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  • Il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea ha approvato la proposta della Commissione di stanziare 500 milioni di euro per le aziende agricole del settore del latte e della carne.
    La decisione arriva in seguito alle numerose manifestazioni degli operatori del settore, come quella a Bruxelles e nel Brennero, che hanno denunciato lo stato di difficoltà in cui versano i due settori a causa della fine delle quote latte, della scarsa remuneratività dei prezzi e delle difficoltà a collocare i prodotti sul mercato europeo.

    Il Consiglio, nel corso di una riunione informale svoltasi a Lussemburgo, ha dato il proprio ok agli aiuti diretti verso le aziende agricole del settore. « Per l’Italia – spiega il Mipaaf in una nota – l’intervento prevede risorse per oltre 28 milioni di euro, in aumento rispetto al 2009 quando furono 23 milioni, di cui 25 per gli aiuti diretti, insieme a una quota per lo stoccaggio dei formaggi che può arrivare a quasi 50 mila tonnellate».
    latte italiaTra gli impegni presi dal Consiglio c’è anche quello di coinvolgere l’Autorità per la concorrenza europea sulla catena alimentare, sopratutto riguardo ai prezzi della produzione e del consumo.
    Il problema dei prezzi è una questione di primissimo rilievo per i produttori del lattiero caseario. La fine delle quote latte ha portato i prodotti italiani ad essere scarsamente competitivi sul mercato europeo, a causa di costi più alti rispetto alla concorrenza.
    La qualità del latte e dei derivati italiani non viene premiata da un mercato orientato verso il ribasso dei prezzi. Ecco perché è fondamentale attuare misure di aiuto per le aziende agricole italiane, che necessitano di un assestamento dopo il termine dell’era delle quote latte.
    «Servono azioni incisive – ha dichiarato il Ministro Martina- per tutelare il reddito degli allevatori e per questo abbiamo chiesto alla Commissione di intervenire con urgenza e con misure semplici e flessibili. Le nuove risorse messe a disposizione sono utili per rispondere alle esigenze di liquidità delle imprese e si vanno ad aggiungere al nostro pacchetto latte da 120 milioni di euro». 



  • Il Primo Ministro Matteo Renzi ed il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali Maurizio Martina hanno partecipato alla Giornata dell’Agricoltura italiana ad Expo 2015. Per l’occasione si è svolta anche l’assemblea nazionale di Coldiretti che ha stimolato il dibattito su alcuni temi essenziali per il presente ed il futuro dell’agricoltura italiana.

    Uno di questi è sicuramente l’Imu sui terreni agricoli, un provvedimento che ha impoverito il reddito dei produttori aggravando la già difficile situazione del settore agricolo italiano.
    Nella prossima Legge di Stabilità, secondo il premier, verrà abolita in via definitiva: «Il prossimo anno l’Imu agricola sarà cancellata: dal primo gennaio 2016 non si pagherà più. E anche sull’Irap agricola avete ragione: dal prossimo anno non si pagherà più. Abbiamo trovato le coperture ieri, sarà in legge di contraffazione parmigianostabilità».
    Martina ha parlato di un taglio delle tasse per il mondo agricolo, tra Imu ed Irap, stimabile attorno al miliardo di euro. L’abbattimento del cuneo fiscal per le imprese agricole rappresenterebbe una boccata d’ossigeno vitale per l’intero settore, considerato il periodo di grave difficoltà che stanno vivendo il lattiero caseario, l’ortofrutticolo ed il settore olivicolo.
    All’interno della Legge di Stabilità, ha rilanciato Renzi, ci saranno anche degli interventi per aumentare l’export dei prodotti agroalimentari, sfruttando l’appeal che nutrono le nostre specialità in mercati come quello statunitense.
    L’agroalimentare italiano ha tutte le potenzialità per raggiungere il livello di esportazioni di paesi come la Francia e la Germania; per questo motivo è importante che anche le piccole e medie aziende agricole siano in grado di investire nell’internazionalizzazione, sfruttando le risorse offerte dal Governo e le potenzialità dei processi di aggregazione.

    Un altro dei temi scottanti è la lettera di diffida inviata dall’Ue al nostro Paese nella quale viene intimato all’Italia di abolire il divieto di produzione di formaggi con il latte in polvere.
    Come più volte ribadito in questa sede, l’eliminazione di tale divieto comporterebbe un grave impoverimento per il settore lattiero-caseario italiano e della sua tradizione centenaria di alta qualità, senza contare la grande quantità di posti di lavoro che andrebbero persi.
    Il Governo, nelle parole del ministro Martina, si è schierato dalla parte degli agricoltori italiani. Nella giornata odierna anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha sposato la causa dei produttori di latte e derivati nostrano, adottando simbolicamente dei formaggi Made in Italy portati sul palco da due giovani produttrici italiane.



  • L’Istat ha comunicato in data odierna una nuova nota sul mercato del lavoro nel secondo trimestre del 2015. L’Istituto di Statistica riporta in maniera dettagliata i dati sul tasso di occupazione, di disoccupazione e di inattività, ma anche quelli sulla retribuzione media ed il numero di lavoratori dipendenti ed indipendenti.

    Le elaborazioni maggiormente positive riguardano il Mezzogiorno. Nel confronto con il secondo trimestre del 2014, infatti, c’è stato un aumento dello 0,9% del tasso di occupazione, mentre il tasso di disoccupazione risulta essere invariato.
    Nello specifico nel periodo aprile-giugno il tasso di disoccupazione femminile è diminuito di 1,2 punti percentuali e quello maschile è invece aumentato dello lavoro italia0,7%. In generale la disoccupazione si attesta sul 20,2% che rimane uno dei livelli più alti in Europa.
    C’è stato anche un parziale miglioramento delle politiche attive del nostro Paese che ha portato il tasso di inattività a diminuire dello 0,6% (-271mila unità) su base tendenzialmente con picchi del -1,1% al Mezzogiorno.
    Fra gli inattivi, in particolare, diminuiscono gli scoraggiati (-114 mila in un anno), soprattutto nel Mezzogiorno e tra i giovani di 15-34 anni. Di contro, aumentano gli inattivi per motivi di studio (+77 mila unità) e quelli in attesa degli esiti di passate azioni di ricerca (+41 mila).
    Il programma Garanzia Giovani, nonostante le numerose falle riportate in questi mesi, ha portato i giovani a dichiararsi disponibili a lavorare e quindi a far decrescere il tasso di inattività.

    Per quanto riguarda il tipo di occupati, i contributi agevolati offerti dalla Legge di Stabilità hanno favorito un aumento dei lavoratori dipendenti. Nel periodo compreso tra aprile e giugno, infatti, secondo l’Istat c’è stato un aumento del numero di lavoratori dipendenti dello 0,8%; diminuiscono, invece, gli indipendenti (-0,6%) per effetto dell’aumento delle tasse approvato nella scorsa Legge di Stabilità.
    Quanto alle retribuzioni, infine, il loro aumento tendenziale (+0,2%) è risultato ampiamente superiore all’inflazione ed è anche dettato probabilmente dall’aumento delle ore lavorative (+0,9%).



  • Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, ospite della trasmissione Otto e Mezzo, ha affrontato tanti temi chiave della prossima Legge di Stabilità. Uno di questi riguarda la possibilità di inserire una tassa sulle transazioni digitali, meglio conosciuta come Google Tax.

    «I grandi player dell’economia digitale mondiale – ha commentato Renzi – che per me sono dei miti, come Apple e Google, hanno un sistema per cui non pagano le tasse nei luoghi dove fanno business: allora noi siccome stiamo aspettando da due anni che ci sia una legge europea abbiamo deciso di attendere googlel’Ue tutto il primo semestre del 2016, ma da questa legge di stabilità già immaginiamo una digital tax. Non si arriverà a cifre spaventose, non basteranno a risollevare l’economia del Paese ma è una questione di giustizia».
    I grandi colossi dell’economia digitale, come Google, Amazon ed Apple, spesso registrano i propri ricavi presso una società satellite che ha sede in paesi con una legislazione fiscale più favorevole. È il caso di Amazon che opera a Lussemburgo o di Facebook e Google che sfruttano la tassazione favorevole dell’Irlanda.
    Tra i Paesi in cui è presente la Google Tax c’è, ad esempio, la Gran Bretagna che obbliga le aziende con un fatturato superiore ai 10 milioni di sterline che hanno sede legale in Gran Bretagna e che dirottano i propri profitti verso i cosiddetti “paradisi fiscali” ad essere soggetti ad un’aliquota del 25%.
    L’Unione Europea non è ancora intervenuta sul tema, volendo tutelare al massimo la libera circolazione dei capitali. Ma l’operazione effettuata dalle grandi multinazionali digitali esula dalla libertà di concorrenza e rappresenta in molti casi un vero e proprio meccanismo di elusione che va fermato.



  • Il Consiglio dei Ministri del 10 settembre ha approvato uno schema di legge sulla reintroduzione dell’indicazione obbligatoria dello stabilimento sull’etichetta degli alimenti.

    La normativa andrebbe a modificare quanto contenuto nel regolamento UE 1169 /2011 sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori e nella direttiva UE 2011/91 sulle diciture o marche che consentono di identificare la partita alla quale appartiene una derrata alimentare.
    etichette prodotti alimentariNelle due leggi sopra citate viene introdotta, infatti, l’etichetta europea per i prodotti alimentari, eliminando di fatto l’indicazione obbligatoria dello stabilimento di produzione come invece stabilito dalla normativa italiana.
    Il Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali intende invece reinserire tale obbligo, aumentando in questo modo la tutela dei consumatori ed esaltando la specificità dei prodotti alimentari nostrani.
    Per l’approvazione del decreto ci vorranno però alcuni mesi; sarà necessario, infatti, ricevere il parere positivo da parte dell’Unione Europea e solo in un secondo momento la legge potrà essere portata al vaglio del Parlamento.
    Le principali associazioni di categoria dei produttori agricoli, come Coldiretti e Agrinsieme, hanno espresso il loro parere positivo nei confronti del cambiamento normativo sull’etichettatura dei prodotti, mentre secondo Confcommercio il reinserimento dell’indicazione obbligatoria dello stabilimento rischia di avere costi eccessivi per i produttori.
    Il ministro Martina, però, tiene particolarmente all’approvazione del decreto e rilancia: «Per noi si tratta di un punto cruciale, perché la valorizzazione della distintività del modello agroalimentare italiano passa anche da qui».



  • Un 2015 positivo per la produzione vitivinicola italiana. Secondo le stime di Ismea e Unione italiana, infatti, quest’anno la produzione di vino dovrebbe essere di 47 milioni di ettolitri, facendo diventare così il nostro paese il primo produttore mondiale di vino.

    Manca ancora un mese alla fine della vendemmia, ma la tendenze sembra essere questa. Il clima favorevole ha portato un’uva sana e di alta qualità e ha scatenato la crescita della produzione vitivinicola in tutto il nostro paese dopo un 2014 molto negativo.
    La previsione, infatti, è di un aumento del 12% rispetto ai 42 milioni di ettolitri prodotti l’anno scorso (dati Istat) ed una variazione positiva importante per una cooperative vinoserie di regioni chiave del nostro settore vitivinicolo.
    Sicilia e Puglia, ad esempio, vedono un aumento della produzione rispettivamente del +20% e +19%; bene anche Veneto (+13%) e Piemonte (+10%), mentre Toscana e Lombardia fanno registrare una perdita del 3%.
    Il 2015 positivo dovrebbe portare l’Italia a diventare il primo paese produttore di vino al mondo. Tale primato è possibile grazie anche alla difficile situazione che sta attraversando il settore vitivinicolo francese.
    La vendemmia transalpina dovrebbe portare quest’anno a 46,5 milioni di ettolitri di vino prodotti, con un calo dell’1% rispetto all’anno passato; stesso andamento per la Spagna, dove sono previsti 43 milioni di ettolitri prodotti ed una contrazione del 3% nel confronto con il 2014.
    Dopo l’exploit degli anni passati, quando i vini francesi hanno raggiunto mercati internazionali dall’alto valore commerciale, come quello asiatico, le specialità vitivinicole transalpine presentano importanti problemi sanitari che spiegano così il calo della produzione.
    L’Italia, dunque, può sfruttare quest’annata particolarmente positiva per accedere ai mercati esteri e valorizzare quello che è un prodotto di altissima qualità e dalla tradizione centenaria.



  • L’Istat ha diffuso i dati sulla produzione industriale a Luglio 2015. Secondo l’istituto nazionale di statistica nel mese preso in considerazione l’indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dell’1,1% rispetto a giugno.
    Nel trimestre maggio-luglio 2015, inoltre, c’è stata una variazione positiva del +0,5% nel confronto col precedente trimestre.

    C’è, dunque, una ripresa della produzione industriale confermata anche dai dati su base annua. Rispetto a luglio 2014, infatti, c’è stato un incremento del 2,7% e nei primi sette mesi dell’anno la produzione industriale è cresciuta dello 0,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
    produzione industriale istatLa variazione positiva interessa tutti i comparti, ma più di tutti l’energia. Dopo il periodo di crisi, complice la difficile situazione in Ucraina, c’è stata una crescita della produzione di beni energetici, che si attesta sul 7,1% su base mensile e sul 10,7% su base annua.
    Anche gli altri settori produttivi hanno visto un aumento della produzione industriale: i beni di consumo mostrano una variazione congiunturale del +1,0% ed una variazione tendenziale del +1,8%; i beni strumentali crescono del +0,3% su base mensile e del +5,3% su base annua.

    L’unica variazione negativa la fanno registrare i beni intermedi che rispetto a luglio 2014 perdono 1,3 punti percentuali.
    Tra i singoli comparti che mostrano maggiori segnali positivi ci sono quello della fabbricazione di mezzi di trasporto (+20,1%), della fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+12,0%) e della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+11,7%).
    Le perdite maggiori le troviamo, invece, nei settori dell’attività estrattiva (-5,0%), della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-2,4%) e della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-0,8%).
    I dati sulla produzione industriale sono un altro tassello positivo per l’economia italiana, che si va ad aggiungere a quelli Istat sulla disoccupazione, alle stime sul Pil e all’aumento delle assunzioni a tempo indeterminato.
    Si iniziano ad intravedere, dunque, i primi segnali di ripresa che andranno assecondati e guidati in maniera sapiente nei prossimi mesi.



  • Il Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali ha pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 9 settembre 2015 il decreto del 28 luglio 2015 che disciplina la concessione di contributi per la valorizzazione dei prodotti agricoli a marchio Ue.

    Il Mipaaf mette a disposizione degli agricoltori un totale di 883 milioni di euro, di cui 61,5 mln nel 2015, 80 nel 2016, 120 nel 2017, 160 nel 2018 e 200 sia nel 2019 che nel 2020.
    I soggetti richiedenti dovranno presentare un progetto nel quale illustrano le iniziative proposte per la valorizzazione dell’immagine e della conoscenza dei contributi agricolturaprodotti agricoli a marchio Ue, sia in campo nazionale che internazionale.
    Un’apposita commissione valuterà i singoli progetti e stilerà una graduatoria in base alla quale verranno forniti i contributi a seconda della disponibilità economica per quell’anno. Il Ministero delle Politiche Agricole può concedere, inoltre, un’anticipazione del contributo fino ad un massimo del 50% della somma spettante e previa presentazione di una fideiussione assicurativa o bancaria.
    Il termine ultimo per la presentazione delle domande è il 18 ottobre, ore 17.00.
    L’intervento per la valorizzazione del marchio Ue si inserisce all’interno di una battagli globale del nostro governo contro la contraffazione dei prodotti agricoli. L’obiettivo principale del Ministro Martina è la difesa del Made in Italy dalla vendita sul mercato di prodotti che sono imitazioni delle specialità italiane e che limitano di fatto la competitività delle nostre aziende agricole.
    Il consumatore deve avere una maggiore consapevolezza della qualità dei prodotti acquistati e della loro provenienza. Il marchio Ue, così come il marchio Italia, necessita allora di una maggiore e migliore pubblicità per evitare che la contraffazione aggravi la già difficile situazione dell’agricoltura europea.

     



  • Ieri il Consiglio dei Ministri ha varato due decreti legislativi sul salvataggio delle banche. Verrà limitato al minimo l’intervento dello Stato per aiutare gli istituti finanziari in difficoltà, ma saranno direttamente gli azionisti ed i correntisti a cercare di evitare il loro fallimento.

    Dal 2016, infatti, Bankitalia potrà innanzitutto trasferire in via temporanea le attività e le passività ad un altro istituto o limitarsi a cedere solo le attività temporanee affinché vengano liquidate; in seguito potrà adottare lo strumento del “bail in”, ovvero un salvataggio interno. Saranno innanzitutto i soci a pagare per il dissesto del proprio istituto, in secondo luogo interverranno investitori e correntisti, in base al tipo di investimento effettuato e alla quantità di risorse depositate.
    decreto salva bancheCi sarà, dunque, una vera e propria scala gerarchica delle responsabilità: maggiore sarà il coinvolgimento all’interno della banca e maggiori saranno i rischi in caso di fallimento.
    Vengono penalizzati soprattutto i creditori dell’istituto, ovvero coloro che hanno investito in titoli e prodotti della banca.
    L’obbligazione costituita rischia, dunque, di essere annullata per intero o in parte.
    Il nuovo decreto salva banche, inoltre, fa gravare alcune responsabilità anche sulle spalle dei correntisti, in particolare quelli con un conto depositato superiore ai 100.000 euro.
    Sono salvaguardati, invece, i piccoli correntisti i quali non dovranno rispondere in alcun modo del dissesto del proprio istituto.
    I due decreti legge inseriscono ulteriori eccezioni: non sono oggetto di prelievo le risorse possedute dalla banche per conto del cliente, come le cassette di sicurezza, i titoli depositati in un apposito conto o i crediti da lavoro o dei fornitori.
    L’obiettivo dell’intervento è diminuire sempre più l’interferenza pubblica nelle banche, applicando in maniera puntuale la disciplina la normativa europea che vieta l’intervento statale per aiutare gli istituti di credito in difficoltà.



  • Nei primi sette mesi del 2015 sono stati stipulati 286.126 contratti a tempo indeterminato in più rispetto allo stesso periodo del 2014.
    A riportarlo è l’Inps che ha fornito oggi i dati dettagliati sulla forme contrattuali a tempo indeterminato, quelle a termine, di apprendistato e le trasformazioni in rapporti di lavoro a tempo indeterminato.

    I primi sette mesi del 2015, secondo l’Inps, sono stati particolarmente positivi per effetto delle decontribuzioni fino a 8mila per i nuovi assunti a tempo indeterminato e per merito del Jobs Act.
    Sono aumentate allo stesso tempo anche le cessazioni (+41.006). Il saldo, però, tra attivazioni e cessazioni è positivo: siamo renzi inpsa 3.298.361 nuovi rapporti di lavoro contro 2.592.233 interruzioni. C’è, dunque, una variazione positiva di +706.128 contro il +470.604 dei primi sette mesi del 2014.
    Se circoscriviamo il confronto ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato, il saldo tra attivazioni e cessazioni è di +140mila unità. In tutto da gennaio a luglio sono stati stipulati 1.093.584 nuovi contratti a tempo indeterminato, il 35,4% in più dell’anno precedente.
    La modifica dell’articolo 18, quindi, ha aumentato la flessibilità all’interno del rapporto, ma ha portato i privati ad assumere nuovi addetti.
    Il contratto a tempo indeterminato è diventato il nuovo baricentro normativo: un’azienda che decidere di istituire un nuovo rapporto ha un vantaggio fiscale nell’adottare questo tipo di contratto, a maggior ragione se può interrompere precocemente il suddetto rapporto senza essere costretta alla reintegra in seguito alla pronuncia del giudice.
    I dati dell’Inps sono quelli che il Governo ed il Premier Matteo Renzi si attendevano. Il Primo Ministro ha subito commentato con soddisfazione queste elaborazioni su Twitter: “Il Jobs Act ha prodotto 286mila stabilizzazioni dall’inizio del 2015. Più diritti e meno precariato, come promesso #italiariparte”.

    Non ci sono, però, solo notizie positive. All’incremento del lavoro subordinato a tempo indeterminato corrisponde la diminuzione del numero di nuove partite Iva aperte.
    A comunicarlo è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, secondo il quale c’è stata una variazione negativa del -6,9% rispetto a luglio 2014. Diminuisce, dunque, il numero di nuovi professionisti, ma c’è una spiegazione chiara.
    Nell’ultima Legge di Stabilità è stato inserito un aumento dei contributi per le partite Iva ed i freelance che arriveranno dal 27% attuale al 33%; è stato modificato anche il regime dei minimi per cui i professionisti che guadagnano 15.000 euro dovranno pagare un 15% di tasse.
    Il precedente regime prevedeva , invece, una tassazione agevolata, corrispondente al 5% del reddito, per tutti i professionisti con un guadagno annuo inferiore a 30.000 euro.
    L’aumento delle imposte è stato, dunque, rilevante e nonostante le promesse del premier in merito ad un cambiamento della nuova normativa ancora nulla è stato fatto.
    Il risultato ovvio è la netta diminuzione dell’apertura di partite Iva, con molti professionisti che hanno trovato più conveniente instaurare rapporti di lavoro subordinato.



  • Un nuovo Decreto del Ministero dell’Ambiente disciplina il riutilizzo degli scarti agricoli per fini energetici. I residui derivanti dalla produzione agricola potranno, infatti, essere trasformati in carburante.

    L’indiscrezione arriva dall’edizione odierna di Italia Oggi. Il decreto fa luce sulla materia, disciplinando in maniera puntuale ogni aspetto ed evitando così qualsiasi tipo di interpretazione soggettiva.
    Il produttore dovrà dimostrare che lo scarto costituisce parte integrante del processo di produzione, il cui lo scopo primario non è la produzione della sostanza o dell’oggetto scartata.
    scarti agricoliUna volta dimostrato tutto ciò, il produttore dovrà presentare una serie di documentazioni tecniche che accertano che la sostanza o l’oggetto non arrecano alcun danno all’ambiente e alla salute umana.
    Tale scheda tecnica, disponibile anche in formato digitale, dovrà essere conservata presso l’impianto di produzione per tre anni dal momento della richiesta e dovrà essere presentata nuovamente qualora vengano apportate delle sostanziali modifiche nel processo di produzione.
    Lo scopo del riutilizzo degli scarti per fini energetici è avere un riciclo positivo di materiali che altrimenti inquinerebbero l’ambiente. La normativa precisa, inoltre, che non intende favorire l’utilizzo degli scarti a fini energetici rispetto ad altri tipi di finalità.
    Sono tante le cooperative agricole che hanno costruito impianti di biogas e biomasse per sfruttare i rifiuti organici, dimostrando di assolvere alla perfezione alla missione di impresa sociale che opera nel e per il territorio.
    La costruzione di questo tipo di impianti rappresenta, però, un investimento che non tutte le piccole aziende possono permettersi, soprattutto in un periodo di crisi per l’intero settore agricolo.
    Predisporre delle agevolazioni nei confronti dei produttori che intendono investire nel riutilizzo ecologico degli scarti sarebbe scelta positiva e lungimirante.



  • La Direzione Investigativa Antimafia (Dia) ha presentato la relazione sull’attività del secondo semestre 2014. Nell’analisi svolta dalla Dia vengono evidenziati i mutamenti in atto all’interno della ‘ndrangheta, in quanto organizzazione sempre addentrata nella politica e nel mondo imprenditoriale e padrona assoluta del narcotraffico.

    La mafia calabrese è un’associazione a delinquere molto attenta ai cambiamenti del contesto politico, economico e sociale nel quale opera. Nel corso degli anni ha saputo cambiare il proprio modus operandi, diventando una vera e propria multinazionale del crimine e del malaffare.
    Il controllo capillare del territorio è diventato solo un aspetto del suo dominio. La ‘ndrangheta gestisce, oggi, i più grandi appalti su scala logo dianazionale, conduce affari con grandi imprenditori nazionali ed internazionali ed è insediata anche all’interno delle istituzioni.
    Per questo motivo circoscrivere la mafia nei territori del Sud Italia sarebbe estremamente limitante; le inchieste della magistratura, del resto, dimostrano il suo controllo, ormai stabile, di vaste zone anche della Lombardia e del Nord Italia.

    Nella relazione della Direzione Investigativa Antimafia si parla di una ‘ndrangheta “mutante”, abile a cambiare i propri connotati per potersi infiltrare nella politica e nelle imprese ed estendere il suo dominio verso altre aree dell’Italia. È una ‘ndrangheta più silenziosa e probabilmente più pericolosa; le sue mani si estendono a 360 gradi su tutti i più grandi affari dell’economia italiana.
    Il traffico principale della criminalità organizzata calabrese rimane, però, sempre la droga: come una grande azienda, la ‘ndrangheta reinveste i proventi derivanti dal narcotraffico in altre attività.
    Secondo la Dia, nel settore della droga la ‘ndrangheta agisce da “oligopolista”: chiunque voglia fare affari con i narcotrafficanti sudamericani dovrà rivolgersi necessariamente alla criminalità organizzata calabrese.
    Il commercio della droga e le infiltrazioni in vari ambiti delle istituzioni e dell’imprenditoria consentono, dunque, alla ‘ndrangheta di esercitare un controllo sempre più pervasivo di molti ambiti della società italiana.