Categoria: Cooperative


  • Dopo il lungo dialogo, arriva il gelo improvviso.
    Il mondo del credito cooperativo reagisce sdegnato al decreto legge di riforma delle Bcc approvato ieri in Consiglio dei Ministri e presentato successivamente in conferenza stampa dal premier Matteo Renzi e dal Ministro dell’Economia e delle Finanza Pier Carlo Padoan.

    Il decreto conferma alcuni punti proposti dalle 364 banche cooperative, come la previsione di un’unica holding a capo del sistema con un meccanismo di condivisione del rischio tra gli istituti aderenti.
    confcooperative logoNon tutto, però, è stato confermato. Fa discutere in particolar modo la scelta dell’esecutivo di fornire la possibilità ad alcune banche di uscire dal sistema delle Bcc trasformandosi in società per azioni.
    Le banche che non intendono partecipare al capitale della nuova holding, condividendo i rischi delle sofferenze degli altri istituti, potranno, infatti, optare per un way-out. Per effettuare questo tipo di operazione è necessario possedere un capitale di almeno 200 milioni e versare un’imposta straordinaria del 20% sulle stesse riserve.
    Secondo il ministro Padoan sono una decina le banche a possedere tali requisiti, la maggior parte delle quali operanti tra Toscana ed Emilia Romagna. Si tratta proprio di quegli istituti che negli ultimi mesi si sono opposti al meccanismo dell’unica capogruppo, spingendo per la costituzione di più holding a capo del sistema.

    Il decreto consente di fatto a queste banche di uscire dal sistema, portando via il proprio capitale. Una vera e propria via di fuga non gradita dai dirigenti di Confcooperative.  
    “Siamo lontani dal dialogo avviato un anno fa con il governo. –
    ha dichiarato Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative “Riteniamo che le misure che vengono delineate non rispettino il dettato costituzionale e consentano la divisione di riserve indivisibili che sono un grande patrimonio intergenerazionale costruito con sacrificio da generazioni di soci cooperatori in oltre 100 anni di storia”.
    Ancora più dure le parole di Maurizio Ottolini, vicepresidente vicario di Confcooperative, che attacca senza mezzi termini il Governo: “È una violenza istituzionale che ci riporta indietro di decenni, ai giorni del Fascismo che sciolse le associazioni cooperative“.
    “Da mesi, eravamo in attesa del decreto bloccato da Palazzo Chigi. Ne riceviamo una doccia fredda – aggiunge Ottolini – perché le misure tradiscono le intese, stravolgono e pervertono la soluzione concordata e aprono una falla disastrosa nella tenuta del sistema. Insomma invece di sostenere la cooperazione autentica si va nella direzione opposta assicurando le tentazioni opportunistiche nonostante le rassicuranti dichiarazioni del Premier. La riforma delle Bcc, se fosse confermata così come presentata nella conferenza stampa notturna, apre un vulnus sulla non corretta destinazione e gestione del patrimonio intergenerazionale, che nel caso delle Bcc rappresenta il frutto di un lavoro di molte generazioni di soci che si sono adoperati per rafforzare il Credito Cooperativo in 130 anni di storia. Tutto cancellato con un colpo di spugna”


  • bcc riforma

    Il Consiglio dei Ministri, riunitosi ieri sera, ha approvato su proposta del premier Matteo Renzi e del Ministro dell’economia e delle finanze Pietro Carlo Padoan il decreto legge di riforma del credito cooperativo.

    Il provvedimento rientra all’interno dell’attività di ristrutturazione del sistema bancario italiano portata avanti in questi mesi dall’esecutivo italiano in seguito alle nuove direttive imposte dalla Bce e dalla Commissione europea.
    L’obiettivo è rendere più efficiente il sistema, mantenendo i principi di mutualità e solidarietà economica, veri e propri punti cardine delle Casse rurali bccnell’Ottocento e delle Bcc oggi.
    In un comunicato di Palazzo Chigi, infatti, viene specificato che il decreto “conferma il valore del modello cooperativo per il settore bancario e rimane il principio del voto capitario“.
    Il problema delle sofferenze, però, ha reso necessaria una nuova organizzazione che consentisse al credito cooperativo di reperire in tempi rapidi il capitale necessario in caso di  tensioni patrimoniali, anche attraverso l’accesso di capitali esterni al mondo cooperativo.

    Per comprendere al meglio gli obiettivi ed i possibili effetti della riforma vi proponiamo i contenuti del decreto punto per punto:

    • Costituzione di un’unica holding a capo dell’intero sistema del credito cooperativo. La capogruppo avrà la forma giuridica della società per azioni ed un patrimonio minimo di un miliardo di euro.
    • Obbligo di adesione da parte di ciascuna delle Bcc alla capogruppo. La Bcc che non intende aderire al gruppo bancario, può farlo a condizione che abbia riserve di una entità consistente (almeno 200 milioni) e versi un’imposta straordinaria del 20 per cento sulle stesse riserve. Non può però continuare ad operare come banca di credito cooperativo e deve deliberare la sua trasformazione in spa. In alternativa è prevista la liquidazione.
    • La holding svolgerà funzioni di controllo, vigilanza, indirizzo strategico, oltre a garantire una sana gestione del sistema, maggiori efficienze e più competitività. Potrà, ad esempio, opporsi alla nomina di un consigliere di amministrazione da parte di una delle Bcc aderenti.
    • Il rapporto tra la holding e le singole Bcc verrà regolato attraverso contratti di coesione. Questi ultimi stabiliranno il tipo di direzione ed il coordinamento della capogruppo sull’intero gruppo cooperativo.
      I livelli di autonomia dei singoli istituti di credito saranno inversamente proporzionali al loro grado di rischiosità.
    • La maggior parte del capitale della capogruppo sarà detenuto dalle Bcc. Sono ammesse, però, risorse proveniente da soggetti omologhi (gruppi cooperativi bancari europei, fondazioni) o destinate al mercato dei capitali.
    • Sarà la Banca d’Italia a stabilire i requisiti minimi che dovrà avere la holding ed il contenuto dei contratti di coesione. Sempre a Bankitalia spetterà il compito di vigilare sull’attività della nuova capogruppo.
    • Il nuovo sistema prevede che, in caso di sofferenze di una delle Bcc aderenti, si possa ricorrere al capitale della holding o eventualmente anche al mercato azionario. Si innesca così un meccanismo di condivisione del rischio interno al sistema del credito cooperativo.
      Per questo motivo si è deciso di stabilire un capitale minimo per la nuova holding, che dovrà essere per l’appunto di 1 miliardo di euro. La dotazione prevista, però, è di 20 miliardi, il che renderebbe il nuovo gruppo il più patrimonializzato d’Italia.
    • Il decreto legge include inoltre le disposizioni che permettono di avviare il regime di garanzia sulle passività emesse nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione realizzate a fronte della cessione da parte di banche italiane di portafogli di crediti pecuniari qualificati come sofferenze.
      La garanzia dello Stato può essere concessa solo ai titoli della classe senior e  purché questi abbiano previamente ottenuto un livello di rating da una agenzia riconosciuta dalla BCE corrispondente a un investment grade. La garanzia diviene efficace quando la banca abbia venduto più del 50% dei titoli junior. La garanzia è onerosa e il prezzo della garanzia è costruito prendendo come riferimento i prezzi dei credit default swap di società italiane con un rating corrispondente a quello dei tioli senior che verrebbero garantiti.

  • coop liguria startup

    Sono stati comunicati i dieci vincitori del bando CoopLiguria Startup, l’avviso rivolto agli under 40 che vogliono avviare una nuova cooperativa o che hanno costituito una coop da meno di un anno.
    Il bando è promosso da Coop Liguria in collaborazione con Legacoop Liguria e con il progetto Coopstartup di Coopfond.

    Il percorso di selezione è iniziato il 7 aprile 2015, giorno di apertura delle iscrizioni e si è concluso il 31 luglio 2015.
    coop liguria startupSono stati inviati 91 progetti, realizzati da circa 350 under 40, la maggior parte di essi proveniente dalla provincia di Genova.
    Come comunicato da Coopstartup, i settori di appartenenza dei progetti presentati sono i seguenti:

    • Cultura – 36 progetti
    • Servizi alle imprese – 29 progetti
    • Turismo – 24 progetti
    • Socio-sanitario – 16 progetti
    • Sanitario – 2 progetti
    • Agroalimentare – 14 progetti
    • Ambiente – 11 progetti
    • Logistica – 2 progetti

    In una prima fase sono state selezionate 30 idee d’impresa, costituite da 25 gruppi informali e 5 cooperative nate da meno di un anno, che hanno seguito uno specifico percorso di formazione curato da manager cooperativi.
    Il corso ha permesso agli aspiranti cooperatori di apprendere alcune dinamiche e strumenti fondamentali per sviluppare un’attività di impresa, come la redazione del business plan, la gestione del personale ed il reperimento dei finanziamenti.
    Alla fine di questo percorso sono stati selezionati dieci progetti che riceveranno i seguenti contributi:

    • 15 mila euro da Coop Liguria, tramite prestito non oneroso da trasformare in donazione, a fronte di un andamento della cooperativa coerente con il piano imprenditoriale;
    • 5 mila euro da Coopfond (solo per le cooperative di nuova costituzione);
    • possibilità di accedere agli strumenti finanziari messi a disposizione da Coopfond per il sostegno alle imprese cooperative, sulla base di un’istruttoria che valuterà ogni singolo progetto.

    Ecco di seguito i nomi delle dieci idee d’impresa selezionate dal bando CoopLiguria Startup:

    • Abacadabra;
    • Boschi vivi;
    • Brigì;
    • Demoela;
    • Ghinghinelli;
    • H2 Boat;
    • Heli-coop;
    • Ortocircuito;
    • TataBox;
    • Ziguele

     

     


  • false cooperative legge

    È stato presentato ieri al Senato il disegno di legge contro le false cooperative. La proposta, firmata da 37 senatori appartenenti a schieramenti politici diversi, ricalca in maniera quasi integrale la legge di iniziativa popolare presentata dall’Alleanza delle Cooperative.

    Negli scorsi mesi le centrali di rappresentanza delle coop hanno portato avanti una raccolta firme che ha portato a più di 100.000 sottoscrizioni. Un risultato importante che il mondo della cooperazione si augura possa tramutarsi in un provvedimento legislativo di contrasto al fenomeno delle false cooperative.
    Ieri è stato compiuto il primo passo con la presentazione del ddl di fronte alla stampa, che ha visto come protagonisti anche i tre presidenti di Agci, Confcooperative e Legacoop, le tre associazioni di rappresentanza che dal 2017 si fonderanno in un’unica organizzazione: l’Alleanza delle Cooperative.

    Il disegno di legge, come accennato in precedenza, ricalca il contenuto della proposta dell’Alleanza.
    La novità più importante riguarda la sanzione della cancellazione dall’albo nazionale degli enti cooperativi, istituito presso il Ministero dello sviluppo false cooperative leggeeconomico, per le imprese cooperative che non si sottopongono alle revisioni e ispezioni.
    È bene notare come l’articolo 12 del decreto legislativo n.220 del 2002 parla già di cancellazione dall’albo degli enti cooperativi, ma solo nei casi in cui le coop “si sottraggano all’attività di vigilanza o non rispettino finalità mutualistiche“.
    Il passaggio da “sottrazione” ai controlli a “mancata sottoposizione” è un elemento chiave per comprendere la maggiore rigidità della nuova disciplina normativa. Con la proposta presentata ieri può accadere, infatti, che una cooperativa venga cancellata dall’albo per un’inadempienza dell’ente di controllo e non per volontà della coop stessa di evitare le ispezioni.

    Un evento, questo, che sarebbe certamente paradossale. Per questo motivo il disegno di legge intende rafforzare la collaborazione tra gli enti preposti ai controlli per evitare qualsiasi falla del sistema.
    La proposta è di raccordare i vari enti attraverso “intese che consentano al Mise di coordinare revisori provenienti anche da altre amministrazioni (ad esempio, l’Agenzia delle entrate, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura) nello svolgimento dell’attività di vigilanza, presupponendo ovviamente la formazione del personale dedicato”.
    Particolare attenzione verrà riservata alle cooperative che non sono sottoposte a controlli da tanto tempo e a quelle che operano in settori particolarmente a rischio.

    Per impedire alle imprese di eludere le ispezioni viene ripristinato lo strumento della “dichiarazione sostitutiva“, che sarà inoltre arricchita di nuove voci.
    Nel caso in cui una cooperativa non è stata sottoposta a vigilanza, dovrà trasmettere una dichiarazione contenente i seguenti elementi:

    • l’iscrizione all’albo nazionale delle società cooperative;
    • nelle cooperative di lavoro, la corrispondenza tra i rapporti di lavoro formalmente stipulati e le prestazioni effettivamente svolte dai soci, nonché la corresponsione ai soci lavoratori del trattamento economico previsto dagli articoli 3 e 6 della legge 3 aprile 2001, n. 142;
    • gli estremi del versamento del contributo dovuto ai fondi di mutualità nazionale, ai sensi dell’articolo 11 della legge 31 gennaio 1992, n. 59, e dell’articolo 2536 del codice civile o, in difetto, le motivazioni per il mancato versamento;
    • il numero dei soci, come risultante dal libro soci;
    • l’eventuale raccolta di prestito sociale ai sensi dell’articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, e nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa vigente e dalle istruzioni della Banca d’Italia.

    Dovrà essere allegato, inoltre, l’ultimo bilancio approvato e la copia del versamento del contributo biennale di revisione previsto dalle norme vigenti.
    Un’ultima novità riguarda lo scioglimento delle cooperative. Il disegno di legge stabilisce che qualora un ente cooperativo sia stato sciolto entro due anni dall’iscrizione all’Albo, il Mise dovrà comunicare l’avvenuto scioglimento all’Agenzia delle Entrate entro trenta giorni.


  • tre valli cooperativa

    Con 3,1 miliardi di fatturato, fatto registrare nel 2014, la cooperativa veronese Tre Valli si attesta al primo posto tra le coop agricole italiane.
    A rivelarlo è il rapporto dell’Osservatorio sulla cooperazione agricola italiana, realizzato da Nomisma in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e Agci-Agrital, Fedagri – Confcooperative, Legacoop agroalimentare ed Unicoop.

    L’impresa è anche la terza cooperativa in Europa per ricavi nel settore della carne.
    tre valli cooperativaLa presenza del leader dell’agroalimentare cooperativo è certamente un motivo di vanto per il Veneto che si conferma una delle regioni trainanti dell’ecosistema agricolo.
    Come riportato dal quotidiano L’Arena, le cooperative agricole venete fanno registrare un fatturato di oltre 13 miliardi, un numero che colloca il Veneto dietro solo all’Emilia Romagna.
    Sono 317 le coop del settore agroalimentare che generano ricavi per 6,8 miliardi euro, corrispondenti al 19% del valore prodotto dalle cooperative agricole italiane.

    Sono soprattutto i comparti della carne e del vino quelli incidono maggiormente sul valore della cooperazione agroalimentare. Le coop della carne, infatti, generano il 36% del fatturato, mentre il vitivinicolo rappresenta il 26%.
    La media del fatturato delle coop agricole venete è di 11 milioni contro i 7,2 milioni nazionali.
    È evidente, dunque, come sia rilevante l’apporto fornito dalla regione all’economia agricola cooperativa. Del resto, come abbiamo riportato più volte in questa sede, il Veneto, la Lombardia, il Trentino Alto Adige e l’Emilia Romagna valgono il 75% del fatturato dell’agroalimentare cooperativo.
    Numeri certamente lusinghieri per le realtà appena citate, ma che dovranno spingere i dirigenti cooperativi ad interrogarsi sui motivi di una simile disparità in termini di rendimento tra il Nord ed il Centro – Sud.
    Non è certamente un problema di quantità di imprese, se è vero che la Sicilia con 764 coop agricole è prima in questa speciale classifica. Sarà necessario, invece, puntare su politiche di aggregazione ed accordi di filiera per aggredire nuovi mercati e rendere più solide le strutture finanziare ed organizzative delle realtà più piccole.


  • false cooperative

    È stato presentato oggi al Senato il disegno legge di contrasto alle false cooperative. Il provvedimento, firmato da 37 senatori appartenenti a diverse formazioni politiche, dovrebbe approdare a breve nelle commissioni delle due camere prima di iniziare il consueto iter parlamentare.

    Erano presenti alla conferenza stampa di presentazione Massimo Caleo – Vicepresidente Commissione Ambiente Senato e primo firmatario decreto; Stefano Vaccari – Capogruppo Pd Commissione Ambiente Senato e co-firmatario del ddl; Rosario Altieri –  Presidente Nazionale Alleanza delle false cooperativecooperative e Presidente Nazionale AGCI; Mauro Lusetti – Presidente Nazionale Legacoop e Co-presidente nazionale Alleanza delle cooperative italiane e Maurizio Gardini – Presidente Nazionale Confcooperative  e Co-presidente nazionale Alleanza delle cooperative italiane.
    Le organizzazioni di rappresentanza hanno voluto fortemente un provvedimento in grado di combattere il fenomeno delle false cooperative. Non a caso la scorsa primavera hanno portato avanti una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare contro le cosiddette cooperative spurie.
    “Il disegno di legge è una, non la sola, delle iniziative che l’Alleanza delle Cooperative sta portando avanti per combattere l’illegalità – ha dichiarato Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative – Il fenomeno delle false cooperative interessa oltre 100 mila lavoratori e provoca una perdita netta, in termini fiscali e previdenziali, di oltre 800 milioni di euro l’anno“.

    I contenuti della legge ricalcano quelli proposti dall’Alleanza delle Cooperative. Il tema essenziale in materia di false cooperative è ovviamente quello dei controlli.
    Il ddl prevede l’espulsione dall’albo delle cooperative di tutte quelle imprese che non si sottopongono periodicamente ad ispezioni e controlli, comunicando immediatamente l’avvenuta espulsione all’Agenzia delle Entrate; viene disciplinato, inoltre, uno specifico programma di revisione per tutte le coop che non hanno ricevuto controlli per lungo tempo.
    Uno dei punti chiave della misura è la collaborazione tra le amministrazioni e le organizzazioni di rappresentanza, ovvero gli enti preposti alla revisione dei conti delle società cooperative.
    Il decreto intende istituire un’apposita cabina di regia al Mise che permetta di coordinare l’attività ispettrice del Ministero dello Sviluppo Economico e delle centrali di rappresentanza.
    La speranza è che il provvedimento possa essere approvato velocemente alle due camere, in modo che il segnale concreto lanciato dall’Alleanza delle Cooperative non possa cadere nel vuoto e che si possa dotare il nostro ordinamento degli strumenti idonei per combattere un fenomeno elusivo sempre più frequente.


  • sviluppo rurale

    Si svolge oggi a Roma, presso il Palazzo della Cooperazione, il convegno “Lo sviluppo locale nelle aree interne: quali politiche e quali obiettivi”.
    Il seminario è organizzato da Confcooperative e si pone come obiettivo quello di valutare il ruolo delle cooperative nello sviluppo delle aree rurali, guardando anche alle opportunità offerte dal nuovo Por.

    Le aree interne rappresentano nel nostro paese il 52% dei comuni italiani ed il 60% dell’intero territorio nazionale.
    sviluppo ruraleSi tratta, dunque, di realtà tutt’altro che marginali per l’economia italiana. Le cooperative hanno storicamente un ruolo di primo piano in questi territori, erogando servizi di natura socio-assistenziale e dando vita a forme d’impresa agricole.
    I settori maggiormente impegnati nelle aree rurali sono ovviamente quelli della pesca e dell’agricoltura. Il 46,8% delle coop della pesca associate a Confcooperative si trovano nelle aree interne del paese, mentre il 42,6% è impegnato in attività agricole.

    Rilevante anche la quota di cooperative di consumo (32,8%) e di credito (31,7%); le Bcc, in particolare, forniscono credito ad aziende e famiglie svolgendo al meglio la propria funzione di istituto finanziario nato per sviluppare le comunità locali.
    Di questo e tanto altro si parlerà nel convegno organizzato da Confcooperative. La giornata si articolerà in tre diversi momenti: in una prima fase verrà analizzato il contesto economico e sociale nel quale si trovano ad operare le aree interne; la seconda sessione prevede, invece, la presentazione delle pratiche cooperative, dove emergeranno le attività svolte in questi anni dalle cooperative di comunità, dalle cooperative sociali, dalle coop agricole, dal credito cooperativo e da tante altre realtà appartenenti all’ecosistema cooperativo che spesso rappresentano la forma d’impresa migliore per aggregare bisogni ed idee in territori di questo tipo; la terza ed ultima sessione volgerà lo sguardo al futuro, effettuando proposte di policy di sviluppo locale con al centro il mondo della cooperazione.


  • corruzione cantone

    Si svolgerà domani al Senato, alle ore 11:00, la conferenza stampa di presentazione del ddl di contrasto alla false cooperative.
    Si tratta di un provvedimento fortemente voluto dalle organizzazioni di rappresentanza delle coop, che hanno operato in questi mesi per ripulire l’immagine del mondo della cooperazione dopo gli scandali giudiziari degli ultimi anni.

    Parteciperanno all’iniziativa:

    Massimo Caleo – Vicepresidente Commissione Ambiente Senato, primo firmatario ddl

    Stefano Vaccari – Capogruppo Pd Commissione Ambiente Senato, co-firmatario ddl

    Rosario Altieri –  Presidente Nazionale Alleanza delle cooperative e Presidente Nazionale AGCI

    Mauro Lusetti – Presidente Nazionale Legacoop e Co-presidente nazionale Alleanza delle cooperative italiane

    Maurizio Gardini – Presidente Nazionale Confcooperative  e Co-presidente nazionale Alleanza delle cooperative italiane.

    Il mondo della cooperazione si è reso protagonista nel corso del 2015 di una lunga campagna contro le false cooperative, culminata in una raccolta firme che ha visto impegnate le organizzazioni territoriali di Legacoop, Confcooperative e Agci.
    stop alle false coopLa proposta di legge portata avanti dalle associazioni di rappresentanza delle cooperative prevede un maggiore coordinamento tra queste ultime, il Ministero dello Sviluppo Economico e l’Agenzia delle Entrate in materia di controlli ai bilanci delle cooperative.
    Legacoop, Confcooperative e Agci propongono, tra le altre cose, l’espulsione immediata di quelle cooperative che non si sottopongono ai controlli dovuti.
    La legge di iniziativa popolare è stata sottoscritta da oltre 100.000 persone tra le quali annoveriamo personalità politico-istituzionali come il ministro Martina, l’ex segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani e esponenti del mondo sindacale e della società civile come i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil ed il fondatore di Libera Don Luigi Ciotti.


  • cooperative di comunità

    Si svolgerà a Roma, martedì 9 febbraio, presso il Palazzo della Cooperazione il seminario dal titolo “Lo sviluppo locale nelle aree interne: quali politiche e quali obiettivi”.
    L’evento è organizzato da Confcooperative e vedrà la partecipazione di dirigenti cooperativi, imprenditori e ricercatori.

    Negli ultimi anni il tema dello sviluppo delle aree rurali è stato al centro della politica di Confcooperative, sempre molto attenta alle esigenze dei territori e al cooperative di comunitàcoinvolgimento delle comunità locali. Proprio in quest’ottica l’organizzazione di rappresentanza ha promosso la nascita di numerose cooperative di comunità, una forma di impresa in grado di coinvolgere i cittadini nell’erogazione dei servizi e di sopperire alle mancanze delle istituzioni.
    Un simile istituto assume una rilevanza capitale nelle periferie e nelle aree rurali, dove lo Stato trova maggiori difficoltà ad intervenire e la società è chiamata ad auto-organizzarsi.
    Il seminario affronterà questa tematica, cercando di fare il punto delle situazione e valutando le prospettive delle politiche di sviluppo delle periferie.

    L’evento si dividerà in tre parti. Nella prima dal titolo “La cooperazione per le aree interne” verrà effettuata una panoramica sul contesto sociale ed economico delle zone rurali, individuando criticità e dinamiche emergenti.
    Nella seconda parte dal titolo “Pratiche cooperative: quando la cooperazione rappresenta una policy di sviluppo locale” il focus della discussione si sposterà nello specifico sulle esperienze del mondo della cooperazione per lo sviluppo del territorio.
    Verranno portati numerosi esempi di dirigenti cooperativi e cooperatori che operano in diversi settori, come quello del credito, delle cooperative di comunità, di lavoro e sanitarie, tutte realtà che lavorano al servizio del territorio nonostante appartengano ad ambiti differenti.
    Nell’ultima parte che presenta come titolo “La comunità che si fa impresa attraverso la cooperazione: suggerimenti di policy di sviluppo locale” verranno analizzate le prospettive future delle politiche di sviluppo, cercando di individuare il possibile ruolo di Confcooperative.



  • Il ritardo nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione è un problema ormai strutturale dell’Italia.
    Fondazione Con Il Sud, insieme ai fondi mutualistici della cooperazione (Fondosviluppo, Coopfond, General Fond) e alle finanziarie della cooperazione (CGM Finance, C.C.F.S. e Cooperfactor), ha così deciso di istituire un Fondo da 5 milioni di euro e di fornire garanzie fino a 50 milioni per cooperative sociali, consorzi e organizzazioni non profit del Sud (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia) che vantano crediti verso la pubblica amministrazione.

    Lo strumento finanziario sarà gestito da Cooperfidi Italia, ovvero il confidi nazionale della cooperazione e del terzo settore.
    Attraverso il Fondo verranno smobilitati i crediti vantati dai soggetti interessati per attività che riguardano contratti di appalto, prestazioni di servizi, fondazione con il sud logorimborsi fiscali, devoluzione 5xmille.
    Potranno essere garante operazioni fino a 500 mila euro per  cooperative ed associazioni, 1,4 milioni per i consorzi.
    Cooperfidi fornisce ai soggetti interessati delle garanzie con dei costi abbastanza contenuti: l’1% annuo della garanzia rilasciata su operazioni rinnovabili a 12 mesi; 1% annuo (minimo 1%) per le garanzie prestate sulle fideiussioni commerciali e 2% dell’importo garantito sui finanziamenti chirografari.
    Si tratta di un intervento fondamentale per le cooperative sociali e gli operatori del Terzo Settore del Sud, i quali spesso devono fare i conti con la mancanza di liquidità e la conseguente impossibilità di effettuare determinate operazioni.
    “La Fondazione Con Il Sud – ha dichiarato Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione Con Il Sud – sostiene progetti che sperimentano modelli di welfare di comunità, ma quattro anni fa abbiamo deciso di avviare insieme ad altre organizzazioni un fondo di garanzia con Cooperfidi per aiutare da subito le realtà in grave difficoltà. Uno strumento che abbiamo affinato nel tempo e che ora va ulteriormente promosso perché rappresenta una opportunità concreta per tutti, organizzazioni non profit, operatori, cittadini e anche le stesse PA».


  • mercuri fedagri

    I Nas di Milano hanno scoperto una truffa alimentare sugli alimenti destinati ai poveri.
    Attraverso contributi europei una serie di operatori agricoli acquistava prodotti da destinare ai poveri e anziché consegnarli gratuitamente agli indigenti li rivendeva a prezzi calmierati a distributori consapevoli del raggiro.

    “Una truffa che danneggia non solo i più bisognosi ma anche i produttori ortofrutticoli italiani – commenta il presidente dell’Alleanza delle Cooperative mercuri fedagriagroalimentari Giorgio Mercuri – convinti di aver destinato le loro produzioni di frutta e verdura a sostegno dell’alimentazione dei più poveri”.
    Si tratta di una vicenda dai contorni sgradevoli: la destinazione dei beni alimentari ai più poveri rende la truffa se è possibile ancora più degradante. E non si tratta certo del primo episodio in cui vengono utilizzati i fondi comunitari come meccanismo di rendita ed appropriazione.
    “Occorre fare piena chiarezza su questa vicenda. La collaborazione tra produttori e mondo del terzo settore per l’impiego di derrate alimentari in favore di chi ne ha più bisogno – ha aggiunto Mercuri – è una sinergia che ha consentito negli anni di portare un aiuto concreto a migliaia di persone. Non vogliamo che per colpa di pochi si vanifichino gli sforzi fatti”. 
    Copragri – la Confederazione dei Produttori agricoli – ha definito il fatto come “un’azione abietta“, augurandosi che ai responsabili possa essere “impedito per sempre di operare a qualsiasi livello nel settore agroalimentare”. 

     



  • I dati pubblicati oggi dall’Istat, che vedono una sorprendente crescita del tasso di disoccupazione, vanno valutati in un’ottica di medio-lungo periodo.
    Il numero dei disoccupati, infatti, è nettamente diminuito su basse annua (-259mila unità), con la disoccupazione che fa registrare un calo tendenziale del -0,4%.

    I dati del 2015, dunque, sono positivi, anche se forse era lecito attendere un miglioramento più repentino.
    Nonostante l’incertezza del momento, il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, esprime soddisfazione per i traguardi raggiunti dal mondo della confcooperative logocooperazione in questi mesi, grazie anche agli incentivi proposti dall’esecutivo: “Sei cooperative su dieci hanno utilizzato gli strumenti messi a disposizione dal Jobs Act e hanno trasformato rapporti di lavoro a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, mentre due cooperative su dieci hanno aumentato l’occupazione, segno che le misure adottate dal governo vanno nella giusta direzione”.
    La crescita dei contratti a tempo indeterminato rappresenta un segnale inequivocabile offerto dal mercato. Anche a dicembre 2015 il numero dei contratti permanenti è aumentato di 33mila unità rispetto al mese precedente, merito soprattutto degli incentivi per le assunzioni  a tempo indeterminato inseriti nella scorsa Legge di Stabilità e confermati, anche se in misura ridotta, nell’ultima finanziaria.
    Gardini interpreta le tendenze degli ultimi mesi in maniera positiva soprattutto in chiave futura: “Sono segnali importanti che lasciano ben sperare per continuare il cammino sulla strada della ripresa nei prossimi mesi e sfruttare, seppur in un contesto di incertezza, alcune delle condizioni macroeconomiche favorevoli quali il basso tasso di sconto e il contenuto costo dell’energia”.