Categoria: Agroalimentare

  • macfrut

    Dal 14 al 16 settembre a Cesena si svolgerà la 33° edizione di Macfrut, la fiera internazionale dell’ortofrutta. Centinaia di aziende provenienti da tutto il mondo arriveranno in Italia per esporre i propri prodotti. 

    Vediamo insieme tutti i numeri strabilianti di questo appuntamento che si preannuncia da record e che rappresenta ormai uno snodo cruciale per il settore agroalimentare e ortofrutticolo italiano:

    • i padiglioni che ospiteranno gli espositori e che si estenderanno lungo 40mila metri quadrati (+20% rispetto alla superficie dell’anno scorso).
    • 8 miliardi il valore dell’export ortofrutticolo in Italia (prima voce dell’export agroalimentare italiano), con una crescita del 60% negli ultimi dieci anni e del 7,9% nel 2015.
    • macfrut1.000 gli espositori provenienti da tutto il mondo, 139 i nuovi espositori.
    • 16 le aziende del Peru, Paese Partner di Macfrut 2016, presenti all’esposizione. Nell’ultimo decennio il paese sudamericano ha fatto registrare una crescita del Pil del 6,1%.
    • 2 le serre presenti da 100 metri quadrati l’una; ci sarà anche un vero e proprio campo sul quale voleranno diversi droni che mostreranno le opportunità offerte da queste nuove tecnologie nel settore agroalimentare.
    • 35 le novità che verranno presentate e che riguarderanno tutti i comparti della filiera ortofrutticola.
    • 50 i workshop ed i meeting in programma.
    • 14 settembre la data di svolgimento del workshop sul ruolo dell’ortofrutta per lo sviluppo dell’Africa sub-sahariana.
    • 22% la percentuale di espositori che verrà dall’estero.
    • 1 la Regione partner, prima volta assoluta. Questa volta toccherà alla Sicilia, ovvero la regione leader nel campo ortofrutticolo grazie al 24,2% di ortive protette, al 46,9% di agrumi e al 24,4% di frutta a guscio.
    • 9:30-18:00 l’orario di apertura della fiera.

  • agricoltura fondi

    Il 2015 ha visto una crescita dell’1% del Pil del Mezzogiorno contro il +0,7% della media nazionale. È questo uno dei dati più importanti delle anticipazioni sul rapporto Svimez. 

    Stupisce, dunque, che per una volta il Sud abbia fatto registrare una crescita più sostenuta rispetto al resto d’Italia. Lo Svimez, però, ci mette in guardia.
    agricoltura fondiIl risultato particolarmente positivo potrebbe derivare da fattori contingenti e non è un caso che le previsioni per il 2016 e per il 2017 diano il Prodotto Interno Lordo delle regioni meridionali in aumento, ma sotto le medie nazionali.
    Bisognerà, dunque, essere bravi a sfruttare l’ondata favorevole per rendere il Sud il vero e proprio volano dell’economia nazionale.

    Uno dei principali fattori positivi dell’anno 2015 è stato il rendimento dell’agricoltura che mostra una variazione positiva del 5,5%. A beneficiare del rinnovato splendore dell’economia agricola sono soprattutto Calabria e Sicilia, il cui Pil aumenta rispettivamente di 1,1 e 1,5 punti percentuali.
    E pensare che ci sono ancora enormi margini di miglioramento per l’agricoltura meridionale, soprattutto a causa delle piccole dimensioni delle aziende agricole che impediscono il più delle volte alle realtà meridionali di soddisfare le numerose richieste provenienti dall’estero (export comunque in aumento del 4% nel 2015).
    Accedere a nuovi mercati rappresenterebbe un’enorme conquista commerciale, soprattutto in un momento di grave crisi della domanda interna. Ci sono, dunque, i margini per migliorare ancora il rendimento dell’economia agricola meridionale, a patto che vengano effettuate scelte lungimiranti in materia di internazionalizzazione e aggregazione.

    Particolarmente positivo, secondo lo Svimez, è anche il rendimento del settore turistico. È proprio in questo comparto che il Sud mostra la crescita maggiore, con una variazione positiva dell’8,6%. Lo Svimez spiega anche come questo dato dipenda in parte dalla crisi nord-africana e dall’allarme terrorismo, fattori che hanno portato diversi turisti sulle coste e nei luoghi culturali meridionali.
    Un altro elemento contingente che avrebbe contribuito alla crescita del Mezzogiorno è l’avvento dell’ultimo anno della programmazione europea che ha spinto le regioni meridionali a velocizzare il processo di spesa dei fondi strutturali continentali per evitare che le risorse tornassero a Bruxelles.

    Se analizziamo, infine, gli altri indicatori macroeconomici, notiamo come il numero di occupati sia cresciuto dell’1,6%, corrispondente a +94mila unità contro il +91mila del Centro-Nord. Nonostante gli sgravi fiscali inseriti nella Legge di Stabilità cercassero di favorire le assunzioni a tempo indeterminato, al Sud prevalgono ancora le forme contrattuali a termine. Sono aumentati, infatti, di 56mila unità i contratti a tempo determinato, mentre i rapporti stabili sono cresciuti di 37 mila unità.
    Per quanto riguarda, invece, le singole realtà territoriali, la regione che presenta la crescita più sostenuta è la Basilicata (+5,5%), mentre Campania, Puglia e Sardegna crescono solo dello 0,2%, a causa soprattutto dello scarso rendimento del settore manifatturiero (-1,6%).
    Il Sud, dunque, dimostra di essere un territorio estremamente dipendente dal comparto agricolo: la debolezza delle industria rimane un problema strutturale non di poco conto che neanche il 2015 particolarmente positivo è riuscito a lenire.



  • Il Parmigiano Reggiano è senza dubbio uno dei prodotti italiani più copiati nel mondo. Dal “Parmesan” al “Reggianto”, passando per il “Parmezza” ed il “Parmessano” si sprecano i tentativi di imitazioni che arrecano gravi danni al Consorzio del Parmigiano Reggiano Dop, sia in termini di immagine che di esportazioni. 

    In questi giorni il Consorzio ha reso noti i dati sull’attività di contrasto all’Italian Sounding che ha toccato soprattutto i paesi extraeuropei. La nazione con contraffazione parmigianopiù richiami falsi alla denominazione del Parmigiano sono gli Stati Uniti. Il Consorzio ha effettuato cinque operazioni contro imprese americane che hanno cercato di depositare marchi di salse, piatti pronti e formaggio grattugiato con denominazioni che richiamano il Parmigiano.
    Al secondo posto troviamo il Vietnam con tre tentativi di frode alimentare bloccati dal Consorzio; seguono Giappone e Argentina con due azioni e Bolivia, Cina, Colombia e Ucraina con un’operazione bloccata.
    Gli interventi che abbiamo messo in atto – ha dichiarato il presidente del Consorzio, Alessandro Bezzirientrano in quell’attività di contrasto ai falsi che ci vede impegnati da molti anni e che negli ultimi 24 mesi abbiamo rafforzato ulteriormente soprattutto nell’ambito dei paesi extraeuropei. Proprio qui, infatti, non solo si riscontra il maggior numero di quelle che rappresentano autentiche frodi per i consumatori e un danno per i nostri produttori, ma non esistono norme – al contrario di quanto abbiamo ottenuto dalla UE – che impongano alle autorità dei singoli Paesi un intervento drastico e d’ufficio a tutela delle Dop”.

    Il contrasto all’Italian Sounding dovrà essere un tema dirimente dell’azione del Mipaaf nei prossimi mesi. Sono tantissimi i prodotti italiani contraffatti: il settore più colpito è il lattiero-caseario, ma stanno aumentando a dismisura anche le contraffazioni di olio e salumi.
    Il Governo ha varato un accordo con le piattaforme di e-commerce Alibaba ed Ebay per bloccare le vendite di prodotti contraffatti soprattutto nel mercato asiatico.
    Bisognerà, però, lavorare più intensamente con i singoli Paesi, affinché questi ultimi adottino provvedimenti più severi contro chi colpisce le denominazioni protette. Gli Stati Uniti, ad esempio, sono il principale mercato per i prodotti del Made in Italy agroalimentare: riuscire a limitare le contraffazioni e l’Italian Sounding in un mercato così vasto ed attraente per l’agroalimentare italiano rappresenterebbe un passo in avanti enorme per l’export italiano.
    Coldiretti ha stimato che l’Italian Sounding costa all’Italia ben 300.000 posti di lavoro. Capiamo benissimo, allora, quanto sia importante adottare misure incisive a tutela del Made in Italy e dei produttori nostrani.


  • latte soresina

    Nel corso della riunione del Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea la Commissione ha presentato il piano contro la crisi del settore lattiero-caseario e ortofrutticolo. 

    In tutto vengono stanziati 500 milioni di euro, di cui 150 verranno destinati per la costituzione di un Fondo per la programmazione produttiva volontaria. latte soresinaL’obiettivo dell’intervento, che diventerà operativo da metà settembre, è ridurre volontariamente la produzione di 1,4 milioni di tonnellate a livello continentale e di conseguenza far aumentare i prezzi di conferimento.
    La Commissione ha investito ulteriori 350 milioni per azioni più flessibili a livello nazionale. L’Italia riceverà 21 milioni di euro che potranno essere destinati per fornire prestiti agevolati agli allevatori, incentivare l’internazionalizzazione e l’aggregazione delle piccole imprese e valorizzare la qualità dei prodotti.
    Le proposte del commissario Hogan – ha dichiarato il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martinavanno nella direzione da noi indicata per dare risposte concrete agli allevatori e agli agricoltori. Finalmente non solo misure spot, ma anche potenzialmente interventi strutturali per affrontare la crisi del settore lattiero. C’è il sostegno alla programmazione produttiva del latte che varrà per tutta Europa con tempi e risorse certe, sul quale avremmo voluto ancora più coraggio da parte della Commissione. Il budget da 350 milioni su misure flessibili, anche di medio periodo, in qualche modo disegna un primo punto di partenza per la costruzione di una Ocm Latte ed è importante che sia indirizzato per la salvaguardia soprattutto dei piccoli produttori. Per l’Italia significa uno stanziamento da circa 21 milioni di euro, che utilizzeremo anche per un supporto alla crisi del latte ovino». 

    Anche l’Alleanza delle Cooperative agroalimentari ha accolto positivamente la presentazione del piano contro la crisi del lattiero caseario, con particolarmente riferimento alle misure sulla riduzione volontaria della produzione: “Il pacchetto di aiuti messo a disposizione dall’Europa – ha commentato Giampiero Calzoari, coordinatore del settore lattiero caseario dell’Alleanza delle Cooperative italiane – per sostenere l’agroalimentare ed in particolare il settore lattiero-caseario, con misure volte ad incentivare la riduzione della produzione, è una novità importante. Auspichiamo che i produttori europei scelgano con convinzione la strada del contenimento volontario della produzione di latte”.
    Da tempo l’Italia richiedeva un intervento dell’Unione Europea sul tema. Proprio il nostro Paese è stato tra quelli che ha subito maggiori contraccolpi dalla fine delle quote latte per effetto di una corsa al ribasso dei prezzi che ha penalizzato gioco-forza i produttori che puntano sulla qualità.
    Tra le proposte del ministro Martina c’è anche quella di distribuire gli eccessi produttivi agli indigenti e di sperimentare nuovi strumenti di gestione del rischio che siano più vicini alle esigenze delle aziende.


  • giovani-agricoltura

    Continua a crescere in maniera spedita il numero di giovani occupati nel settore agricolo. Lo conferma l’analisi “Lavoro giovanile in agricoltura nel 2016” effettuata da Coldiretti su dati Istat relativi al primo trimestre dell’anno in corso. 

    Nei primi tre mesi del 2016 il numero di ragazzi under 35 che lavora in agricoltura è aumentato del 12% rispetto allo stesso periodo del 2015. È una tendenza in atto da diversi mesi e che non sembra destinata a a continuare di qui a breve. I vari Psr investono una grande quantità di risorse nell’insediamento dei giovani in giovani-agricolturaagricoltura, il che lascia pensare che aumenti sempre più la quantità di aziende agricole composte da under 35.
    Lo stesso collegato agricolo, approvato la scorsa settimana in Senato, prevede forme di accompagnamento dei giovani all’interno di aziende condotte da over 65 e pensionati per velocizzare il turnover generazionale.
    Un ricambio che, in base ai dati di Coldiretti, appare già in atto. Nel primo trimestre del 2016 c’è una crescita dei giovani occupati nel comparto agricolo che riguarda sia i dipendenti (+15%), che gli indipendenti (+9%), sia i ragazzi (+16%) che le ragazze (+5%).
    È interessante notare come la crescita dell’occupazione giovanile nel comparto agricolo sia notevolmente più sostenuta rispetto agli altri settori: parliamo, infatti, di una variazione positiva del 12% contro il +2% del commercio e il +3% dei servizi.

    Ma l’aspetto positivo di questi dati non è attinente tanto alla base occupazionale, quanto al rendimento delle aziende agricole guidate da giovani under 35, alla loro composizione e al livello di soddisfazione di chi intraprende questa strada.
    Le aziende agricole degli under 35, infatti, possiedono una superficie superiore alla media di oltre il 54% e cosa ancora più importante possono contare su un fatturato più elevato del 75% della media.
    Se ci concentriamo sulle qualifiche professionali dei giovani che lavorano in campagna e sulla loro soddisfazione, vediamo come la metà è laureata, il 57 per cento ha fatto innovazione, ma soprattutto il 74% è orgoglioso del lavoro fatto e il 78 per cento è più contento di prima.
    Il lavoro agricolo, dunque, è anche un fattore di cambiamento radicale delle proprie abitudini di vita che contribuisce a rendere i giovani più felici e soddisfatti del proprio lavoro. E già solo questo è un risultato di assoluto rilievo se pensiamo ai sentimenti di alienazione e insoddisfazione che spesso contraddistinguono i giovani lavoratori.
    L’indagine di Coldiretti, infine, sottolinea come questi risultati siano stati ottenuti nonostante un carico fiscale e degli oneri burocratici maggiori rispetto ad altri paesi europei, su tutti Spagna e Francia, che possono essere considerati dei concorrenti dell’Italia nel comparto agricolo.
    Il rapporto prevede infine che quest’estate saranno impegnati nei campi ben 150mila under 35. Ecco perché sarà fondamentale prevedere una contribuzione diversa per il lavoro stagionale ed abbassare il costo del lavoro per evitare che il caporalato prenda il sopravvento e che i giovani trovino nel medio periodo poco conveniente investire tempo e risorse in agricoltura.



  • Dal 2 al 9 novembre il Commissario europeo all’agricoltura, Phil Hogan, sarà in Vietnam, Singapore ed Indonesia per effettuare la sua terza missione internazionale. 

    Dopo essere stato prima in Colombia e Messico e poi in Cina e Giappone, Hogan andrà nel Sud-est asiatico insieme ad una delegazione di imprenditori, agricoltura indoorcooperatori e organizzazioni di rappresentanza del mondo agricolo, per incontrare le istituzioni locali e provare a rimuovere alcune barriere doganali che ancora impediscono a molti prodotti europei di accedere ai mercati asiatici.
    Nel corso della missione ci saranno una serie di incontri e convegni con l’obiettivo di far conoscere agli imprenditori europei la realtà del Sud-est asiatico; sono previsti anche degli appuntamenti con possibili investitori che potrebbero consentire alle aziende del Vecchio Continente di stipulare accordi commerciali con gli operatori locali.
    Come accennato in precedenza, anche le cooperative sono invitate a partecipare e lo faranno, come accaduto per i viaggi in Messico, Colombia, Cina e Giappone, insieme ai dirigenti dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari.
    Sarà la Commissione a selezionare le coop particolarmente interessate alle possibilità di investimento in questi Paesi. Tutte le cooperative che vogliano far parte della Business Delegation dovranno compilare l’apposito form online rigorosamente in lingua inglese ed entro e non oltre il 16 agosto.


  • professioni agricoltura

    Dopo due anni di discussione è stato finalmente approvato in via definitiva al Senato il Collegato agricoltura, contenuto nel DDL S 1328-B arrecante Disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione, competitività per l’agroalimentare. 

    Si tratta di un provvedimento poco pubblicizzato, ma estremamente importante per il mondo agricolo perché interviene in diversi settori professioni agricolturacome quello della pesca, del riso e del pomodoro, promuove le filiere, favorisce l’innovazione e la semplificazione e definisce per la prima volta un ambito sempre più diffuso come quello della birreria artigianale.
    In tutto, il Collegato agricoltura contiene ben 42 articoli. Ma andiamo con ordine e valutiamo i principali cambiamenti apportati dall’iniziativa legislativa.

    Semplificazione e razionalizzazione: queste sono certamente le parole chiave del collegato agricoltura. Vengono ridotti, ad esempio, da 180 a 60 giorni i tempi per aprire un’azienda agricola, diminuendo il periodo di tempo del silenzio assenso, ovvero il termine entro il quale l’Amministrazione pubblica deve adottare il provvedimento finale dal ricevimento della richiesta presentata dal Centro di assistenza agricola (CAA).
    Sempre a proposito di semplificazione ci sono dei cambiamenti rilevanti anche per le aziende olivicole, soprattutto quelle di piccola e media dimensione. Le imprese con una produzione inferiore ai 350 kg, infatti, non saranno più obbligate a detenere il fascicolo aziendale.
    Vengono, inoltre, stabilite delle sanzioni per le aziende operanti nel campo apistico se non si iscrivono nell’apposita Anagrafe.
    Il nuovo provvedimento prevede anche un’operazione di taglio e riordino della spesa per gli enti del Mipaaf ed il conseguente reinvestimento delle risorse risparmiate in politiche per la promozione del Made in Italy. Viene, infine, sancito l’obbligo di pubblicazione annuale dei dati economici, finanziari e patrimoniali delle attività svolte da ciascun Ente, società e agenzia

    Ricambio generazionale ed innovazione: il Governo e le Regioni hanno finanziato diversi provvedimenti e bandi per il turnover generazionale all’interno delle aziende agricole. Anche il Collegato agricoltura agisce in tal senso prevedendo delle forme di accompagnamento dei giovani tra i 18 ed i 40 anni che non possiedono dei terreni dentro le imprese gestite da over 65 o pensionati.
    Viene, inoltre, promossa la diffusione della conoscenza informatica e tecnologica e dell’agricoltura di precisione nelle aziende agricole, incentivando anche lo scambio di conoscenze con il mondo della ricerca.

    Banca delle terre e spesa dei fondi europei. Interessante l’istituzione, presso Ismea, della Banca delle terre agricole con l’obiettivo di creare un inventario dei terreni agricoli disponibili a causa dell’abbandono dell’attività agricola e di prepensionamenti.
    L’esecutivo intende, inoltre, migliorare la spesa dei fondi europei strutturali. Le amministrazioni pubbliche dovranno fornire informazioni ed assistenza gratuita a chi richiede contributi europei per migliorare i loro progetti di investimento.

    Birra artigianale: si definisce come birra artigianale “la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e microfiltrazione“. Per la prima volta viene effettuata una distinzione tra birrificio industriale e piccolo birrificio, definendo quest’ultimo come “un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza di utilizzo dei diritti di proprietà immateriale altrui e la cui produzione annua non superi 200.000 ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di birra prodotte per conto di terzi”. I piccoli birrifici saranno così sottoposti ad una fiscalità diversa e dovranno effettuare minori adempimenti, venendo tutelati nel processo di promozione di una filiera del luppolo italiana.

    Filiere: Sono state deliberate politiche per la promozione delle seguenti filiere:

    • Pomodoro: Per tutelare e promuovere la qualità delle produzioni vengono previste disposizioni specifiche sulla definizione dei prodotti derivati dalla trasformazione del pomodoro, sui relativi requisiti, sull’etichettatura e sul confezionamento, nonché sulle sanzioni
    • Riso:
      – Sostegno del settore attraverso la tutela delle varietà tipiche italiane e sostegno al miglioramento genetico delle nuove; valorizzazione della produzione come espressione del valore culturale paesaggistico e ambientale di un territorio; tutela del consumatore; istituzione di un registro per la classificazione delle nuove varietà; disciplina dell’apparato sanzionatorio e individuazione dell’Autorità competente in materia
      – Vengono promossi sistemi volontari di tracciabilità del riso attraverso strumenti innovativi che possano dare maggiori informazioni ai consumatori sull’origine del prodotto.

    Vengono, infine, depenalizzate alcune fattispecie di reato relativa alla pesca professionale, trasformando gli illeciti da penali in amministrativi.


  • agriweb-advisor

    Molte aziende agricole già si rivolgono a professionisti del settore web per innovare la propria comunicazione interna ed esterna, ma oggi nasce una vera e propria figura professionale. 

    Nella giornata di ieri, infatti, è stato firmato l’accordo tra Coldiretti, il Ministero del Lavoro e Google su “Crescere in digitale” che istituisce la figura dell’Agriweb advisor, ovvero un esperto del web che avrà il compito di di promuovere i siti internet delle aziende agricole, sviluppare l’e-commerce aziendale e agriweb-advisorfavorire la partecipazione ai social media per migliorare la comunicazione delle imprese del settore agroalimentare.
    Ogni provincia italiana avrà il proprio Agriweb advisor. In una prima fase saranno 100 i consulenti digitali dell’aziende del comparto agricolo che lavoreranno all’interno delle strutture di Coldiretti e saranno retribuiti attraverso il Fondo Garanzia Giovani.
    In futuro si valuterà se dare o meno maggiore respiro al progetto coinvolgendo magari anche le aziende Ict e le società di comunicazione che già portano avanti progetti di digitalizzazione delle imprese del comparto agricolo ed agroalimentare.
    Viene da chiedersi perché l’Italia abbia raggiunto la piena consapevolezza della rilevanza di una figura di questo tipo solamente adesso. Un Paese con una forte vocazione agricola deve investire fortemente sull’innovazione nel comparto agricolo per reggere il passo con gli altri paesi europei e mondiali.

    Un’agricoltura di qualità e all’avanguardia dal punto di vista delle strutture produttive, dei metodi di promozione e della comunicazione può davvero diventare tra i leader mondiali. La creazione del ruolo dell’Agriweb advisor e la sua diffusione capillare a livello territoriale è un piccolo passo di una strategia che deve essere, per forza di cose, più ampia e coinvolgere l’élite del mondo dell’innovazione e del digitale italiano.
    L’analisi “Lavoro giovanile in agricoltura nel 2016” effettuata dalla Coldiretti su dati Istat relativi al primo trimestre dell’anno, presentata proprio in occasione della stipula dell’Accordo tra il Ministero del Lavoro, Coldiretti e Google, mostra come solamente il 61% delle aziende agricole italiane usi Internet quotidianamente per la propria attività lavorativa. Molte realtà non possiedono neppure un sito web e presentano una scarsissima innovazione delle proprie strutture.
    Occorrerà, dunque, cambiare passo e bisognerà farlo urgentemente per non perdere ancora competitività.


  • agricoltura fondi

    Un altro accordo tra il Ministero delle Politiche Agricole ed un istituto bancario per facilitare l’accesso al credito delle imprese agricole ed agroalimentari. 

    Dopo quello stipulato con Banca Intesa San Paolo ed il lancio del progetto “Coltivare il futuro” con Unicredit, il Ministro Maurizio Martina e il Presidente del Consiglio di Sorveglianza di UBI Banca Andrea Moltrasio hanno agricoltura fondifirmato un protocollo d’intesa che mette a disposizione un plafond finanziario di 2 miliardi di euro, per il triennio 2016-2018, per agevolare l’accesso al credito delle imprese che operano nel settore agricolo e agroalimentare.
    Le risorse, come specifica il Mipaaf, potranno essere rifinanziate in caso di esaurimento.
    L’obiettivo dell’intervento è sostenere le imprese agricole nei loro piani di investimento anche alla luce del lancio dei nuovi Psr. L’auspicio del ministero è che le risorse messe a disposizione dai Programmi di Sviluppo Rurale e l’adozione di specifiche misure per i finanziamenti alle imprese agricole possano portare queste ultime ad innovare le strutture produttive ed i metodi di produzione, effettuando al contempo un ricambio generazionale della propria base occupazionale.

    Un altro intervento previsto nell’accordo tra il Mipaaf ed Ubi Banca è la moratoria dei debiti per gli allevatori del comparto lattiero caseario, che potranno sospendere il pagamento della quota capitale delle rate fino ad un massimo di 30 mesi.
    L’accordo di oggi con Ubi Banca – ha commentato il Ministro Martinaè un ulteriore passo in avanti per semplificare il rapporto tra istituti bancari e imprese, rilanciando anche la specializzazione del credito agrario. I 2 miliardi di stanziamento previsti da Ubi rientrano così tra quegli interventi sul fronte della liquidità e permetteranno alle nostre aziende di programmare le attività con maggiore sicurezza e crescere sui mercati. In altre parole aiutano a ridare fiducia. Perché è questo che vuol dire investire: creare nuove opportunità, anche occupazionali, soprattutto per i nostri giovani che guardano con sempre più interesse a questo settore. Particolare attenzione viene data anche a un settore che sta affrontando una fase di crisi come quello allevatoriale. Credo sia rilevante la disponibilità a estendere la moratoria dei debiti delle imprese lattiere che è contenuta nel protocollo”.


  • olio giovani in vita

    Le bottiglie d’olio extra vergine non avranno più la data di imbottigliamento e quella di scadenza. 

    La Camera dei Deputati ha recepito, ieri, la legge europea sulla commercializzazione dell’olio. Viene modificata di fatto la legge n.9 del 2013 che prevedeva “un olio giovani in vitatermine minimo di conservazione degli oli d’oliva”. Adesso viene eliminato questo obbligo: spetterà al produttore scegliere se inserire o meno in etichetta la data di imbottigliamento e quella di scadenza.
    La normativa consentirà così la vendita dell’extra vergine vecchio, ovvero quello con una conservazione superiore ai 18 mesi previsti dalla precedente legislazione italiana.
    Viene eliminata anche la differente cromatura delle etichette degli oli comunitari, che consentiva ai consumatori di distinguere l’olio italiano da quello proveniente da altri paesi. Verrà sostituita da un’indicazione stampata con inchiostro indelebile.

    Come è facile immaginare, il provvedimento ha scatenato una serie di polemiche trasversali. A contestare il recepimento della legge europea, infatti, non è stata solo l’opposizione, ma anche una parte del Partito Democratico, con la deputata Colomba Mongiello, prima firmataria della legge “Salva olio”, che ha criticato aspramente il Governo. La stessa Coldiretti ha espresso il proprio parere negativo per un provvedimento che sembra andare contro i produttori italiani e che ha come obiettivo implicito la commercializzazione dell’olio vecchio.
    Come dimostrano ricerche recenti, l’invecchiamento dell’olio causa la perdita di molte delle sue qualità organolettiche, azzerando di fatto alcuni benefici per il nostro organismo. Appare, inoltre, contraddittorio che questo tipo di legge venga emanato in un periodo estremamente difficile per il comparto per via del proliferare delle frodi a danno dei consumatori.
    Se da una parte il Governo ha rafforzato i controlli ed aumentato le sanzioni per le frodi alimentari, dall’altro approva una norma che toglie la data di scadenza di 18 mesi, promuovendo così indirettamente un olio di qualità inferiore.
    Il Ministro Martina ha difeso, però, il provvedimento: “L’olio d’oliva non ha mai avuto data di scadenza, bensì ha un termine minimo di conservazione che resta e rimane obbligatorio sotto responsabilità del produttore, così come l’indicazione chiara ed evidente dell’origine in etichetta“.


  • embargo russia

    Sono quasi 10mila gli agricoltori scesi in piazza oggi, a Verona, per protestare contro le sanzioni alla Russia. 

    Il 31 luglio 2014 l’Unione Europea ha deciso di applicare delle sanzioni nei confronti della Russia per le sue responsabilità nella guerra in Ucraina e per embargo russial’abbattimento del volo MH17 di Malaysia Airlines, avvenuto il 17 luglio 2014. Bruxelles ha deciso di prolungare nel tempo i provvedimenti sanzionatori, al momento estesi fino al 31 luglio 2016.
    La decisione dell’Ue ha portato alla reazione immediata di Putin, che ormai da due anni vieta l’importazione di prodotti alimentari dall’Europa come l’ortofrutta fresca, i derivati lattiero caseari, gli insaccati, pesce e frutti di mare.
    Proprio ieri, con il decreto presidenziale n.305 Putin ha deliberato il prolungamento dell’embargo, estendendolo fino al 31 dicembre 2017.
    Si tratta di un durissimo colpo per le aziende agricole italiane. Per questo motivo Coldiretti è scesa in piazza scegliendo il Veneto in quanto regione che, a detta dell’organizzazione di rappresentanza degli agricoltori, subirà i maggiori danni dal prolungamento dell’embargo.
    In base alle stime di Coldiretti il blocco commerciale ha causato un perdita in termini di export di 600 milioni di euro. Prima dell’applicazione delle sanzioni, le esportazioni verso la Russia erano in costante crescita, presentando addirittura una variazione positiva del +112% nei cinque anni precedenti all’interruzione dei rapporti commerciali.

    Il settore ad avere le maggiori ripercussioni è stato quello ortofrutticolo. Le mele ed i kiwi, secondo le elaborazioni di Coldiretti, hanno fatto registrare una perdita di export rispettivamente di 39,4 milioni di kg e 29,9 milioni di kg.
    Il timore del mondo agricolo è che l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, unita al prolungamento delle sanzioni, possa rappresentare un durissimo colpo per l’intero comparto. Il Regno Unito è, infatti, il secondo mercato europeo per i prodotti del Made in Italy agroalimentare, come il pomodoro ed altre specialità del comparto ortofrutticolo.
    Per questo motivo Coldiretti, con la quale si è schierato anche il Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, ed il presidente della regione Veneto Luca Zaia, chiede alle istituzioni europee la fine delle sanzioni alla Russia e la definizione di un accordo con la Gran Bretagna che tuteli l’agroalimentare europeo.


  • latte etichetta

    Il Consiglio dei Ministri ha approvato nella giornata di ieri un decreto che disciplina una serie interventi a sostegno del reddito dei produttori e a favore degli indigenti. 

    Vengono stanziati in tutto 20 milioni di euro. Nello specifico il provvedimento finanzia 10 milioni di euro per gli accordi volontari di programmazione della produzione di latte. L’obiettivo è supportare tutti quei produttori che abbiano scelto di attuare misure di programmazione produttiva, tutelando in maniera più latte etichettaefficace il loro reddito.
    Altri 10 milioni vengono stanziati per il Fondo nazionale indigenti. Le risorse saranno impiegate per l’acquisto di latte crudo da trasformare in UHT e da distribuire ai più bisognosi attraverso la rete degli enti caritativi che fanno parte del Tavolo del Mipaaf.
    In questo modo si cerca di porre rimedio ai problemi di sovra-produzione palesatisi dopo la fine delle quote latte, evitando gli sprechi alimentari e aiutando milioni di indigenti presenti sul nostro territorio.
    La tutela del reddito dei produttori – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martinaviene al primo posto. Con questo nuovo intervento attiviamo risorse per rendere più efficaci le scelte fatte a livello europeo. Vogliamo affiancare i produttori al meglio, consapevoli delle difficoltà di questi momenti e con l’obiettivo prioritario di aiutare 34 mila aziende lattiere a superare questa fase. Per questo stiamo lavorando anche a livello europeo, perché a fine mese ci aspettiamo che la Commissione Ue faccia un salto di qualità nelle proposte. La crisi del latte, della zootecnia e dell’ortofrutta non attende