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  • La nuova frontiera dell’agricoltura potrebbe essere l’indoor. E non parliamo di semplici serre, ma di veri e propri ambienti artificiali, dove anche anche la luce può assumere gradazioni e colori diversi a seconda del tipo di coltura che si vuole sviluppare.

    Il processo di urbanizzazione, la scarsità delle risorse e l’aumento delle calamità naturali impone un ripensamento delle tecniche e degli ambienti agricoli. Le superfici outdoor non sono più sufficienti a soddisfare le richieste di una popolazione mondiale in crescita e alla ricerca di un prodotto agricolo di alta qualità.
    Ecco perché in varie parti del mondo, come Olanda e Giappone, stanno sperimentando in maniera sempre più intensiva tecniche di produzione hi-tech.
    La campagna potrebbe spostarsi nelle città, facendo svanire il sapore romantico della vita agreste raccontato da Virgilio e da decine di letterati ed agricoltura indoorartisti di vario genere.
    Immaginate un quadro di Van Gogh raffigurante la campagna olandese ambientato in un luogo chiuso, con delle luci soffuse, il riscaldamento e l’umidità regolabili e soprattutto collocato al centro di Eindhoven, in Olanda per l’appunto.
    Non si tratta di una città qualsiasi, ma del luogo dove sorge il GrowWise Center, ovvero il più grande centro agricolo al chiuso del mondo. All’interno di questa struttura Philips sta sperimentando un tipo di illuminazione al LED che permette alle coltivazioni di avere un ciclo produttivo costante, senza essere dipendente dal variare delle condizioni atmosferiche.
    «Il nostro obiettivo – ha commentato Gus van der Feltz, direttore del GrowWise Center di Philips – è sviluppare una tecnologia che renda possibile coltivare cibo sano, saporito e salutare in qualsiasi parte del mondo. La ricerca che stiamo portando avanti consentirà di avere una produzione locale su scala globale, riducendo gli sprechi, limitando il numero di ettari coltivati e non usando praticamente né terra né acqua».
    Si tratta certamente di un esperimento suggestivo e dall’alto valore tecnologico. Il risparmio di risorse nel lungo periodo sarebbe importante e potrebbe rappresentare senza dubbio una soluzione alla crisi che sta attraversando il mondo dell’agricoltura.



  • Boom dei consumi a Luglio. Secondo i dati diffusi da Confcommercio, c’è stato un incremento dei consumi del 2,1% rispetto a Luglio 2014, che risulta essere la variazione positiva più alta dal 2010.
    Sono positivi anche i risultati su base congiunturale: nel confronto con il mese di giugno 2015, infatti, c’è stato un aumento dei consumi dello 0,4%.

    Sono soprattutto i beni durevoli a far crescere la domanda di consumi. Secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio “attrattori dei consumi nei primi 7 mesi del 2015 sono i beni e i servizi per la mobilità, complici, anche gli aumenti dei carburanti e del trasporto pubblico (+6,2%) e inoltre i beni e servizi per le comunicazioni, dunque apparecchi tecnologici come telefonini e computer (dei quali cresce anche l’import) e i consumi legati al turismo, alberghi e consumazioni fuori casa (+ 1%). Mentre l’aumento di alimentari, bevande e tabacchi è di solo lo 0,5%”
    dati consumi italiaI dati sui consumi sono un altro segnale positivo per il nostro Paese dopo quelli sulla disoccupazione e sulla crescita del Pil. La domanda che in molti si pongono a questo punto è se finalmente si possa parlare di inizio della ripresa anche per l’Italia.
    La certezza è che c’è una situazione di maggiore stabilità con una netta e chiara diminuzione dei segni meno tra gli indicatori macroeconomici. Federconsumo, però, frena: «È vero, infatti che nell’ultimo anno si è conosciuta una lieve, quasi impercettibile, ripresa dei consumi delle famiglie. Più che di ripresa, infatti, si potrebbe parlare di arresto della grave contrazione che, solo nel triennio 2012-2013-2014 ha fatto registrare una diminuzione dei consumi delle famiglie del 10,7%, pari ad una contrazione complessiva della spesa di circa 78 miliardi di Euro. Purtroppo, a nostro avviso, non ci sono ancora concreti e stabili segnali di ripresa».
    L’Italia dovrà essere brava a sfruttare i timidi segnali offerti dallo scenario economico. Da questo punto di vista sarà fondamentale conoscere il contenuto della prossima Legge di Stabilità, verificando se effettivamente ci sarà un taglio delle tasse alle imprese, come è stato annunciato in questi giorni.



  • La contraffazione dei prodotti del Made in Italy è una questione sempre più grave che arreca gravi danni all’economia italiana. Il tema è stato affrontato nel corso del Convegno sulla difesa della filiera agroalimentare organizzato da Confagricoltura e Fondazione Open ad Expo Milano 2015.

    Secondo le stime di Confagricoltura il cosiddetto Italian Sounding costa all’Italia ben 4 miliardi di euro e comporta la mancata creazione di 20.000 posti di lavoro. Sono numeri importanti che costringono le istituzioni a porsi una serie di interrogativi su come combattere questo fenomeno.
    Il Made in Italy rappresenta una risorsa enorme per il nostro paese; negli ultimi mesi in particolare, per merito anche dell’Expo, l’immagine del Made in Italy è contraffazione parmigianomolto forte in tutto il mondo, specie nei paesi asiatici e negli Stati Uniti.
    Ecco perché combattere l’Italian Sounding diventa una missione primaria per il nostro Governo.
    I settori che sono maggiormente colpiti sono quelli dell’abbigliamento (2,24 miliardi) e dei Cd/Dvd audio e video (1,78 miliardi). Dietro questi due troviamo l’agroalimentare, con il vino, l’olio e i prodotti lattiero caseari in cima alla lista dei beni agroalimentari contraffatti.

    La soluzione della crisi che sta attraversando l’agricoltura e che ha portato molti agricoltori a manifestare in questi giorni passa anche dalla difesa del Made in Italy. Il presidio del Brennero, organizzato da Coldiretti nella giornata di ieri, va proprio in questa direzione: bisogna tutelare i prodotti italiani, impedendone la contraffazione e la loro lavorazione attraverso materie prime provenienti dall’estero.
    Il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Maurizio Martina è intervenuto nel corso del convegno promosso da Confagricoltura, spiegando le azioni intraprese dal Governo per frenare l’Italian Sounding.
    Tra le più importanti vanno annoverati gli accordi stipulati con le piattaforme di e-commerce Ebay e Alibaba per bloccare la vendita di prodotti contraffatti online. Grazie a questo rapporto di collaborazione sono state fermate molte frodi che vedono come protagonisti India, Cina, Stati Uniti e anche alcuni paesi europei.
    Uno dei prodotti più contraffatti è il Parmigiano Reggiano: come riporta l’edizione odierna de Il Sole 24 Ore, nei giorni scorsi su Alibaba è stato bloccato un commerciante indiano che aveva proposto alla piattaforma una fornitura mensile di 5mila tonnellate di Parmigiano Reggiano, corrispondente al 50% della produzione mensile del vero Parmigiano.



  • È nata oggi a Brescia AOP LATTE ITALIA, la prima Associazione di Organizzazioni di Produttori di latte in Italia.
    L’AOP raccoglie 1 milione di tonnellate di latte e rappresenta circa il 10% della produzione italiana.
    Fanno parte della nuova associazione Op Agrilatte, Latte Indenne e Santangiolina per la Lombardia, Agri Piacenza latte per l’Emilia Romagna e Piemonte latte per la regione Piemonte.

    La scelta di costituire un’organizzazione di questo tipo nasce dall’esigenza di abbattere i costi di produzione e tentare l’accesso ai mercati esteri in un periodo particolarmente difficile per il lattiero caseario italiano in seguito alla fine delle quote latte.
    L’aggregazione diventa una via quasi obbligata per un’azienda che vuole rimanere competitiva sul mercato internazionale e, nel caso delle cooperative, remunerare al meglio i propri soci.
    aop latte italia«La Aop Latte Italia è la prima significativa aggregazione nel settore lattiero-caseario – ha commentato il presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri – che ponendosi all’apice di una filiera di Op, in qualità di struttura di servizio strategica, avrà come principali obiettivi quello di ottimizzare i costi di produzione, che in Italia sono ancora troppo alti, di gestire i periodi di crisi e di elaborare strategie commerciali e di impresa»

    Il Presidente della Aop sarà Carlo Mizzi, amministratore di Santangiolina, e sarà coadiuvato dai tre vicepresidenti Michele Cerutti (Piemonte latte), Guido Bardi (Agri Piacenza latte) e Francesco Martinoni (Latte Indenne). Il consiglio di amministrazione sarà composto complessivamente da dieci allevatori. Alla direzione è stato chiamato per i primi tre anni Marco Ottolini, attuale direttore di Agrilatte.
    Il processo aggregativo di AOP Latte Italia non si ferma qui. L’obiettivo dell’associazione, infatti, è raccogliere altre Op e raggiungere nei prossimi tre anni quota 2 milioni di tonnellate di latte prodotto.
    Gli imprenditori del lattiero caseario non intendono cedere alla politica europea incentrata esclusivamente sulla competitività dei prezzi. Incentivare le pratiche aggregative significa poter continuare a produrre un latte di alta qualità e venderlo a prezzi sufficientemente remunerativi.


  • latte granarolo

    Migliaia di agricoltori hanno aderito alla protesta indetta da Coldiretti a difesa del Made in Italy. In queste ore tantissimi produttori agricoli provenienti da tutta Italia hanno bloccato il valico di frontiera del Brennero, direzione Italia, fermando i tir che trasportano materie prime nel nostro paese.

    Il 33% dei prodotti venduti come Made in Italy, infatti, vengono lavorati attraverso materie provenienti da altri paesi. Vengono dall’Olanda, dall’Austria, dalla Germania e da altre zone dell’Europa, eppure possiedono il contrassegno italiano.
    Gli agricoltori presenti nel Brennero hanno fermato una serie di tir contenenti ortaggi e latte diretti verso il nostro paese e pronti ad essere trasformati latte_fresco_“magicamente” in prodotti del Made in Italy.
    Questo fenomeno è sempre più diffuso e danneggia in maniera enorme le aziende italiane, oltre ovviamente ad ingannare i consumatori. Secondo le previsioni di Coldiretti, il perdurare di queste condizioni potrebbe portare addirittura l’agricoltura italiana a scomparire tra 33 anni.
    Uno scenario apocalittico, ma che spiega alla perfezione il tipo di disagio che stanno vivendo gli agricoltori.
    Ieri a Bruxelles si sono riuniti migliaia di produttori per protestare contro le politiche comunitarie sui settori ortofrutticolo e zootecnico. Non sono mancati anche i momenti di tensione sfociati in scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine.

    Le istituzioni europee sembrano, però, non percepire tali criticità; tra le tante misure lanciate da Bruxelles, che penalizzano gravemente l’agricoltura italiana, c’è anche l’obbligo di abrogare la normativa che vieta la produzione di derivati attraverso il latte in polvere.
    Un simile intervento normativo sarebbe un colpo letale per la tradizione lattiero casearia italiana, caratterizzata dall’alta qualità dei propri formaggi e del proprio latte.
    Coldiretti, in occasione della manifestazione odierna, ha lanciato un hashtag duro e diretto: #bastaschifezze. È un vero e proprio appello rivolto alle istituzioni nazionali e sovranazionali per invocare maggiore rispetto, sia verso le aziende agricole che verso i consumatori.
    La presenza del Ministro delle Politiche Agricole Martina, intervenuto in mattinata durante la manifestazione, è senza dubbio incoraggiante, nella speranza che l’Italia possa svolgere un ruolo decisivo nella scelta delle politiche agricole comunitarie di qui ai prossimi mesi.



  • Il Jobs Act ha riformato l’intero apparato normativo in materia di lavoro. Oltre alle misure più reclamizzate come la modifica dell’articolo 18, il demansionamento e i controlli a distanza dei lavoratori, ci sono anche delle novità importanti sul collocamento delle persone con disabilità.

    Uno degli ultimi decreti attuativi del Jobs Act dal titolo “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità” disciplina la normativa sulle assunzioni dei soggetti disabili, modificandola in maniera profonda.

    La novità principali sono due. La prima riguarda la possibilità di assumere lavoratori con disabilità attraverso una richiesta nominativa.
    bilancioRimane il sistema della chiamata numerica, che prevede assunzioni di persone disabili in base alle quote riservate da ogni singola azienda, ma la nuova legge fornisce la possibilità di valutare caso per caso.
    Ogni disabile presenta, infatti, delle caratteristiche diverse e come ogni lavoratore può svolgere una mansione in maniera più efficiente rispetto ad altre in cui risulta essere meno produttivo. Sarà compito dei privati, quindi, valutare i singoli profili e procedere così alla richiesta nominativa di assunzione.

    Un’altra importante novità attiene agli incentivi alle assunzioni. Allo stato attuale le aziende che non assumono persone con disabilità devono pagare una sanzione di 62,77 euro al giorno.
    Tale deterrente di tipo sanzionatorio rimarrà inalterato e non ci sarà alcun aumento delle multe. Per incentivare le imprese ad assumere lavoratori con disabilità, il Governo ha deciso allora di inserire degli incentivi di natura fiscale anziché inasprire le sanzioni.
    Gli sgravi fiscali avranno una durata maggiore (fino a cinque anni) e aumenteranno in base al grado di disabilità del soggetto. In questo modo l’esecutivo è intervenuto riducendo in maniera importante il costo del lavoro e togliendo così molti alibi agli imprenditori.



  • Papa Francesco attua una vera e propria rivoluzione nella giurisdizione dei matrimoni: accogliendo, infatti, le richieste di una parte dei vescovi nei Sinodi del 2005 e del 2014 ha stabilito che saranno i vescovi a decidere sulla nullità dei matrimoni.

    L’intento della riforma, comunicata attraverso una lettera del Pontefice motu proprio, è velocizzare i tempi dell’annullamento del matrimonio e consentire ai divorziati di tornare a ricevere i sacramenti. Una richiesta, quest’ultima, portata avanti in questi anni da tantissimi fedeli.
    Il divorzio impedisce, infatti, a molti cattolici di ricevere il sacramento dell’Eucaristia e di poter formare una nuova famiglia.
    chiesa matrimoniCon la riforma attuata da Papa Francesco, invece, il processo sarà più breve e “in ciascuna diocesi – come riporta la lettera papale – il giudice di prima istanza per le cause di nullità del matrimonio, per le quali il diritto non faccia espressamente eccezione, è il vescovo diocesano, che può esercitare la potestà giudiziale personalmente o per mezzo di altri, a norma del diritto”.
    Il vescovo, in particolare, potrà decidere in via diretta per i casi più semplici, quelli che ad esempio configurano un tradimento da parte di uno dei due coniugi. Qualora, invece, dovesse decidere di indire un processo ordinario, questo dovrà svolgersi entro un anno e la sentenza sarà esecutiva immediatamente se non verrà presentato appello (ci si può appellare all’arcivescovo metropolita più vicino o alla Rota Romana) o se le motivazioni dell’appello saranno palesemente infondate.
    Non saranno più necessarie, dunque, due sentenze perfettamente conformi, aspetto che allungava in maniera rilevante i tempi della decisione.
    Al di là dei contenuti, si tratta di una riforma enorme della materia, se si pensa che non veniva modificata da ben tre secoli, risultando così vetusta rispetto ai cambiamenti avvenuti nella società contemporanea.



  • Origine Group è un polo nazionale che aggrega nove grandi imprese dei comparti delle pere e dei kiwi. Nasce ai primi di agosto e si pone come obiettivo quello di combattere la crisi del settore agricolo attraverso l’aggregazione e l’incentivazione dell’export.

    Sono centinaia le aziende agricole costrette a chiudere a causa del ribasso dei prezzi e della difficoltà a collocare i propri prodotti sul mercato. La frammentazione delle imprese, tipica del tessuto imprenditoriale italiano, diminuisce la loro forza contrattuale e rende di fatto impossibile gli investimenti in innovazione e l’accesso ai mercati esteri.
    kiwi biologicoL’aggregazione rappresenta, dunque, l’unica strada possibile per rinascere e competere in Europa, una scelta strategica che pochi imprenditori hanno portato avanti. Fanno parte di questa cerchia le seguenti aziende: Afe, Apofruit, FruttaC2, Granfrutta Zani, Kiwi Uno, Op Kiwi Sole, Pempa-Corer, Salvi Unacoa, Spreafico.
    Insieme aggregano 1 milione di quintali di pere e 1,2 milioni di quintali di kiwi, ovvero due specialità varietali tipiche italiane. L’ortofrutta rappresenta dopo il vino il secondo comparto per quantità di prodotti esportati.
    La crisi che stanno vivendo settori come quello delle pesche e nettarine o quello delle pere stesse, non frenano evidentemente i consumatori dal richiedere la frutta italiana.
    Il mercato offre, dunque, importanti opportunità commerciali per le nostre aziende, a patto che queste ultime abbiano le risorse necessarie per esplorare nuovi mercati. Uno di questi è sicuramente quello cinese.
    Marco Salvi, membro del Cda di Origine Group, ha parlato a Il Resto del Carlino della possibilità per il gruppo appena nato di aggredire il mercato asiatico: «Per le pere in Cina stiamo lavorando sul protocollo fitosanitario, speriamo di poter essere pronti per la campagna 2016».
    La presenza in Asia di Origine sarà un ulteriore motivo di rafforzamento per questo polo nazionale e l’ennesima dimostrazione, valida soprattutto per il mondo cooperativo, che l’aggregazione è una risorsa da sfruttare e non una rinnegazione dei propri principi fondativi.



  • Appartengono tutti allo stesso partito (il Pd) e hanno anche un obiettivo comune: il rilancio del Mezzogiorno.
    Alcuni dei principali Governatori del Sud Italia hanno partecipato alla festa della Cgil in Basilicata per fare il punto della situazione e lanciare un nuovo patto di collaborazione.

    Erano presenti nello specifico il Governatore della Regione Calabria, Mario Oliverio, il Governatore della Basilicata, Marcello Pittella, ed in collegamento via Skype il Governatore della Puglia, Michele Emiliano. Hanno partecipato all’incontro anche il vicepresidente dell’Abruzzo Giovanni Lolli e il segretario nazionale della Cgil Susanna Camusso.
    Se escludiamo, dunque, i rappresentanti di Sicilia e Campania (due regioni di un certo peso politico e non), era presente l’intera classe dirigente rapporto svimezmeridionale, tutta unita nel lanciare segnali di allarme al Governo: quello che è stato fatto per il Sud non è abbastanza.
    A scuotere le coscienze ci prova il Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio: «Noi apprezziamo tanto quegli 80 euro in più in busta paga – dice Oliverio – ma a fronte di quella cifra quanti servizi sono stati tagliati al cittadino? Ora che sono state eliminate le Province non si potrà garantire il riscaldamento nelle scuole. Stesso discorso dobbiamo farlo per il trasporto pubblico».
    Nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione del Rapporto Svimez, che dipinge ancora una volta un quadro inquietante sulla situazione economica e sociale del Mezzogiorno, il premer ha annunciato un piano programmatico per il Sud con investimenti nelle infrastrutture e detassazioni per le imprese.

    Nell’ultima settimana alcune indiscrezioni provenienti da Palazzo Chigi hanno parlato anche di un’ipotesi di taglio dell’Ires per le aziende meridionali. Qualcosa si muove, dunque, almeno sulla carta.
    La realtà dei fatti racconta al momento di un Sud per nulla competitivo, gravato dalle tasse ed incapace di fornire servizi ai propri cittadini. La proliferazione degli scandali legati alla politica, la criminalità organizzata e l’illegalità diffusa contribuiscono a rendere la situazione ancora più complessa.
    Sul palco della Cgil, i governatori del Mezzogiorno hanno stretto un insolito patto di collaborazione, rilanciando: non bastano le ricette già scritte (da questo punto di vista il piano del Governo sembra qualcosa di già visto), perché “sui territori ci stiamo noi” dicono e tastiamo con mano l’inefficacia di determinate soluzioni.
    Ogni regione ha problemi diversi, ma è necessaria una visione comune di Mezzogiorno; una collaborazione tra i Governatori delle regioni meridionali può essere allora una risorsa strategica fondamentale da portare sul tavolo di Palazzo Chigi.



  • Una piaga sociale antica, ma mai così attuale. Il fenomeno del caporalato continua a colpire le campagne italiane, con centinaia di agricoltori italiani e stranieri costretti a lavorare nei campi in cambio di una retribuzione irrisoria e senza alcun rapporto contrattuale.

    Le numerosi morti di lavoratori in nero, avvenute nell’estate 2015, hanno portato il Governo a prendere dei seri provvedimenti per arginare un fenomeno che è un vero e proprio retaggio del sistema feudale e latifondista.
    Il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ed il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Maurizio Martina, hanno deciso di inserire delle misure caldo coltivazionidi contrasto al caporalato all’interno del decreto legge contro l’illegalità.
    Sono quattro, in tutto, gli emendamenti proposti. Il primo e forse quello più importante riguarda la confisca del prodotto o del profitto per chi commette il reato di caporalato.
    La ratio della nuova norma è quella di aggredire direttamente i patrimoni. Secondo l’esecutivo, la reclusione e le sanzioni di tipo pecuniario non rappresentano un deterrente efficace nei confronti delle aziende irregolari.
    Confiscare beni quali le attrezzature di lavoro o i terreni stessi viene considerata, invece, come una misura adeguata per prevenire il fenomeno del caporalato.
    Viene equiparato al caporalato anche il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, per il quale verrà applicata in egual modo la confisca dei beni.

    La nuova normativa prevede, inoltre, un indennizzo pagato dello Stato per i lavoratori che sono vittima di queste pratiche di sfruttamento. Un ultimo emendamento, ma non meno importante, inserisce la responsabilità in solido per le aziende.
    Ad essere colpito dalle sanzioni non sarà, quindi, solo il singolo produttore ma tutta la “catena” aziendale, punendo così tutte le imprese costituite in forma societaria ed associativa che incentivano pratiche illecite.
    La crisi economica non ha fatto altro che rendere ancora più attuale il caporalato. Secondo Eurispes, Coldiretti e l’Osservatorio sulla criminalità, nel primo semestre del 2014 gli irregolari nel settore agricolo ammontavano addirittura al 32% degli occupati.
    La crisi di alcuni settori, come quello ortofrutticolo, con il crollo dei prezzi e la difficoltà a piazzare i prodotti sul mercato, considerando anche l’embargo russo, ha portato molte aziende ad uscire dalla legalità.



  • Il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è intervenuto nel corso del workshop Ambrosetti, svoltosi dal 4 al 6 settembre a Villa d’Este di Cernobbio, per analizzare la situazione economica italiana.

    Padoan ha parlato dei programmi del Governo in vista della prossima Legge di Stabilità. Il premier Renzi ha annunciato nei giorni scorsi un’imponente riduzione delle tasse sugli immobili, con l’eliminazione della Tasi e l’abolizione dell’Imu sui terreni agricoli e sulle abitazioni di lusso.
    renziL’esecutivo, però, non interverrà solo sulla tassazione degli immobili. Come dichiarato dal ministro Padoan, infatti, ci saranno deduzioni fiscali anche per le imprese: «Bisogna mettere le cose in un contesto – ha commentato il Ministro dell’Economia – non taglieremo solo le tasse sulla casa, pensiamo nell’ambito dei vincoli che abbiamo a estendere l’ulteriore abbattimento della tassazione a favore della competitivita’ delle imprese».
    Nei giorni scorsi abbiamo riportato una delle ipotesi al vaglio del Governo in materia di abbattimento del cuneo fiscale per le imprese. Una di queste prevede di portare l’Ires dal 27,5% al 25% per tutte le aziende del Sud Italia.
    La riduzione dell’Ires è uno degli obiettivi programmatici annunciati da Renzi in estate e che, secondo le stesse parole del premier, potrà essere realizzato non prima del 2017.
    La situazione economica particolarmente difficile per il Mezzogiorno, però, potrebbe portare l’esecutivo ad anticipare l’intervento già nel 2016 per dare una boccata d’ossigeno a tutte le imprese meridionali.
    Il possibile veto dell’Unione Europea, però, restia ad accettare misure di riduzione del carico fiscale per macroaree regionali, rischia di far saltare l’intervento. A quel punto il Governo potrebbe decidere di dirottare l’intervento verso tutte le pmi innovative, a prescindere dalla provenienza territoriale.

     



  • La riforma organica del mercato del lavoro, attuata attraverso il Jobs Act, è pronta a terminare il suo percorso.
    Oggi, infatti, il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti porterà in Consiglio dei Ministri gli ultimi quattro decreti attuativi che interessano le politiche attive sul lavoro, gli ammortizzatori sociali, la creazione di un’agenzia unica per le ispezioni e la semplificazione dei rapporti di lavoro.

    Le politiche attive sono con ogni probabilità l’ambito più sottovalutato dai Governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Il dibattito pubblico si è concentrato quasi esclusivamente sull’articolo 18 e sulla classica dicotomia tra contratto a tempo determinato e indeterminato.
    Un mercato del lavoro realmente dinamico ed efficiente ha bisogno, però, di un sistema di politiche attive realmente funzionante e non approssimativo come quello italiano.
    polettiL’esecutivo istituirà attraverso il decreto attuativo del Jobs Act l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, effettuando così una centralizzazione del sistema di collocamento nostrano.
    Viene inserito anche l’assegno di ricollocamento, ovvero un voucher a disposizione dei disoccupati, che può essere speso solo presso i Centri per l’impiego o i soggetti privati accreditati per funzioni di politiche attive.
    Minori saranno le possibilità di trovare un’occupazione e maggiore sarà l’importo di un assegno fino ad un massimo di 3-4.000 euro.

    Uno dei provvedimenti più discussi dell’intero Jobs Act riguarda i cosiddetti controlli a distanza. Viene disciplinata, infatti, la possibilità per i datori di lavoro di sfruttare i dati degli strumenti elettronici (Pc, tablet, cellulari) per effettuare eventuali sanzioni disciplinari a carico dei lavoratori.
    Attorno a questa norma c’è stata la mobilitazione dei sindacati e dell’opposizione. L’esecutivo sta cercando una formula per mitigare la nuova normativa, ad esempio predisponendo delle sanzioni penali verso i datori di lavoro in caso di violazione della privacy.
    Sempre in materia di controlli dell’attività lavorativa verrà istituita l’Agenzia unica per le ispezioni del lavoro, che riunisce in un unico ente tutte le funzioni svolte dal Ministero del Lavoro, dall’Inps e dall’Inail.
    Anche in questo caso la ratio dell’intervento normativo è la centralizzazione delle funzioni in materia di controlli dell’attività lavorativa che dovrebbe comportare anche un risparmio di risorse per le casse dello Stato.