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  • Il rapporto della Fondazione David Hume de Il Sole 24 Ore certifica la grave situazione economica del nostro paese. Più volte in questa sede abbiamo posto l’accento sul problema della povertà e della diseguaglianza crescente. La questione dell’equa redistribuzione delle risorse affligge non solo l’Italia, ma tutti i paesi industrializzati.
    La crisi economica non ha fatto altro che acuire il divario tra chi possiede maggiori risorse e chi, invece, fa fatica a vivere un’esistenza dignitosa. Per questo motivo abbiamo richiamato in più occasioni l’esigenza di politiche economiche a sostegno di chi versa in condizioni di difficoltà.
    Si tratta non solo di un dovere morale, ma di un’esigenza di natura politica ed economica. Il contrasto alla deriva populista e alla depressione dei consumi parte proprio da qui.

    downloadL’analisi della Fondazione Hume ci offre un quadro più chiaro della situazione e ci aiuta a capire soprattutto quanto sia grande il divario tra il Mezzogiorno ed il Centro Nord in termini di reddito pro-capite e di ricchezza posseduta.
    Come riporta Il Sole 24 Ore il rapporto tra il Pil pro capite del Sud e quello del Nord è aumentato e diminuito a seconda delle varie fasi storiche. La crisi degli ultimi ha contribuito ad una sua flessione notevole portandolo ad arrivare al 56% nel 2011 (nel 1972 era al 63,5%). Si tratta di una differenza in termini di ricchezza prodotta davvero rilevante per un paese come l’Italia che è a tutti gli effetti una delle maggiori potenze industriali europee.
    L’analisi più interessante, effettuata dalla Fondazione David Hume, riguarda con ogni probabilità non tanto l’entità della diseguaglianza, ma le sue ragioni intrinseche.
    Se analizziamo infatti l’andamento dell’indice di Gini (l’indicatore più affidabile per studiare le diseguaglianze economiche), l’Italia si attesta sullo 0,33, perfettamente in linea con la media Ocse (0,35).
    La situazione diventa, però, più preoccupante se entriamo nel merito. Come evidenzia Sergio De Nardis, infatti, capoeconomista di Nomisma, l’aumento della diseguaglianze in Italia non è dovuto tanto ad una costante ricerca dell’eccellenza che avrebbe portato così ad una crescita generale degli stipendi più alti.
    Al contrario il nostro paese presenta un preoccupante appiattimento verso il basso, specie nelle regioni meridionali, dove il tasso di disoccupazione è maggiore e le differenze reddituali con il Centro Nord sono sempre più marcate.
    La crisi, dunque, nel nostro paese non ha portato tanto ad un arricchimento di chi già possedeva ingenti risorse, come invece è avvenuto in altri paesi, quanto ad un impoverimento generale.
    Sempre secondo lo studio della Fondazione David Hume, questo fenomeno è stato accentuato dalle politiche di bilancio imposte dall’Unione Europea che hanno portato ad una riduzione della spesa pubblica e con essa alla carenza di servizi per i cittadini con redditi inferiori alla media.



  • Non più tardi di un paio di mesi fa scoppiava un’annosa querelle dovuta alle dichiarazioni del Commissario europeo per la Politica Regionale, Corina Creu. Secondo numerosi organi di stampa italiani, la Cretu avrebbe paventato la possibilità di ritirare i fondi europei per le regioni poco virtuose.
    Sul banco degli imputati c’erano in particolare quelle del Sud Italia, colpevoli in questi anni di avere effettuato un cattivo utilizzo delle risorse provenienti da Bruxelles, come del resto testimoniato dai numerosi scandali che hanno visto coinvolti numerosi amministratori locali.
    La polemica di lì a breve sarebbe rientrata, con la stessa Cretu che ha smentito le notizie riportate dai giornali e ha parlato di tagli limitati ai co-finanziamenti regionali.

    Corina Creţu, Member of the EC in charge of Regional Policy visits the National museum di Reggio Calabria, on April 23, 2015.
    Corina Creţu, Member of the EC in charge of Regional Policy visits the National museum di Reggio Calabria, on April 23, 2015.

    In questi giorni la “pace” tra il commissario Cretu e le regioni del Sud Italia è stata sancita in via definitiva con una sua visita in Calabria. È stata un’opportunità per incontrare i vertici nazionali e regionali e ribadire il sostegno dell’Unione Europea verso i territori più arretrati.
    C’è stato un impegno preciso da parte del commissario per implementare il piano d’azione 2007-2013 ed il programma Networks and Mobility. Si tratta di progetti che beneficiano di finanziamenti europei per favorire lo sviluppo economico ed infrastrutturale di regioni quali Calabria, Sicilia e Campania.
    «Voglio congratularmi con le autorità italiane» ha dichiarato la Cretu sul blog della Commissione europea «per gli sforzi che hanno messo in campo in questo frangente, che io considero di importanza strategica per evitare la perdita di risorse fondamentali per queste regioni in un periodo di difficoltà economiche e finanziarie».
    Il Commissario ha ribadito la necessità di utilizzare in maniera virtuosa le risorse europee per innalzare la qualità della vita dei cittadini delle zone più in difficoltà. Per questo motivo ha parlato addirittura di un vero e proprio «obbligo morale e di un dovere evitare qualsiasi perdita potenziale; lo dobbiamo ai cittadini dell’Unione Europea».
    La collaborazione tra Europa e Mezzogiorno, dunque, ne esce rafforzata, nella speranza che i miglioramenti intravisti nell’ultimo anno nell’utilizzo dei fondi europei possa essere confermato di qui ai prossimi mesi, con annessi effetti benefici per le comunità locali.



  • L’Istat ha rilasciato i dati sul commercio del nostro paese con i paesi extra Ue. Come abbiamo più volte rimarcato in questa sede, l’export dei prodotti italiani, soprattutto sul mercato americano, ha rappresentato uno straordinario volano per la nostra economia, specie in un contesto di grave recessione.
    Fattori esterni come la ripresa dei consumi negli Stati Uniti e la svalutazione dell’Euro hanno avvantaggiato le nostre industrie, compensando la persistente crisi della domanda interna.
    Per quanto riguarda il mese di Marzo, il bilancio è positivo sia per le importazioni che per le esportazioni.
    Rispetto al mese precedente c’è un incremento delle importazioni del 4,8%, mentre le esportazioni verso i paesi extra Ue fanno registrare una variazione positiva del +2,2%.

    istatC’è una parziale ripresa su base congiunturale del mercato dei beni energetici, visto che le importazioni di energia fanno registrare un saldo positivo del +7,7% e le esportazioni addirittura un +19,1%, risultando il raggruppamento di beni con il maggiore incremento rispetto al mese precedente, segno evidente che la crisi energetica sta lentamente sfumando.
    Se allarghiamo l’orizzonte temporale e analizziamo, quindi, il volume commerciale degli ultimi tre mesi, notiamo un incremento congiunturale maggiore per l’export (+2,9%), mentre le importazioni si assestano al +0,3%.
    Per quanto riguarda, invece, il confronto con il mese di Marzo 2014, c’è un incremento delle esportazioni notevolissimo, attestato al +13,2%, dovuto principalmente alla presenza di un giorno lavorativo in più a marzo 2015 e all’imponente crescita del mercato dei mezzi di navigazione marittima.
    Questi dati esemplificano alla perfezione l’entità della crescita che ha avuto l’export nostrano negli ultimi mesi e con l’inizio di Expo questi numeri potrebbero crescere ulteriormente, considerato il tipo di veicolo pubblicitario che rappresenterà l’esposizione universale per i prodotti italiani.
    Passando alle importazioni, anch’esse a marzo 2015 fanno registrare un aumento tendenziale del 9,0%.
    Particolarmente interessanti risultano i dati sui principali partner commerciali italiani, sia in entrata che in uscita. In base alle elaborazioni dell’Istat, abbiamo l’ennesima conferma di come il mercato statunitense sia in forte espansione. Su base tendenziale, infatti, c’è un incremento delle esportazioni verso gli Stati Uniti stimato attorno al +44,1%, merito soprattutto della variazione positiva delle vendite di mezzi di navigazione marittima.
    Più contenuta, invece, la crescita dell’export verso paesi OPEC (+18,3%). Svizzera (+9,1%), paesi EDA (+8,6%) e Turchia (+7,3%).
    Sul versante delle importazioni, invece, troviamo un aumento degli acquisti dalla Cina (+51,9%), dalla Svizzera (+20,9%), dalla Turchia (+19,5%), dall’India (+18,6%) ed una contemporanea diminuzione dell’import dai paesi vittima della crisi energetica, ovvero dalla Russia  (-6,9%) e dai paesi OPEC (-2,7%).



  • Il processo di tracciabilità delle operazioni finanziarie e di lotta all’evasione e al riciclaggio prosegue in maniera spedita.
    L’intento del Governo è limitare il pagamento in contante, adeguandosi agli standard europei. Da questo punto di vista, infatti, il nostro paese risulta essere ancora indietro, visto che l’utilizzo di bonifici e carte di credito, seppur in crescita, è ancora piuttosto limitato.
    Tutto questo si inserisce all’interno di una cultura digitale del nostro paese non ancora all’avanguardia. Il cambiamento culturale sarà lento e difficoltoso, ma in questi mesi sono stati mossi i primi passi.

    27102014Tra le scelte più rilevanti prese dall’esecutivo, c’è la decisione di porre un limite alle operazioni in contante. Questa soglia è stata fissata a 999,99 euro. I pagamenti al di sopra di questa cifra andranno effettuati attraverso bonifici, assegni non trasferibili oppure via bancomat o carta di credito.
    Vi è, dunque, una tracciabilità maggiore delle operazioni più cospicue. Chi non rispetta queste soglie sarà punito con delle multe salate, che vanno dall’1 al 40% delle somme trasferite.
    Ci sono comunque delle eccezioni che riguardano innanzitutto la provenienza del cittadino che eroga la relativa somma ed il settore di riferimento dell’attività commerciale.
    La normativa è valida, innanzitutto, per tutti i residenti in Italia, a prescindere dalla nazionalità. Stesso discorso per i cittadini di paesi dell’Unione Europea e dello Spazio economico europeo.
    I turisti, invece, residenti in altri Stati avranno dei limiti diversi. Per tutte le operazioni che riguardano, infatti, settori particolari come il commercio al dettaglio e le agenzie di viaggio, si potrà pagare in contante entro la soglia dei 15 mila euro.
    Il cittadino in questione dovrà però fornire la fotocopia del proprio passaporto e firmare un’autocertificazione nella quale attesta di non essere un cittadino dell’Ue o dello Spazio economico europeo.
    Il commerciante o l’agenzia di viaggio dovranno, inoltre, dichiarare in anticipo all’Agenzia delle Entrate il conto corrente sul quale andranno a versare la somma ricevuta, operazione che andrà effettuata il primo giorno feriale utile.


  • europa bce

    Un’apertura importante dopo giorni di silenzio quasi assordante. La Commissione Europea sembra sia disposta a fornire aiuti economici ai produttori e ai vivaisti colpiti dal virus Xyella.
    A riportarlo è Daniel Rosario, portavoce del commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan. La Commissione ha recepito la lettera inviata nei giorni scorsi dal Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, nella quale si chiedeva a Bruxelles un intervento in sostegno degli agricoltori pugliesi che nell’ultimo mese hanno subito gravissimi danni economici a causa del batterio Xyella.
    Già decine di ulivi sono stati sradicati ed altri potrebbero esserlo nelle prossime settimane. Il rischio contagio rimane elevato e proprio per questo motivo il ministro dell’Agricoltura francese ha imposto la chiusura delle barriere per i prodotti provenienti dalle zone colpite dal batterio.
    Ovviamente una situazione di questo tipo non può essere gestita solamente dall’Italia e dalla Regione Puglia. L’Europa deve intervenire così come ha fatto in altre occasioni simili. La PAC ha il compito di tutelare le regioni aderenti al programma, perché i danni accorsi agli agricoltori pugliesi si ripercuotono solo su di loro, ma sull’intera agricoltura nazionale e continentale.
    L’agroalimentare pugliese è tra i leader del settore ed in quanto tale va assolutamente salvaguardato.
    La questione Xyella verrà affrontata in maniera dettagliata all’inizio della prossima settimana, quando si riunirà il Comitato Fitosanitario che sarà chiamato a prendere decisioni importanti.

    eurogruppoIl Ministro Martina ha accolto con soddisfazione le dichiarazioni provenienti da Bruxelles: «Sono positive le aperture della Commissione Europea alle nostre richieste di trovare strumenti utili per tutelare produttori e vivaisti colpiti dalla Xylella in Puglia. Ora bisogna individuare tempestivamente le risorse e consentire la salvaguardia del reddito degli agricoltori».
    Anche il governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha apprezzato «il recepimento di alcune istanze italiane», ma in una lettera inviata al commissario europeo per la Salute Vytenis Andriukaitis, al Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e all’ambasciatore italiano nell’Ue Stefano Sannino, ha espresso alcune perplessità in merito alla gestione della situazione.
    Sul banco degli imputati c’è in particolare la scelta di estirpare tutte le piante che si trovano nel raggio di 100 metri da una pianta infetta ed il divieto di piantare le specie varietali che sono state colpite in questi mesi dal virus Xylella.
    L’eradicazione deve essere effettuata in maniera maggiormente selettiva per tutelare un patrimonio agricolo di livello nazionale ed internazionale.


  • latte granarolo

    Uno fenomeno sempre più diffuso nel campo dell’alimentare è la commercializzazione di cibi “falsi”, ovvero di prodotti cui vengano attribuite determinate caratteristiche, soprattutto di provenienza, che in realtà non possiedono.
    Il riferimento è soprattutto al Parmigiano reggiano, il formaggio pecorino, lo spumante: vengono venduti come prodotti italiani, quando in realtà non sono stati neanche lavorati nel nostro paese.
    Il fenomeno in questione viene chiamato “Italian Sounding” perché di italiano, questi cibi, hanno appunto solo l’assonanza con i più famosi cibi nostrani; eppure riescono ad avere un mercato importante provocando non pochi danni al nostro Made in Italy.
    I numeri riportati dall’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e della repressione frodi del Ministero delle Politiche Agricole sono a dir poco inquietanti. Nel solo 2014 ci sono stati oltre 36mila controlli e circa 54.500 prodotti controllati, in tutto sono stati rilevate 359 notizie di reato, 4.276 contestazioni amministrative e 581 sequestri, per un valore complessivo di 42,8 milioni di euro.

     

    latte_fresco_Ci rendiamo perfettamente conto dell’imponenza del fenomeno. E non è un caso che proprio in occasione di Expo, gli organizzatori abbiano deciso di dedicare una serie di incontri sulla tematica, con l’obiettivo di mettere in guardia i consumatori e di sponsorizzare in tutto il mondo il vero Made in Italy.
    C’è un impegno crescente, dunque, da parte dell’industria alimentare italiana, a garantire elevati standard di qualità e di sicurezza alimentare. A dichiararlo è Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, secondo il quale il settore ha investito nel 2014 il 2% del proprio fatturato, corrispondente a circa 2,6 miliardi di euro, in misure per la sicurezza alimentare.
    Agisce in tal senso anche l’accordo stipulato con eBay per bloccare le vendite online di cibo. In questo modo è possibile controllare una grossa fetta del mercato dei “cibi falsi”, che proprio dall’e-commerce trae i maggiori proventi.
    Grazie a questa intesa è stato subito possibile ricavare decine di segnalazioni di prodotti contraffatti, come il parmigiano sul mercato statunitense o il prosecco in quello tedesco ed quello italiano.
    I principi della sicurezza alimentare e della qualità dei prodotti dovranno essere tutelati negli anni a venire, Expo 2015 e la Carta di Milano possono essere un importante veicolo promozionale in tal senso.



  • Rischiano di saltare i meccanismi di inversione contabile, inseriti dal Governoo per recuperare risorse dal pagamento dell’Iva.
    Il riferimento è al reverge charge per la grande distribuzione e allo split playment nei rapporti di fornitura tra privati e pubbliche amministrazioni.
    La Commissione Europea potrebbe ritenerli in contrasto con le normative comunitarie, specie quella sui ritardi nei pagamenti da parte della P.A. Più volte l’Italia è stato oggetto di ammonizioni in sede europea per la mancata estinzione dei debiti con le imprese private.
    La previsione di simili meccanismi di inversione contabile potrebbe provocare loro gravi crisi di liquidità, portando numerose Pmi a chiudere i battenti.

    L’attenzione della Commissione è rivolta principalmente allo split payment, ovvero quello strumento contabile che consente alle amministrazioni di versare l’Iva direttamente all’erario e non più ai fornitori. Questi ultimi dovranno, invece, limitarsi a chiedere un credito d’imposta allo Stato.
    Ma quali sono i tempi di estinzione del debito? Conoscendo l’impianto farraginoso della burocrazia italiana, è facile immaginare che le imprese dovranno aspettare molti mesi prima che avvenga il pagamento dovuto.
    Per questo motivo l’Associazione nazionale costruttori, insieme alla Cna, Confartigianato e alle cooperative del settore edilizio, ha presentato ricorso alla Commissione europea.

    DENAROSecondo le associazioni di categoria, ci sarebbe innanzitutto un problema di natura formale, in quanto lo split payment è entrato in vigore il primo gennaio senza il consenso delle istituzioni europee.
    Ci sono, inoltre, questioni di natura sostanziale, come quelle già accennate in precedenza relative al mancato rispetto delle direttive continentali sui ritardi di pagamento o le norme che prevedono che l’Amministrazione debba liquidare il compenso dovuto ai fornitori entro 60 giorni, comprensivo delle tasse.
    La Commissione potrebbe, dunque, bocciare i meccanismi di inversione contabile previsti dal Governo o costringere quest’ultimo ad apportare sostanziali modifiche. Un eventuale stop al reverse charge e allo split payment comporterebbe un mancato gettito per le casse dello Stato stimato attorno agli 1,7 miliardi di euro.
    Si tratterebbe di una vera e propria batosta per l’erario, che annullerebbe di fatto il cosiddetto bonus Def (1,5 miliardi di euro) e costringerebbe lo Stato a ricavare tali risorse attraverso altre fonti di finanziamento.



  • Il Centro Studi di Confindustria ha fornito i dati relativi al Pil dell’Italia nel primo trimestre del 2015. In base alle elaborazioni di viale dell’Astronomia, il Prodotto Interno Lordo è cresciuto dello 0,2% rispetto al precedente trimestre.
    Una variazione positiva che dovrebbe diventare sempre più sostenuta nel corso dell’anno. A partire dalla primavera, in particolare, il Pil subirà una profonda accelerata. Merito soprattutto di alcuni fattori esterni, come il Quantitative easing, il cosiddetto mini-euro ed in generale una situazione monetaria favorevole alle esportazioni dal nostro paese verso i mercati americani ed asiatici.
    Secondo le elaborazioni di Confindustria, il Pil crescerà nello specifico dello 0,5% nel 2015 e dell’1,1% nel 2016.

    ctuUna situazione, dunque, che sembra proiettare lentamente il nostro paese al di fuori della crisi. Il mutato scenario internazionale ha causato addirittura una revisione al rialzo delle previsioni sull’andamento del Pil effettuati da diversi organismi come l’Istat, Ocse e lo stesso Centro Studi di Confindustria.
    La spirale recessiva innescata dalla crisi non spaventa più i vari istituti di ricerca: «La stessa crisi» riporta una nota del Csc «ha azionato freni straordinari: alta disoccupazione, credit crunch, ampia capacità inutilizzata, settore immobiliare fragile, margini di profitto ai minimi e risparmio da ricostituire intralciano la ripartenza della domanda interna e delle attività produttive. Per ciascuno di essi, tuttavia, arrivano rassicuranti segnali di allentamento della morsa». 

    Confindustria effettua anche una breve riflessione sul Documento di Economia e Finanza, approvato in questi giorni in Parlamento. Secondo viale dell’Astronomia, l’esecutivo italiano dovrebbe sfruttare i margini di flessibilità concessi dalla Commissione, utilizzando i fondi europei per effettuare corposi investimenti pubblici.
    Per far ripartire la nostra economia, sarà necessario, dunque, un moderato aumento della spesa pubblica, tenendo sempre conto dei vincoli di bilancio imposti da Bruxelles.
    Viene esortato, a conti fatti, il nostro esecutivo ad attuare una politica di investimenti più coraggiosa e di proseguire spedita sulla via delle riforme.



  • I dati di Eurostat sulla disoccupazione regionale negli Stati dell’Unione Europea ci permettono di effettuare un’interessante comparazione sulla situazione del mercato del lavoro nei vari contesti continentali.
    Possiamo così scorgere le enormi differenze tra regioni floride come quelle della Baviera e della Turingia in Germania ed altre con tassi di disoccupazione preoccupanti, come quelli presenti in Andalucia e Calabria.
    Secondo quanto riportato dall’Ufficio di Statistica dell’Unione Europea, il tasso di disoccupazione medio dei paesi Ue per l’anno 2014 è del 10,1%, in diminuzione dello 0,7% rispetto all’anno precedente.
    In totale ci sono 54 regioni che presentano un livello di disoccupazione inferiore al 5%, di queste ben ventitré sono situate in Germania, 16 in Gran Bretagna e solo una in Italia (la provincia autonoma di Bolzano).
    Il nostro paese spicca, al contrario, per l’elevato tasso di disoccupazione. Sono 29 le regioni con almeno il 20,2% di disoccupazione: 13 sono spagnole, 12 greche e 4 italiane.

    caschetto lavoroL’Europa del Mediterranneo si conferma, dunque, ancora una volta come la parte povera dell’Unione Europea. Stupisce in particolar modo lo scarso rendimento del mercato del lavoro spagnolo, se pensiamo che le regioni con il più alto tasso di disoccupazione sono proprio l’Andalucia (34,8%), le Canarie (32,4%),  Ceuta (31.9%), Extremadura (29.8%) and Castilla-la Mancha (29.0%).
    La Regione italiana peggio piazzata è la Calabria (23,4%), seguita dalla Sicilia (22,2%) e dalla Campania (21,7%). In generale nell’anno 2014, l’Italia ha fatto registrare un ulteriore aumento dello 0,6% del proprio tasso di disoccupazione che si attesta adesso al 12,7%, con dei picchi negativi al Sud (20,4%).
    I dati del nostro paese sono distanti anni luce da quelli tedeschi. In Germania il mercato del lavoro e le politiche attive funzionano in maniera estremamente efficiente.
    Lo dimostrano le elaborazioni sul tasso di disoccupazione teutonico, attestatosi attorno al 5,0% per l’anno 2014, ben sotto la media europea.

    Eurostat fornisce ulteriori dati interessanti che riguardano la disoccupazione giovanile e quella di lunga durata, ovvero la percentuale di cittadini che non lavora da più di 12 mesi. In entrambi casi i dati maggiormente negativi interessano ancora una volta le regioni dell’Europa Meridionale.
    Per quanto riguarda la disoccupazione tra i giovani di età compresa tra i 15 ed i 24 anni, la media europea per il 2014 è del 21,9%. Le percentuali migliori le troviamo nelle regioni tedesche dell’Oberbayern (3.7%), Stuttgart (4.7%), Karlsruhe (4.8%) e Freiburg (5.0%), mentre quelle più alte nell’Ipeiros (69.8%) in Grecia e Ceuta (67.5%) in Spagna.
    Come riporta Eurostat, in metà delle regioni europee la disoccupazione giovanile risulta essere addirittura il doppio di quella generale.
    Numeri davvero impressionanti che raccontano alla perfezione la grave crisi che sta attraversando il mercato del lavoro europeo, fatta eccezione per poche realtà virtuose.
    In Italia la disoccupazione giovanile nel 2014 si attesta al 21,9%, con regioni come la Calabria al 59,7% (la settima percentuale più alta di tutta Europa).
    La disoccupazione di lunga durata presenta, invece, un tasso europeo medio del 49,3%: i livelli più bassi interessano alcune zone della Svezia e della Romania, mentre quelli più alti toccano da vicino ancora una volta Grecia e Spagna, con l’aggiunta della Slovacchia.



  • Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti apre alla proposta effettuata nei giorni scorsi dal presidente dell’Inps Tito Boeri: un reddito minimo per i cittadini di età compresa tra i 55 ed i 65 anni.
    Questa fascia di età è divenuta particolarmente delicata dopo l’avvento della crisi. In tanti hanno perso il proprio posto di lavoro e solo uno su dieci è riuscito a trovarne un altro.
    Come è facile immaginare risulta più difficile per un soggetto over 55 reinserirsi nel mondo lavorativo. C’è, dunque, il forte rischio che venga a trovarsi senza un lavoro e senza una pensione, non avendo ancora raggiunto l’età pensionabile.
    Boeri ha colto immediatamente il problema, intravedendo in questa fascia di età nuove possibili situazioni di indigenza.

    polettiDi qui la proposta di fornire loro un reddito minimo, finanziabile attraverso il taglio delle pensioni maggiormente remunerative. La novità di questi giorni è l’apertura da parte della compagine governativa avvenuta attraverso il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti.
    «Ribadisco che il tema delle persone che sono avanti con l’età, hanno perso il lavoro e non maturano i requisiti per la pensione è uno dei problemi socialmente più rilevanti». dichiara Poletti a Repubblica «La proposta Boeri va in questa direzione quindi va considerata. E’ una delle proposte alle quali lavoriamo».
    La priorità del Ministro è rivolta verso chi ha perso il proprio posto di lavoro e non dispone degli adeguati sussidi prima di arrivare alla pensione.
    La questione degli ammortizzatori sociali sarà uno dei temi chiave all’interno del dibattito pubblico italiano di qui ai prossimi mesi. L’Italia, infatti, come molti paesi dell’Eurozona, dovrà porre rimedio alle situazioni di indigenza accentuate dalla crisi.
    Si tratta di un dovere di natura morale oltre che politico. L’aggravarsi di tali fenomeni potrebbe portare, infatti, ad un disagio sociale crescente, a quel punto difficile da arginare. Il consenso dilagante di alcune forze politiche di stampo populista a livello europeo deve allarmare i partiti di maggioranza e porre loro più di qualche interrogativo sulla gravità della questione sociale.
    Uno degli argomenti di discussione nell’esecutivo italiano è, ad esempio, la destinazione del cosiddetto bonus Def, ovvero 1,5 miliardi di euro ricavati dallo scarto tra l’andamento tendenziale del deficit (2,5%) e quello programmatico per l’anno 2015 (2,6%). Il Governo sembra orientato ad utilizzare queste risorse per implementare gli ammortizzatori sociali in favore di chi possiede una situazione reddituale difficile.
    Su questo punto i vertici istituzionali italiani ed europei si giocheranno una delle partite più importanti degli ultimi anni. Non ci sono più margini per i rinvii ed i ripensamenti.


  • europa bce

    I dati riportati da Eurostat per l’anno 2014 mostrano una tendenza costante. Nonostante le politiche di austerity promosse negli ultimi anni, il debito pubblico dell’Eurozona continua a crescere.
    Secondo le elaborazioni dell’ufficio di statistica dell’Unione Europea, il rapporto debito/Pil è ulteriormente aumentato passando dal 90,9% del 2013 al 91,9% del 2014.
    Si tratta di un nuovo record assoluto che testimonia la difficoltà di alcuni paesi, soprattutto quelli dell’area Mediterranea, a fronteggiare le regole di stabilità fissate dalle istituzioni continentali.
    Secondo quanto stabilito dai trattati dell’Ue il rapporto debito/Pil ottimale è attestabile attorno al 60%, una percentuale rispettata solamente da pochissimi Stati all’interno dell’Eurozona.

    eurogruppoIl paese con il più alto debito pubblico è ovviamente la Grecia, passata dal 175% del 2013 a 177,1% del 2014. Anche le altre realtà dell’Europa Meridionale hanno visto il proprio deficit crescere. Quella con il secondo debito più alto è l’Italia (da 128,5% a 132,1%), seguita dal Portogallo (da 129,7% a 130,2%).
    Presentano una variazione positiva anche Spagna (da 92,1% a 92,7%) e Francia (da 92,3% a 95%). Diminuisce, invece, il debito della Germania, passato dal 77,1% del 2013 al 74,7% del 2014.
    I paesi con la percentuale più bassa sono alcuni dell’Europa del Nord (Estonia 10,6%, Lussemburgo 23,6% e Lettonia 40%) e dell’area balcanica (Bulgaria 27,6% e Romania 39,8%).
    Alla luce di questi dati emergono almeno due questioni importanti. La prima è quella (ricorrente) relativa alla sostenibilità del debito di alcuni paesi come Italia e Grecia. Difficile che nel lungo periodo possano convivere all’interno dell’Eurozona realtà virtuose e altre oggetto perenne di revisione contabile.
    Una situazione di questo tipo non fa altro che aumentare i veti incrociati, paralizzando così l’azione delle istituzioni europee.
    Un’altra questione, forse sottovalutata, attiene alla crescita dell’Eurozona. Le politiche di austerity, veicolate in questi anni, oltre ad aver avuto pochi effetti sulla riduzione del debito hanno anche rallentato in qualche modo la crescita del Pil dei singoli stati.
    I dati appena riportati devono fungere da monito per l’Ue perché le misure adottate fin qui, nonostante abbiano cercato di bilanciare il contenimento della spesa pubblica e con l’aumento del Prodotto Interno Lordo, hanno funzionato solo per alcune limitate realtà nazionali.



  • La povertà è un fenomeno sempre più stringente nel nostro paese ed in quanto tale va affrontato con estremo rigore. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, nei giorni scorsi ha messo in guardia il Governo di fronte alla delicata situazione che deve fronteggiare una particolare fascia di età.
    Si tratta di quei cittadini di età compresa tra i 55 ed i 65 anni, che hanno perso il proprio lavoro e che difficilmente mai lo troveranno prima di giungere alla pensione.
    Situazioni di questo tipo sono in netta crescita nel nostro paese e rischiano di generare nuovi casi di povertà.

    27102014Per questo motivo l’Inps presenterà nel mese di giugno una proposta che mira a garantire un reddito minimo a questi soggetti: sarà una sorta di pensione anticipata che servirà a tutelarli di fronte alle emergenti situazioni di indigenza.
    Del resto, come sottolinea lo stesso Boeri, solo il 10% degli over 55 riesce a trovare un nuovo lavoro, rischiando così di ritrovarsi per molti anni senza un salario e senza una pensione.
    La questione del reddito minimo è oggetto di discussione nel nostro paesi da qualche tempo a questo parte. Alcune forze parlamentari hanno messo tale strumento al centro della loro proposta politica.
    Per adesso il Governo ha preferito dirottare le risorse verso altri strumenti, come il cosiddetto bonus Irpef, senza prendere in considerazione l’ipotesi di interventi di natura sistemica.

    A proposito di risorse, l’idea di Boeri sarebbe quella di finanziare il reddito minimo attraverso il taglio delle pensioni più remunerative. Nei giorni scorsi, infatti, aveva dichiarato «Riteniamo che ci sono delle persone che hanno delle pensioni molto alte che non sono giustificate dai contributi che hanno versato durante l’intero arco della vita lavorativa. A mio giudizio c’è un problema di equità che andrebbe affrontato».
    Un’ipotesi che non sembra trovare l’assenso del ministro del Lavoro e di tutta la squadra governativa. Poletti, difatti, ha ribadito che non sono previsti tagli per le pensioni superiori ai duemila euro e che gli interventi sulla spending review riguarderanno altri ambiti, come quello della razionalizzazione degli enti pubblici ed i costi della politica.
    L’Inps, ad ogni modo, insisterà per una revisione completa del sistema pensionistico dopo l’epocale riforma del ministro Fornero e le conseguenti polemiche mai spentesi da allora.