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  • La Borsa di Shanghai a picco come mai negli ultimi otto anni. Un’altra giornata nera per i listini cinesi dopo il parziale recupero dei giorni scorsi; il timore, adesso, è che l’economia reale possa risentirne in maniera pesante.

    borsa cineseSpeculazione che diventa azzardo. La Borsa in Cina viene considerata quasi come un gioco: inevitabile che prima o poi dovesse presentarti il conto.
    Un conto salatissimo, se consideriamo che la borsa cinese sta vivendo una crisi finanziaria di dimensioni epocali. Alcuni l’hanno già soprannominata come la “crisi del ’29 cinese“.
    E non si tratta di un accostamento esagerato se pensiamo che tra il 12 giugno ed i primi di luglio, la borsa cinese ha perso più del 30% per proprio valore del equivale a circa venti volte il debito greco.

    Il Governo ha provato ad intervenire immettendo liquidità sul mercato e acquistando titoli attraverso enti controllati dallo Stato. In tre settimane la borsa è riuscita a recuperare il 16%; la sensazione, però, che si trattasse di una quiete prima della tempesta era nell’aria ed infatti gli investitori hanno ricominciato a vendere le proprie azioni con delle conseguenze devastanti per i listini cinesi e possibili effetti rilevanti per l’economia reale e per i partner commerciali.
    Oggi Shanghai ha perso -8,48%, risultando il peggior giorno della borsa di Shanghai negli ultimi otto anni, mentre Hong Kong ha perso il 3,1%.
    La vendita delle azioni potrebbe ricominciare in maniera compulsiva ed è impossibile non immaginare effetti sull’economia reale. In questi anni sono stati tanti i piccoli risparmiatori che hanno deciso di investire in borsa, vittime di una bolla speculativa senza precedenti.
    La perdita dei loro risparmi e le difficoltà che potrebbero sopraggiungere nell’estinguere i loro debiti con gli istituti di credito potrebbe rischiano di causare un importante calo dei consumi.

    La contrazione della domanda cinese avrebbe delle conseguenze inevitabili anche negli altri paesi. La Cina è diventata ormai uno dei principali partner commerciali degli stati occidentali, con un percentuale di export che cresce di anno in anno.
    Non è un caso che le borse americane ed europee abbiano accusato il colpo del nuovo crollo asiatico, aprendo la giornata in segno negativo. Le dimensioni della bolla speculativa cinese potrebbe, dunque, essere più grandi del previsto e coinvolgere non solo l’economia reale locale, ma in parte anche quella di Stati Uniti ed Europa.



  • Un 2015 positivo per il mercato delle pesche e delle nettarine? Gli ultimi dati sul raccolto 2015, elaborati dal Centro servizi ortofrutticoli (Cso), parlano di 579 mila tonnellate di prodotto che dovrebbero essere immesse sul mercato, con un aumento del 4% rispetto allo scorso anno.

    frutta embargo russiaSi tratta di un risultato molto positivo, considerando anche il momento difficile che sta attraversando il settore. Basta dare uno sguardo alle altre maggiori realtà europee per comprendere la dimensione della crisi del comparto delle pesche e delle nettarine.
    La Spagna, per fare un esempio, che viene considerato il modello di riferimento immetterà 563 mila tonnellate, facendo registrare un aumento solo dell’1% nel confronto con l’anno precedente.
    Francia e Grecia, al contrario, dovrebbero avere una variazione negativa vicina al -10%.

    Il Mediterraneo delle pesche e delle nettarine, dunque, torna a parlare italiano, ma sono elaborazioni che non devono trarre in inganno.
    I problemi rimangono molto importanti: l’embargo russo, ad esempio, costringerà i produttori a vendere una parte considerevole del proprio raccolto sul mercato italiano.
    L’eccesso di offerta, al cospetto di una domanda interna piuttosto debole, fa crollare letteralmente i prezzi. Attualmente le pesche e le nettarine sono vendute a 25-30 centesimi al chilo, un prezzo che non ripaga in maniera adeguata l’agricoltore.
    L’Unione Europea è dovuta intervenire per dare una mano ai produttori estendendo le misure straordinarie per il settore ortofrutticolo fino a giugno 2016.
    La crisi del comparto delle pesche e delle nettarine ha portato molti produttori ad orientarsi verso altre colture, con il kiwi che sta prepotentemente salendo alla ribalta.
    Ci sono state in questi mesi diverse opere di riconversione ed accordi tra aziende agricole, consorzi e cooperative per implementare le coltivazioni di kiwi.
    Tra gli accordi più importanti in questo senso c’è quello tra la cooperativa Osas – Campoverde ed Agrintesa con un investimento di 40 milioni di euro per la riconversione di 700 ettari di terreno nell’area di Sibari – Castrovillari.
    Il kiwi può diventare, dunque, un prodotto fondamentale per il settore ortofrutticolo in un periodo di difficoltà per le altre colture.



  • L’Italia è insieme alla Francia la patria del vino. Lo dice la storia, la tradizione ed i numeri di produzione, anche se i dati degli ultimi anni sembrano mettere in discussione questo primato.

    Accade, ad esempio, che la Cina sia diventata con il tempo il secondo vigneto più grande al mondo davanti a Francia e Italia e dietro solo alla Spagna e che i vini argentini e cileni siano saliti prepotentemente alla ribalta nella scena internazionale.
    cooperative vinoIl vino italiano deve, dunque, competere con delle realtà emergenti e con un mercato che dopo il clamoroso boom del periodo 2009-2014 (+122%), sembra avere avuto una battuta d’arresto.
    Uno dei fattori determinanti di questo parziale rallentamento è il blocco del mercato russo, che rappresentava uno sbocco importante per il vino europeo. L’Italia, ad esempio, secondo il Wine Monitor di Nomisma ha fatto registrare una variazione negativa delle esportazioni vitivinicole verso la Russia del 36%.

    Se da una parte, però, c’è un mercato che frena i nostri vini, ci sono altre realtà pronte ad accoglierli. Una di queste è la Cina, che negli ultimi anni ha aperto le proprie frontiere a vini che non siano francesi.
    Non più solo Cabernet, dunque, ma anche vini australiani, cileni ed italiani. Basti pensare che nei primi cinque mesi del 2015 l’Australia ha fatto registrare un aumento del 134% delle esportazioni di vino verso la Cina, mentre l’Italia è “ferma” ad un +18%.
    Il nostro paese può e deve ancora lavorare su questo mercato, che può offrire opportunità enormi alle nostre aziende vitivinicole, in un settore che sappiamo benissimo essere dominato dai consorzi e dalle cooperative.
    Lì dove l’Italia spopola, invece, sono gli Stati Uniti e l’Inghilterra. In queste due realtà è in atto una vera e propria “Prosecco-manìa”. Nei primi mesi del 2015 l’export di vino verso gli Usa è cresciuto del 10% e quello di Prosecco è aumentato addirittura del 48%.
    Il rendimento del Prosecco è persino superiore in Inghilterra, dove la crescita delle esportazioni ha toccato quota +64%, a testimonianza di come i consumatori americani ed inglesi gradiscano particolarmente i vini nostrani.



  • La classifica Censis per Repubblica sulle migliori università italiane sembra smentire quella pubblicata qualche giorno fa da Il Sole 24 Ore. Alcune realtà, infatti, come Siena, Pavia, Firenze e l’Università della Calabria sono abbastanza penalizzate nella graduatoria de Il Sole 24 Ore ed in vetta a quella di Censis.

    censisA questo punto la vera domanda non è più quale sia il migliore ateneo italiano, ma qual è la migliore classifica sulle nostre università? Difficile avere delle certezza a riguardo.
    Gli indicatori presi in considerazione dalle due ricerche sono diversi e privilegiano determinati aspetti anziché altri. La classifica de Il Sole 24 Ore ha dato spazio, ad esempio, a criteri quali il livello di attrazione verso studenti provenienti da altre regioni o il tasso di occupazione dei propri studenti ad un anno dalla laurea.
    Tutti indicatori che hanno condannato in maniera inappellabile ed inevitabile le università del Sud agli ultimi posti della graduatoria.
    Un verdetto però, quest’ultimo, smentito solo in parte dalla ricerca Censis. Anche nella graduatoria di Repubblica, infatti, gli atenei meridionali sono per lo più agli ultimi posti, fatta eccezione per l’Università della Calabria, terza tra i grandi atenei (20.000-40.000 iscritti).

    Ci sono, dunque, alcune tendenze confermate in entrambe le classifiche come anche il primo posto di Milano Bocconi tra le università private.
    Mentre fra gli atenei statali, al vertice non troviamo Verona ma Siena. L’università senese si conferma in vetta alla classifica di Censis, dove primeggia da qualche anno.
    Siena eccelle soprattutto per i servizi offerti ai propri studenti, coma alloggi, mense, borse di studio, ma ottiene anche degli ottimi punteggi in merito alla presenza sui social.
    Scarso, invece, il rendimento in materia di internazionalizzazione, ovvero la possibilità per i propri studenti di trascorrere un periodo di studio o di effettuare uno stage all’estero.
    Siena rientra nella categoria medi atenei (10.000-20.000 studenti), dove si colloca davanti a Trento e Sassari; tra i mega atenei (oltre 40.000 studenti) al primo posto troviamo Bologna grazie all’efficienza e all’accoglienza delle proprie strutture (aule e biblioteche) davanti a Padova e Firenze.
    Per quanto riguarda, invece, i grandi atenei (20.000-40.000 studenti), guida la classifica Perugia davanti a Pavia e all’Università della Calabria. Tra i piccoli atenei (meno di 10.000 studenti), infine, al primo posto c’è Camerino in provincia di Macerata.



  • Si riduce il fronte anti-Tsipras all’interno di Syriza? Nella notte il Parlamento di Atene ha votato il secondo pacchetto di riforme richiesto dai creditori con con 230 voti a favore, 63 voti contrari, 5 astenuti e 2 assenti.
    Gli esponenti di Syriza che hanno votato contro o  si sono astenuti sono passati dai 39 delle votazioni di mercoledì scorso e ai 36 di questa notte.

    Ma tra i voti favorevoli alle riforme approvate c’è quello “pesante” dell’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis. Un cambio di rotta importante per uno dei più duri oppositori all’accordo con i creditori internazionali.
    Il processo di normalizzazione della crisi greca sta lentamente andando avanti e le parole della Merkel, che ha aperto varoufakisalla possibilità di ristrutturare il debito ellenico, non sono casuali.
    Il rischio di un eventuale Grexit spaventa entrambi i contraenti ed il referendum contro le richieste dell’ex troika ha dimostrato come il popolo greco sia disposto anche a compiere delle scelte radicali per il futuro del paese.
    Il compromesso sembra essere al momento la strada maggiormente percorribile: le posizioni più radicali, come quelle del ministro delle finanze tedesco Schauble e quella dello stesso Varoufakis, sono state messe da parte.

    E la votazione a favore del secondo pacchetto di riforme da parte dell’ex ministro delle finanze ellenico è un chiaro segnale di come Tsipras stia mediando per la ricomposizione delle fratture interne ed esterne, nonostante Varoufakis abbia dichiarato che il suo voto favorevole è solo per “fare guadagnare tempo al governo”.
    Il processo delle riforme, però, non è stato ancora completato. Nella notte di ieri è stata votata la riforma del codice di procedura civile, che prevede una maggiore velocità dell’impianto giudiziario per favorire gli investimenti esteri, e l’adozione della direttiva Ue sulla risoluzione delle banche in fallimento.
    Lo scontro potrebbe diventare più aspro nei prossimi giorni, quando dovranno essere votati dei provvedimenti molto discussi come la rivisitazione delle baby pensioni e l’eliminazione delle agevolazioni per gli agricoltori.



  • Il caldo record di questo mese di Luglio sta provocando gravi danni agli agricoltori italiani. Secondo le stime di Coldiretti pare addirittura che le perdite per i produttori ammontino a circa 200 milioni di euro.

    caldo coltivazioniIn Lombardia è stato chiesto addirittura lo stato di calamità naturale. Si tratta, dunque, di una situazione estremamente critica che interessa vari tipi di colture.
    Con le temperature elevate a farne le spese è in primo luogo il settore ortofrutticolo. Ortaggi e frutta, infatti, maturano prima e gli agricoltori sono costretti a mettere sul mercato enormi quantità di prodotto a prezzi ridotti.
    I prodotti ortofrutticoli faticano ad essere venduti, non solo per la grande quantità che viene introdotta sul mercato, ma anche per la crisi della domanda interna e per l’embargo russo.
    A ciò si aggiunge la crescita dei costi di gestione, dettati da un’irrigazione delle coltivazioni necessariamente più frequente. Le perdite per gli agricoltori sono, dunque, enormi.
    Nel lungo periodo, inoltre, la persistenza del caldo rischia di creare il fenomeno opposto: pochi prodotti disponibili e prezzi alle stelle. Una situazione difficilmente sostenibile.

    Non naviga in un contesto migliore il settore lattiero-caseario. Per effetto del caldo, infatti, le vacche stanno producendo circa il 10-15% del latte in meno.
    Un problema che si va ad aggiungere alle tante questioni che i produttori di latte e derivati stanno fronteggiando in questi mesi, come la fine delle quote latte ed un mercato che costringe gli operatori a vendere il proprio prodotto a cifre inferiori ai costi di produzione.



  • L’agricoltura è un mondo sempre più giovane. Lo dicono i dati sul mercato del lavoro nel settore agricolo forniti da Coldiretti.

    vigneto cinaSecondo l’associazione di rappresentanza degli agricoltori italiani, nel primo trimestre del 2015 c’è stato un aumento del 12% degli occupati under 35 nel comparto agricolo.
    In generale ci sono in tutto 1,6 milioni di lavoratori, di cui 1,2 milioni nell’agricoltura ed il resto nell’industria alimentare. L’impiego di giovani under 35 ha trainato l’intero settore, se pensiamo che quest’ultimo ha visto un aumento degli occupati del 6,2% nell’ultimo anno.
    Più volte in questa sede abbiamo analizzato alcune tendenze recenti che raccontano il feeling crescente tra giovani ed agricoltura: l’aumento degli iscritti ai corsi di laurea in agraria, il desiderio di aprire un agriturismo o il proliferare di start up innovative nel settore agricolo testimoniano come i dati di Coldiretti non siano una casualità.
    Addirittura secondo le stime dell’associazione di categoria, si pensa che nel 2015 il comparto possa abbracciare 200.000 nuovi occupati under 35.

    Effetto Expo? Impossibile negare il ruolo svolto dall’evento internazionale come veicolo promozionale per l’agroalimentare italiano.
    Expo ha rafforzato, ad esempio, l’immagine del Made in Italy, aiutando le esportazioni a raggiungere livelli record.
    Le tematiche della qualità e della sicurezza alimentare, della lotta agli sprechi, della tracciabilità dei prodotti e dell’agricoltura biologica sono diventati inoltre popolari anche sui social, un mondo, come sappiamo, frequentato da milioni di giovani.
    Questo insieme di fattori spiega in qualche modo il boom di occupati under 35 nel settore agricolo e l’impressione è che si tratti di una tendenza destinata a crescere ulteriormente nei prossimi anni.



  • Le esportazioni dei prodotti agroalimentari hanno fatto registrare un vero e proprio boom nel mese di Maggio.
    A riportarlo è l’Istat secondo la quale il volume totale dell’export nel settore dell’agroalimentare è cresciuto del 7% rispetto ad un anno fa.

    Aumentano soprattutto gli scambi commerciali con i paesi oltreoceano. Il rapporto favorevole nel cambio dollaro/euro ha portato le esportazioni di prodotti agroalimentari verso gli Stati Uniti ad aumentare addirittura del 19%.
    frutta embargo russiaGli Usa sono sempre stati un mercato ideale per le specialità del Made in Italy e lo sono a maggior ragione oggi, visto il contesto monetario favorevole ed il veicolo pubblicitario costituito da Expo.
    L’impatto dell’evento internazionale sull’aumento delle esportazioni è senza dubbio rilevante. Basti pensare alla campagna effettuata all’interno del padiglione Cascina Triulza contro l’Italian Sounding, ovvero la contraffazione dei prodotti italiani.
    Si tratta di un fenomeno diffuso in tantissimi paesi grazie soprattutto alla venditi di prodotti agroalimentari online.
    Expo ha raccolto decine di iniziative sul tema per sensibilizzare i consumatori; eventi che insieme agli accordi firmati dal Ministero delle Politiche Agricole con le piattaforme di vendita online Ebay e Alibaba, hanno portato ad un ridimensionamento del fenomeno e alla crescita delle esportazioni.

    Sono emblematici, da questo punto di vista, i dati sull’export di paesi come la Cina e l’India, con la prima che può essere definita una delle patrie dell’ “Italian Sounding”.
    Le esportazioni verso questi paesi sono aumentate rispettivamente del 57% e del 36%: tali elaborazioni confermano come questi mercati possano essere un vero e proprio patrimonio per le nostre specialità agroalimentari, a maggior ragione in un momento storico dove l’immagine del Made in Italy è particolarmente forte.
    Stando sempre ai dati dell’Istat, nei primi quattro mesi del 2015 le esportazioni sono aumentate del 10%. Tutto lascia presagire insomma che quest’anno possa essere abbattuta la cifra record raggiunta nel 2014, quando il valore dell’export raggiunse i 34,3 miliardi di euro, una cifra considerevole ma che il nostro paese ha il dovere d oltrepassare avvicinandosi a Francia, Germania e Spagna.



  • Cresce la domanda mondiale di latte. A rivelarlo è uno studio della banca olandese Rabobank secondo la quale nei prossimi 5 anni è attesa una richiesta aggiuntiva di 20 miliardi di litri.

    46726-milkSono stime incoraggianti per un settore che sta vivendo una fase delicata, soprattutto in Italia.
    I produttori nostrani devono fronteggiare la fine delle quote latte, trovandosi improvvisamente in un mercato dove la competizione si gioca più sui prezzi che sulla qualità.
    Non è un caso che in questi giorni si stia discutendo della richiesta dell’Unione Europea all’Italia di abolire la norma che vieta la produzione di formaggi con il latte in polvere. È una legge che risale al 1978 e che intende proteggere la qualità dei prodotti italiani di fronte ai concorrenti esteri.
    Il settore lattiero caseario italiano ha il dovere difendere in tutte le sedi le proprie prerogative di qualità, sicurezza alimentare e tracciabilità.
    Lo scenario futuro potrebbe dare maggiori soddisfazioni alle nostre aziende produttrici. Oltre alla già citata crescita della domanda di latte, secondo le previsioni di Fao-Ocse nei prossimi cinque anni dovrebbe esserci anche un aumento del 20% della domanda di formaggi.
    Ecco perché difendere il modello italiano in questo momento di crisi diventa sempre più importante.

    Uno degli esempi da seguire è senza dubbio quello del gruppo Granarolo, società cooperativa leader in Europa nel settore lattiero caseario. Secondo Gianpiero Calzolari, presidente del gruppo, il futuro del settore è rappresentato dall’adozione del modello cooperativo e dall’implementazione delle strategie di internazionalizzazione.
    La cooperazione consente di aggregare in un’unica forma organizzativa tanti piccoli produttori espressioni delle realtà locali e di realizzare così un prodotto sicuro e di alta qualità.
    I processi di aggregazione sono però insufficienti se non sono accompagnati dall’accesso ai mercati esteri; realtà come la Cina e l’America Latina possono rappresentare, infatti, un punto di sfogo importante per i prodotti lattiero caseari italiani.



  • Nel corso del Consiglio Agrifish è stato raggiunto un accordo in merito alla proposta di un nuovo regolamento sul biologico.
    L’Italia è stata uno dei principali promotori della misura volta a tutelare in primo luogo i produttori europei.

    kiwi biologicoUna delle principali novità della nuova legislazione riguarderà, infatti, l’importazione di prodotti biologici provenienti da paesi extra Ue. Con l’approvazione del nuovo regolamento potranno essere importati solo prodotti che seguono le norme produttive europee oppure che siano oggetti di accordi di reciprocità fra Stati.
    In questo modo viene tutelato il mercato europeo di fronte all’arrivo di beni non conformi agli standard continentali in materia di biologico. Il nuovo regolamento intende innanzitutto fornire maggiore qualità e trasparenza al consumatore, che potrà così avere la certezza di acquistare un prodotto realizzato attraverso tecniche rigidamente regolamentate.

    Un’altra novità importante riguarda i piccoli produttori. La nuova normativa europea consentirà le certificazioni di gruppo, aprendo così il mercato anche alle piccole aziende e consentendo una diffusione più capillare del biologico su tutto il territorio nazionale.
    Ci sono, inoltre, dei parziali cambiamenti in tema di controlli. Viene confermato l’obbligo di controllo annuale, ma ci sarà la possibilità di dilazionare le ispezioni fino ad un massimo di trenta mesi per le imprese meno soggette a rischio.
    L’Italia, infine, insieme alla Spagna ha chiesto un’azione più forte in tema di residui di sostanze non ammesse riscontrati sui prodotti biologici. Sul punto ci sono troppe discordanze all’interno delle legislazioni nazionali ed un totale vuoto normativo nella regolamentazione europea.
    Per questo motivo il nostro paese ha presentato una dichiarazione con la quale chiede un miglioramento in Parlamento dell’articolo sui residui inserito nel nuovo regolamento.
    «L’intesa raggiunta – ha commentato il Ministro delle Politiche Agricole, Forestali ed Ambientali, Maurizio Martina – è frutto anche del lavoro che abbiamo fatto durante il semestre di Presidenza italiana. Possiamo ancora migliorare nei futuri passaggi del regolamento. In Italia nei prossimi anni investiremo nel biologico 1,5 miliardi di euro, proprio per potenziare un settore dove siamo leader con oltre 52mila operatori». 



  • La Grecia riapre le filiali bancarie. Da oggi i cittadini greci potranno tornare a prelevare negli sportelli bancari, effettuando di persona quelle operazioni che per 23 giorni era possibile fare solo online.

    22_09_2014Ma cosa cambia effettivamente con l’apertura degli sportelli? Il limite rimane lo stesso: 60 euro al giorno. La principale differenza sta nella possibilità di prelevare tutta in un’unica soluzione il limite settimanale di 420 euro.
    Aumenta, dunque, la liquidità disponibile nell’immediato; sarà inoltre possibile effettuare pagamenti attraverso assegni e depositare i propri risparmi all’interno delle cassette di sicurezza.
    Rimane, invece, il divieto di effettuare bonifici internazionali.
    L’intenzione è di tornare lentamente alla normalità, anche se è difficile anche solo pensare ad una situazione normale con questi limiti settimanali e con la perenne supervisione da parte dell’ex troika.
    Nel frattempo, la notizia migliore per la Grecia viene dal principale interlocutore, ovvero dalla Germania. In queste ore, infatti, Angela Merkel ha aperto alla possibilità di intervenire alleggerendo il debito greco, una volta completata la prima fase del processo di riforma.
    La sensazione è che sul fronte tedesco qualcosa si stia rompendo, come dimostrato dai segni di insofferenza mostrati dal ministro delle Finanze Schauble.
    Quest’ultimo ha espresso più volte i suoi dubbi sui contenuti dell’accordo Ue-Grecia, sostenendo la necessità di una sospensione di cinque anni della Grecia dall’Eurozona.
    Le voci che danno Schauble sempre più lontano dal Governo della Cdu sono in qualche modo un segnale per il paese ellenico, in vista di un possibile negoziato sul proprio debito.



  • L’Italia si classifica al primo posto per la presenza di turisti nella stagione estiva, ovvero nel periodo giugno-settembre.
    A rivelarlo è Confartigianato che ha analizzato i flussi turistici relativi all’anno 2014.

    giovani agricolturaIn base a queste elaborazioni l’Italia risulta la regina d’estate, facendo registrare il 16,1% di presenze turistiche, davanti a Francia (15,9%) e Spagna (14,3%).
    Le regioni più visitate sono il Veneto (16,3%), il Trentino Alto Adige (11,8%) e la Toscana (11,3%). Il Veneto, in particolare, può beneficiare dell’eterna attrazione dei turisti stranieri verso Venezia.
    È proprio la “Serenissima”, infatti, la città con la più alta percentuale di presenze turistiche (9,1%).
    L’Italia, dunque, continua ad avere un forte appeal a livello turistico. Se escludiamo Rimini che si colloca al quarto posto, stupisce però che non ci siano località di mare ai primi posti di questa classifica .
    Evidentemente, soprattutto il Sud, non è in grado di fornire ai turisti quelle strutture e quei confort ritenuti ormai indispensabili su scala internazionale.

    In generale da giugno 2014 a marzo 2015, la presenza di turisti sul nostro territorio è stimata attorno ai 378,3 milioni di persone (+0,6% rispetto all’anno precedente); tra questi il 49,6% proviene dall’estero, una percentuale seconda solo a quella della Spagna tra i paesi europei.
    La presenza di turisti stranieri appare, dunque, in lieve crescita, mentre è in calo il numero di italiani che sceglie il nostro paese come meta delle proprie vacanze. Per quanto riguarda l’estate in corso, il 52% dei nostri connazionali ha in programma di trascorrere una vacanza in Italia, il 19% visiterà un paese dell’Unione Europea ed il 15% andrà fuori dall’Ue.