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  • Un’agricoltura sostenibile e al centro delle politiche mondiali non solo è possibile, ma è soprattutto auspicabile.
    È questo il sunto del messaggio della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) al “From Expo 2015 and beyond: agriculture to feed the planet”, il Forum dell’Agricoltura che si è tenuto a Milano nelle giornate di sabato e domenica.
    Hanno partecipato all’evento circa 50 ministri dell’Agricoltura, pronti a trovare nuove soluzioni per porre le questioni agricole e ambientali al centro dell’agenda setting mondiale.
    In questa direzione va anche la Carta di Milano, il documento internazionale che sancisce il diritto al cibo come un diritto umano irrinunciabile e che è stato presentato nel fine settimana da Maurizio Martina.
    Qualità e sicurezza alimentare, rispetto dell’ambiente, sviluppo sostenibile, lotta agli sprechi e alla fame nel mondo.
    Sono queste le tematiche contenute all’interno della Carta di Milano e affrontate nel corso del Forum dell’Agricoltura. Per risolvere tali questioni ci vuole un’assunzione di responsabilità trasversale, che parte dai cittadini e finisce con le istituzioni.

    06112014La posizione della CIA è molto chiara e netta a tal proposito. «Mettiamo il lavoro della terra al centro del nuovo modello di crescita» invita la Confederazione Italiana Agricoltori «Va assicurato reddito alle imprese e protagonismo sociale agli agricoltori per tutelare la biodiversità e sfamare il pianeta, evitando l’omologazione ed esaltando i valori rurali».
    L’agricoltura deve tornare ad essere protagonista dello scenario economico mondiale e l’Italia può essere un modello di riferimento per tanti paesi, in quanto con i propri prodotti cerca di valorizzare la qualità in luogo della quantità e di veicolare un modello produttivo rispettoso del territorio e delle tradizioni locali.
    La CIA promuove, a tal proposito, un vero e proprio decalogo da seguire per riscattare il settore agricolo e per ottenere un tipo di agricoltura che sia sostenibile e capace di guardare al futuro:

    1 L’Agricoltura è il motore dello sviluppo sostenibile

    2 L’Agricoltura tutela e mette in valore la biodiversità

    3 L’Agricoltura è identitaria e territoriale

    4 L’Agricoltore è custode del mondo

    5 L’Agricoltore ha diritto a un reddito sostenibile

    6 L’Agricoltore ha diritto al riconoscimento del suo ruolo sociale

    7 L’Agricoltura ha il dovere di provvedere al genere umano nel rispetto di tutte le specie vegetali e animali

    8 L’Agricoltura promuove e utilizza la ricerca al fine di migliorare le condizioni dell’uomo e della biosfera

    9 L’Agricoltura è protagonista di tutta la filiera alimentare e trae il suo reddito da questo protagonismo

    10 L’Agricoltura è un valore culturale, le pratiche agricole s’ispirano alle identità territoriali, gli agricoltori sono gli operatori di questo complesso valoriale.



  • Cesare Baldrighi è stato confermato in data odierna come presidente di AFIDOP, l’associazione Formaggi Italiani DOP che aggrega i consorzi di tutela dei formaggi DOP.
    Baldrighi, presidente anche del  Consorzio di Tutela Grana Padano DOP, rimarrà dunque in carica per altri tre anni.
    Insieme a lui sono stati nominati anche gli altri organi direttivi. È stato confermato Giuseppe Alai,  Presidente del Parmigiano Reggiano Dop, nel ruolo di Vice Presidente così come sono stati gli altri membri della giunta esecutiva: Renato Invernizzi di Gorgonzola Dop, Renato Illotto di Pecorino Romano, mentre è stato eletto in data odierna Domenico Raimondo (Mozzarella di Bufala DOP).

    Nicola Cesare Baldrighi
    Cesare Baldrighi presidente di AFIDOP

    Ecco le prime parole di Baldrighi dopo la sua riconferma al vertice di AFIDOP: «Sono convinto che le nostre DOP, provenienti tutte da storie di cultura millenaria e  che assorbono tra l’altro oltre la metà del latte prodotto in Italia, sono e saranno un elemento strategico per il nostro settore, anche in virtù della loro funzione di traino per le esportazioni. Le nostre produzioni di eccellenza possono rappresentare i driver verso nuovi grandi mercati con particolare riferimento ai paesi Bric».
    Il futuro prossimo del nostro Paese passa senza dubbio da un’incentivazione dell’export. Lo scenario internazionale, con la svalutazione dell’Euro ed l’aumento dei consumi negli Stati Uniti, permette alle nostre aziende agricole di avere una maggiore vocazione internazionale.
    Del resto i nostri prodotti, in primis i formaggi, hanno sempre avuto un grande appeal sui mercati esteri. L’Italia ha quindi il dovere di raggiungere Germania, Francia e Spagna per quanto riguarda il valore delle esportazioni sul totale della produzione. I prodotti tedeschi esportati all’estero, per fare un esempio, valgono il 33%  dell’intera produzione contro il nostro 20,5%.
    Per incrementare questo valore bisogna attivare strategie di internazionalizzazione più efficaci ed attuare una dura campagna di contrasto all’Italian Sounding, ovvero la commercializzazione di prodotti che vengono venduti come italiani senza essere stati lavorati nel nostro Paese.
    La filiero lattiero-casearia è uno degli ambiti maggiormente colpiti da questo fenomeno come dimostra la vendita del cosiddetto “Parmesan” in tutto il mondo, un formaggio che richiama evidentemente la specialità nostrana e la cui commercializzazione sottrae ingenti risorse al nostro export.



  • Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha commentato le recenti elaborazioni sulla situazione economica italiana. Lo ha fatto inviando un messaggio al convegno dei giovani di Confindustria.
    Come riportato dall’Istat nei giorni scorsi il tasso di disoccupazione è tornato a diminuire attestandosi al 12,4%, dopo due mesi in cui era tornato a sfiorare il 13%. Ai dati dell’istituto di statistica si aggiungono le previsioni della Commissione europea e dell’Ocse che esprimono fiducia nella crescita del Pil del nostro paese e in un’ulteriore riduzione della disoccupazione nel prossimo biennio.
    «Dopo un lungo e sofferto periodo di crisi – sottolinea Mattarella – segnali incoraggianti indicano che l’Italia torna a crescere, dobbiamo cogliere questa opportunità per portare il Paese su un sentiero di sviluppo più elevato, cruciale per ridurre la disoccupazione”.

    mattarella expo 2La disoccupazione, dunque, è una priorità per il presidente della Repubblica. Su questo punto il Governo si giocherà molto.
    L’approvazione del Jobs Act ha scatenato diverse polemiche tra le parti sociali e all’interno dei partiti presenti in Parlamento. L’aumento della flessibilità in uscita, ottenuta con la modifica dell’art. 18, dovrebbe portare, nelle intenzioni dell’esecutivo, le aziende ad assumere nuovi addetti senza temere i rigidi vincoli contrattuali forniti dallo Statuto dei Lavoratori.
    L’impatto di questa riforma del mercato del lavoro è ancora incerto e sarà da valutare nei prossimi mesi, insieme all’inserimento del nuovo contratto a tutele crescenti. Nelle idee del Governo dovrebbe esserequest’ultimo il nuovo baricentro del sistema occupazionale italiano, riportando in auge i rapporti di lavoro a tempo indeterminato.

    Nella giornata odierna il presidente della Repubblica Mattarella è atteso da un altro evento importante. Il Capo dello Stato, infatti, si trova in questi minuti ad Expo, per la precisione a Cascina Triulza, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente.
    Mattarella intende sensibilizzare le istituzioni e l’intera società civile riguardo la rilevanza di queste tematiche, che interessano prima ancora che il presente, soprattutto il futuro dell’intera umanità.



  • Il mese di Aprile 2015 è stato molto positivo per il mercato del lavoro. A rivelarlo è l’Istat attraverso le sue elaborazioni mensili.
    Secondo l’istituto di statistica, nell’ultimo mese c’è stato un aumento degli occupati pari allo 0,7% rispetto al mese precedente. Sono addirittura 159mila gli occupati in più nel confronto tra aprile e marzo.
    Stesso discorso per il tasso di disoccupazione, che dopo aver fatto registrare un preoccupante incremento negli ultimi due mesi, riprende la strada della discesa.
    Ad aprile la disoccupazione è stata del 12,4%, facendo registrare una variazione negativa dello 0,2% sia su base congiunturale che tendenziale. Il numero dei disoccupati è allo stesso tempo diminuito di 40mila unità, -1,2% rispetto a marzo 2015.
    I dati dell’Istat rappresentano un interessante spunto riflessione sulla politica del Governo in materia di lavoro e sull’impatto del Jobs Act. Il premier Renzi ha subito accolto con soddisfazione questi numeri, sottolineando come questi ultimi coincidano con il primo mese di operatività piena del Jobs Act, entrato in vigore nella seconda settimana di Marzo.

    Il commento di Renzi ai dati Istat sulla disoccupazione nel mese di Aprile
    Il commento di Renzi ai dati Istat sulla disoccupazione nel mese di Aprile

    L’elaborazione mensile dell’istituto di statistica analizza anche le tendenze recenti in materia di differenza di genere e di partecipazione dei giovani nel mercato del lavoro. Questi due elementi rappresentano, infatti, uno strumento indispensabile per poter effettuare una studio completo sullo stato di salute del mercato del lavoro nostrano.
    In base ai dati forniti dall’Istat, nell’ultimo mese gli occupati sono aumentati sia per quanto riguarda la componente maschile (+0,6%), che, in misura ancora maggiore, per quella femminile (+0,9%).
    Il tasso di disoccupazione maschile si attesta all’11,9% (-0,2% su base mensile), mentre quello femminile è del 12,9% (-0,3%).
    Uno dei dati maggiormente negativi per il nostro paese nel confronto con le altre realtà europee è rappresentato senza dubbio dal livello di disoccupazione giovanile, inteso come la quota di giovani disoccupati di età compresa tra i 15 ed i 24 anni sul totale di quelli attivi.
    L’Italia è ormai stabilmente sopra il 40% di disoccupazione giovanile, un dato che rende bene l’idea dell’imponenza del problema-lavoro nel nostro paese.
    Ad aprile, secondo l’Istat, il tasso di disoccupazione si è attestato sul 40,9% con una variazione negativa dell’1,6% rispetto al mese precedente.
    Si tratta, dunque, di numeri positivi che raccontano di una situazione in lento miglioramento ed in linea con le previsioni macroeconomiche della Commissione europea e dell’Ocse, che hanno visto nel Jobs Act un provvedimento in grado di rilanciare il mercato del lavoro italiano.



  • Ci sono due comparti dell’agroalimentare italiano che stanno attraversando un periodo di grave difficoltà: il settore olivicolo e quello lattiero-caseario. Le ragioni sono diverse e hanno per lo più natura contingente.

    I produttori di olio hanno vissuto un’annata produttiva particolarmente scarsa, culminata in questi mesi con la propagazione del virus Xylella che ha colpito varie zone della Puglia costringendo le autorità all’eradicazione di numerosi ulivi.
    Il comparto lattiero-caseario, invece, deve fronteggiare la fine delle quote latte, il sistema di regolamentazione della produzione che per decenni ha contraddistinto gli Stati dell’Unione Europea.
    La liberalizzazione del settore ha subito innescato il circolo vizioso della volatilità dei prezzi: un fenomeno che ha avvantaggiato inevitabilmente quei Paesi che vendono a prezzi più bassi. Il rischio di un’invasione di prodotti a basso costo provenienti dall’estero è fortissimo.
    I nostri allevatori hanno sempre sfidato la competizione puntando sulla qualità, anziché sulla competitività dei prezzi. L’andamento attuale del mercato potrebbe, dunque, compromettere decenni di tradizione e di strategie aziendali.

    46726-milkPer venire in soccorso dei produttori nostrani, il Governo ha dato vita ad un decreto legge con una serie di provvedimenti a sostegno del settore. Tra questi c’è la costituzione di un’organizzazione interprofessionale del latte, la rateizzazione in tre anni delle multe ricevute in regime di quote latte e la previsione di contratti di vendita scritti della durata minima di un anno. A tal proposito, per fronteggiare la volatilità dei prezzi, l’esecutivo ha stabilito dei prezzi fissi che possono mutare solamente in base ai dei parametri predefiniti.
    Il Ministero delle Politiche Agricole ha disposto inoltre l’inasprimento delle multe e dei controlli più rigidi per punire gli allevatori che non rispettano le norme anti-trust. Il Governo, dunque, ha scelto la via del sostegno totale al settore lattiero-caseario, comprendendone la centralità e la rilevanza della sua tradizione all’interno dell’economia italiana.
    Il Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, è stato chiaro in tal senso. Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano il Cittadino di Lodi, Martina ha manifestato le strategie dell’esecutivo per difendere i produttori: «Lavoriamo per una maggiore intesa con la distribuzione e per aggregare le imprese della filiera per la valorizzazione del prodotto nazionale. Il 50% del nostro latte si trasforma in prodotti Dop, ma questa qualità va riconosciuta e remunerata giustamente. Il nostro primo obiettivo è la salvaguardia del reddito dei 35mila allevatori italiani». 



  • L’Italia torna ad intraprendere la strada della crescita. Lo dicono i dati dell’Istat relativi al Pil italiano nei primi tre mesi del 2015. Dopo messi di recessione, il Prodotto Interno Lordo è tornato a vedere il segno più.

    In base alle elaborazioni dell’Istituto di Statistica, l’Italia fa registrare una crescita rispetto al precedente trimestre dello 0,3%. Una variazione positiva così sostenuta non si vedeva addirittura da 4 anni, segno evidente che la ripresa sta realmente iniziando.
    I dati positivi trovano riscontro anche su base annua, ovvero confrontando il valore del Pil del primi tre mesi del 2014 con quelli del primo trimestre del 2015. Secondo Istat, infatti, il Prodotto Interno Lordo è risultato invariato su base tendenziale dopo ben tredici trimestri consecutivi di segno meno. Dal 2011 in avanti il nostro paese ha sempre visto perdere punti percentuale in materia di ricchezza prodotta, colpa di una crisi che colpito in maniera durissima tutte le attività produttive ed ha avuto delle inevitabili ripercussioni su altri macro-indicatori, come quelli relativi al mondo del lavoro.

    pil italiaLe elaborazioni dell’Istat hanno superato persino le aspettative degli economisti. Le previsioni di Intesa San Paolo, ad esempio, davano il Pil in crescita dello 0,1% su base congiunturale ed in perdita dello 0,2% su base annua.
    Questo rovesciamento delle tendenze recenti, comunica l’Istat, «è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei comparti dell’agricoltura e dell’industria e di una sostanziale stazionarietà nei servizi».
    C’è in generale una crescita della domanda interna dopo mesi in cui l’Italia ha fatto affidamento principalmente sull’export e sulla domanda estera. La variazione positiva dei consumi porterà nei prossimi due anni ad una crescita ancora più cospicua del Pil.
    Le previsioni del Governo, riportate nei giorni scorsi nel Def e condivise dall’Istat, danno un Prodotto Interno Lordo in aumento dello 0,7% nel 2015 e poi +1,4% nel 2016 e +1,5% nel 2017.
    La tendenza positiva dovrebbe riguardare anche l’Eurozona. La svalutazione dell’Euro ed il conseguente rilancio dell’export e gli effetti della politica espansiva della Bce dovrebbero portare il Pil a crescere dello 0,4% su base trimestrale.
    La “migliore primavera degli ultimi anni”, come annunciato dalla Commissione nei giorni scorsi, sembra essere, dunque, una realtà concreta e non solo parole di flebile speranza per i cittadini dell’Unione Europea.

     



  • La legge di Stabilità contiene una serie di misure per aiutare le famiglie e rilanciare i consumi. Uno di questi interventi è il cosiddetto “bonus bebè” o assegno di natalità.

    Si tratta di un incentivo di natura economica rivolto ai nuclei familiari con un Isee inferiore ai 25.000 euro. Il decreto attuativo del 10 aprile 2015 disciplina nel dettaglio i criteri operativi del suddetto bonus, entrato in vigore a partire dal 27 aprile.
    Possono presentare la domanda i cittadini italiani, dell’Unione Europea o appartenenti a Stati extra-comunitari che abbiano, però, un permesso di soggiorno dell’Unione Europea di lungo periodo.
    Un’altra condizione imprescindibile è la condizione reddituale del richiedente. Quest’ultimo, oltre a convivere con il figlio, deve possedere un reddito familiare inferiore a 25 mila euro.

    ctuLa misura normativa è valida dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2017; una volta richiesto, il bonus dura per i primi anni di vita del bambino. La domanda può essere presentata, inoltre, entro novanta giorni dall’avvenuta nascita o dalla presa in adozione del figlio, fatta eccezione per quelli nati o adottati tra il 1° gennaio 2015 ed il 27 aprile 2015, data quest’ultima a partire dalla quale è possibile richiedere il bonus.
    In questo caso i novanta giorni di tempo per presentare la domanda partono proprio dal 27 aprile.

    Molti cittadini si staranno chiedendo: a quanto ammonta l’assegno? E ancora quali sono i canali per presentare la domanda?
    L’assegno corrisponde ad 80 euro mensili per tre anni, tale cifra tuttavia viene raddoppiata mensilmente nel caso in cui il nucleo familiare richiedente possieda un Isee inferiore a 7.000 euro annui.
    È bene, però, effettuare una precisazione. Per mantenere l’assegno di natalità per i primi tre anni di vita, è necessario che la famiglia richiedente mantenga la situazione reddituale e patrimoniale al di sotto delle soglie richieste.
    Qualora ciò non avvenisse, non avrà più diritto al bonus.
    Per presentare la domanda, il richiedente ha a disposizione una serie di alternative, tutte per via telematica. Lo si può fare, ad esempio, accedendo con il proprio Pin dispositivo ai servizi online del sito Inps, oppure usufruire dei servizi offerti dai patronati o attivare la procedura con il numero verde 803.164 o il numero 06 164.164.

     



  • La fine dell’era delle quote latte ha generato una gara al ribasso sui prezzi. Così anche i prodotti italiani si sono dovuti adattare ad una competizione sempre più orientata sui costi piuttosto che sulla qualità.

    La liberalizzazione del mercato lattiero-caseario, intrapresa un paio di mesi fa dopo anni di rigide regolamentazioni sui prezzi e sulla produzione, ha messo in seria difficoltà i produttori italiani. Il latte ed i derivati nostrani si contraddistinguono nella filiera internazionale per la loro elevata qualità, bilanciata da prezzi comparativamente più alti. Sono tantissimi gli esempi di consorzi e cooperative agricole, di piccole e medie dimensioni, che puntano sulla genuinità delle materie prime e sull’innovazione nei processi produttivi per arrivare ad un prodotto di qualità migliore rispetto ai competitors internazionali.

    Quote latte
    Gli effetti della fine delle quote latte sui prezzi dei nostri prodotti

    La fine delle quote latte e la conseguente volatilità dei prezzi rischia di far venir meno questo vantaggio competitivo, portando il mercato mondiale verso una gara al ribasso estremamente pericolosa. Possiamo riportare alcune esemplificazioni di come le importazioni provenienti dall’estero verso l’Italia abbiano avuto un forte impatto anche sui prezzi dei nostri prodotti.
    Il cosiddetto “latte spot” ha sceso sotto la soglia dei 30 centesimi al litro, quando solitamente può essere venduto anche a 42 centesimi. La motivazione di questo crollo va ricercata nell’invasione di prodotti provenienti dall’Est, specie dalla Slovenia, dove il “latte spot” per l’appunto viene commercializzato a 28 centesimi al litro.
    La competizione al ribasso interessa anche altri prodotti derivati: è il caso delle mozzarelle ed in generale dei formaggi. Secondo la Camera di Commercio di Udine, ad esempio, il prezzo del formaggio Montasio (prodotto Dop) è crollato in maniera verticale. È passato, infatti, dai 6 euro e 50 al chilo per la forma di stagionatura a 60 giorni (rilevazione del mese di marzo) all’essere venduto addirittura a 5 euro.
    Si tratta di un ribasso spropositato per un prodotto di altissima qualità che deve reggere, però, la competizione con i formaggi provenienti da altre realtà, che evidentemente non puntano sulla qualità e riescono a commercializzare i loro prodotti nei discount a prezzi molto più convenienti per il consumatore.
    C’è da chiedersi se sia questa la strada che si vuole seguire, a maggior ragione nell’anno di Expo, dove la qualità e la sicurezza alimentare sono dei veri e propri assi portanti di tutta la manifestazione.



  • Gli sgravi contributivi contenuti all’interno della Legge di Stabilità hanno generato un circolo virtuoso in favore della stipulazione di nuovi contratti lavorativi. A comunicarlo è l’Inps, che riporta i dati relativi al primo trimestre del 2015.
    La decontribuzione inserita nella Legge di Stabilità prevede tagli fino ad 8.060 euro in tre anni per le aziende che assumono nuovi dipendenti attraverso forme contrattuali a tempo indeterminato oppure che decidono di convertire i contratti a tempo determinato già esistenti.
    L’obiettivo è rendere centrale il nuovo contratto a tutele crescenti, disciplinato nel Jobs Act. I risultati di questa scelta di campo sono ancora piuttosto incerti. I numeri elaborati dal Ministero del Lavoro e dall’Inps sono piuttosto positivi, ma stonano con quelli riportati dall’Istat, che evidenzia invece come il tasso di disoccupazione sia ancora in crescita.

    caschetto lavoroIl comunicato dell’Inps sottolinea come nel primo trimestre del 2015 ci siano state 206.786 nuove assunzioni con contratti a tempo indeterminato e 61.184 conversioni di contratti a termine che hanno goduto della decontribuzione della Legge di Stabilità. In totale nei primi tre mesi del 2015 sono stati 470.785 i nuovi contratti a tempo indeterminato, mentre le trasformazioni di rapporti a termine in tipologie contrattuali a tempo indeterminato sono state 149.041. Si tratta di numeri importanti che diventano ancora più rilevanti se parametrati a quelli del primo trimestre del 2014.
    La variazione positiva su base annua è infatti del +24,1% per le nuove assunzioni a tempo indeterminato e del +5% per le trasformazioni.
    Il saldo tra nuove attivazioni e cessazioni è positivo: +319mila unità ed un aumento del 138,3% rispetto allo stesso periodo del 2014.
    In base a questi dati l’obiettivo del Governo sembra essere stato raggiunto. C’è infatti un’enorme crescita della forme contrattuali a tempo indeterminato ed una contemporanea diminuzione dei contratti a termine e di quelli di apprendistato. Una tendenza confermata dalle elaborazioni relative a marzo, ovvero il mese in cui entrato in vigore il nuovo contratto a tutele crescenti.
    In questo periodo di tempo, infatti, c’è stato il picco di nuove assunzioni a tempo indeterminato (115.317) che hanno usufruito degli sgravi contributivi della Legge di Stabilità. Il combinato disposto delle misure decontributive e del nuovo Jobs Act sembrano, dunque, funzionare, in attesa che anche l’Istat certifichi questi risultati.


  • agrinsieme

    Il coordinamento Agrinsieme esprime forte preoccupazione per la gestione dell’emergenza Xyella. I ritardi nell’attuazione del piano Silletti rischiano di arrecare ulteriori danni all’agricoltura pugliese. La recente sentenza del Tar del Lazio bloccherà il piano d’intervento, la cui modifica a questo punto sembra essere inevitabile in vista anche di una possibile azione in favore dei produttori e dei vivaisti pugliesi da parte dell’UE.
    «L’Unione europea – recita il comunicato di Agrinsieme – continua a chiedere azioni concrete. Occorre modificare il piano Silletti, senza però interrompere gli interventi necessari per gestire la grave epidemia».
    La situazione in Puglia è ancora piuttosto grave, con il rischio propagazione del virus molto elevato.

    agrinsiemeIl dibattito sul comparto olivicolo, però, non si ferma all’emergenza Xyella. Il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri nei giorni scorsi ha stanziato 20 milioni di euro per rilanciare un settore in difficoltà e ha aperto la strada alla realizzazione del Piano Olivicolo Nazionale, una misura attesa da anni ma mai attuata.
    La crisi produttiva che ha colpito nell’ultimo anno il comparto olivicolo ha portato il Ministero delle Politiche Agricole a delineare degli investimenti e delle strategie ben precise per un ambito fondamentale per l’agroalimentare italiano.
    Ancora non sono chiari i dettagli dell’intervento. Si parla comunque di forti investimenti mirati a far crescere la produzione, recuperando gli ulivi abbandonati, e a creare un sistema di crediti alle imprese più efficiente.
    Nell’ambito della discussione delle misure da adottare all’interno del Piano Olivicolo Nazionale, Agrinsieme ha inviato una lettera al Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina e al coordinatore degli assessori regionali all’Agricoltura Fabrizio Nardoni, nella quale vengono esplicitate le proposte del coordinamento per la crescita del comparto.
    Tra queste c’è il miglioramento dell’accesso al credito ed investimenti sulla qualità del prodotto, l’innovazione ed una migliore comunicazione al cliente riguardo le caratteristiche del prodotto.
    «Le nostre posposte riguardano anche la semplificazione normativa del comparto – dichiara Agrinsieme – e a tale riguardo apprezziamo l’ultima modifica del decreto ministeriale sulla commercializzazione degli oli di oliva che amplia, come da noi richiesto, la fascia di produzione da 500 a 700 kg per le annotazioni mensili sui registri di carico e scarico dell’olio».

     



  • C’è un settore in grave crisi all’interno dell’economia italiana ed è quello dell’industria alimentare. La recessione ha colpito in maniera rilevante soprattutto le piccole imprese che riscontrano gravi difficoltà in termini di liquidità disponibile e di conseguenza faticano a pagare i propri fornitori.
    Sono poche le realtà imprenditoriali che hanno deciso di aggregarsi tra di loro, riducendo i costi produttivi e aumentando il proprio livello di competitività sul mercato internazionale.
    La conseguenza è la riproduzione di aziende che accumulano debiti e sono costrette a chiudere i battenti.

    28102014Un’analisi dello “Studio Pagamenti”, riportata da Corriere Economia, evidenzia le abitudini di pagamento delle imprese del settore alimentare italiano. Ne viene fuori un quadro piuttosto preoccupante.
    In base ai dati elaborati da Cribis D&B, solamente il 28% delle imprese del settore alimentare paga i propri fornitori in maniera puntale, mentre il 56,3% espleta i propri doveri creditori entro un mese di ritardo. Addirittura il 15,4% paga con gravi ritardi.
    I numeri appena riportati evidenziano la grave difficoltà del settore rapportato allo stato di salute, già piuttosto precario, dell’industria italiana. Il 36,3% delle imprese italiane, infatti, paga nei tempi prestabiliti  (dunque +8% rispetto all’industria alimentare) ed il 48% lo fa entro un mese di ritardo (-8,3% nel confronto con l’alimentare) .

    Se rapportiamo questi dati a quelli di cinque anni fa, riscontriamo addirittura un aumento del 208% dei ritardi gravi nei pagamenti. Le imprese, dunque, scelgono di ritardare il più possibile l’estinzione dei debiti con i fornitori per scongiurare il rischio di fallimento.
    Per evitare questa situazione, che nel lungo periodo porterà numerose aziende a terminare la propria attività commerciale, è necessaria un’attenta programmazione che ponderi in maniera dettagliata la scelta del cliente e la strategia per il recupero dei crediti. Solo in questo modo si potrà resistere a questa fase di recessione e sfruttare le opportunità che il mercato, soprattutto quello estero, offre ai competitors italiani.
    L’Expo, da questo punto di vista, dovrà essere la carta in più da giocarsi, per far crescere la propria credibilità all’estero e rilanciare la vocazione internazionale dell’alimentare nostrano.



  • Le elaborazioni fornite dalla Commissione europea hanno dato qualche speranza all’Italia e all’intera Eurozona. Il commissario Moscovici ha parlato addirittura di “un’economia europea che sta vivendo la migliore primavera degli ultimi anni”.
    Le previsioni di di Bruxelles hanno dato il Pil dell’Eurozona in crescita del +1,5% nel 2015 e del +1,9% nel 2016, con un tasso di disoccupazione in lieve calo.
    I dati di Eurostat relativi al mese di Marzo, però, rivelano un’Europa ancora in difficoltà soprattutto dal punto di vista monetario e del commercio al dettaglio. Se è vero che il mini-euro ha favorito l’aumento delle esportazioni soprattutto per quei paesi come l’Italia che hanno un grande appeal verso i mercati oltreoceano, mantenere un livello di inflazione così basso nel lungo periodo può essere controproducente.
    Andrebbe, infatti, contro i parametri fissati dalle istituzioni continentali che spingono per un indice dei prezzi al consumo attorno al +2,0%. Del resto il Quantitative easing, ovvero la misura espansiva della Bce che ordinato l’acquisto dei titoli di stato degli stati membri da parte delle banche centrali, agisce in tal senso.
    L’obiettivo è aumentare la liquidità disponibile sul mercato e portare l’inflazione sui livelli auspicati.

    28102014Secondo i dati di Eurostat, l’inflazione nel mese di Marzo rimane negativa seppur in lieve miglioramento rispetto a Febbraio: -0,1% contro il -0,3% del mese scorso. L’indice dei prezzi al consumo non varia, invece, su base mensile per l’Italia, attestandosi sempre sul valore negativo del -0,1%. Stesso livello anche per la Francia, mentre in Germania cresce e diventa del +0,3%.
    Gli effetti del Quantitative easing, dunque, faticano ancora a farsi vedere; siam ben lontani, infatti, dal +2,0% auspicato dalle istituzioni europee.
    Anche il commercio al dettaglio mostra dei segnali di flessione: rispetto al mese precedente l’Eurozona perde lo 0,8% e l’Unione Europea lo 0,6%. Una tale variazione negativa di tipo congiunturale è dovuta principalmente alla caduta del 2,7% del carburante, dello 0,8% del settore non alimentare e di 0,6% di quello alimentare.
    I segnali di ripresa all’interno dell’Eurozona rimangono comunque evidenti, ma vanno interpretati. Per adesso non si può parlare di uscita definitiva dalla crisi, ma piuttosto di fattori di breve periodo (crollo prezzo del petrolio, mini-euro, QE) che spingono le economie nazionali a guardare il futuro in maniera positiva, consapevoli, però, dei limiti strutturali ancora presenti nel mercato internazionale.