Categoria: Fisco


  • Da oggi fino alla fine del 2015 i contribuenti verseranno nelle casse dello Stato 83,7 miliardi di euro. È la stima effettuata da Info Data, prendendo in considerazione le numerose scadenze fiscali che attendono imprese e proprietari di immobili negli ultimi due mesi dell’anno.
    Inizia oggi, infatti, il tour de force fiscale degli italiani: a partire dalla data odierna si possono pagare i secondi acconti di Irpef, Ires, Irap e cedolare secca. Ci sarà tempo fino al 30 novembre per completare questi adempimenti.

    Ma non si tratta dell’unica scadenza. Il 16 dicembre sarà il turno di Tasi ed Imu per quello che potrebbe essere un appuntamento quasi “storico”, visto che sarà spese condominialil’ultima volta che i contribuenti dovranno pagare le suddette imposte sugli immobili.
    Il 28 dicembre, infine, è il termine ultimo per il pagamento dell’Iva.
    Come al solito, dunque, i contribuenti saranno attesi da un fine anno di fuoco, con le immancabili code agli uffici postali ed i conseguenti disagi.
    Se ci limitiamo solo alle imposte dirette (Ires, Irap, Ires) il saldo fiscale sarà di 40 miliardi, mentre il valore dell’Iva dovrebbe essere di 30 miliardi e quello di Imu e Tasi 13 miliardi.
    I soggetti che saranno maggiormente colpiti dalla mannaia del fisco saranno imprese, artigiani e professionisti.
    Già il prossimo anno la situazione dovrebbe essere più tranquilla, con l’abolizione di Imu e Tasi ed il taglio dell’Ires, sul quale l’Italia sta aspettando una risposta dall’Unione Europea in merito all’ampliamento dei margini di flessibilità che consentirebbe al nostro paese di ridurre l’Ires già a partire dal 2016.
    Un provvedimento, quest’ultimo, definito essenziale dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi per “far ripartire gli investimenti” ed “aumentare l’attrattività internazionale dell’Italia.



  • Il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha risposto al question time della Camera, affrontando una serie di argomenti rilevanti in vista della prossima Legge di Stabilità.
    Il vertice del Mef ha negato la possibilità di allargare ulteriormente i margini di flessibilità del sistema pensionistico, ponendo di fatto la parola fine ad una norma sui pensionamenti anticipati, almeno nel breve periodo.

    renziSecondo Padoan all’interno della legislazione italiana esistono già alcuni elementi di flessibilità, inserirne di nuovi significherebbe gravare le casse dello Stato di oneri eccessivi. Niente abbassamento dell’età pensionabile, dunque, e niente incentivi al pre-pensionamento.
    Le ipotesi effettuate nei mesi scorsi si devono scontrare con dei margini di flessibilità ridotti ulteriormente dalla scelta del Governo di intervenire sul cuneo fiscale.
    L’eliminazione della Tasi e dell’Imu sui terreni agricoli e le abitazioni di lusso causerà un’importante diminuzione del gettito fiscale. Sarà un’operazione molto dispendiosa che impedisce di fatto altri interventi che possono comportare l’aumento del debito pubblico.
    Padoan ha annunciato lo studio in atto di un provvedimento sugli esodati, confermando inoltre quanto detto da Renzi nei giorni scorsi, ovvero che l’abolizione della Tasi riguarerà “sia i possessori sia i detentori degli immobili, anche per evitare disparità trattamento tra i contribuenti” e quindi si estenderà necessariamente anche a chi è in affitto. 



  • Quanti lavoratori hanno richiesto la liquidazione del Tfr in busta paga? Davvero pochi secondo quanto riportato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.
    Su un campione di 1 milione di lavoratori dipendenti a richiedere il Trattamento di fine rapporto insieme alla retribuzione mensile sono stati solo 8.420 addetti del settore privato, corrispondenti allo 0,83% del totale.

    Dopo cinque mesi dalla sua entrata in vigore, quindi, quello che doveva essere un provvedimento per rilanciare i consumi delle famiglie e dei lavoratori si sta rivelando un fallimento. Sono pochissimi, infatti, i cittadini disposti a percepire nel lungo periodo una somma inferiore a quella spettante per avere maggiore tfrliquidità immediata.
    Come abbiamo più volte riportato in questa sede, infatti, il Tfr anticipato in busta paga viene sottoposto al regime ordinario di tassazione e non a quello agevolato come il normale Trattamento di fine rapporto.
    Questo comporta una perdita di risorse tale da non giustificare la liquidazione anticipata.
    Sta riscuotendo, invece, un grande successo la riscossione anticipata del Tfr già maturato (+27% nei primi 8 mesi del 2015), in quanto non sottoposto a tassazione ordinaria come quello da maturare.
    È evidente, dunque, come il rilancio dei consumi non possa avvenire attraverso provvedimenti di questo tipo, ma solo grazie ad una revisione completa dell’impianto fiscale per le aziende ed i lavoratori stessi. Aumentare il carico fiscale dei dipendenti, anziché diminuirlo, non può avere un effetto positivo per i consumi.
    La prossima Legge di Stabilità, da questo punto di vista, dovrà fare un salto di qualità perché iniziative come il Tfr anticipato in busta paga, il bonus Irpef ed il bonus bebè rimangono dei provvedimenti inefficaci senza una più ampia strategia di abbattimento del carico fiscale, riduzione degli oneri burocratici e agevolazioni finanziarie per attrarre investimenti interni ed esteri.



  • Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo mette a disposizione delle aziende alberghiere un credito d’imposta pari al 30% per le spese sostenute per la riqualificazioni delle strutture turistiche.

    I soggetti beneficiari sono imprese alberghiere esistenti al 1° gennaio 2012 e che abbiano effettuato opere di ristrutturazione dello stabile e di incremento dell’efficienza energetica nel periodo compreso tra l’1 gennaio 2014 ed il 31 dicembre 2016.
    IMG_2443L’avvenuta spesa dovrà essere rigorosamente certificata; la domanda di richiesta del credito d’imposta dovrà, infatti, essere firmata da uno dei seguenti soggetti: presidente del collegio sindacale, revisore legale, professionista iscritto nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili o nell’albo dei periti commerciali o in quello dei consulenti del lavoro, responsabile Caf.
    Il suddetto credito d’imposta non potrà in alcun caso essere superiore a 200.000 euro e sarà concesso esclusivamente per interventi di manutenzione ordinaria, restauro, risanamento conservativo, abbattimento delle barriere architettoniche e incremento dell’efficienza energetica.
    Anche l’acquisto di mobili può far scattare la ricezione del credito d’imposta purché presentino delle caratteristiche migliorative rispetto ai precedenti in termini di sicurezza, efficienza energetica e prestazioni.
    Quello proposto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo non è il primo intervento del Governo per favorire le ristrutturazioni degli immobili attraverso sgravi fiscali.
    Nella Legge di Stabilità 2015 erano presenti, infatti, bonus Irpef del 50% sull’acquisto di grandi elettrodomestici e deduzioni per le ristrutturazioni edilizie fino ad un massimo di 96.000 euro e per il risparmio energetico.



  • La Legge di Stabilità 2016 dovrebbe contenere una serie di interventi fiscali sulla prima e sulla seconda casa.
    A dichiararlo è stato il Primo Ministro Matteo Renzi, che ha parlato dell’eliminazione immediata della Tasi e dell’Imu sui terreni agricoli più una serie di interventi che dovrebbero portare di qui ai prossimi anni ad un importante sgravio fiscale sugli immobili e sul lavoro.

    spese condominialiIl Governo dovrà però impegnarsi a trovare le risorse: i vincoli di bilancio imposti dall’Ue rimangono pressanti nonostante la maggiore flessibilità concessa dalla Commissione al nostro Paese.
    Renzi, però, è consapevole della necessità di una manovra di questo tipo, anche in termini di consenso elettorale. Lo spettro delle elezioni anticipate, infatti, non è poi così lontano e presentarsi all’appuntamento elettorale con l’abolizione della Tasi potrebbe essere un buon biglietto da visita per l’attuale segretario del Partito Democratico.
    Nei programmi dell’esecutivo c’è, dunque, un profondo cambiamento della tassazione sugli immobili.
    Il primo provvedimento contenuto nella prossima Legge di Stabilità dovrebbe riguardare proprio l’eliminazione della Tassa sui servizi indivisibili (Tasi) per tutti i possessori di una prima casa. Una manovra di questo tipo verrebbe a costare alle casse dello Stato circa 3,5 miliardi di euro, una cifra che il Governo conta di recuperare attraverso la spending review.
    L’accorpamento delle prefetture, i tagli sulle partecipate ed i risparmi derivanti dalla riforma del Senato vengono indicati tra le fonti delle risorse necessarie per l’eliminazione della Tasi.

    Nelle intenzioni del Governo c’è, però, anche di intervenire sull’Imu. Innanzitutto verrà abolita la tanto discussa Imu sui terreni agricoli, con un costo secondo il Corriere della Sera che varia dai 260 ai 820 milioni di euro, e quella sui macchinari industriali fissi (costo di 500 milioni di euro).
    Non sarà possibile, invece, abolire l’Imu su tutte le seconde case visto gli enormi costi che una manovra di questo tipo comporterebbe. Il Governo sta pensando allora ad eliminare l’imposta per i possessori di abitazioni di lusso, considerando che l’impatto sulle casse dello Stato non sarebbe eccessivo (100 milioni).
    Verrà, infine, rinnovato per tutto il 2016 il bonus Irpef del 50% per chi decide di ristrutturare i propri immobili e che viene applicato sull’acquisto di nuovi arredi e grandi elettrodomestici fino ad un massimo di 10.000 euro.
    La detrazione, introdotta dal Governo Letta, nel 2013, ha permesso a molte aziende immobiliari di salvare posti di lavoro nonostante il periodo difficile per l’intero mercato. Ecco perché l’esecutivo sta pensando di riconfermare il bonus insieme a quello per le spese delle ristrutturazioni edilizie fino ad un massimo di 96.000 euro e per il risparmio energetico (ecobonus).



  • È stato prorogato al 30 ottobre il termine ultimo per il pagamento della prima rata dell’Imu agricola.
    Si tratta di un provvedimento molto importante per i possessori di terreni agricoli, che lascia loro un po’ di respiro dopo il versamento della prima rata di acconto dell’Imu sugli immobili.

    La tassazione dei terreni è stato uno dei provvedimenti maggiormente criticati per una serie di motivi. L’aspetto più 06112014problematico riguarda i criteri per stabilire quali zone sono esenti, perché considerati territori montani, e quali invece sono sottosti all’imposta.
    Nell’elenco dei comuni pubblicato dall’Istat sono emerse alcune importanti incongruenze: Roma, ad esempio, viene considerato un territorio parzialmente montano, mentre altri comuni come Montefiascone (Viterbo) che si trovano ad oltre 600 m di altezza non rientrano nè nella categoria di comuni montani né in quella di comuni parzialmente montani.
    Questo ha portato addirittura l’Anci a ricorrere al Tar del Lazio, con conseguenti polemiche sulla legittimità dell’imposta.
    In attesa della decisione del tribunale, il premier Matteo Renzi ha annunciato per i prossimi anni l’abolizione dell’imposta il cui gettito servirà a coprire le risorse del bonus Irpef (cosiddetti “80 euro”).
    Per adesso ci si è limitati a prorogare la data di scadenza per versare la prima data per evitare che i contribuenti siano gravati di imposte dopo il recente pagamento dell’Imu e della Tasi.



  • Dal 15 aprile è possibile scaricare sul sito dell’Agenzia delle Entrate il proprio 730 precompilato. Ma quanti contribuenti fino adesso hanno usufruito di questa opportunità?
    Nella giornata odierna l’Agenzia delle Entrate, attraverso il direttore Rossella Orlandi, ha fornito tutti i dati sul nuovo precompilato. In questi primi due mesi sono stati 10 milioni gli italiani che lo hanno scaricato. Di questi 1,5 milioni ha provveduto a scaricarlo da sè, mentre 8,5 si sono rivolti ad un Caf o ad un professionista.
    La platea di lavoratori dipendenti e pensionati cui è rivolto il nuovo 730 ammonta a più di 20 milioni di cittadini. Il risultato rimane comunque importante.

    21102014È prevalsa in questi mesi la curiosità dei cittadini per verificare la portata dell’innovazione.
    Non sono mancati ovviamente i feedback negativi. In primis quelli provenienti dai Caf, sui quali pende ogni tipo di responsabilità in caso di errore nella trasmissione de dati.
    Ma le lamentele arrivano anche dai cittadini stessi. Come abbiamo più volte sottolineato in questa sede, all’interno del precompilato mancano alcune voci importanti come quelle inerenti le spese medico-sanitari.
    Sono tantissimi i contribuenti che detraggono dalla propria dichiarazione dei redditi questo tipo di spese. La loro assenza li costringe ad correggere autonomamente o tramite professionisti il proprio 730 prima di inviarlo.
    Non si tratta di un’operazione banale come hanno attestato i numerosi cittadini che hanno scaricato la dichiarazione.
    La conferma viene indirettamente dalla stessa Agenzia delle Entrate, seconda la quale sono 600mila i 730 inviati tra quelli scaricati autonomamente dai cittadini.
    La certezza è che la semplificazione allo stato attuale è solo apparente. L’anno prossimo, con l’inserimento delle detrazioni per le spese mediche, si cercherà di migliorare questo strumento provando ad avvicinare in maniera effettiva il fisco ai cittadini.



  • Il mercato della “casa” è stato senza dubbio uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi economica.
    Basti pensare che dal 2007 al 2013, gli acquisti di immobili hanno subito un calo costante di anno in anno, facendo registrare un primo incremento solamente nel 2014 (+1,6% sul 2013, dati Istat).
    Anche i mutui concessi delle banche hanno coperto una quota del valore della casa sempre più bassa, arrivando nel 2013 a garantire al richiedente solamente il 55% dell’intero valore immobiliare.

    Cooperative EdiliIl 2014 ed il 2015 hanno visto una parziale ripresa del settore. Come riportato dal Corriere della Sera, le compravendite sono cresciute dello 0,8% nei primi tre mesi del 2015 ed il numero di domande di mutui presentate è aumentato del 72%.
    Ancora più rilevanti sono i dati sul tasso d’interesse. Il Quantitative easing, la misura di politica monetaria adottata dalla Bce, ha portato i tassi d’interesse ad essere al minimo storico, favorendo così l’acquisto di nuovi immobili e la richiesta di mutui.
    Sono innegabili, dunque, i miglioramenti del settore che dovrebbero spingere gli italiani a tornare a comprare. In realtà ci sono ancora parecchi limiti strutturali che vanno identificati in primo luogo nella pressione fiscale elevata.
    Imu, Tasi e prossimamente Local Tax: le tasse che colpiscono la casa sono numerose. In base ai dati dell’Agenzia delle Entrate il gettito derivato dalle imposte sugli immobili è passato dai 32 miliardi del 2011 ai 42 del 2014.

    Numeri che rendono l’idea dell’impatto della tassazione sulla casa per le casse dello Stato. Se l’obiettivo del Governo, però, è rilanciare i consumi deve passare senza indugi su un bene fondamentale per la programmazione della vita familiare.
    La continua rimodulazione delle imposte sui servizi locali, che avverrà per l’ennesima volta nella prossima Legge di Stabilità, non fa altro che confondere il contribuente ed alimentare il sentimento negativo verso la tassazione.
    Il Governo dovrà sfruttare il momento favorevole del settore, prevedendo agevolazioni per chi decide di acquistare un immobile. Su questo punto Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance, l’Agenzia Nazionale Costruttori Edili, ha una proposta chiara «detassare fino al 2018 l’acquisto di case nuove ad alta efficienza energetica e esenzione per tre anni dal pagamento di Imu, Tasi e della futura Local tax, integralmente destinata ai Comuni per il finanziamento dei servizi».
    L’esecutivo si trova, dunque, ad un bivio importante sul tema e la prossima Legge di Stabilità ci rivelerà che tipo di strada sarà intrapresa.



  • Il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia ha fornito i dati sulle dichiarazioni Irpef presentate dai contribuenti italiani attraverso la Certificazione Unica ed il 730.
    Possiamo avere così un quadro più chiaro sulla situazione reddituale degli italiani. Il numero di contribuenti che hanno presentato la suddetta dichiarazione è di 41 milioni: siamo di fronte ad un calo dell’1% rispetto al 2014.
    In totale ci sono 425 mila contribuenti in meno nel confronto con l’anno precedente, con variazioni negative maggiori tra i lavoratori dipendenti (-334 mila), soprattutto tra quelli più giovani.

    downloadQuesti numeri si spiegano in parte con l’aumento delle tasse. L’imposta netta Irpef, infatti, costa 4.910 euro, in crescita dello 0,6% rispetto al 2014. In totale sono 31 milioni i cittadini che l’hanno dichiarata, al cospetto di ulteriori 10 milioni di contribuenti risultati incapienti.
    Lo stesso andamento è seguito dall’addizionale regionale Irpef. In questo caso il suo valore medio è di 370 euro, in aumento di dieci euro rispetto al 2012, con delle punte molto elevate in regioni sottoposte a piani di rientro come Lazio e Campania, dove l’importo è rispettivamente di 470 e 440 euro.
    Ancora più elevato è l’aumento dell’addizionale comunale: in questo caso il suo valore complessivo è di 4,4 miliardi, con una crescita rispetto al 2012 dell’8,9%.

    In base ai dati forniti dal Mef possiamo trarre un bilancio anche sui redditi medi degli italiani.
    Quelli con il reddito medio più alto sono i lavoratori autonomi: 35.660 euro. Gli imprenditori, invece, percepiscono 17.650 euro, meno dei dipendenti (20.600 euro) e poco più dei pensionati (16.280 euro). In questo caso, però, il Ministero dell’Economia precisa che si tratta solo di imprenditori che possiedono ditte individuale e non imprese sotto forma di società.
    La regione, infine, con il reddito medio più alto è Lombardia con 23.680 euro, mentre quello più basso è dei cittadini calabresi (14.390). C’è in generale una riduzione del reddito mediano del nostro paese, ovvero quello che non prende in considerazione stipendi particolarmente elevati, che passa da 20.070 euro a 16.213 euro.



  • Gli ultimi provvedimenti del Governo si sono posti come obiettivo quello di incentivare l’assunzione di giovani attraverso forme di contratto a tempo indeterminato. Sia all’interno della Legge di Stabilità che nei decreti attuativi del Jobs Act, si è cercato di porre al centro del nostro mercato del lavoro la forma contrattuale a tempo indeterminato anche attraverso una riduzione delle garanzie all’interno del rapporto di lavoro stesso.
    La Legge di Stabilità prevede, per fare un esempio, una serie di detrazioni contributive triennali per tutti quei datori di lavoro che decidono di stipulare nuovi contratti a tempo indeterminato o di convertire quelli esistenti.
    Il limite massimo di questo esonero contributivo è fissato in 8.060 euro in tre anni. È evidente come una disciplina fiscale di questo tipo, unita ad una riforma del mercato del lavoro che rende più facile sciogliere i vincoli contrattuali, può incoraggiare gli imprenditori a stipulare contratti a tempo indeterminato, soprattutto quando la controparte è un giovane.

    06112014Il discorso è parzialmente diverso per quanto riguarda il settore agricolo. In questo caso prima della Legge di Stabilità è intervenuto il decreto legge 91/2014, convertito poi nella legge 116/2014.
    L’art. 5, in particolare, disciplina sgravi contributivi per i datori di lavoro che assumono giovani di età compresa tra i 18 ed i 35 anni con forme di contratto a tempo indeterminato o determinato.
    E proprio in quest’ultima dizione la novità rispetto alla Legge di Stabilità, poiché prevede eguali incentivi economici anche in caso di assunzioni a tempo determinato. Da questo punto di vista rileva il carattere peculiare del settore agricolo, che rende comunque più difficile la stipulazione di forme di contratto a tempo indeterminato.
    Il legislatore ha voluto comunque incentivare quei rapporti di lavoro a tempo determinato di una certa durata. Per questo motivo lo sgravio contributivo è valido solamente per quei contratti della durata almeno triennale e che garantiscano almeno 102 giornate lavorative.

    In questi giorni l’Inps ha risolto un problema interpretativo proprio su quest’ultimo tipo di contratto. Attraverso il messaggio 2239 l’Inps ha chiarito che i giovani assunti dalle imprese agricole possono richiedere l’assegno di disoccupazione agricola secondo le regole ordinarie per i giorni in cui non hanno lavorato durante tutti e tre gli anni.
    Non importa, dunque, se il contratto è ancora in essere: i lavoratori al secondo anno di contratto, per fare un esempio, potranno richiedere la quota di disoccupazione agricola spettante per le giornate in cui non hanno lavorato nei primi dodici mesi.
    L’Inps specifica che “è ininfluente lo status del lavoratore al momento della presentazione della domanda, rilevando, invece, il percorso lavorativo dello stesso nell’anno di competenza dal 1°gennaio al 31 dicembre”.



  • La previsione dell’Imu agricola ha scatenato polemiche su più fronti. Molte forze parlamentari, tra le quali Forza Italia ed il Movimento 5 Stelle, hanno espresso tutto il loro dissenso, ritenendo il provvedimento come un mossa di carattere populista.
    La motivazione di questa definizione sta nella decisione del Governo di finanziare i cosiddetti “80 euro” proprio con il gettito fiscale dell’Imu agricola (circa 260 milioni).
    Ma le proteste sono ancora più forti tra le associazioni dei produttori agricoli, costretti a pagare una tassa cospicua per il possesso di terreni.

    La normativa prevede, però, delle esenzioni per quei proprietari che possiedono ettari di terreno nei comuni montani; stesso discorso nei comuni parzialmente montani solo però per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali. Non esiste alcuna esenzione, invece, per tutti gli altri comuni.
    La normativa in questione dovrebbe tutelare la maggior parte degli agricoltori, che generalmente si trovano ad operare in zone montane e comunque parzialmente montane.

    06112014In realtà, proprio in questi giorni sono sorti dei problemi in merito alla classificazione dei comuni. Tale operazione è stata effettuata dall’Istat, ma ha causato addirittura un ricorso al Tar da parte dell’Anci Lazio.
    Come riportato dal Corriere della Sera, un’ordinanza del tribunale amministrativo ha chiesto all’istituto di statistica di spiegare quali sono stati i criteri adottati per effettuare la distinzione tra comuni montani e non montani.
    Leggendo, infatti, la suddivisione effettuata dall’Istat emergono alcune incongruenze abbastanza clamorose. Sembra che il principio classificatore non sia stato quello altimetrico.
    Ci sono, difatti, alcuni comuni posti ben al di sopra del livello del mare come Montefiascone (Viterbo), Gesualdo e Montemiletto, entrambi nella provincia di Avellino, che nonostante siano collocati ad oltre 600 metri di altitudine non sono classificati come comuni montani.
    Accade, al contrario che vere e proprie località balneari, come Monte Argentario (Grossetto), o una metropoli come Roma vengano considerate rispettivamente come dei comuni montani e parzialmente montani.
    In attesa di conoscere le risposte dell’Istat e di verificare se si sia trattato di semplici errori, il risultato dell’iter giudiziario presso il Tar del Lazio rischia di influenzare fortemente una delle imposte più discusse del governo Renzi.
    E non è esclusa, come anticipato da Forza Italia, la presentazione di una class action che possa annullare la tassa.



  • I servizi pubblici locali sono un problema reale nel nostro paese. Dopo tanti di anni di discussioni, referendum e proposte di legge la questione della gestione pubblica o privata di acqua, rifiuti e trasporti non è stata ancora risolta.
    Il fallimento del modello delle partecipate rappresenta l’emblema della crisi di un sistema, incapace di garantire ai propri cittadini servizi efficienti a costi accettabili.

    TAXAccade, al contrario, che in dieci anni i costi dei servizi pubblici siano cresciuti tre volte tanto rispetto agli altri paesi europei e che contemporaneamente la loro qualità non sia affatto aumentata.
    Secondo un’indagine di Confartigianato, infatti,  dal 2004 al 2014 le tariffe per l’acqua sono aumentate in media del 95,8%. Numeri enormi che collocano l’Italia agli ultimi posti europei nel rapporto tra costi e servizi offerti.
    L’aumento medio delle prestazioni legate all’acqua nei paesi Ue è, infatti, del 34,9%. In Italia, se consideriamo l’inflazione cumulata (21,1%), il rincaro medio annuo è stato addirittura del 7,5%.
    Nel 2014, ogni famiglia italiana ha speso in media 355 euro di sole bollette per l’acqua, con dei picchi nella città di Firenze di 563 euro.
    E non si tratta di un problema circoscritto alla gestione idrica. Il costo dei trasporti pubblici locali, per fare un esempio, è cresciuto del 16,2% negli ultimi cinque anni, mentre quello dei rifiuti solidi urbani ha visto un aumento pari al 61,9% negli ultimi dieci anni, più del doppio rispetto ai dati dell’Eurozona.

    Appare evidente, dunque, che ci troviamo di fronte ad un sistema totalmente inefficiente; e a questo punto non è solo un problema di gestione pubblica o privata, ma di capacità manageriale, di scelte politiche nonché di corruzione degli apparati amministrativi.
    Come abbiamo più volte sottolineato, infatti, al cospetto di costi cresciuti in maniera esponenziale, non è aumentata di pari passo la soddisfazione dei cittadini rispetto alla qualità dei servizi offerti.
    Come riporta il Corriere della Sera, ad esempio, solo il 53% degli italiani esprime giudizi positivi sul sistema dei trasporti pubblici locali, Un dato che colloca l’Italia al terzultimo posto tra i paesi dell’Unione Europea dietro solo a Cipro (49%) e Malta (31%).
    Stessi risultati anche nelle indagini sulla pulizia delle città, dove le realtà comunali nostrane, fatta eccezione per Verona, si trovano agli ultimi posti.
    È necessario, dunque, un ripensamento dell’intero sistema dei servizi pubblici locali, cercando di evitare riflessioni di principio che il più delle volte non contemperano le vere risoluzioni ad un problema ormai cronico per il nostro paese.