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  • Gardini Confcooperative

    Il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini è tornato a parlare della sua proposta in tema di flessibilità in uscita.
    Nei giorni scorsi, il vertice della centrale di rappresentanza delle coop ha lanciato un’idea intrigante: per ogni prepensionamento un’assunzione di un giovane con le tutele crescenti.
    Un provvedimento di questo tipo arrecherebbe dei vantaggi all’intero mercato del lavoro italiano, persino agli imprenditori, tanto da portare Gardini ad affermare che sarebbe disposto ad anticipare le somme perse con la flessibilità.

    «Io per primo, da imprenditore, – ha detto Gardini al Corriere della Sera – utilizzerei la flessibilità in uscita per promuovere un po’ di staffetta generazionale nelle mie aziende, al punto da pagare la differenza tra pensione piena e penalizzata».
    Gardini gestisce una delle maggiori aziende italiane, Conserve Italia, tra i leader in Europa grazie ai marchi Cirio, Valfrutta e Derby. La sua proposta, dunque, è Gardini_Confcooperative_Microcreditoquella di un imprenditore che conosce bene le esigenze dell’intera categoria e comprende cosa significhi avere un effettivo ricambio generazionale.
    Le imprese moderne necessitano di nuove competenze, specie in materia di digitale; l’inserimento di giovani figure professionali potrebbe portare questo tipo di know-how ed aiutare le aziende piccole e grandi ad aumentare il proprio livello di competitività.
    Ovviamente, un provvedimento sui prepensionamenti ha dei costi importanti per uno Stato sempre più vincolato dai limiti contabili imposti dall’Unione Europea.
    A tal proposito Gardini lancia una proposta ancora più dettagliata per aiutare l’erario ad affrontare questa spesa: «Prendiamo un lavoratore che dovesse andare in pensione con 1.500 euro al mese e che invece anticipando di un anno ci perderebbe 50 euro, cioè 650 euro all’anno, tredicesima compresa.
    Bene se io potessi anticipare al lavoratore la somma che perde in dieci anni, magari senza pagarci le tasse, mi andrebbe bene, perchè per esempio potrei assumere un giovane a tutele crescenti e spero ancora con la decontribuzione».
    Confcooperative, dunque, per bocca del suo presidente, ha lanciato la sua idea estremamente interessante: vedremo se il Governo nella prossima Legge di Stabilità inserirà, come annunciato dal ministro Padoan, una norma sui pensionamenti anticipati che segua il modello veicolato da Gardini.



  • Dopo un inizio difficoltoso il Programma nazionale Garanzia Giovani è riuscito finalmente ad inserire molti giovani all’interno il mercato del lavoro attraverso forme di stage, tirocinio, servizio civile e apprendistato.
    Ci sono, addirittura, alcune regioni che pare abbiano già terminato i fondi; una di queste è la Regione Calabria dove il programma ha avuto un’impennata di iscrizioni e di attivazioni delle convenzioni solo negli ultimi mesi.

    Il paradosso è che non più tardi di un anno fa, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Graziano Delrio, aveva minacciato i vertici regionali calabresi di ritirare i fondi messi a disposizione della Calabria per l’attuazione di Garanzia Giovani, causa il mancato utilizzo degli stessi.
    garanzia giovaniI gravi problemi di organico che hanno afflitto e che continuano ad affliggere i centri per l’impiego calabresi hanno contribuito ad acuire tali ritardi e a creare gravi inadempienze nella presa in carico delle domande.
    La decisione della Regione Calabria di allargare la platea dei soggetti accreditati ad enti e organizzazioni private, come ad esempio Confcooperative, ha reso il sistema più snello e ha velocizzato enormemente le pratiche di sottoscrizione delle convenzioni.
    Tant’è vero che sembra che in pochissimi mesi siano stati terminati i quasi 17 milioni di euro messi a disposizione dal Governo per l’attivazione dei tirocini.
    Vedremo se verrà stipulato un nuovo accordo con l’esecutivo che permetta di drenare ulteriori risorse verso la Calabria e di proseguire con il programma Garanzia Giovani.
    Lo stanziamento di altri fondi per la Calabria e per il Sud pare una misura necessaria ed impellente, soprattutto alla luce della grave situazione occupazionale calabrese.



  • Passata la tempesta, il mercato dell’olio può tornare a respirare. Il 2014 è stato un anno estremamente negativo per le produzioni olivicole, con un calo addirittura del 60-65% rispetto alla media storica di produzione.
    Colpa delle perturbazioni che hanno colpito tutta l’Italia e dei virus Xylella fastidiosa e della mosca delle olive che hanno devastato le coltivazioni del Sud Italia.

    Il 2015, però, stando alle previsioni dell’Osservatorio Annuale Italia Oggi-Teatro Naturale, dovrebbe essere positivo o quantomeno nella media.
    Vengono stimate 330mila tonnellate di olio prodotto; saranno soprattutto le regioni del Sud a guidare il oliomercato italiano.
    La Puglia, in particolare, dopo un’annata terribile, con il virus Xilella che ha provocato danni agli agricoltori per svariati milioni di euro, vedrà la propria produzione attestarsi sulle 135 mila tonnellate.
    Non è tanto, però, la quantità a far sorridere i produttori pugliesi quanto la qualità dell’olio. La Xylella, infatti, sembra non aver intaccato le olive che avranno quest’anno un ottimo sapore.
    Un aspetto certamente positivo, ma che va a scontrarsi con i pregiudizi dei consumatori che temono di comprare un olio infettato o comunque di scarsa qualità.

    Per questo motivo gli agricoltori pugliesi stanno spingendo per avere una forte campagna pubblicitaria di promozione dell’olio pugliese, soprattutto da parte della Regione Puglia. Una richiesta, per ora, rimasta pressoché inascoltata.
    Tra le regioni d’Italia che avranno un raccolto positivo c’è anche la Calabria che vedrà la propria produzione attestarsi sulle 70.000 tonnellate ed una variazione positiva del 50% rispetto all’anno precedente.
    Non si può ancora parlare di un mercato stabilizzato dopo gli effetti devastanti dell’anno scorso (livelli produttivi ancora inferiori rispetto al 2013, prezzi più bassi e timori d’infezione delle piantagioni ancora esistenti), ma senza dubbio il 2015 potrà essere l’anno della ripartenza per l’intero settore olivicolo italiano.



  • I professori potranno spendere 500 euro nel corso di ogni anno scolastico per migliorare la propria formazione. In queste ore il premier Matteo Renzi ha firmato il decreto sulla carta elettronica del docente, uno strumento che consentirà ai 762mila professori italiani di acquistare libri (anche in formato elettronico), riviste, spettacoli teatrali, corsi di lingua straniera e qualsiasi altro prodotto utile per la propria formazione professionale.

    tweet renzi buona scuolaLa cosiddetta carta del docente sarà in realtà disponibile a partire dal prossimo anno scolastico. Non ci sono stati, infatti, i tempi tecnici necessari per effettuare un avviso pubblico di selezione dell’istituto finanziario che dovrà rendere disponibile questo strumento per i professori.
    La somma di 500 euro sarà però presente nella busta paga dei docenti già dal mese di ottobre. Questi ultimi dovranno conservare gli scontrini e presentarli al proprio istituto scolastico entro il 31 agosto 2016.
    Le risorse che non verranno spese si aggiungeranno a quelle per il prossimo anno scolastico, ma dovranno in ogni caso essere versate per l’acquisto di beni utili alla propria formazione professionale e non per altri fini.
    Il suddetto decreto rientra all’interno della tanto discussa riforma sulla “Buona Scuola” che ha scatenato mobilitazioni in tutta Italia. La carta elettronica del docente è uno dei pochi provvedimenti apprezzato dalla classe docente, tant’è che il Primo Ministro Matteo Renzi ha voluto pubblicizzare la firma del decreto postando la foto su Twitter.



  • Si svolgerà alla Fiera di Rimini dal 23 al 25 settembre la 32a edizione del Macfrut, l’esposizione internazionale del settore ortofrutticolo. Quest’anno per la prima volta la fiera sarà ospitata da Rimini che darà vita ad un’edizione record dell’evento.
    Sono previsti, infatti, oltre 1000 espositori provenienti da cinque continenti diversi ed una superficie che ospiterà sei padiglioni (4 post-raccolta e due pre-raccolta) e si estenderà per oltre 33.000 metri quadri (l’anno scorso erano 20.000).

    Sarà, dunque, una vera e propria festa dell’ortofrutta, caratterizzata quest’anno più che mai da una vocazione internazionale. Un espositore su cinque, infatti, viene dall’estero con paesi quali l’Iran, la Repubblica Dominicana, l’Ecuador o il Messico che saranno tra i protagonisti dell’evento e cercheranno nel nostro Paese idee e progetti per sperimentare tecnologie innovative all’interno dei propri sistemi produttivi.
    frutta embargo russiaIl Macfrut è, infatti, anche un’importante opportunità di business: vengono ospitati 350 buyers internazionali che possono così conoscere realtà italiane ed estere, dalla piccola azienda agricola produttrice di pesche alla grande impresa internazionale.
    Ci sono, dunque, tutti gli ingredienti per assistere ad un evento di portata mondiale. Per la tre giorni in terra romagnola sono previsti circa 35mila persone che accorreranno a Rimini per assaggiare le specialità più esotiche ed apprezzare la tradizione ortofrutticola italiana.
    L’ortofrutta rappresenta per l’agricoltura nostrana uno straordinario volano. Basti pensare che nonostante l’embargo russo ed iraniano, il settore ortofrutticolo rimane ancora la seconda voce dell’export agroalimentare italiano con un valore di 4,1 miliardi di euro.

    La trentaduesima edizione del Macfrut ospiterà in tutto 53 eventi tra convegni, workshop, meeting e convention ai quali parteciperanno aziende prestigiose come  la neozelandese Zespri, l’americana Sun World, Coop Italia, Jingold, Terremerse, Apofruit, Besana –Vitroplant.
    Due protagonisti dell’evento saranno anche l’innovazione e la cucina. All’interno dei due paglioni sulla pre-raccolta ci saranno esposizioni di tecnologie innovative per le aziende ortofrutticole, aspetto nel quale l’Italia è leader mondiale, con uno spazio particolare anche per le tecniche automatizzate di confezionamento ed imballaggio.
    Per quanto riguarda la cucina, infine, saranno ospiti anche gli chef del Gambero Rosso che effettueranno delle vere e proprie lezioni di cucina su come utilizzare al meglio ed in maniera creativa i prodotti ortofrutticoli. Il tutto sarà trasmesso in diretta su Gambero Channel sulla piattaforma Sky e su Gambero Rosso web.

     



  • Il vino è sempre più biologico. Secondo le elaborazioni di Ismea, le vendite di vino bio nella grande distribuzione organizzata sono aumentate del 91% nei primi sei mesi del 2015.
    Questi dati dimostrano come stia crescendo in maniera visibile la sensibilità dei consumatori e dei venditori stessi verso questo tipo di produzioni.

    Lo abbiamo detto: il 2015 può essere l’anno del vino italiano. Le stime della stessa Ismea vedono una produzione annuale di 47 milioni di ettolitri, il che farebbe cooperative vinodiventare il nostro paese il primo produttore mondiale di vino, al netto delle piccole difficoltà affrontate da Francia e Spagna.
    Ma evidentemente la stagione fortunata interessa a 360 gradi anche il versante biologico della produzione vitivinicola.
    Basti pensare che la percentuale di consumatori che dichiara di avere assaggiato almeno una volta l’anno un vino biologico è passata dal 2% del 2015 al 16,8% del 2015.
    Tale crescita è riscontrabile anche nel numero di ettari coltivati; secondo Silvio Zucconi, coordinatore di agricoltura ed industria alimentare di Nomisma, intervistato da Il Sole 24 Ore, la superficie italiana destinata al vino biologico è di 73mila ettari, in crescita del 7% rispetto al 2013 e addirittura del 114% in dieci anni.
    Numeri, dunque, davvero importanti che si accompagno ad una più generale crescita del biologico in tutti i settori dall’agroalimentare, se è vero che nel nostro Paese sono 55.433 gli operatori certificati che rendono l’Italia la prima nazione in Europa per addetti operanti nel settore biologico.



  • Il 2015 dell’agricoltura e dell’industria agroalimentare si prospetta particolarmente positivo. A rivelarlo sono le previsioni di Ismea ed Unioncamere per la fine dell’anno.
    La crisi permane, specie in alcuni settori come il lattiero caseario dove la fine delle quote latte ha causato un netto ribasso dei prezzi e la difficoltà per i produttori nostrani a coprire i costi produzione.
    Ci sono, però, dei dati che parlano di una netta ripresa del settore primario, soprattutto rispetto ad un 2014 particolarmente negativo.

    Consumi, produzione, occupazione ed export, tutti questi indicatori fanno registrare un segno positivo nel confronto con l’anno precedente.
    Ma è soprattutto il livello delle esportazioni a trainare il settore. Secondo le previsioni di Ismea, alla fine del 2015 il valore dell’export dovrebbe raggiungere la agricoltura 2015cifra record di 37 miliardi di euro (era 34,5 miliardi nel 2014).
    Merito di un Made in Italy sempre più apprezzato soprattutto negli Stati Uniti, paese nel quale a partire dal 12 ottobre, giorno del Columbus Day, partirà una campagna contro il fenomeno dell’Italian Souding.
    Per far crescere ulteriormente l’appeal dei prodotti dell’agroalimentare italiano è necessario, infatti, intraprendere azioni forti di contrasto alla contraffazione dei marchi italiani. Nei mesi scorsi il Mipaaf ha stipulato due accordi con le piattaforme di vendite online Ebay e Alibaba per bloccare la commercializzazione di prodotti venduti come italiani, senza essere realmente prodotti nel nostro Paese.
    L’azione del Governo ha iniziato a dare i suoi frutti, con il livello delle esportazioni che è aumentato dell’8% nei primi sei mesi del 2015 ed è destinato ancora a crescere entro la fine dell’anno.

    L’export, però, è solo uno dei tanti indicatori positivi. Stupisce, ad esempio, il dato sull’occupazione del settore agricolo nel Mezzogiorno, dove secondo le stime di Ismea la variazione annua dovrebbe essere del +8,4%, mentre al Centro e al Nord dovrebbero esserci delle lievi contrazioni livelli occupazionali.
    Bene anche i dati sulla produzione: quella agricola dovrebbe far registrare un aumento del +3-3,5% a fine anno, mentre la produzione alimentare e bevande dovrebbe crescere dello 0,3%.
    I problemi principali del settore sono stati quelli relativi agli scarsi consumi interni e al ribasso dei prezzi. Dal punto di vista della domanda, l’Italia è riuscita a sopperire alla crisi dei consumi con una forte richiesta dei nostri prodotti all’estero.
    Il 2015, però, dovrebbe essere un anno parzialmente positivo anche per quanto riguarda i consumi interni con le previsioni Ismea che danno una variazione positiva su base annua del +0,3%.
    Migliora, infine, anche il livello dei prezzi, dato in crescita del +3,3% rispetto all’anno precedente grazie all’aumento dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli.



  • Nessuna sorpresa nelle elezioni greche. Come nel gennaio 2015 vince Syriza con il 35,5% dei voti seguita dai conservatori di Nuova Democrazia (28,1%); rischiano di fallire, invece, l’accesso al Parlamento i fuoriusciti da Syriza (Unità Popolare), che con il 99% delle sezioni scrutinati sono sotto la soglia del 3%.
    A Tsipras vanno 145 seggi, ma per raggiungere la maggioranza di 151 seggi dovrà ancora una volta andare al Governo con la destra di Anel che ha ottenuto dieci seggi.

    Lo scenario proposto da queste consultazioni è, dunque, pressoché il medesimo di quello visto a gennaio, con Syriza e Nuova Democrazia che si sono confermati sulle stesse percentuali di 8 mesi fa e l’esecutivo che vedrà una coalizione formata dagli stessi partiti.
    A cambiare, invece, è l’affluenza alle urne scesa al 54,8% dopo il 63,6% delle ultimi elezioni; la partecipazione elettorale di queste consultazioni rappresenta il secondo dato più basso della storia greca dopo il 53%del 1946.
    alba dorataUn altro dato inequivocabile è la lenta ascesa dei neonazisti di Alba Dorata, passati dal 6,28% di gennaio al 6,99% attuale.
    Alba Dorata è così il terzo partito greco con 19 seggi ottenuti (uno in più rispetto a gennaio).
    La posizione dei neonazisti esce rafforzata soprattutto all’interno di due categorie di elettori, ovvero giovani e disoccupati.
    Secondo il quotidiano Kathimerini, infatti, il partito di Nikolaòs Michaloliàkos è stata la forza politica più votata tra i disoccupati con una percentuale del 16,6%. Nonostante la vittoria, dunque, i greci diffidano ancora di Tsipras, soprattutto chi, dopo mesi di governo di Syriza, si trova ancora senza lavoro e con un accordo con i creditori ritenuto penalizzante per il popolo ellenico.
    Di qui la scelta di molti disoccupati di dirottare il proprio voto verso Alba Dorata, ritenuta l’unica vera opposizione alle politiche di austerity imposte da Bruxelles.

    Il pericolo, dunque, di una crescita sempre più forte dei neonazisti è concreto. L’emergenza rifugiati, che ha interessato anche vaste aree della Grecia, rischia di aumentare i sentimenti intolleranti e razzisti di un popolo in grave difficoltà e ancora lontano dall’uscire dalla crisi.
    La vittoria di Tsipras ha sicuramente un valore simbolico importante, soprattutto dopo la spaccatura interna seguita all’accordo stipulato con i creditori. La maggioranza, però, continua ad essere risicata ed un eventuale fallimento potrebbe portare a scenari preoccupanti per la Grecia e l’Europa intera.
    I partiti populisti, euroscettici e neonazisti sono in costante crescita in tutto il Vecchio Continente e non è escluso possano aumentare ulteriormente i propri consensi sfruttando l’emergenza rifugiati ed il fallimento di alcune politiche europee.
    Ecco perché la conferma di Alba Dorata è un fenomeno da non sottovalutare, sia ad Atene che a Bruxelles.



  • L’industria agroalimentare rappresenta il vero e proprio volano dell’industria italiana all’estero. Lo dicono i dati più recenti che mostrano come i prodotti del Made in Italy siano ancora oggi tra i più richiesti sui mercati internazionali.
    Secondo Coldiretti, inoltre, il 2015 potrebbe essere un anno da record: il fatturato realizzato all’estero dall’agroalimentare italiano è aumentato dell’8% rispetto all’anno precedente e dovrebbe raggiungere quota 36 miliardi entro la fine del 2015.

    Sarebbe una cifra record per il comparto a testimonianza del grande lavoro svolto dalle imprese agroalimentari nostrane e dell’appeal di cui gode il Made in Italy in questo periodo storico, complice anche l’apporto positivo fornito da Expo.
    Il valore complessivo dell’industria agroalimentare, sempre secondo i dati di Coldiretti, è di 132 miliardi di euro; la crisi dei consumi interni ha portato i produttori italiani a svolgere una frutta embargo russiasempre maggiore quantità di operazioni commerciali all’estero.
    Nel 2013 il 20% del valore della produzione agroalimentare veniva dalle esportazioni, una cifra che è destinata a salire ulteriormente visti gli ultimi dati.
    L’obiettivo nel medio periodo è raggiungere i livelli di due colossi come Francia e Germania, dove le esportazioni incidono sul fatturato dell’alimentare rispettivamente per il 27% ed il 32%.
    Le potenzialità dell’agroalimentare italiano sono enormi: la maggiore ricerca della qualità ed un rapporto più stretto con il territorio sono sicuramente dei valori aggiunti rispetto ai competitors europei.
    Per effettuare un salto di qualità dal punto di vista dell’internazionalizzazione è necessario, però, dotare le imprese agricole di ingenti risorse economiche e di figure professionali competenti in materia.
    Anche il mondo delle cooperative ha il dovere di guardarsi attorno e di tentare la sfida estera, siglando accordi di collaborazione con altre imprese o coop ed implementando quei processi di aggregazione in grado di dare loro maggiore stabilità economica.



  • La notizia era nell’aria e ieri c’è stata la conferma ufficiale: la Federal Reserve ha deciso di non alzare i tassi d’interesse. Una scelta quella della Banca Centrale americana dettata dall’evoluzione della situazione internazionale, con la crisi finanziaria cinese e degli altri paesi asiatici che preoccupa e non poco i vertici della Fed.
    In questo momento i tassi sono vicini allo zero e si attestano su questa cifra dal 2006, ovvero prima della crisi dei mutui subprime.

    L’economia internazionale vive su equilibri molto delicati. Non è un caso che il ribasso dei titoli cinesi abbia avuto delle ripercussioni in tutto il mondo.
    decreto salva bancheSono proprio le possibili conseguenze della situazione cinese a portare la Fed ad avere maggiore cautela e a rinviare l’aumento dei tassi d’interesse, che potrebbe però avvenire già ad ottobre.
    «La preoccupazione per la Cina e i mercati emergenti ha portato volatilità sui mercati e, date le significative interconnessioni tra gli Usa e il resto del mondo, la situazione va osservata con attenzione» ha commentato Janet Yallen, la presidente della Fed «La Federal Reserve — aggiunge — non deve rispondere agli alti e bassi dei mercati: ma quando ci sono importanti sviluppi finanziari, dobbiamo chiederci cosa è stato a provocarli».

    L’economia statunitense è in netta fase di ripresa. La Fed ha rivisto al rialzo le stime del Pil, passando da +1,9% a +2,1%; anche per il 2016 ed il 2017 è previsto un aumento del Prodotto interno lordo americano rispettivamente del +2,3% e del +2,2%.
    Non basta, però, la crescita americana a giustificare una stretta sui tassi d’interesse. A preoccupare la Federal Reserve c’è anche il basso livello d’inflazione che dovrebbe attestarsi quest’anno sullo 0,4%, ben lontano dunque dal 2% auspicato.
    Solo una maggiore stabilità dell’economia internazionale potrà, dunque, cambiare lo scenario portando la Fed a prendere una decisione che influirà anche sull’intera finanza mondiale.



  • Il Rapporto coop 2015 analizza la situazione economica italiana, concentrandosi su diversi aspetti: dal grado di mobilità sociale al livello di povertà, passando per le stime sul Pil e le abitudini alimentari e gli stili di vita degli italiani.
    Ne viene fuori un quadro completo sulla realtà italiana post crisi: un contesto economico e sociale profondamente cambiato dagli effetti della recessione e ancora più dalla rivoluzione digitale e dai nuovi tipi di consumi.

    Secondo il rapporto realizzato dall’Ufficio Studi Ancc-Coop, con la collaborazione scientifica di REF Ricerche e il supporto d’analisi di Nielsen e Coop Italia, il nostro paese presenta segnali di ripresa, evidenziati non tanto dalle stime sul Pil (dato in crescita dello 0,7% entro fine anno), ma dal cambiamento del sentiment della popolazione.
    Il 52% dei cittadini italiani (contro il 41% di un anno fa) dichiara, infatti, di considerare invariata o addirittura migliorata la propria situazione economica.
    Uno stato d’animo ed una convinzione che deve, però, fare i conti con un contesto sociale dei più difficili. La crisi ha causato la lenta ed inesorabile erosione della rapporto coop 2015classe media: il 42% degli italiani si definisce appartenente a questa classe sociale contro il 53% del 2008.
    Si è invece rafforzata in termini numerici la classe operaia, se è vero che il 52% dichiara di sentirsi un operaio (era il 41% nel 2008).
    C’è, dunque, una sempre maggiore concentrazione della ricchezza verso l’alto testimoniata anche dal fatto che il 20% delle famiglie detiene il 38% del reddito complessivo del Paese ed un terzo della popolazione è a rischio povertà.
    A questi problemi si aggiunge l’ormai cronico sottosviluppo del Sud e le evidenti differenze economiche e sociali tra aree estremamente ricche come il Trentino Alto Adige ed altre in grave difficoltà come la Calabria.
    Basti pensare che tra la spesa mensile media nella città di Trento e quella calabrese ci sono addirittura 1000 euro di differenza. È fuori dubbio, dunque, che l’Italia sia un paese che viaggia a due, se non a tre velocità ed è inconcepibile che questo divario territoriale aumenti anziché diminuire.

    L’Italia post crisi, però, si mostra cambiata anche negli stili di vita e nella tipologia di consumi effettuati.
    La rivoluzione digitale sembra attrarre gli italiani più degli altri cittadini europei. Siamo, infatti, il popolo più connesso con 6 ore al giorno su Internet tra pc e smartphone e uno dei più affascinati dalla vendita di cibo online (il 70% considera la rete un canale alternativo per l’acquisto di generi alimentari) e dall’utilizzo dei robot domestici (il 17% degli italiani lo possiede, primi in Europa).
    Nonostante, dunque, il nostro paese presenti dei gravi ritardi in tema di economia digitale, innovazione e banda larga, i cittadini spingono per la digitalizzazione del Paese.
    Ma non è solo la rivoluzione digitale ad avere cambiato le abitudini degli italiani, ma anche i consumi alimentari. L’italiano medio è molto più attento all’alimentazione salutare e al cosiddetto cibo della rinuncia: il 10%, infatti, è vegetariano (percentuale più alta in Europa) ed il 2% è vegano.
    C’è, inoltre, una crescita esponenziale del cibo biologico (+20% rispetto al 2014 con il mercato che ha raggiunto un valore pari a 2,5 miliardi di euro) ed una riduzione dei vizi (fumo ed alcool). Questa tendenza a curare in maniera attenta la propria salute ci porta ad essere la nazione con più palestre in Europa (oltre 12.000) e con i cittadini più magri di tutto il Vecchio Continente.



  • Quali saranno i comparti a far registrare una crescita maggiore dei consumi da qui a fine anno? Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sarà la vendita di automobili e di piccoli e grandi elettrodomestici ad avere la variazione positiva più importante.
    Male, invece, arredamento e abbigliamento.

    La fine del 2015 sarà un periodo positivo per le aziende del settore automobilistico. A  riportarlo è un’indagine de Il Sole 24 ore effettuata presso le principali associazioni che vendono beni di lusso.
    consumi autoPer quanto riguarda il comparto delle automobili è previsto un aumento delle vendite del +15%.
    Bene anche i consumi di grandi e piccoli elettrodomestici, che secondo le stime de Il Sole 24 Ore dovrebbero avere una crescita del +5%. Presentano variazioni positive anche i settore dell’hi-tech (+3,0%), tic e contenuti digitali (+2,0%), vendite al dettaglio e consumi fuori casa (+1,2%).
    Stabile il comparto dell’alimentare e delle calzature, mentre fanno registrare una perdita dell’1% l’arredamento e l’abbigliamento.
    È interessante notare come sia in costante crescita il mercato dei digital devices, che risulta essere a conti fatti quello che sente meno l’impatto della crisi dei consumi.
    In generale c’è un parziale aumento dei consumi su scala nazionale, come riportato da Confcommercio. Secondo le ultime elaborazioni, relative al mese di Luglio, c’è stato un incremento del 2,1% su base annua, che rappresenta la variazione più elevata dal 2010.
    Ci sono, dunque, dei parziali segnali di ripresa, anche se i segni negativi di comparti chiave come quelli dell’arredamento e dell’abbigliamento invitano alla cautela.