Categoria: Agroalimentare

  • formaggi italiani export

    Formaggi: cresce l’export del Made in Italy nel 2021, raggiunta quota 3,6 miliardi

    Cresce l’export dei formaggi made in Italy che nel 2021 ha raggiunto quota 3,6 miliardi di euro facendo registrare una crescita pari al 12,3% rispetto all’anno precedente.

    Cresce l’export dei formaggi made in Italy che nel 2021 ha raggiunto quota 3,6 miliardi di euro facendo registrare una crescita pari al 12,3% in valore (+10,6% in volume) rispetto all’anno precedente. Tra le vendite fuori dai confini europei particolarmente positivi i risultati ottenuti negli Stati Uniti (+34,4% in valore e +19,7% in volume), dove i formaggi italiani hanno raggiunto i livelli pre-dazi e in Cina (+35,1% in valore e +26,4% in volume).

    Sono questi i principali risultati che emergono dai dati Istat del commercio con l’estero
    aggiornati a dicembre 2021, elaborati da Alleanza Cooperative Agroalimentari. “In un contesto estremamente complesso caratterizzato dalla pandemia e dalle difficoltà economiche che hanno investito il settore negli ultimi mesi dell’anno scorso – commenta il Coordinatore del settore lattiero-caseario di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giovanni Guarnerisi tratta di dati senz’altro positivi che confermano la vitalità di un comparto che oggi si trova tuttavia a fronteggiare gli effetti dell’inflazione dei costi di produzione e ora le conseguenze del conflitto in Ucraina, le cui ricadute non sono ancora facilmente stimabili”.

    I dati delle esportazioni di formaggi nel 2021

    Nella fotografia aggiornata a dicembre 2021 dell’export lattiero-caseario, registrano una lieve battuta d’arresto le esportazioni verso il Regno Unito (-4,5% in volume e -2,7% in valore) per le conseguenze della Brexit. Leggera flessione anche in Giappone (-3,2% in volume e -1,8% in valore). Rispetto al mercato Ue, dove l’Italia vende più di due terzi della propria produzione (2,3 miliardi di euro), le vendite di formaggi registrano un incremento del +10,2%.

    All’interno dell’Unione europea, c’è da segnalare il buon risultato in Francia (+13,2% in
    volume e +13,8% in valore), dove il fatturato registrato dall’export ha raggiunto 705 milioni di euro.

    I formaggi più venduti all’estero

    Riguardo alle categorie, il 2021 ha visto un aumento degli ordini per tutti i formaggi italiani esportati: continuano ad aumentare le vendite all’estero della Mozzarella (+12,5%) e si
    consolida il mercato del Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+5,3%), che insieme fatturano oltre un miliardo di euro – più del 30% del totale.

    L’ombra del Nutriscore sul settore lattiero-caseario

    Le vendite dei formaggi italiani oltreconfine sono in crescita da anni – commenta ancora Guarneri – a conferma della vitalità di un comparto le cui eccellenze sono riconosciute e apprezzate in ogni parte del mondo. Tale trend positivo potrebbe tuttavia essere arrestato da alcune iniziative comunitarie, come i prospettati tagli ai fondi per la promozione dei prodotti Dop, e soprattutto dallo spettro del nutriscore che rischia di diventare obbligatorio entro il 2022: si tratta di un sistema fuorviante che banalizza i valori nutrizionali dei nostri formaggi e rischia di porre un brusco freno anche alle performance positive sui mercati esteri, che costituiscono una leva imprenscindibile per la competitività del nostro made in Italy”.


  • Alleanza delle Cooperative: no alla demonizzazione del vino

    L’Alleanza delle Cooperative esprime soddisfazione per il voto del Parlamento europeo che ha stabilito che nell’etichetta non ci sarà il bollino nero sulla cancerogenicità del vino.

    L’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari esprime soddisfazione per il voto dell’assemblea plenaria del Parlamento europeo che ha stabilito che nell’etichetta non ci sarà alcun bollino nero certificante la cancerogenicità del vino

    Sono passati, infatti, alcuni emendamenti al Cancer Plan, ovvero il Piano anticancro redatto dalla Commissione Beca (Committee on Beating Cancer). Le proposte di modifica alla legge comunitaria specificano che non è il consumo in sé di sostanze alcoliche a costituire un fattore di rischio di tumore. Nelle etichette sarà presente invece solo una generica raccomandazione ad un consumo moderato e responsabile di vino e alcol. 

    Un’eventuale approvazione del precedente testo, che avrebbe imposto il posizionamento di un bollino nero sulle etichette del vino come avviene ad esempio per le sigarette, avrebbe provocato danni enormi ad un settore chiave del Made in Italy agroalimentare come quello vitivinicolo.

    Mercuri: nuovo testo sul vino più equilibrato

    Il voto in plenaria sul Piano di azione per la lotta contro il cancro ci restituisce un testo globalmente equilibrato e sicuramente migliorativo, specie per quanto riguarda il
    vino poiché è stato eliminato l’approccio che non distingueva l’uso moderato e consapevole di vino dall’abuso di sostanze alcoliche, che avrebbe penalizzato pesantemente il comparto vitivinicolo, considerando quale fattore di rischio il consumo di alcol in sé. Complessivamente nel documentoche contiene linee guida importanti per la salute dei cittadini europei in tema di prevenzione del cancro e di accesso alle cure – rimangono tuttavia alcuni riferimenti che avranno inevitabili ricadute sulle politiche di promozione dei prodotti agroalimentari”.

    Questo il commento del presidente di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri rispetto al voto di oggi a Strasburgo della Relazione sul piano di lotta contro il cancro, che era stata redatto lo scorso anno da un’apposita Commissione parlamentare speciale (Commissione BECA) e che oggi è stato approvato in plenaria dal Parlamento Ue, con alcune modifiche.
    Pur se restano motivi di soddisfazione per il lavoro portato avanti dagli europarlamentari, in
    particolare da quegli italiani,– spiega il Presidente Mercuri – è fondamentale rimanere vigili e tenere alta la guardia in generale sulle strategie che l’Europa è pronta a mettere in pratica. La Commissione ha messo a punto in questi anni un complesso di politiche e documenti strategici – dalla Farm to Fork alla Strategia sulla biodiversità alla revisione dei sistemi di etichettatura e al Nutriscore, solo per citare i principali – che avranno infatti un impatto non trascurabile sulle nostre filiere agroalimentari, dal vino alle carni rosse. I documenti e le linee strategiche della Commissione rischiano infatti di tradursi molto presto in atti normativi, con un approccio che finora è apparso tutt’altro che equilibrato tra le varie istanze. Non resta che sperare che il Consiglio possa fare la sua parte e correggere il tiro”.

    Rispetto alle politiche di promozione, la relazione finale approvata oggi dal Parlamento europeo accoglie con favore una futura revisione delle politiche di promozione che incentivi una dieta sana, con un maggiore consumo di proteine vegetali e frutta e verdura e scongiuri il consumo in eccesso (overconsumption ) di carni rosse e trasformate. “Pur essendo preoccupati e vigili rispetto alle possibili evoluzioni della riforma della promozione – conclude il Presidente Mercuri – al contempo è importante che il Parlamento UE abbia sottolineato il riferimento al consumo eccessivo delle carni e non già al mero consumo, ribadendo dunque il concetto dell’importanza di una dieta equilibrata e varia. Ci lasciano ben sperare anche le parole della Commissaria UE alla Salute Stella Kyriakides che ha dichiarato che «non c’è alcuna intenzione di prendere di mira una cultura gastronomica» e che «il lavoro sarà basato su dati scientifici».


  • latte prezzo

    Ismea: produzione di latte in aumento nei prossimi cinque anni

    Secondo Ismea la produzione di latte italiano è destinata ad aumentare del 15% nei prossimi cinque anni.

    La produzione di latte bovino è destinata ad aumentare del 10/15% nei prossimi anni. A prevederlo è Ismea nel report sugli scenari del comparto lattiero caseario commissionato dall’Alleanza Cooperative Agroalimentari e presentato nella giornata di ieri a Verona nel corso del Dairy Summit, gli stati generali della filiera lattiero-casearia.

    La grande disponibilità di latte italiano

    Finalmente una stima positiva per il settiero caseario. Negli ultimi c’è stata una costante riduzione dei consumi mondiali di latte fresco, fatta eccezione per paesi come India e Cina. Questa tendenza ha costretto le aziende lattiero caseari a diversificare, spostando parte della propria produzione verso le bevande vegetali, il latte a lunga conservazione e i formaggi

    Se il mercato interno, quindi, sembra essere un terreno favorevole specialmente per i formaggi, gli stati appartenenti al continente asiatico e in generale quelli esteri potranno essere un approdo costante per il latte nostrano. Secondo il report di Ismea, infatti, la grande disponibilità di materia prima, prevista per il prossimo lustro, porterà ad un forte aumento delle esportazioni, con una crescita del +25% nei prossimi cinque anni. 

    Produzione latte: le regioni che trainano il settore

    Il periodo positivo della produzione di latte italiano è iniziato nel 2015 e pare dunque destinato a proseguire in futuro. La maggior parte dell’incremento produttivo si è realizzato nelle regioni del Nord Italia (Lombardia +19%, Emilia Romagna +15%, Veneto + 6,0%, Piemonte +15%), ma anche in alcune regioni del Mezzogiorno (Puglia +12%, Sicilia e Basilicata +11%, Calabria +17%). A fronte dell’aumento delle consegne di latte (+13% nell’ultimo quinquennio), il prezzo alla stalla del latte nazionale è mediamente aumentato del 3% tra il 2015 e il 2020. Troppo poco se consideriamo che dopo la crisi Covid gli allevatori hanno dovuto subire un aumento del costo delle materie prime stimabile almeno attorno al +50%.

    «Affinché il significativo aumento della produzione di latte a livello nazionale sia sostenibile da un punto di vista economico – ha commentato Giovanni Guarneri, coordinatore settore lattiero-caseario di Alleanza Cooperative Agroalimentari – la filiera dovrà affidarsi ad una strategia che punti, da un lato, a sviluppare nuovi canali commerciali aumentando l’export dei prodotti caseari (anche in considerazione delle prospettive di crescita della domanda mondiale) e, dall’altro, riesca ad individuare e implementare nuovi segmenti di mercato con destinazioni alternative della materia prima latte».


  • bando isi agricoltura 2016

    Banca nazionale delle Terre Agricole: il nuovo bando per i giovani agricoltori

    Ismea ha lanciato la quarta edizione della Banca nazionale delle Terre Agricole, il bando che mette all’asta oltre 16mila ettari di terreni.

    Ismea ha lanciato la quarta edizione della Banca nazionale delle Terre Agricole, il bando che mette all’asta oltre 16mila ettari di terreni, con un potenziale di 624 aziende agricole da costituire. 

    In Italia l’agricoltura è cultura, distintività e radicamento al territorio, dunque non solo produzione di materie prime – ha dichiarato il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Stefano Patuanelli -. La Banca nazionale delle terre agricole è uno strumento fondamentale perché, offrendo terreni, rende operative le misure per realizzare un’agri-coltura 5.0, un modo anche per coinvolgere i giovani”.

    Cos’è la Banca nazionale delle Terre Agricole

    L’accesso alla terra è una delle questioni più rilevanti in agricoltura, soprattutto per le nuove generazioni. In Italia, infatti, sono sempre di più i giovani che vogliono investire energie e risorse nel comparto agricolo, ma hanno difficoltà a trovare terreni sui quali avviare il proprio progetto imprenditoriale. 

    La Banca nazionale delle Terre Agricole rappresenta, allora, un ottimo strumento per migliorare l’accesso alla terra e promuovere l’innovazione e il ricambio generazionale nel comparto agricolo. Quando parliamo della Banca nazionale delle Terre Agricole facciamo riferimento all’inventario completo dei terreni agricoli che si rendono disponibili anche a seguito di abbandono dell’attività produttiva e di prepensionamenti.

    Come funziona il bando e perché è un’opportunità per i giovani

    I soggetti interessati possono inviare la manifestazione d’interesse per l’acquisto di uno o più terreni fino al 7 settembre. Come detto in precedenza, la Banca mette a disposizione 6 mila ettari, che costituiscono 624 aziende potenziali, per un valore complessivo minimo atteso di 255 milioni di euro. 

    La maggior parte dei lotti è situato nel Mezzogiorno (74%), soprattutto in Sicilia, Puglia e Basilicata, ma ci sono anche diversi terreni in Toscana, Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria.

    Le manifestazioni d’interesse possono essere presentate esclusivamente in via telematica accedendo al portale della Banca Nazionale delle Terre Agricole.
    Tutti i soggetti che risulteranno in possesso dei requisiti soggettivi di partecipazione, saranno invitati a partecipare alla procedura competitiva (lettera di invito) con il sistema della vendita senza incanto.

    Le offerte economiche, corredate dal deposito cauzionale, dovranno pervenire in busta chiusa entro e non oltre 45 giorni dall’invio della lettera di invito. I partecipanti alla procedura saranno vincolati alla propria offerta per 180 giorni di calendario dalla data della presentazione della stessa. A pena di esclusione, il deposito cauzionale per partecipare alla procedura competitiva è fissato nella misura del 10% del valore a base d’asta di ogni singolo terreno o lotto per il quale si è manifestato interesse ed è versato tramite assegno circolare.

    Per gli under 41 sono previste delle modalità di partecipazione agevolative. Potranno infatti saldare il prezzo l’acquisto del terreno ratealmente e con un piano di ammortamento fino a 30 anni. 
    Per ulteriori informazioni sulle modalità di partecipazione e di svolgimento dell’asta potete consultare le FAQ di Ismea. 


  • antonio auricchio Associazione Formaggi Italiani DOP e IGP

    Antonio Auricchio nuovo presidente di AFIDOP (Associazione Formaggi Italiani DOP e IGP)

    Antonio Auricchio, Presidente del Consorzio Tutela Gorgonzola, è stato eletto Presidente dell’Afidop – Associazione Formaggi Italiani DOP e IGP.

    Antonio Auricchio, Presidente del Consorzio Tutela Gorgonzola, è stato eletto Presidente dell’Afidop – Associazione Formaggi Italiani DOP e IGP nel corso della sua 31aAssemblea svoltasi oggi ad Albarese (Grosseto). Ad affiancare Auricchio nel triennio 2021-2023 sarà il Vicepresidente Gianni Maoddi, Presidente del Consorzio di Tutela del Pecorino Romano. 

    Completano la Giunta esecutiva Nicola Bertinelli, Presidente del Consorzio Tutela Parmigiano Reggiano, Domenico Raimondo, Presidente del Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana, Renato Zaghini, Presidente del Consorzio Tutela Grana Padano, Massimo Forino per Assolatte e Giovanni Guarneri per Confcooperative – Fedagripesca. 

    Abbiamo vissuto mesi estremamente complessi – ha affermato Domenico Raimondo, Presidente uscente di Afidop – dominati dagli effetti di una pandemia che ha preso alla sprovvista tutti noi. Sebbene il settore alimentare abbia dimostrato di reggere l’urto dei vari lockdown e delle mutate abitudini di consumo, anche i nostri rinomati formaggi hanno subito i contraccolpi della pandemia. Il 2021 ci vede impegnati su molti fronti e gli anni a venire saranno caratterizzati da sfide stimolanti che dobbiamo riuscire a vincere, per poter stare al passo con i tempi. Lascio ad Antonio Auricchio l’onere di portare avanti le istanze a tutela degli interessi specifici della nostra filiera e l’onore di presiedere una Associazione che continua a dare una casa ai Consorzi di tutela dei formaggi italiani DOP augurandogli i migliori successi ed il raggiungimento dei più ambiziosi traguardi” 

    Le nuove sfide del settore dei formaggi DOP e IGP

    Siamo di fronte ad una trasformazione epocale del settore alimentare europeo e del sistema delle indicazioni geografiche che vede l’Italia ed i formaggi DOP e IGP leader a livello mondiale. Ci aspettano quindi molte sfide nei prossimi anni. Sfide che non mi fanno paura e per le quali mi impegnerò “anima e core”.  Con una squadra forte come quella eletta oggi sono sicuro che potremo affrontare a testa alta e con grande determinazione”, ha affermato il neo Presidente Antonio Auricchio. “Ringrazio Domenico Raimondo e la Giunta uscente per il grande lavoro svolto in un triennio complesso che nell’ultimo anno e mezzo è stato condizionato dai terribili effetti della pandemia. Sono certo che tutti insieme sapremo contribuire a far crescere ancora le nostre eccellenze casearie in Europa e nel mondo”.

    Il Coordinatore del settore lattiero-caseario di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giovanni Guarneri, nell’esprimere congratulazioni al neo Presidente, ha auspicato che “si favorisca il più possibile un lavoro comune e la massima unità di intenti tra le varie realtà in seno ad AFIDOP, anche alla luce delle grandi riforme che ci aspettano”.

    La Giunta esecutiva si completa con il Collegio dei Sindaci, formato da Gianluca Zampedri, Fiorenzo Rigoni, Presidente del Consorzio Tutela Asiago e Libero Stradiotti, Presidente del Consorzio del Provolone Valpadana.


  • Lattiero-caseario: aumenta l’export dei formaggi Made in Italy (2021)

    Secondo il report dell’Alleanza delle Cooperative nel primo trimestre 2021 c’è stato un aumento dei volumi di formaggi venduti (+1,1%), soprattutto in Europa. 

    In occasione del World Milk Day vi abbiamo parlato dell’importanza del settore lattiero caseario in Italia. Un comparto, quello del latte e dei derivati, che nel nostro Paese ha sempre prodotto eccellenze apprezzate e vendute in tutto il mondo come il Parmigiano reggiano, il Grana Padano, il Caciocavallo Silano Dop e la Mozzarella di Bufala campana. 

    I dati degli ultimi mesi sull’export del lattiero-caseario confermano che i formaggi Made in Italy sono ancora molto appetibili nel mondo, nonostante la crisi generata dal Covid-19 abbia portato degli sconvolgimenti anche in questo settore. 

    I dati dell’Alleanza delle Cooperative sull’export dei formaggi

    Secondo il report elaborato dall’Alleanza delle Cooperative sui dati Istat, nel primo trimestre del 2021 c’è stato un pareggio del fatturato estero rispetto al 2020 (+0,1%) e addirittura un aumento dei volumi venduti (+1,1%). 
    Molto bene soprattutto le vendite sul mercato europeo che fanno registrare un aumento del +2,8%, trascinate soprattutto dai numeri del mese di Marzo quando l’Italia ha aumentato le vendite intracomunitarie del 22% sfiorando i 200 milioni di euro in un solo mese. 

    Si tratta di una inversione di tendenza rispetto all’inizio dell’anno – commenta il Coordinatore del settore lattiero-caseario di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giovanni Guarneri – che fa ben sperare in vista dei mesi estivi e di una progressiva e graduale riapertura del canale Ho.re.ca in molti Paesi. Valutiamo però con molta cautela i dati registrati a marzo, poiché si tratta di variazioni rispetto al marzo dello scorso anno, quando lo scenario vedeva il mercato già colpito dai primi grandi contraccolpi causati dalla pandemia”.

    Le vendite dei formaggi sul mercato extra-europeo

    Nei mercati extra-UE, continuano a soffrire il Regno Unito (-15,4% in valore rispetto al primo trimestre dello scorso anno) e il Giappone (-32% in valore), mentre gli Usa registrano una leggera crescita nel mese di marzo, che ridimensiona il dato negativo cumulato del trimestre che si attesta su un -10,5%. Continua a registrare incrementi record la Cina, che quasi triplica le vendite in valore registrate nei primi tre mesi del 2020.

    i formaggi in italia 2021

    Riguardo alle categorie, nei tre mesi, c’è da segnalare ancora la crescita dei freschi (soprattutto mascarpone e mozzarella) e del Provolone; calano tutti gli altri prodotti anche se con variazioni meno sostanziali rispetto al periodo gennaio-febbraio 2021. Il mese di marzo, infatti, ha mostrato crescite in doppia cifra per l’export di quasi tutti i prodotti rilevati: tra gli altri, Pecorino +31%, Gorgonzola +19%, Grana e Parmigiano +13%.


  • Salviamo la pesca: l’Alleanza delle cooperative proclama lo stato di agitazione

    L’Alleanza delle cooperative italiane ha proclamato lo stato di agitazione per sabato 12 giugno per salvare la pesca dalla recenti decisioni europee.

    Una vera e propria mobilitazione nazionale per salvare un settore, la pesca, che rischia di scomparire. Il motivo? Le nuove regole della Commissione europea che riducono ulteriormente i giorni annui di attività in mare. Una decisione che si va ad inserire in un contesto già di grave crisi per il comporto ittico. La chiusura forzata del canale HORECA, infatti, ha portato in questi mesi ad una drastica riduzione del numero di pescherecci in mare, con annesse ripercussioni negative per i settori della ristorazione e del turismo italiani. 

    L’Alleanza delle Cooperative italiane scende in piazza

    Per questo motivo l’Alleanza delle cooperative italiane – settore pesca ha proclamato lo stato di agitazione per sabato 12 giugno. Ci saranno due manifestazioni, a Venezia -Fondamenta Le Zattere e a Mazara del Vallo -Piazza della Repubblica, più tante altre iniziative nei porti di tutta Italia. 

    Il settore pesca è stato ritenuto negli ultimi anni uno dei maggiori responsabili dell’inquinamento delle acque marine. Un assunto quanto meno discutibile che ha portato l’Unione europea ad adottare politiche di progressiva riduzione delle imbarcazioni, senza però ottenere benefici in termini di tutela del mare e della sicurezza alimentare. “Le cause dello sfruttamento delle risorse – commenta l’Alleanza delle Cooperative in una nota stampa – devono essere ricercate in fattori diversi dalle attività di pesca: cambiamenti climatici, traffico marittimo e inquinamento devono essere considerati al primo posto ed è con questi problemi che  la Commissione Europea si deve misurareComprendiamo che è più facile accanirsi contro la pesca e i pescatori, ma non si può più continuare ad assistere ad una morte lenta della pesca Italiana e di conseguenza di quella siciliana; assistiamo a continue norme restrittive delle attività in mare e un costante aumento dell’importazione con percentuali da capogirooltre che al fallimento delle imprese di pesca”. 

    La mobilitazione dei social

    Ma la protesta dell’Alleanza delle Cooperative non si ferma solo alla manifestazione del 12 giugno. Sia su Facebook che su Twitter, infatti, decine di associazioni, movimenti e singoli cittadini hanno sposato la causa di “Salviamo la pesca” mostrando solidarietà e vicinanza all’intero comparto. La questione è arrivata anche in Parlamento dove diversi esponenti politici hanno chiesto un intervento del ministro Patuanelli sia a livello nazionale che comunitario a tutela del comparto ittico. 

    https://www.facebook.com/SaraMorettoPagina/videos/179976014065003/

    La speranza è che lo stato di agitazione proclamato dall’organizzazione di rappresentanza delle cooperative e la forte mobilitazione della politica e della società civile possano portare l’Unione Europea ad una revisione degli orientamenti recenti, che penalizzeranno soprattutto la piccola pesca. 
    Nella nostra regione – commenta Riccardo Milocco, portavoce regionale della mobilitazione unitaria del settore pesca per l’Aci e coordinatore del settore pesca di Confcooperative Fvg –  le imbarcazioni che usano lo strascico si sono ridotte a poco più di una dozzina, sono di piccole dimensioni (solo qualcuna arriva a poco più di 18 metri di lunghezza) e praticano la pesca di giornata o, meglio, di poche ore, non avendo sistemi refrigeranti a bordo – prosegue Milocco -. Inoltre, hanno reti piccole e poco pesanti con un impatto limitato sui i fondali. Per cui, niente a che vedere con quanti pescano giornate intere e di continuo, senza fare scalo. Negli anni scorsi i pescatori del Fvg hanno anche esperimentato nuove attrezzature per diminuire l’impatto, installando dei sensori sulle reti che trasmettono in cabina il posizionamento della stessa.

    Potete seguire la diretta della manifestazione del 12 giugno su Facebook


  • latte-yogurt

    World Milk Day: dalle cooperative il 60% del latte raccolto

    Il mondo della cooperazione rappresenta un pilastro del settore lattiero caseario: il 60% del latte raccolto e il 70% dei formaggi DOP proviene, infatti, da cooperative. 

    Oggi 1 giugno si celebra il World Milk Day, la giornata con la quale la Fao e l’Onu vogliono ricordare l’importante del latte nella nostra alimentazione quotidiana e all’interno dell’economia mondiale.

    La cooperazione e il latte: un binomio vincente

    Il mondo della cooperazione rappresenta un vero e proprio pilastro del settore lattiero caseario. Circa il 60% del latte raccolto e il 70% dei formaggi DOP proviene, infatti, da cooperative. 
    Da Nord a Sud sono migliaia le coop hanno raccolto l’antica tradizione degli allevamenti nostrani e hanno saputo leggere il mercato investendo, ad esempio, nei nuovi metodi di mungitura, in stalle più sostenibili e nei sistemi di controllo e tracciabilità del prodotto. 

    La filiera lattiero-casearia italiana – dice Giovanni Guarneri, coordinatore settore lattiero-caseario di Alleanza cooperative Agroalimentari – è il punto di incontro tra mestieri millenari custodi di tradizioni e nuove competenze per raggiungere ambiziosi obiettivi in linea con l’evoluzione della società, quali la sostenibilità, il benessere animale, la tracciabilità. Scegliere il latte fresco e i formaggi italiani significa, quindi, contribuire a mantenere vive e vitali questa identità e queste tradizioni e a sostenere nel contempo le trasformazioni in atto nella filiera”. 

    Guarneri ha ricordato come la cooperazione in questo settore abbia un ruolo rilevante, non solo in termini quantitativi – più del 60% del latte raccolto – ma anche qualitativi (circa il 70% del mondo dei formaggi DOP). “A fronte di molte aziende che si trovano in difficoltà e rischiano di chiudere – ha commentato Guarneri – le cooperative sono in grado di preservare la tenuta della filiera e salvaguardare l’intero tessuto economico-produttivo del territorio. Con la raccolta e la trasformazione del latte la cooperazione garantisce reddito a centinaia di migliaia di famiglie e contribuisce alla salvaguardia del territorio, specie nelle aree di montagna più a rischio spopolamento”.

    L’impegno dell’Alleanza delle Cooperative con il progetto di comunicazione “Verde latte Rosso”

    Da alcuni anni l’Alleanza delle Cooperative ha deciso di impegnarsi per valorizzare – dal punto di vista mediatico e nei confronti del consumatore – il ruolo strategico del settore lattiero caseario nel sistema alimentare ed economico italiano, attraverso il progetto di comunicazione “Verde latte Rosso” che per due anni ha raccontato l’eccellenza del latte italiano, mettendo al centro la filiera e la produzione casearia di qualità: il miglior food Made in Italy grazie al latte Made in Italy. “I risultati – spiega Guarneri – sono stati sorprendenti: la campagna ha raggiunto 7 milioni di utenti unici e generato più di 40 milioni di impression, contribuendo alla creazione di una social community attiva e interessata al latte, con più di 5.300 fan, generando un engagement rate medio di 2,8%”

    Questi numeri e la risposta positiva del pubblico – ha concluso Guarneri – spingeranno l’Alleanza delle Cooperative ad investire ancora in comunicazione al fine di riqualificare l’immagine del latte e dare il giusto valore al settore lattiero caseario italiano, difendendo così il lavoro di migliaia di allevatori, centinaia di migliaia di lavoratori dell’indotto lattiero caseario, 16,5 miliardi di euro di fatturato, ma soprattutto la reputazione del Dairy Made in Italy, un bene dal valore inestimabile”.


  • antonio borea

    La Campania è uno dei territori leader in Italia e nel Mondo per la produzione di noci e nocciole. Come tutti i comparti dell’agroalimentare, però, anche quello della frutta a guscio ha bisogno di incentivare l’aggregazione tra gli operatori del settore per resistere alla concorrenza estera e al ribasso del prezzo delle materie prime. Da qui nasce l’idea di formare la società consortile cooperativa “Campania in guscio – Distretto agroalimentare di qualità“.

    L’aggregazione: il motore in più dell’agroalimentare italiano

    La scelta di cooperare e condividere con altri soggetti alcune delle scelte aziendali più importanti è ormai quasi indispensabile per le piccole realtà in un mercato completamente globalizzato. Lo abbiamo visto, tra gli altri, nel settore lattiero-caseario e in quello ortofrutticolo dove tanti piccoli produttori che faticavano ad essere competitivi hanno deciso di unirsi e dare vita a cooperative che oggi rappresentano delle vere e proprie eccellenze su scala globale. 
    Le organizzazioni di produttori hanno il merito di valorizzare al meglio il prodotto attraverso un giusto prezzo e danno la possibilità alle imprese aderenti di avere maggiori certezze economiche in un contesto di mercato molto volatile. 

    Gli obiettivi di Campania in Guscio

    “L’elemento innovativo del Distretto della frutta a guscio – specifica la nuova società in una nota stampa – è la partecipazione dal basso delle aziende, che hanno deciso di aggregarsi per nominare un comitato promotore prima e dare vita il 18 maggio 2021 ad una Società cooperativa consortile denominata Campania in guscio“.

    Il nuovo gruppo sarà guidato da Francesco Vita e dal suo vice Pellegrino La Manna, già presidente de “Il Guscio Op”, mentre il direttore tecnico sarà Sabato Castaldo.
    Faranno parte, invece, del consiglio di amministrazione  gli amministratori delle aziende agricole Biagio FranzeseGiovanni D’avanzoFrancesco Ferrante, Daniela Nunziata Rega. Siederanno nel Cda inoltre Domenico De Lucia per la Domenico De Lucia SpaChiara Sodano per la società agricola Nutitaly, ed i rappresentanti delle cooperative agricole Carlo Mazza (Nocciole Irpine) e Nicola Muto (AgriVesuvio).

    La costituenda società Daq Campania in guscio – ha dichiarato il presidente Gioia – si proporrà di svolgere un ruolo strategico tra le diverse realtà agricole e agroalimentari del territorio per la valorizzazionepromozione commercializzazione delle produzioni di qualità come quella del noce, prodotto pivot Bio, del nocciolo, e di tante altre eccellenze del nostro territorio“.

    Il ruolo di Confcooperative Campania

    Tra i promotori della nuova società cooperativa Campania in Guscio c’è anche Confcooperative Campania che da sempre porta iniziative per favorire l’aggregazione tra imprese di piccola e media dimensione. 

    Il nostro ruolo come associazione che rappresenta il movimento cooperativo in Campania – ha sottolineato Antonio Borea, presidente di Confcooperative Campania – è soprattutto quello di unire, di mettere insieme le persone, le competenze, di generare connessioni e contaminazioni. Certamente spetterà alle singole imprese, alcune delle quali vere eccellenze del comparto frutta in guscio, cogliere il meglio dall’avvio del Daq, ma è nostro compito mettere gli imprenditori nelle condizioni di intercettare strade per la crescita e il miglioramento“.


  • latte agrinsieme

    Agrinsieme chiede al ministro Patuanelli di riattivare il tavolo tecnico sul settore lattiero-caseario

    Negli ultimi mesi il settore lattiero caseario ha visto un aumento del costo delle materie prime e una minore redditività del prodotto, complice la chiusura del canale Ho.Re.Ca.

     Il Coordinamento Nazionale di Agrinsieme, in una lettera indirizzata al ministro per le Politiche Agricole Stefano Patuanelli, ha chiesto di riattivare il ‘Tavolo Zootecnico’, coinvolgendo gli altri ministeri interessati, Sviluppo economico e Salute, e le organizzazioni della produzione e della trasformazione, che rappresentano l’agroalimentare italiano e la grande distribuzione. Avviando così un confronto costruttivo sulle difficoltà che il settore zootecnico sta affrontando, con particolare riguardo al comparto lattiero-caseario e sugli strumenti idonei per superarle.

    I problemi del settore lattiero-caseario

    Già in una recente audizione presso l’Ufficio di Presidenza della Commissione Agricoltura del Senato, il coordinamento di Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari aveva posto in evidenza come l’aumento dei costi delle materie prime e la minore redditività della produzione (a causa dell’emergenza sanitaria e della chiusura pressoché totale che si è avuta a lungo del canale Ho.Re.Ca. in Italia ed in molti Paesi), rischiano di accentuare una situazione di crisi che interessa intere aree, la cui economia si basa su questa filiera. A ciò si aggiunga la crescente disaffezione dei consumatori verso il latte vaccino – a causa di campagne mediatiche denigratorie e della promozione del consumo di proteine vegetali – con un calo degli acquisti del 5% annuo.

    I numeri della filiera del latte

    Agrinsieme ricorda l’importanza del settore lattiero-caseario, con un fatturato di circa 16,5 miliardi di euro, che rappresenta 11,5% del totale del fatturato industriale dell’agroalimentare. La spesa annua delle famiglie sui prodotti del settore si aggira sui 20 miliardi di euro. La produzione di latte del 2020 è stata di circa 12,6 milioni di tonnellate.


  • cooperative vino

    È in corso di svolgimento a Verona l’edizione numero 51 del Vinitaly, il salone internazionale dei vini e dei distillati, diventato ormai un appuntamento imperdibile per le imprese e gli esperti del settore. 

    Il mondo della cooperazione è storicamente una colonna portante di tutto il comparto. Lo dicono i numeri e lo raccontano soprattutto le storie delle cantine cooperative. Le etichette cooperative sono la piena espressione del territorio d’appartenenza e delle persone che stanno dietro il prodotto finale.
    Sono in tutto 498 le cantine cooperative italiane con un giro d’affari di 4,3 miliardi, corrispondente al 40% del fatturato nazionale di settore. Quest’anno hanno partecipato al Vinitaly circa 200 cooperative vitivinicole, portando i loro prodotti e soprattutto le loro esperienze.
    L’universo cooperativo annovera tra le proprie fila alcune delle maggiori imprese del comparto. Parliamo, ad esempio, di Cantine Riunite &CIV, Caviro, Mezzacorona, Cavit, Soave, Gruppo Cevico, Collis Veneto Wine Group e La Marca, tutte imprese che superano i 100 milioni di fatturato e che producono valore e lavoro per il territorio.

    cooperative vinoIl vino cooperativo ha un ottimo rendimento sul mercato estero. Secondo l’Alleanza delle Cooperative il fatturato aggregato dell’export vitivinicolo cooperativo è di 1,8 miliardi, pari al 42% dell’intero fatturato delle cantine cooperative e ad un terzo del valore delle esportazioni di vino su scala nazionale.
    Oggi le cooperative rappresentano, inoltre, il 58% della produzione vinicola italiana e danno lavoro a 9.000 addetti.

    Questi numeri potrebbero subire un ridimensionamento con l’elezione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti, il quale ha più volte annunciato di volere portare avanti un politica fortemente protezionista. L’apposizione di dazi doganali al confine con gli Usa rischia di danneggiare il mercato vinicolo italiano.
    L’Italia, infatti, è il primo paese fornitore di vino negli Usa, sia in valore (1,6 miliardi di euro, + 6,1% rispetto al 2015, meglio anche della Francia, ferma a 1,4 mld), che in volume (3,2 milioni di ettolitri).
    I produttori nostrani, però, come mostra un’indagine dell’Alleanza delle Cooperative, non sembrano essere preoccupati dalle parole di Trump. La coordinatrice del settore vino dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, Ruenza Santandrea, spiega il perché: “Non dimentichiamo infatti che gli Usa hanno anche un notevole peso come paese esportatore di vino, collocandosi al settimo posto nella graduatoria mondiale in volume e al quinto in valore. Se venissero messi dazi e barriere, tutti gli scambi commerciali subirebbero un contraccolpo e gli stessi produttori californiani finirebbero per essere penalizzati“.


  • bando isi agricoltura 2016

    L’agricoltura è sempre stata uno strumento attraverso il quale le mafie hanno esercitato il controllo sul territorio. Un potere, tra le altre cose, particolarmente redditizio e che è diventato ancora più remunerativo negli ultimi anni. 

    Ce lo dice il Rapporto Agromafie 2017, realizzato da Coldiretti, Eurispes e dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Il volume d’affari generato, l’anno scorso, dalle attività economiche agroalimentari controllate dalla criminalità organizzata ammonta a 21,8 miliardi di euro, in aumento bando isi agricoltura 2016addirittura del 30% rispetto al 2015.
    Le cosche sono attive in diversi comparti del mondo agroalimentare. Il più classico è quello della ristorazione: secondo il rapporto Agromafie, la criminalità organizzata possiede oltre 5.000 locali, controllando attività commerciali sia nelle grandi metropoli come Roma e Milano che nelle piccole città del Mezzogiorno.
    Il controllo dell’economia agricola si manifesta, però, anche attraverso pratiche come il caporalato e la gestione dei prezzi dei raccolti e della distribuzione.
    Il business dell’agromafia si allarga, inoltre, all’estero grazie alll’Italian Sounding e alla contraffazione dei prodotti italiani, due pratiche estremamente redditizie e sulle quali la mafia ha messo gli occhi e le mani da diversi anni.

    Il controllo dell’economia agricola da parte delle cosche è quindi capillare ed abbraccia tutto il territorio italiano. Non sono, infatti, solo le province del Mezzogiorno ad essere pervase dal potere mafioso, ma anche alcune realtà del Nord. In testa alla graduatoria, insieme a Reggio Calabria, troviamo infatti Genova e Verona. Nella top ten ci sono poi altre realtà del Sud come Catanzaro, Palermo, Caltanissetta, Catania, Caserta, Napoli e Bari.
    “Sulle agromafie non si può abbassare la guardia – ha dichiarato il Ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, intervenuto nel corso della presentazione del rapporto – . Il mio ministero nelle attività di controllo ha fatto un salto di qualità enorme negli ultimi anni penso ai 370mila controlli in tre anni che abbiamo realizzato autonomamente come ministero. E’ segno di un’attività molto capillare – ha concluso Martina -, bisogna andare avanti sapendo che alcune aree come quelle interne sono particolarmente riguardate dal fenomeno agromafie”.