Categoria: Agroalimentare

  • consorzio truffa

    Continua la crescita esponenziale del mercato biologico. E la tendenza non riguarda solo le richieste dei consumatori, ma anche il valore del mercato, il numero di produttori e le aree coltivate. 

    I dati sono stati presentati da Fibl nel corso di Biofach, il salone internazionale del biologico a Norimberga, e riguardano l’anno 2015. Secondo i numeri diffusi da Fibl, il biologico vale 81,6 miliardi di dollari.
    Il mercato principale rimane quello statunitense grazie ai suoi 35,9 miliardi, seguito da Germania (8,6), consorzio truffaFrancia (5,5) e Cina (4,7).
    L’Europa segue gli stessi ritmi di crescita del resto del mondo. Nel Vecchio Continente, infatti, il valore del mercato bio è di 30 miliardi con una variazione positiva del 13% rispetto al 2014. In questo caso il paese leader è la Germania (8,6 mld di euro), seguita da Francia (5,5 mld), Regno Unito (2,6 mld) e Italia (2,3 mld) (dati 2015).
    Tutte le principali realtà europee hanno fatto segnare in questo periodo di tempo una crescita in doppia cifra. In Italia, ad esempio, nel 2015 il valore del biologico è cresciuto dell’11%.

    Come detto, però, l’ottimo stato di salute del settore non è testimoniato solo dal volume di affari, ma anche dal numero di operatori biologici e aree coltivate. Nel mondo ci sono infatti 2,4 milioni di produttori bio (350mila solo in Europa) con un incremento del 7,2% rispetto al 2014. È ancora l’India il Paese con il più alto numero di produttori (585.200), seguita da Etiopia (203.602) e Messico (200.039).
    Per quanto riguarda, invece, le aree coltivate, il primato spetta all’Australia con 22,7 milioni di ettari, seguita da Argentina (3,1 milioni) e Stati Uniti (2 milioni). In Europa, invece, svettano Spagna, Italia (1,49 milioni di ettari), e Francia.


  • latte accordo

    Il Consiglio dei Ministri ha approvato questa mattina nuove misure urgenti per le popolazioni colpite dal terremoto del Centro Italia. 

    Come sappiamo il sisma ha causato danni enormi anche agli agricoltori, distruggendo le stalle e le attrezzature di lavoro e privando i produttori della corrente latte accordoelettrica fondamentale per portare avanti l’attività agricola. Per questo motivo il Governo ha deciso di intervenire dirottando risorse verso il comparto agroalimentare e prevedendo agevolazioni per i giovani agricoltori.
    Dopo il via libera ricevuto da Bruxelles la settimana scorsa, il Consiglio dei Ministri ha stanziato 35 milioni per il settore zootecnico delle regioni Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Queste risorse andranno a colmare il mancato reddito dei produttori.
    Nello specifico la misura prevede 400 euro per ogni capo bovino, 60 euro per gli ovicaprini ed altri aiuti per i suinicoltori. Il settore equino, inoltre, beneficerà di 2 milioni di euro.

    Sono previste poi delle agevolazioni per i giovani agricoltori. Verranno concessi, infatti, dei mutui a tasso zero per le imprese agricole a composizione prevalente o totale under 35, con l’obiettivo di favorire il ricambio generazionale. Viene esteso poi il Fondo di solidarietà nazionale anche a quelle aziende che hanno sottoscritto polizze assicurative agevolate a copertura dei rischi.
    Attraverso il suddetto fondo gli agricoltori potranno beneficiare dell’erogazione di contributi in conto capitale fino all’80% del danno sulla produzione lorda vendibile ordinaria, dell’attivazione di prestiti ad ammortamento quinquennale per le maggiori esigenze di conduzione aziendale, della proroga delle rate delle operazioni di credito in scadenza, dell’esonero parziale dal pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali propri e dei propri dipendenti e dell’ottenimento di contributi in conto capitale per il ripristino delle strutture aziendali danneggiate e per la ricostituzione delle scorte eventualmente compromesse o distrutte.
    La misura riguarda anche gli agricoltori che sono stati danneggiati dal maltempo nel mese di gennaio 2017.
    Il Ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, sottolinea infine che le Regioni effettueranno delle semplificazioni burocratiche per l’acquisto delle stalle mobili e dei moduli abitativi.


  • vino coop

    Ogni impresa vitivinicola dedica in media 100 giornate lavorative per adempiere alle pratiche burocratiche. Controlli sanitari, certificazioni e pratiche di vario genere portano allo sfinimento gli operatori del settore. 

    Il nuovo Testo unico del vino, entrato in vigore oggi, nasce proprio con l’obiettivo di ridurre la burocrazia per gli operatori del settore. Secondo Coldiretti con il nuovo provvedimento ci sarà un abbattimento del 50% dei tempi burocratici.
    Il Testo unico del vino effettua innanzitutto un’azione di razionalizzazione ricomprendendo in un’unica legge di 90 articoli tutte le disposizioni in materia di vino coopproduzione e commercializzazione del vino.
    Una delle principali novità riguarda i controlli. Sono circa 20 gli enti con i quali si devono confrontare quasi quotidianamente gli operatori vinicoli. Il Testo unico impone il coordinamento dei controlli e la condivisione delle informazioni per evitare che le aziende siano sottoposte a verifiche ripetute e ripetitive.
    Tutti i risultati dovranno confluire nel Registro unico dei controlli dove verrà riportata ogni informazione sugli operatori.
    Il principio della semplificazione viene adottato anche sul piano delle sanzioni. Viene introdotto, infatti, il cosiddetto “ravvedimento operoso” che trasforma in multe ridotte tutte le sanzioni amministrative comminate per irregolarità solo formali.

    Ma l’operazione effettuata dalle istituzioni italiane con il Testo unico non è solo di semplificazione burocratica, ma riguarda a 360 gradi tutto il comparto vinicolo. Si agisce, ad esempio, anche sul versante della tutela della tradizione dei vini italiani, con delle azioni per la salvaguardia dei vigneti eroici e storici. Sono previsti inoltre specifici interventi di ripristino, recupero e salvaguardia dei vigneti situati in aree a rischio idrogeologico o di particolare pregio paesaggistico.
    Migliorerà anche la tracciabilità: saranno introdotti, infatti, dei sistemi di informazione sull’etichetta che attraverso il Qr code aiuteranno il consumatore a capire la provenienza del vino.


  • mercuri fedagri

    Sarà Giorgio Mercuri, attuale presidente dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari italiane, il nuovo coordinatore di Agrinsieme. 

    La sua nomina è arrivata stamattina nel corso della presentazione del programma di lavoro per l’anno 2017. Agrinsieme è una delle realtà più grandi dell’agroalimentare italiano, raggruppando al proprio interno Cia, Confagricoltura, Copagri e l’Alleanza delle cooperative agroalimentari italiani. Il nuovo presidente di Agrinsieme verrà direttamente dal mondo della cooperazione.
    Il foggiano Mercuri gestisce, infatti, da diversi anni la cooperativa agricola Giardinetto, impresa attiva nel campo della produzione degli ortaggi freschi (tra i quali spicca la coltivazione di asparagi) e che può contare su 150 soci produttivi, ai quali la cooperativa fornisce assistenza agronomica e logistica, mezzi tecnici, oltre ad occuparsi anche della commercializzazione dei prodotti orticoli. Nel 2007 Mercuri è stato eletto presidente di Confcooperative Foggia; dal 2013 invece è presidente di Fedagri e dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, un universo da 5.000 cooperative, con 80.000 soci produttori e più di 35 miliardi di euro di fatturato.

    Mercuri succederà a Dino Scanavino, attuale presidente di Cia, che ha guidato Agrinsieme nell’ultimo anno e mezzo. Uno dei principali obiettivi del nuovo coordinamento sarà la lotta al caporalato. In merito verrà chiesto al Governo di rivedere tutte quelle norme che al momento penalizzano le imprese sane.
    Sarà fondamentale, inoltre, risollevare il settore agricolo dal punto di vista occupazionale “La strada per uscire dal tunnel nero di crisi profonda – dichiara Mercuri – è la specializzazione e l’innovazione. Solo così si possono abbassare i costi, ridurre gli sprechi, ad esempio dell’acqua, ottimizzare gli interventi e ridurre l’utilizzo anche di sostanze chimiche in difesa dell’ambiente”.
    In un momento così difficile per l’economia e l’agroalimentare italiano sarà fondamentale – secondo Mercuri – lavorare in maniera più stretta con i sindacati e l’industria alimentare, rendendo così la filiera agroalimentare un blocco unico in grado di valorizzare a pieno le produzioni italiane.

     


  • latte-yogurt

    Ristorante Solidale è il primo progetto di food delivery solidale in Italia. Nasce a Milano grazie all’iniziativa di Just Eat, celebre azienda specializzata nei servizi di ordinazione di cibo a domicilio, e con la collaborazione della Caritas Ambrosiana e di PonyZero, società di servizi attiva nel campo della logistica dell’ultimo miglio e nella distribuzione urbana ecologica. 

    Il progetto, operativo da gennaio, si pone come obiettivo la lotta allo spreco alimentare e la diffusione della cultura del consumo responsabile. Alcuni ristoranti milanesi potranno così ri-utilizzare gli sprechi cucinando per i più bisognosi.
    latte-yogurtLo faranno attraverso la mediazione di Just Eat che metterà in contatto i ristoratori con la Caritas Ambrosiana.
    Verrà fissato un calendario con le cene da preparare: ciascun pasto sarà cucinato attraverso le eccedenze non utilizzate e i prodotti freschi non scaduti; PonyZero insieme a Just Eat provvederà poi al ritiro e alla consegna del cibo presso i luoghi indicati dalla Caritas.
    Sono già dodici i ristoranti milanesi che hanno aderito: il giapponese Kombu; i tre negozi di C’era una volta una Piada; Lapa Milano; Ristorante brasiliano Tram; Laboratorio del tramezzino Veneziano; i due ristoranti Il bue e la Patata e i quattro store della catena Panini Crocetta.

    A partire da gennaio il Ristorante Solidale sarà dunque operativo provando ad integrare la solidarietà con l’innovazione, la lotta agli sprechi con il risparmio economico.
    La nuova legge contro lo spreco alimentare, infatti, disciplina una serie di vantaggi fiscali per quei ristoratori e quelle catene di distribuzione che decidono di riutilizzare le eccedenze. Nel provvedimento è previsto, ad esempio, uno sconto sulla TARI (tassa sui rifiuti) in base alla quantità di cibo donato.
    Tra le altre novità della legge c’è anche la possibilità di donare alimenti fino ad un valore massimo di 15.000 euro senza dover compilare la dichiarazione preventiva cinque giorni prima della donazione.
    Anche l’Italia si muove, dunque, in maniera seria contro lo spreco alimentare e non potrebbe essere altrimenti dal momento che è stato calcolato che nel nostro paese si gettano via 300 milioni di tonnellate di cibo ancora commestibile, per un valore di 13 miliardi di euro.
    Nei prossimi mesi ci sarà la possibilità di ampliare la platea dei soggetti coinvolti nel Ristorante Solidale, non solo a Milano ma anche in altre città italiane.


  • professioni agricoltura

    Il Ministero delle Politiche Agricole, in accordo con il Ministero dello Sviluppo economico, ha inviato a Bruxelles lo schema di decreto sull’origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti della filiera grano pasta in Italia. 

    Il nostro Paese sta portando avanti in sede europea diverse battaglie in materia di tracciabilità. Dopo il latte l’Italia sperimenterà l’etichetta obbligatoria anche per la pasta. Nelle confezioni di pasta secca il consumatore potrà trovare il nome del Paese o dell’area geografica di provenienza del grano ed il nome del luogo in cui è stato macinato.
    professioni agricolturaSe le fasi sopra citate vengono svolte in paesi differenti verranno adottate le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE. Se invece il grano viene coltivato per il 50% in un solo paese come la Spagna, sull’etichetta troverete la dizione “Spagna e altri Paesi Ue e/o Non Ue”.
    La scelta di sperimentare l’etichetta obbligatoria deriva innanzitutto dalla volontà di difendere i produttori italiani e la qualità della filiera grano pasta nostrana; c’è però anche l’intento di assecondare il volere dei consumatori.
    Secondo una consultazione pubblica online effettuata dal Ministero delle Politiche agricole, infatti, l’85% degli italiani chiede trasparenza nell’indicazione d’origine di grano e pasta.

    Il problema dell’invasione di prodotti stranieri di bassa qualità sta attraversando quasi tutti i comparti dell’agroalimentare ed è diventato di assoluta rilevanza nell’opinione pubblica italiana. Il consumatore presta sempre più attenzione alla qualità, alla sostenibilità e alla provenienza e si dichiara disposto a pagare di più per un prodotto buono, sicuro ed italiano.
    La filiera della pasta è uno dei maggiori protagonisti del Made in Italy – ha dichiarato il Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda –  perché testimonia la capacità dei nostri pastai di miscelare grani di origine diversa, così da raggiungere gli alti livelli qualità che caratterizzano la pasta italiana. Il provvedimento, che risponde ad una crescente esigenza di trasparenza e informazione verso il consumatore, consentirà di fare maggiore chiarezza sull’origine del grano e delle semole che caratterizzano la qualità della pasta Made in Italy nell’ottica di rafforzare la filiera produttiva e competere con la concorrenza straniera”.
    Il Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, ha sottolineato invece la volontà del governo di chiedere a Bruxelles misure sempre più specifiche e avanzate in materia di tracciabilità, non solo per la filiera del grano pasto ma per tutti i settori di eccellenza dell’agroalimentare italiano.


  • agricoltura lombardia

    Promozione dell’educazione alimentare, della produzione sostenibile e del consumo consapevole. Sono questi gli obiettivi della Fondazione Fico, l’organizzazione nata in questi giorni a Bologna sotto l’impulso, tra gli altri, di Coopfond, CAAB, Enpav ed Enpam. 

    L’istituzione della Fondazione rientra all’interno del più ampio progetto Fico, la fabbrica italiana contadina. Si tratta di un enorme parco dedicato al cibo (alcuni lo hanno già soprannominato come la Disneyland del cibo), che accoglierà al proprio interno ristoranti, botteghe e laboratori, con la possibilità ovviamente pure di degustare alcuni prodotti tipici locali.
    Anche la Fondazione Fico opererà dentro la fabbrica italiana contadina: sarà il braccio divulgativo e formativo di Fico. Come ha dichiarato Andrea Segrè, presidente della Fondazione, la nuova organizzazione agirà su tre livelli: formazione e didattica per la scuola, ricerca scientifica, promozione.
    Si cercherà di promuovere la cultura dell’alimentazione sana, in quanto strumento per abbattere i rischi di malattie cardiovascolari e agricoltura lombardiatumorali. La Fondazione Fico sarà una prosecuzione ideale di Expo, dove i temi della sostenibilità, della lotta agli sprechi e del consumo consapevole hanno svolto un ruolo centrale.
    Oggi i consumatori prestano maggiore attenzione alla provenienza delle materie prime e ai metodi produttivi, dichiarando di essere disposti a pagare di più per alimenti sani e sostenibili.
    Diventa, dunque, fondamentale promuovere questi valori e bisogna farlo partendo proprio dalle scuole.

    Anche la cooperazione parteciperà alle attività della Fondazione Fico. Coopfond, ad esempio, è tra i soci fondatori e sarà parte attiva nello sviluppo delle iniziative del nuovo organismo: “Lo sviluppo sostenibile, l’attenzione alle future generazioni, il benessere della comunità, la promozione dell’educazione e della cultura fanno parte dei valori fondanti della cooperazione – ha dichairato il direttore generale di Coopfond Aldo Soldiper questo il fondo ha scelto di contribuire, in veste di socio fondatore, alla nascita della Fondazione FICO“.
    Il 2017, dunque, potrà essere l’anno dell’agroalimentare italiano e di un cambio di prospettiva nella dieta e nella salute dei consumatori. E Fico sarà uno dei contenitori di una rinnovata consapevolezza da parte degli operatori agroalimentari e dei consumatori stessi.



  • Dopo la fine delle quote latte il prezzo di raccolta alla stalla ha raggiunto livelli estremamente bassi (andiamo dai 30 ai 37 centesimi al litro in base al tipo e alla zona di produzione), portando il settore lattiero caseario italiano nel baratro di una crisi profonda. 

    Sovraproduzione, prezzi bassi, invasione di prodotti esteri: sono questi i sintomi più evidenti di un disagio potenzialmente letale per l’intero comparto, lattesoprattutto per le stalle più piccole. I produttori dovranno, dunque, sperare in un intervento delle istituzioni italiane ed europee per regolamentare un mercato vittima della liberalizzazione sfrenata.
    Ci sono però anche delle soluzione interne che, se sostenute adeguatamente a livello istituzionale, possono dare respiro a tutto il comparto.

    L’esempio in questo caso viene dall’Olanda, patria della frisona, la razza bovina più utilizzata per gli allevamenti da latte anche nel nostro paese. Gli allevatori olandesi, con l’aiuto delle istituzioni, sono riusciti a coniugare la sostenibilità ambientale con la redditività. FrieslandCampina, ovvero la più grande cooperativa di produttori di latte del paese, che raggruppa più 13.500 stalle, ha investito 150 milioni di euro per trasformare il letame delle vacche in energia pulita.
    La coop ha creato una società finanziaria, la Jumpstart, che aiuterà i soci fornitori a dotarsi di impianti di biogas per ridurre le emissioni di CO2.

    La presenza di impianti biomassa e biogas non rappresenta di certo una novità per le aziende italiane: sono decine le realtà nostrane che scelgono la strada della sostenibilità e dell’auto-produzione di energia elettrica, effettuando investimenti ad alto impatto sociale ed ambientale. La novità dell’esperienza olandese riguarda, invece, l’aver coniugato gli investimenti in energia pulita con l’aumento del prezzo del latte: i produttori che decidono di installare gli impianti di riciclaggio di letame incassano, infatti, 10 euro in più ogni mille kg di latte prodotti.
    E c’è di più. Per evitare che le aziende abbandonino la pratica dell’allevamento al pascolo, trasformando le vacche in animali da produzione intensiva di energia elettrica, sono stati introdotti anche degli incentivi per chi mantiene i pascoli.
    Si tratta, dunque, di un esperimento da tenere sotto controllo e possibilmente da replicare anche in Italia, dove sostenibilità e qualità hanno sempre camminato insieme senza essere sostenute però da un’adeguata remunerazione.


  • castagne-produzione

    Ci sono diversi settori dell’agroalimentare italiano che stanno vivendo un periodo complesso. Vi abbiamo parlato, ad esempio, del crollo dei prezzi del latte, causato anche dall’invasione di prodotti lattiero caseari di provenienza estera e a basso costo. 

    Vivono la stessa situazione i produttori di grano, mentre il comparto vinicolo è riuscito a sopperire al calo dei consumi interni grazie ad un ottimo rendimento sui castagne-produzionemercati esteri. Due settori, invece, in crisi da diversi anni sono quello dell’olio e delle castagne.
    Aldilà degli effetti devastanti del virus Xyella, soprattutto in Puglia, il comparto olivicolo italiano è vittima nelle ultime annate di diverse congiunture negative. Il maltempo e la diffusione della mosca olearia hanno causato un netto crollo della produzione, scesa fino a 298 milioni di chili, vicino al mimino storico, con una variazione negativa addirittura del 38%.
    Secondo le previsioni di Coldiretti, le scorte dovrebbero terminare già nei primi sei mesi del 2017, portando i prezzi alle stelle.
    L’Italia inoltre ha grosse difficoltà a reggere la concorrenza degli altri paesi del Mediterraneo, su tutti la Spagna, e deve fronteggiare la diffusione di numerose frodi alimentari che hanno fatto crollare la fiducia dei consumatori verso le maggiori case produttive.

    Non vive un momento migliore il settore delle castagne. L’autunno era la stagione delle caldarroste. L’uso del tempo passato non è casuale.
    Vi sarà capitato di notare come sia sempre più difficile sentire l’odore di caldarroste lungo le strade delle nostre città. Tutta colpa della cinipide, un parassita che ha causato disastri nei nostri boschi (soprattutto al Sud), provocando indirettamente l’invasione di prodotti stranieri.
    Anche quest’anno la produzione di castagne diminuirà, attestandosi sotto i 20 milioni di chili dell’anno precedente. Secondo Coldiretti, in Campania, ovvero la prima regione produttrice, la variazione negativa della produzione dovrebbe essere addirittura del 90%.
    La crisi del comparto non è un fenomeno contingente. Basti pensare che, come riporta il portale Repubblica.it, nel 1911 la produzione di castagne ammontava a 829 milioni di chili e dieci anni fa era il triplo rispetto a quella attuale.


  • latte prezzo

    Il forte terremoto che ha colpito nei giorni scorsi Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo ha messo in ginocchio non solo la popolazione civile, ma anche le tantissime aziende agricole attive su questi territori. 

    Secondo i calcoli di Coldiretti sono circa tremila le imprese dell’agroalimentare operative in queste regioni, realtà che danno lavoro a più di 10mila persone. Lo zafferano, il prosciutto di Norcia ed il salame di Visso sono solo alcune delle eccellenze locali da salvare.
    latte prezzoI danni alle stalle e le difficili condizioni di vita degli animali rischiano di compromettere irrimediabilmente le produzioni locali, portando le piccole aziende a chiudere la propria attività. In seguito al terremoto dello scorso 24 agosto, ad esempio, la produzione di latte è calata addirittura del 30% e la situazione non può che peggiorare dopo l’ultimo sciame sismico.
    Il 50% delle stalle è stato danneggiato; lo stesso discorso vale per le abitazioni degli allevatori che, per non abbandonare il proprio bestiame, hanno deciso di dormire in macchina: andranno, dunque, ricollocati nello stesso sito produttivo sia i capi di bestiame che gli allevatori. Ai danni nelle aziende agricole, si aggiungono anche i crolli delle strade adiacenti che rendono difficile la consegna di materie prime ed altro materiale necessario per l’attività agricola quotidiana.
    Per questo motivo, il Ministero delle Politiche Agricole, in accordo con gli assessori regionali delle località coinvolte, ha previsto una serie di misure per aiutare gli agricoltori in difficoltà:

    • passano da 1 a 10 milioni di euro gli stanziamenti per le imprese agricole colpite, con l’obiettivo di ricostruire le strutture danneggiate;
    • stanziati 400 euro per ogni capo di allevamento come aiuto per il mancato reddito di questi e dei prossimi giorni;
    • anticipo dei contributi europei per far fronte ai problemi di liquidità;
    • montaggio di stalle sostitutive e di abitazioni provvisorie per gli allevatori che sarà effettuato già dalla prossima settimana.

     

     


  • pomodoro prezzo

    L’Italia supera la Cina e si colloca al secondo posto nella classifica dei produttori di pomodori, dietro solo agli Stati Uniti. Ad annunciare il sorpasso è Giovanni De Angelis, direttore dell’Anicav, l’associazione nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali, in occasione del Tomato Day promosso da Cibus Tec. 

    Secondo Anicav, il trasformato italiano vale 3,2 miliardi di euro e rappresenta il 14% della produzione mondiale (49% di quella europea). Il pomodoro italiano è storicamente apprezzato all’estero per merito di specialità come la pasta e la pizza, veri e propri simboli del Made in Italy. Non a caso il 60% delle produzioni pomodoro prezzonostrane è destinato all’estero, con un valore dell’export di 1,6 miliardi di euro. A livello mondiale, il comparto del pomodoro si dimostra in ascesa: sono 2,4 miliardi le persone che hanno consumato pomodoro nel 2015, un dato che probabilmente è destinato ad aumentare chiamando a raccolta le imprese italiane.
    In italia il settore dei trasformati di pomodoro può contare oggi su 120 aziende, con 12mila lavoratori fissi e 22mila stagionali. La campagna 2016, nonostante il sorpasso sulla Cina, ha fatto segnare risultati alterni. Al Nord, infatti, le condizioni climatiche favorevoli hanno portato la produzione a quota 2,8 milioni di tonnellate; diversa la situazione al Centro-Sud, dove i livelli produttivi sono diminuiti arrivando a 2,3 milioni di tonnellate.
    Per quanto riguarda, invece, i consumi interni, prevale la passata di pomodoro (55%), seguita dalla polpa (24%), i pelati (16%), i pomodorini (3%) e il concentrato (2%).
    Una filiera importante – dichiara il direttore dell’Anicav, Giovanni De Angelis – la nostra, nel panorama dell’agroindustria nazionale, che, tuttavia, rileva ancora grandi criticità nel rapporto con il mondo agricolo, nonostante i notevoli sforzi fatti negli ultimi anni con la creazione e la valorizzazione di soggetti interprofessionali utili a garantire la definizione di regole comuni e una programmazione efficace. Valorizzare la filiera per competere è l’unica possibilità di concreto rilancio del nostro settore”



  • La legge sul contrasto del fenomeno del caporalato pare vicina alla sua approvazione definitiva. Ieri pomeriggio è iniziata la discussione alla Camera e secondo le ultime indiscrezioni provenienti da Montecitorio, il via libero conclusivo potrebbe arrivare già oggi. 

    Da tanto, forse troppo tempo, si sta parlando di un provvedimento che andrebbe a tutelare (finalmente!) gli oltre 400mila lavoratori vittime dei caporali. Ogni anno, specie durante la stagione estiva, le cronache giornalistiche raccontano episodi di sfruttamento nei campi che degenerano nella morte dei agricoltura indoorlavoratori.
    La nuova legge sul caporalato interviene innanzitutto sull’aspetto sanzionatorio. Viene introdotto il principio della co-responsabilità dell’intermediario (caporale) e dell’imprenditore agricolo che utilizza la manodopera fornita dal caporale. Uno degli elementi cardine del provvedimento è l’inasprimento delle pene che andranno da uno a sei anni di reclusione, fino ad arrivare a cinque-otto anni quando il reato viene perpetrato attraverso la violenza e le minacce.
    Un’altra novità, sempre in relazione alle misure sanzionatorie, è l’arresto obbligatorio in caso di flagranza di reato.

    Il caporalato è spesso collegato alla criminalità organizzata, soprattutto nel Sud Italia dove c’è una maggiore diffusione del fenomeno. Anche per questo si è deciso di applicare al caporalato alcune misure cautelari adottate per la mafia. È prevista, ad esempio, la confisca dei beni come avviene per le organizzazioni mafiose ed il controllo giudiziario della proprietà per far continuare l’attività del bene confiscato.

    Ai fini della configurazione del reato di caporalato, è bene ribadire che non è necessario che il lavoratore venga sfruttato attraverso strumenti coercitivi di natura violenta. È sufficiente, infatti, che venga utilizzato a proprio vantaggio lo stato di necessità del bracciante per attuare delle violazioni dei contratti collettivi di lavoro, come una retribuzione inferiore a quella stabilita dai CCNL o il mancato rispetto degli orari di lavoro stabiliti, dei periodi di riposo e delle norme sulla sicurezza sul lavoro.
    Tra le altre misure inserite nel provvedimento c’è anche un rafforzamento della Rete del Lavoro agricolo di qualità, che, soprattutto per difficoltà di natura burocratica, non ha portato ai successi sperati. Ci sarà, infine, un indennizzo per le vittime di caporalato che verrà erogato attraverso il Fondo anti-tratta.