Categoria: Cooperative

  • franco roberti

    La criminalità organizzata cerca sempre più frequentemente di riciclare denaro sporco partecipando ad appalti pubblici.
    Ovviamente non agisce in prima persona, ma utilizza imprese all’apparenza sane per eludere i controlli ed investire i proventi di attività come il traffico degli stupefacenti in gare ad evidenza pubblica.

    In questi giorni la Direzione Investigativa Antimafia (Dia) ha lanciato un nuovo allarme, segnalando la presenza sempre più invasiva della mafia nei grandi appalti, soprattutto al Nord.
    franco robertiUn meccanismo di tipo affaristico che ha coinvolto anche tante cooperative.
    Il Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, ha affrontato questo argomento nel corso del suo intervento a Radio Uno durante la trasmissione Voci del Mattino: “Gli appalti sono occasioni per le mafie per riciclare il denaro sporco attraverso anche il finanziamento delle imprese apparentemente pulite che concorrono agli appalti. Un’indagine della Dia di Napoli, ad esempio, sul settore delle cooperative e sugli appalti concessi alle cooperative ha dimostrato l’interesse della mafia nel riciclare il denaro sporco attraverso l’attività di appalto”.

    Scandali come Mafia Capitale hanno reso le coop un facile bersaglio dell’opinione pubblica, quasi un simbolo dei rapporti illeciti tra mondo dell’impresa e la criminalità organizzata.
    Come ribadito più volte in questa sede, la forma dell’impresa sociale rappresenta un semplice strumento giuridico e, in quanto tale, può essere utilizzato in maniera diversa in base agli intenti dei vari attori.
    È compito delle istituzioni dotare il nostro ordinamento di regole chiare che garantiscano il rispetto della libera concorrenza, tutelando le imprese sane di fronte alle infiltrazioni della criminalità. Da questo punto di vista sarà fondamentale osservare l’esito del processo di riforma del Codice dei contratti pubblici, auspicando che questo possa avvenire in un’ottica di revisione del sistema dell’offerta più bassa e di una maggiore e migliore valutazione dell’impatto sociale dei progetti presentati.


  • guerini milanese

    La cooperazione sociale protagonista a Uno Mattina.
    Il presidente di Federsolidarietà, Giuseppe Guerini, ed il presidente di Federsanità, Giuseppe Milanese, sono stati ospiti di Rai Uno, un’occasione per affrontare il tema del welfare e delle nuove sfide che attendono questo settore.

    In questi giorni la questione della lotta alla povertà è diventata parte integrante dell’agenda setting del Governo, con l’approvazione di un ddl che stanzia 800 milioni per i più poveri ed inserisce anche in Italia una forma di reddito minimo.
    guerini milaneseSecondo Giuseppe Guerini, però, il modello assistenziale deve essere integrato con un welfare partecipato e collaborativo. «In Italia – spiega Guerini – per anni abbiamo attuato politiche di welfare incentrate sul trasferimento monetario. Abbiamo bisogno, invece, di migliorare l’accessibilità ai servizi e l’inclusione. Questo è possibile solo attraverso un maggiore protagonismo ed una maggiore partecipazione dei cittadini».
    Il mondo della cooperazione sociale porta avanti numerosi progetti di welfare collaborativo: istituzioni, cooperative, volontari e soggetti svantaggiati lavorano in maniera integrata. Il meccanismo dei finanziamenti a pioggia ha creato logiche di tipo assistenziale, dove la persona è diventata un semplice cliente e l’ente erogatore del servizio si è trasformato in un’impresa che si posiziona sul mercato e cerca di trarre profitto dalla propria attività.

    La cooperazione intende recuperare lo spirito solidaristico che sta alla base del welfare sociale, creando attraverso progetti innovativi nuovi posti di lavoro: «Nel settore della cura – aggiunge Guerini – nei prossimi anni potrebbe arrivare più occupazione e di qualità. Il welfare sociale e sanitario hanno tutte le caratteristiche per diventare un’importante leva di sviluppo. Secondo l’Europa il welfare potranno portare lo stesso numero di posti di lavoro della digitalizzazione. L’innovazione sociale, infatti, crea lavoro, ma anche legami e giustizia sociale».
    Un punto di vista condiviso da Giuseppe Milanese, presidente di Federsanità. Anche l welfare sanitario sta attraversando una fase di cambiamento, con particolare riferimento al campo dell’assistenza agli anziani fuori dalle strutture sanitarie: «In questi anni ci siamo occupati dell’ospedale – dice Milanese – adesso dobbiamo guardare cosa c’è fuori l’ospedale. La gente si è affidata alle badanti (oltre 990mila in Italia), non abbiamo costruito un sistema. Noi, invece, cerchiamo di costruire un modello dal basso per affrontare problemi legati alla cronicità». 

    Nel corso della trasmissione è stata raccontata anche la storia della Cooperativa La Nuvola di Orzinuovi in provincia di Brescia.
    L’impresa sociale si occupa di servizi per disabili, ma offre anche prestazioni che riguardano la salute mentale ed interventi rivolti ai minori ed alle famiglie.
    Negli ultimi anni la cooperativa impiega 180 addetti e grazie al progetto Bios si occupa anche di servizi per i bambini autistici e per le loro famiglie.
    Un modello, quello della coop La Nuvola, che mostra il lato positivo della cooperazione sociale: un mondo costruito attorno a valori come la partecipazione e lo spirito mutualistico e lontano dalle logiche affaristiche che hanno contraddistinto alcune “mele marce” del settore.


  • coopfond

    Il Consiglio di amministrazione di Coopfond, il fondo mutualistico di Legacoop, ha approvato i primi progetti per il 2016.
    L’obiettivo è sostenere il mondo della cooperazione, con particolare attenzione alle pratiche innovative e ai progetti che producono lavoro sul territorio.

    Tra gli interventi approvati due riguardano l’ambito dell’housing sociale. Il primo interessa la cooperativa abitanti Ansaloni di Bologna ed il relativo progetto di coopfondabitare cooperativo; il secondo, invece, prevede il sostegno economico alla fusione di due coop di abitanti, la cooperativa edificatrice Castello e il Consorzio servizi urbani, con un patrimonio complessivo di 700 alloggi.
    Coopfond ha deliberato, inoltre, la partecipazione al capitale sociale della Be.Ca Engineering di Cesena, tubi bimetallici e per scambiatori di calore, e della toscana Pane e Rose, per l’acquisto della sede di un centro polispecialistico e per il suo adeguamento strutturale.
    Il fondo mutualistico di Legacoop continua, inoltre, la sua operazione di supporto al master in Impresa Cooperativa: Economia, Diritto e Management, che si svolgerà anche quest’anno all’interno del Dipartimento di Economia dell’Università di Roma Tre.
    L’edizione 2016 vedrà il patrocinio non solo di Legacoop ma di tutta l’Alleanza delle Cooperative italiane in vista dell’unione delle sigle prevista per il 2017.
    Oltre al contributo di Coopfond, ci sarà anche quello di Fondosviluppo per Confcooperative e Generalfond per AGCI.


  • vino coop

    Il vino cooperativo è il leader della cooperazione agroalimentare, nonché il principale motore del settore vitivinicolo italiano.
    I dati presentati ieri dall’Osservatorio della cooperazione agricola italiano ci forniscono un’ulteriore dimostrazione in merito.

    Il giro d’affari complessivo della cooperazione vitivinicola è di 4,3 miliardi di euro che rappresenta il 10% dell’intero fatturato del mondo della cooperazione.
    vino coopNon è un caso che il 58% del vino prodotto in Italia arrivi direttamente dalle cantine cooperative e che ai primi tre posti della classifica stilata dal Corriere economia sulle imprese vitivinicole con il maggior fatturato ci siano proprio tre coop.
    Ed è un risultato mica da poco se consideriamo che il contesto di riferimento è l‘Italia, ovvero il paese che quest’anno ha ottenuto il riconoscimento di primo produttore mondiale di vino.

    Le cooperative si sono dimostrate in questo periodo di crisi maggiormente in grado di resistere agli effetti negativi della recessione. Un assunto dimostrabile valutando anche il rendimento delle coop vitivinicole rispetto alle società di capitale.
    Nel periodo 2011-2013, ovvero quello analizzato dall’Osservatorio della cooperazione agricola italiana, il fatturato delle coop del vino è cresciuto del 19% contro la variazione positiva del 13% fatta registrare dalle società di capitali.
    Stesso discorso per il valore aggiunto, con le coop in grado di migliore il costo della trasformazione delle proprie materie prime del 7% contro il 6% delle società di capitali.
    Presentano le variazioni più significative le coop di media e grande dimensione, mentre le imprese più piccole faticano maggiormente.
    Per questo motivo l’Alleanza delle Cooperative agroalimentari sta incentivando politiche di aggregazione ed accordi di filiera che possano dare maggiore forza contrattuale ed economica anche alle piccole realtà che devono fare i conti con le difficoltà di accesso al credito ed il crollo della domanda interna.
    Una politica volta all’aggregazione che porterà nel lungo periodo ad un ampliamento delle esportazioni. Il settore vitivinicolo è comunque il comparto della cooperazione agroalimentare con la più alta propensione all’export (33%), con il 63% delle cooperative del vino che già adesso esportano i propri prodotti all’estero.


  • cooperative vino

    La cooperazione agricola resiste all’impatto negativo della crisi.
    Potrebbe essere questo il sunto estremo del rapporto presentato oggi a Roma dall’Osservatorio della cooperazione agricola italiana, istituito dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e sostenuto dalle quattro organizzazioni di rappresentanza delle cooperative dell’agroalimentare (Agci-Agrital, Fedagri Confcooperative, Legacoop Agroalimentare ed Unicoop).

    C’è un dato che più di qualsiasi altro spiega il rendimento delle coop nel periodo di crisi dell’economia mondiale: il fatturato del settore è cresciuto del 9% tra il 2011 ed il 2013. Quello dell’industria agroalimentare italiana è aumentato solo del 5%.
    cooperative vinoLa cooperazione agricola mostra, dunque, una crescita quasi doppia rispetto a quella del comparto dell’industria agroalimentare. È l’ennesima dimostrazione di come il modello cooperativo possieda gli strumenti per resistere alle fluttuazioni dell’economia, mantenendo inalterati i livelli di occupazione e costante il valore della produzione.

    Nel 2013 il fatturato annuo della cooperazione agroalimentare è di 36,1 miliardi di euro, grazie all’attività di 5.024 imprese collettive associate, 92mila addetti e 815.898 soci. Non è un caso che l’Italia si trovi al primo posto in Europa per numero di coop agricole (27% del totale) e al terzo per fatturato.
    Numeri di un certo peso, raggiunti per via di strategie di branding e di internazionalizzazione che hanno portato le imprese cooperative a vendere i propri prodotti in Europa ed Oltreoceano.
    Non si tratta, però, di un punto di arrivo.
    I margini di miglioramento, infatti, sono enormi. Lo sottolinea anche Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari.
    Ci sono quattro regioni, Trentino Alto Adige, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna che costituiscono il 75% del fatturato complessivo della cooperazione agroalimentare.
    È necessaria, dunque, una maggiore integrazione ed aggregazione tra le coop del Nord e quelle del Centro e del Sud: «I dati evidenziati dall’Osservatorio – ha detto Mercuri – se da una parte sono importanti e confermano il sistema vincente della nostra cooperazione, dall’altra indicano che ci sono ampi margini di miglioramento. È vero infatti che non possiamo ancora parlare di modello italiano della cooperazione se prima non omogeneizziamo, anche in termini di valore prodotto, il sistema associativo su tutto il territorio nazionale e se non proseguiamo nel processo di aggregazione e potenziamento delle nostre cooperative. In questo modo i nostri prodotti – ha concluso il presidente dell’Alleanza – potranno contare di più sui mercati internazionali, che costituiscono il futuro sempre più prossimo per le nostre organizzazioni»


  • innovazione cooperative

    Futuro.coop è il nuovo progetto sull’innovazione di stampo cooperativo lanciato da Legacoopsociali.
    A breve verrà messo online un portale rivolto a chi vuole fare innovazione e sceglie la forma giuridica cooperativa, mentre è già stata aperta una call per i cooperatori presenti sul territorio nazionale.

    Essere cooperatori, oggi più che mai, significa necessariamente essere innovatori sul proprio territorio: vuol dire prendere le distanze dalle pratiche della finanza e dell’economia tradizionale per promuovere un modello di sviluppo basato sulla sinergia con i cittadini.
    Il nuovo progetto Futuro.coop, come spiega Andrea Bernardoni (membro della presidenza nazionale di Legacoopsociali) al portale Nelpaese.it, intede far innovazione cooperativeemergere la specificità del modello cooperativo, anche e soprattutto nel campo dell’innovazione: “Esiste un’ampia letteratura che attribuisce alle cooperative sociali degli specifici vantaggi competitivi rispetto agli attori pubblici ed alle realtà for profit, dovuti alla capacità di costruire fiducia e legami sociali e di coordinare una pluralità di risorse in modo da dare risposte ai bisogni riconosciuti dalle persone che vivono nella comunità. Credo che futuro.coop possa servire anche a costruire un “pensiero collettivo” su questi temi”.
    Legacoopsociali ha lanciato una call aperta a tutti i cooperatori che vogliono proporre idee d’impresa innovative e non possiedono gli strumenti necessarie per portarle avanti. Legacoop, in collaborazione con il fondo mutualistico Coopfond, offrirà alle imprese vincitrici assistenza tecnica e supporto finanziario.
    Ma cosa ancora più importante verrà garantita loro la possibilità di confrontarsi con altre realtà cooperative e, dunque, di fare rete.
    “La call è uno strumento che utilizziamo per far emergere le tante esperienze diffuse in tutto il territorio nazionale – conclude Bernardoni – in cui le cooperative sociali stanno facendo cose splendide con alto valore sociale ed economico. Esperienze che spesso sono isolate e non sono conosciute. La nostra idea è farle emergere, dare loro voce, metterle in rete e mettere al loro servizio gli strumenti di cui dispone una grande organizzazione come Legacoop”.


  • coop agricole

    Sono 5.000 le cooperative agricole sparse su tutto il territorio nazionale che realizzano un fatturato complessivo di 37 miliardi di euro.
    Si tratta di numeri di assoluta rilevanza per un settore che rappresenta il fulcro dell’agroalimentare nazionale.

    Ma sono solo alcuni dei dati che verranno presentati domani dall’Osservatorio della cooperazione agricola. Le cooperative si sono dimostrate in questi anni resilienti alla crisi, mantenendo pressoché inalterati i livelli occupazionali ed in alcuni casi trasformando le crisi aziendali in modelli virtuosi.
    Parliamo dei cosiddetti workers buyout, ovvero di lavoratori che utilizzano risorse proprie per rilevare un’impresa in crisi e trasformarla in una coop agricolecooperativa.
    Il presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano Italia Oggi, ci tiene a sottolineare la peculiarità del mondo della cooperazione rispetto alle altre forme aziendali: «La cooperazione occupa una posizione di riguardo nell’agroalimentare italiano, quello autentico. Rappresenta un quarto del Pil, non dislochiamo le nostre produzioni, siamo italiani e lo sono anche i nostri prodotti».

    Il motore della cooperazione agricola è rappresentato dalle regioni del Veneto, Lombardia, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna. Queste regioni costituiscono il 75% del fatturato dell’agroalimentare cooperativo.
    Secondo Mercuri la chiave del successo delle coop agricole del Nord sta nelle loro dimensioni e nella conseguente capacità di portare avanti piani di marchio e strategie di internazionalizzazione.
    Per questo motivo l’aggregazione e la crescita dimensionale dovranno essere le prossime sfide della cooperazione. Sono già state costituite numerose filiere produttive che ricomprendono imprese del Nord e del Sud, grandi aziende e piccole realtà agricole.
    Molto, però, va ancora fatto: «Quello che serve adesso – conclude Mercuri – sono politiche che incentivino l’aggregazione. Abbiamo bisogno di una cooperazione più forte e di allargare la base sociale di quella esistente. Occorre valorizzare le Organizzazione di prodotto e lavorare sulle cooperative di secondo livello»


  • funder 35 vincitori

    Sono stati premiati oggi, presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, i 50 vincitori di Funder 35, il bando sull’impresa culturale.

    L’avviso, promosso dalla fondazione Cariplo e da altre 17 fondazioni, è rivolto alle organizzazioni non profit impegnate in attività di impresa culturale con una componente giovanile (under 35) degli organi di gestione superiore al 50%.
    funder-35-vincitoriSono presenti alla conferenza stampa di premiazione dei progetti vincitori Carlo Borgomeo, Presidente Fondazione CON IL SUD, Marco Cammelli, Presidente Commissione per i Beni e le Attività Culturali Acri e Comitato di Gestione Funder35, Giuseppe Guzzetti, Presidente Acri e Fondazione Cariplo, Antonio Patuelli, Presidente ABI.
    Il bando, circoscritto alle organizzazioni con sede in Basilicata, Calabria, Campania, Lombardia, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia e Valle d’Aosta, è rivolto alle imprese culturali che operano nei seguenti ambiti:

    • produzione artistica/creativa in tutte le sue forme, da quelle tradizionali a quelle di ultima generazione;
    • servizi di supporto alla conoscenza, alla valorizzazione, alla tutela, alla conservazione, alla circolazione dei beni e delle attività culturali. 

    Sono state presentate circa 140 domande. Di queste, 50 sono state ritenute idonee e riceveranno un contributo fino a massimo il 75% della somma necessaria al completamento del progetto.
    Potete consultare l’elenco completo dei vincitori a questo link.


  • Gardini Confcooperative

    Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini ha partecipato all’assemblea provinciale di Confcooperative Bergamo affrontando diversi temi inerenti il presente ed il futuro della cooperazione.
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    Uno di questi riguardo la forma organizzativa che accompagnerà Confcooperative negli anni a venire ed i relativi incarichi dirigenziali. Sono in corso di svolgimento le assemblee provinciali su tutto il territorio nazionale: un percorso che porterà a Maggio all’assemblea nazionale.
    “Quella che uscirà dalla stagione assembleare –  ha dichiarato Maurizio Gardini – sarà un’organizzazione che lavorerà con passione e orgoglio, per accompagnare le cooperative e fare dei cooperatori i protagonisti del cambiamento del nostro paese che dovrà essere sempre più a misura dei bisogni delle persone”
    La strada verso il rinnovamento, però, non si fermerà qui. Nel 2017 è previsto il completamento dell’unione delle sigle di Confcooperative, Legacoop e Agci che daranno vita all’Alleanza delle Cooperative.

    Si tratta di un’operazione estremamente innovativa per il mondo della rappresentanza, un’idea, però, anche difficile da portare a termine considerata la storia decennale delle singole associazioni e le diverse identità veicolate.
    “Quella che stiamo vivendo – ha spiegato il presidente Gardini – è anche la stagione per ridiscutere un modo nuovo di fare rappresentanza. Siamo impegnati nel progetto dell’Alleanza delle Cooperative che approderà a un’associazione unica della cooperazione. Una rivoluzione non solo nel nostro mondo, ma nell’intero panorama nazionale della rappresentanza. Nessuno ha avuto il coraggio di fare quello che sta facendo la cooperazione. Siamo nati per l’agire cooperativo, ma non siamo cooperatori solitari, ed è anche per questo che lavoreremo insieme”.
    Il 2016 sarà un anno chiave per il mondo della cooperazione. Tra le sfide in corso c’è sicuramente anche quella dell’autoriforma del sistema delle banche di credito cooperativo. Gardini ha espresso soddisfazione per i contenuti del progetto normativo che dovrebbe tenere lontano le bcc dal controllo di multinazionali finanziarie, mantenendo così lo spirito mutualistico che ha sempre contraddistinto il credito cooperativo.
    Da non sottovalutare, infine, sarà anche la questione della legalità con le organizzazioni di rappresentanza chiamate a promuovere iniziative contro le false cooperative e per la difesa dei principi della democrazia economica, della solidarietà e del profitto sociale.
    Trovate l’intero contenuto delle dichiarazioni di Gardini sul portale Italia Cooperativa.



  • Quale sarà il futuro del welfare in Italia? Anni di sperperi ed assistenzialismo hanno messo in discussione l’intero sistema italiano, fino ad arrivare nell’ultimo periodo a corposi tagli alla spesa.

    La conseguenza inevitabile è stata un ripensamento dell’impianto teorico e pratico del welfare; si sta facendo strada un modello che potremmo definire misto, con un protagonismo evidente degli attori sociali.
    terzo-settoreCooperative, associazioni, fondazioni, organizzazioni non-profit rappresentano ormai una costola del sistema assistenziale italiano; con tanti aspetti negativi e degenerativi, ma anche con molte esperienze virtuose.
    Il presidente di Federsolidarietà-Confcooperative, Giuseppe Guerini, nel corso di un editoriale per il portale Vita.it ha sottolineato la presenza di tanti esempi positivi in tal senso.
    «Per generare un progetto di successo – spiega Guerini – è indispensabile il coinvolgimento attivo e la responsabilizzazione delle persone, partendo essenzialmente da una donazione di fiducia, dalla trasmissione di una passione e di un desiderio di cambiamento. Da qui crescono poi capacità e competenze. Si tratta di una dinamica essenzialmente mutualistica, che fa crescere il welfare condividendo responsabilità e capacità di rispondere ai propri bisogni condividendoli».

    I servizi di assistenza alle persone sono stati e continuano ad essere uno strumento di scambio affaristico, un settore dove le persone vengono considerate come dei semplici utenti. Secondo Guerini, proprio quest’ultimo aspetto esprime a chiare lettere il fallimento del modello tradizionale di welfare.
    Il mondo delle cooperative e più in generale il Terzo Settore offrono valori e sistemi organizzativi completamente diversi, più in linea con gli attuali bisogni della società: «Avremo sempre più bisogno – aggiunge Guerini – di forme di imprenditoria sociale, partecipata e capacitante, che si fonda sul desiderio fondamentale di riconoscere dignità alle persone, che è cosa molto diversa dal voler posizionare un contenitore organizzativo e imprenditoriale su un flusso di denaro, pubblico o privato che sia, per erogare servizi e prestazioni ad utenti e clienti».
    Il welfare collaborativo è ormai una realtà di fatto. Non comprenderlo significa rinunciare ad una società nella quale sono le persone, e non una semplice dinamica di mercato, i veri attori sociali.


  • cooperativa valle del bonamico

    La cooperativa Valle del Bonamico è un’impresa nata il 21-10-1995 sotto l’impulso di Mons. Bregantini, allora vescovo di Locri-Gerace.
    La coop nasce con l’intento di dare lavoro ai giovani della Vallate del Bonamico e del Careri, un contesto territoriale dominato dal potere mafioso.

    L’impresa si è occupata principalmente della produzione di piccoli frutti come more, ribes, lamponi, ciliegie e mirtilli e ha instaurato nel corso del tempo un rapporto di collaborazione con la cooperativa trentina Sant’Orsola di Pergine Valsugana (TN), sfruttando il canale privilegiato di Bregantini con il Trentino, cooperativa valle del bonamicoessendo il vescovo originario del luogo.
    Nel corso dei vent’anni di attività la cooperativa Valle del Bonamico si è cimentata anche nell’allevamento del suino nero d’Aspromonte, una varietà animale tipica calabrese, e ha provato anche ad intraprendere la strada della produzione di vino.
    I risultati sono stati alterni, con la produzione di piccoli frutti che ha ricevuto anche un importante riconoscimento dell’Ocse, mentre l’attività vitivinicola ha dovuto fare i conti con numerosi problemi di natura finanziaria e con le ripetute intimidazioni della criminalità organizzata.
    Nel mezzo è da registrare anche un procedimento giudiziario per truffa con la successiva assoluzione da parte della Corte dei Conti, prima di arrivare, qualche mese fa, alla chiusura della cooperativa a causa di una “crescente pesantezza finanziaria”.
    Una storia, dunque, di successo e di difficoltà, un paradigma del fare impresa nel Mezzogiorno e in Calabria nello specifico.

    Nell’edizione odierna del Corriere della Sera Gian Antonio Stella riporta la querelle nata in questi mesi tra la Valle del Bonamico e la Cosis della Fondazione Roma, per via di un finanziamento di 200.000 euro ricevuto dalla cooperativa per metà dal Fondosviluppo di Confcooperative e per metà dalla Fondazione.
    Mentre Fondosviluppo ha rinunciato ai soldi dovuti considerando anche l’esiguità della cifra, Cosis è andata fino in fondo pretendendo la restituzione della cifra prestata ed ottenendo il pignoramento nei confronti dei professionisti che avevano concesso la fideiussione.
    Un’azione che ha scatenato l’indignazione di Bregantini, che in un comunicato diffuso ieri si interroga in questi termini: «È doveroso chiederci quali spazi e quale ruolo abbiano oggi le Fondazioni (…) dal momento che si comportano con le stesse modalità delle banche tradendo gli scopi statutari e la loro mission originaria».
    Una vicenda, dunque, che testimonia per l’ennesima volta quanto sia complesso fare impresa nel Mezzogiorno e come le logiche di tipo affaristico spesso prevalgano sulla necessità di agire per le comunità locali.


  • iva cooperative

    Cosa vuol dire oggi essere cooperatori e quali sono i motivi che spingono un giovane a decidere di aprire un’impresa sociale?

    Aldilà della esperienze individuali, che ovviamente variano a seconda delle storie di vita e dei contesti di riferimento, ci sono alcuni assunti che possono essere condivisi.
    iva cooperativeÈ particolarmente interessante, a tal proposito, la rubrica mensile inaugurata di recente dal portale inglese The Guardian che racconta le storie dei cooperatori e degli imprenditori sociali.
    Si tratta di un punto di vista privilegiato, un viaggio tra le speranze ed i timori dei giovani; una serie di racconti che aiutano a capire quali sono le difficoltà incontrate nel momento in cui ci si affaccia nel mondo del lavoro.
    Le esperienze negative sono comuni a tutti i paesi: esiste un divario tra l’offerta di lavoro, spesso altamente qualificata, e la domanda, incapace di assorbire le competenze generate dal mondo accademico e da quello scolastico.
    Il divario tra le aspettative e la realtà per un giovane appena laureato è enorme, le sensazioni provate sono spesso di alienazione ed impotenza a causa dalla totale incapacità di controllare il mercato e con esso le proprie attese di vita.

    La cooperazione rappresenta allora un modo per riappropriarsi del proprio lavoro e creare qualcosa di nuovo e condiviso. In una società dove il potere decisionale dei cittadini appare sacrificato a favore di ristrette élite politiche e finanziarie, la cooperazione offre un modello di governance collaborativo: tutti i soci, infatti, possono partecipare alle scelte dell’azienda ed esercitare un potere di influenza.
    In una società dove aumentano le diseguaglianza, la cooperativa ripartisce gli utili in egual misura tra i soci generando ricchezza nelle comunità locali.
    Un modello di impresa dal carattere spiccatamente sociale appare oggi una forma estremamente vicina alle esigenze dei cittadini che percepiscono con sempre maggiore distacco le logiche dell’impresa tradizionale capitalista.
    La cooperazione è, però, e rimarrà sempre solo uno strumento. Sta ai cooperatori saperlo utilizzare.
    Le degenerazioni sono molteplici ed estremamente pericolose. La scarsa partecipazione della base sociale, l’evasione fiscale, il lavoro nero sono il lato oscuro di un potenziale veicolo di democrazia e solidarietà.
    I modelli perfetti, del resto, non esistono, le esperienze virtuose, invece, sono numerose. È da lì che bisogna ripartire per comprendere cosa significa oggi essere cooperatori e cosa significherà la parola cooperazione domani.