Categoria: News

  • europa bce

    La Commissione Europea ha stilato in data odierna le ultime previsioni sull’economia dell’Italia e dell’intera Eurozona.
    Il quadro descritto da Bruxelles può essere definitivo abbastanza positivo, con previsioni di miglioramento per quanto riguarda la maggior parte degli indicatori macroeconomici. In generale c’è abbastanza fiducia in merito alle riforme proposte dal Governo Renzi e sul loro possibile impatto sull’andamento dell’economia e del mercato del lavoro nostrano.
    Preoccupa, invece, la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato l’abolizione dell’indicizzazione di alcuni tipi di pensione, attuata dall’esecutivo Monti. Questo comporterà un rimborso corposo nei confronti di alcuni cittadini che costerà alle casse dello Stato tra i 5 ed i 10 miliardi di Euro.
    L’effetto immediato potrebbe essere uno sforamento della soglia del 3% del deficit che creerebbe non pochi problemi in sede europea. Le stime attuali di Bruxelles, invece, danno il deficit in calo (2,6% nel 2015 e 2,0% nel 2016).

    eurogruppoAnalizzando le previsioni nel dettaglio, la Commissione stima una crescita del Prodotto Interno Lordo italiano dello 0,6% nel 2015 e dell’1,4% nel 2016. Seguirà un andamento positivo pure all’interno del mercato del lavoro, anche se i miglioramenti del tasso di disoccupazione dovrebbero essere piuttosto limitati.
    Secondo i calcoli della Commissione europea, infatti, la disoccupazione dovrebbe calare dello 0,3% nei prossimi due anni, passando dal 12,7% del 2014 al 12,4% nel 2016. L’occupazione, invece, salirà dello 0,6% quest’anno e dello 0,8% l’anno prossimo
    Si tratta di percentuali ancora distanti dalle medie europee, certamente non in linea con le aspettative del Governo, il quale dopo l’approvazione del Jobs Act e la previsione di incentivi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato contenuti nella Legge di Stabilità, si attendeva un deciso calo del tasso di disoccupazione.
    Per quanto riguarda gli altri macro-aggregati, è previsto un aumento notevole delle esportazioni: +3,8% nel 2015 e +4,9% nel 2016. Merito soprattutto del rapporto favorevole nel cambio euro-dollaro, del rilancio dei consumi negli Stati Uniti e di un sempre maggiore appeal del marchio Made in Italy sui mercati esteri.
    In generale secondo la Commissione, la parziale ripresa dell’economia italiana ed europea (crescita del +1,5% nel 2015 e del +1,9% nel 2016 per l’Eurozona) è dovuta principalmente a fattori di breve periodo e non strutturali come il mini-euro, la crollo del prezzo del petrolio e la politica espansiva adottata dalla Banca Centrale Europea.
    Elementi, dunque, che invitano gli economisti a valutare con prudenza questi parziali segnali di ripresa.



  • Il mercato immobiliare ha attraversato una crisi profondissima negli ultimi anni. Il crollo degli acquisti di immobili e delle concessioni di mutui da parte delle banche ai privati cittadini è il perfetto emblema del periodo di recessione che ha colpito l’Europa e gli Stati Uniti.
    I primi segnali di ripresa, però, si intravedono proprio a partire dal settore immobiliare. A riportarlo è l’Abi che ci offre un quadro dettagliato dei dati sulle compravendite di immobili in tutto l’anno 2014 e nei primi tre mesi del 2015. Sono numeri che lasciano ben sperare per una lenta ripresa di un ambito che interessa la vita quotidiana di ogni cittadino.

    spese condominialiIl campione analizzato da Abi è composto da 78 banche che corrispondono circa all’80% del settore. In base a queste elaborazioni «emerge che nel trimestre gennaio-marzo 2015 l’ammontare delle erogazioni di nuovi mutui è stato pari a 7,897 miliardi di euro rispetto ai 5,250 miliardi dello stesso periodo del 2014. L’incremento su base annua è, quindi, del 50,4%». Come riporta Repubblica i dati del primo trimestre del 2015 sono superiori anche a quelli dei primi tre mesi dell’anno 2012 e 2013. Nel primo caso la crescita è stata del 52,5%, nel secondo l’aumento della quota complessiva dell’erogazione di nuovi mutui è stata addirittura dell’82%.
    Siamo di fronte, dunque, ad una parziale ripresa del settore, testimoniata anche dal numero di mutui o finanziamenti concessi da banche o altri istituti per l’anno 2014. Come riporta l’Istat, nell’anno 2014 c’è un aumento nella concessione dei mutui stimato attorno al +9,2% rispetto all’anno 2013.
    Nel complesso sono state stipulate 278.447 obbligazioni di questo tipo, con una crescita più rimarcata soprattutto al Sud (+13,6%) e al Centro (+12,8%). La crisi è tutt’altro che lontana ma ci sono parziali segnali di ripresa.
    A tal proposito, lo stesso premier Matteo Renzi ha annunciato in data odierna un intervento sulle sofferenze bancarie con l’obiettivo di portare il sistema dei prestiti italiano a livello delle altre nazioni europee.
    L’apparato burocratico del nostro paese rende, infatti, estremamente difficile per imprese e cittadini accedere a qualsiasi tipo di finanziamento per iniziare un’attività imprenditoriale o per acquistare un immobile. La persistenza, inoltre, di crediti inesigibili aggrava ulteriormente le difficoltà del settore.
    Un provvedimento in tal senso è atteso nei prossimi giorni: vedremo in che termini il Governo deciderà di intervenire per aiutare le banche in difficoltà, cercando di rispettare le regole europee che vietano ogni forma di aiuto di Stato agli istituti finanziari.



  • Un altro primato negativo interessa il nostro paese ed ancora una volta sono i giovani ad essere i protagonisti.
    Recentemente abbiamo riportato i dati sia dell’Istat che di Eurostat sulla disoccupazione giovanile. Numeri che collocano l’Italia agli ultimi posti a livello europeo e che rendono l’idea della difficoltà del nostro mercato del lavoro nell’inserire all’interno del circuito occupazionale giovani di età compresa tra i 15 ed  24 anni.
    Sempre Eurostat, ovvero l’ufficio di statistica dell’Unione Europea, ci ha fornito ulteriori dati interessanti sulla presenza di giovani e sulle loro attività nell’Unione a 27 Stati.
    In base alla quarta “Infodata del Lunedì” è l’Italia il paese con la minore presenza di giovani under 30, attestata attorno al 15%. Anche l’età media colloca il nostro paese tra i più vecchi dell’Unione Europea: i 44,4 anni di media rappresentano la seconda quota più alta, dietro solo alla Germania (45,3); la media degli stati comunitari è invece di 41,9.
    Numeri, dunque, che mettono in evidenza il carattere poco dinamico della nostra società.

    FormazioneMa quali sono le abitudini e le condizioni di vita dei nostri giovani paragonate a quelle dei coetanei europei? Uno dei fenomeni più diffusi nel nostro paese è quello dei cosiddetti “bamboccioni”, ovvero di giovani under 30 che vivono ancora con i propri genitori.
    In Europa questa usanza è poco diffusa visto che il 22,9% risulta sposato o convivente e quindi fuori dal nucleo familiare originario. In Italia questa tendenza è ribaltata: solamente l’11,3% dei giovani di età compresa tra i 20 ed i 29 anni è sposato o convive, dunque quasi la metà rispetto alla media europea.
    Questi numeri sono evidentemente collegati alla difficoltà nel trovare un lavoro. Il nostro sistema di politiche attive per il lavoro è estremamente farraginoso, per cui sono moltissimi, ad esempio, i cosiddetti Neet (Not engaged in Education, Employment or Training), ovvero i giovani che non studiano, non lavorano e non sono coinvolti neppure in un corso di formazione.

    Secondo i dati dell’Istat, nel 2013 erano due milioni e mezzo i Neet italiani, corrispondenti a circa il 26% degli under 30. Peggio dell’Italia ha fatto solo la Grecia (28,9%).
    È evidente, dunque, si tratti di una situazione di grande instabilità ed incertezza, che spinge il più delle volte i giovani a rifugiarsi nella sicurezza economica ed affettiva del proprio nucleo familiare originario.
    Il nostro paese fa registrare, inoltre, dati negativi in materia di accesso ad Internet e di presenza dei giovani sui social network. In merito a quest’ultimo indicatore, la presenza degli under 30 italiani sui social è solamente del 73%, ben lontano, ad esempio, dal 92% fatto registrare dalla Finlandia.
    Come abbiamo più volte sottolineato in questa sede, l’Italia deve ancora compiere dei passi importanti in materia di cultura digitale e nello specifico in quanto a diffusione della connessione a banda larga su scala nazionale. Una volta compiuto questo passo sarà possibile rendere i nostri giovani realmente competitivi coi i propri coetanei in tema di economia digitale.



  • Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge recante disposizioni urgenti «per il rilancio dei settori agricoli in crisi, di sostegno delle imprese agricole colpite da eventi di carattere eccezionale e di razionalizzazione delle strutture ministeriali».
    Il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ha deciso di intervenire venendo in soccorso ai produttori appartenenti a due settori in particolare: quello lattiero-caseario e quello olivicolo.
    Il primo deve fronteggiare la fine delle quote latte, una misura di politica agricola europea che per anni ha contraddistinto il settore, ponendo limiti produttivi molto rigidi.
    I produttori italiani devono ora confrontarsi con un mercato che offre prezzi comparativamente più bassi e con dei retaggi delle quote latte che porteranno il nostro paese a dover pagare multe salate per il mancato rispetto dei limiti posti dal precedente regime.
    Un intervento normativo, dunque, era quanto mai necessario per affrontar al meglio questa fase di transizione.
    Il contenuto del decreto legge per quanto riguarda il settore lattiero-caseario si può riassumere in tre aspetti essenziali:

    • possibilità per i produttori di rateizzare in tre anni le multe ricevute nell’ultima campagna.
    • istituzione di un unico organo interprofessionale (sul modello francese) che prenda decisioni in materia di produzione, commercializzazione, contratti, promozioni e tutela dell’ambiente. Viene prevista anche l’istituzione di contratti di vendita scritti e della durata minima di 12 mesi.
    • rafforzamento della lotta contro le pratiche sleali anti-concorrenza. Ci sarà un monitoraggio costante dei prezzi, con un inasprimento delle sanzioni ed un coinvolgimento diretto dell’Autorità anti-trust.

    martinaIl Decreto legge ha stabilito anche alcune misure eccezionali per un altro settore in grave difficoltà negli ultimi mesi, ovvero quello olivicolo. Il Governo lancia il Piano Olivicolo Nazionale con uno stanziamento di 20 milioni di euro, coordinato con le Regioni che potranno usufruire dei fondi europei del Psr.
    L’obiettivo è aumentare la produzione del 25% nei prossimi cinque anni, arrivando a quota 650mila tonnellate di olio d’oliva prodotto in Italia.
    Ma il caso di questi giorni, relativo al settore olivicolo, è quello rappresentato dal virus Xyella che ha colpito centinaia di ulivi nella regione Puglia. Per far fronte questa emerge il Governo ha deciso di attingere al Fondo di solidarietà nazionale.
    Solitamente si opta per questa soluzione solo in caso di calamità naturali provocate da agenti atmosferici, è la prima volta invece che vengono utilizzate risorse del Fondo di solidarietà per emergente fito-sanitarie generate da infezioni degli organismi nocivi.
    In generale sono stanziati 11 milioni di euro per compensare i danni economici subiti dai produttori e dai vivaisti pugliesi in seguito alla propagazione del virus e alla conseguente eradicazione degli ulivi.



  • Il mercato del lavoro italiano fatica ad avere quello scossone positivo auspicato e reclamizzato. I dati comunicati dall’Istat sul tasso di disoccupazione nel mese di Marzo sono un duro colpo da digerire per il Governo e per l’Italia intera.
    L’aumento dei contratti a tempo indeterminato, riportato nei giorni scorsi dal Ministero del Lavoro, non trova riscontro nelle elaborazioni dell’Istituto di Statistica. Secondo l’Istat, infatti, il tasso di disoccupazione è arrivato nell’ultimo mese al 13,0%, crescendo di 0,2 punti percentuali su base mensile e dello 0,5% su base annua.
    Ma analizziamo nel dettaglio questi dati che potranno avere certamente delle ripercussioni sul livello di fiducia degli italiani verso l’economia.

    istatNei mesi di dicembre e gennaio, la disoccupazione aveva fatto registrare un leggero calo. Tale variazione negativa aveva fatto ben sperare le istituzioni governative, soprattutto in vista dell’approvazione del Jobs Act e dell’entrata in vigore degli sgravi fiscali sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato inserite all’interno della Legge di Stabilità.
    A partire dal 7 Marzo è possibile, infatti, assumere attraverso il nuovo contratto a tutele crescenti. Nelle intenzioni dell’esecutivo questa nuova forma contrattuale dovrebbe portare ad una lenta e progressiva riduzione del tasso di disoccupazione.
    I dati dei mesi di febbraio e marzo contraddicono, per adesso, questa convinzione. Negli ultimi sessanta giorni c’è stato, infatti, un ulteriore aumento del tasso di disoccupazione: siamo passati dal 12,6% di gennaio al 13% di marzo.
    Numeri abbastanza preoccupanti che raccontano di un mercato del lavoro in piena fase stagnante nonostante le recenti riforme approvate. La Germania, per fare un esempio di un paese dove il sistema-lavoro risulta essere molto dinamico, ha un tasso di disoccupazione del 5% (numeri Eurostat per l’anno 2014).

    Passando al confronto fra l’anno 2015 e quello 2014, rispetto ad un anno fa il tasso di disoccupazione è aumentato dello 0,5%, con il numero dei disoccupati che ha visto un’impennata addirittura del +4,4% (+138.000).
    Preoccupa, in egual modo, l’aumento della disoccupazione giovanile, ovvero la quota di disoccupati di età compresa tra i 15 ed i 24 anni sul totale di quelli attivi. Rispetto al mese precedente il tasso di disoccupazione giovanile è aumentato dello 0,3%, attestandosi adesso al 43,1%.
    Anche sul fronte occupazione le elaborazioni dell’Istat non sono incoraggianti. Gli occupati, infatti, sono diminuiti dello 0,3% (-59 mila) rispetto al mese di febbraio, tornando addirittura ai livelli di Aprile 2014. Il tasso di occupazione è al 55,5% e fa registrazione una variazione negativa su base mensile di 0,1 punti percentuali.
    Rispetto a marzo 2014, infine, l’occupazione è diminuita dello 0,3% (-70 mila) e il tasso di occupazione di 0,1 punti.


  • europa bce

    Il Comitato fito-sanitario dell’Unione Europea ha scelto la linea dura per combattere la diffusione del virus Xylella, che ha colpito  in questi giorni decine di uliveti nella regione Puglia. Nonostante il monito di Niki Vendola, che aveva invitato le istituzioni europee a tutelare i produttori ed il patrimonio agricolo pugliese, limitando al minimo le eradicazioni, l’Ue ha deciso di utilizzare il pugno duro.
    Verranno attuate, infatti, «rigide misure di eradicazione» che «includono la rimozione e la distruzione delle piante infette, e di tutte le piante ospiti nel raggio di 100 metri, a prescindere dal loro stato di salute».
    Viene confermata, dunque, la prima bozza del piano dell’Unione Europea trapelata nei giorni scorsi.

    eurogruppoTra le misure adottate c’è anche, però, la possibilità di utilizzare una strategia diversa per quelle zone dove l’eradicazione non è più possibile. È il caso della provincia di Lecce.
    Verrà comunque mantenuto l’obbligo di distruggere tutte le piante infette, ma non si procederà con l’eliminazione degli alberi potenzialmente ospiti nel raggio di 100 metri. Questi ultimi saranno semplicemente oggetto di monitoraggio costante per evitare la propagazione del virus.
    Secondo i calcoli de Il Sole 24 Ore, le misure prese dall’Unione Europea comporteranno una perdita di circa 100 ulivi per ettaro. Si tratta di un danno economico enorme per i produttori agricoli ed i vivaisti pugliesi.
    Una vera e propria piaga naturale che colpisce un ambito, quello dell’agroalimentare e della produzione olivicola, che è un vero e proprio leader dell’agricoltura italiana.
    Gli strumenti rigidi adottati dal comitato fito-sanitario dovranno essere per forza di cose integrati con degli aiuti economici nei confronti dei produttori pugliesi. Nei giorni scorsi il commissario Hogan ha aperto a questa soluzione.
    Sarà da valutare solo il tipo di strumento economico-finanziario da adottare, ovvero se optare per il Fondo straordinario per le emergenze oppure aumentare i finanziamenti già in essere per i produttori di olio.
    Nel frattempo l’Unione Europea ha scelta la linea dura anche sulle importazioni di piante sospettate di ospitate il virus, prevedendo, ad esempio, un “bando specifico” per le importazioni di piantagioni di caffè provenienti da Honduras e Costa Rica, per le quali è elevato il rischio contaminazione.



  • La Carta di Milano è un documento che contiene una serie di impegni e misure normative, rivolte sia ai cittadini che alle istituzioni, per garantire la qualità e la sicurezza alimentare a tutto il pianeta. Sono tante le azioni quotidiane che ognuno di noi potrebbe svolgere per raggiungere questo obiettivo.
    Ecco perché la Carta di Milano, che potrà essere sottoscritta durante tutta la durata di Expo, invita i cittadini a svolgere un’attività di pressione collettiva verso le istituzioni. Possono essere le persone comuni, infatti, i principali protagonisti del cambiamento culturale promosso.
    Sono dieci, in particolare, i punti attorno ai quali ruoterà il documento. Il primo e più importante è il diritto al cibo. Come ha dichiarato in questi giorni il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, verrà considerato come una vera e propria violazione della dignità umana il mancato accesso ad una quantità di cibo sufficiente per sopravvivere, cibo che deve possedere anche determinate caratteristiche di qualità.

    expoPer raggiungere l’ambizioso obiettivo di garantire un’alimentazione sana e corretta ad una quota sempre più ampia di cittadini, tutti gli attori coinvolti saranno chiamati a mettere in atto una serie di azioni: si devono evitare, innanzitutto, gli sprechi, acquistando solo la quantità di cibo necessaria ed educando i propri figli al rispetto dell’ambiente e all’importanza della qualità alimentare.
    Le istituzioni, inoltre, dovranno compiere una serie di passi normativi fondamentali: la lotta al lavoro nero nei campi agricoli, la promozione delle biodiversità, la promulgazione di leggi a difesa del suolo e di protezione del reddito degli agricoltori, nonché l’incentivazione dell’innovazione e della tecnologia anche nel settore agricolo.
    Sono tutte misure di rilevanza essenziale per assicurare un futuro migliore a tutto il pianeta. L’intento della Carta di Milano è sensibilizzare i cittadini su queste tematiche e farli convergere su un obiettivo unico di rilevanza mondiale.
    Per questo motivo verrà coinvolta anche l’Onu. L’atto conclusivo, infatti, prevede la consegna del documento al Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-Moon, che avverrà il 16 ottobre, alla fine di Expo.
    La speranza è che l’esposizione universale possa fungere da amplificatore per queste tematiche, che sono ancora ignorate da moltissime persone nei paesi industrializzati.
    Il diritto al cibo e lotta contro lo spreco devono essere al centro del dibattito mondiale e delle politiche pubbliche internazionali. La Carta di Milano non fa altro che porre tutti, cittadini ed istituzioni, di fronte alle proprie responsabilità.



  • Il batterio Xyella fastidiosa sta devastando numerosi uliveti in tutta la Regione Puglia. FederBio, la federazione italiana dell’Agricoltura biologica, intende fornire il proprio contributo per realizzare un’efficace strategia di debellazione del virus.
    Per questo motivo ha istituito un comitato tecnico con l’obiettivo di individuare misure che bilancino la distruzione del batterio con la mancata contaminazione dei prodotti biologici.
    Tra gli strumenti previsti dal Commissario Silletti , infatti, c’è l’utilizzo massiccio di prodotti chimici che potrebbero portare alla contaminazione non solo delle piante colpite dal virus, ma anche di quelle ad esse adiacenti.
    FederBio si riserva, una volta effettuati i trattamenti, di valutare la presenza di eventuali contaminazioni, accertandone la causa.
    Qualora il piano Silletti venisse portato a termine c’è il serio rischio, a questo punto, di dover risarcire gli operatori biologici, costretti a declassare le proprie olive a causa delle sostanze emesse.

    federbioSu questo argomento si è espresso Paolo Carmeolla, presidente di Federbio, con una nota all’Ansa: «FederBio non condivide l’alternativa dell’uso massiccio di trattamenti con prodotti chimici di sintesi, previsti nel piano Silletti, che possono solo contenere l’insetto vettore del batterio senza debellarlo, oltre al fatto che in questo modo le aziende biologiche presenti nell’aerea verrebbero esposte al rischio grave di deriva dei trattamenti chimici il cui impatto sarebbe quindi dannoso per tutta l’economia della zona, oltre che per le popolazioni».

    In un documento inviato alle istituzioni europee e nazionali, FederBio ha espresso le proprie proposte per combattere il batterio, volendo così tutelare fortemente le proprie imprese che, in base ad elaborazioni IAMB su dati del sistema BioBank della Regione Puglia, rappresentano il 16% della superficie agricola utilizzata del solo Salento.
    Sono tre i criteri direttivi: rispetto del metodo di produzione biologico, controllo del virus nei momenti chiave del suo sviluppo ed implementazione di azioni che permettano di monitorare il virus e di individuare così gli strumenti più adeguati per prevenire la diffusione del virus nei prossimi anni.
    Tra le proposte, come riportato testualmente dal documento di FederBio, ci sono:

    – barriere meccaniche: fasce collanti, tessuto non tessuto; reti anti-insetto;

    – barriera fisica su polloni o piante adulte: caolino, silicato di sodio;

    – controllo meccanico contro gli stadi giovanili dei vettori, delle superfici a oliveto;

    – impiego di prodotti rameici;

    – distribuzioni di repellenti;

    – piante trappola da trattare con piretro, contro adulti in fase di aggregazione pre-riproduttiva in campo;

    – protezione dell’albero di ulivo da altri patogeni e rinvigorimento della pianta attraverso corrette potature, spollonature e corretta gestione della fertilità del suolo, adottando tecniche migliorative e conservative della sostanza organica;

    – segnalazione delle piante sintomatiche alle autorità competenti per la verifica dell’eventuale infezione in atto.



  • La questione della pressione fiscale è sempre stato un problema con cui hanno dovuto convivere tutti i Governi italiani. Molto spesso le campagne elettorali si giocano proprio su questo punto: riduzione delle tasse sulle imprese ed in generale sui cittadini.
    Con la medesima continuità le promesse elettorali non hanno trovato riscontro con le politiche fiscali adottate, causando così una lenta ed inesorabile crescita della pressione fiscale.
    Il Rapporto 2015 dell’Osservatorio Cna ci fornisce un quadro più chiaro sulle evoluzioni recenti della fiscalità italiana, concentrandosi soprattutto sull’incidenza delle tasse sulle piccole imprese.

    spese condominialiGrazie a questo studio sono emersi alcuni risultati importanti riguardanti il peso delle tasse sulle piccole imprese. In sostanza, qual è la percentuale di reddito prodotto dagli imprenditori che va a finire nelle casse dello Stato?
    Secondo l’Osservatoria Cna, il Total Tax Rate, ovvero il peso complessivo della fiscalità sulle piccole imprese, è diminuito nell’ultimo anno dell’1,7%, attestandosi al 62,2%.
    Le ragioni di questo calo vanno ricercate esclusivamente nel taglio effettuato all’imposta sulle attività produttive (Irap), una sforbiciata importante al costo del lavoro che ha fornito un po’ di respiro alle imprese in un momento di grave recessione.
    Tale diminuzione è stata, però, bilanciata dall’aumento dell’imposte sui redditi delle persone fisiche e dei contributi previdenziali degli imprenditori.
    La crescita del reddito dei datori di lavoro ha avuto, dunque, delle inevitabili ripercussioni sulla loro tassazione.

    La pressione fiscale per le imprese, in via definitiva, rimane ancora piuttosto elevata ed è cresciuta ulteriormente a partire dal 2011, anno in cui è partito il federalismo fiscale.
    L’introduzione dell’autonomia finanziaria per gli enti locali ha portato gravi scompensi nell’imposizione fiscale dei singoli territori. La disparità non riguarda solamente le tasse sui servizi, sulle quali l’opinione pubblica ha avuto modo di soffermarsi più volte, ma anche la tassazione delle piccole imprese.
    Secondo i dati dell’Osservatorio Cna, infatti, c’è un’enorme differenza in termini di pressione fiscale in base al comune di riferimento. Tra le 113 città prese in considerazione, quella con il Total Tax Rate più elevato è Reggio Calabria (74,9%), seguita da Bologna (72,9%) e Napoli (71,9%).
    I Comuni, invece, con la tassazione meno incidente sul reddito delle piccole imprese sono quelli di Cuneo (54,5%) e Gorizia (55,2%). Le differenze, come riporta Repubblica, sono dovute principalmente al diverso valore degli immobili d’impresa, in base ai quali vengono pagati Imu e Tasi, e alla diversa entità della tassazione sui rifiuti solidi urbani (Tari).
    Il federalismo fiscale, dunque, rischia di presentare il conto non solo ai cittadini, non garantendo eguali livelli delle prestazioni essenziali, ma anche agli imprenditori, impedendo la nascita di nuove imprese, specie in territori, come la Calabria, dove il tasso di disoccupazione risulta essere più elevato.



  • 750 eventi, 140 organizzazioni partecipanti, circa 200 realtà locali e internazionali nell’area Mercato: il Padiglione del Terzo Settore di Cascina Triulza è pronto a far parlare di sé.
    Lo farà senz’altro perché è il primo padiglione della storia dell’esposizione universale dedicato al volontariato e al no-profit, un mondo di solito escluso dalle dinamiche di Expo.
    Questa volta il Terzo Settore svolgerà un ruolo da protagonista. Lo hanno voluto fortemente anche il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ed il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina.
    Il mondo della società civile è una realtà importantissima in Italia: soddisfa bisogni ed offre servizi che lo Stato non riesce a garantire ai cittadini. Per questo motivo è un modello che va conosciuto e presentato al pubblico internazionale.

    Cascina Triulza: il Padiglione del Terzo Settore.
    Cascina Triulza: il Padiglione del Terzo Settore.

    «Occorre fare emergere cos’è il sociale in questo Paese, utilizzare Expo per dire che in Italia c’è un volontariato, un terzo settore, un privato sociale, che è molto importante» ha dichiarato Giuseppe Guzzetti  presidente della Fondazione Cariplo «La vera sfida è di farlo in un ambito dal quale la società civile avrebbe potuto rimanere esclusa, offrendo l’opportunità di confronto e per presentare iniziative da cui il mondo profit, e chi viene dall’estero, può perfino apprendere dalle buone pratiche dal non profit».
    Saranno tanti gli argomenti oggetto di discussione all’interno delle iniziative proposte nel Padiglione. Dal tema della sicurezza alimentare, che è la questione centrale ad Expo 2015, passando per il ruolo della donna nell’agricoltura, il biologico e l’agricoltura sociale.

    Ma l’attività di Cascina Triulza non finisce certo con Expo. Come ipotizzato nei giorni scorsi, il Padiglione continuerà ad essere a disposizione delle associazioni, fondazioni, cooperative sociali ed enti-profit anche dopo la fine dell’esposizione universale. Cascina Triulza sarà, dunque, la casa del Terzo Settore, diventando così punto di riferimento importante per il volontariato di tutta Italia e tutta Europa.
    A spingere per questa soluzione è stato proprio Giuliano Pisapia: «Guardiamo già oltre Expo per continuare un cammino che sarà prezioso per la città di Milano. Il Cantiere di idee che si avvia, e che durerà per tutti i sei mesi dell’Esposizione, ne sarà lo strumento».
    Milano, dunque, non solo capitale economica, ma anche centro di integrazione e relazione sociale.



  • Dal 1° Aprile l’Unione Europea ha posto fine alle quote latte. Si tratta del capolinea di un’epoca e di un deciso cambiamento di rotta all’interno delle politiche agricole comunitarie.
    Il processo di liberalizzazione che interesserà il settore porterà enormi sconvolgimenti tra i produttori nostrani. I prezzi dei nostro latte sono più alti di quelli Polonia, Olanda e Francia, il che potrebbe portare il prodotto italiano ad essere poco competitivo sul mercato.
    Il settore lattiero-caseario è incentrato sulla qualità, aspetto che dovrebbe essere tutelato dalle istituzioni, soprattutto in una fase di transizione come quella post-quote latte.

    46726-milkPer questo motivo l’Alleanza delle Cooperative agroalimentari ha in mente una serie di misure per aiutare i propri associati in questo periodo di incertezza e di cambiamento.
    La centrale di rappresentanza nazionale prevederà innanzitutto l’introduzione di strumenti assicurativi che possano tutelare i produttori dagli effetti devastanti di un mercato globalizzato e senza i limiti di produzione imposti dall’Unione Europea.
    L’Italia, inoltre, ha in corso numerosi contenzioni con l’Ue in merito alla violazione delle norme sulle quote latte. Contenziosi che potrebbero tramutarsi in multe salatissime per il nostro paese e per i produttori, gravando però sull’intero settore lattiero-caseario e non solamente sui responsabili delle infrazioni.
    L’Alleanza della Cooperative intende anche istituire la prima Aop (Associazione di organizzazione di produttori), che aggregherà in una prima fase il 10% del settore lattiero-caseario per arrivare in breve tempo al 30%.
    Nel frattempo nella giornata di venerdì il Governo dovrebbe varare un decreto attraverso il quale cercherà di tutelare i produttori di fronte ad eventuali pratiche sleali. Non a caso verrà coinvolta anche l’Anti-Trust, affinché l’apertura al mercato possa essere effettiva e possano essere puniti quegli attori che praticano prezzi che violano la normativa sulla concorrenza.
    Già in Francia l’Autorità ha sanzionato numerose aziende agricole per il mancato rispetto delle norme anti-trust; anche l’Italia, dunque, dovrà attivarsi per assicurare una transizione serena ai propri produttori.



  • L’allarme è stato lanciato qualche giorno fa dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. La prima bozza del piano dell’Unione Europea per difendersi dal virus Xyella prevederebbe lo sradicamento non solo delle piante affette dal batterio, ma anche di quelle situate nel raggio di cento metri dall’ulivo colpito da Xylella.
    Qualora queste indiscrezioni dovessero essere confermate verrebbero arrecati ai produttori locali danni economici incalcolabili, per non parlare delle questioni di natura ambientalista, inevitabili quando si tratta di eradicare ulivi secolari.
    L’intento dell’Unione Europea è evitare a tutti i costi la propagazione del virus. Per questo è disposta ad utilizzare tutti i mezzi in suo possesso. Del resto Stati come la Francia hanno dimostrato di voler fare sul serio, bloccando le importazioni dalle zone infette. L’Ue, quindi, deve intervenire e fungere da attore terzo.

    06112014Nei giorni scorsi le istituzioni europee hanno chiesto alle autorità locali di fornire un report dettagliato sulla natura e l’entità della calamità naturale. Rapporto che non è stato ancora consegnato e che impedisce di fatto all’Unione Europea di intervenire in maniera fattiva, drenando delle risorse ai produttori colpiti.
    Secondo quanto trapelato in queste ore, però, un sostegno di tipo economico arriverà. Non si conoscono ancora le modalità. Tra le ipotesi paventate c’è la possibilità di attingere la Fondo straordinario per le emergenze oppure aumentare i finanziamenti già in essere per i produttori di olio.
    Tutto si deciderà nei primi giorni di questa settimana quando si riunirà il Comitato fito-sanitario. La speranza degli agricoltori pugliesi è che possano essere limitati gli sradicamenti e che si possa porre fine al blocco delle importazioni. L’Unione Europea starebbe, infatti valutando di circoscrivere tale divieto alle zone colpite dal virus e non a tutta la Puglia, con importanti eccezioni anche per i prodotti coltivati all’interno delle serre.