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    Agrinsieme, il coordinamento composto da Cia, Confagricoltura, Copagri e l’Alleanza delle cooperative italiane agroalimentari esprime il proprio parere positivo sulla nuova iniziativa dei ministri Martina e Guidi di costituire una “Cabina di regia sulla pasta”.

    L’intento del Governo è rilanciare la filiera della pasta, ritenuta universalmente come un alimento chiave della dieta mediterranea ed in generale del Made in Italy.
    Negli ultimi anni, però, c’è stata una forte perdita di reddito, soprattutto nella parte agricola, dovuta anche a mancati investimenti in ricerca ed innovazione.
    agrinsiemeEra necessaria allora un’iniziativa che provasse a valorizzare il comparto. La cabina di regia, nello specifico, proverà a favorire accordi tra i coltivatori di grano e i produttori di pasta; incentiverà l’aggregazione tra piccole imprese fornitrici di materia di prima; attiverà strategie per il reperimento di fondi comunitari volti ad una maggiore promozione del prodotto all’estero e aumenterà le risorse per la ricerca e l’innovazione della filiera.

    «Si tratta -esplicita Agrinsieme- di uno strumento che andrà meglio valutato alla prova dei fatti, ma che risponde all’esigenza di una migliore organizzazione della filiera della pasta e di maggiore penetrazione del prodotto sul mercato internazionale. 
    «La pasta» prosegue il Coordinamento «rappresenta per l’agroalimentare made in Italy nel mondo, un must da valorizzare al massimo. Lo strumento della Cabina può fare da apripista per altri comparti, rendendo effettivamente più coese e funzionali le filiere con un’equa redistribuzione del valore lungo tutti i segmenti».
    L’Expo può rappresentare senza dubbio il primo appuntamento importante per rendere operativo il nuovo strumento. Agrinsieme si propone di valutare, insieme alle istituzioni, iniziative per valorizzare la filiera e rendere il prodotto pasta ancora più conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo.

     

     



  • La Corte dei Conti, nella relazione sul rendiconto generale dello Stato 2014, lancia un messaggio forte e chiaro. Parla di una pressione fiscale ormai insopportabile per i cittadini, il che ha provocato negli ultimi anni una netta contrazione dei consumi e degli investimenti.

    Il monito della Corte dei Conti è rivolto al Governo attuale e a quelli che verranno. “Gli italiani pagano troppe tasse” lo dice il cittadino comune e lo pensano anche molti attori partitici ed istituzionali.
    justice is servedQuesta volta, per l’appunto, l’allarme viene da uno dei più alti organismi giurisdizionali: «Difficilmente il sistema economico potrebbe sopportare ulteriori aumenti della pressione fiscale» ribadisce la Corte.
    Per questo motivo invita l’esecutivo ad adottare interventi «di segno opposto», come la riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro, inserito quest’anno all’interno della Legge di Stabilità, o il bonus Irpef.
    L’Italia ha bisogno di investimenti per far ripartire i consumi e di conseguenza avviare la crescita economica: un circolo virtuoso difficile da innescare con un costo del lavoro così alto e con tutte le incombenze burocratiche da affrontare per avviare una nuova attività d’impresa.

    La Corte dei Conti mette in allarme anche il Governo sulla questione debito pubblico, ponendo l’accento sul «continuo ed elevato ritmo di espansione delle prestazioni pensionistiche» che evidenziano la rigidità dell’intero sistema.
    Il peggioramento dei conti pubblici italiani è aggravato, sempre secondo la Corte, da un progressivo decentramento dell’attività dello Stato. Nello specifico viene stigmatizzata la presenza di «una vasta costellazione di Enti e società strumentali o complementari rispetto alle Amministrazioni di riferimento», le quali spesso eludono «i vincoli rigidi imposti alla spesa e alla gestione del personale, con il rischio di aggravio dei costi».



  • Le imprese agricole costituite da giovani innovatori sono il futuro dell’auto-impiego italiano. Lo dice la storia di un paese a vocazione prettamente agricola ed i dati sulle preferenze dei giovani nostrani.

    La disoccupazione giovanile è ormai stabilmente sopra la soglia del 40% ed il numero dei Neet (Not engaged in education, employment and training) è del 25% (peggio di noi solo la Grecia).
    I numeri, dunque, sulla situazione occupazione dei giovani italiani sono estremamente preoccupanti.
    giovani agricolturaEcco perché una quota crescente di ragazzi e ragazze decide di intraprendere la strada dell’auto-imprenditorialità. Le start up iscritte nell’apposito registro sono cresciute del 14% solo nell’ultimo anno.
    La sensibilità e l’interesse verso le tematiche dell’innovazione e dell’auto-imprenditorialità è in graduale aumento, con uno spazio maggiore anche sui media tradizionali oltre che sul web.
    Ma c’è un settore in particolare che può rappresentare il futuro dell’economia italiana ed è quello dell’agricoltura innovativa.

    Lo hanno compreso innanzitutto tantissimi ragazzi. Basti pensare che la quota di giovani che ha deciso di investire nel settore agricolo è aumentata del 14% nell’ultimo anno. Un dato che va di pari passo con le iscrizioni ai corsi di laurea in agraria, cresciuti anch’essi del 39%.
    La figura del giovane imprenditore agricolo si fa strada ed affascina enormemente gli stessi ragazzi. Molti desiderano aprire un agriturismo o gestire un’azienda agricola, magari implementando all’interno di essa tecnologie moderne per migliorare la produzione e renderla più sostenibile.
    Il binario dell’innovazione nel settore agricolo è un campo intrigante, un ambito dove modernità e tradizione si incontrano e riescono a convivere in maniera vincente.
    Riportare i giovani sui campi significa tornare al passato con uno sguardo, però, lungimirante verso il futuro.
    Non è un caso allora che siano moltissimi i progetti ed i finanziamenti pubblici e privati rivolti ai giovani agricoltori. Potremmo riportare decine di esempi.
    Una delle iniziative più interessanti è rappresentata dagli Oscar Green. Si tratta di un contest, promosso da Coldiretti Giovani Impresa, che premia le idee più innovative nel campo dell’agricoltura.
    Particolare attenzione viene riservata ai quei progetti d’impresa che veicolano modelli di sviluppo sostenibili e vicini alle esigenze delle comunità locali. Tra i vincitori ci sono, ad esempio, imprese che promuovono fonti alternative di energia, implementano la tracciabilità e la qualità dei prodotti e creano metodi di produzione compatibili con l’ambiente circostante.



  • È stato approvato alla Camera  il decreto legge urgente per il rilancio dei settori agricoli in crisi e di sostegno delle imprese agricole colpite da eventi di carattere eccezionale. Tra le misure convertite in legge c’è anche il Piano Olivicolo Nazionale.

    La novità principale del decreto rispetto a quanto era stato approvato in Consiglio dei Ministri è l’incremento dei fondi per il settore dell’olio. L’approvazione dell’emendamento Mongiello in commissione Agricoltura alla Camera ha piano olivicolo nazionaleportato, infatti, la dotazione finanziaria per il Piano Olivicolo da 20 milioni di euro a 32 milioni per i prossimi tre anni.
    Questa cifra andrà ad aggiungersi ai Psr regionali e ai fondi europei.
    L’intento è rilanciare un settore che ha vissuto un grave crisi, soprattutto del corso dell’ultimo anno. Ogni azienda agricola potrà così ricevere dei finanziamenti per un massimo di 150 mila in euro in tre anni; risorse che saranno utili a far crescere la produzione di olio, portandola nelle intenzioni dell’esecutivo, a quota 650 mila tonnellate nel prossimo triennio (+25%).

    La Camera ha approvato anche un aumento delle risorse per gli agricoltori colpiti dal virus Xylella: sono stati previsti 21 milioni di euro che serviranno a risarcirli dagli ingenti danni economici provocati dal batterio.
    Insieme ai provvedimenti sul settore olivicolo, il Parlamento è intervenuto anche per regolamentare un altro settore in crisi come quello lattiero-caseario.
    Il decreto legge interviene nello specifico inserendo la durata minima di 12 mesi per i contratti e l’indicazione obbligatoria del prezzo di vendita, oltre ad istituire un organismo inter-professionale che gestisca i regimi di produzione e la distribuzione in seguito alla fine delle quote latte.

     

     



  • Il Garante privacy, Antonello Soro, invita il Governo ad evitare “forme ingiustificate ed invasive di controllo” nei confronti dei lavoratori.
    Il riferimento è ad uno dei decreti attuativi del Jobs, in discussione alle Camere in questi giorni, che disciplina la possibilità di controllare pc, tablet, smartphone e badge utilizzati nei luoghi di lavoro.

    Il monito del Garante è arrivato durante le relazione annuale svoltasi oggi davanti alle Camere. Secondo Soro bisogna evitare “un’indebita profilazione delle persone che lavorano” nel rispetto della normativa europea sulla privacy.
    polettiLa modifica dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori darà maggiore potere ai datori di lavoro in materia di i controlli a distanza dell’attività dei lavoratori. Non sarà più necessario, infatti, un accordo sindacale o un’autorizzazione ministeriale per controllare «gli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e gli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze».
    L’intento del Governo, come ribadito più volte dal Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, è aggiornare la normativa, risalente agli anni Settanta, conformandola al mutato quadro tecnologico. «Si ribadisce» ha aggiunto Poletti «che, per quanto riguarda gli strumenti che vengono assegnati al lavoratore ‘per rendere la prestazione lavorativa’ (quali cellulari, tablet e pc) non si autorizza nessun controllo a distanza, ma si chiariscono semplicemente le modalità e i limiti per l’utilizzo di questi strumenti e dei dati raccolti attraverso di essi».
    I rischi di violazione della privacy e di confusione tra la vita lavorativa e quella privata del dipendente rimangono comunque elevati. Un provvedimento, come quello contenuto nei decreti attuativi del Jobs Act, tocca la sfera dei diritti dei lavoratori, un ambito particolarmente delicato ed oggetto di dibattito, considerata anche la recente modifica delle norme sui licenziamenti individuali.



  • C’è ancora spazio per le piccole e medie distribuzioni cooperative in un mercato sempre più dominato dalle multinazionali? Federconsumo proverà a rispondere a questa domanda il 26 giugno nel corso di un incontro organizzato a Cascina Triulza, il Padiglione della società civile ad Expo Milano 2015.
    Verranno presentate due esperienze molto interessanti; la prima è quella di Vanni Codeluppi, sociologo dei consumi, che esporrà un’analisi dal titolo “Quali consumi ed in quale negozio: proiezioni nel futuro”; la seconda vede come protagonista Gabriele Tubertini della Direzione S.I. e Organizzazione di Coop Italia, il quale presenterà il lavoro ” Il Supermercato del Futuro: evoluzioni delle strutture e dei servizi”.

    expoLa forza del modello cooperativo è il rapporto stretto con il proprio territorio, aspetto che differenzia anche le piccole distribuzioni cooperative dalle big companies mondiali della distribuzione organizzata.
    Questo senso di comunità viene avvertito dal consumatore che apprezza sempre di più qualità dei prodotti cooperativi e la loro origine controllata.
    Il “supermercato del futuro” deve ripartire proprio da qui: da una collaborazione rafforzata con le comunità locali e dall’implementazione della tecnologia nei processi produttivi.
    La storia di Federconsumo e delle cooperative italiane è ricca di esperienze di questo tipo. L’evento del 26 giugno, su un palcoscenico internazionale come quello di Expo, deve fungere da veicolo promozionale per queste piccole realtà cooperative e spingere il “supermercato del futuro” verso modelli localistici, rispettosi dell’ambiente e solidali.

     



  • È prevista per oggi alla Camera la conversione del decreto legge sulla Xylella. Superato lo scoglio di Montecitorio, il provvedimento passerà al Senato per l’approvazione definitiva.
    L’intento del Dl è supportare finanziariamente i produttori olivicoli della regione Puglia colpiti dal batterio Xylella fastidiosa. Per loro verrà stanziata una somma di 21 milioni di euro, 1 milione per il 2015 e 20 per il 2016.
    Per la prima volta viene concesso l’accesso al Fondo di Solidarietà per le azienda colpite da batteri. Tale strumento era sempre stato utilizzato per calamità naturali come terremoti ed alluvioni, ma mai per emergenze fito-sanitarie.

    Il decreto legge prevede anche una serie di «misure per il rilancio dei settori agricoli in crisi», con particolare riferimento al settore olivicolo e quello lattiero-caseario.
    olioIl primo ha avuto un’annata di raccolto estremamente negativa, dovuta anche a batteri quali Xylella, per l’appunto, e la cosiddetta mosca olearia. Il Governo ha deciso allora di stanziare delle risorse per il «recupero del potenziale produttivo del settore olivicolo-oleario» che ammontano a 4 milioni nel 2015 e 8 milioni per il 2016 ed il 2017.
    È la prima volta che viene presentato un piano olivicolo nazionale: l’intento dell’esecutivo è aumentare la produzione del settore del 25% nei prossimi cinque anni, raggiungendo la quota di 650mila tonnellate di olio prodotto in Italia.
    Un altro settore agro-alimentare particolarmente in crisi è quello lattiero-caseario. In questo caso la causa principale è la fine della quote latte.
    L’improvvisa liberalizzazione di un settore che per decenni è stato sotto una rigida regolamentazione dei prezzi e delle produzioni, ha portato gravi scompensi nel nostro paese. Il latte ed i derivati italiani, infatti, vengono venduti a prezzi più alti rispetto ai concorrenti europei.
    Il Governo è intervenuto, concedendo, ad esempio, ai produttori di rateizzare in tre anni le multe da pagare per il regime delle quote latte, rafforzando i controlli e le norme anti-concorrenza e prevedendo l’istituzione di un unico organo inter-professionale che prenda le decisioni sui regimi di produzione, i contratti e la commercializzazione del prodotto.



  • La battaglia delle istituzioni ed imprese italiane contro l’Italian Sounding procede spedita. Solamente nella prima settimana di collaborazione tra il Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali e la piattaforma di vendite online Alibaba, è stata bloccata la vendita di cinquemila tonnellate di falso Parmigiano Reggiano.
    Ed in questi giorni sono in corso delle verifiche relative anche alla commercializzazione del falso Prosecco e del faso aceto balsamico di Modena.
    Il fenomeno della contraffazione dei prodotti agroalimentari italiani è sempre più diffuso. Secondo i dati del Ministero delle Politiche Agricole, solamente nel 2014 sono state rilevate 359 notizie di reato, 4.276 contestazioni amministrative e 581 sequestri, per un valore complessivo di 42,8 milioni di euro.
    Se a questi numeri aggiungiamo le frodi che non vengono scoperte, ci rendiamo perfettamente conto dell’entità di un fenomeno che danneggia in maniera grave le esportazioni italiane.
    L’obiettivo del Ministro Martina è ridurre in maniera netta la quota di contraffazioni, consentendo così ai prodotti del Made in Italy di ampliare le proprie vendite nei mercati esteri.

    mipaafLe destinazioni principali delle specialità contraffatte sono principalmente il mercato asiatico e quello statunitense. Mete strategicamente essenziali per i nostri prodotti.
    Negli Stati Uniti, ad esempio, la crescita dei consumi ed il cambio favorevole nel rapporto tra euro e dollaro può portare ad un notevole aumento delle esportazioni dall’Italia verso gli Usa, cosa parzialmente avvenuta negli ultimi mesi.
    La Cina ed il mercato asiatico rappresentano, invece, un ambito geografico per certi aspetti ancora inesplorato dalle nostre aziende agroalimentari. Le cause vanno ricercate soprattutto nella scarsa conoscenza dei consumatori asiatici dei prodotti del Made in Italy e nelle difficoltà relative alla barriere non tariffarie.
    La diffusione di prodotti tipici italiani contraffatti non fa altro che diminuire ulteriormente la nostra presenza in questo mercato.
    Per questo motivo il Ministero delle Politiche Agricole ha stipulato due accordi con alcune delle maggiori piattaforme di vendite online. Il primo ha interessato Ebay, grazie al quale sono stati bloccati circa 200 venditori di falsi prodotti italiani.
    Il secondo accordo, invece, ha riguardato per l’appunto la piattaforma Alibaba che, come accennato in precedenza, ha portato a risultati rilevanti dopo solo una settimana di lavoro.
    Il Ministro Martina, in occasione di un convegno sulle indicazioni geografiche ad Expo, ha definito il nostro sistema di controlli come il «migliore del mondo» e ha aggiunto: «Abbiamo allestito un meccanismo che viene studiato anche fuori confine, siamo gli unici al mondo ad avere organizzato il contrasto delle imitazioni e dei falsi sul web». 



  • I risultati dei ballottaggi delle elezioni amministrative rappresentano un campanello d’allarme per il Partito Democratico e per il governo Renzi.
    Il Pd perde, infatti, due città importanti, due roccaforti storiche del centrosinistra come Venezia ed Arezzo.
    Nel capoluogo veneto ha vinto Luigi Brugnaro, candidato del centrodestra, con il 53,21% dei voti.
    Sconfitto l’ex magistrato Felice Casson, esponente della minoranza del Pd.
    Stessa sorte per il Partito Democratico ad Arezzo, la città del Ministro per le riforme istituzionali ed i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi. Nel comune toscano vince il centrodestra con Alessandro Ghinelli che sconfigge con il 50,83% dei voti il renziano Matteo Bracciali.
    Le due sconfitte del Partito Democratico a Venezia ad Arezzo hanno un valore simbolico molto importante considerata la storica presenza della sinistra in queste due realtà cittadine (Venezia è stata amministrata da sindaci di sinistra per oltre vent’anni) e per la parziale delusione elettorale arrivata con le amministrative di due settimane, per via delle debacle subite in Veneto e Liguria.

    renziRecuperano posizioni, invece, il centrodestra ed il Movimento 5 Stelle. Ad Enna, unico capoluogo di provincia siciliano al voto, trionfa Maurizio Dipietro, candidato sostenuto da liste civiche del centrodestra.
    In Sicilia dimostra ancora una volta il suo radicamento il Movimento 5 Stelle. Pesa in negativo per il Pd la vittoria del candidato grillino, Domenico Messinese, a Gela, la città del governatore della Sicilia Rosario Crocetta.
    Messinese trionfa con il 65% dei voti, sconfiggendo il sindaco uscente ed esponente del Partito Democratico, Angelo Fasulo.
    Il Movimento 5 Stelle si aggiudica anche la città di Augusta, con la candidata Cettina Di Pietro che ottiene addirittura il 70% dei voti.



  • Il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è intervenuto oggi nel corso di un convegno sul sistema bancario e lo sviluppo del Mezzogiorno, svoltosi a Napoli.
    Uno degli argomenti più discussi in questi giorni è senza dubbio il livello di tassazione del nostro paese, alla vigilia della scadenza degli acconti per Imu e Tasi. Le imposte sugli immobili, così come quelle sul lavoro, continuano a gravare sul nostro Paese, frenando la ripresa dei consumi e degli investimenti.
    Il Ministro ha delineato la strategia del governo di qui ai prossimi mesi, parlando di un’ulteriore riduzione della tassazione dopo il bonus Irpef e le agevolazioni per le nuove assunzioni a tempo indeterminato contenute all’interno della Legge di Stabilità.

    Il primo passo sarà l’attuazione della delega fiscale con la previsione di «norme per avere maggiore trasparenza nei comportamenti, maggiore facilità nei meccanismi di riscossione e premi per i cittadini che pagano le tasse». Si vuole creare così un sistema fiscale che sia più flessibile e più vicino alle esigenze dei cittadini.
    La riforma del sistema di finanza pubblica sarà supportata da un ripensamento del Welfare in modo da garantire ai cittadini i servizi pubblici essenziali con dei costi inferiori.

    renziUn obiettivo così ambizioso può essere raggiunto, secondo Padoan, solo attraverso un’efficace spending review, contemplando ad esempio la chiusura di alcune partecipate a livello locale.
    Il riassestamento della finanza pubblica verrà completato a dicembre quando il Governo dovrà presentare la Legge di Stabilità 2015, nella quale, annuncia Padoan, verranno inseriti ulteriori provvedimenti per ridurre le tasse.
    Un’importante novità normativa riguarderà le imposte sugli immobili. Il ministro dell’Economia ha confermato la possibilità di unificare in un’unica tassa l’Imu e la Tasi, inserendo la cosiddetta Local Tax.
    Padoan ha parlato di “complicazioni tecniche” che hanno rallentato in questi mesi la formulazione della suddetta tassa che dovrebbero comunque essere superate prima della presentazione della prossima Legge di Stabilità.



  • L’Istat ha fornito i dati sulle esportazioni italiane nei primi tre mesi del 2015. Si tratta di elaborazioni molto interessanti perché ci permettono di comprendere lo stato di salute dell’economia nostrana che fa dell’export una quota rilevante del proprio Pil (22%).
    La presenza di alcuni fattori internazionali come il mini-euro, il Quantitative easing lanciato dalla Bce, il rilancio dei consumi negli Stati Uniti rende il contesto attuale favorevole per un rilancio delle esportazioni.
    Secondo i dati dell’Istat, rispetto ai primi tre mesi del 2014 c’è stato un incremento del commercio con l’estero del 3,2%.
    Una variazione positiva attribuibile principalmente all’aumento delle esportazioni nella regione nord-orientale (+7,3%), con il Friuli Venezia Giulia che può vantare un incremento del proprio export del 31,8% per effetto delle vendite dei mezzi di navigazione marittima.

    istatSono positivi anche i dati del Meridione (+3,6%), dell’Italia nord occidentale (+2,1%) e di quella centrale (+1,0%). Perde, invece, dodici punti percentuale l’Italia insulare a causa del netto calo delle vendite di prodotti petroliferi raffinati.
    La crisi energetica continua a colpire regioni come la Sicilia che sono tra i maggiori esportatori di materie prime del nostro paese.
    Per quanto riguarda, invece, le rilevazioni di tipo congiunturale, ovvero il confronto con il trimestre precedente (ottobre, novembre e dicembre 2014), la regione nord-orientale fa registrare un aumento delle esportazioni del 2,9% mentre quella meridionale ed insulare del 2,5%.

    Se analizziamo, inoltre, quali sono i principali sbocchi del nostro export, notiamo come nei primi tre mesi del 2015 ci sia stato un aumento delle esportazioni verso i paesi extra Ue (+6,1%), al quale hanno contribuito maggiormente Friuli Venezia Giulia (+31,8%) e Piemonte (13,8%).
    Aumentano in misura inferiore, invece, le vendite verso i paesi Ue (+0,9%), mentre c’è una netta contrazione delle esportazioni verso i paesi Opec, specie quelle provenienti dalla Sicilia (-35,8%).
    I settori che hanno trainato maggiormente l’export in questi primi tre mesi del 2015 sono stati quello della vendita dei mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi, dal Friuli Venezia Giulia (+2.614%) e della vendita di autoveicoli dal Piemonte (+34,5%).



  • Il Governo è pronto a presentare un’importante novità sull’utilizzo del contante.
    Il limite attuale per il pagamento in contante è di 999 euro e riguarda tutti i cittadini residenti in un paese Ue o aderente allo Spazio Economico Europeo.
    Tale limite può essere esteso a 15mila per i soggetti che non fanno parte di queste aree territoriali e limitatamente alle attività di commercio al dettaglio e alle agenzie di viaggio. L’esecutivo ha annunciato nei mesi scorsi l’intenzione di innalzare questa soglia da 999 a 3000 euro, vincolando il provvedimento all’approvazione del decreto delegato sulla fatturazione elettronica.
    Evidentemente il Governo ha riscontrato la scarsa efficacia di un limite di questo tipo nella lotta all’evasione fiscale. Come sottolineato dalla mozione Lupi, solamente Italia e Portogallo possiedono una soglia così bassa senza però che ci siano stati risultati tangibili in termini di riduzione dei fenomeni elusivi.

    ctuCi sono inoltre alcuni dati, relativi al nostro paese, che mettono in luce il tipo di difficoltà che ha incontrato il limite all’utilizzo del contante. Sono addirittura 15 milioni gli italiani “unbanked”, ovvero quelli che non possiedono un conto corrente e quindi non utilizzano alcuna forma di pagamento tracciabile.
    Allo stesso tempo, come rileva l’Istat nel rapporto “I consumi degli italiani”, lo strumento di pagamento più diffuso è ancora il contante. Nel caso degli anziani e dei single il 95,9% utilizza il “cash” per effettuare una transazione economica, cifra che scende di poco al 92,8% per le coppie.
    Come rileva la stessa mozione Lupi, lo scarso utilizzo dei Pos è attribuibile ai costi elevati di installazione (+50% rispetto alla media europea). L’imposizione dei limiti all’utilizzo del contante, dunque, non pare essere la soluzione ideale, se pensiamo che nel 2012 l’evasione rappresentava ancora il 14% del prodotto interno lordo, una cifra decisamente elevata.
    Il raggiungimento degli standard europei in materia di tracciabilità del denaro passa evidentemente attraverso l’incentivazione degli strumenti elettronici piuttosto che attraverso l’imposizione di limiti restrittivi.