Categoria: Agroalimentare


  • Una ricerca dell’IRI, presentata la settimana scorsa al Vinitaly nel corso della tavola rotonda “Il vino italiano sugli scaffali della grande distribuzione italiana ed estera”, descrive i consumi di vino degli italiani nel 2015. 

    L’indagine ci permette di valutare innanzitutto dove i consumatori italiani generalmente acquistano una bottiglia di vino e soprattutto che tipo di prodotto scelgono.
    vino cileLa maggior parte degli italiani compra vino nei supermercati e predilige sempre di più una specialità di qualità. Non è un caso che nell’anno appena trascorso sia cresciuto il consumo delle denominazioni d’origine (+1,8%) e del biologico (+29%).
    Bene anche il bianco fermo (+4,8%), il bianco frizzante (+4,9%), il rosato frizzante (+7,6%), mentre continua a crescere a ritmi sostenuti lo spumante (+7,8%); cala, invece, il consumo di vino in brik (-1,6%).
    Particolarmente interessante è, a proposito del consumo di vini spumanti, l’analisi di Nomisma, secondo la quale i maggiori consumatori di spumante sono i ragazzi tra i 18 ed i 35 anni.
    Le cosiddette “bollicine” sono una vera e propria tendenza tra i Millennials. Il vino rosso, di converso, viene consumato per lo più da italiani di età compresa tra i 51 ed i 69 anni in una percentuale del 64%.
    In generale sono 44 milioni gli italiani che dichiarano di avere bevuto vino durante il 2015 ed il 50% che dice di consumare almeno due-tre bicchieri a settimana.
    Il consumatore italiano, dunque, predilige un vino di qualità e naturale o un prodotto più leggero come lo spumante ed il rosato frizzante.
    Dove dovrà crescere, invece, l’Italia è nelle vendite online. Al momento la rete occupa solo l’1% del mercato: nei prossimi anni, dunque, l’e-commerce del vino potrà rappresentare uno strumento enorme per tutti i produttori vitivinicoli.

     


  • agroalimentare mezzogiorno

    L’agroalimentare è al momento la principale fonte di sviluppo dell’economia meridionale. 
    Lo dimostrano anche le analisi recenti. L’ultima è stata realizzata da Banca Intesa San Paolo, che ha esaminato il rendimento dei distretti alimentari del Mezzogiorno in termini di esportazioni. 

    Secondo l’Ufficio studi di Intesa San Paolo, nel 2015 tutte le regioni meridionali hanno fatto registrare un trend positivo. L’intera area meridionale mostra una crescita agroalimentare mezzogiornodell’8,3% rispetto al 2014, raggiungendo un valore delle esportazioni superiore ai 7 miliardi di euro.
    Si tratta di un traguardo di assoluto rilievo che conferma i trend evidenziati dal 2010 in avanti, anno a partire dal quale l’export meridionale ha mostrato una costante risalita, che gli ha permesso di raggiungere nel 2015 il massimo storico.
    Particolarmente positivo il rendimento di Puglia e Campania. Il valore delle vendite della regione Puglia si attesta a 3,2 miliardi, con una crescita del 10,5% su base annua sotto la spinta dell’ortofrutta barese.
    Il distretto alimentare campano cresce, invece, del 6,9% per effetto dell’ottimo rendimento dei distretti dell’alimentare napoletano, delle Conserve di Nocera, delle mozzarelle di buffa, dell’alimentare avellinese e dell’agricoltura della piana del Sele.
    Bene anche Abruzzo, Sicilia e Sardegna.

    L’export meridionale cresce sia sui mercati maturi che sui nuovi mercati. Le vendite sui mercati maturi sono aumentate del 7,2% raggiungendo quota 4,8 miliardi di euro per effetto dell’ottimo rendimento in Stati Uniti, Spagna, Francia e Gran Bretagna.
    Per quanto riguarda, invece, i nuovi mercati, la variazione positiva è del 10,6% per un valore complessivo di 2,3 miliardi. Da questo punto di vista si sono rivelati particolarmente proficui i rapporti commerciali con la Tunisia, in attesa di aggredire mercati dalle grandi potenzialità come quelli asiatici.


  • etichetta semaforo

    Con 402 voti a favore, 285 contrari e 22 astensioni, il Parlamento chiede di rimettere in discussione i cosiddetti “profili nutrizionali” alla base dell’etichetta a semaforo. 

    Si tratta del sistema di etichettatura dei prodotti alimentari, adottato dal 95% dei grandi distributori britannici, che pone dei bollini di colore rosso, giallo e verde etichetta semaforosull’etichetta dei prodotti in base al contenuto di grassi, grassi saturi, sale o zuccheri e non sulla quantità effettivamente consumata.
    Questo sistema ha penalizzato fortemente le specialità sane e di qualità come quella della dieta mediterranea, avvantaggiando di converso bevande senza contenuti di grasso.
    Per rendere un’idea del danno effettuato ai prodotti del Made in Italy, basta analizzare i dati del Prosciutto di Parma sottoposto al bollino, che nel periodo compreso tra maggio e luglio 2015 ha perso oltre 80 punti percentuali in termini di vendite contro la variazione positiva 40% dell’omonimo prodotto senza bollino.
    Il sistema di etichetta a semaforo ha portato, secondo il Parlamento, dei gravi problemi di concorrenza senza garantire una corretta informazione sulle proprietà dei prodotti ai consumatori.

    Per questo motivo Strasburgo esorta la Commissione europea a “a riesaminare la base scientifica, l’utilità e la fattibilità di tale regolamento, nonché eventualmente a eliminare il concetto di profili nutrizionali“, con l’obiettivo “di assicurare la veridicità delle informazioni e indicazioni specifiche su grassi, zuccheri e sale”.
    Il Ministro Martina ha commentato con soddisfazione la decisione del Pe: “Il voto di oggi in Parlamento europeo è un successo che l’Italia ha costruito facendo squadra. Abbiamo unito le filiere produttive, quelle agricole e collaborato costantemente con i nostri parlamentari, a partire da Paolo De Castro. Ora ci aspettiamo che la Commissione Ue faccia un salto di qualità concreto su questo piano. Lo dobbiamo soprattutto ai consumatori, che vengono tratti in inganno da questi sistemi basati su criteri discutibili. Non è ammissibile che le nostre aziende che lavorano sulla qualità e producono alcuni dei prodotti cardine della dieta mediterranea vengano penalizzate, mentre invece le bibite gassate light ricevono il bollino verde. L’Italia andrà avanti con determinazione”.


  • made-in-italy-legge

    La Camera dei Deputati ha approvato una legge sulla tracciabilità del Made in Italy. 
    Il provvedimento, prossimo alla votazione in Senato, si pone come obiettivo quello di salvaguardare la qualità dei prodotti italiani, con riferimento non solo alle specialità dell’agroalimentare, ma anche a quelle dell’abbigliamento, dell’auto e dell’industria farmaceutica. 

    La legge ha una lunga storia nel nostro Paese. Una proposta simile è stata presentata per la prima volta, infatti, nel 2013, ma si è dovuta scontrare con la normativa europea sull’etichettatura dei prodotti, che identifica provvedimenti di questo tipo come lesivi della libera concorrenza.
    made-in-italy-leggeLa nuova formulazione è incentrata sulla tutela del consumatore difronte alle contraffazioni e sulla promozione della qualità.
    Ogni prodotto avrà un Qr code, leggibile anche attraverso mobile, contenente informazioni sull’origine dei prodotti, sulla qualità e sulla provenienza dei componenti, delle materie prime, sul processo di lavorazione delle merci e dei prodotti intermedi e finiti.
    Si tratta di un sistema di tracciabilità e certificazione volontario, che oltre a far conoscere al consumatore dati sul prodotto, conterrà anche informazioni sul produttore e sull’ente certificatore della filiera.
    In questo modo sarà possibile avere un quadro a 360 gradi sulle modalità di produzione e sulle caratteristiche del prodotto acquistato.

    Lo Stato fornirà alle aziende dei contributi per implementare tale sistema di tracciabilità. Nello specifico, il provvedimento si rivolge a micro, piccole e medie imprese, a distretti produttivi, a forme aggregative di imprese, quali consorzi, anche in forma di società, a raggruppamenti temporanei di impresa, a contratti di rete, alle start-up innovative, nonché a imprese agricole e della pesca, fornendo loro contributi fino a 20 milioni di euro.
    Sono previste anche delle sanzioni per chi appone sull’etichetta riferimenti non corrispondenti al vero.
    La legge rappresenta un passo decisivo verso la lotta contro le contraffazioni e si va ad inserire all’interno di una serie di sperimentazioni sulla tracciabilità, che dovranno necessariamente trovare un riconoscimento giuridico in sede europea.


  • olio italia

    Si chiama In Oleo Veritas ed è il sistema messo a punto da Samer (azienda della Camera di Commercio di Bari), Innovative Solutions (spin-off del Politecnico di Bari) e di Retelab (la rete nazionale dei laboratori delle Camere di Commercio) per contrastare le contraffazione dell’olio extravergine d’oliva. 

    Negli ultimi anni si sono moltiplicate le truffe in questo settore. Diverse aziende hanno venduto olio vergine spacciandolo per olio extravergine, dando vita a veri e propri scandali ed inchieste giudiziarie.
    olio italiaIl mercato dell’olio italiano deve, inoltre, fronteggiare l’invasione dell’olio proveniente dal Nord Africa, specie dalla Tunisia, e dagli altri paesi europei.
    Un trend che penalizza i prodotti italiani, conosciuti per la loro qualità in tutto il mondo.
    Per tutelare l’olio extravergine d’oliva italiano è stato messo a punto un sistema che permette di riconoscere la provenienza del prodotto e le sue caratteristiche organolettiche, facendo emergere l’eventuale utilizzo di prodotti chimici e di materia prima proveniente da altri paesi europei.

    Ogni bottiglia d’olio conterrà un Qr Code; dopo avere inserito sul portale di In Oleo Veritas il codice contenuto sulla bottiglia, il consumatore potrà osservare i dati dell’olio ricavati attraverso analisi di laboratorio effettuati prima della commercializzazione del prodotto.
    La nuova piattaforma rappresenta una vera e proprio certificazione di qualità e sono già diverse le aziende che hanno scelto di “sottoporre” il proprio olio all’analisi dei laboratori, certificandone così la provenienza e la qualità.
    Il costo delle analisi è di circa 500 euro, ma sono previsti per i prossimi mesi dei bandi promossi dalla Camera di Commercio di Bari per agevolare i piccoli produttori.
    Innovative Solutions e Retelab hanno già creato 60 laboratori, distribuiti in otto paesi europei diversi per dare così la possibilità alle aziende che volessero effettuare questo investimento di certificare i propri prodotti.
    Si tratta di un’innovazione che potrebbe avere un impatto positivo sull’intero mercato, sia in termini di credibilità di fronte ai consumatori che di crescita della qualità del comparto.


  • latte granarolo

    Le grandi industrie di trasformazione del latte sono pronte ad inviare ai produttori i nuovi contratti. 
    Ma i prezzi di conferimento non sono quelli che speravano gli allevatori. 

    Il prezzo stabilito dall’Osservatorio europeo è di 29 centesimi al quale vanno aggiunti 4 centesimi di premio per i prodotti italiani.
    Si arriva, dunque, a 33 centesimi, ovvero un prezzo addirittura inferiore rispetto a quello che ha scatenato la protesta dei produttori lo scorso mese di latte_fresco_novembre.
    Dopo una dura battaglia, con manifestazioni in tutta Italia ed il blocco dello stabilimento di Lactalis, si era arrivati ad un compromesso che ha portato il prezzo a 37 centesimi, 36 pagati da Lactalis ed 1 dall’Unione attraverso i 25 milioni stanziati per sostenere il comparto.
    In questi mesi la situazione non è migliorata. Gli osservatori hanno rilevato un eccesso di produzione in tutta Europa, stimabile attorno al +7%, a fronte di un evidente riduzione dei consumi.
    Il crollo dei prezzi, dunque, è stato ancora più cospicuo e trovare un accordo che soddisfi i produttori sarà più complicato.

    Nel frattempo Granarolo, per bocca del proprio presidente, nonché coordinatore latte dell’Alleanza delle Cooperative, Giampiero Calzolari, ha dichiarato di essere disposta a pagare un prezzo maggiore, utilizzando i profitti ottenuti per effetto della diversificazione produttiva.
    La situazione resta comunque preoccupante, tant’è che, come abbiamo riportato nei giorni scorsi, molti paesi, tra cui Francia ed Italia, stanno ponderando di ridurre volontariamente la produzione per provare ad incidere sul livello dei prezzi.
    L’Italia attraverso le organizzazioni dei produttori ed il Mipaaf, chiede degli interventi decisi all’Unione Europea. Le misure proposte nel Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura, svoltosi un paio di settimane fa, non basteranno per lenire la crisi del settore.


  • olio italia

    Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali rende nota l’entrata in vigore del primo Piano olivicolo nazionale in seguito all’approvazione della Conferenza Stato Regioni. 

    È la prima volta che un Governo, di concerto con gli locali, decide di sostenere un settore, come quello olivicolo, investendo 32 milioni di euro, risorse che potranno essere alimentate dai Psr delle singole regioni.
    La scelta di sostenere il comparto arriva dopo la pessima campagna 2014-2015 a causa dell’epidemia Xylella e a pochi giorni dalla discussa decisione dell’Unione Europea di aumentare le importazioni di olio tunisino senza apportare dazi doganali.
    Il settore olivicolo, dunque, necessitava di misure urgenti per aumentare la competitività delle imprese italiane e rilanciare l’immagine di uno dei prodotti cardine della dieta mediterranea.
    Vediamo nel dettaglio le azioni inserite nel Piano olivicolo nazionale:

    • aumento della produzione di olive e di olio extravergine di oliva attraverso la razionalizzazione della coltivazione degli oliveti tradizionali, il rinnovamento degli impianti e l’introduzione di nuovi sistemi colturali in grado di conciliare la sostenibilità ambientale con quella economica;
    • promozione e valorizzazione dei prodotti olivicoli italiani con attività di ricerca per migliorare l’efficienza dei metodi produttivi e l’organizzazione di iniziative per accrescere l’appeal del Made in Italy all’estero;
    • recupero varietale delle cultivar nazionali di olive da mensa in nuovi impianti olivicoli integralmente meccanizzabili;
    • riorganizzazione della filiera favorendo l’aggregazione e l’organizzazione economica degli operatori.

    “Con l’approvazione per la prima volta del Piano olivicolo nazionale – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martinainiziamo a definire una strategia produttiva che mancava da troppi anni in Italia. L’obiettivo condiviso con tutta la filiera è migliorare sotto il profilo della qualità e della quantità. Abbiamo deciso di investire 32 milioni di euro per aiutare la riorganizzazione del settore olivicolo e oleario italiano, con un piano che potrà essere ulteriormente supportato con le risorse regionali dello sviluppo rurale. Il nostro lavoro non si ferma qui. Con l’accordo di filiera siglato poche settimane fa ci sono tutte le premesse per dare futuro al comparto, guardando anche alle opportunità e al lavoro da fare a livello internazionale”.


  • latte soresina

    L’acquisto di prodotti alimentari online è in forte crescita.
    Lo confermano i dati che raccontano come nel 2016 il 19,3% degli italiani compri cibo e bevande in rete contro il 6,1% del 2015. 

    Latterie Soresina, uno dei gruppi leader del settore lattiero-caseario italiano, ha deciso allora di puntare sull’e-commerce approdando su Amazon.
    Si inizierà con il burro e, qualora la sperimentazione dovesse andare bene, si proseguirà con altri prodotti. In ogni caso, si tratta di una scelta che potremmo latte soresinadefinire pionieristica e coraggiosa, perché riguarda un comparto, quello lattiero caseario, caratterizzato da prodotti altamente deperebili e dunque difficilmente adattabili alla logica dei tempi di consegna, tipica degli acquisti online.
    Il servizio che mette a disposizione Amazon prova, però, ad ovviare a questo problema. Si chiama Amazon Prime Now e consentirà ai consumatori di ricevere i prodotti ordinati entro un’ora.
    Per adesso il servizio sarà disponibile solo per la città di Milano ed i 34 comuni dell’hinterland milanese, ma l’obiettivo è estendere Prima Now anche ad altre realtà italiane.
    Latterie Soresina intende trovare nuove strategie commerciali, che siano in grado di sopperire alla crisi del comparto, per effetto del ribasso dei prezzi e della chiusura del mercato russo.
    Il 30% del fatturato di Soresina viene realizzato attraverso le vendite all’estero. Di qui la decisione di rafforzare la propria presenza in mercati come quello tedesco, svizzero, olandese e statunitense. “Anche l’alimentare ormai deve accettare la sfida della globalizzazione – ha dichiarato Tiziano Fusar Poli, presidente di Soresina, al quotidiano Italia Oggi – e competere sui mercato, tagliando l’erba sotto i piedi alle contraffazioni“.


  • pomodoro-cooperative

    Il comparto del pomodoro, così come gran parte del settore ortofrutticolo, sta attraverso un periodo di estrema difficoltà. 

    C’è innanzitutto un problema legato alla situazione internazionale, con l’embargo russo che ha tolto ai nostri produttori uno sbocco di mercato fondamentale.
    È aumentata, inoltre, la concorrenza con la presenza massiccia di prodotti provenienti dal Nord Africa, generando una dinamica dei prezzi tendente al ribasso.
    Le aziende ortofrutticole italiane, dunque, soprattutto quelle di piccole dimensioni, non riescono più a sostenere i costi di produzione e le pratiche di aggregazione sono ancora poco diffuse.

    Per questo motivo l’Alleanza delle Cooperative agroalimentari italiane chiede degli interventi forti e duraturi da parte dell’Unione. Ne hanno parlato ieri Italia, Spagna e Francia nel corso del gruppo di contatto tenutosi presso il Ministero delle Politiche Agricole italiane.
    pomodoro-cooperativeI tre paesi hanno messo a punto delle strategie comuni da portare in sede europea per tutelare gli interessi dei produttori ortofrutticoli continentali.
    Il coordinatore  del settore ortofrutticolo dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, Davide Vernocchi, ha commentato in maniera positiva l’esito dell’incontro: “Siamo confortati dalla piena sintonia registrata oggi con la filiera spagnola e crediamo sia indispensabile presidiare insieme l’evoluzione dei lavori comunitari per arrivare in tempi rapidi alla definizione di una nuova proposta comunitaria di aumento dei prezzi di ritiro, differenziati per tipologia (tondo e ciliegino), così da far fronte nei prossimi mesi al permanere di una riduzione dei prezzi nel settore del pomodoro da mensa”.

    Nella giornata di lunedì, nel corso del consiglio straordinario dei ministri dell’agricoltura Ue, il commissario Phil Hogan ha confermato il prolungamento delle misure straordinarie di sostegno per il settore ortofrutticolo per far fronte all’embargo russo, oltre all’attivazione della clausola di salvaguardia e i nuovi meccanismi per rivedere il sistema di calcolo dei prezzi di entrata per arginare le importazioni dal Marocco.
    Provvedimenti che, secondo Vernocchi, devono estendersi anche ad altre filiere ortofrutticole, soprattutto quelle legata alla frutta estiva, dove le indennità per i produttori risultano ancora poco attraenti e lasciano il mercato in uno stato di estrema volatilità.


  • unicredit-coltivare-il-futuro

    “Coltivare il futuro” è il progetto di Unicredit e del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali a sostegno dell’agroalimentare italiano. 

    L’iniziativa, presentata oggi a Roma, mette a disposizione delle aziende agroalimentari 6 miliardi di euro in termini di finanziamenti più una serie di altre iniziative formative per accrescere il livello di conoscenza dei mercati internazionali e delle nuove tecnologie.
    unicredit-coltivare-il-futuroIl protocollo d’intesa è stato firmato oggi nella sede del Ministero dell’Economia e delle Finanze alla presenza di Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Pier Carlo Padoan, Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giuseppe Vita, Presidente del Gruppo UniCredit, e Gabriele Piccini, Country Chairman Italy di UniCredit.
    Le scelta del Mef come sede di sottoscrizione dell’accordo ha un valore simbolico e conferma la volontà del Governo di rendere l’agroalimentare – settore che tra agricoltura, silvicoltura e pesca ed industria alimentare genera un fatturato di oltre 180 miliardi – uno dei volani dello sviluppo italiano.

    Sono tre, in particolare, i pilastri del progetto “Coltivare il futuro”:

    • Un plafond di 6 miliardi di euro per il triennio 2016-2018 attraverso finanziamenti specifici per gli imprenditori agricoli. L’agroalimentare è un mondo complesso e composto per lo più da piccole aziende, che hanno difficoltà di accesso al credito e nell’esportare i propri prodotti all’estero.
      L’intesa tra il Mipaaf e Unicredit ha come obiettivo proprio quello di creare un linea di credito specifica per il settore.
    • L’istituzione dell’Agri-Business School, una vera e propria scuola per la formazione degli agricoltori.
      Verranno approfonditi tre grandi temi: competenze di base in materia di finanza, export management per dare agli operatori le conoscenze essenziali in tema di internazionalizzazione ed innovazione tecnologica.
    • UniCredit, Cisco (azienda leader in tecnologia e apparati di networking) e Penelope (società specializzata nella tracciabilità degli alimenti e nel controllo e gestione della filiera produttiva) lanciano “Value for Food“, un’iniziativa per finanziare programmi di evoluzione tecnologica delle aziende agroalimentari, coniugando attività di comunicazione e marketing territoriali, digitalizzazione degli asset informatici ed efficientamento ed automazione dei processi di filiera.
      L’obiettivo di “Value for Italy” è per l’appunto valorizzare il Made in Italy, proteggendolo dalle contraffazioni ed implementando le nuove tecnologie nei processi produttivi.

  • sprechi alimentari

    La Camera dei Deputati ha approvato, oggi, la legge sugli sprechi alimentari, un provvedimento che dovrebbe consentire all’Italia di recuperate 550mila tonnellate di eccedenza in tutta la filiera. 

    La palla passa adesso al Senato per l’approvazione definitiva, ma si tratta comunque di un primo passo verso il raggiungimento degli obiettivi posti con la firma della Carta sprechi alimentaridi Milano. L’Italia, insieme ad altri Paesi, istituzioni e ONG, si è impegnata portare avanti azioni di contrasto agli sprechi alimentari abbracciando la Sfida Fame Zero, lanciata di recente dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.
    La legge sugli sprechi renderà più facile per le imprese donare il cibo alle organizzazioni non profit anziché distruggere gli avanzi.

    Il valore degli sprechi arriva nel nostro Paese a quota 13 miliardi di euro; nel mondo è stato calcolato che un terzo del cibo prodotto viene sprecato, con una stima di 13 miliardi di tonnellate di cibo gettate via ogni anno.
    La nuova normativa semplifica le procedure di donazione, innalzando a 15mila euro la soglia che obbliga aziende e ristoratori ad effettuare una dichiarazione preventiva prima di donare gli avanzi. Quando la legge concluderà l’iter normativo basterà elaborare una rendicontazione a fine mese con le donazioni effettuate.
    Il voto di oggi – commenta il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina conferma l’Italia in prima linea nella lotta contro lo spreco alimentare. Ora bisogna arrivare presto all’approvazione definitiva. È un intervento necessario per contrastare un fenomeno che solo in Italia vale 12 miliardi di euro l’anno. Un Paese a spreco zero è un Paese con cittadini-consumatori consapevoli, un Paese che fa diventare le buone pratiche abitudini quotidiane e non eccezioni”.


  • italian taste

    È stato presentato oggi, alla Farnesina, il protocollo d’intesa tra il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, il Ministero degli Affari Esteri ed il Miur per la valorizzazione della cucina italiana in tutto il mondo. 

    L’iniziativa, che ha visto anche il coinvolgimento del Ministero dello Sviluppo Economico, l’Ice, il Coni, Unioncamere e Assocamerestero, è una delle azioni previste nel Food Act, il piano per la diffusione della cucina italiana all’estero realizzato con la collaborazione dei migliori chef nostrani.
    italian tasteIl Food Act prevede una serie di misure per la promozione della dieta mediterranea, il potenziamento della distribuzione del vero Made in Italy, un’implementazione del credito per i giovani chef italiani ed il rafforzamento del legame tra cucina e turismo.
    Il protocollo d’intesa presentato oggi prevede per i prossimi due anni iniziative di promozione della tradizione culinaria italiana negli Stati Uniti, Giappone, Cina, Russia, Emirati Arabi Uniti e Brasile.
    I migliori chef italiani fungeranno da veri e propri ambasciatori delll’Italian Taste. Nello specifico è prevista:

    • l’organizzazione della settimana della cucina italiana nell’ultima decade di novembre, con il coinvolgimento di ambasciate, consolati ed istituti di cultura;
    • lo svolgimento di un master class per gli chef stranieri sui valori della dieta mediterranea e per far conoscere loro le eccellenze alimentari e vitivinicole nostrane;
    • l’erogazione di borse di studio per giovani chef italiani under 30;
    • la realizzazione di giornate sulla cucina, in collaborazione con il Coni, durante importanti manifestazioni sportive, tra cui i Giochi Olimpici.

    L’obiettivo è valorizzare l’agroalimentare italiano all’estero, arrivando, come dichiarato a più riprese dal ministro Martina e dal premier Renzi, ad un valore di 50 italian tastemiliardi di esportazioni nel 2020.
    Già nell’ultimo anno l’export agroalimentare è aumentato del 7,4%, attestandosi come uno dei settori più dinamici del sistema Italia.
    Il Food Act agisce in un’ottica diversa rispetto al passato, ponendo questo comparto al centro delle politiche di sviluppo del Paese, con una campagna di comunicazione chiara e definita da un logo ed uno slogan distintivo “The extraordinary Italian Taste”.