migliorare l’efficienza del credito cooperativo e a favorire i processi aggregativi, viene contraddetto, però, da una norma che invita le banche a scegliere la strada dell’autonomia e della fuoriuscita dal movimento cooperativo.
    Negli ultimi anni il mondo della cooperazione, ivi compreso quello delle Bcc, ha perso per strada alcuni valori fondamentali imboccando in alcuni casi la via dell’illegalità. Proprio per questo motivo è necessario rinnovare il patto costituzionale e rafforzare i principi della mutualità, della democrazia economica e del profitto sociale sanciti dalla Costituzione.
    La riforma delle Bcc rappresenta, al contrario, un’accettazione quasi rassegnata della crisi che sta vivendo la cooperazione che farà emergere nuove e maggiori problematiche in seno alle cooperative.
    Il presidente di Confcooperative intende, però, mobilitare tutte le risorse in capo alla cooperazione per modificare il decreto: “Siamo pronti a dialogare e a confrontarci anche con il premier in tutte le sedi possibili per lavorare ad una correzione della norma. Altrettanto certo è che per fare valere le nostre ragioni ricorreremo a tutta la nostra capacità di presenza sul territorio”.



  • Che succede quando consorzi di cooperative, cooperative agricole, sociali, di produzione e lavoro, di pesca, di consumo e un’organizzazione datoriale uniscono le forze per commercializzare prodotti di prima qualità e per sostenere la produzione e la manodopera locale? La Bottega dei Prodotti Cooperativi Salernitani è nata così, dall’idea di unire la vendita alla produzione di beni e servizi e di sostenere la cultura di un’economia alternativa. La Bottega dei Prodotti Cooperativi Salernitani, gestita dal consorzio omonimo, si trova a Salerno, in via Posidonia 111, e si inserisce nella rete nazionale di punti vendita cooperativi Qui da Noi. Confcooperative Salerno e Confcooperative nazionale hanno creduto molto in questo progetto e continuano a sostenerlo e a seguirlo, anche con la collaborazione della Camera di Commercio di Salerno.

    bottega-dei-prodotti-cooperativi-salernitani

    La Bottega è un punto vendita: potrete acquistare l’olio prodotto dal Consorzio O.R.O. Campania, le passate di pomodoro S. Marzano Dop o i sottoli targati Rominella, il tonno di Cetara, le marmellate lavorate e trasformate da cooperative che impiegano persone con disabilità mentale o che vivono per una qualche ragione una condizione di esclusione sociale. Ma sono solo degli esempi. Alla Bottega c’è tutto quel che vi occorre per mangiare bene. E mangiando, mangiando si fa parte di una storia, di un modo vivere peculiare, di un percorso che ha al centro le imprese cooperative che operano nel salernitano. Tutte le persone che hanno assaggiato i succhi di frutta della cooperativa Stalker, le marmellate della cooperativa Capovolti, l’olio della selezione O.R.O. Campania, il miele della cooperativa Monte Cervati, i sughi Rominella, il tonno o la colatura di alici del Consorzio Ittico Ippocampo, il pane della cooperativa La tua fornaia o la frutta e la verdura fornite dalle Organizzazioni dei Produttori hanno inteso che non tutto quel che mangiamo ha la stessa consistenza. Provare per credere.

    Da qualche tempo il personale della Bottega consegna anche a domicilio. Grazie all’iniziativa La sporta le persone ricevono direttamente a casa o in ufficio una selezione di prodotti alimentari freschi o trasformati, perché se Maometto non va alla montagna…

    Il presidente del Consorzio che gestisce la Bottega è Maurizio Giordano, cooperatore del settore della pesca e attivo in Confcooperative Campania. Giordano così commenta l’attività della Bottega:

    “La Bottega ha meno di un anno di vita, ma siamo contenti, nonostante la fatica di concorrere con una cultura consumistica, ben radicata, lontana anni luce dal km zero e dalla cultura cooperativa. Abbiamo lavorato in sinergia e alla fine abbiamo creato un luogo fisico dove esprimere e proporre alle persone il fare cooperativo. Tra l’altro, con una certa frequenza proponiamo degustazioni, dibattiti, proprio per coinvolgere e animare il territorio. Il nostro riferimento costante sono la buona alimentazione, la tracciabilità, il gusto, la qualità, intesa anche come cura dell’ambiente. Veniteci a trovare”.

    Potete seguire la Bottega dei Prodotti Cooperativi Salernitani qui sulla pagina Facebook dedicata 


  • mercuri fedagri

    La cooperazione è stata  un fondamentale fattore di sviluppo dell’agricoltura per l’Italia del Secondo Dopoguerra. 
    L’aggregazione di tanti piccoli produttori agricoli attraverso la forma cooperativa può essere un modello da seguire anche per i Paesi in via di sviluppo. 

    Lo ha dichiarato Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari italiane, nel corso del Farmers’ Forum, il meeting internazionale organizzato dall’IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo delle Nazioni Unite) per promuovere il dialogo con i governi degli Stati membri e le organizzazioni contadine dei Paesi partner.
    mercuri fedagri“L’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari – ha spiegato Mercuri – è pronta a fare la propria parte per supportare le organizzazioni contadine nei Paesi in via di sviluppo, mettendo a disposizione il modello economicamente sostenibile delle cooperative italiane, che lo stesso presidente della Repubblica Mattarella ha definito ieri come fonte di conoscenza ed esempio”.
    Come sottolineato dallo stesso Mercuri, in tutto il mondo l’82% degli agricoltori possiede meno di due ettari. La cooperazione può rappresentare per loro uno straordinario strumento di condivisione dei rischi e del capitale, consentendo anche ad un piccolo produttore di vendere i propri prodotti sul mercato nazionale ed estero.
    In un contesto sempre più dominato dalle grandi multinazionali (anche nel comparto agricolo) la cooperazione è una risorsa diversa, una forma d’impresa capace di creare lavoro mantenendo intatto il rapporto con il territorio e senza sfruttare la manodopera a basso costo.
    “Crediamo – ha concluso Mercuri – che in molti dei Paesi in via di sviluppo e nelle economie emergenti il nostro modello di business possa conciliare bisogni di conoscenza ed expertise settoriale, necessari per permettere ai piccoli produttori di unirsi e presentarsi così sui mercati internazionali, con la creazione di nicchie di mercato per le imprese italiane, il cui export agroalimentare vale 36,85 mld di euro”.


  • Bcc riforma

    Nei prossimi giorni inizierà la discussione alla Camera sulla conversione del decreto legge sulle Banche di Credito Cooperativo.
    Oggi è prevista una riunione della commissione Finanze che calendarizzerà i lavori parlamentari.

    Il polverone sollevatosi in questi giorni non sarà facile da diradare in tempi brevi. La cosiddetta norma sul “way-out” che permette alle Bcc con un patrimonio Bcc riformanetto superiore ai 200 milioni di euro di trasformarsi in SpA pagando solamente un’imposta del 20% potrebbe essere oggetto di modifiche.
    O almeno è quanto chiede il mondo della cooperazione, dal presidente di Federcasse Alessandro Azzi fino al presidente di Confcooperative Maurizio Gardini.
    La norma in questione rende divisibili le risorse accumulate grazie ai vantaggi fiscali di cui godono gli istituti di credito cooperativo.
    Nulla toglie, ad esempio, che in futuro le cooperative di consumo o altri tipi di società cooperative possano decidere di trasformarsi in società per azioni reclamando anch’esse le risorse indivisibili.

    Ci sono, però, degli spiragli sulla modifica del testo. A parlarne è il vice ministro dell’Economia e delle Finanze, Enrico Morando, interpellato dal Corriere della Sera: “Su nessun aspetto di questo decreto così complesso il Governo può arrogarsi la responsabilità di dire che non toccheremo niente“.
    Del resto sono molti gli esponenti governativi che hanno palesato il proprio parere negativo in merito. I ministri Alfano, Delrio e Galletti hanno manifestato pubblicamente le proprie perplessità su una riforma che di fatto mina i valori portanti della cooperazione per come sanciti nella Costituzione.
    Vedremo se durante la discussione parlamentare cambierà qualcosa. Nel frattempo è stato fissato per il 23 febbraio l’inizio delle audizioni della Commissione Finanze della Camera con la Banca d’Italia, l’Abi, Federcasse e Consob.


  • bcc riforma

    Il decreto di riforma delle Banche di Credito Cooperativo ha scatenato diverse reazioni sdegnate nel mondo della cooperazione.

    Il  vicepresidente vicario di Confcooperative, Maurizio Ottolini, ha parlato di una “violenza istituzionale” che “riporta indietro di decenni, ai giorni del Fascismo che sciolse le associazioni cooperative”; il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, ha parlato, invece, di una “pagina dolorosa per la cooperazione italiana” che rischia di mettere in discussione valori e pratiche coltivati in questi anni.

    Ma qual è la norma in questione e quali sono le ragioni che hanno spinto le cooperative ad insorgere?
    Il decreto approvato mercoledì sera in Consiglio dei Ministri obbliga le Bcc ad aderire un’unica holding che svolgerà le funzioni di capogruppo dell’intero sistema. bcc riformaNon sarà più il singolo istituto di credito a gestire le criticità e le sofferenze bancarie, ma sarà al contrario tutto il sistema a condividere i rischi aiutando la banca in difficoltà.
    C’è, però, un’importante eccezione che fa saltare l’intero impianto normativo e rischia di creare un pericoloso precedente.
    Nel comunicato del Governo in seguito al Consiglio dei Ministri si aggiunge infatti che “La Bcc che non intende aderire ad un gruppo bancario, può farlo a condizione che abbia riserve di una entità consistente (almeno 200 milioni) e versi un’imposta straordinaria del 20 per cento sulle stesse riserve. Non può però continuare ad operare come banca di credito cooperativo e deve deliberare la sua trasformazione in spa. In alternativa è prevista la liquidazione”.

    Il patrimonio accumulato dalle cooperative è frutto di rilevanti agevolazioni fiscali a disposizione delle Bcc, ma cosa ancora più importante appartiene ai soci e alle comunità di riferimento. Le risorse degli istituti di credito cooperativo sono in altre parole delle riserve indivisibili.
    Inserire una norma che consente di trasformare una Bcc in una spa, portando con se il capitale accumulato con una tassazione solamente del 20%, significa dividere delle risorse che erano indivisibili e negare un principio che sembrava indiscutibile.

    Tra l’altro è da rilevare una modifica dei criteri di way-out. Il decreto approvato in Gazzetta ufficiale, a differenza del comunicato stampa, non parla più di riserve ma di patrimonio netto oltre i 200 milioni di euro per poter trasformare la Bcc in SpA.
    La differenza è sostanziale: sono poche le Bcc che possiedono riserve superiori ai 200 milioni, mentre sono diversi gli istituti di credito cooperativo che hanno un patrimonio netto di più di 200 milioni di euro. Difficile capire se si tratti di un errore materiale o di un cambiamento in itinere volto ad allargare la platea di banche che possono optare per la fuoriuscita dal sistema dell’unica capogruppo. 
    Non è da sottovalutare, inoltre, il rischio che alcune cooperative rivendichino loro stesse il diritto di trasformarsi in società per azioni, come avverrà per l’appunto per le Bcc, portando con se il capitale sociale della coop.
    fiducia consumatoriLa cooperativa è prima di tutto un’impresa che agisce partendo da e per la comunità. Non a caso l’articolo 45 della Costituzione disciplina la sua funzione sociale a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata.
    Proprio in merito all’art. 45 della Costituzione sorgono ulteriori dubbi. In questi giorni il presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, ha sollevato alcuni dubbi sulla costituzionalità della riforma. “Chi non aderisce può anche trasformarsi in SpA – ha dichiarato Azzi – ma deve lasciare le riserve ai fondi mutualistici. Perché altrimenti si tradisce l’articolo 45 della Costituzione sulle finalità mutualistiche del denaro raccolto sul territorio e che appartiene ai soci delle cooperative”
    In via definitiva, permettere un passaggio così facile verso realtà che fanno del profitto il proprio scopo ultimo, vuol dire mettere in crisi valori consolidati e sferrare un duro colpo a chi crede in questi principi.


  • Gardini Confcooperative

    Il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini è tornato sul tema della riforma del credito cooperativo nel corso dell’assemblea di Confcooperative Piacenza.
    L’evento ha visto la partecipazione anche del ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan.

    È stata, dunque, un’opportunità per confrontarsi con un esponente governativo e ribadire la posizione del mondo della cooperazione italiana in merito al decreto sulle Bcc.
    Mentre viene condivisa l’impostazione generale dell’intervento normativo, non può essere accettata, invece, una norma che consente alle Bcc con un Gardini Confcooperative patrimonio superiore ai 200 milioni di euro di trasformarsi in Spa portando con se le risorse accumulate in questi anni.
    Si tratta, infatti, di un patrimonio che appartiene ai soci e soprattutto all’intera collettività.
    «Chi non ci vuole stare non può diventare Spa e portarsi dietro il patrimonio. – dichiara Gardini – Il nostro rapporto con i ministri è quotidiano e la nostra riforma non l’abbiamo scritta da soli, l’abbiamo costruita con la Banca d’Italia e il Mef. Legittimo che ci sia una via di fuga dal progetto, ma non è legittimo che si chieda a una coop che ha accantonato magari in 130 anni di storia riserve indivisibili di dividere questi “patrimoni” che non sono dei soci, ma sono della comunità. É un’aberrazione mettere in pratica questo snaturamento. Sarebbe una pagina davvero dolorosa per la cooperazione italiana».

    Come ribadito a più riprese dal presidente di Confcooperative, il mondo della cooperazione “non chiede favoritismi” ma il rispetto dell’identità e della storia cooperativa.
    Lo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è consapevole della funzione sociale svolta dalle coop lungo 130 anni di storia, soprattutto nel momenti di crisi, sottolineando “il ruolo anti-ciclico della cooperazione che ha lo scopo di mantenere i livelli occupazionali, di dare lavoro e di rispondere a bisogni del territorio. Lo hanno fatto con aggregazioni e utilizzando il patrimonio intergenerazionale”.
    Vedremo nei prossimi giorni se i passaggi parlamentari e l’opera di mediazione dei dirigenti cooperativi servirà a cambiare i connotati della riforma, inserendo magari dei meccanismi di opting-out che tutelino le riserve indivisibili e i valori portanti della cooperazione italiana.


  • coop occupati

    Il mondo della cooperazione va in controtendenza rispetto al resto del sistema imprenditoriale.
    Durante il periodo di crisi, le cooperative hanno aumentato il numero di posti di lavoro, resistendo agli effetti negativi della crisi e all’aumento delle tasse.

    Confcooperative ha fornito i numeri delle proprie associate relativi al periodo 2008-2014. Secondo la centrale di rappresentanza il numero di occupati è passato da 506.500 nel 2008 a 536.800 nel 2014.
    coop occupatiQuesto vuol dire che durante la crisi il mondo della cooperazione è stato addirittura in grado di far crescere il numero degli occupati del 5,9%; per avere un’idea più chiara della rilevanza di questo dato basta sottolineare che nello stesso periodo il tasso di disoccupazione dell’Italia è cresciuto di circa 7 punti percentuali.
    Le cooperative, dunque, sembra abbiano svolto al meglio la propria funzione sociale, salvaguardando prima di tutto i propri soci e poi le esigenze dei territori nei quali operano.
    Mentre le imprese multinazionali erano impegnate in operazioni di delocalizzazione e di ridimensionamento dei propri organici, le coop tentavano la strada dell’internazionalizzazione per remunerare al meglio i propri soci e salvare numerosi posti di lavoro.

    “Abbiamo utilizzato ogni risorse, ogni nichelino, per continuare a comportarci da cooperatori e a svolgere il ruolo che ci assegna la Costituzione: promuovere lo sviluppo, dare servizi alle persone, rispondere ai bisogni della collettività, mantenere viva l’occupazione senza delocalizzare“.
    Sono queste le parole di Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, che ha parlato al  Corriere Economia. “Le cooperative, le agroalimentari in particolare – aggiunge Gardini – intensificano la via dell’export per remunerare al meglio i soci produttori, per incrociare domanda e offerta su mercati meno maturi“.
    Il tutto nonostante un significativo aggravio fiscale. Come riporta il Corriere Economia, infatti, le cooperative hanno versato 5 miliardi e 476 milioni in più al fisco di quelli che avrebbero versato se avessero mantenuti gli stessi livelli di produzione del 2007. Nello stesso periodo le spa hanno versato all’erario 15 miliardi e 736 milioni in meno.
    Il mondo della cooperazione si è dimostrato, dunque, un baluardo dell’occupazione, specie nel settore dell’agroalimentare, dove rappresenta un modello di eccellenza, sia dal punto di vista della qualità dei prodotti che dal punto di vista organizzativo.



  • Il decreto legge di riforma del credito cooperativo ha sollevato numerose polemiche nel mondo della cooperazione e all’interno della stessa compagine normativa.

    La riforma ricalca sostanzialmente il contenuto della proposta presentata da Federcasse, l’associazione che riunisce tutti gli istituti del credito cooperativo, con la costituzione di un’unica holding a capo del sistema nella quale dovranno confluire tutte le Bcc. L’intento principale è migliorare l’efficienza del sistema attraverso la promozione di fenomeni aggregativi e la condivisione dei rischi delle sofferenze bancarie.
    credito cooperativoC’è, però, una norma che viola in maniera palese il principio della mutualità che ha contraddistinto in oltre 130 anni di storia il mondo della cooperazione.
    Il decreto concede, infatti, alle Bcc che possiedono un patrimonio di oltre 200 milioni di euro di non aderire alla holding e di trasformarsi in spa, versando solamente il 20% delle riserve accumulate. Sarebbero una decina le banche che possiedono i requisiti per utilizzare l’opting out, uscendo fuori dal sistema del credito cooperativo con le riserve accumulate grazie agli sgravi fiscali di cui godono le Bcc.
    Una riforma di questo tipo mina alle fondamenta i valori cooperativi, creando un pericoloso precedente.

    Sono tante le voci che si sono levate contro la riforma. Alcune di esse riguardano esponenti stessi del Governo.
    Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha parlato in questi termini: “Non si può privatizzare un capitale accumulato in 130 anni da soci cooperatori così, pagando una tassa del 20%“. Gli fa eco il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che ha definito un “controsenso” dare la possibilità a piccoli istituti bancari di “farsi la loro società per azioni” dopo che il Governo ha spinto per effettuare una serie di accorpamenti e di razionalizzazioni.
    La stessa posizione è stata assunta dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, creando non poche tensioni in Consiglio dei Ministri. Sul tema è intervenuto anche l’ex segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani: “È il caso di riflettere bene. Liberare le riserve di una cooperativa crea un precedente molto serio e colpisce al cuore il concetto stesso di cooperazione”
    Il mondo della cooperazione si è espresso in maniera fortemente critica. Il vicepresidente vicario di Confcooperative, Maurizio Ottolini, ha parlato di “violenza istituzionale che che ci riporta indietro di decenni, ai giorni del Fascismo che sciolse le associazioni cooperative”.  Sulla stessa lunghezza d’onda Alessandro Azzi, presidente di Federcasse.
    Nel corso di un’intervista per il quotidiano Avvenire Azzi ha espresso la propria soddisfazione per i contenuti generali del decreto, valutando, però, in maniera estremamente negativa la norma sull’opting out. Secondo il presidente di Federcasse la norma in questione contraddice lo spirito generale della riforma e viola l’articolo 45 della Costituzione che disciplina la funzione sociale della cooperazione.
    “Chi non aderisce – dichiara Azzi – può anche trasformarsi in spa, ma deve lasciare le riserve ai fondi mutualistici. Perché altrimenti si tradisce l’articolo 45 della Costituzione sulle finalità mutualistiche del denaro raccolto sul territorio e che appartiene ai soci delle cooperative”