Categoria: Cooperative


  • A Sant’Angelo dei Lombardi, in Alta Irpinia, fa freddo già in Ottobre. La casa di reclusione svetta da un’altura, impressiona, segnando un confine tra quelli dentro e quelli fuori. Confini mentali per lo più, che superiamo facilmente se accompagnati a comprendere una dimensione che di solito ignoriamo.


    Non la ignorano i ragazzi (Marco, Fiorenzo, Angelo e tanti altri) che all’interno del carcere gestiscono, attraverso la loro
    cooperativa Il Germoglio, la fattoria sociale, Al Fresco di Cantina.

    4Nella fattoria, i detenuti, onorando la funzione rieducativa della pena che in altre circostanze è illusione, producono Galeotto, un vino giunto, negli anni, dritto dritto nelle mani di Papa Francesco, del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, della presidente della Camera, Laura Boldrini e del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.
    Galeotto è il marchio che contraddistingue quattro tipologie di vino bianco (Fiano, Greco, Coda di Volpe e Falanghina) e grazie al sostegno di Confcooperative è giunto fino ad Expo, a Milano. Tutto questo fa del Germoglio una delle realtà campane all’avanguardia in fatto di agricoltura sociale, pratica alla ribalta nel mondo della cooperazione e che consente alle persone detenute di avvicinarsi al mondo del lavoro, di ritrovare nella terra la dignità perduta e una nuova identità. Di imparare un mestiere.

    Quando Marco, Fiorenzo, Angelo e gli altri hanno deciso di diventare imprenditori avevano solo un’idea in testa: non emigrare, fare un lavoro che contrastasse il disagio sociale, la disoccupazione. In Progetto Policoro hanno trovato delle guide, degli input per concretizzare la loro visione:
    indirizzare energie e risorse sul territorio e sulle
    persone. L’impegno di questi cooperatori campani all’interno della Casa Circondariale è legato, però, anche ad altre attività. Tra tutte, la gestione della tipografia Le ali di carta, che dà lavoro a decine di persone, ed alcuni laboratori creativi. Sono numerosi quelli che nel carcere hanno scoperto una vocazione artistica prima sconosciuta.

    L’apertura e la sensibilità dell’amministrazione della Casa Circondariale hanno incuriosito i media più di una volta e le sono valse nel 2011 un premio per la qualità.

    Ecco il sito della cooperativa Il Germoglio.

     



  • Le storie di responsabilità sociale delle cooperative sono sempre più frequenti.
    In un contesto economico di crisi per le piccole e medie aziende, le forme di collaborazione e di solidarietà sono quanto mai indispensabili.

    Più volte in questa sede abbiamo riportato esempi di workers buyout, ovvero di cooperative, nate dalle ceneri di imprese fallite grazie all’impulso di lavoratori che downloaddecidono di investire risorse proprie per mantenere in vita l’azienda e con essa numerosi posti di lavoro.
    Il caso della cooperativa Ambra è diversa per contenuto, ma non per spirito alla base dell’iniziativa. Non si tratta, infatti, di una workers buyout, ma di una eguale scelta di solidarietà e partecipazione da parte dei soci.
    Sono 497 gli associati alla coop emiliana che opera nel campo dei servizi residenziali e non per bambini, anziani e persone affette da problemi di natura mentale; fattura 25 milioni di euro e dà lavoro a 763 persone di cui 497 soci.
    La crisi del settore ha rischiato di ridimensionare l’attività della coop con conseguente perdita di numerosi posti di lavoro. I soci hanno così deciso di ridurre i propri compensi, rinunciando a quote di stipendi, tredicesima e a giorni di malattia.
    La stessa Coopfond, il fondo mutualistico di Legacoop, ha deciso di investire delle risorse per aiutare l’azienda ad uscire dal momento di difficoltà.
    È stato così possibile intraprendere un percorso di ricapitalizzazione e di riorganizzazione aziendale all’insegna dello spirito cooperativistico, che ha consentito ad Ambra, tra le altre cose, di incorporare due piccole cooperative e di rientrare sul mercato con successo.



  • Fatto@scampia è un prodotto della tradizione e del riscatto sociale, in un luogo, Scampia (Napoli), noto alle cronache per la diffusione del potere mafioso.
    La cooperativa La Roccia ha scelto la strada della legalità, realizzando due laboratori di prodotti sartoriali e di cartotecnica, all’interno dei quali lavorano persone in difficoltà o affetti da dipendenze.

    L’impresa sociale aderisce a Confcooperative Napoli e vende i propri prodotti anche online attraverso il canale di e-commerce fattoascampia.com.
    La sua è una fatto@scampiastoria di mutualità e di lavoro al servizio del territorio; una narrazione ed un’esperienza quotidiana che appartiene a tante cooperative sociali, specie nel Mezzogiorno, dove la crisi e la criminalità organizzata rendono il disagio sociale sempre più forte ed il sentiero della legalità sempre più ostile.
    I ragazzi della coop La Roccia hanno deciso di valorizzare la comunità nella quale vivono promuovendo un prodotto made in Scampia. Borse, abiti, tovaglioli, teli da mare, borselli, quaderni, album, pochette, portadocumenti: tutti oggetti realizzati da persone svantaggiate, abitanti di Scampia che ben conoscono la tradizioni artigianali locali e che attraverso il lavoro manuale possono trovare una forma di riscatto sociale.

    Il laboratorio di sartoria nasce nel 2004 dopo un corso di formazione per sarte della Regione Campania che ha coinvolto un gruppo di ragazze di Scampia interessate all’inserimento lavorativo in questo campo professionale; si trova presso il Centro “Alberto Hurtado” e si pone come obiettivo quello di creare lavoro e di diffondere la cultura della legalità nelle donne della periferia Nord di Napoli.
    Nel corso degli anni i lavoratori del laboratorio hanno aumentato le proprie competenze professionali, consentendo alla cooperativa di essere maggiormente competitiva sul mercato e di affrontare la sfida del commercio online.
    Il laboratorio di cartotecnica, invece, nasce nel 2009 per iniziativa di quattro giovani e ha saputo conquistarsi la fiducia di investitori pubblici e privati, come la provincia di Napoli e Fondazione Vodafone, che hanno creduto nel progetto finanziando l’attività del centro situato presso la “Bottega artigiana per il libro” .
    La cooperative La Roccia è, dunque, un esempio di come la cooperazione possa agire in maniera vincente sul territorio, producendo al contempo valore economico e sociale in contesti estremamente arretrati.


  • bcc riforma

    Ci sono voluti circa 11 mesi, ma alla fine pare che il processo di autoriforma delle Bcc sia stato portato a compimento ed entro fine anno dovrebbe essere approvato dall’esecutivo.
    Alessandro Azzi, presidente di Federcasse, la federazione delle banche di credito cooperativo, ha presentato al Governo un proposta di riforma che prevede un’unica capogruppo ed un’autonomia delle singole Bcc limitata rispetto al sistema attuale.

    “La singola bcc atomistica non è più sostenibile in futuro – ha dichiarato Alessandro Azzi al Corriere Economia – Ogni singolo istituto vedrà salvaguardata la sua piena autonomia, ma dovrà aderire ad una capogruppo attraverso un patto di bccadesione Risk Based. Più le singole Bcc saranno virtuose più elevato sarà il loro grado di autonomia”
    Uno dei punti più discussi del provvedimento di riforma riguarda, invece, la dotazione di capitale della capogruppo (è ancora individuare l’istituto finanziario che sarà a capo del sistema).
    Federcasse propone un capitale da 1 miliardo di euro, mentre la Banca d’Italia spinge per una dotazione inferiore.
    L’intento della federazione rimane comunque quello di salvaguardare i principi mutualistici e di democrazia economica che storicamente contraddistinguono le Bcc.
    Verrà mantenuto, ad esempio, il voto capitario (una testa un voto), un principio che invece è stato eliminato per le banche popolari con il decreto di riforma approvato lo scorso gennaio.
    Le banche di credito cooperativo rappresentano allo stato attuale un elemento importante dell’intero sistema bancario europeo, con più di 4mila istituti finanziari, quasi 68mila sportelli ed un attivo di 7 milioni di euro.
    La riforma prossima all’approvazione dovrebbe avvicinare le Bcc italiane al mercato, dovendosi confrontare con un contesto profondamente mutato e con una normativa europea che ne impone un cambiamento dei connotati.



  • Conserve Italia è un modello di business vincente, con 1 miliardo di euro di fatturato (+1,9% rispetto all’anno precedente) ed un valore delle esportazioni che incide per il 40% sul totale del fatturato.
    Non è facile per un’azienda, in un periodo di crisi, riuscire a migliorare i propri risultati ed accettare con coraggio ed ambizione la sfida dell’internazionalizzazione.

    La cooperativa Conserve Italia, tra i leader europei nel mercato della trasformazione ortofrutticola, l’ha fatto e punta a migliorare ancora i propri risultati.
    ConserveItaliaIl presidente Maurizio Gardini ha parlato del futuro della coop nel corso di un’intervista a Corriere Economia. I marchi di riferimento di Conserve Italia sono Valfrutta, Derby, Yoga e Cirio, acquistato di recente e rappresenta allo stato attuale l’emblema della qualità italiana nella produzione di pomodoro.
    L’azienda ha in programma ulteriori interventi per far crescere l’appeal dei propri marchi all’estero. Come annunciato da Gardini ci saranno per i prossimi cinque anni investimenti per 190 milioni di euro, tra i quali 80 nel settore industriale e 22 l’anno nel marketing.
    Nelle intenzioni del management della coop questa mole di risorse dovrebbe portare ad una presenza maggiore all’estero, grazie anche alle partnership siglate con importatori e distributori negli Stati Uniti, in Australia o in Giappone, mercati nei quali il pomodoro risulta essere in grande ascesa.

    Ma l’attenzione di Gardini non è rivolta solo all’internazionalizzazione ma, seguendo i valori e lo spirito cooperativistico, uno degli obiettivi della coop è ridurre gli sprechi.
    “Il volume idrico utilizzato in Italia è di circa 42 miliardi al metro cubo per anno – dichiara Maurizio Gardini –  di cui il 60% destinato al settore agricolo, il 25% all’industriale ed il 15% al civile. Questo ci ha fatto riflettere sulla necessità di trovare nuovi metodi di irrigazione e di utilizzazione meno impattanti sull’ambiente riducendo gli sprechi.”
    La sostenibilità ambientale verrà perseguita attraverso un costante monitoraggio dei dati sui consumi durante l’intera filiera, con importanti investimenti sui sistemi di rilevazione delle informazioni utili a ridurre l’impatto ambientale delle produzioni.



  • Si chiama WBO Italcables, dove la sigla “WBO” sta per workers buyout ed è la nuova cooperativa che nasce dalle ceneri della multinazionale portoghese Italcables.
    Si tratta del primo workers buyout del settore metalmeccanico italiano ed è stato messo in piedi da 51 operai della vecchia realtà aziendale, con sede a Caivano (Napoli), che hanno deciso di mettersi insieme, investendo parte della propria mobilità per realizzare un sogno: far rinascere la propria impresa, prendendo il controllo della stessa.

    Oggi la WBO Italcables è una realtà concreta e viene inaugurata ufficialmente davanti al Ministro del Lavoro Giuliano Poletti e al presidente di Legacoop Mauro Lusetti.
    wbo italcablesL’associazione di rappresentanza delle cooperative ha svolto un ruolo fondamentale. Grazie all’opera di assistenza di Legacoop Campania, infatti, e all’investimento di 300.000 di Coopfond è stato possibile creare questo splendido progetto.
    I lavoratori hanno investito ciascuno 25.000 euro, mettendo in questa iniziativa tutte le proprie risorse mentali, fisiche ed economiche ed investendo anche una buona dose di coraggio.
    Ma alla fine ne è valsa la pena. Dopo il fallimento dell’azienda, da settembre la nuova WBO Italcables ha iniziato a spedire i primi ordinativi; molti di essi vanno a finire addirittura negli Stati Uniti.
    L’obiettivo nel medio periodo è arrivare al 50% della produzione della vecchia azienda.
    Attraverso lo strumento del workers buyout è stato possibile salvare circa 50 posti di lavoro e salvaguardare una realtà che rappresentava un modello virtuoso del settore. Si tratta di un’opera di straordinaria innovazione, se consideriamo anche che si tratta dell’unico workers buyout che opera nel campo della siderurgia italiana.
    La partecipazione e la democrazia economica sono tra i valori di riferimento della forma giuridica cooperativa. Casi come quello della WBO Italcables dimostrano come ci sia spazio nel nostro Paese per il protagonismo dei lavoratori e per l’affermazione di una nuova economia della condivisione di matrice cooperativa.



  • La forma cooperativa è lo strumento giuridico migliore per resistere alle congiunture economiche negative.
    Ne abbiamo avuto la prova nel corso dell’ultima crisi, dove a differenza di molte aziende di tipo capitalistico, le cooperative sono riuscite a mantenere costanti i livelli occupazionali, sfruttando i propri principi costitutivi che rifuggono il profitto come obiettivo ultimo dell’attività aziendale.

    Uno degli strumenti cooperativi più affascinanti è sicuramente il workers buyout. Nel corso della trasmissione Il Posto giusto, l’approfondimento settimanale sulle tematiche del lavoro trasmesso ogni domenica dai Rai Tre, Giovanni Marcantonio della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha spiegato l’origine ed i vantaggi di questo istituto.
    produzione industriale istatÈ una forma di acquisizione aziendale tipicamente anglosassone, sempre più diffusa in Italia nel periodo post-crisi. Si tratta, come spiega lo stesso Marcantonio, di un’operazione di tipo societario e finanziario da parte dei lavoratori finalizzata all’acquisto della società per la quale lavorano. La forma giuridica scelta è quella cooperativa.
    Per investire il capitale necessario all’acquisizione, i lavoratori possono decidere di ricorrere ai propri risparmi o di utilizzare il proprio Trattamento di Fine Rapporto (Tfr) chiedendo all’Inps la sua erogazione anticipata in un’unica rata.

    Questo tipo di operazione si configura soprattutto nei casi di fallimento di un’azienda o di successione alla titolarità della stessa. Serve, innanzitutto, a mantenere inalterato il numero dei posti di lavoro, oltre a conservare il patrimonio aziendale ed il know-how produttivo.
    Sono molteplici gli esperimenti di workers buyout diffusi in tutta Italia. Tra questi ricordiamo la cooperativa Soles Tech, nata dalle ceneri della Soles s.r.l attraverso l’acquisto dei brevetti dell’azienda da parte dei suoi lavoratori dipendenti.
    La cooperativa opera nel campo delle costruzioni producendo tecnologie innovative di sollevamento di manufatti e di isolamento sismico. Si tratta di uno dei tanti esempi di come la cooperazione possa dare voce e forza a chi non ha le risorse per avviare un’attività d’impresa.
    La condivisione delle idee, delle risorse e dei valori può essere, dunque, la chiave per trasformare una storia di fallimento in una di successo.



  • Si è svolto oggi a Verona il convegno “Le prospettive economiche della viticoltura veronese” organizzato da Confcooperative Verona con il sostegno del Banco Popolare.
    All’incontro erano presenti, tra gli altri, il ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali Maurizio Martina ed il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini.

    L’argomento principale di discussione è la nuova normativa europei sui diritti d’impianto, che obbliga i produttori a partire dal 1° gennaio 2016 a installare nuovi impianti solo previa autorizzazione.
    cooperative vinoI suddetti permessi per le nuove installazioni verranno rilasciati, inoltre, per una superficie non superiore all’1% della superficie vitata nazionale dichiarata l’anno precedente.
    Il nuovo regolamento comunitario rischia così di limitare l’attività dei produttori, soprattutto di quelli che si vogliono affacciare al mercato vitivinicolo in un momento produttivo di grande espansione per il nostro paese.
    Come evidenziato nel corso del convegno ci sono una serie di paesi dove la percentuale di persone che sceglie il vino è in netta crescita rispetto allo scorso decennio: basti pensare alla Cina, nella quale il consumo di vino in rapporto alle altre bevande alcoliche è cresciuto dal 5% del 2000 al 16% del 2004, con un aumento del 173% degli acquisti online
    In generale i mercati asiatici rappresentano un bacino fondamentale per le nostre esportazioni. La soluzione organizzativa portata avanti da Confcooperative è l’implementazione delle strategie di aggregazione e lo sviluppo di politiche di filiera che possono dare maggiore forza economica anche alle piccole imprese e consentire loro di affacciarsi in Cina o negli Stati Uniti.
    Secondo il ministro Martina per il periodo 2014-2020 sarà fondamentale perseguire un utilizzo più efficiente della risorse comunitarie anche in tema di internazionalizzazione. Il Psr nazionale e quelli regionali hanno messo al centro della programmazione l’aumento delle esportazioni, cercando di assistere le imprese nei rapporti con gli importatori ed abbattendo alcune barriere doganali particolarmente pesanti, come quelle presenti in Cina.
    Come dichiarato dal presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, la rinnovata attenzione del presente Governo sul tema dell’agricoltura, come dimostrato dalla Legge di Stabilità, rappresenta un bel segnale per il settore e deve fungere da stimolo per affrontare con maggiore fiducia le prossime sfide del comparto.



  • Il presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, è intervenuto nel corso dell’assemblea dei delegati della centrale di rappresentanza delle cooperative, tenutasi ieri a Bari.
    Lusetti ha affrontato varie questioni che riguardano il presente ed il futuro del mondo della cooperazione. Una delle sfide imminenti è l’unione delle sigle di Legacoop, Confcooperative e Agci che nel 2017 formeranno un’unica organizzazione: l’Alleanza delle Cooperative italiane (Aci).

    Un percorso di sintesi identitaria ed organizzativa, che è in atto già da qualche mese e che sarà portato a termine tra poco più di un anno.
    Si tratta di un atto di grande responsabilità e coraggio, che chiude di fatto un capitolo decennale. Ogni centrale di rappresentanza ha avuto ed in parte continua ad avere un riferimento politico e valoriale.
    lusetti coopstartupLa costituzione dell’Alleanza delle Cooperative rappresenta la dimostrazione di come la cooperazione sia in grado di cogliere i cambiamenti della realtà e superare vecchi schemi vecchi: “Dobbiamo avere oggi il coraggio – ha dichiarato Mauro Lusetti – che hanno avuto coloro che 170 anni fa hanno dato avvio a questa storia, che è la nostra storia. Rimanere ancorati alle nostre abitudini, ai nostri schemi mentali e fermare per questo il cambiamento vuol dire essere fedeli alle nostre paure, non alla nostra storia. È questo invece il momento, e non ce ne sarà un altro, per dimostrare che siamo capaci di far vivere nel presente i valori che abbiamo ricevuto e per i quali generazioni di cooperatori hanno lavorato e si sono sacrificati”.

    L’Alleanza nasce con lo spirito pionieristico ed innovativo che ha sempre contraddistinto la galassia cooperativa. Le coop sono interpreti dei cambiamenti ed agenti di rivoluzione.
    Una rivoluzione che deve guardare con occhio critico al proprio interno. Non sono passati inosservati, infatti, gli scandali giudiziari che hanno visto alcune cooperative essere protagoniste del malaffare.
    Un simile rinnegamento dei valori cooperativistici non è più accettabile. Per questo motivo l’Alleanza ha portato avanti una proposta di legge contro le false cooperative, applicando l’espulsione immediata di chi non si sottopone ai controlli e chiedendo il cambiamento della normativa degli appalti e del sistema dell’offerta più bassa.
    “Siamo in una fase di cambiamento – aggiunte il presidente di Legacoop – che impone di ripensare il ruolo della cooperazione nel Paese. Mafia capitale, lo scandalo del Mose, la vicenda di CPL potevano fermare questo percorso, provocando un ripiegamento difensivo. Non è stato così. Abbiamo scelto una linea di tolleranza zero all’illegalità fatta di espulsioni, costituzioni in giudizio, azioni di responsabilità e rifiuto netto di ogni compromesso o doppia morale”.
    La cooperazione, dunque, deve guardare al futuro continuando a studiare la società e a cogliere i suoi bisogni.
    La crisi del modello aziendale capitalistico e l’affermazione del logica dell’utilizzo e della condivisione lascia nuovi spazi alla forma giuridica cooperativa.
    I nuovi modelli di sharing economy si adattano alla perfezione al vestito cooperativistico: quella offerta dalla nuova economia collaborativa è un’opportunità che l’intero mondo della cooperazione non può lasciarsi scappare, riaffermando anzi dimenticando quelli che sono i suoi valori costitutivi.



  • La cooperazione agricola guarda al 2016 con fiducia grazie anche i provvedimenti inseriti nella Legge di Stabilità, definita da Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, come “la più agricola degli ultimi anni“.
    L’eliminazione dell’Imu e dell’Irap agricola potranno comportare un dirottamento di risorse verso innovazione ed internazionalizzazione, portando il fatturato dell’agroalimentare cooperativo a 37 miliardi di euro.

    Il mondo delle coop agricole rappresenta circa un quarto del fatturato dell’agroalimentare nazionale, grazie all’attività di 800mila soci produttori, 5.000 vino cooperativecooperative agricole e 93mila addetti.
    Numeri importanti che spingono i dirigenti cooperativi a pretendere ancora di più, consapevoli di alcune debolezze strutturali, soprattutto in tema di internazionalizzazione delle piccole cooperative.
    Il valore dell’export è, infatti, solo di 4 miliardi corrispondente al 11% dell’intero fatturato. Una cifra che, nonostante i recenti progressi (previsione di crescita del 6,5% per l’anno prossimo), ha portato i vertici dell’Alleanza delle Cooperative a cercare nuove soluzioni trovandole nell’aggregazione e nell’interprofessionalità: “Ora tocca sempre di più a noi creare un sistema economicamente sostenibile, perché sono finiti i tempi in cui si ricorreva alla politica per trovare le mediazioni sul mercato; – ha dichiarato Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari  – Oggi le imprese della produzione, della trasformazione e del commercio devono riuscire a trovare soluzione valide dal punto di vista economico, dialogando tra loro in un’ottica sempre più interprofessionale”. 



  • Il Green Med Forum, è un evento della durata di tre giorni organizzato da Confcooperative Sardegna, nel quale verrà analizzato il tema dell’internazionalizzazione delle cooperative agricole sarde.
    Sarà un momento di incontro con le istituzioni regionali e soprattutto di confronto con numerosi buyers ed importatori provenienti da Germania, Regno Unito, Canada, Russia, Corea del Sud, Emirati Arabi, Spagna, Polonia, Austria e Danimarca.

    La prima parte dell’evento si è svolta oggi con gli interventi istituzionali di Francesco Pigliaru, presidente della Regione Sardegna, Elisabetta Falschi, assessore regionale all’agricoltura, Maria Grazia Piras, assessore regionale all’Industria e Paolo De Castro commissario europeo dell’agricoltura.
    formaggioPer affrontare la sfida dell’internazionalizzazione le cooperative agricole devono necessariamente fare sistema, sfruttando un complesso di norme favorevoli e portando avanti marchi di tipo territoriale.
    Il nanismo aziendale, tipico anche dall’universo cooperativo, ha ostacolato lo sviluppo della cooperazione agricola nei mercati esteri e ha portato numerose aziende sull’orlo del fallimento per via della crisi della domanda interna.
    Eventi come Green Med servono per rafforzare la collaborazione con le istituzioni e ribadire il ruolo della cooperazione nell’agroalimentare regionale e nazionale.
    La tre giorni organizzata da Confcooperative proseguirà domani con una serie di incontri business to business con buyers ed importatori internazionali.
    Le coop e le aziende sarde avranno l’opportunità di discutere di eventuali opportunità commerciali con operatori esteri, ricavando anche informazioni utili sul contesto nel quale andranno ad investire.
    I buyers e gli importatori presenti avranno anche l’opportunità di visitare direttamente le aziende agroalimentari, testando in prima persona i metodi di lavoro e l’autenticità dei prodotti Made in Italy di stampo cooperativo.



  • La cooperazione è il modello d’impresa migliore per realizzare i nuovi esperimenti di sharing economy.
    É questo il risultato di una ricerca sulla Nuova Economica Comunitaria (NEC), realizzata da Enzo Risso (SWG) e presentata ieri a Legalab, l’evento sull’economia collaborativa organizzato da Legacoop e svoltosi a Bari.

    La società italiana sente l’esigenza di riscoprire antichi legami comunitari, condividendo conoscenze e risorse, sperimentando forme d’impresa che valorizzano la collaborazione.
    Il nuovo spirito collaborativo nasce innanzitutto dalla crisi economica, che ha portato all’arretramento del modello d’azienda capitalista.
    sharing economyDalla ricerca sulla NEC emerge che una buona percentuale di intervistati (il 46%) ritiene che il modello capitalistico sia entrato profondamente in crisi; una fase di degenerazione che può portare all’emersione di nuove forme giuridiche come quella cooperativa.
    Negli ultimi anni hanno avuto una diffusione mondiale gli esperimenti di car sharing, bike sharing e house sharing: la sharing economy è diventato un modello economico in grado di generare risorse e servizi incentrando il business sulla riscoperta dei valori comunitari.
    Risparmio delle risorse, rispetto dell’ambiente, sentimento di partecipazione e condivisione, sono tutti elementi cardine dell’economia collaborativa.
    Ma qual è la forma giuridica migliore per sviluppare la sharing economy? Il 61% degli intervistati ritiene che siano le cooperative gli strumenti più adeguati, perché realizzano una condivisione delle risorse effettiva e non solo apparente, come accade, invece, per le grandi multinazionali dello sharing.
    Nella percezione degli italiani la cooperazione è e deve essere un modello aziendale pulito. Non è un caso che l’81% crede che siano ancora più gravi gli episodi di corruzione nelle cooperative rispetto agli altri tipi di impresa.
    Le coop vengono percepite come delle organizzazioni in grado di esprimere il talento dei giovani (58%) e di dare delle possibilità di emergere a chi non ce la fa (57%).
    Il futuro della sharing economy secondo gli italiani, dunque, passa necessariamente dalla cooperazione.