Sono scaduti a mezzanotte i termini per la Comunità Europea di opporsi alla novità normativa dell’indicazione “Made in Italy” sulle confezioni di latte italiano. Una vittoria importante per un settore chiave dell’agroalimentare italiano.
Italia e Francia, tra i Paesi con un maggior uso pro-capite di latte e suoi derivati, oltre ad essere tra i maggiori produttori europei assieme alla Germania, hanno ottenuto oggi una grande vittoria per le rispettive produzioni. In particolare, la proposta del Governo italiano promuoveva l’adozione del marchio Made in Italy sui prodotti con 100% latte italiano, proposta accolta assieme a quella francese, che prevede analogo marchio per il latte transalpino. Il provvedimento chiesto soprattutto dai produttori, che si vedevano spesso in concorrenza con prodotti contenente latte estero o miscelato, è una tutela in più per i consumatori che adesso potranno avere ben chiaro che tipo di latte bevono.
Un plus salutato con grande soddisfazione da Coldiretti e da tutti produttori, che finalmente vedono valorizzare il proprio prodotto che entra anche “visivamente” sugli scaffali a far parte del Made in Italy. Il provvedimento sarà attivo dopo 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, dunque, è auspicabile che le nuove etichette potranno essere realizzate a partire dai primi mesi del 2017.


In questi mesi le
principale voce dell’export agroalimentare italiano. Il testo adesso andrà al Senato per l’approvazione definitiva.
Investimenti per favorire l’accesso delle imprese alla banda ultralarga, in coordinamento con le risorse per tali infrastrutture comprese nei fondi europei agricoli;
Proprio l’applicazione delle nuove tecnologie alle sementi ha rivoluzionato l’agricoltura, garantendo certamente maggiore efficienza ma ponendo diversi problemi sulla salubrità dei prodotti agricoli.
semplificazioni burocratiche.
nazionale del comparto lattiero-caseario.
una quantità annua di latte predeterminata; in caso di superamento della soglia il Paese in questione era obbligato a far pagare una multa agli allevatori colpevoli di non aver rispettato i limiti.
“Un credito specializzato, maggiore liquidità e semplicità nell’accesso al sistema bancario sono oggi strumenti indispensabili per permettere alle aziende agricole di essere competitive non solo sul mercato nazionale, ma soprattutto per vincere le sfide dell’export – ha dichiarato il presidente di Copagri Franco Verrascina – La convenzione siglata con Intesa Sanpaolo
La conferma viene dal ThinkFresch, una monografia scritta in base ai dati del Monitor Ortofrutta di Agroter. Sono 13 milioni gli italiani che consumano un prodotto bio almeno una volta alla settimana e sono disposti anche a pagare il 15% in più rispetto ad un prodotto non bio.
Nel 2016 la vendemmia transalpino dovrebbe attestarsi sui 42,9 milioni di ettolitri, con una variazione negativa del 10% rispetto al 2015. A sostituire la Francia sul secondo gradino del podio potrebbe essere la Spagna, le cui stime parlano di una produzione annua di 45 milioni di ettolitri.
Gli ultimi anni, però, non sono stati particolarmente positivi per il mercato ortofrutticolo italiano a causa soprattutto dell’embargo russo. Ad ogni modo nel 2015 registriamo un’inversione di tendenza: i volumi di vendita, infatti, sono aumentati del +0,4% rispetto al 2014.