Categoria: Agroalimentare

  • latte-yogurt

    Sono scaduti a mezzanotte i termini per la Comunità Europea di opporsi alla novità normativa dell’indicazione “Made in Italy” sulle confezioni di latte italiano. Una vittoria importante per un settore chiave dell’agroalimentare italiano.

    Italia e Francia, tra i Paesi con un maggior uso pro-capite di latte e suoi derivati, oltre ad essere tra i maggiori produttori europei assieme alla Germania, hanno ottenuto oggi una grande vittoria per le rispettive produzioni. In particolare, la proposta del Governo italiano promuoveva l’adozione del marchio Made in Italy sui prodotti con 100% latte italiano, proposta accolta assieme a quella francese, che prevede analogo marchio per il latte transalpino. Il provvedimento chiesto soprattutto dai produttori, che si vedevano spesso in concorrenza con prodotti contenente latte estero o miscelato, è una tutela in più per i consumatori che adesso potranno avere ben chiaro che tipo di latte bevono.

    Un plus salutato con grande soddisfazione da Coldiretti e da tutti produttori, che finalmente vedono valorizzare il proprio prodotto che entra anche “visivamente” sugli scaffali a far parte del Made in Italy. Il provvedimento sarà attivo dopo 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, dunque, è auspicabile che le nuove etichette potranno essere realizzate a partire dai primi mesi del 2017.


  • pomodoro italia

    Dal 2010 al 2015 il mercato mondiale degli ortaggi freschi ha fatto registrare un aumento cospicuo dei consumi pro-capite: si è passati, infatti, dai 119,7 Kg l’anno del 2010 ai 126,1 Kg l’anno nel 2015. 

    Il nono report “export-e-mercati“, realizzato dall’Ufficio per le Politiche di Internazionalizzazione e Mercati di Confcooperative, in collaborazione con l’Ufficio Studi e Ricerche di Fondosviluppo, ci offre un quadro chiaro sulle tendenze attuali del comparto orticolo italiano ed internazionale, con uno sguardo anche alle prospettive future.
    pomodoro italiaIn questi mesi le indagini realizzate da Confcooperative e Fondosviluppo sono state un punto di riferimento importante per le cooperative agricole, consentendo loro di comprendere il rendimento dei singoli comparti dopo la crisi, sia in Italia che all’estero.
    Questa volta è il turno degli ortaggi freschi, un mercato particolarmente florido nelle aree asiatiche (sud est asiatico e aree del pacifico), dove il consumo annuo pro-capite di ortaggi freschi è di 184 kg nel 2015 contro i 74 kg dell’Europa occidentale.

    L’Italia, negli ultimi anni, ha visto una riduzione dei volumi totali di vendita degli ortaggi freschi, passando da 3.842mila tonnellate del 2010 a 3.713mila tonnellate del 2015 (-3,4%). Solamente nell’ultimo anno il mercato italiano ha mostrato una leggere ripresa, con una variazione positiva del +0,1%.
    La quota di mercato maggiore è occupata dai pomodori (20%), seguiti da cavolfiori e broccoli (12,8%), cipolle (9,2%) e mais (3,3%). I pomodori sono però anche la tipologia di ortaggio che negli ultimi cinque anni ha fatto registrare un perdita maggiore dei volumi di vendita (-6,4%).
    A differenza di altri comparti, dove il biologico ha avuto un vero e proprio boom, il settore orticolo ha visto un aumento delle vendite dei prodotti biologici piuttosto limitato (+0,6% dal 2012 al 2015).
    Le previsioni future per il mercato degli ortaggi freschi non sono migliori. Secondo Confcooperative, infatti, i volumi totali di vendita nel 2020 si attesteranno a circa 3.659,7 mila tonnellate, con una flessione pari al -1,4% rispetto al 2015; mentre tra le categorie di prodotto, quella che presenterà una maggiore variazione negativa sarà il mais (-4,5%).


  • vino cooperative

    La Camera dei Deputati ha approvato ieri all’unanimità il cosiddetto Testo unico del vino che raccoglie in una sola norma tutte le disposizioni riguardanti il settore vitivinicolo. 

    La legge è formata da otto titoli e 90 articoli. L’obiettivo è razionalizzazione e semplificare un comparto che vale 14 miliardi di euro e che rappresenta la vino cooperativeprincipale voce dell’export agroalimentare italiano. Il testo adesso andrà al Senato per l’approvazione definitiva.
    Il ministro Martina ha commentato questo risultato con grande soddisfazione: “Con questo provvedimento rendiamo il vino italiano sempre più forte e all’avanguardia in Europa. Il Testo unico è frutto di un lavoro parlamentare approfondito e condiviso, che dà alla filiera nuovi strumenti operativi. Avere in una sola norma di 90 articoli tutte le disposizioni, unificando, aggiornando e razionalizzando le leggi esistenti, rappresenta un risultato storico“.
    Sono diverse le novità presenti nella nuova legge. È prevista, ad esempio, una disposizione per la tutela dei vigneti storici con l’obiettivo di promuovere interventi di ripristino, recupero e salvaguardia dei vigneti situati in aree a rischio idrogeologico o di particolare pregio paesaggistico.
    Un aspetto fondamentale del provvedimento è la promozione della qualità dei vigneti italiani. I vini DOP e IGP potranno apporre la denominazione di qualità in etichetta se autorizzata dal Mipaaf e dalle regioni di appartenenza; le sottozone potranno essere indicate, invece, solo dai vini a denominazione d’origine.
    È stato poi ridotto da dieci a sette anni l’arco temporale entro il quale un vino DOC può richiedere il riconoscimento DOCG.

    Nel processo di razionalizzazione innescato dal nuovo Testo unico rientra anche l’istituzione di uno schedario viticolo con tutte le informazioni aggiornate sul potenziale produttivo nel quale dovrà essere iscritta ogni unità vitata idonea alla produzione di uva da vino.
    Saranno, infine, perdonate le irregolarità formali da parte dei produttori: vengono, infatti, ridotte le sanzioni amministrative pecuniarie nel caso di violazioni riguardanti comunicazioni formali e qualora non sia già iniziato un procedimento da parte dell’organismo di controllo.


  • lavoro nero agricoltura

    Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha presentato oggi il piano Industria 4.0 che prevede una serie di incentivi per le imprese che investono in ricerca ed innovazione. 

    Anche il mondo agricolo sarà interessato da alcune di queste misure, con l’obiettivo di portare innovazioni di processo e di prodotto nelle aziende agricole. Verrà riservata particolare attenzione agli ambiti emergenti della tecnologia come i big data, l’internet delle cose, le biotecnologie e la robotica.
    Ecco di seguito le misure del piano Industria 4.0 sull’agricoltura:

    • Accesso delle imprese agricole, contoterzisti e agroindustria alle misure di sostegno agli investimenti come iperammortamento al 250% e superammortamento per acquisto di tecnologie 4.0;
    • lavoro nero agricolturaInvestimenti per favorire l’accesso delle imprese alla banda ultralarga, in coordinamento con le risorse per tali infrastrutture comprese nei fondi europei agricoli;
    • Azzeramento del costo della garanzia primaria Ismea per le imprese agricole, attraverso un plafond dedicato nell’ambito del rifinanziamento del Fondo di Garanzia Mise;
    • Rilancio e estensione dei contratti di sviluppo anche per le imprese agricole e la filiera agroalimentare;
    • Potenziamento della ricerca agricola e agroalimentare con il Crea.

    Come dichiarato nella giornata odierna dal Ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, il Governo punterà molto sull’agricoltura di precisione. “Vogliamo far crescere le tecnologie di precisione in agricoltura – ha sottolineato Martina – e arrivare al 10% delle superfici coltivate con queste innovazioni entro il 2021. Per lavorare immediatamente abbiamo convocato la filiera al Ministero per una prima riunione operativa il 28 settembre”. 


  • coltivare il futuro ferrocinto

    Con un assegno da 66 miliardi di euro (compreso il debito) Bayer compra Monsanto, in un’operazione di fusione che è destinata a rivoluzionare il mondo agrochimico. 

    Vengono messi insieme due veri e propri colossi dei rispettivi comparti. Bayer è uno dei principali player del settore chimico farmaceutico con un fatturato di 46 miliardi (dati 2015); Monsanto, invece, è una delle aziende leader dell’agrochimica grazie alla produzione di biotecnologie agrarie e OGM.
    coltivare il futuro ferrocintoProprio l’applicazione delle nuove tecnologie alle sementi ha rivoluzionato l’agricoltura, garantendo certamente maggiore efficienza ma ponendo diversi problemi sulla salubrità dei prodotti agricoli.
    I tempi migliori di questo comparto, però, sembrano passati. Negli ultimi anni l’agricoltura sta vivendo il crollo dei prezzi delle materie prime e di conseguenza del reddito degli agricoltori, che faticano così a sostenere i costi delle biotecnologie più innovative.
    Ci sono state, inoltre, diverse fusioni tra i maggiori competitors di Monsanto che hanno messo in seria difficoltà la multinazionale americana, dopo che lei stessa nel 2015 aveva provato ad acquisire una delle principali aziende rivali, la svizzera Syngenta. Il tentativo non è andato a buon fine, ma ha innescato un vortice di acquisizioni tra le altre aziende che ha posto Monsanto in pochi mesi in una posizione di debolezza sul mercato, costringendola di fatto ad accettare, dopo mesi di tira e molla, l’offerta di Bayer.

    Ecco perché la scelta del neo presidente di Bayer, Werner Baumann, di investire in questo settore appare rischiosa oltre che dispendiosa (si tratta della più grande acquisizione aziendale da parte di una società tedesca all’estero). La certezza è che Bayer, adesso, diventerà leader del settore in Europa, Stati Uniti e Asia, detenendo il 30% del mercato.
    Per questo motivo, prima dell’ufficialità, dovremo attendere il parere delle autorità per la concorrenza (i vertici di Bayer pare abbiano avuto delle rassicurazioni in merito). L’azienda tedesca prevede che di qui al 2050 la popolazione mondiale crescerà di ben 3 miliardi di persone e che sarà necessario, dunque, sviluppare nuove tecnologie per sostenere la crescita di fabbisogno alimentare.
    Il nuovo colosso dovrà fare i conti, però, con la maggiore attenzione da parte dei consumatori all’agricoltura sostenibile e con la diffidenza verso gli alimenti geneticamente modificati. Sarà, dunque, una sfida non banale da portare a casa.


  • embargo russia

    È entrata in vigore oggi la legge contro gli sprechi alimentari che consentirà ad aziende, ristoranti e supermercati di donare avanzi alimentari e farmaci in maniera più semplice, beneficiando anche di agevolazioni fiscali. 

    Ogni anno in Italia si gettano 10 milioni di tonnellate di cibo ancora commestibile per un valore complessivo di 13 miliardi di euro. Nei mesi scorsi anche la Francia si è dotata di una legge antisprechi, prevedendo forti sanzioni per chi spreca, con multe fino a 75.000 euro e addirittura la reclusione.
    L’Italia non punterà sull’aspetto sanzionatorio, cercherà al contrario di responsabilizzare i cittadini e di favorire le donazioni attraverso agevolazioni fiscali e embargo russiasemplificazioni burocratiche.
    Per sensibilizzare i cittadini su questa tematica, ad esempio, verranno mandati in onda sulla Rai una serie di campagne e programmi educativi. I ristoranti, inoltre, verranno dotati della cosiddetta “family bag” ovvero una busta per portare a casa il cibo avanzato al ristorante.
    Se i cittadini saranno chiamati ad atti di responsabilità, sia a casa che fuori, lo stesso discorso vale per aziende e ristoranti. Il provvedimento legislativo prevede degli incentivi fiscali e meno tasse per chi dona cibo e medicinali, con uno sconto, ad esempio, sulla TARI (tassa sui rifiuti) in base alla quantità di alimenti donati.

    Una delle principali caratteristiche della legge è l’abbattimento degli impedimenti burocratici. Tutte le donazioni fino ad un valore di massimo di 15.000 euro (il precedente limite era di 5.000 euro) non avranno bisogno più della dichiarazione preventiva cinque giorni prima della donazione.
    Basterà effettuare a fine mese una rendicontazione ed inviarla telematicamente agli uffici dell’amministrazione finanziaria, indicando data, ora e luogo di inizio del trasporto, della destinazione finale dei beni ed il valore complessivo di questi ultimi.
    Le donazioni potranno essere effettuate ad onlus e enti pubblici costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche e solidaristichei quali provvederanno a cedere a titolo gratuito i beni agli indigenti e, in caso di inidoneità all’uso umano, verranno destinati per l’alimentazione degli animali o per il compostaggio.
    La legge stabilisce anche quali tipo di beni possono essere donati, distinguendo tra:

    • spreco alimentarel’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare ancora consumabili, pertanto destinabili al consumo e che sarebbero destinati a essere smaltiti come rifiuti;
    • eccedenze alimentari: i prodotti alimentari che, fermo restando il mantenimento dei requisiti di igiene e sicurezza, rimangono invenduti per varie cause (motivi commerciali/estetici, prodotti aventi scadenza ravvicinata, etc).

    Viene consentita la donazione anche oltre il termine minimo di conservazione, ovvero la data fino alla quale un prodotto mantiene le sue proprietà specifiche, a patto che siano garantite l’integrità dell’imballaggio ed idonee condizioni di conservazione. Si cercherà inoltre di incentivare il riutilizzo dei beni alimentari confiscati, dando priorità agli indigenti.


  • latte etichetta

    Negli ultimi cinque anni, in Italia, il consumo pro-capite di latte è diminuito del 24% mentre sono cresciute a dismisura le vendite delle varianti a base vegetali. 

    Cambiano, dunque, le abitudini di consumo degli italiani e con esse anche le scelte delle aziende leader del settore. Una di queste è Granarolo, primo produttore latte etichettanazionale del comparto lattiero-caseario.
    Già da qualche anno l’azienda emiliana ha deciso di investire su prodotti collaterali al latte vaccino, con un’attenzione particolare al biologico.
    Come riportato nell’edizione odierna del Corriere Economia, Granarolo ha avviato la riconversione delle sue stalle al biologico con l’obiettivo di diventare il primo produttore nazionale di latte bio.
    Gli italiani non si fidano più della provenienza del latte e, a causa delle frequenti intolleranze alimentari, optano per prodotti ad alta digeribilità o per il latte vegetale.

    Quest’ultimo rappresenta un mercato da 187 milioni di euro e nel 2015 ha visto una crescita del 17%.
    Se il comparto del latte fresco soffre, dunque, non si può dire lo stesso per le altre specialità. Granarolo ha deciso allora di investire nella diversificazione produttiva, puntando sui formaggi e sulle bevande a base vegetale come il latte di soia, di mandorle e di cocco.
    Per questo motivo recentemente il gruppo emiliano ha acquisito Conbio, azienda leader in questa fetta di mercato. Come dichiarato al Corriere Economia da Giampiero Calzolari, presidente di Granarolo, la coop emiliana punta ad incrementare rapidamente il fatturato fatto registrare in questa specifica area, che ammonta già a 25 milioni di euro.
    Tra gli obiettivi dell’azienda c’è anche quello di creare una piattaforma di specialità tipiche italiane da vendere in tutto il mondo. In questo senso vanno le acquisizioni effettuate in Nuova Zelanda, Stati Uniti, Svezia o Svizzera, che consentiranno di incrementare in maniera cospicua le proprie esportazioni, passate già dal 4% al 16% in soli due anni.


  • latte prezzo

    La Corte di Giustizia europea ha dato il via al procedimento contro l’Italia per il mancato rispetto del regime delle quote latte. 

    Le norme europee sul mercato lattiero-caseario sono state introdotto dalla comunità europea nel 1984 per risolvere il problema della sovra-produzione (il regime è terminato nel 2015). Ciascun Paese membro doveva produrre latte prezzouna quantità annua di latte predeterminata; in caso di superamento della soglia il Paese in questione era obbligato a far pagare una multa agli allevatori colpevoli di non aver rispettato i limiti.
    Secondo la Commissione, negli ultimi vent’anni, l’Italia ha versato nelle casse di Bruxelles 2,3 miliardi di euro per aver oltrepassato puntualmente ogni anno la quota stabilita. Di questi 2,3 miliardi, 1,7 non sono stati ancora rimborsati dai produttori che hanno compiuto la violazione. Per questo l’Italia è accusata di inadempimento, per non aver assolto adeguatamente al proprio compito di gestione del recupero dei prelievi per la sovrapproduzione di latte e per avere così violato la libera concorrenza.

    Nel 2013 Bruxelles ha messo in mora il nostro Paese e successivamente ha avviato una procedura d’infrazione nei suoi confronti. Non avendo rilevato alcun passo in avanti dell’Italia nel processo di recupero, la Commissione Europea ha deferito l’Italia, portandola difront alla Corte di Giustizia europea, dove ci sarà l’ultimo atto di questa vicenda.
    Qualora, come probabile, i giudici dovessero dare ragione alla Commissione, il nostro Paese rischia delle sanzioni molto pesanti.


  • bando isi agricoltura 2016

    Intesa San Paolo e Copagri hanno firmato ieri un accordo per il sostegno alle imprese agricole attraverso una serie di strumenti di natura finanziaria e non solo. 

    Nello specifico le due organizzazioni garantiranno:

    • strumenti di supporto specialistico;
    • investimenti destinati alla valorizzazione e allo sviluppo delle filiere produttive agricole e forestali del territorio;
    • accesso ai fondi Psr;
    • anticipazioni ai contributi Pac e acquisto dei terreni;
    • sostegno all’e-commerce e al matching tra imprese.

    L’accordo prevede l’erogazione di crediti specifici per le imprese agricole, agevolando così l’accesso al credito delle aziende attive in questo comparto.
    bando isi agricoltura 2016Un credito specializzato, maggiore liquidità e semplicità nell’accesso al sistema bancario sono oggi strumenti indispensabili per permettere alle aziende agricole di essere competitive non solo sul mercato nazionale, ma soprattutto per vincere le sfide dell’export – ha dichiarato il presidente di Copagri Franco Verrascina – La convenzione siglata con Intesa Sanpaolo va esattamente in questa direzione. Vogliamo offrire ai nostri associati la possibilità di usufruire di finanziamenti dedicati in base alle singole esigenze produttive, consulenze esperte e mirate alle specificità del settore agricolo e soprattutto il supporto finanziario di un ente solido come Intesa Sanpaolo”.

    Non ci saranno, però, solo strumenti di natura finanziaria. Gli altri due pilastri dell’accordo sono la consulenza e la formazione.
    Intesa San Paolo e Copagri metteranno a disposizione delle aziende un team di consulenti che avrà il compito di seguire le imprese nel loro sviluppo, aiutandole ad intraprendere un percorso di internazionalizzazione.
    Per quanto riguarda, invece, la formazione, verrà lanciato il programma formativo “Think Green” che fornirà agli imprenditori agricoli una serie di conoscenze sulle evoluzioni recenti del mondo agricolo.


  • limone bio

    Il mercato del biologico cresce ogni mese di più e con esso la disponibilità dei consumatori a pagare un prezzo maggiore per avere un prodotto non trattato ed in via definitiva più salutare. 

    limone bioLa conferma viene dal ThinkFresch, una monografia scritta in base ai dati del Monitor Ortofrutta di Agroter. Sono 13 milioni gli italiani che consumano un prodotto bio almeno una volta alla settimana e sono disposti anche a pagare il 15% in più rispetto ad un prodotto non bio.
    Segno evidente di un cambiamento prima di tutto culturale, che incide ovviamente sulla composizione degli acquisti. Oggi la sostenibilità, la sicurezza alimentare e la tutela della salute sono diventati tra i motori principali delle scelte degli italiani al supermercato.
    ThinkFresh esamina un altro aspetto interessante. Viene chiesto ai consumatori, a parità di condizioni tra prodotti bio e non bio, quale sarebbe il loro primo acquisto.

    Il 69% degli intervistati opterebbe per il limone. Quest’ultimo viene percepito, dunque, come il prodotto più trattato e potenzialmente più nocivo. Al secondo posto troviamo i mirtilli seguiti dalle fragole. Più indietro invece noci e frutta secca.
    Eppure, nonostante questa ed altre indagini mostrino come il consumatore sia disposto anche a pagare di più per l’ortofrutta biologica, nei grandi supermercati ci sono ancora pochi reparti dedicati alla frutta e alla verdura bio, soprattutto per carenza di spazi.
    Qualora il mercato del biologico dovesse continuare a crescere con questi ritmi (+20% le vendite nella Gdo nei primi cinque mesi del 2015), andranno ripensate alcune scelte strategiche delle grandi catene di distribuzione.


  • cooperative vino

    Anche il 2016 dovrebbe confermare l’Italia come leader mondiale nella produzione di vino. Dopo il sorpasso storico ai danni della Francia, fatto registrare l’anno scorso, secondo Coldiretti la vendemmia 2016 dovrebbe portare il nostro Paese a quota 48,5 milioni di ettolitri di vino prodotti.

    Le stime dell’organizzazione di rappresentanza sono state elaborato in base ai dati del ministero dell’agricoltura francese. Proprio la Francia fa registrare un fragoroso calo della produzione che rischia di mettere a repentaglio anche la seconda posizione nella classifica dei produttori vitivinicoli.
    cooperative vinoNel 2016 la vendemmia transalpino dovrebbe attestarsi sui 42,9 milioni di ettolitri, con una variazione negativa del 10% rispetto al 2015. A sostituire la Francia sul secondo gradino del podio potrebbe essere la Spagna, le cui stime parlano di una produzione annua di 45 milioni di ettolitri.
    Il crollo francese è stato causato soprattutto dalle particolari condizioni atmosferiche verificatesi in alcune zone della Francia. Nello specifico le aree dello Champagne, della Borgogna e la Valle della Loira sono state colpite da gelate primaverili, mentre altre zone del Mediterraneo hanno dovuto fare i conti con la siccità.

    Se da una parte la Francia paga dazio per quanto riguarda la quantità di vino prodotto, non possiamo dire lo stesso in materia di valore della produzione. Nel 2015 il valore della produzione del mercato del vino francese è stato infatti di 27.7 miliardi contro i 13.2 dell’Italia. Questo vuol dire che il vino francese, considerato in assoluto il più pregiato, rappresenta allo stato attuale il 21% del valore della produzione mondiale di vino, stimata sui 70 miliardi.
    L’Italia, dal canto suo, fa registrare dei risultati incoraggianti in materia di export, se pensiamo che nei primi cinque mesi del 2016 le esportazioni nostrane sono aumentate del 4%, grazia soprattutto al rendimento degli spumanti.



  • Dal 2010 al 2015 i volumi totali di vendita della frutta fresca in Italia sono scesi da 5.643mila tonnellate a 5.400mila tonnellate (-4,3%).

    A rivelarlo è uno studio dell’Ufficio Studi e Ricerche di Fondosviluppo – Confcooperative. L’ortofrutta rappresenta il principale comparto dell’agroalimentare italiano, con un valore dell’export di 8 miliardi.
    kiwi biologicoGli ultimi anni, però, non sono stati particolarmente positivi per il mercato ortofrutticolo italiano a causa soprattutto dell’embargo russo. Ad ogni modo nel 2015 registriamo un’inversione di tendenza: i volumi di vendita, infatti, sono aumentati del +0,4% rispetto al 2014.
    Le previsioni per il futuro non sono particolarmente positive. Secondo lo studio di Fondosviluppo – Confcooperative nei prossimi anni dovrebbe esserci un aumento delle vendite fino al 2017, prima di un nuovo calo che dovrebbe portare il volume delle vendite vicino ai livelli attuali.

    È particolarmente interessante analizzare la composizione del mercato italiano e le tendenze relative alle singole categorie ortofrutticole. Nel 2015 la quota di mercato più elevata è occupato dalle mele con il 16,8%, seguite a distanza ridottissima da arance, clementine e mandarini (16,7%); al terzo posto troviamo le pesche (13,1%) davanti a banane (9,1%) ed uva (7,2%). Negli ultimi cinque anni quasi tutte le tipologie di frutta hanno fatto registrare un rendimento negativo in termini di vendite.
    La categoria migliore è rappresentata dai kiwi che hanno incremento il proprio volume delle vendite del 13,7%; la ricerca stima inoltre che la quantità di kiwi venduti possa crescere di un ulteriore 2,7% nei prossimi cinque anni. Bene anche ananas, mirtilli e prugne, mentre la tipologia di prodotto che ha perso più punti percentuali è quella dei limoni (-13,9%), seguita da pere e cotogne (-13,5%) e arance, clementine e mandarini (-11,4%).
    Il canale retail (supermercati, ipermercati, ecc.) rimane il principale strumento di distribuzione della frutta in Italia (84,8%), mentre è da segnalare la riduzione dei volumi di vendita della frutta biologica che nel 2015 si attesta sul 5% del totale.