Categoria: Cooperative

  • società benefit

    Il ddl Stabilità inserisce nel nostro ordinamento una nuova forma di impresa: la Società Benefit.
    Si tratta di un modello nato negli Stati Uniti e pensato per le aziende for profit. Le cosiddette Benefit Corporations, oltre a dividere gli utili con gli azionisti, possono inserire nel proprio statuto il perseguimento di determinati obiettivi sociali.

    I manager dell’azienda, dunque, non valutano solo il rendimento economico, ma anche l’impatto sociale dell’attività dell’impresa, inteso come apporto positivo concreto alle persone e all’ambiente.
    società benefitIn questo modo l’impresa tradizionale assume spiccati connotati sociali, pur mantenendo il proprio carattere di azienda for profit.
    Il modello appena descritto è adottato da tante grandi imprese, soprattutto nel settore della sharing economy. Una delle principali Benefit Corporation è Kickstarter, la piattaforma di crowfunding più famosa al mondo.
    L’ordinamento italiano ha così deciso di recepire parte del modello americano, reinterpretandolo per così dire in chiave europea. Per trasformare una srl o una spa in società benefit sarà necessario inserire nell’oggetto sociale un determinato obbligo di natura sociale o ambientale.
    Introdurre questo aspetto nello statuto significa, in sostanza, vincolare anche i futuri amministratori a rispettare questi parametri, certificando la necessità di arrecare benefici alla comunità locale anche negli anni a venire.
    L’intento del Governo è soprattutto impedire che le startup, specie quelle nel campo della sharing economy, possano trasformarsi con il passare del tempo in vere e proprie multinazionali, guidate solamente dal profitto.

    Come sottolinea in maniera puntuale Bruno Pagamici su Italia Oggi, l’introduzione di questa nuova forma giuridica rischia di mettere in crisi le diverse manifestazioni di impresa sociale, tra le quali certamente vanno annoverate anche le cooperative.
    Un possibile investitore nel campo dell’economia della condivisione potrà, infatti, trovare più vantaggioso drenare le proprie risorse verso società benefit anziché investire in imprese sociali, in quanto queste ultime non garantiscono la medesima ripartizione degli utili.
    Questo discorso diventa ancora più attuale nel momento in cui viene eliminata dal ddl di riforma del Terzo Settore la norma che ipotizzava una remunerazione fino al 5% per chi decide di investire nelle imprese sociali.
    La legge in discussione al Senato dovrà, allora, cercare di risolvere la questione della ripartizione degli utili, trovando un compromesso tra il mantenimento del principio della mutualità prevalente e la necessità di attrarre nuovi investitori.



  • È stato presentato oggi a Milano Coop4Job, il nuovo portale di Confcooperative che mette in contatto domanda ed offerta di lavoro.
    L’intento del progetto è facilitare l’incontro tra imprese cooperative ed i giovani iscritti al programma Garanzia Giovani.

    Negli ultimi mesi Confcooperative ha messo in atto una serie di iniziative di contrasto alla disoccupazione giovanile, cercando di avere una parte attiva nel funzionamento di Garanzia Giovani (Youth Garantee), lo coop4jobstrumento di politiche attive messo in piedi dall’Unione Europea.
    Tirocini retribuiti, bandi per il servizio civile, formazione, finanziamenti alle start up sono alcune delle misure previste da Garanzia Giovani.
    Attraverso il portale coop4job.it, l’organizzazione di rappresentanza delle cooperative supporta il programma europeo di sostegno dei giovani Neet collegando domanda ed offerta di lavoro. In questi primi mesi di attività sono già stati realizzati più di 5.000 matching, sono stati avviati al servizio civile oltre 13.000 ragazzi ed inseriti nel sistema di Garanzia Giovani oltre 500.000 giovani.

    Con l’appuntamento odierno a Milano inizia il roadshow di presentazione di Coop4Job, che consentirà alle cooperative di conoscere le opportunità offerte da Garanzia Giovani ed il sostegno tecnico fornito da Confcooperative.
    L’associazione di rappresentanza delle coop è particolarmente attiva sul territorio, soprattutto in merito al bando sul Servizio Civile. Sono oltre 100 gli sportelli attivi, di cui 11 in Lombardia; quest’ultima può vantare anche 146 cooperative coinvolte nei progetto di Servizio Civile per gli iscritti a Garanzia Giovani.
    Il mondo della cooperazione si muove, dunque, per combattere la disoccupazione con strumenti concreti, provando a sviluppare la creazione di nuove imprese sociali e ad impiegare i giovani under 30 all’interno di cooperative già esistenti.



  • È Fabio Perini il nuovo presidente di Confcooperative Mantova. Sabato l’assemblea provinciale ha nominato il nuovo vertice dell’organizzazione di rappresentanza delle cooperative, una figura che ha già ricoperto incarichi all’interno di Confcooperative essendo stato presidente di Fedagri Lombardia.

    Perini, imprenditore agricolo di 47 anni, pone subito gli obiettivi del suo mandato. Il primo dovrà essere il lavoro attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro per i confcooperative logogiovani lombardi. Il secondo obiettivo riguarda, invece, la base sociale ed i cittadini.
    Il nuovo corso di Confcooperative Mantova dovrà prestare particolare attenzione ai bisogni delle associate e della comunità locale. Il terzo attiene più specificatamente al comparto agricolo: l’intento di Perini, infatti, è di valorizzare le filiere lombarde aiutando le imprese locali nella sfida dell’internazionalizzazione.
    L’assemblea provinciale è stata anche l’occasione per rendere omaggio a Maurizio Ottolini, che lascia il ruolo di presidente di Confcooperative Mantova dopo tre mandati consecutivi, ma rimarrà presidente onorario.
    Ottolini abbandonerà anche i vertici regionali e nazionali dell’organizzazioni in seguito alle assemblee che si terranno in primavera.
    Le cooperative associate lo hanno salutato con una vera e propria standing ovation. La sua attività in questi anni è stata fondamentale per la crescita delle coop lombarde e per la modernizzazione dell’associazione su scala regionale e nazionale, in vista della formazione dell’Alleanza delle Cooperative italiane.
    «I grandi dirigenti – ha dichiarato il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini – sanno quando è giunto il momento di fare un passo indietro. L’ultimo miglio è sempre più difficile».
    Ottolini rimarrà comunque un punto di riferimento per la nuova dirigenza di Confcooperative Mantova, nonché un interlocutore importante per le istituzioni locali e regionali.



  • 200 milioni di euro nei prossimi due anni e 450 nuovi posti di lavoro. Sarà questo il fulcro del nuovo programma di sviluppo di Cia (Commercianti Indipendenti Associati), la cooperativa di dettaglianti appartenente al consorzio Conad.

    Si tratta di uno dei punti di riferimento nel settore della distribuzione alimentare italiana con oltre 874 milioni di euro di vendite all’ingrosso e 1100 conad 1milioni di euro di vendite al dettaglio. Copre, in particolare, i territori della Romagna, le Marche, il Friulveneto e la Provincia di Ferrara con oltre 200 punti vendita distribuiti in 4 Canali di distribuzione, Conad Ipermercati, Superstore Conad, Supermercati Conad, Superette a insegna Conad City, e dà lavoro ad oltre 6.400 persone tra soci e dipendenti.

    Il piano di investimento prevede l‘apertura di nuovi negozi e la ristrutturazione di attività già esistenti, di cui circa trenta tra Romagna e Marche. Verranno aperti negozi a Forlì, presso il quartiere Cava (1.400 mq), Savignano sul Rubicone (1.200 mq), Rimini ex fiera (2.500 mq) e Morciano di Romagna (2.500 mq).
    Sempre a Forlì è prevista l’apertura del grande cantiere del centro direzionale di via dei Mercanti, per un investimento di circa 25 milioni di euro, con spazio uffici per 8mila mq ed un magazzino per 20mila mq.
    Si tratta in via definitiva di investimenti importanti in un momento particolarmente delicato per l’economia italiana. “Commercianti Indipendenti Associati si conferma ancora una volta come uno dei motori di sviluppo più importanti per questo territorio – ha dichiarato l’amministratore delegato Luca Panzavolta – grazie a un piano investimenti che valorizza, tra l’altro, le competenze produttive e tecnologiche dei nostri fornitori”



  • Debito dimezzato nell’anno 2015 e previsione di un riordino totale dei conti per il 2016.
    Con queste parole il commissario di Legacoop Lazio, Placido Putzolu, ha introdotto i lavori dell’assemblea.

    La centrale di rappresentanza delle cooperative della regione Lazio ha vissuto un anno estremamente complesso, con lo scandalo Mafia Capitale che ha portato al suo commissariamento.
    legacoop lazioGli obiettivi primari della nuova direzione sono di risanare i conti e restituire credibilità all’organizzazione e alle sue associate. Un’operazione che richiederà tempo ed energie fisiche e mentali, ma che nel lungo periodo, potrà far emergere le virtù della cooperazione locale.
    Il percorso di rinnovamento di Legacoop Lazio non può che passare dai giovani. Per questo motivo è stato deliberato l’affiancamento di giovani under 40 ai vari referenti territoriali e di settore, nell’intento di formare giovani cooperatrici e cooperatori su tutto il territorio regionale.

    L’operato di Generazioni Legacoop, che confluirà a breve all’interno dell’Alleanza delle Cooperative Giovani, rappresenta uno snodo cruciale per l’allontanamento di vecchie pratiche di tipo affaristico che hanno portato la cooperazione sulle pagine dei quotidiani nazionali.
    Il rinnovamento passo da chi in questi mesi si sta spendendo per dare un futuro ed un’immagine diversa al mondo della cooperazione locale e nazionale.
    Una sfida condivisa dal presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, presente anche lui all’assemblea delle cooperative associate a Legacoop Lazio: “Oggi possiamo dire con grande orgoglio che ci siamo ripresi il nostro presente – ha dichiarato Lusetti – Ora abbiamo una grande sfida davanti a noi: costruire insieme il nostro futuro”. 



  • Un altro atto intimidatorio nei confronti del Procuratore Aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri.
    Questa volta l’oggetto delle minacce della criminalità organizzata è il figlio del magistrato.

    Nella giornata di mercoledì, infatti, due persone, qualificatesi come agenti di polizia, hanno citofonato al suo appartamento, situato nella città di Messina. Dopo gratteri figlioqualche minuto, non vedendo arrivare nessuno, il giovane si è sporto dal portone di casa notando due soggetti con il volto coperto da un passamontagna diretti verso la propria abitazione.
    A quel punto si è barricato in casa, denunciando il fatto alle autorità competenti.
    L’atto intimidatorio ha comportato l’immediato rafforzamento delle misure di sicurezza verso il procuratore Gratteri, residente in questo momento a Gerace (Reggio Calabria).

    Si tratta dell’ennesimo tentativo da parte della criminalità organizzata di intimorire e destabilizzare la vita pubblica e privata di un magistrato da anni impegnato nella lotta contro la mafia. Appare, se è possibile, ancora più a grave che ad essere colpito sia stato il figlio di Nicola Gratteri.
    Il mondo della cooperazione si è subito schierato al fianco del magistrato e della sua famiglia.
    Confcooperative Calabria sta seguendo con attenzione la vicenda ed esprime la propria vicinanza nei confronti di Gratteri, in attesa di ulteriori sviluppi.
    “In questo inizio d’anno tormentato della Calabria – dichiara il presidente di Confcooperative Calabria Camillo Nola – con quasi un’intimidazione al giorno verso un sindaco, un’attività commerciale, una comunità o un semplice cittadino, siamo già stanchi di dover manifestare vicinanza con continui comunicati”.
    L’organizzazione di rappresentanza delle coop calabresi si augura che il Governo intervenga con decisione sia per tutelare le persone che hanno subito queste intimidazioni che per tranquillizzare la comunità regionale.
    Anche il gruppo cooperativo Goel, oggetto anch’esso di ben sette attentati negli ultimi sette anni, ha voluto manifestare la propria solidarietà attraverso le parole del suo presidente Vincenzo Linarello: “La ‘ndrangheta non si sogni di toccare Nicola Gratteri e la sua famiglia. Tutto il popolo calabrese onesto e perbene è al suo fianco, tutto il popolo italiano lo stima e lo ammira. La comunità di GOEL è schierata al fianco di Nicola Gratteri ed è pronta a mobilitarsi in tutte le proprie espressioni”. 

    Una delle ultime uscite pubbliche di Gratteri è stata proprio nella cooperativa calabrese Goel, nel giorno dell’inaugurazione del nuovo trattore e del capannone dopo la loro distruzione ad opera della ‘ndrangheta.
    Vi proponiamo di seguito il video del suo intervento nel quale condanna in maniera aspra ed intransigente l’operato della mafia, con particolare riferimento all’azione di controllo del territorio nel campo dell’agricoltura.

    AGGIORNAMENTO: Sono arrivate, oggi, altre manifestazioni di solidarietà nei confronti del procuratore aggiunto Nicola Gratteri.
    Il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, si è espresso in questi termini: “Esprimo la mia vicinanza personale e la solidarietà del Consiglio regionale a Nicola Gratteri e ai suoi cari. Siamo certi che il procuratore aggiunto di Reggio, che ha dedicato la sua vita alla lotta ai poteri oscuri e criminali, non indietreggerà di un millimetro dalla trincea in cui da anni è impegnato per la tutela della legalità e del bene comune. Noi siamo al suo fianco“.
    L’episodio richiede, secondo Irto, ulteriori misure di sicurezza verso Gratteri e la sua famiglia: “Il fatto che ignoti malviventi – aggiunge Nicola Irto – qualificatisi come poliziotti e col volto coperto da passamontagna, si siano introdotti nello stabile di Messina in cui vive il figlio di Gratteri, è motivo di grave allarme. L’episodio è un preciso quanto pesante avvertimento, perpetrato attraverso la minaccia di colpire l’affetto più caro di ogni persona. È evidente come non solo il magistrato, ma tutta la sua famiglia siano oggi in una condizione di grave esposizione che richiede misure consequenziali”



  • Il Senato ha finalmente approvato la legge delega che demanda al Governo il compito di riformare il Codice dei contratti pubblici e di recepire la nuova direttiva europea in materia di appalti e concessioni.

    Negli ultimi mesi si è parlato molto di una possibile riforma del sistema degli appalti. Più volte è intervenuto a tal proposito il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, e confcooperativenumerosi esponenti delle organizzazioni di rappresentanza hanno invocato un intervento normativo che modifichi il criterio dell’offerta più bassa, dando spazio ad elementi quali la qualità sociale ed ambientale dell’offerta.
    Un punto, quest’ultimo, sul quale si è battuto in questi mesi Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà – Confcooperative.
    Oggi, in un’intervista al portale Italia Cooperativa, ha ribadito la sua posizione esprimendo soddisfazione per l’inizio dell’iter legislativo sulla riforma del Codice dei contratti pubblici.

    Si tratta di “un provvedimento importante – sostiene Guerini – di quelli che non appassionano i dibattiti politici da talk show, ma la cui portata è di gran lunga superiore alle attenzioni che i media vi dedicheranno”.
    L’attuale normativa sugli appalti contiene diversi punti critici e di difficile interpretazione, che hanno permesso al malaffare di inquinare le gare e di perpetrare pratiche di corruzione.
    La nuova legge dovrebbe, invece, agire all’insegna della semplificazione e di un maggiore equilibrio tra i parametri economici dell’offerta e quelli sociali.
    La direttiva europea, in particolare, offre secondo Guerini diversi spunti interessanti; il primo riguarda la possibilità di far competere non solo le grandi imprese, ma anche le piccole cooperative sociali: «Ci sono anche le condizioni  per fare in modo che il mercato pubblico possa valorizzare anche le diverse forme d’impresa, le grandi aggregazioni e le PMI, le imprese sociali e quelle artigiane – aggiunge Guerini – correggendo una deriva che per anni, in nome di una concorrenza ritagliata a misura di un solo modello imprenditoriale, ha premiato il gigantismo e i grandi gruppi, emarginando dal mercato degli appalti PMI, imprese artigiane, piccole e medie cooperative. Ora saprà possibile individuare regole per le gare che consentano anche a queste imprese di competere con precondizioni adeguate».

    Un altro elemento innovativo della direttiva è l’inserimento di clausole sociali ed ambientali che rendono il parametro economico meno dirimente rispetto al passato: «Una speciale forma di clausola sociale – conclude Guerini – è quella prevista dall’articolo 20 della direttiva europea, che consente di fare gare riservate alle imprese che realizzano inserimento lavorativo di persone svantaggiate nella misura del 30% degli occupati. Ci auspichiamo che nei decreti attuativi questa novità venga implementata, per aprire nuove strade di sviluppo economico abbinato all’inclusione sociale».


  • Gardini Confcooperative

    Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, come ogni anno scrive una lettera alle proprie associate ricordando i risultati raggiunti dall’organizzazione di rappresentanza all’interno della Legge di Stabilità.

    «L’anno che ci lasciamo – scrive Gardini – ci dà un segno di speranza. L’inversione di tendenza sembra avviata e noi tutti speriamo che prosegua, e in modo più consistente, nel 2016 sia per le imprese, sia per i cittadini»
    Gardini_Confcooperative_MicrocreditoCome abbiamo riportato nei giorni scorsi, sono diverse le normative della Legge di Stabilità che portano dei vantaggi concreti alle cooperative per effetto anche dell’azione di rappresentanza svolta da Confcooperative.
    Gardini ci tiene in particolare a sottolineare due elementi innovativi:

    • l’Iva al 5% per le prestazioni socio-sanitarie ed educative rese dalle cooperative sociali. Il precedente regime (Iva al 4%) era contrario alla normativa europea; l’Italia rischiava così di incorrere in una procedura d’infrazione.
      Con il nuovo regime Iva al 5% le cooperative hanno evitato l’innalzamento dell’aliquota al 10%, come era stato originariamente paventato, e l’introduzione del regime di esenzione con la relativa impossibilità per le cooperative sociali di detrarsi l’Iva sull’acquisto di beni e servizi.
    • Il chiarimento sul trattamento previdenziale e fiscale dei soci delle cooperative artigiane che instaurano un rapporto di lavoro autonomo.
      I soci che instaurano con la cooperativa un rapporto di lavoro autonomo devono essere inquadrati nella gestione artigiani dell’Inps; come chiariato dal Governo, però, i soci sono comunque configurati come lavoratori dipendenti per evitare che ricadano su di essi oneri quali la tenuta della contabilità e della partita Iva. Sarà, infatti, la cooperativa a svolgere il ruolo di sostenuto d’imposta.

    Maurizio Gardini evidenzia come i suddetti risultati possono essere considerati storici per Confcooperative, in quanto frutto di battaglie portate avanti per moltissimi anni.
    Il presidente dell’organizzazione di rappresentanza ricorda altri importanti traguardi raggiunti in Legge di Stabilità come l’esenzione IMU per i terreni agricoli posseduti e condotti dagli imprenditori agricoli professionali indipendentemente dalla loro ubicazione e tutta la parte sulla tassazione immobiliare che abbiamo approfondito in un precedente articolo.
    Per conoscere tutto il contenuto della lettera scritta dal presidente Gardini potete consultare il sito di Confcooperative.



  • Le cooperative stanno dalla parte di Libera e di Don Luigi Ciotti.
    In questi giorni è nata una polemica molto aspra in seguito alle dichiarazioni del magistrato della Direzione nazionale antimafia di Napoli Catello Maresca, intervistato da Panorama.

    “Libera è stata un’importante associazione antimafia – dichiara Maresca – Ma oggi mi sembra un partito che si è auto-attribuito un ruolo diverso. Gestisce i beni sequestrati alle mafie in regime di monopolio e in maniera anticoncorrenziale. Personalmente sono contrario alla sua gestione: la ritengo pericolosa”.
    LOGO_LIBERA1Parole molto dure che hanno scatenato la reazione di Libera e di tutti quei soggetti, dalle cooperative alle associazioni, che in questi anni hanno prodotto lavoro nei beni confiscati alla mafia, dando vita ad attività agricole o prestando servizi a persone svantaggiate.
    Le stesse coop sono state tirate in ballo dal magistrato e definite come “false cooperative con il bollino” e “multinazionali del bene confiscato“.
    Secondo Maresca, Libera avrebbe un rapporto privilegiato con determinate imprese sociali, venendo meno allo spirito originario dell’antimafia. Accuse rispedite al mittente dallo stesso Don Ciotti: «Libera non gestisce direttamente le cooperative sui beni confiscati. Le sostiene, ne accompagna lo sviluppo, ne condivide il cammino. C’è  una comunanza di obbiettivi e di ideali, ma la gestione, l’amministrazione, la ragione sociale restano autonome: questo è bene chiarirlo una volta per tutte»
    Una posizione, quella di Maresca, che ha fatto e farà ancora discutere perché arriva direttamente da un esponente della magistratura, nonché da un soggetto impegnato attivamente nella lotta alla camorra.

    Il mondo delle cooperative, però, per bocca delle due principali organizzazioni di rappresentanza prende le difese di Don Ciotti e delle proprie associate, quelle che dal momento dell’approvazione della normativa antimafia hanno dato vita a decine di progetti all’insegna della legalità e del riscatto sociale.
    «Non è la prima volta che si tenta di delegittimare e gettare fango sull’impegno di chi è in prima linea contro la criminalità
    – spiega Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative –. Pur avendo il massimo rispetto per chi ha pronunciato quelle parole, sono rimasto sorpreso e preoccupato. Anche perché, insieme a don Luigi, siamo i primi ad essere parte lesa. Succede tutte le volte che, nelle maglie della legge, finiscono per inserirsi realtà che nulla hanno a che fare con lo spirito di legalità e trasparenza che portiamo avanti”.

    Il riferimento è ovviamente a Mafia Capitale e ad altri scandali giudiziari che hanno infangato il nome e l’attività delle migliaia di cooperative che operano sul territorio italiano. Tra di esse ci sono anche quelle che lavorano negli immobili e sui terreni confiscati alla criminalità organizzata, un ambito, quello della riassegnazione dei beni, che presenta numerose criticità nelle quali le false cooperative hanno saputo inserirsi.
    «Chiariamo subito – osserva Mauro Lusetti, presidente di Legacoop al quotidiano l’Avvenire – se ci sono stati errori e infrazioni, vanno puniti. Ma rifiuto l’idea che migliaia di persone perbene, ragazzi e giovani che lavorano per stipendi mediamente bassi, possano fare affari con l’antimafia».
    Secondo Lusetti e Gardini, le principali criticità della legge sulla confisca e l’uso sociale dei beni delle mafie si trovano nei ritardi amministrativi per l’assegnazione dei beni: un sistema inefficiente che arreca danni sociali ed economici all’intera collettività.


  • iva cooperative

    La Legge di Stabilità 2016 contiene una serie di norme che interessano da vicino il mondo della cooperazione.

    Abbiamo analizzato in precedenza la parte relativa alla tassazione immobiliare ed i relativi vantaggi che la nuova normativa porta alle cooperative italiane.
    Un altro cambiamento importante riguarda il regime Iva per le prestazioni socio-sanitarie ed educative rese dalle cooperative sociali o dai consorzi, che la iva-cooperativeLegge di Stabilità ha portato al 5%.
    Prima del recente intervento del legislatore, le imprese sociali erano assoggettate ad un’aliquota del 4%. La normativa, però, era in contrasto con la disciplina europea, e c’era il rischio concreto di incorrere in una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.
    Proprio l’Alleanza delle Cooperative italiane ha più volte ribadito l’incompatibilità tra la normativa italiana e quella europea, proponendo la soluzione adottata in questi giorni, che consente alle cooperative sociali di poter continuare a lavorare senza sensibili aggravi.

    L’Unione Europea, attraverso la direttiva UE 112/2006 in materia di IVA, stabilisce che ciascuno Stato membro UE applica un’aliquota IVA ordinaria, identica per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, in misura non inferiore al 15%.
    Viene data, però, la facoltà di prevedere una o due aliquote ridotte per determinate categorie speciali, tra le quali rientrano organismi, come le cooperative, di carattere sociale.
    Il limite massimo viene posto al 5%, lasciando comunque la possibilità ai paesi di mantenere aliquote inferiori al 5% se sono state adottate prima del 1° gennaio 1991.
    Tale clausola, definita standstill, non si applica, però, all’Italia dal momento che il regime agevolato era stato introdotto dopo l’1° gennaio 1991.
    Da qui si è reso necessario modificare la normativa, portando l’aliquota Iva al 5%.

    La legge stabilisce che rientrano nella nuova disciplina:

    • le cooperative e i consorzi sociali;
    • quelle cooperative e quei consorzi la cui prestazione rientra negli ambiti disciplinati ai nn. 18), 19), 20), 21) e 27-ter) dell’art. 10, d.p.r. 633/1972;
    • i soggetti citati a prescindere dal fatto che la prestazione venga effettuata direttamente o in esecuzione di convenzioni o appalti;
    • viene ampliata la platea di soggetti destinatari: oltre ad anziani, inabili adulti, tossicodipendenti, malati di AIDS, handicappati psicofisici, minori, anche coinvolti in situazioni di disadattamento e di devianza, sono state inserite le persone migranti senza fissa dimora richiedenti asilo, le persone detenute, nonché le donne vittime di tratta a scopo sessuale e lavorativo.

    Viene, infine, abrogata la norma che consentiva alle cooperative di scegliere tra il regime di imponibilità e quello di esenzione: non ci sarà più la possibilità di optare per l’esenzione, ma si dovrà sempre e comunque essere assoggettati all’aliquota Iva del 5%.


  • olio giovani in vita

    La ‘ndrangheta si muove sul proprio territorio seguendo diverse strategie.
    Il controllo dell’economia locale non si fonda solamente sulle intimidazioni nei confronti delle imprese e degli esercizi commerciali onesti.

    L’aspetto che forse rende più forte la criminalità organizzata è la paura che infonde nei cittadini che si trasforma in convinzione che per lavorare in determinati olio giovani in vitasettori, l’ultima parola spetti inevitabilmente alla ‘ndrangheta.
    L’ultima testimonianza in merito a questo modus operandi viene dalla cooperativa calabrese Giovani in vita.
    Si tratta di una coop che opera sui terreni confiscati alla mafia e aiuta altre aziende oggetto di intimidazione, fornendo loro mezzi agricoli e maestranze.
    Giovani in vita si estende su circa 32 ettari di terreni agricoli confiscati alla ‘ndrangheta e concessi in gestione alla cooperativa dai Comuni di Sinopoli, Varapodio, Oppido Mamertina e Limbadi.
    Produce soprattutto olio extra vergine d’oliva, patate ed arance; grazie alla sua attività prova a produrre lavoro per i giovani del posto, sottraendoli alla rete della mafia.

    Un’azione, questa, che evidentemente infastidisce i boss del luogo: accade così che, dopo le numerose intimidazioni, gli atti di vandalismo e le minacce di morte nei confronti di Domenico Luppino, titolare dell’azienda, la cooperativa abbia deciso di denunciare un’altra situazione spiacevole.
    Secondo il racconto di Luppino, molti aspiranti lavoratori sostengono i colloqui per lavorare nella cooperativa, ma poi improvvisamente rinunciano per i motivi più disparati e assurdi.
    Dietro queste insospettate ed insospettabili decisioni c’è ancora una volta la mano della ‘ndrangheta, che evidentemente non gradisce che una coop che applica regolari contratti di lavoro gestisca il mercato dell’olio e delle arance: «Più volte abbiamo fatto anche annunci. Ne abbiamo chiamati a decine – spiega Domenico Luppino nel corso della trasmissione Storie vere che andrà in onda tra qualche giorno su Rai Uno – Si presentano, fanno il colloquio e poi si eclissano con le motivazioni più assurde: piove, maltempo, c’è stato il terremoto, sono malato, mio nonno non sta bene… Rinunciano dopo avere chiesto conto a chi regge il territorio. La gente sarebbe allettata da questo lavoro. In questo momento stiamo lavorando su quasi 500 ettari di uliveti. Sarebbe un lavoro importante in una terra con una disoccupazione così alta. Evidentemente la forza dell’assoggettamento è più forte della necessità»



  • È in corso di svolgimento a Roma, presso il Palazzo della Cooperazione, l’Assemblea Nazionale dell’Alleanza delle Cooperative, l’associazione di rappresentanza delle coop che riunisce Confcooperative, Legacoop e Agci.

    All’incontro partecipano tutti i presidenti regionali ed i delegati dei consigli di presidenza. Si tratta di una nuova tappa verso l’unione delle sigle che sarà logo alleanzacompletata nel 2017.
    La scelta delle centrali di rappresentanza è avviare un processo di razionalizzazione, con l’obiettivo di creare una nuova e più efficiente organizzazione.
    L’Alleanza delle Cooperative (Aci) dovrà essere la sintesi delle identità statutarie di Confcooperative, Legacoop e Agci e l’affermazione dei principi comuni della mutualità, solidarietà, governance collaborativa e profitto sociale.
    Nel corso dell’assemblea odierna verrà fatto un bilancio dell’anno precedente e soprattutto verranno messe nero su bianco le prospettive e gli obiettivi per il 2016, considerato come un anno chiave in vista dell’unione delle sigle.
    L’Alleanza ha ancora davanti a sé diverse sfide da vincere e per nulla facili da affrontare. Mettere insieme tre associazioni, con tre storie e tre modelli organizzativi diversi non sarà un’impresa scontata.
    La speranza è che la costituzione delle nuova organizzazione possa rappresentare un punto di partenza verso la diffusione del modello cooperativo come forma giuridica in grado di interpretare al meglio le nuove tendenze dell’economia.

    AGGIORNAMENTO: L’Assemblea ha riconfermato Rosario Altieri come presidente dell’Alleanza delle Cooperative italiane. Altieri ha parlato della disoccupazione giovanile e femminile, soprattutto nel Mezzogiorno, come una delle principali questioni che si prospettano all’orizzonte della nuova organizzazione.
    In tema di giovani e donne, infine, Matteo Ragnacci e Dora Iacobelli sono stati nominati rispettivamente responsabile dell’Alleanza delle Cooperative Giovani e responsabile del coordinamento donne e pari opportunità dell’Alleanza delle Cooperative.