Categoria: Agroalimentare

  • Gardini Confcooperative

    «La “messa a terra” del GREEN DEAL, permeato da un ambientalismo ideologizzato, sta generando forti preoccupazioni nel settore agroalimentare. Le principali minacce alla competitività delle imprese del settore agroindustriale, oggi, sono rappresentate dalla proposta di regolamento in materia di imballaggi, dall’applicazione della direttiva SUP, dalle proposte normative in materia di etichettatura nutrizionale e ambientale». Così Maurizio Gardini presidente di Alleanza Cooperative intervenendo, anche a nome dei copresidenti Gamberini e Schiavone, al tavolo Agroindustria aperto dai ministri Urso e Lollobrigida al ministero delle Imprese e del Made in Italy. 

    Imballaggi: sulla proposta di regolamento europeo il rischio concreto è che vengano travolte intere filiere strategiche del made in Italy. A subire i danni peggiori sarebbero le nostre imprese e le cooperative agroalimentari cuore pulsante dell’economia nazionale e trainante del nostro export. Abbiamo manifestato la nostra preoccupazione alla Presidente Meloni. Riteniamo indispensabile eliminare l’obbligo per i produttori di vino di utilizzare una quota di imballaggi da immettere nel circuito del riuso impatterebbe sui costi delle aziende, non garantirebbe adeguatamente gli standard di sicurezza alimentare e il riuso comporterebbe un notevole impatto ambientale. 

    Direttiva SUP: semprein tema di imballaggi è necessario che il Governo intervenga per evitare l’obbligo della cosiddetta “membrana sigillante” in plastica. Per determinati contenitori questo sistema non è applicabile se non con una modifica estremamente onerosa degli impianti di confezionamento e con rischi collegati alla salubrità del prodotto.  

    Etichettatura: la diffusione del Made in Italy nel mondo è un fattore strategico che abbiamo il dovere di supportare perché genera un valore indispensabile per la tenuta della nostra economia, i consumi interni sono fermi al palo, l’export è una leva competitiva irrinunciabile.Dobbiamo vigilare attentamente sulla presenza di quei fattori che minano la concorrenza prima di tutto tra Paesi UE, facendosi portavoce di una maggiore uniformità nelle regole del mercato unico. Si pensi alle conseguenze dell’etichettatura come il Nutri-score e all’etichetta irlandese sulle bevande alcoliche.  

    Logistica: gioca un ruolo primario nel rendere le aziende realmente competitive sui mercati globali. È fondamentale potenziare i sistemi di logistica aziendale e rimediare, anche attraverso il PNRR, aumentando la dotazione finanziaria del bando già emanato per permettere il finanziamento di ulteriori progetti di buona qualità oltre a quelli già previsti, al gap infrastrutturale che da sempre connota la movimentazione delle merci nel nostro Paese, rendendo lento e difficoltoso l’approdo sui mercati internazionali.  

    Lavoro: la ripresa dell’occupazione sconta, da un lato, il traino dei contratti a termine e, dall’altro, la mancanza di lavoratori in alcuni settori driver di questa delicata fase economica. È necessario un intervento strutturale di alleggerimento del costo del lavoro attraverso la riduzione del cuneo fiscale e contributivo, tenuto conto che si apre una stagione di rinnovi contrattuali in cui l’inflazione giocherà un ruolo importante.  

    Credito d’imposta e interventi di filiera: supportare l’accesso al credito delle nostre imprese per evitare che siano preda di criminalità o dello shopping straniero. Utilizzare risorse Pnrr per i progetti di filiera che mancano dalla “legge quadrifoglio”. Sarebbe fondamentale riproporre la misura del credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, in transizione ecologica, in innovazione tecnologica 4.0 e in altre attività innovative per incentivare le imprese agroalimentari che investono in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi.  

    Made in Italy: siamo il Paese delle eccellenze. L’enogastronomia ha contribuito a rendere il Made in Italy uno dei brand più apprezzati nel mondo. La cooperazione agroalimentare svolge un ruolo fondamentale nella misura in cui è capace di dare massimo valore alle risorse naturali, umane ed economiche dei territori in cui opera. Oltre il 30% del nostro export dipende da tre Paesi (Germania, Stati Uniti e Francia) e il 61% è riconducibile a non più di 10 mercati. Serve perciò promuovere nuovi sbocchi commerciali, attraverso nuovi Accordi di Libero Scambio e più missioni internazionali alle quali la cooperazione chiede di partecipare. È necessario, poi, investire sul sistema fieristico nazionale che faccia da vetrina internazionale per il Made in Italy, in modo da competere con le altre grandi manifestazioni europee, come il SIAL di Parigi o l’ANUGA di Colonia. 


  • Vinitaly, Gardini concorda con la Premier Meloni: respingere la demonizzazione del Made in Italy agroalimentare proveniente dall’Europa

    Maurizio Gardini concorda con la Premier Meloni riguardo alla necessità di respingere la demonizzazione del Made in Italy agroalimentare proveniente dall’Europa

    L’agricoltura italiana e il settore vitivinicolo cooperativo stanno riscontrando molto successo grazie alla loro attenzione alla sostenibilità e alla loro importante posizione nel mercato globale. Nonostante tutto è fondamentale mantenere l’attenzione sulla protezione dell’agroalimentare Made in Italy, per garantire che i prodotti italiani siano riconosciuti per la loro qualità e la loro autenticità in tutto il mondo.

    Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, concordando con quanto detto dalla Premier Meloni in visita al Vinitaly, ha dichiarato: «Siamo pienamente d’accordo con la premier Giorgia Meloni. Respingiamo con forza ogni forma di demonizzazione del nostro agroalimentare Made in Italy che arriva dall’Europa. La filiera vitivinicola cooperativa è tre volte italiana: per prodotto, produttori e territorio. Le eccellenze dei vini delle nostre regioni sono un volano di economia e di sviluppo, di cura e manutenzione dei paesaggi e del suolo, ma non solo. Esprimono un valore culturale, identitario ricercato nel mondo che fa del nostro vino uno degli alfieri dei prodotti di punta dell’agroalimentari del Belpaese. Non è un caso che assieme ai formaggi sia tra i principali prodotti vittime dell’Italian Sounding».

    Il presidente Gardini sostiene che gli investimenti nel settore vitivinicolo hanno raggiunto grandi traguardi, che hanno portato ad un aumento del fatturato e dell’occupazione, generando un indotto che supera le 400 mila persone. 

    Inoltre, Gardini ha affermato che in tema di sostenibilità, le cantine cooperative sono impegnate verso un’economia sempre più sostenibile e green, con investimenti che superano i 700 milioni di euro negli ultimi 10 anni e di cui 110 milioni sono stati investiti nell’ultimo anno, consolidando sempre di più quello che è un passaggio effettivo verso una necessaria transizione ecologica. Inoltre, le cantine si stanno impegnando sempre di più nell’intraprendere iniziative riconducibili alle principali tematiche dello sviluppo sostenibile.

    Infine, il presidente di Confcooperative ha criticato le normative comunitarie in materia di sostenibilità per le imprese, affermando che l’Europa continua ad importare prodotti agricoli provenienti da paesi in cui si utilizzano prodotti chimici vietati in Italia e in Europa da decenni. 



  • Giappone chiama Italia. Buone notizie per la vendita di vini italiani nel Sol Levante, dove hanno registrato una crescita in volume del 28,6% nel 2022, attestandosi a 200 milioni di euro (dato Ismea). Un successo trainato in particolare da una crescente richiesta da parte del mercato nipponico di vini “sostenibili”, siano essi biologici oppure con packaging leggeri e facilmente riciclabili.

    Lo rende noto l’Alleanza Cooperative Agroalimentare a seguito di una rilevazione interna con le sue associate particolarmente impegnate nella vendita sui mercati esteri. L’incremento a due cifre delle vendite di vino è dovuto in particolar modo alla fine delle chiusure dovute alla pandemia. Finalmente le persone hanno iniziato a consumare di più, uscire di casa e riscoprire la socialità. Sono state riaperte le frontiere: prima il Giappone era chiuso all’ingresso degli stranieri, oggi invece c’è un forte aumento di visitatori in un paese dalla grande vocazione turistica.

    Ma la novità più importante che emerge dalle rilevazioni fatte dalle cantine di Alleanza è la grande richiesta di vini biologici e di vini sostenibili con un packaging leggero. I giapponesi apprezzano il vino in lattina e in particolare il vino in tetrapak in confezioni da mezzo litro, materiale al quale guardano molto positivamente perché si tratta di un materiale facilmente riciclabile. Nel Paese dei crisantemi è molto importante un concetto di sostenibilità piena

    La preferenza per il packaging da mezzo litro è anche dovuta al fatto che scegliere vino nelle classiche bottiglie di vetro sia assai più costoso, perché in Giappone le procedure di smaltimento dei rifiuti sono molto rigorose e il cittadino deve corrispondere un contributo a seconda del peso dei propri sacchetti di rifiuti. Dal momento che il tetrapak è compostabile e occupa pochissimo spazio, il problema si risolve con tre “e”: in modo ecologico, economico ed elegante, offrendo prodotti di qualità in confezioni dall’aspetto degno della loro storia.

    Cooperative campione di export

    Da una recente indagine sul grado di internazionalizzazione delle cooperative vitivinicole realizzata da Ismea per Alleanza delle cooperative, il fatturato generato dall’export delle cantine aderenti ad Alleanza cooperative tra il 2010 e il 2022 ha registrato una crescita del 130%, con un trend superiore all’andamento delle esportazioni nazionali di vino che nello stesso periodo sono cresciute del 101%.

    La cooperazione vitivinicola di Alleanza

    Alle tre centrali di Alleanza cooperative aderiscono 379 cantine con oltre 110mila soci, una produzione pari al 58% del vino italiano, un giro d’affari di 4,8 miliardi di euro, il 40% del totale del fatturato del vino nazionale. Il fatturato aggregato derivante dall’export delle cantine cooperative è pari a 2 miliardi di euro, pari a circa un terzo di tutto il vino italiano commercializzato all’estero.

    La valorizzazione dei soci è garantita da un livello medio di prevalenza mutualistica che si attesta ben oltre l’82%. In termini occupazionali, la cooperazione vitivinicola associata dà lavoro a oltre 9.000 persone, di cui il 67% è impiegato a tempo indeterminato.


  • Nola (Confcooperative Calabria): Cirino Scatà punto di riferimento della frutticoltura meridionale

    Il messaggio di cordoglio del presidente di Confcooperative Calabria, Camillo Nola, per la scomparsa del ragioniere Cirino Scatà.

    Confcooperative Calabria partecipa con sincero cordoglio alla scomparsa del rag. Cirino Scatà, un importante punto di riferimento della frutticoltura meridionale, che ha dedicato gran parte della sua vita professionale al servizio della cooperazione agricola in Sicilia e Calabria.

    Di origini siciliane, ha lavorato fin dagli anni ‘80 come responsabile commerciale della Cooperativa agricola Osas, contribuendo con competenza, passione, serietà e grande dedizione personale, alla valorizzazione commerciale delle pesche e degli agrumi nella piana di Sibari.

    Il messaggio di cordoglio del Presidente Nola

    Il presidente di Confcooperative Calabria, Camillo Nola, ha voluto esprimere tutto il proprio cordoglio e la propria vicinanza alla famiglia di Scatà:

    “Il rag. Scatà è stato indiscutibilmente un uomo ed un professionista di grande spessore che ha consentito alle produzioni frutticole calabresi di essere conosciute ed apprezzate nei mercati europei che contano. A livello personale, poi, dopo 35 anni di rapporto restano indelebili innumerevoli ricordi densi di stima e di sincero affetto.”


  • cooperative vino

    Vinitaly, Luca Rigotti: no al terrorismo psicologico sul vino, serve maggiore educazione ad un consumo moderato.

    Rigotti ha espresso il suo parere in merito a quanto possa essere controproducente attuare un terrorismo psicologico sul vino, piuttosto bisognerebbe fare una giusta informazione ed educare la popolazione giovane ad un consumo moderato.

    Il Vinitaly l’evento di riferimento per il settore viticolo in Italia, per questa edizione del 2023 si veste di sobrietà per dimostrare che bere uno o due bicchieri di vino è meno dannoso che fumare un intero pacchetto di sigarette al giorno. Il mondo vitivinicolo minacciato dall’Irlanda, che spinge per convincere la Commissione Europea a imporre scritte informative e terrorizzanti sulle bottiglie, rinnova la propria immagine.

    All’evento era presente Luca Rigotti, coordinatore vino di Alleanza Cooperative Agroalimentare, intervenuto alla tavola rotonda “Vino fare impresa”. Rigotti ha espresso il suo parere in merito a quanto possa essere controproducente attuare un terrorismo psicologico sul vino, come nel caso dell’Irlanda, piuttosto bisognerebbe fare una giusta informazione ed educare la popolazione giovane ad un consumo moderato.

    Il coordinatore vino di Alleanza Cooperative Agroalimentari ha osservato: “Sull’indicazione in etichetta di calorie ed ingredienti e sull’inserimento di messaggi di avvertenze, ribadiamo la necessità che per i prodotti vitivinicoli si segua un approccio consapevole ed educativo, mai allarmistico”. Ha inoltre sottolineato che: “Mentre le indicazioni nutrizionali e la lista degli ingredienti possono avere, se impostate nel modo corretto, un significato di trasparenza e di supporto alle scelte consapevoli dei consumatori, ciò non può avvenire in alcun modo attraverso l’imposizione, come nel caso dell’Irlanda, di messaggi intimidatori da trasmettere al consumatore che non tengano in alcun conto la differenza tra consumo e abuso”.


  • Agroalimentare: patto tra governo e cooperazione per salvaguardare le eccellenze del Made in Italy

    il presidente Gardini incontra il ministro Francesco Lollobrigida per discutere sulla questione del Made in Italy

    Si è tenuto giovedì 16 marzo l’incontro tra Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative.

    Gardini durante l’incontro ha sottolineato la necessità di “Un patto tra governo e cooperazione agroalimentare per salvaguardare le eccellenze del Made in Italy di cui le cooperative rappresentano 1/4 del valore”. Le cooperative, in italia, realizzano il 60% della produzione vitivinicola, il 70% di quella lattiero casearia, oltre il 40% di quella ortofrutticola e il 60% dell’avicunicola.

    Secondo Gardini, “è impensabile competere nello stesso mercato con regole diverse”, citando i sei ‘tarli’ che erodono la competitività di un comparto che incide sul Pil per il 15%. A partire dal dumping e dal lavoro nero, alla spirale inflattiva dei costi dell’energia e delle materie prime. Si aggiungono poi il mismatch della mancanza di figure professionali e la Farm to Fork e le normative comunitarie in materia di sostenibilità. C’è poi il nutriscore che banalizza e penalizza la dieta mediterranea e per finire l’Italian sounding che pesa per oltre 100 miliardi di euro, vale a dire il doppio dell’ export.

    Altro tema emerso durante l’incontro riguarda la manodopera e secondo Gardini “il ripristino dei voucher è una misura adottata dal governo che va nella giusta direzione; le nostre cooperative danno lavoro a 530 mila persone e potrebbero assumerne altre 25 mila, ma mancano molte figure professionali adeguate. Solo nell’agricoltura – ha concluso – alle nostre cooperative, che danno lavoro a 74 mila persone, mancano oltre 2.500 lavoratori tra raccoglitori semplici e qualificati”.

    Altro tema emerso durante l’incontro riguarda la manodopera e secondo Gardini “il ripristino dei voucher è una misura adottata dal governo che va nella giusta direzione; le nostre cooperative danno lavoro a 530 mila persone e potrebbero assumerne altre 25 mila, ma mancano molte figure professionali adeguate. Solo nell’agricoltura – ha concluso – alle nostre cooperative, che danno lavoro a 74 mila persone, mancano oltre 2.500 lavoratori tra raccoglitori semplici e qualificati”.

    Piccinini: orientare le risorse pubbliche destinate al settore agroalimentare a quelle realtà che investono sull’Italia

    A prendere parte all’incontro anche il presidente di Confcooperative  FedAgriPesca Carlo Piccinini.  «Fino a poco tempo fa – ha sottolineato il presidente – la preoccupazione principale delle cooperative era valorizzare il prodotto dei propri soci e competere sul mercato: oggi invece si è aggiunto anche il problema di produrre e commercializzare facendo fronte a crescenti difficoltà derivanti da scelte politiche comunitarie sull’alimentare e sulla pesca a dir poco ideologizzate. Rischiamo di non riuscire più ad assolvere alla nostra mission di promozione dello sviluppo economico e sociale specie nelle aree più marginali del paese».

    Il presidente Piccinini ha inoltre rivolto un appello al Ministrosi faccia promotore di una posizione fortemente critica nei confronti delle ultime proposte normative della Commissione Europea in materia di riduzione dei fitosanitari e di riduzione degli imballaggi in plastica, così come quelle che tendono a penalizzare le filiere del vino e della carne, senza fare distinzione tra l’uso moderato e l’abuso di prodotti considerati dannosi per la salute. Il ministero della Sovranità alimentare – ha aggiunto Piccinini – è chiamato a tutelare con forza e decisione il nostro sistema agroalimentare da tutte quelle iniziative che prescindono da approfonditi studi di impatto sul sistema produttivo e che, senza tener conto del quadro di crescente difficoltà in cui le nostre aziende si trovano ad operare, rischiano di avere conseguenze incalcolabili sulla sicurezza degli approvvigionamenti».

    Il presidente Piccinini ha quindi avanzato al Ministro Lollobrigida una proposta finalizzata ad orientare le risorse pubbliche destinate al settore agroalimentare a quelle specifiche realtà produttive che investono sull’Italia, generano indotto locale e vendono prodotti frutto di una filiera davvero tutta italiana. «A nostro avviso – ha spiegato il presidente – è auspicabile che almeno le risorse di competenza del Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste vadano di fatto a premiare chi può fregiarsi del brand Made in Italy, sfruttando gli strumenti di tracciabilità ad oggi disponibili per ascrivere il made in Italy ai soli processi produttivi in cui l’origine italiana dei fattori della produzione sia garantita e certificata, a partire dalla materia prima fino ad arrivare alla trasformazione». Una rivendicazione, quella avanzata dalla cooperazione, che si fonda proprio «sulla rilevanza e sul ruolo che le cooperative rivestono nella costruzione e preservazione del patrimonio culturale ed economico del Paese».

    Per il presidente Piccinini «un concetto così rilevante per la nostra economia e così prezioso per il tessuto agroalimentare italiano deve necessariamente essere valorizzato e assistito da interventi di politica economica destinati a chi può realmente fregiarsi del brand Made in Italy».


  • biologico-dati

    Continua la crescita della cooperazione nel settore biologico

    Il mercato biologico è in crescita. Più di una cooperativa su quattro delle 4.300 aderenti ad Alleanza cooperative produce biologico.

    Nonostante la crisi climatica che da anni colpisce il nostro territorio, l’aumento dei prezzi delle materie prime e l’inflazione, continua l’imponente avanzata del mercato biologico. La crescita non riguarda solo le richieste dei consumatori, ma anche la quota di fatturato nel sistema cooperativo.

    A riportarlo è un’indagine realizzata dall’Alleanza cooperative Agroalimentare. Dai dati resi noti durante  l’iniziativa “A tavola con il biologico”, tenutasi a Roma, è emerso che più di una cooperativa su quattro delle 4.300 aderenti ad Alleanza Cooperative produce biologico, con un giro d’affari complessivo in crescita che, nel corso del 2021, ha superato i 2,8 miliardi di euro.

    L’indagine realizzata dall’Alleanza Cooperative

    Secondo l’indagine interna realizzata dall’Alleanza Cooperative,  il 23% delle cooperative attive nella produzione biologica sono aziende biologiche al 100%, con produzione esclusivamente biologica. Inoltre, in 3 cooperative su 10 tra quelle attive nel biologico, la produzione bio supera il 50% del totale. Inoltre è emerso come il bio sostenga il Made in Italy della cooperazione agroalimentare e faciliti l’ingresso delle cooperative nei mercati esteri. Il 45% delle cooperative attive nel bio è esportatore abituale.

    L’indagine ha poi evidenziato come il sentiment di mercato nel segmento biologico sia di segno positivo. Secondo il 30% delle cooperative biologiche interpellate, la domanda di prodotti biologici tenderà nel 2023 ad aumentare rispetto allo scorso anno, mentre il 51% pensa che sarà invece tendenzialmente stazionaria. Per il 26% del campione anche il fatturato è previsto in crescita, peraltro non sostenuto dall’aumento dei prezzi di vendita.

    Secondo il coordinatore del settore biologico di Alleanza cooperative, Francesco Torriani, la crescita della cooperazione nel settore biologico è una buona notizia: il binomio tra cooperazione e biologico ha davvero le caratteristiche per essere un binomio virtuoso per lo sviluppo della nostra agricoltura, in coerenza con gli obiettivi della nuova Politica Agricola”. 

    Il mercato del bio, comunque – ha rilevato ancora l’indagine di Alleanza Cooperative -, non è esente da problemi e criticità. Si riducono i margini delle cooperative (prezzi materie prime e costi di produzione in forte crescita), aumenta la concorrenza sleale (e il greenwashing) e si scontano ancora troppi ostacoli burocratici.

     Durante l’evento è stato anche firmato un protocollo d’intesa con Ismea – che come sottolinea il presidente di Alleanza Cooperative Carlo Piccinini–  “sarà finalizzato ad approfondire la conoscenza delle dinamiche di mercato delle diverse produzioni del comparto biologico cooperativo, attraverso analisi di dati strutturali e approfonditi del comparto finora mancati, e potremmo anche organizzare eventi e attività di comunicazione relative ai dati e alle analisi realizzate”.


  • latte agrinsieme

    Campagna “Think Milk, Taste Europe, Be Smart!”: al fianco di 30 milioni di consumatori

    La campagna “Think Milk, Taste Europe, Be Smart!”, ha raggiunto 30 milioni di consumatori. Il settore lattiero lattiero-caseario conferma il suo impegno in tema di energia pulita e benessere animale.

    La campagna“Think Milk, Taste Europe, Be Smart!”, attivata nel 2021 da Confcooperative e cofinanziata dalla Commissione europea, nel settore lattiero-caseario, con l’intento di migliorare il grado di conoscenza dei prodotti agricoli UE e contrastare le fake-news esistenti sul settore, ha raggiunto negli ultimi due anni oltre 30 milioni di consumatori. 

    Un traguardo importante che l’Alleanza delle cooperative vuole celebrare nella Giornata Mondiale dei consumatori, che si terrà il 15 marzo ed è dedicata quest’anno alla loro responsabilizzazione alla transizione verso l’energia pulita. 

    Secondo i dati ISPRA GHGs 2020 , l’agricoltura impatta per l’8,5% del totale delle emissioni, di cui circa un terzo è riconducibile alla zootecnia da latte. Mentre i  trasporti incidono per il 22,5%, l’industria manifatturiera per il 12%.

    In tema di energia pulita il settore si adopera particolarmente per quanto riguarda il lato stalla con la produzione di biogas, biometano e pannelli fotovoltaici sui tetti degli allevamenti animali.

     Si impegna anche in caseificio da cui si possono ottenere risparmi e recuperi, come la produzione di metano dai vari sottoprodotti lattiero- caseari per digestione anaerobica. 

    Giovanni Guarneri,  coordinatore del settore lattiero-caseario di Alleanza Cooperative Agroalimentari, afferma che: “La cooperazione rappresenta il territorio di riferimento perché i suoi soci sono espressione dell’area geografica dove operano e le produzioni ne sintetizzano la storia, la cultura e la biodiversità”.

     Altro tema su cui si concentra l’impegno del settore è il benessere animale

    “La valutazione in allevamento richiede di considerare sia le condizioni oggettive in cui l’animale vive sia la sua risposta a queste condizioni di vita – continua Guarneri -. In Italia tutto ciò viene monitorato da un complesso meccanismo che si chiama Classyfarm, con ben 105 indicatori di rischio per le bovine da latte. Ebbene, sui 24.515 allevamenti e gli oltre 2.600.000 capi, il livello di benessere raggiunto nel 2022 è stato di 78,3, con una crescita di 2,6 punti rispetto all’inizio delle rilevazioni nel 2020. Un livello considerato buono e in continua progressione”. 


  • vino coop

    Un dato di cui molti non sono a conoscenza è che più della metà del vino d’Italia e d’Europa è prodotto dalle cooperative. Un modello che negli ultimi anni ha investito sulla qualità e sulla sperimentazione dando la possibilità di arrivare sul mercato anche alle piccole realtà.

    Le cooperative giocano un ruolo fondamentale nell’intraprendere battaglie di primaria importanza per il settore, come il tema riguardante l’etichettatura nutrizionale. Secondo questo regolamento europeo, entrato in vigore l’1 gennaio 2023, i vini immessi sul mercato italiano dovranno informare i consumatori sull’identificazione e la classificazione della confezione del prodotto.

    Un’altra questione che sarà chiamato ad affrontare il mondo vitivinicolo cooperativo riguarda l’idea portata avanti dall’Irlanda, a cui Bruxelles ha dato il via libera, nonostante i pareri negativi espressi dall’Italia, dalla Spagna e dalla Francia, di inserire nelle etichette degli alcolici molte più informazioni sanitarie per limitare l’elevato consumo di alcolici. 

    A portare avanti queste battaglie sarà ancora Luca Rigotti. Coordinatore del settore vitivinicolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari dal 2019, Rigotti è stato riconfermato per i prossimi due anni alla guida del Gruppo di Lavoro Vino del Copa-Cogeca, la principale organizzazione di rappresentanza agroalimentare europea. L’elezione è avvenuta, questa settimana, a Bruxelles.  Ad affiancare il presidente Luca Rigotti saranno i vicepresidenti Ludovic Roux (Francia) e Christian Schwörer (Germania).

     “Ringrazio per la fiducia confermata nuovamente per la mia rielezione come Presidente di questo gruppo di lavoro”, ha dichiarato Rigotti. “Sono consapevole delle sfide che ci aspettano e che dovremo affrontare assieme. Per noi produttori che il vino lo conosciamo bene, e che altrettanto bene conosciamo la fatica e la passione che ci guida nel produrlo, a volte pare difficile intendere alcuni orientamenti politici che mettono in difficoltà un prodotto che da millenni fa parte della nostra cultura ed un settore che rappresenta una parte importante dell’economia e dell’export europeo”.

    Sfide future: serve dialogo e collaborazione tra settore produttivo e organi legislativi

    Rigotti ha dichiarato nel suo intervento: “Il nostro settore sta vivendo un momento delicato e cruciale tenendo conto degli importanti dossier che, nel prossimo futuro, saranno oggetto di discussione con le altre organizzazioni e le istituzioni europee: etichettatura nutrizionale, il rapporto vino e salute e le proposte della Commissione europea sul fronte della riforma imballaggi e in merito all’uso sostenibile dei fitofarmaci”. 

    Altra tematica affrontata nel corso della conferenza riguarda la sostenibilità non solo ambientale ma anche economica e sociale. 

    “Tra i grandi temi del futuro aggiunge Rigotti – c’è poi il tema della sostenibilità, strada che il nostro settore sta già percorrendo nella consapevolezza che il futuro dell’agricoltura avrà successo nella misura in cui sapremo interpretare nel giusto modo questi orizzonti. Per questo motivo serve dialogo e la massima collaborazione tra settore produttivo e organi legislativi, per condividere obiettivi che siano realisticamente realizzabili. È importante tener presente come il nostro settore stia già creando sostenibilità non solo ambientale ma anche economica e sociale e dove c’è viticoltura è già in atto un’esperienza di sostenibilità per i territori viticoli e le comunità che ci vivono: dove c’è viticoltura c’è benessere e lavoro”.


  • Fruitlogistica, le difficoltà dell’ortofrutta: tra aumento dei costi di produzione e crisi Ucraina

    L’impennata dei costi produttivi e i cambiamenti nella commercializzazione delle mele, generati dalla guerra in Ucraina, stanno mettendo in difficoltà il settore ortofrutticolo.

    Dopo due anni di pandemia, il comparto ortofrutticolo italiano ed europeo è alle prese con uno scenario alquanto preoccupante: all’aumento dei costi di produzione e alle difficoltà crescenti nel riuscire a trovare imballaggi di cartone e di vetro, si aggiungono ora le conseguenze del conflitto in Ucraina.

    Il caro dei costi produttivi

    L’aumento dei costi lungo tutta la filiera è ad oggi stimato al 20%: gli incrementi riguardano sia la fase agricola che quella di lavorazione, trasformazione e commercializzazione. Sono aumentati i prezzi dei fertilizzanti, delle sementi, dei prodotti fitosanitari, degli imballaggi di cartone/plastica, e ancora quelli di logistica, trasporti, certificazioni e servizi. Questo lo scenario del comparto tracciato dal coordinatore Ortofrutticolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari Davide Vernocchi a margine dell’inaugurazione oggi a Berlino della Fruitlogistica, la fiera internazionale più importante del settore.

    L’impatto della guerra in Ucraina

    A una situazione già difficile si vanno ora ad aggiungere i problemi connessi all’instabilità del rublo e alla chiusura dei mercati dell’Est Europa. In Russia, come è noto, la UE non esporta più nulla dal 2014, anno dell’embargo e le esportazioni ortofrutticole europee dirette in Ucraina e Bielorussia hanno volumi contenuti.

    La Bielorussia, tuttavia, importa mele polacche che vengono poi immesse nel mercato russo (sono state 230.000 ton nel 2019 e 130.000 nel 2020). Anche le mele provenienti dalla Moldavia (circa 200.000 ton.) e dalla Serbia (circa 120.000 ton.) venivano regolarmente esportate in Russia. “Con lo scoppio del conflitto – spiega Vernocchi – tutti questi quantitativi di mele polacche, moldave e serbe stanno cercando spazio in Europa. Ciò che preoccupa quindi è l’impatto dei nuovi flussi commerciali che si determineranno a livello mondiale, con rischi di eccessi di offerta per le principali produzioni e di un abbassamento drammatico dei prezzi”.  

    Tra i prodotti ortofrutticoli che si stanno riversando sul mercato europeo ci sono anche le pere, che già avevano subito quest’anno in Italia un drastico calo del raccolto del 60% e che ora sono interessate da una riduzione di 20-25 cent/chilo delle quotazioni. Anche le mele sono alle prese con difficoltà crescenti, legate sia all’abbassamento dei prezzi per il prodotto standard sia al mantenimento degli attuali canali di esportazione, ad esempio per le spedizioni del prodotto in Egitto, mercato che per le politiche monetarie del paese è praticamente chiuso dalla scorsa settimana per il sostanziale blocco del rilascio di lettere di credito dalla Banca centrale.

    Le richieste dell’Alleanza delle Cooperative

    Secondo il Coordinatore Vernocchi sono necessarie da un lato “misure per ridurre i costi della logistica, dall’altro il ripristino di misure di ritiro straordinario per la distribuzione agli indigenti di prodotti destinati sia al consumo fresco che alla trasformazione industriale, dando priorità alle mele”.

    Le difficoltà attuali riscontrate dalle imprese nel trovare nuovi sbocci commerciali alle loro produzioni rende inoltre sempre più impellente “riuscire a superare i problemi che rallentano fortemente  l’apertura di nuovi mercati extra UE, che purtroppo resta vincolata all’approvazione o revisione di protocolli fitosanitari  che risentono di tempi di negoziato ancor più inaccettabili nel nuovo contesto”. 

    Vernocchi auspica infine “un intervento specifico da parte della Commissione, sia per definire deroghe transitorie che consentano alle OP una maggiore flessibilità di gestione dei programmi operativi per riadattare i loro piani con interventi coerenti e congrui per fronteggiare la crisi, sia per rendere pienamente attuabile la distribuzione gratuita di ortofrutta trasformata alle Organizzazioni caritative, anche attraverso un loro coordinamento europeo”.


  • mercuri fedagri

    La revisione del sistema delle Indicazioni Geografiche rappresenta una preziosa occasione per rafforzare il primato che l’Italia ha maturato nel corso degli anni nel settore delle produzioni di qualità e costituisce una priorità per il la cooperazione agroalimentare, che detiene leadership importanti in tema di denominazioni in molti comparti, dal vino al latte all’ortofrutta.

    Pur condividendo gli obiettivi di fondo dichiarati dalla Commissione Europea nella sua proposta di modifica, esprimiamo tuttavia alcune perplessità sugli strumenti individuati, a partire dal maggiore coinvolgimento previsto in capo all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) nella gestione dei dossier. Se non adeguatamente regolamentato e circoscritto, si potrebbe rischiare una deriva verso un mero sistema di tutela proprietà intellettuale dei marchi piuttosto che della valorizzazione del legame dei prodotti a denominazione con i territori.

    Le criticità del nuovo regolamento europeo sulle IG

    Così il presidente di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri commenta la proposta di Regolamento presentata dalla Commissione Europea sulle IG (Indicazioni geografiche) dei prodotti agricoli, inclusi vini e bevande alcoliche.

    La rilevanza strategica del sistema di qualità europeo – ha proseguito Mercuri – deve continuare ad essere un obiettivo politico della Commissione Europea e quindi gestito non con un semplice approccio tecnico, ma contemplando quel sistema di valori, tradizioni, qualità che hanno contraddistinto i prodotti IG in Europa e nel mondo”.

    Un altro elemento che per Alleanza Cooperative Agroalimentari appare poco chiaro è quello della sostenibilità. “È condivisibile – spiega il presidente Mercuri – l’esigenza di assicurare standard sempre più ambiziosi in termini di sostenibilità economica, ambientale e sociale delle produzioni dell’UE, ma il sistema delle IG ha bisogno di flessibilità per potersi adeguare all’evoluzione del contesto produttivo e dei mercati. Ingessare ancora di più i disciplinari con specifici criteri sulla sostenibilità ancora non noti, sembra andare nella direzione opposta. Questo è un aspetto estremamente delicato che necessita un approfondimento, così come la proposta di introdurre una duplice categoria di consorzi in base alla loro rappresentanza, già paventata in Italia”.

    L’aggiornamento della regolamentazione in materia di prodotti di qualità deve inoltre, più in generale, “ambire a rafforzare il ruolo degli organismi di tutela senza tradirne tuttavia la loro primaria funzione, che è la promozione e valorizzazione dei territori dell’Unione europea”.

    Mercuri: confidiamo nelle modifiche in Parlamento e Consiglio europeo

    L‘Alleanza Cooperative Agroalimentari apprezza comunque il lavoro svolto fin qui dalle istituzioni europee ed è fiduciosa sul miglioramento delle proposte presentate. Mercuri, infatti, ritiene “positiva la volontà della Commissione Europea di rafforzare la lotta contro le evocazioni, una esigenza assoluta come dimostrato dalla vicenda Prosek”, così come auspica un “miglioramento della proposta durante l’iter legislativo: confidiamo in tal senso nel lavoro del relatore al Parlamento Europeo Paolo De Castro e in quello del ministro Patuanelli in seno al Consiglio, all’interno del quale c’è già stata nelle scorse settimane una presa di posizione esplicita a difesa dell’attuale sistema da parte di un largo fronte di Paesi”.


  • cooperative vino

    Vino: extra costi da 1 miliardo per il caro dell’energia e delle materie prime

    Un’indagine del Censis ha stimato in 1 miliardo il costo che dovrà pagare il settore vitivinicolo per l’aumento del prezzo dell’energia e delle materie prime.

    Extracosti da oltre 1,1 miliardi di euro a causa dell’incremento dei costi dell’energia e delle materie prime: è questo il conto salato che sta per abbattersi sulla filiera vitivinicola italiana. Una vera tempesta dei prezzi che intaccherà la redditività delle imprese e rischia di comprometterne anche la capacità competitiva sui mercati internazionali. 

    È quanto emerge dallo studio Censis- Alleanza Cooperative Agroalimentari Vino, La febbre dei costi presentato oggi in conferenza stampa a Roma. 

    Il fatturato 2021 della filiera è pari a 13,6 miliardi di euro. Applicando a questo dato la quota del 78,4% dei consumi intermedi necessari alla produzione, si determina il valore dei consumi intermedi della filiera in 10,7 miliardi per il 2021. Utilizzando la variazione dei costi di produzione del prodotto vino fra febbraio 2021 e febbraio 2022, pari al 10,5%, il valore attuale dei consumi intermedi raggiungerebbe il livello di 11,8 miliardi di euro.

    La differenza, in termini assoluti, è pari a 1.124 milioni di euro, che esprime – commenta Luca Rigotti, Coordinatore Vino di Alleanza Cooperative Agroalimentari – “un carico aggiuntivo sulla redditività delle imprese che inevitabilmente andrà a erodere i loro margini, compromettendone anche la loro capacità competitiva sui mercati internazionali”.

    Contribuiscono in modo sostanziale all’incremento dei costi di produzione le componenti dei prodotti energetici, che hanno fatto segnare tra febbraio 2021 e febbraio 2022 un +31,4% medio annuo, con un incremento dei carburanti pari al 38,3%, quello dell’energia elettrica del 16,7% e quello dei lubrificanti addirittura del 70%. Fra i fattori produttivi utilizzati nella coltivazione, fertilizzanti e concimi hanno visto crescere il livello del 32,3%.

    Anche i materiali impiegati per il confezionamento e l’imballaggio hanno subito aumenti che inevitabilmente si rifletteranno sul prezzo finale del vino. Fra gennaio 2021 e gennaio 2022 – e quindi al netto degli effetti dovuti allo scoppio della guerra in Ucraina – il prezzo alla produzione del vetro è cresciuto dell’8,5% e quello del sughero del 9,4%. Sono invece compresi fra il 23 e il 30% gli aumenti relativi alla carta e agli imballaggi.

    L’incremento dei costi dell’energia e dei materiali di produzione testimonia la pesante situazione a cui da mesi sono sottoposte le imprese vitivinicole – ha proseguito Rigotti – a cui si aggiunge un serio problema legato alla reperibilità e all’approvvigionamento dei materiali. È necessario trovare – ha concluso il Coordinatore settore vitivinicolo dell’Alleanza delle Cooperative – nuovi strumenti, sulla linea di quelli già emanati dal Governo, per cercare di mitigare gli effetti della crisi e non perdere ulteriori margini di competitività. Inoltre, è necessario ed urgente che l’UE intervenga per mettere un tetto condiviso al prezzo dell’energia e del gas, valutando la possibilità di svolgere il ruolo di acquirente unico sul mercato”

    Dal lato della logistica, la filiera del vino si sta già da mesi confrontando con uno scenario fortemente critico: nel trasporto aereo di merci gli aumenti hanno superato, in dodici mesi il 20%, mentre nel trasporto marittimo la crescita dei prezzi dei servizi ha raggiunto, sempre fra inizio 2021 e inizio 2022, il 36,2%.

    Export e Previsioni FMI

    Il Fondo Monetario Internazionale ha calcolato, poco prima che scoppiasse la guerra in Ucraina, che lo shock energetico e delle materie prime avrebbe compromesso l’1,3% del PIl 2022 degli Stati Uniti e della Francia, l’1,5% dell’Area Euro, fino a raggiungere il 3% per il Regno Unito e quasi il 5% per la Spagna. La mancata crescita di questi paesi che rappresentano i principali partner economici della filiera italiana del vino rischia di intaccare gli ottimi risultati dell’export del prodotto nel 2021, soprattutto se si pensa che nell’ultimo anno gli Stati Uniti hanno aumentato le importazioni di vino italiano di oltre diciotto punti percentuali, la Francia del 17,8%, la Spagna del 17,2% e che nei paesi dell’euro l’export di vino italiano è cresciuto del 9,9%.

    Nell’ambito più circoscritto del vino, per quanto riguarda il vino venduto in Russia – che nel 2021 aveva richiesto vino italiano per circa 150 milioni di euro, con un aumento della domanda superiore al 18% – ci sarà sicuramente una rimodulazione delle vendite dovuta alla difficoltà di pagamenti e transazioni riscontrate dalla imprese. 

    Il valore del vino importato dall’Ucraina è pari a 55 milioni di euro, un mercato che aveva orientato la scelta di vino verso i nostri produttori, con un incremento degli acquisti pari a +30%.

    La febbre dei costi

    Fra gennaio e marzo di quest’anno il prezzo del petrolio è passato da poco più di 78 dollari a 118, con un incremento del 50,9% in poco più di 60 giorni. Se si torna a inizio 2021 la variazione è addirittura del 130,6%. Il gas acquistato in Europa costava 19 euro per Mwh a gennaio dello scorso anno, per passare dodici mesi dopo a 78,50 e raggiungere la quota di 132 euro l’11 marzo scorso. Il prezzo del carbone è quasi quintuplicato in un poco più di un anno: da 133 dollari per tonnellata a 681 dollari dei giorni scorsi. Solo fra gennaio e marzo il prezzo è quasi triplicato.

    Il quadro che si è venuto a delineare implica conseguenze pesanti per le attesa di crescita nel 2022. Nell’ultimo Outlook, l’Ocse ha stimato che l’effetto combinato dell’aumento dei prezzi di energia e materie prime fra il 24 febbraio (giorno d’inizio dell’aggressione russa) e il 9 marzo (giorno di pubblicazione dell’Outlook), e dell’instabilità dell’area porterà a una caduta della domanda globale dell’1,08%, dell’1,4% fra i paesi dell’Euro e dello 0,88% negli Stati Uniti, con effetti ora non quantificabili sul lato degli scambi internazionali e delle esportazioni dei singoli paesi.

    In aggiunta, la condizione di “stagflazione”, mai più sperimentata in Occidente dagli anni 70, diverrebbe l’ipotesi più probabile per descrivere il corso dei prossimi mesi in molti paesi, dato che l’inflazione e la corsa dei prezzi peserà ulteriormente sulle decisioni di spesa e di investimento. Come abbiamo già detto la mancata crescita di questi paesi che rappresentano i principali partner economici della filiera italiana del vino rischia di intaccare gli ottimi risultati dell’export del prodotto nel 2021.