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  • Sono 68 mila i laureati over 25 che dal 2002 al 2011 si sono trasferiti all’estero. La fuga dei cervelli è un problema reale per l’Italia.
    Le nostre università si rilevano adeguate per accogliere i nostri studenti, mentre il mondo del lavoro non rispetta le aspettative dei laureati più qualificati.

    umanitàEcco perchè molti neo “dottori” decidono di recarsi all’estero e di iniziare lì la loro vita lavorativa, cercando di apprendere una lingua straniera e di costruirsi un solido background culturale e professionale.
    Il Governo ha deciso di porre un freno a questo fenomeno, incentivando il ritorno dei cervelli evasi.
    All’interno del decreto fiscale sull’internazionalizzazione delle imprese, è stata inserita una norma che disciplina una riduzione del reddito imponibile del 30% per chi decide di tornare in Italia.
    L’incentivo avrà una durata di cinque anni e riguarda nello specifico quei lavoratori che rivestono un ruolo per il quale è richiesta un’elevata specializzazione e una laurea e che negli ultimi 5 anni hanno avuto la residenza fuori dell’Italia.
    Si tratta di un provvedimento doveroso, che deve essere però accompagnato da un tessuto normativo e fiscale che consenta a professionisti ed imprenditori di investire nel nostro paese.
    Il ritorno dei cervelli non esisterebbe senza la loro fuga: è su questo punto che le istituzioni dovranno concentrarsi maggiormente.



  • Agrinsieme, il coordinamento che rappresenta le aziende e le cooperative agricole di Cia, Confagricoltura ed Alleanza delle cooperative italiane, commenta in maniera positiva le misure proposte dalla Commissione Europea in merito all’embargo della Russia.

    produzione aranceL’estensione dell’embargo fino a giugno 2016, rappresenta un duro colpo per le aziende italiane ortofrutticole.
    Pesche, nettarine, kiwi, mele, pere e agrumi non riescono a trovare sbocco in altri mercati: questo comporta un aumento dell’offerta interna con conseguente ribasso dei prezzi.
    Per questo motivo l’Alleanza delle Cooperative ha chiesto al commissario Ue all’Agricoltura, Phil Hogan, di estendere fino al prossimo giugno le misure straordinarie per il settore ortofrutticolo.

    La Commissione ha accolto l’invito dell’Italia e di altri paesi come Spagna e Francia, presentando al competente Comitato di gestione il progetto di regolamento europeo per nuove misure a favore del settore ortofrutticolo colpito dall’embargo russo.
    Il provvedimento dovrà essere esaminato dal collegio de Commissari e sarà approvato prima del 31 luglio. Proprio la tempistica è una delle priorità delle associazioni di categoria, per evitare che, come l’anno scorso, vengano adottate misure alla fine della campagna produttiva.
    Per l’Italia è previsto, nello specifico, un plafond di ritiri complessivo di circa 50 mila tonnellate di prodotto e in particolare di: mele e pere (17.500 tonnellate), pesche e nettarine (9.200 tonnellate), agrumi (3.300 tonnellate), susine kiwi e uva da tavola (15.300 tonnellate) e altri ortaggi (650 tonnellate). A questo si aggiunge anche un ulteriore plafond da 3 mila tonnellate che può essere gestito a livello nazionale.
    Sono previste tre tipo di azioni: ritiro dal mercato e distribuzione dei prodotti agli indigenti, mancata raccolta e raccolta verde.

    «Valutiamo positivamente le proposte della Commissione al competente Comitato di gestione di estendere le misure straordinarie per il settore ortofrutticolo a seguito della decisione della Russia di prorogare l’embargo» commenta in una nota Agrinsieme «Grazie al grande lavoro e all’impegno che il Mipaaf ha da mesi dedicato alla questione, si sta ottenendo l’estensione delle misure di crisi fino a giugno 2016».
    Il mercato ortofrutticolo, dunque, dovrà fronteggiare un altro anno di crisi, ma le misure adottate in sede europea consentiranno alle aziende e alle cooperative agricole di limitare le perdite nel corso di questa campagna produttiva.



  • La Camera dei Deputati ha approvato un emendamento al Ddl Pubblica Amministrazione, presentato dal deputato Pd Marco Meloni, che prevede l’eliminazione del voto minimo di laurea per poter partecipare ad un concorso pubblico.

    FormazioneSi tratta di una novità importante che amplierà ulteriormente la platea dei partecipanti a delle selezioni pubbliche che sono già adesso affollatissime.
    Questo provvedimento non è accompagnato da un aumento dei posti nella Pubblica Amministrazione. Al contrario, la riforma della Pubblica Amministrazione prevede un corposo taglio agli enti pubblici, rendendo ancora più difficile il turnover generazionale.
    Tra le misure approvate dal Parlamento c’è infatti il dimezzamento delle Prefetture: gli enti periferici verranno accorpati agli Uffici territoriali dello Stato, un ufficio che farà da raccordo tra Stato e periferia.
    L’intento del provvedimento è snellire la burocrazia, velocizzando soprattutto le pratiche per i permessi da accordare alle nascenti attività imprenditoriali e commerciali.

    Bisogna chiedersi, però, se lo snellimento possa essere ottenuto attraverso la spending review. Per rendere l’apparato burocratico più efficiente bisognerebbe intervenire sulle procedure e sulle competenze, piuttosto che sul numero degli enti.
    Il taglio di molte prefetture e l’eliminazione di alcune partecipate (altra misura presente nel Ddl) sono sicuramente interventi necessari, ma che difficilmente renderanno la P.A. più efficiente.
    Tra le altre novità della riforma della Pubblica Amministrazione c’è anche lo stop ai dirigenti condannati per danno erariale: spetterà al Governo stabilire i casi in cui la condanna della Corte dei Conti, anche se non definitiva, porterà alla revoca dell’incarico.
    Una delle misure maggiormente positive è, invece, la nascita della cosiddetta “carta della cittadinanza digitale”, all’interno della quale verranno stabiliti i servizi digitali minimi che una P.A. deve possedere.
    Spetterà ad un dirigente portare avanti la digitalizzazione in ogni singola pubblica amministrazione.



  • L’indagine dell’Istat sulle spese delle famiglie italiane ci aiuta a fare chiarezza sul livello di povertà presente nel nostro paese.
    Secondo l’istituto di statistica nel 2014, 1 milione e 470 mila famiglie (5,7% di quelle residenti) sono in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni 102 mila persone (6,8% della popolazione residente).

    I numeri rispetto al 2013 sono piuttosto stabili dopo che il 2012 ed il 2013 aveva visto un costante aumento del numero dei poveri per effetto della crisi.
    Ovviamente la povertà assoluta varia a seconda della zona territoriale. Come è facile prevedere al Mezzogiorno istatl’incidenza della povertà risulta essere più del doppio rispetto al Nord (8,6% contro 4,2%), mentre al Centro si attesta attorno al 4,8%.
    C’è, inoltre, una diversa tendenza tra Nord e Sud per quanto riguarda il grado di povertà povertà nelle grandi città e nei piccoli centri urbani. Mentre nel Meridione la percentuale maggiore di poveri la troviamo nei piccoli centri abitati (9,2% contro 5,8% delle grandi città), nell’Italia Settentrionale sono i centri più popolati ad avere una maggiore percentuale di poveri (7,4%).
    Tra le regioni più povere troviamo la Calabria con un’incidenza della povertà del 26,9%, in aumento dello 0,3% rispetto al 2013, la Basilicata (25,5%) e la Sicilia (25,2%); quelle, invece, con una minor quota di indigenti sono il Trentino Alto Adige (3,8%), la Lombardia (4,0%) e l’Emilia Romagna (4,2%).
    La differenza tra le regioni più ricche e quelle più povere è davvero evidente, a dimostrazione del fatto che la “questione meridionale”, intesa come divario economico tra Nord e Sud, è tutt’altro che vicina ad una soluzione.



  • Il presidente della Bce, Mario Draghi, è intervenuto qualche minuto fa parlando della situazione greca. Il vertice dell’Eurotower ha espresso soddisfazione per l’accordo trovato con il governo greco e ha fornito ulteriori dettagli sui fondi che verranno erogati alla Grecia per evitare il default.

    Draghi ha confermato un aumento di 900 milioni della liquidità straordinaria fornita alle banche greche, draghidichiarandosi inoltre fiducioso sulla possibilità che la Grecia possa rispettare la scadenza del 20 luglio, termine ultimo per saldare il debito di 3,5 miliardi di euro nei confronti la Bce.
    In queste ore i 28 paesi membri dell’Ue hanno deciso di fornire allo stato ellenico un prestito di 7 miliardi proprio per consentire alla Grecia di adempiere a questo suo obbligo nei confronti della Banca centrale europea.
    Ma la dichiarazione più importante, venuta fuori dalla conferenza stampa di Mario Draghi, riguarda l’eventualità di un’uscita della Grecia dall’Euro.
    Il Ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, ha ribadito che una sospensione temporanea dalla moneta unica potrebbe essere la soluzione migliore sia per Atene che per Bruxelles.
    Un punto di vista non condiviso dal vertice della Bce: «Per noi la Grecia è e resta nell’euro». Anzi Draghi ha rilanciato parlando di un coinvolgimento della Grecia al Quantitative easing, la misura eccezionale di politica monetaria attraverso la quale la Bce sta acquistando titoli di stato dei paesi membri per rialzare il livello di inflazione.
    La posizione di Atene all’interno dell’Eurozona, dunque, appare molto più solida dopo l’accordo trovato lunedì.



  • I 28 Stati membri dell’Unione Europea hanno approvato il prestito ponte da 7 miliardi di euro, finanziato attraverso l’Esm (Meccanismo europeo per la stabilità finanziaria), per consentire alla Grecia di saldare il proprio debito con la Bce.
    Il paese ellenico deve corrispondere alla banca centrale europea 3,5 miliardi per evitare il default.

    A questa cifra si aggiunge anche la decisione di aumentare la liquidità di emergenza per le banche greche per l’ammontare di 900 tsiprasmilioni di euro. Evidentemente l’accordo trovato nella giornata di lunedì e le riforme approvate questa notte dal Parlamento greco hanno cambiato notevolmente lo scenario.
    Le finanze elleniche potranno avere qualche giorno di respiro, nella speranza che il terzo piano di aiuti internazionali ed i provvedimenti assunti dall’esecutivo (innalzamento dell’IVA, riforma pensioni, liberalizzazioni) possano dare una sforbiciata netta al debito greco.

    Se da una parte l’accordo di questi giorni sembra aver salvato, almeno momentaneamente, la Grecia, dall’altra parte c’è la possibilità che possa essere letale per Tsipras.
    All’interno di Syriza, infatti, il fronte di opposizione sta crescendo ora dopo ora. Nelle votazioni di ieri il Primo Ministro greco ha avuto bisogno dei voti dell’opposizione, registrando ben 38 dissidenti, tra i quali l’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, il ministro dell’Energia Panagiotis Lafazanis e il vice ministro del Lavoro Dimitris Stratoulis.
    In questi giorni Tsipras sarà costretto ad effettuare un rimpasto della compagine governativa, ma non è detto che basti.
    L’accordo accettato dal Primo ministro greco oltre a non essere andato giù a molti esponenti di Syriza, ha visto anche parecchi pareri contrari nell’opinione pubblica.
    Per questo motivo sono sempre più probabili nuove elezioni che potrebbero svolgersi già a settembre, con i dissidenti pronti addirittura ad uscire dal partito e a formare un fronte autonomo.



  • Rosario Crocetta si è autosospeso dalla carica di governatore della regione Sicilia.
    La decisione è stata presa in questi minuti in seguito all’intercettazione riportata dal quotidiano L’Espresso, nella quale il medico personale di Crocetta, Matteo Tutino, dice allo stesso presidente siciliano che Lucia Borsellino, figlia del giudice assassinato «va fatta fuori, come suo padre». 

    Parole gravi così come è altrettanto grave il silenzio di Crocetta, che si è limitato a stare in silenzio di fronte alle affermazioni infamanti di Tutino. Il medico, primario dell’ospedale Villa Sofia, è stato arrestato qualche giorno fa per truffa, falso e peculato.
    crocetta dimissioniSubito dopo l’uscita dell’intercettazione Rosario Crocetta si è difeso, dichiarando di non aver mai ascoltato al telefono quelle parole, forse perché disturbato da una zona d’ombra durante la chiamata.
    L’eco mediatico della notizia e le richieste di dimissioni da parte di molti esponenti del Partito Democratico, hanno portato, però, il governatore Crocetta a presentare le sue dimissioni.
    Questa mattina il premier Matteo Renzi ha chiamato Lucia Borsellino, esprimendo tutta la sua solidarietà. La diretta interessata ha dichiarato di sentirsi offesa e di provare vergogna per i protagonisti dell’accaduto.
    All’epoca della telefonata Lucia Borsellino ricopriva la carica di assessore alla Salute, incarico dal quale si è dimessa in seguito all’arresto di Tutino.



  • I consumatori cercano sempre di più prodotti di qualità. Il biologico rientra pienamente in questa categoria.
    È una tendenza che riguarda l’Europa, ma che lentamente sta abbracciando anche i paesi oltreoceano.

    I dati sul nostro paese, riportati dall’indagine Nielsen, ci raccontano come le produzioni biologiche siano ormai, non solo il futuro dell’agroalimentare italiano, ma anche il presente.
    kiwi biologicoNel 2014 i consumatori abituali di prodotti biologici sono diventati 3,2 milioni, aumentando del 14,8% rispetto al 2013.
    La qualità e la sicurezza alimentare sono diventate una priorità e questo non può che essere un bene per un mercato che si stava orientando in maniera pericolosa esclusivamente sulla competitività dei prezzi.
    Le cooperative agricole italiane fanno del biologico una quota importante del proprio mercato, riuscendo a piazzare i propri prodotti anche nella grande distribuzione organizzata.

    Trovano, invece, maggiori difficoltà ad esplorare i mercati esteri. Il riferimento è soprattutto alle piccole coop che pagano i costi elevati dell’internazionalizzazione e sono costretti a limitare la propria attività al mercato locale, nonostante possano vantare specialità di primo rilievo dal punto di vista della qualità e della sicurezza alimentare.
    Tra i leader nel settore del biologico c’è sicuramente Brio Spa, un’azienda che unisce produttori che si occupano esclusivamente di agricoltura biologica. Nel 2014 sono entrate a far parte del gruppo aziendale anche la società cooperativa Agrintesa ed il suo braccio commerciale Alegra, specializzate nella produzione ortofrutticola.
    Ortofrutta, freschi ed alce nero sono i prodotti forniti da questa azienda che rappresenta un vero e proprio modello in Italia e all’Estero.
    Nell’ultimo anno Brio ha offerto anche liquidazioni di primo livello ai produttori associati. Il kiwi e le pere di Brio, per fare un esempio, hanno avuto una media rispettivamente di 94 centesimi al chilo per i frutti di calibro 65+ e di oltre 1 euro per le Abate 65+, di 98 centesimi per le Conference, 93 centesimi per le Kaiser e 76 centesimi per le Williams.



  • Il mondo dell’ortofrutta sta attraversando un periodo complesso. Le elevate temperature rischiano di mettere a repentaglio alcune produzioni come quelle dei pomodori e delle pesche.

    Ma una delle questioni maggiormente rilevanti riguarda l’embargo imposto dalla Russia e che è stato esteso fino a giugno 2016; un provvedimento che impedisce ai prodotti ortofrutticoli italiani di approdare in un mercato importante come quello russo.
    frutta embargo russiaLe aziende agricole italiane hanno subito così gravi perdite, non riuscendo a trovare una collocazione alternativa ai propri prodotti.
    Per questo motivo, nei giorni scorsi, i rappresentanti delle cooperative agricole hanno incontrario il Commissario Ue all’Agricoltura Phil Hogan. L’obiettivo è trovare soluzioni immediate per aiutare i produttori ortofrutticoli in un periodo stagionale particolarmente delicato per questo comparto.
    «Accogliamo con soddisfazione la notizia diffusa ieri, a margine del Consiglio Agricolo Ue, dal Commissario Ue all’Agricoltura Phil Hogan che ha annunciato che sta preparando una proposta di misure straordinarie di sostegno per il settore ortofrutticolo per fronteggiare le difficoltà di mercato prodotte dall’embargo russo» ha dichiarato Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.

    L’Unione europea si è dimostrata sensibile alle problematiche degli agricoltori e pare intenzionata ad attuare una serie di misure, volte a tutelare quello che è a tutti gli effetti un patrimonio dell’Europa mediterranea, ovvero l’ortofrutta.
    Nelle intenzioni delle istituzioni europee c’è la possibilità di prorogare le misure di ritiro straordinarie dal mercato dei prodotti ortofrutticoli, attraverso le quali l’Unione Europea ha aiutato in questi anni le aziende ortofrutticole.
    «Ora auspichiamo» continua Mercuri «che le misure che saranno proposte dal Commissario  rispondano  alle esigenze che abbiamo da tempo rappresentato  e vengano attivate in maniera tempestiva, per evitare il ripetersi della situazione della scorsa estate, quando la Commissione deliberò tali misure solo tardivamente, a campagna produttiva ormai finita». 



  • In Cina sta crescendo la sensibilità verso l’agroalimentare e verso il vino in particolare. Stando ai dati forniti dall’Organisation internationale de la vigne e du vin (Oiv), il colosso asiatico possiede il secondo vigneto più grande del mondo con 799mila ettari.

    vigneto cinaSi tratta di una cifra importante che colloca la Cina addirittura davanti a due produttori storici come Francia ed Italia (rispettivamente 792mila e 690mila ettari dediti alla produzioni vitivinicola).
    Al primo posto c’è la Spagna con un potenziale addirittura superiore al milione di ettari.
    L’estensione dei vigneti, ovviamente, non toglie alla Francia e all’Italia il primato come maggiori produttori vitivinicoli al mondo. Una posizione di vertice confermata anche dalla classifica Oiv relativa all’anno 2014, dove la Francia si trova al primo posto con 46 milioni di ettolitri di vino prodotti, davanti ad Italia (44 milioni) e Spagna (38 milioni).

    Il primo paese consumatore di vino è, invece, gli Stati Uniti d’America (31 milioni di ettolitri consumati) davanti a Francia (28 milioni) ed Italia e Germania (20 milioni).
    La Cina è però in rapida ascesa anche da questo punto di vista, avendo consumato nel 2014 oltre 16 milioni di ettolitri di vino, addirittura più della Gran Bretagna (13 milioni).
    Questi dati sono la perfetta espressione del cambiamento in atto nel paese asiatico. La Cina è sempre più vicino al modello di consumo europeo ed occidentale.
    Sono milioni, ad esempio, i cinesi che hanno studiato in Europa o negli Stati Uniti e hanno assaggiato i prodotti dell’agroalimentare nostrano; questo li porta a voler continuare a gustarli al ritorno nel loro paese.
    Il vino è certamente una delle specialità europee maggiormente apprezzate, con una particolare predilezione per il Cabernet francese.
    Dopo un periodo estremamente florido, però, negli ultimi anni le esportazioni di vino francese in terra cinese sono diminuite del 20%, segno che adesso c’è spazio per le produzioni di altri paesi come Italia e Spagna.
    La Cina può, in via definitiva, diventare un mercato esplorabile per le nostre aziende agricole: la crescita del potenziale vitivinicolo e dei consumi di vino è solo un piccolo esempio del profondo mutamento in atto.



  • Un 2014 disastroso per i giovani italiani. È questo il bilancio che viene fuori dai dati comunicati oggi dall’Ocse.
    Secondo l’organizzazione internazionale, nel 2014 il tasso di disoccupazione giovanile è aumentato del 2,7% rispetto al 2013, arrivando a toccare quota 42,7%.

    FormazioneC’è un altro dato emblematico: nel 2007, il livello di disoccupazione era del 20,4%. Questo vuol dire che in otto anni è più che raddoppiato, a testimonianza di come il nostro paese sia stato uno dei paesi che ha subito le ripercussioni più gravi dalla crisi.
    Il mercato del lavoro italiano fatica ad avere qualsiasi tipo di turnover generazionale: è a tutti gli effetti un sistema immobile ed incapace di gestire i cambiamenti.
    L’Ocse, inoltre, rivela come sia in crescita anche la percentuale di Neet, ovvero di giovani under 29 che non lavorano, non studiano e non seguono corsi di formazione. Nel nostro paese un giovane su quattro è un Neet, con una percentuale che è aumentata del 40% dall’inizio della crisi.

    Questo dato ci dimostra come l’Italia sia stata totalmente incapace di adottare gli strumenti adeguati per difendere il mercato del lavoro dall’avvento della crisi. Altri paesi hanno saputo limitare i danni, essendo dotati di un mercato del lavoro e di un sistema di politiche attive in grado di assorbire gli urti di una congiuntura economica negativa.
    Se entriamo poi nel dettaglio dei rapporti lavorativi instaurati dai giovani, capiamo come sia persistente e crescente il fenomeno della precarietà.
    Nel 2014 il 56% degli under 25 possedeva un contratto a termine, una percentuale aumentata di 3,3 punti percentuali rispetto al 2013.
    Ma quel che stupisce ancora di più è l’immobilismo dell’intero settore lavorativo per quanto riguarda la stabilizzazione dei rapporti. Come riporta l’Ocse, infatti, in Italia solo «solo il 55% delle persone che entrano nel mercato del lavoro cominciando con un lavoro temporaneo hanno un contratto permanente dieci anni dopo, uno dei dati più bassi nell’Ocse».



  • La politica 2.0 è il luogo in cui anche il tanto atteso accordo tra la Grecia ed i creditori internazionali viene annunciato sui social.
    La notizia è stata diffusa, infatti, dal primo ministro belga, Charles Michel, che alle 8,38 di mattina ha scritto un tweet inequivocabile: “Aggreement”. 

    L’annuncio del premier del Belgio ha fatto subito il giro del web, arrivando in pochi minuti ad avere quasi 4.000 retweet; la notizia è stata confermata prima dal premier lussemburghese Xavier Bettel e poi dal presidente del Consiglio Ue tweet premier belgioDonald Tusk che ha tweetato: “L’Eurosummit ha raggiunto un accordo all’unanimità. Pronti per attivare il programma ESM per la Grecia con riforme serie ed aiuti finanziari”.
    La querelle odierna è l’ennesima conferma di come la comunicazione politica (e non solo) segua ormai i ritmi e le regole dei social media. Le indiscrezioni riportate questa mattina dai quotidiani, che parlavano addirittura di una possibile rottura definitiva tra Tsipras ed i creditori, sono state spazzate via da un semplice tweet.
    La scelta dell’Eurogruppo di comunicare una notizia così attesa attraverso un social network può essere considerata per certi aspetti rivoluzionaria e rappresentativa della nuova epoca della comunicazione.
    L’era dei comunicati ufficiali, delle agenzie e dei siti istituzionali sembra lasciare spazio ad una diffusione più immediata ed informale.
    Il premier belga non ha utilizzato alcun giro di parole, è bastato tweetare “aggreement” per veicolare il messaggio in maniera chiara, diretta e virale. Nessuna conferenza stampa fiume con riferimenti tecnici ai contenuti dell’accordo, quello è avvenuto solo in un secondo momento e ci sarà tempo per approfondire i dettagli nei prossimi giorni.
    Il vero stupore, dunque, non è riconducibile al successo della mediazione o al suo contenuto, ma allo strumento con il quale è stata diffusa. Proprio qui troviamo il senso dell’innovazione della giornata odierna.