Categoria: Cooperative

  • bcc riforma

    Una riforma che rischia di cambiare profondamente i connotati del credito cooperativo.
    Se ne parla ormai da mesi, ma pare siamo giunti al rush finale: il mese di febbraio è stato designato come quello decisivo per portare a termine il riassetto delle 363 banche del credito cooperativo.

    L’intento dell’esecutivo è evitare di ripetere nuovi casi come quelli delle banche popolari, che hanno visto azionisti e obbligazionisti contribuire al salvataggio degli istituti di credito.
    bccNelle idee di Palazzo c’è quella di far valere il principio di mutualità (elemento essenziale della forma giuridica cooperativa e dunque anche delle società cooperative per azioni), creando un sistema di garanzie incrociate. In altri termini, saranno le bcc più solide a salvare gli istituti maggiormente in difficoltà.
    Si verrebbe a creare così un sistema solidale, con la possibilità per chi decide di non farne parte di trasformarsi in banca popolare.
    Il percorso di riforma, però, sarà lungo e complesso. L’esecutivo ha intenzione di stabilire innanzitutto una soglia minima per poter far parte del sistema.

    Si parla di una cifra vicino ai 50 milioni di euro, che costringerebbe molte bcc, soprattutto al Sud, ad attivare processi di aggregazione.
    La diffusione capillare sul territorio degli istituti del credito cooperativo, che nascono proprio con l’intento di sviluppare l’economia locale, sarà sempre più limitata, considerate le sofferenze economiche degli ultimi anni.
    Come riporta il Corriere della Sera, nel 2014 i crediti anomali rappresentavano  il 18% dei prestiti totali contro la media del 16,8% delle altre banche, mentre le sofferenze erano il 9,1%.
    Si tratta, dunque, di un risanamento finanziario doveroso. Per mettere in pratica il principio del mutuo soccorso, l’idea del Governo e di Federcasse, l’associazione di rappresentanza delle bcc, è di costituire un’unica grande holding a capo del sistema; tutte le bcc saranno azioniste di un organismo che diventerebbe così il terzo istituto bancario più grande d’Italia e come tale sottoposto al controllo della Bce.
    Non ci sarà, infine, lo stesso livello di indipendenza tra le bcc facenti parte della holding. Maggiore sarà il patrimonio, infatti, e maggiore sarà il grado di autonomia.
    Gli istituti più in difficoltà, invece, saranno commissariati.



  • InGalera è un ristorante situato all’interno del carcere di Bollate (Milano), dove lavorano numerosi detenuti accompagnati da uno chef e da un maitre professionista.
    Si tratta del primo ristorante italiano operante in una struttura carceraria, un vero e proprio esempio di recupero sociale dei detenuti e di funzione rieducativa della pena.

    Il Tg2, nel corso della rubrica Eat Parade, ha raccontato la storia e l’attività del ristorante portato avanti dalla Coop. ABC – La sapienza in Tavola.
    Da undici anni la cooperativa sociale offre un catering di qualità a prezzi convenienti.
    in galeraL’iniziativa “è importante anche per chi lavora qui” commenta Massimo Parisi, direttore della casa di reclusione Milano – Bollate “perchè rapportarsi con l’esterno e fornire un servizio di qualità è fondamentale per la formazione di chi ha sbagliato. Può essere anche l’occasione per riflettere su cosa è la pena e a cosa serve concretamente”.
    Lavorare durante l’esperienza di reclusione rappresenta un’ottima opportunità per reinserire il detenuto nella comunità, facendogli conoscere o riassaporare il valore sociale del lavoro e dandogli maggiori strumenti  in vista del suo ritorno nella società.
    Lo svolgimento di un’attività lavorativa in un ristorante rappresenta, infatti, una risorsa da coltivare ed utilizzare una volta scontata la pena, un modo per arricchire il curriculum e soprattutto evitare la recidiva.

    Numerosi studi hanno dimostrato come la percentuale di nuovi reati diminuisca drasticamente quando il detenuto ha svolto in carcere un percorso di rieducazione sociale, come avviene nel carcere di Bollate.
    “La recidiva – afferma Silvia Polleri, fondatrice della Coop. ABC – La sapienza in Tavola – che in Italia è molto alta e si aggira attorno al 68%, a Bollate scende ampiamente sotto il 20%. Questo è un grosso vantaggio sia per il detenuto che per la società“.
    Le cooperative sono in prima linea nel campo del recupero sociale dei carcerati, svolgendo numerose attività in tal senso. Si va dall’artigianato, alla ristorazione fino alla produzione agricola.
    Nei giorni scorsi abbiamo raccontato la storia della coop Il Germoglio, in Alta Irpinia, specializzata nella produzione di vino effettuata proprio dai detenuti.
    Il mondo delle carceri italiane è tristemente noto alle cronache per il sovraffollamento e per le numerose condanne, ricevute dal nostro paese in sede europea, per le condizioni nelle quali sono costretti a vivere gli ospiti delle strutture di reclusione.
    Da questo punto di vista le coop sociali rappresentano quasi una cattedrale nel deserto, essendo tra i pochi a credere nella funzione sociale della pena, ancora più delle istituzioni che dovrebbero essere i primi testimoni di questo valore.



  • Legacoop ha firmato un protocollo d’intesa con il Tribunale di Roma sulla gestione dei beni sequestrati e confiscati.

    L’accordo, firmato in precedenza anche da CGIL, CISL e UIL, l’associazione Libera contro le mafie, la Procura della Repubblica di Roma, la Corte d’Appello, la Regione Lazio, Roma Capitale, Confcommercio, Unindustria Roma, la Camera di Commercio, Federlazio, CNA, Coldiretti e la Provincia di Roma, consentirà alla condivisionecentrale di rappresentanza di combattere al meglio il fenomeno delle false cooperative e di ridare dignità e lavoro ad imprese e lavoratori vittime del malaffare.
    Sono centinaia le cooperative che usufruiscono di beni confiscati alla mafia. Parliamo soprattutto del Mezzogiorno, dove sono nate numerose imprese agricole nei terreni sequestrati ai boss e riconsegnati alla collettività.
    Ma la cooperazione non deve combattere solo la criminalità organizzata: il suo compito è anche rigenerare sé stessa. Dopo lo scandalo Mafia Capitale e gli altri episodi che hanno colpito il mondo della cooperazione, uno degli obiettivi principali delle centrali di rappresentanza è porre dei rimedi contro le false cooperative.

    Per questo motivo è stata lanciata nei mesi scorsi una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare contro le false cooperative e sono state attivate sui territori campagne di sensibilizzazione su questa tematica.
    Il protocollo d’intesa stipulato con il Tribunale agisce in questa direzione e conferma l’assunzione di responsabilità di Legacoop, che non ha esitato a fare pulizia al proprio interno quando procedimenti giudiziari hanno interessato proprie cooperative associate.
    «Siamo pronti – ha dichiarato Mauro Lusetti, presidente di Legacoop – ad aiutare a far ripartire nella legalità le imprese confiscate alle mafie e a diventare incubatore di nuove start-up cooperative aventi competenze manageriali specifiche per il riutilizzo dei beni, oltre che di workers buyout. Con questo strumento potremo dare un futuro anche ai soci di quelle cooperative i cui amministratori hanno violato la legge e tutti i nostri valori, un’opportunità che finora non potevamo utilizzare e che ora si apre anche per noi»
    Tra le proposte di Legacoop c’è, infine, anche quella di offrire tutoraggio e conoscenze specifiche alle cooperative che hanno visto i propri amministratori finire all’interno di procedimenti giudiziari e che intendono ripartire.

     



  • Si a terrà a Rende (Cosenza), il 15 gennaio alle ore 17:30, il convegno dal titolo “Insieme per lo sviluppo. La cooperazione assicurativa come fattore di crescita territoriale”. 

    L’iniziativa è organizzata dalla nascente Compagnia del Sud Società Cooperativa.
    Il progetto portato da Compagnia del Sud è certamente ambizioso. Mira, infatti, ad essere la seconda cooperativa assicurativa in Italia ed ad ovviare ai deficit del cdsMezzogiorno in materia di imprese di assicurazione.
    La coop applica i principi mutualistici e solidali tipici dello spirito cooperativistico e guarda soprattutto alle esigenze delle comunità locali operando in maniera attiva per lo sviluppo del territorio.
    Per questo motivo offre alle imprese e alle famiglie degli strumenti assicurativi efficaci ed efficienti ad un prezzo ragionevole.
    Nel corso dell’incontro verranno approfondite le tematiche relative a questa forma giuridica ancora poco diffusa sul territorio italiano, ma che ha ampi margini di crescita.
    Parteciperanno al convegno in qualità di relatori: Franco Ferro, Presidente CDS; Enrico Zanetti, Sottosegretario Ministero Economia e Finanza; Rosario Altieri, Presidente A.G.C.I.; On. Mario Oliverio, Presidente Regione; Angelo Bruscino, Presidente Giovani Imprenditori CONFAPI; Nicola Paldino, Presidente Federazione Regionale BCC.

     



  • La cooperative di comunità sono una forma giuridica sempre più diffusa. Aiuta le piccole collettività, specie quelle situate in aree montane ma sovente anche nelle grandi città, ad offrire servizi ai propri cittadini sopperendo alle mancanze dell’ente pubblico.

    Legacoop Puglia ha fatto partire un progetto che consentirà a dieci persone di partecipare ad un corso di formazione sulle cooperative di comunità. L’iniziativa legacooprientra nel progetto europeo “Imprenditorialità e cooperative di comunità ” (EntCoM)”, del quale Legacoop Puglia è coordinatore.
    Dall’1 al 5 febbraio, a Fasano (Br), gli “studenti” avranno l’opportunità di approfondire le caratteristiche di questo istituto giuridico, diventando così facilitatori di cooperative di comunità soprattutto in quelle aree rurali dove a causa della scarsità di risorse i cittadini devono fare a meno di alcuni servizi determinanti.
    Il corso comprenderà una serie di moduli per aiutare i partecipanti ad individuare nelle proprie aree di riferimento bisogni e risorse, e possibili progetti di sviluppo, utilizzando un modello di cooperativa o simile, i metodi e tecniche di comunicazione e marketing, oltre che le modalità di gestione delle risorse finanziarie e umane.
    Verrà creata così una nuova figura, quella del facilitatore di cooperative di comunità, con l’obiettivo di coinvolgere i cittadini nella vita della propria realtà di locale e di promuovere attraverso la formula cooperativa lo sviluppo del territorio.
    Proprio la Puglia rappresenta uno degli esempi più virtuosi in questa specifica materia, il che ha spinto la regione Puglia ha emanare anche una legge rubricata come “Disciplina delle Cooperative di comunità“.
    In Puglia, come in altre realtà, tale istituto rappresenta uno strumento di azione concertata tra privati, associazioni, fondazioni e enti pubblici, in quanto tutti i soggetti citati possono costituire una cooperativa di comunità.
    In un momento di crisi del welfare state implementare nuovi metodi di erogazione dei servizi per i cittadini va valutato in maniera particolarmente positiva.



  • Sarà Anna Vettigli il nuovo referente delle cooperative sociali di Legacoop Lazio.
    La sua nomina arriva in un momento particolarmente difficile per l’organizzazione di rappresentanza e per il settore delle cooperative sociali in seguito, in quanto giunge ad un anno dallo scoppio dello scandalo Mafia Capitale che ha portato al commissariamento di Legacoop Lazio.

    Lo scorso 17 dicembre Anna Vettigli si è presentata di fronte alle cooperative associate e al coordinamento di legacoopLegacoop Lazio, composto da Marco Carducci, Renato Incitti, Andrea Spigoni, Mariella Zotti: «Viviamo un momento pieno di negatività – ha dichiarato Anna Vettigli – ma, anche, ricco di opportunità. Se un uovo si rompe a causa di una forza esterna, la vita finisce. Se si rompe a causa di una forza interna, la vita inizia. Mi sembra una bella rappresentazione, che si può usare per parlare di noi e del percorso che ci accingiamo ad intraprendere. Tutto parte da noi, dalla nostra volontà di credere nel nostro ruolo di cooperatori e nel movimento cooperativo. Facciamo si che le cose negative che son successe ci diano l’energia per il cambiamento che dobbiamo affrontare».
    Nel corso dell’incontro è stato presentato anche un documento che pone gli obiettivi e le priorità dell’associazione di rappresentanza per il 2016. Il ripristino della legalità e della credibilità del settore della cooperazione sociale sarà uno delle principali finalità del commissariamento per dimostrare all’opinione pubbliche che le coop sono state e saranno attori di cambiamento e fattori di solidarietà e lavoro.



  • Si terrà a Roma, presso il Palazzo della Cooperazione, il prossimo 28 gennaio la presentazione del rapporto 2015 dell’Osservatorio della cooperazione agricola italiana.
    Come ogni anno verranno comunicati i numeri delle coop agricole, evidenziando gli andamenti congiunturali del settore, le maggiori criticità e le prospettive future.

    L’Osservatorio nazionale sulla cooperazione agricola è istituito presso il Ministero delle Politiche Agricole, alimentari e forestali ai sensi della legge n. 231 del 2005 e sostenuto dall’Alleanza delle Cooperative agroalimentari.
    La sua attività comincia in realtà nel 1995, quando inizia a svolgere la funzione di banca dati ufficiale della cooperazione latteagroalimentare.
    Nel 2005 diventa un vero e proprio osservatorio, diffondendo una serie di informazioni fondamentali per conoscere lo stato del comparto ed il suo apporto all’economia nazionale.
    In base ai dati pubblicati nel Rapporto 2014 emerge che in Italia nel 2012 erano 10.202 le cooperative agroalimentari attive, corrispondenti al 12,7% delle coop iscritte al Registro delle Imprese.
    Nel confronto tra il 2012 ed il 2011 il rapporto segnalava un calo del numero di cooperative agroalimentari dello 0,4% derivante soprattutto dalla crisi economica e dai processi di aggregazione che hanno interessato il settore.
    Proprio il tema dell’aggregazione e dell’internazionalizzazione saranno alcune delle questioni centrali del prossimo rapporto per capire se la cooperazione è riuscita effettivamente a resistere all’impatto negativo della crisi o ha pagato oltremodo il calo dei consumi interni come è avvenuto per le imprese di tipo capitalistico.



  • Matteo Ragnacci di Generazioni Legacoop è stato nominato come primo coordinatore dell’Alleanza delle cooperative giovani.
    Il coordinamento nasce per portare a termine il cammino di fusione intrapreso dalle tre maggiori centrali di rappresentanza del mondo della cooperazione: Agci, Confcooperative e Legacoop.

    Un percorso condiviso anche dai giovani cooperatori e dalle loro associazioni. Saranno proprio loro, infatti, i protagonisti futuri della nascente Alleanza, coloro in grado di portare nella nuova organizzazione quello spirito innovativo necessario per leggere i cambiamenti della realtà sociale.
    winter school 2I tre gruppi giovani dell’Alleanza, ovvero Oop Confcooperative, Generazioni Legacoop e Agci giovani, sono stati, tra le altre cose, i promotori della Rete europea dei Giovani cooperatori (European Young Cooperators Network), nata a Bologna lo scorso settembre.
    Il passo successivo è stato quello di iniziare un cammino a livello nazionale attraverso l’organizzazione di una Winter School per formare i giovani cooperatori.
    Soci e lavoratori provenienti da tutta Italia hanno vissuto tre giorni al’insegna dell’identità cooperativa, cercando di individuare le peculiarità e le modalità di diffusione della cooperazione. Alla fine della Winter School, sabato 12 dicembre, è stato formato il coordinamento dell’Alleanza delle cooperative giovani che sancisce l’avvio ufficiale dell’unione delle sigle anche a livello giovanile.
    La costituzione di una cittadinanza europea, la formazione dei manager cooperativi, l’innovazione, il patto inter-generazionale, il dialogo con le istituzioni, il protagonismo sul territorio sono alcune linee guida del nascente movimento, espresse dal coordinamento nel manifesto fondativo.

    La sfida è certamente affascinante, ma non sarà priva di difficoltà. L’esigenza di mettere assieme tre identità differenti, come quelle di Agci, Confcooperative e Legacoop, sarà la prima questione da affrontare, ma non è certo l’unica.
    Il mondo della cooperazione si trova davanti ad un bivio vitale. L’emersione dell’economia collaborativa offre alle centrali di rappresentanza e alle sue diramazioni giovanili l’opportunità di implementare la cooperazione come strumento giuridico ideale per applicare i principi collaborativi.
    Il tutto, però, a patto che vengano abbandonate vecchie logiche legate alla compensazione politica e all’immobilismo decisionale.
    È questo il momento dell’innovazione e dell’azione: se si perde questo treno c’è il rischio che non ne passi un altro.
    I recenti scandali giudiziari hanno gettato discredito verso l’intero mondo della cooperazione, anche quella onesta che ogni giorno opera al servizio della collettività.
    Ecco perché la cooperazione ha bisogno di una nuova e più moderna organizzazione e che a crearla siano soprattutto i giovani.



  • Promozione della cultura cooperativa ed attività di ricerca sul modello aziendale cooperativistico.
    Sono questi gli obiettivi principali dell’International Centre for Research con Cooperatives presentato oggi all’Università di Parma.

    Si tratta del primo centro di ricerca e studi internazionale sulla cooperazione. L’iniziativa è promossa dall’Università di Parma, Legacoop Emilia Ovest, Legacoop co-workingEmilia Romagna, Coopfond, Fondazione Ivano Barberini e PGI – Professors Guild International.
    L’International Centre for Research on Cooperatives svolgerà innanzitutto azioni di ricerca teorica ed applicata sulle cooperative. Viene promossa, ad esempio, la realizzazione di tesi di laurea sul tema, la pubblicazioni di studi sulla cooperazione e lo sviluppo di spinoff per la nascita di startup di tipo cooperativo.
    Il nuovo centro svolge anche attività di consulenza per imprese nascenti e cooperative già esistenti.
    Sono cinque in particolare le tematiche di ricerca sulle quali si concentrerà:

    • Partecipazione della base sociale;
    • Sostenibilità, intesa come il perseguimento di fini che esulano dal mero profitto;
    • Identità cooperativa (valori e codice etico);
    • Aspetti legali (normativa e politiche pubbliche sulla cooperazione ed il non profit);
    • Capitale (tutto ciò che ha a che fare con l’aspetto finanziario ed il coinvolgimento economico da parte dei soci, sia nella divisione degli utili che nella partecipazione al capitale sociale).

    L’istituzione di un centro di ricerca sull’impresa cooperativa rappresenta senza dubbio un’iniziativa lodevole che aiuterà a diffondere la cultura cooperativa e a far comprendere ai giovani imprenditori i vantaggi, sia in termini economici e partecipativi, dell’adottare lo strumento cooperativo.
    Si verrà a creare, inoltre, un circuito di relazioni tra mondo accademico e della ricerca, imprenditori e dirigenti cooperativi, in grado di portare innovazione e vitalità all’intero movimento cooperativo.
    La collaborazione con un istituto universitario assume, poi, una valenza ancora più importante in quanto porterà la forma d’impresa cooperativa nella aule accademiche, ovvero in un luogo dove troppo spesso la cooperazione viene considerata come un modello di “seconda categoria” rispetto alle forme aziendali tipicamente capitalistiche.

     

     



  • La cooperazione vitivinicola è il pilastro della produzione di vino italiana.
    E stiamo parlando di un paese che recentemente ha raggiunto uno storico traguardo, diventando il primo produttore mondiale di vino a discapito della Francia.

    Cooperative Italia ha più volte sottolineato i risultati delle coop in questo ambito così importante per il Made in Italy agroalimentare. Basti pensare che il 58% del vino-mezzocoronavino prodotto in Italia viene dalle cooperative per un fatturato aggregato di 4,4 miliardi di euro e che ai primi tre posti della classifica sulle imprese vitivinicole con il maggior fatturato, stilata dal Corriere Economia, ci siano proprio tre cooperative.
    Primo in assoluto è il consorzio Cantine Riunite Civ di Reggio Emilia, con un giro d’affari di oltre 500 milioni e più di duemila soci.
    Al secondo posto troviamo, invece, la coop Caviro di Faenza (Ravenna) con un fatturato di 230 milioni di euro. Terza la trentina Mezzocorona grazie ad un fatturato di 171 milioni di euro.

    Proprio Mezzocorona ha fatto segnare per il 2015 cifre record. Come riportato da winenews, infatti, l’azienda, che può contare su 2.800 ettari in Trentino e 700 in Sicilia, ha fatto registrare un fatturato consolidato di 174.718.189 euro con un aumento del 2,1% rispetto ai 171.149.725 euro del 2014.
    Il liquidato totale degli oltre 1.600 soci, nell’annata agraria 2014-2015, ha toccato i 44.248.470 euro. L’utile netto è stato di 1.510.226 euro, in aumento sugli 1.242.752 euro del bilancio passato. La resa finale è stata di 107 euro al quintale.
    L’80% dell’attività commerciale di Mezzocorona si svolgere all’estero. L’export rappresenta, infatti, oltre l’80% del volume di affari, con una forte presenza negli Stati Uniti, in Canada, nell’Europa dell’Est ed in Giappone, ma anche in Europa centrale (Germania, Austria, Svizzera), Scandinavia e Regno Unito, .



  • Ritardi nei pagamenti, rifiuto da parte dei Comuni di ricevere le fatture per i servizi erogati dalle coop, difficoltà di liquidità ed un generale disinteresse da parte delle istituzioni verso un settore che può contare su oltre 20.000 addetti.
    La cooperazione sociale siciliana, attraverso una conferenza stampa congiunta dei vertici di Confcooperative e Legacoop, denuncia una situazione che rischia di mandare al collasso le oltre 1000 coop sociali dell’isola.

    C’è innanzitutto il problema dei pagamenti. Gli enti locali sono protagonisti di enormi ritardi nell’estinzione dei debiti per i servizi offerti dalle cooperative.
    E pensare che quella svolta dalla cooperazione sociale è un’azione fondamentale considerata la crisi del welfare state. Laddove lo Stato non riesce ad operare, cooperazioneinfatti, intervengono le cooperative, offrendo assistenza ad anziani, minori svantaggiati, migranti, ecc.
    Per la precisione la cooperazione sociale siciliana assiste almeno 2.630 disabili mentali, 3.600 minori nativi, 4.300 minori stranieri non accompagnati, 2.500 anziani in case di riposo e comunità alloggio, 3.000 anziani a domicilio, 800 anziani in RSA.
    Si tratta di numeri importanti che non sono assistiti, però, da un’attenzione politica adeguata da parte della Regione Sicilia e degli enti locali.
    Ci sono addirittura molti Comuni che non accettano le fatture per i servizi erogati, il che provoca gravi problemi in termini di accesso al credito per le coop.
    Le banche, infatti, senza le fatture non forniscono la liquidità necessaria per l’erogazione dei servizi. E così le imprese sociali siciliane faticano a pagare i propri dipendenti e a fornire alle persone svantaggiate quei servizi dei quali avrebbero bisogno.
    «C’è un mondo con numeri importanti – ha dichiarato il presidente di Confocooperative Sicilia Gaetano Mancini – rispetto ai quali stiamo assistendo a una totale e assoluto disinteresse da parte delle istituzioni a tutti i livelli. In Sicilia pare che si dia retta a chi mette a ferro e fuoco le città o a chi rappresenta sacche di elettorato»
    Confcooperative Sicilia e Legacoop Sicilia stanno per lanciare una pagina Facebook all’interno della quale le cooperative sociali potranno denunciare tutti i disservizi subiti e ricevere informazioni sulle novità normative e sui pagamenti spettanti.



  • Un nuovo assetto organizzativo, una nuova dirigenza ed un piano industriale che prevede la crescita del valore della produzione e dell’Ebitda dal 2016 al 2020.
    Dopo gli scandali giudiziari che hanno sconvolto il quadro dirigenziale, Cpl Concordia ha presentato il proprio piano di sviluppo nel corso dell’assemblea generale dei soci e dei soci lavoratori, molti dei quali collegati in video conferenza.

    Erano presenti in qualità di ospiti l’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi, il presidente di Legacoop Mauro Lusetti e di Legacoop Modena Lauro exportLugli, il sindaco di Concordia Luca Prandini, l’assessore alla Sicurezza e protezione civile, lavori pubblici e arredo urbano, commercio e attività produttive del comune di San Possidonio Vasco Gherardi ed il vescovo di Carpi Francesco Cavina.
    Cpl Concordia dovrebbe presentare un aumento graduale del proprio valore della produzione di qui ai prossimi cinque anni. Nel piano approvato all’unanimità si stima per il Gruppo Cpl una crescita dai 323 milioni del 2016 ai 373 dell’esercizio 2020.
    L’Ebitda, invece, dovrebbe andare dai 14 milioni del 2016 ai 24 del 2020.
    L’obiettivo della cooperativa è ridurre i costi fissi ed effettuare un riassetto organizzativo che permetta di ottimizzare i costi.
    Si cercherà di incentivare le attività maggiormente profittevoli come quelle della gestione del calore e della cogenerazione e di orientarsi sempre più verso il mercato privato, anche attraverso il rafforzamento della propria struttura commerciale.
    Cpl Concordia cercherà, inoltre, di razionalizzazione i costi dei materiali e dei subappalti , di ottimizzare la gestione del personale, di ridurre i costi fissi di sede e di effettuare la riorganizzazione territoriale al fine di favorire sinergie cross-area.
    «Cpl ha voltato pagina – ha commentato il presidente di Legacoop Mauro Lusetti – ne sta scrivendo una nuova e, insieme a lei, tutto il mondo cooperativo che sta recuperando, dove si era perso, il valore essenziale della legalità».