Categoria: Cooperative

  • Pnrr: 3 milioni di euro per le cooperative che investono in innovazione e sostenibilità

    Fondosviluppo promuove una nuova call per le cooperative sociali e le cooperative sanitarie aderenti a Confcooperative.

    Tre milioni di euro per sostenere progetti di rafforzamento strutturale e patrimoniale, di innovazione tecnologica e organizzativa, di digitalizzazione e per favorire la sostenibilità sociale, economica e ambientale. Li prevede la nuova call “Innovazione Welfare e Sanità” promossa da Fondosviluppo Confcooperative dedicata a tutte le cooperative sociali (tipo A servizi sociosanitari ed educativi, Tipo B inserimento lavorativo di persone svantaggiate e miste A+B) aderenti a Confcooperative Federsolidarietà e a tutte le cooperative sanitarie aderenti a Confcooperative Sanità (cooperative di medici, cooperative farmaceutiche, mutue sanitarie, cooperative ad alta specializzazione sanitaria).   

    Come funziona la call “Innovazione Welfare e Sanità”

    La call riconosce ai migliori progetti la copertura dell’80% delle spese ammesse (massimo 200mila euro) di cui fino al 30% a fondo perduto, fino al 50% tramite finanziamento bancario BCC o altre banche di sistema. Fondosviluppo rimborserà gli interessi bancari e/o dei costi della garanzia fino a un massimo di 10mila euro. Per accedere al finanziamento la cooperativa dovrà deliberare  un aumento di capitale sociale da parte della cooperativa per un importo minimo del 20% del finanziamento stesso.   

    I progetti potranno essere presentati dal 1° marzo 2022 al 31 maggio 2022 tramite mail all’indirizzo email fondosviluppocallwelfaresanita@confcooperative.it      

    Gardini: le cooperative protagoniste dell’economia civile

    «Le nostre cooperative nel welfare – dice Maurizio Gardini presidente di Confcooperative – danno servizi a 6.000.000 di italiani. Dai minori, agli anziani, alle persone con disabilità varie. Il presidente Mattarella ha reso merito al ruolo di trincea, di prima linea tenuto da medici, infermieri, operatori della sanità che nell’adempimento del loro lavoro sono veri costruttori di bene comune. Protagonisti di una forma avanzata e autentica di economia civile, molto spesso in cooperativa. Questa call premia chi investe e si rafforza». 

    «La particolarità di questa call – dichiara Silvia Rossi direttore di Fondosviluppo Confcooperative – sta nel promuovere e sostenere percorsi di aggregazione e co-progettazione per favorire la messa a terra delle risorse messe a disposizione dal PNRR. Siamo a fianco delle nostre cooperative per cogliere queste opportunità per la ripartenza del Paese».


  • agricoltura lombardia

    L’Alleanza delle Cooperative agroalimentari applaude alle modifiche del Milleproroghe

    L’organizzazione di rappresentanza delle cooperative esprime soddisfazione per i nuovi termini del credito d’imposta per i beni strumentali e le modifiche al Granaio Italia.

    L’Alleanza cooperative agroalimentari accoglie con favore l’approvazione di alcuni emendamenti al testo del Decreto Milleproroghe che, dopo il via libera della Camera, è atteso ora all’esame del Senato. Sono stati infatti introdotte alcune novità che vanno incontro alle aspettative espresse a più riprese dalle cooperative agroalimentari.

    I nuovi termini del credito d’imposta per i beni strumentali

    In primo luogo sono stati prorogati i termini entro cui le imprese possono fruire del credito d’imposta in beni strumentali nuovi, disciplinato dalla legge di bilancio 2021: sarà ora possibile ricomprendere tra i costi agevolabili tutti gli investimenti effettuati entro il 30 dicembre 2022, e non più entro il 30 giugno 2022. Importante anche l’estensione della platea dei soggetti che possono beneficiare della facoltà di non effettuare una percentuale dell’ammortamento annuo del costo delle immobilizzazioni anche all’esercizio successivo a quello in corso al 15 agosto 2020, come richiesto dalla cooperazione.

    Le modifiche al Granaio Italia

    Molto apprezzabili sono anche gli emendamenti approvati al Decreto Milleproroghe che hanno modificato la disposizione nota come “Granaio Italia”, normata all’art. 178 della Legge del 30 dicembre 2020, ovvero la disciplina del monitoraggio delle produzioni cerealicole. Di particolare rilievo l’estensione della finestra temporale fino a quasi tre mesi dal momento in cui entra la merce per l’inserimento delle informazioni relative alle operazioni di carico e scarico.

    Altrettanto importante è la previsione di una fase di sperimentazione  che inizierà il 30 aprile 2022 e che le sanzioni a carico dei soggetti in caso di inadempimento alle disposizioni sono state equiparate a sanzioni amministrative e verranno elevate solo a partire dal 1 gennaio 2024. Il quantitativo di prodotto che fa scattare l’obbligo di registrazione è inoltre stato innalzato da 5 a 30 tonnellate. Si tratta di richieste che l’Alleanza cooperative aveva avanzato con una logica costruttiva in questi ultimi mesi e che consentono di superare alcune criticità da noi più volte denunciate.

    Slitta l’entrata in vigore dell’etichettatura ambientale

    Tra le altre novità per il comparto agroalimentare contenute nel Decreto Milleproroghe, quella che sposta al 31 dicembre 2022 (nel testo originario era indicata la data del 30 giugno) l’entrata in applicazione delle disposizioni relative all’etichettatura ambientale degli imballaggi, facendo salvi gli imballaggi immessi in commercio o realizzati entro il 1 gennaio 2023. Slitta al 30 aprile 2022 anche l’obbligo di registrazione in formato esclusivamente elettronico dei trattamenti relativi ai medicinali veterinari e ai mangimi medicati, per quelle aziende che non abbiamo i sistemi informatici allineati con quelli previsti dal Ministero della salute, sul punto la cooperazione auspicava un termine maggiore per superare determinate criticità che alcune imprese stanno riscontrando in particolare nel settore apistico.

    Le misure su Xylella e sull’influenza suina

    Positiva anche la proroga del termine per la presentazione alle autorità regionali competenti degli interventi in favore delle imprese colpite dalla xylella fastidiosa e quello che obbliga ai versamenti delle imposte per le imprese di allevamento avicoli e suinicoli colpite dalla recente diffusione di virus contagiosi, così come la proroga al 31 marzo della possibilità per le aziende agricole di accedere ad aiuti, benefici e contributi finanziari a carico delle risorse pubbliche, rinviando l’adempimento di alcune verifiche alla fase della corresponsione del saldo.



  • Le proteste degli autotrasportatori per il caro della benzina si stanno moltiplicando in tutta Italia con decine di tir, camion e furgoni che bloccano rilevanti arterie stradali. 

    Una situazione molto delicata soprattutto per il mondo dell’agroalimentare del Mezzogiorno, dove si stanno concentrando principalmente i disagi e le difficoltà produttive: “Gli effetti del blocco dei trasporti – avverte Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari – si ripercuoteranno presto sui consumatori: stanno già arrivando segnalazioni di carenza di prodotti alimentari sugli scaffali o nei mercati. Ho scritto una lettera al Ministro Patuanelli per sollecitare un rapido intervento del Governo affinché siano adottate le misure più opportune ed efficaci per porre fine a questa drammatica situazione”.

    Mercuri: sopravvivenza delle imprese agroalimentari a rischio

    Mercuri si dice seriamente preoccupato per il futuro delle cooperative agroalimentari che già da mesi stanno combattendo con l’esplosione dei costi produttivi. Il blocco stradale, infatti, sta creando “un ulteriore ostacolo per le nostre imprese, già duramente colpite dai rincari delle materie prime e dei costi energetici, rendendo ancora più complessa e difficile la sopravvivenza quotidiana delle nostre imprese”.

    “Prodotti freschi e deperibili, come latte, carni, frutta e verdura – scrive Mercuri nella lettera – restano attualmente fermi o non raggiungono la loro destinazione e sono già irrimediabilmente perduti, con grave danno per il comparto agroalimentare. Siamo in presenza di una situazione che neppure durante il periodo di lockdown si era mai verificata e che mette a rischio il normale approvvigionamento alimentare”.

    “La protesta sta degenerando con ripercussioni per tutti, imprese e consumatori”, conclude Mercuri.

     

     


  • welfare-cooperative

    Granata (Federsolidarietà): cooperative sociali in ginocchio per il caro bollette

    L’esplosione del costo dell’energia rischia di mettere in seria difficoltà le cooperative sociali e con esse tutto il welfare italiano.

    Il welfare italiano rischia di implodere. Non è una previsione catastrofista, ma uno scenario credibile dettato dalla grave crisi energetica che sta mettendo in difficoltà milioni di imprese italiane, comprese le cooperative sociali. 

    A lanciare l’allarme è Stefano Granata, presidente di Confcooperative-Federsolidarietà: «Crescono di giorno in giorno le segnalazioni di strutture allo stremo – afferma Granata–, c’è la preoccupazione di non riuscire più a stare in piedi, siamo a rischio desertificazione del welfare quando, grazie al PNRR, dovremmo investire e rilanciare. L’infiammazione dei costi per le strutture residenziali, semiresidenziali, per i centri diurni, arriva due volte, direttamente sulle bollette, ma anche attraverso i fornitori. Stiamo parlando dei beni di prima necessità su cui le altre imprese scaricano i loro incrementi. Le cooperative sociali non possono far pagare il costo della bolletta alle persone fragili assistite né si vedono riconosciuto tale costo dalle amministrazioni pubbliche per conto di cui spesso operano». 

    Welfare: impossibile rimodulare gli orari di lavoro

    La peculiarità della cooperazione sociale sta proprio nel fornire servizi essenziali a persone svantaggiate, in alcuni casi sostituendosi allo Stato nella funzione di tutela ed assistenza dei più fragili. Un mondo, quello delle cooperative sociali, che dà lavoro ad oltre 400mila persone e che a differenza del settore industriale non può riprogrammare la propria attività in funzione del caro energia. «Se in fabbrica si può immaginare temporaneamente la riduzione o rimodulazione oraria dei cicli produttivi ad esempio in orario notturno – commenta Granata – non possiamo fare lo stesso nelle nostre strutture, dobbiamo garantire continuità e accessibilità. Chiediamo al Governo interventi di emergenza per calmierare l’infiammata dei costi per il welfare».

    La situazione, anche alla luce dei recentissimi sviluppi sul fronte Russia/Ucraina, rischia di diventare ancora più grave, con migliaia di centri diurni, RSA e in generale strutturale socio-assistenziali che potrebbero essere costrette a chiudere i battenti e con loro tutto il sistema di welfare retto dal Terzo Settore.


  • gardini uno mattina

    Maurizio Gardini è il nuovo presidente dell’Alleanza delle Cooperative

    Maurizio Gardini è stato nominato presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, l’organizzazione di rappresenta che unisce le centrali cooperative Agci, Confcooperative e Legacoop.

    Maurizio Gardini è stato nominato presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, l’organizzazione di rappresenta che unisce le centrali cooperative Agci, Confcooperative e Legacoop.

    Gardini subentra a Mauro Lusetti che da oggi assume l’incarico di co-presidente, affiancando Giovanni Schiavone.

    Le prime parole del presidente Gardini

    Nel suo discorso di insediamento Maurizio Gardini ha voluto evidenziare con orgoglio il ruolo che possono svolgere i corpi intermedi in questa fase di scollamento tra le istituzioni e cittadini: «La rappresentanza in questo paese rischia l’irrilevanza. Oggi, invece – dice Gardini – c’è più bisogno di dialogo, di protagonismo dei corpi intermedi di cui la politica e le istituzioni non possono fare a meno. E noi siamo parte di quella economia civile che recita un ruolo da protagonista nel Paese. Siamo al lavoro per rimuovere le enormi e non ancora tutte emerse macerie sociali ed economiche che ci lascia la pandemia». 

    Spazio poi alle tematiche legate al mondo del lavoro e della ripresa, con la questione delle diseguaglianze e del rincaro delle materie prime che stanno colpendo duramente anche l’Italia. «La ripresa economica c’è ma è diseguale, tra imprese, settori e territori, oltre che tra le persone il nostro impegno è quello di ridurre le fratture e le diseguaglianze. Pur partendo dagli ottimi dati di fine anno con PIL e occupati tornati a livelli pre Covid, il 2022 si apre con: rincari energetici e delle materie prime, mancanza di lavoratori (40% di assunzioni di difficile reperimento), soprattutto nelle filiere dove le cooperative sono altamente rappresentate: servizi alla persona, costruzioni, trasporti e logistica, industria alimentare e commercio». 

    «Il Governo ha adottato una serie di misure che hanno garantito credito e garanzie a famiglie e imprese. Questo ha consentito, soprattutto alle imprese che hanno vissuto una lunga fase di chiusura, di sopravvivere alla crisi. La fine dell’emergenza e il superamento di queste azioni non devono avvenire in modo traumatico perché lascerebbero sul campo molte imprese. In questa stagione il credito cooperativo ha dimostrato più di altre banche di essere vicino ai territori e di essere vicino alle imprese. Una specificità, quella del credito cooperativo, che va difesa combattendo la logica omologatrice delle normative comunitarie che tende alla taglia unica e quindi a snaturare il modello cooperativo». 

    Un passaggio, infine, sul tema della transizione ecologica. «Come Alleanza delle Cooperative dobbiamo raccogliere la sfida della transizione ecologica ed energetica, promuovendo l’orientamento verso modelli produttivi e di consumo sostenibili, ma garantendo, contestualmente, l’accompagnamento e la sensibilizzazione delle cooperative e delle imprese. Dobbiamo promuovere le comunità energetiche, realizzare infrastrutture e impianti, in un necessario bilanciamento tra le istanze di semplificazione e velocizzazione di procedure e iter autorizzativi e tutela del territorio, del suolo, del paesaggio e dell’ambiente. Infine, valutare senza pregiudizi scelte politiche e di sistema, ad esempio sul nucleare, sull’idrogeno, sul gas, sugli inceneritori, sul fotovoltaico in area agricola, sulla fiscalità ecologica». 

    «Nella ridefinizione della politica industriale la Commissione Europea sostiene che l’economia europea post pandemica deve trasformarsi, bilanciando obiettivi sociali, economici ed ambientali e deve farlo attraverso una “terza via”, incoraggiando le imprese dell’economia sociale non solo a riempire gli spazi lasciati vuoti dallo Stato per costruire una società e un’economia inclusiva. Dobbiamo continuare a lavorare in Europa per consolidare questi risultati». 


  • servizio civile

    Servizio civile: più posti per i giovani impegnati nel sociale

    Il ministro delle Politiche Giovanili, Fabrizia Dadone, ha annunciato ulteriori risorse e posti disponibili per il Servizio Civile Nazionale.

    Il ministro delle Politiche Giovanili, Fabrizia Dadone, ha annunciato ulteriori risorse e posti disponibili per il Servizio Civile Nazionale. Nello specifico sono in arrivo un decreto e un bando che consentiranno ad altri 8mila ragazzi di fare un’esperienza come operatori volontari nel mondo del terzo settore. 

    «Al bando precedente che includeva circa 56.200 ragazzi – ha dichiarato la ministra Dadone al Sole 24 Ore – erano arrivate ulteriori domande rispetto ai posti che si era riusciti a coprire con le risorse. Grazie a una ricognizione all’interno del Dipartimento politiche giovanili sia sul lato delle risorse politiche giovanili, sia dal lato Servizio civile universale ci ha consentito di individuare economie di gestione non spese e ancora utilizzabili. In tutto 43 milioni che con il decreto di oggi destiniamo a riaprire il bando per oltre 8mila posti, arrivando a un totale di quasi 64mila ragazzi».

    Rigenerazione culturale, ambiente e digitale: nuove skills per i giovani

    Sarà, dunque, un numero record per il Servizio Civile che per la prima volta supererà quota 60mila operatori impiegati. Le tantissime richieste che stanno provenendo dai giovani di tutta Italia rappresentano sicuramente una bellissima notizia per tutto il mondo del non profit. Sono sempre di più i ragazzi che vogliono impegnarsi nel sociale e mettersi in gioco nelle attività legate alla rigenerazione urbana, alla transizione digitale e quella ecologica. 

    Per questo motivo, la stessa Ministra Dadone ha annunciato anche l’uscita di un bando del Pnrr all’interno del quale troverà spazio pure il Servizio Civile Universale Digitale. 

    Confcooperative: il servizio civile un viatico per entrare nel mondo del lavoro

    «È molto positivo – ha commentato Confcooperative Federsolidarietà in una nota stampa – l’ampliamento dei posti per il servizio civile da 56.000 a 64.000 e non solo per per gli enti che promuovono il welfare e lo sviluppo locale anche in questo momento pandemico. È rilevante, soprattutto, per i giovani che al termine di questa esperienza risultano irrobustiti per competenze e per opportunità d’ingresso nel mondo del lavoro, oltre che felici per aver dato un contributo fattivo al territorio e alla società. Alla crescita delle competenze si aggiunge anche la percentuale di occupazionale rilevante che riguarda almeno il 40% dei giovani entro l’anno dallo svolgimento del servizio civile. Senza tralasciare il plus salariale nell’immediato a favore di chi può vantare tale esperienza rispetto ai coetanei che non partecipano ai progetti».

    Uno dei prossimi passi annunciati dal Ministero della Gioventù è, infine, la certificazione delle competenze acquisite dai ragazzi durante i progetti di servizio civile. Al momento, infatti, i giovani possono solamente dichiarare di avere effettuato il servizio civile senza un attestato che certifichi le skills messe a punto nel mondo del non profit.

     


  • migranti lampedusa

    Coop for Africa: la raccolta fondi per i vaccini nel continente africano

    Coop ha lanciato una raccolta fondi per fornire 300mila vaccini alla popolazione africana e aiutare l’Africa a vincere la battaglia contro il Covid.

    La battaglia contro il Covid-19 è una sfida globale. In questi mesi abbiamo capito, qualora ce ne fosse bisogno, quanto anche i Paesi geograficamente molto lontani tra di loro siano in realtà interconnessi. 
    Per questo è necessario adottare strategie comuni per vaccinare tutto il mondo e trovare curi efficaci contro il Coronavirus. 

    La campagna di Coop per vaccinare l’Africa

    In questa direzione va Coop for Africa, la raccolta fondi promossa da Coop per vaccinare l’intero continente africano e in generale aiutare l’Africa a vincere la sfida contro il Covid. 
    «Questa è una campagna che non offre solo un aiuto concreto ma che permette di costruire quel senso di solidarietà che rappresenta la dimensione dell’universalità come spesso sostiene anche papa Francesco – dichiara don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità di Milano– Se si parte dalla fraternità bisogna partire dagli ultimi e proprio lì bisogna investire».

    Coop for Africa intende distribuire ai paesi africani circa 300mila vaccini anti-Covid grazie all’aiuto anche dell’Agenzia Onu per i Rifugiati-Unhcr, la Comunità di Sant‘Egidio e Medici Senza Frontiere. Proprio lo scarso livello di vaccinazioni del continente africano è stato una delle cause dell’emersione di Omicron, l’ultima variante del Coronavirus molto più contagiosa e diventata ormai predominante pressoché in tutto il mondo. 

    I dati sulla vaccinazione in Africa

    Secondo gli ultimi dati solo l’1,6% della popolazione africana è completamente vaccinata. Un dato molto preoccupante che deve spingere tutto il mondo ad attivare la catena della solidarietà. Sappiamo, però, che l’Africa non paga solo la scarsa disponibilità di vaccini, ma anche difficoltà di natura logistica, legate alle infrastrutture e alla rete ospedaliera, e anche ad una forte diffidenza della popolazione nei confronti dei vaccini. 
    C’è, dunque, tanto lavoro da fare anche dal punto di vista della comunicazione. Un aspetto, quest’ultimo, molto sottovalutato durante la pandemia. 


  • 2-per-mille-cultura

    Cultura: cresce l’occupazione nelle cooperative, spaventano i prezzi delle materie prime

    l report di Legacoop mostra le ultime tendenze del mondo della cooperazione, con un focus sull’occupazione e la domanda di beni e servizi.

    Nell’ultimo quadrimestre del 2021 le cooperative aderenti a Legacoop hanno fatto registrare una crescita sia in termini di domanda di beni e servizi che di occupazione. 
    Lo rivela il report congiunturale dell’Area Studi di Legacoop che analizza la situazione del mondo cooperativo in quello che è stato l’anno della ripartenza per molti settori dell’economia italiana. 

    Cultura e manifattura i settori che crescono di più

    Uno dei comparti che aveva patito di più le chiusure imposte dalla pandemia è quello culturale. Secondo l’indagine di Legacoop, però, negli ultimi quattro mesi del 2021 la domanda di beni e servizi delle attività culturali è aumentata del 48,8%; seguono le attività manifatturiere (+44,8%) e le costruzioni (+40,9%). Male invece le cooperative della distribuzione e dell’agroalimentare, ovvero due categorie che avevano retto bene i primi mesi di pandemia al netto della chiusura del canale Ho.Re.Ca. 

    Per quanto riguarda invece l’occupazione, rimane stabile per il 64% delle cooperative. L’aumento degli occupati ha riguardato soprattutto le coop del Nord (28%), mentre a livello settoriale, gli incrementi superiori rispetto al dato medio si registrano nei comparti dell’industria delle costruzioni (40,9%), delle attività culturali (32,6%), delle attività manifatturiere (26,9%), ai quali si aggiunge la cooperazione sociale, con il 28,8% delle cooperative che evidenzia un incremento dell’occupazione. Nelle cooperative di servizi, invece, emerge un calo occupazionale superiore al dato medio (17,1% rispetto all’11%).

    «Le nostre cooperative hanno reagito complessivamente bene alla Pandemia” – dichiara Mauro Lusetti, presidente di Legacoop – hanno preservato occupazione, continuato a fornire servizi essenziali, e atteso il momento giusto per ripartire con vigore. Dalla primavera scorsa abbiamo riscontrato un costante incremento della fiducia, e una progressiva ripresa dei settori più colpiti dalle chiusure. Finalmente, in questo quadrimestre, mentre i consumi flettono leggermente dopo la ripresa dei mesi passati, anche settori duramente colpiti come turismo e cultura, mostrano segni di ottimismo e ripresa».

    Le paure per il futuro

    Tutto il mondo, compreso ovviamente quello cooperativo, sta subendo l’aumento dei costi delle materie prime. Una crisi che provoca grandi disagi nei consumatori (basta pensare al caro bollette) e mette in enorme difficoltà soprattutto le piccole imprese: «Siamo a un sentiero stretto tra fiducia dovuta alla obiettiva ripresa delle attività, e timore per la questione sanitaria. Preoccupa – avverte Lusetti – anche il perdurante aumento dei prezzi delle materie prime che rischia di compromettere la ripresa. Questa situazione va gestita con politiche industriali che affrontino i nodi del momento e specialmente: disordine nelle forniture essenziali, colli di bottiglia della manodopera e, soprattutto, recupero delle piccole e microimprese, che sono la colonna vertebrale del sistema produttivo italiano. In ciò il PNRR deve avere un ruolo cruciale e inclusivo». 

    Oltre ai problemi legati all’inflazione e all’aumento del costo delle materia prime, il 27% delle cooperative interpellate dichiara di essere di avere difficoltà nel reperire manodopera, soprattutto figure altamente specializzate. 
    Le coop, dunque, dovranno investire tantissimo in formazione e dimostrare di sapere innovare ed essere resilienti nei momenti di crisi congiunturale. Caratteristiche che non sono mai mancate al mondo della cooperazione. 


  • Confcooperative: supportate mille donne vittime di violenza

    Il ruolo del mondo delle cooperative nel supporto alle donne di vittima di violenza sul luogo di lavoro o in ambito familiare.

    Il tema della violenza sulle donne è ormai sempre di più attuale. Secondo l’ultimo report di Ipsos Italia il 70% delle donne dichiara di avere subito almeno una forma di molestia in ambito lavorativo e il 40% delle donne dice di esser stata vittima di una forma di violenza e/o controllo in una relazione sentimentale/familiare. 

    La giornata mondiale contro la violenza sulle donne, celebratasi ieri, è servita anche a fare il punto della situazione e a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tematica. Abbiamo assistito a tantissime iniziative da parte di brand, associazioni ed istituzioni con l’obiettivo di far conoscere alle donne gli strumenti a loro disposizione per denunciare episodi di violenza. Ma per avviare un cambiamento reale e duraturo è necessario anche modificare la cultura della violenza radicata in tantissimi uomini ed affermare il diritto delle donne all’indipendenza economica ed abitativa. 

    Proprio questi ultimi due aspetti sono stati esacerbati dalla pandemia. La crisi causata dal Covid ha infatti peggiorato la situazione economica di milioni di donne, costringendole spesso e volentieri a convivere con i propri partner violenti. Non è un caso che, secondo l’ultimo report dell’Onu risalente al 30 luglio 2020, l’80% delle nazioni ha visto un aumento delle chiamate alle helpline, mentre il 50% dei Paesi ha assistito ad un aumento delle chiamate e delle denunce alla polizia. 

    Violenza sulle donne: il ruolo delle cooperative

    Il mondo della cooperazione ha fatto tanto negli ultimi anni per la parità di genere e per aiutare tutte le donne vittima di violenza. Oltre a promuovere diverse iniziative di sensibilizzazione sui territori, le organizzazioni di rappresentanza, tramite i Centri anti violenza costituiti dalle cooperative, hanno offerto sostegno concreto a chi ha vissuto l’incubo della prevaricazione fisica in ambito sentimentale/familiare o ha dovuto affrontare episodi di molestie sul luogo di lavoro. 

    «La rete delle nostre cooperative impegnate sul territorio – ha dichiarato Anna Manca, vicepresidente di Confcooperative e presidente della Commissione Donne – ha supportato 1000 donne vittime di violenza. Il momento sociale che stiamo vivendo ci spinge ad azioni sempre più concrete e la Campagna social #fattisentirecontrolaviolenza vuole essere proprio un’azione, diversa e innovativa per la nostra stessa organizzazione unendosi ai tanti percorsi sia nazionali che territoriali».

    Le proposte di Confcooperative sulla parità di genere

    La questione della parità di genere, come evidenziato in un altro nostro articolo, sarà centrale nel PNRR. L’Italia è chiamata a promuovere l’uguaglianza tra uomo e donna in ambito lavorativo, prevedendo ad esempio incentivi e agevolazioni per le aziende che aumentano in maniera sensibile la presenza femminile tra i propri dipendenti o favorendo la creazione di startup composte prevalentemente da donne. 

    Anche il mondo della cooperazione ha presentato le proprie proposte sul tema tramite Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative: «Potenziare le politiche di conciliazioni e l’inserimento delle donne nel mondo del lavoro per una maggiore emancipazione sociale ed economica. Sono 109 i femminicidi dall’inizio dell’anno, +8% rispetto allo scorso anno: dati sempre più allarmanti che addolorano e indignano che ci inducono a proseguire nell’impegno concreto come organizzazione contro la violenza di genere al fianco del costante e delicato lavoro di cooperatrici e cooperatori attivi sui nostri territori pronti a supportare le donne nei momenti più bui delle loro vite. Alle istituzioni chiediamo di supportare una sempre maggiore diffusione e accessibilità in ogni angolo del nostro Paese di servizi di accoglienza e tutela delle donne vittime, procedure snelle e solerti nella presa in carico di percorsi di protezione, pene più severe e certe contro chi commette violenza».


  • Un nuovo bonus donne che favorirà le cooperative

    Con la nuova legge 162/2021 le imprese che otterranno la certificazione della parità di genere potranno accedere a tante agevolazioni fiscali.

    La parità di genere è uno dei grandi obiettivi del PNRR che l’Italia intende perseguire su vari livelli. Uno dei mondi più importanti è sicuramente quello aziendale e lavorativo. Per questo il Governo ha previsto una serie di interventi per favorire l’occupazione femminile e colmare quel divario di genere che ancora persiste in Italia. 

    Il rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile

    Negli ultimi giorni è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge 162/2021, un nuovo provvedimento legislativo che modifica il Codice delle Pari Opportunità e fornisce anche incentivi alle imprese con una grande presenza femminile tra la propria forza lavoro. 
    La legge 162 estende, innanzitutto, alle aziende con più di 50 addetti l’obbligo di redigere il rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile. Al momento, infatti, il documento è obbligatorio solo per le imprese con più 100 dipendenti. 
    Qualora l’Ispettorato del lavoro dovesse rilevare delle informazioni false o mancanti nel rapporto potranno essere applicate delle sanzioni che vanno da 1.000 a 5.000 euro. 

    Le agevolazioni per le imprese a trazione femminile

    Oltre all’estensione dell’obbligo del documento sulla situazione del personale maschile e femminile, la nuova legge introduce anche un nuovo strumento per migliorare il livello di eguaglianza tra uomo e donna nel mondo del lavoro: la certificazione della parità di genere. 
    Quest’ultima potrà essere ottenuta da aziende di tutte le dimensioni in base a criteri che verranno stabiliti successivamente in un Dpcm e darà la possibilità alle imprese di accedere ad alcune agevolazioni fiscali. 

    Un’azienda che avrà la certificazione della parità di genere potrà infatti ottenere uno sgravio sui contributi previdenziali e avrà un punteggio premiale nella concessioni degli aiuti di Stato e nei bandi e negli avvisi emessi dalla Pubblica Amministrazione.

    Le cooperative e la parità di genere

    Sappiamo bene come le cooperative abbiano un livello di parità di genere superiore rispetto alle altre forme d’impresa. Secondo gli ultimi dati il 61% degli addetti nelle coop associate Confcooperative è rappresentato da donne, con dei picchi nelle cooperative sociali dove questa percentuale sale al 71%. 

    Ma il mondo della cooperazione non esprime solo lavoratrici dipendenti, ma anche tantissime dirigenti. Nell’ultimo report di Confcooperative, ad esempio, è emerso che una cooperativa su quattro è guidata da un donna e in alcune regioni come la Sardegna, la Basilicata e la Sicilia circa il 34% delle coop è a guida femminile. 

    Il mondo della cooperazione, dunque, si farà trovare pronto ad una delle tante grandi sfide dei prossimi anni, ovvero quella della parità di genere sul luogo di lavoro, valorizzando ancora di più il proprio DNA. 


  • bando-disabili-sport

    La COP26 di Glasgow, al di là del documento conclusivo abbastanza deludente, è stata un’opportunità per entrare nel merito delle questioni sul cambiamento climatico, fornendo a queste ultime un palcoscenico globale. Uno dei temi più interessanti in ottica cooperativa è sicuramente il rapporto tra transizione ecologica ed inclusione sociale. La domanda che si fanno in molti è la seguente: il cambio di paradigma dell’economia mondiale, incentrato sulle riduzione delle emissioni nocive e sulle nuove fonti di energia, rischia di essere troppo elitario e di mettere così in difficoltà milioni di imprese e di cittadini? 

    Ne ha parlato l’Associazione Banche Cooperative Europee nel corso dell’evento “Una transizione verde centrata sul cliente e guidata dalle banche cooperative“, organizzato dall’EACB, Associazione Europea delle Banche Cooperative, in collaborazione con SMEunited, Associazione delle PMI e degli artigiani europei.

    Una transizione verde ed inclusiva

    Il processo di transizione ecologica abbracciato dall’Italia e da tanti altri paesi nel mondo deve essere uno strumento per ridurre le diseguaglianze, anziché acuirle. Sappiamo bene come molti istituti finanziari, ad esempio, stiano iniziando a guardare alla sostenibilità delle singole aziende come uno dei parametri fondamentali per l’accesso al credito. 

    Ma tante realtà, specie nel Mezzogiorno, non sono ancora pronte a fare questo passo. Ecco perché lo Stato deve accompagnare la transizione ecologica, fornendo alle imprese, alle famiglie e ai singoli cittadini aiuti concreti ed incentivi reali per riconvertire le proprie attività e modificare il proprio stile di vita. Oltre alle istituzioni, anche le banche dovranno fare la loro parte, in particolare gli istituti di credito cooperativo. Il loro essere un punto di riferimento per le piccole imprese e i piccoli artigiani sarà ancora più importante nei prossimi anni.

    “Le aspettative sulla sostenibilità dei clienti delle banche cooperative – ha detto Nina Schindler, CEO dell’EACB – stanno andando ben oltre i finanziamenti. I clienti delle banche di credito cooperativo chiedono alle loro banche di essere un partner esperto – ha evidenziato – che guidi, accompagni e affianchi le aziende nel loro percorso di sostenibilità“. 

    “Affrontare il cambiamento climatico – sostiene Berry Marttin, presidente dell’EACB, – è un dovere, non c’è alternativa. Ma per le nostre economie è anche un’opportunità di crescere in modo nuovo e sostenibile“.


  • qualità della vita 2016

    Lo abbiamo detto più volte. Il mondo della cooperazione ha nel suo DNA la valorizzazione del proprio territorio sia dal punto di vista economico che sociale ed ambientale. 
    Non stupisce, dunque, che nel corso del 2020 le cooperative abbiano investito circa 1 miliardo di euro in interventi per migliorare la sostenibilità aziendale. 

    Il rapporto Censis-Confcooperative sulla sostenibilità

    A riferirlo è il focus Censis-Confcooperative dal titolo Sostenibilità, investire oggi per crescere domani, presentato nei giorni scorsi nel corso della prima Giornata della Sostenibilità. L’indagine, che riguarda il 79% delle coop aderenti a Confcooperative, rende l’idea di come le imprese cooperative stiano abbracciando la strada della sostenibilità non solo a parole, ma portando avanti azioni concrete di riconversione, risparmio energetico e formazione dei propri dipendenti/soci. 

    A tal proposito è interessante analizzare gli ambiti di intervento degli investimenti. Secondo Confcooperative il 31,3% delle coop che hanno partecipato allo studio ha indicato tra le spese effettuate quelle per l’acquisto e l’utilizzo di materiali di minore impatto (quota quasi raddoppiata rispetto al 2017). Il 30,9% ha segnalato il risparmio energetico e la riduzione dei consumi. Il 19,8% ha avviato percorsi formativi e informativi interni sulla sostenibilità. Il 17,6% ha scelto di promuovere l’eco-innovazione e di investire in tecnologie rispettose dell’ambiente. Infine, il 14,5% si è indirizzato verso il riciclo e il riutilizzo dei materiali.

    Su base settoriale nell’industria e costruzioni l’ambito più interessato da progetti di investimento in sostenibilità è quello del risparmio energetico e riduzione dei consumi (il 44% delle cooperative). Nell’agroalimentare la quota più elevata di cooperative (il 39%) che ha avviato percorsi di sviluppo sostenibile si segnala nell’ambito degli investimenti in tecnologie rispettose dell’ambiente.

    Tra le cooperative di servizi e tra le cooperative sociali l’acquisto e l’utilizzo di materiali di minore impatto rappresenta il principale ambito di investimento nello sviluppo sostenibile promosso dalle aderenti nel 2020 (rispettivamente con il 37% e 34% delle cooperative).

    Nella cooperazione di consumo e distribuzione al dettaglio, infine, quasi una cooperativa su tre, nel 2020, ha promosso e avviato momenti formativi/informativi interni sulle tematiche della sostenibilità.

    Gardini: con il PNRR 2,4 milioni di lavori “green”

    L’indagine di Censis Confcooperative non ha riguardato però solo il mondo della cooperazione, ma il generale la Missione 2 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ovvero la parte chiamata Rivoluzione verde e transizione ecologica. 
    Gli interventi del Governo in questo ambito creeranno nuovi posti di lavoro e faranno diventare centrali nuove figure professionali. 

    «Il PNRR – sottolinea Maurzio Gardini, presidente di Confcooperative – è la benzina verde della ripresa. Solo un anno fa il fabbisogno di lavoratori con competenze green era di 1,6 milioni. A distanza di un anno il grande balzo, la richiesta salirà a 2.375.000 per gli anni 2021 – 2025. Di questi 1.448.000 sono figure con competenze green elevate».

    «Le imprese – aggiunge Gardini – saranno pronte ad assumere, ma in cinque anni, il mismatch, cioè la mancanza di occupati con competenze green, sarà di 741mila unità che possono pesare fino al 2,5% del PIL. Questo in un momento in cui le imprese stanno aumentando spesa e investimenti in sostenibilità.»

    Tra le figure più richieste ci saranno i disegnatori industriali, gli idraulici e posatori di tubazioni, i verniciatori artigianali e industriali, gli ingegneri energetici e meccanici, i tecnici della sicurezza sul lavoro. Le opportunità occupazionali, dunque, non mancheranno. 
    Saranno necessari però investimenti nella formazione e nell’accompagnamento delle imprese verso la transizione ecologica. Un’eventuale mancanza di figure professionali altamente qualificate, infatti, rischia di aggravare il gap competitivo dell’Italia con le altre nazioni, in particolare quelle del Nord Europa.