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  • Sono 22, in totale, gli ulivi “salvati” grazie alla mobilitazione degli ambientalisti. Nella giornata di ieri era previsto nel Leccese lo sradicamento di oltre 20 ulivi colpiti dal virus Xyella, il batterio che sta affliggendo le coltivazioni pugliesi da più di qualche settimana. L’intervento è stato ordinato dal commissario Silletti per arginare il rischio di propagazione del virus in altre zone.
    Già nei giorni scorsi la Puglia ha dovuto subire la dura ed inaspettata decisione del Ministro dell’Agricoltura francese che ha bloccato le importazioni di 102 specie vegetali provenienti dalla regioni colpite dal batterio. Si è deciso allora di procedere con gli sradicamenti, onde evitare un pericoloso effetto a catena tra gli stati membri dell’Unione Europea.

    06112014Se nella giornata di lunedì le ruspe erano riuscite ad abbattere sette ulivi nella località di Oria, questa volta la strategia degli ambientalisti è stata più efficace: hanno deciso di posizionarsi sui rami degli alberi o di sedersi ai loro piedi, effettuando così un tipo di resistenza passiva.
    In questo modo è stato impossibile per le autorità procedere con l’abbattimento.
    La mobilitazione degli ambientalisti ha provocato l’immediata reazione del commissario Silletti, il quale ha deciso di continuare nei prossimi giorni l’operazione di sradicamento senza lasciar trapelare, però, luogo, data e orario della prossima azione.

    La situazione in terra pugliese è estremamente delicata. Da una parte ci sono le ragioni degli ambientalisti e dei produttori locali che difendono la tradizione secolare degli ulivi pugliesi. Lo sradicamento di questi giorni rappresenta un atto quasi brutale, ma necessario di fronte alle esigenze economiche della regione e dell’Italia intera.
    L’agroalimentare pugliese rappresenta, infatti, un punto di riferimento per tutto il settore agricolo nostrano ed un’eventuale propagazione del virus potrebbe avere effetti devastanti.
    Questa mattina, nel frattempo, il governatore della regione Puglia, Nichi Vendola, ha incontrato gli europarlamentari e ha fatto con loro il punto della situazione. L’Italia cercherà di ottenere l’aiuto dell’Unione Europea, per quella che è a tutti gli effetti una situazione di emergenza a livello continentale.
    Più volte in occasioni simili l’Ue ha fornito il proprio sostegno; un comportamento passato che si scontra con quanto dichiarato dalle istituzioni europee in questi giorni quando hanno definito come “legittima” la decisione della Francia di bloccare le importazioni dai paesi colpiti dal virus.
    L’Italia, ad ogni modo, insisterà per avere l’appoggio dell’Unione Europea in nome di quella politica agricola comune rivelatasi piuttosto debole negli ultimi tempi.



  • L’Indice Nazionale dei Prezzi al Consumo per l’intera collettività (NIC) presenta livelli abbastanza stabili nel mese di Marzo 2015. Evidentemente gli effetti del Quantitative easing faticano ancora a farsi sentire e per vedere un aumento del livello di inflazione dovremo attendere ancora qualche mese.
    La crisi energetica continua a persistere, anche se sono in rialzo, ad esempio, i prezzi dei carburanti: ecco spiegato perché i prezzi al consumo presentano delle variazioni di poco conto sia su base mensile che annua.
    Rispetto al mese di febbraio, l’indice nazionale dei prezzi al consumo aumento dello 0,1%, mentre rispetto a marzo 2014 presenta una variazione negativa dello 0,1% (stesso andamento del mese di febbraio).

    istatSe analizziamo nel dettaglio l’andamento dei prezzi, notiamo che il lieve aumento congiunturale è dettato principalmente dalla variazione positiva che interessa i Trasporti (+1,3%), per effetto del rialzo del prezzo dei carburanti.
    Ci sono, poi, degli aumenti di lieve entità per quanto riguarda i Servizi ricettivi e di ristorazione (+0,3%), Abbigliamento e calzature, Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (per entrambe le divisioni di spesa +0,2%).
    Mostrano, invece, delle variazioni negative i prezzi delle Comunicazioni e di Ricreazione, spettacoli e cultura; così come presentano una diminuzione dello 0,2% i prezzi di Prodotti alimentari e bevande analcoliche.

    Passando, invece, alle variazioni su base annua, quella più cospicua riguarda i Trasporti (-2,1%), mentre i prezzi di Abitazione, acqua, elettricità e combustibili fanno registrare un calo del -1,3% e le divisioni di spesa delle Comunicazioni e di Ricreazione, spettacoli e cultura perdono rispettivamente -0,9% e -0,8%.
    Ci sono, invece, variazioni positive per le Bevande alcoliche ed i tabacchi (+3,0%) e per l’Istruzione (+1,8%).
    Per quanto riguarda, infine, le tipologie di prodotto i prezzi dei beni mostrano una variazione negativa su base annua dello 0,6%, meno imponente rispetto al mese di febbraio quando si attestava attorno al -0,9%, mentre i prezzi dei servizi rallentano la loro crescita, passando dal +0,8% di febbraio al +0,5% di marzo.



  • Il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, l’ha definita come “la casa della società civile”. Cascina Triulza sarà questo e molto altro nel corso dei sei mesi di durata di Expo 2015 e negli anni a venire.
    Il progetto è ambizioso e dopo lo scetticismo iniziale, il 24 Aprile sarà finalmente portato a termine con la conclusione degli allestimenti.
    Cascina Triulza è un network partecipato dalle 63 maggiori associazioni del Terzo Settore italiano e ha già organizzato 750 eventi per tutta la durata dell’Expo.
    È la prima volta che il mondo del volontariato partecipa ad un’esposizione universale. Ma Cascina Triulza vuole lanciare un messaggio chiaro: è possibile implementare un modello alternativo di sviluppo anche nella società moderna, così come possono essere veicolati alcuni valori dimenticati come quelli della qualità del cibo e della sicurezza alimentare, veri e propri principi portanti della Carta di Milano presentata in questi giorni. Si cercherà, inoltre, di ribadire quanto sia importante il ruolo della donna in tutti i settori della società, specie nell’agricoltura.

    cascina triulzaSarà un bellissimo momento di incontro e confronto, per dimostrare al mondo intero che oltre alle istituzioni e al mercato, esiste anche una realtà, quella del terzo settore, che agisce per soddisfare i bisogni della società senza avere scopri di lucro.
    Per questo motivo ben 41 associazioni avranno la possibilità di presentare la propria attività e di proporre nuove idee di sviluppo.
    All’interno di Cascina Triulza sarà presente anche “un’area mercato”, dove verranno ospitati circa 200 produttori locali ed internazionali (circa il 30% proverrà dell’estero), grazie anche al contributo di 300 comuni.
    Il tutto avverrà senza sponsor esorbitanti, come invece è avvenuto per altri padiglioni. Ci tiene a ribadire questo aspetto Sergio Silvotti, presidente della fondazione Triulza: “Abbiamo detto dei no anche a sponsorizzazioni economiche importanti perché non corrisponde al nostro codice etico”.
    Il bilancio della fondazione chiuderà comunque in pareggio (entrate per 3 milioni e 481 mila euro ed uscite per 3 milioni e 384 euro). Questo rappresenta un segnale importante per la fondazione che vuole dare continuità alla propria attività anche alla fine di Expo, contando esclusivamente sulla propria forza economica.
    Cascina Triulza rimarrà con ogni probabilità in mano al Terzo Settore e potrà così rappresentare uno straordinario veicolo di aggregazione e proposta per il tutto il sociale italiano di qui agli anni futuri.



  • Più volte in questa sede abbiamo rimarcato l’importanza di Expo 2015 per il futuro dell’economia italiana. Lo è a maggior ragione in un periodo di recessione, dove l’alimentare e più in generale il Made in Italy sembrano essere tra i pochi fari di una realtà economica abbastanza buia.
    Expo, da questo punto di vista, deve essere un veicolo promozionale imprescindibile per i prodotti dell’agroalimentare nostrano, sponsorizzando la loro qualità e la genuinità delle materie prime con le quali vengono lavorati.
    Ma cosa pensano gli italiani dell’esposizione universale che sta per iniziare in quel di Milano?

    maniCe lo ha rivelato La Stampa attraverso un’indagine di Community Media Research in collaborazione con Intesa San Paolo. Secondo questo rapporto gli atteggiamenti degli italiani verso Expo sono tutt’altro che positivi.
    C’è la percezione, ricorrente quando l’Italia organizza dei grandi eventi, che possa essere interessata da fenomeni corruttivi, speculazione, infiltrazioni della criminalità organizzata e scandali di altro ordine e genere.
    Del resto l’autorità giudiziaria ha già messo in luce l’esistenza di episodi poco chiari in merito all’organizzazione dell’evento. Dunque si tratta di sospetti non del tutto infondati.
    Secondo l’indagine riportata da La Stampa il 62,6% degli intervistati mostra un sentimento di preoccupazione per i possibili scandali che Expo potrebbe portare con sé. Il 56,8% è speranzoso, invece, circa la possibilità che migliori la qualità e la sicurezza dei prodotti alimentari, vero e proprio tema centrale dell’intera esposizione universale.
    Ci sono poi altri orientamenti negativi relativi ai costi dell’evento, al suo impatto ambientale e alle eventuali ricadute che potrebbe avere per il futuro di Milano e dell’Italia intera.

    In generale sono tre i sentimenti prevalenti: indecisione, preoccupazione e speranza. La Stampa ha diviso gli intervistati in tre categorie: EXPOboh, EXPOno ed EXPOfan.
    La maggior parte degli interpellati è ascrivile alla prima categoria (43,8%), ovvero quella incerta sulle ricadute dell’evento sull’economia dell’Italia, seguita da chi ritiene che Expo possa avere solo conseguenze negative sul nostro paese (31,2%), mentre solamente il 25% si dichiara convinto dei suoi effetti benefici.
    Lo scetticismo misto all’indecisione, dunque, la fa da padrone.
    Resta comunque la convinzione si tratti di un’occasione da cogliere al volo a prescindere dagli orientamenti negativi dei cittadini.



  • Rilanciare i consumi per far ripartire gli investimenti. Ne abbiamo parlato più volte in questa sede a proposito del bonus Irpef e delle possibili misure contro la povertà.
    Uno degli strumenti previsti dal governo Renzi che va in questa direzione è il cosiddetto “bonus bebè”. Contenuto all’interno della Legge di Stabilità , è entrato in vigore il 10 aprile quando il decreto attuativo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Si tratta, in sostanza, di una misura a sostegno delle famiglie con redditi relativamente bassi, che potranno così ricevere dei sussidi per ogni figlio appena nato e preso in adozione.
    Ma conosciamo più da vicino quelle che sono le regole, i requisiti e le modalità di attuazione di questa misura.

    27102014Possono richiedere il bonus bebè tutte quelle famiglie con un Isee inferiore a 25.000 euro. Per ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, spetta loro un assegno da 960 euro l’anno che corrispondono a 80 euro al mese.
    Questa cifra raddoppia (160 euro al mese per un totale di 1.920 euro l’anno) per le famiglie che possiedono un reddito Isee inferiore ai 7.000 euro.
    Per mantenere l’assegno devono essere rispettati i suddetti requisiti economici per tutti e tre gli anni di durata dell’interno. Sarà compito dell’Inps verificare eventuali divergenze rispetto a quanto dichiarato in fase di presentazione delle domanda e quindi successivamente revocare il bonus.
    La somma spettante viene meno anche in caso di revoca dell’adozione, decadenza della responsabilità genitoriale, affidamento del figlio ad altre persone, affidamento esclusivo al genitore che non ha presentato la domanda.
    Pubblicato il decreto, l’Inps ha quindici giorni di tempo per redigere i modelli attraverso i quali le famiglie potranno presentare la domanda.

    I richiedenti avranno il diritto di ricevere l’assegno fin dal primo mese di nascita o di adozione del bambino, qualora presentino la domanda entro 90 giorni dall’avvenuto evento o dalla data di pubblicazione del decreto (10 aprile).
    In caso contrario, l’assegno viene erogato solamente a partire dal mese in cui è stata fatta richiesta, perendo così i diritti sulle mensilità precedenti.
    Da questo assunto emerge, dunque, che la somma verrà fornita dall’Inps mensilmente e non su base annua.
    Ci sono, però, alcuni vincoli di natura finanziaria che l’ente previdenziale dovrà rispettare. Come riporta Repubblica, infatti, il Governo ha previsto uno stanziamento massimo di 202 milioni di euro per il 2015, 607 milioni il 2016, 1.012 milioni per il 2017 e per il 2018, 607 milioni per il 2019 e 202 milioni per il 2020.
    Qualora si eccedesse tali somme su base annua, verrebbero bloccati i finanziamenti in attesa di eventuali nuovi stanziamenti.



  • Negli ultimi giorni la discussione sul Documento di Economia e Finanza ha monopolizzato il dibattito pubblico. Da venerdì, giorno della sua approvazione in Consiglio dei Ministri, l’attenzione si è concentrata sulla presenza di un bonus da 1,6 miliardi di euro, ricavato grazie allo scarto tra l’andamento tendenziale del deficit (2,5%) e quello programmatico per l’anno 2015 (2,6%).
    Il Governo ha subito evitato di parlare di “tesoretto”, utilizzando la dizione “bonus Def”. Su Twitter attraverso il relativo hashtag #bonusdef gli utenti si sono scatenati, fornendo i loro pareri e le loro ipotesi su un eventuale possibile utilizzo di questa risorse.
    Nelle ultime ore sembra che l’esecutivo si stia orientando verso il dirottamento di questi 1,6 miliardi di euro verso le fasce più deboli della società italiana. Si tratterebbe di un’altra misura simil “80 euro”, con l’obiettivo di rilanciare i consumi; secondo i più maliziosi, invece, sarebbe uno strumento propagandistico di tipo elettorale in vista delle Regionali.

    polettiNel corso della giornata di ieri è intervenuto sull’argomento il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, parlando ai microfoni di Sky Tg 24 ed esprimendosi a favore di un intervento destinato alla “parte più debole della società”.
    Un parere rilevante, quello di Poletti, che trova parziale riscontro nella dichiarazioni di Padoan e Renzi, i quali si sono definiti possibilisti su un’azione per diminuire le diseguaglianze economiche.
    Nei prossimi giorni il Governo discuterà nel dettaglio quali sono le opzioni migliori e soprattutto che tipo di strumenti adottare. Ci sono, infatti, altre proposte all’interno della maggioranza.
    C’è chi suggerisce di intervenire sulle pensioni o chi come il responsabile dell’economia del Pd, Filippo Taddei, vorrebbe finanziare, attraverso queste risorse, l’Asdi, ovvero il nuovo assegno di disoccupazione per le famiglie numerose inserito all’interno del Jobs Act.

    La sensazione è che un intervento sul welfare andrà fatto. La crescita dei fenomeni di indigenza è palpabile anche nel nostro paese. La crisi ha portato con sé un aumento del numero dei disoccupati e dei cosiddetti “Neet” (in inglese Not in Education, Employment and Training), ovvero i giovani che non hanno un lavoro e non frequentano né un corso di studi né uno corso di formazione.
    Lo Stato, riducendo la spesa pubblica, ha ridotto inevitabilmente anche le risorse destinate agli ammortizzatori sociali. Ecco spiegato il crollo dei consumi e la conseguente variazione negativa degli investimenti.
    Un intervento sulla povertà, dunque, non è solo un dovere morale o un’esigenza di tipo elettorale, ma è anche e soprattutto un modo per far ripartire la nostra economia ed evitare la proliferazione di conflitti sociali.



  • È bastato un rinvio di dodici ore per  scatenare decine di ipotesi e suggestioni. Il Consiglio dei Ministri che si sarebbe dovuto riunire stamattina per approvare il Documento di Economia e Finanza, lo farà solo questa sera alle ore 20.00.
    L’appena nominato ministro delle Infrastrutture Graziano Del Rio tranquilla tutti e parla di normali tempi tecnici per esaminare gli ultimi aspetti del Def. E mentre l’opposizione si scatena, ipotizzando problemi all’interno dell’esecutivo nel fare quadrare i conti, spunta addirittura un “tesoretto” che il governo potrebbe ricavare grazie ai maggiori margini di flessibilità forniti dall’Unione Europea.
    Si parla di una cifra vicina ad 1,5 miliardi di euro che, stando alle prime indiscrezioni, potrebbe essere utilizzato per finanziare misure per il welfare.

    renziNe sapremo di più sicuramente alla fine del Consiglio dei Ministri, ma stando a quanto riporta Il Sole 24 Ore il tesoretto verrebbe dallo scarto tra l’andamento tendenziale del deficit (2,5%) e quello programmatico per l’anno 2015 (2,6%).
    In genere l’esecutivo attua una misura correttiva: restringe le casse dello Stato e fissa il deficit programmatico a cifre più basse rispetto a quello tendenziale.
    Questa volta non accadrà, merito della nuova interpretazione del Patto di Stabilità offerta dalla Commissione Europea. Così accade che questo anno il deficit programmatico verrà corretto al rialzo dello 0,1% e l’anno prossimo verrà effettuata la stessa operazione, aumentando di 0,4 punti percentuale. In quest’ultimo caso si risparmierebbe addirittura 6 miliardi che potrebbero essere così reinvestiti.

    La notizia ha subito fatto il giro del web, tant’è che su twitter è subito nato l’hashtag #bonusdef. Uno dei primi a lanciarlo è stato il delegato alla comunicazione del Partito Democratico, Francesco Nicodemo, che ha iniziato a retwittare alcune proposte di diversi utenti su come utilizzare queste risorse. In poco meno di un’ora ci sono state oltre 500 menzioni con questa tendenza. Oltre alle proposte, però, non mancano anche i commenti negativi sull’effettiva esistenza del bonus e sulla riduzione delle tasse annunciata in questi giorni dal premier Renzi.
    Vedremo nelle prossime ore se effettivamente gli 1,5 miliardi verranno dirottati verso il welfare, un settore che ne avrebbe certamente bisogno, considerati gli svariati tagli che ha dovuto subire negli ultimi anni.



  • Non ci stancheremo mai di ripeterlo: Expo deve essere un punto di partenza imprescindibile per l’agroalimentare italiano. La visibilità internazionale, fornita dall’esposizione universale che inizierà tra qualche settimana a Milano, può essere un ottimo veicolo pubblicitario per il nostro “made in Italy”.
    Ma una domanda sorge spontanea: quanti prodotti in giro per il mondo vengono “spacciati” come italiani quando in realtà di italiano hanno ben poco?
    L’allarme viene lanciato dal presidente di Federalimentare, Luigi Scornamaglia, che dalle colonne de Il Giorno avverte: “Solo un prodotto su otto è realmente italiano!”. 

    expoIl suddetto fenomeno viene definito dagli addetti ai lavori come “Italian Sounding”, intendendo con esso il richiamo all’Italia in beni che non sono stati né prodotti né lavorati nel nostro paese.
    Sono tantissimi i prodotti di questo tipo che arrivano in mercati da noi inesplorati, soprattutto nelle nuove frontiere asiatiche.
    Secondo Scornamaglia la responsabilità va attribuita innanzitutto a “barriere tariffarie pretestuose” all’interno di questi paesi, ma anche alle dimensioni delle nostre imprese, troppo piccole per poter accedere a tali mercati.
    Torna d’attualità, allora, un tema che è stato affrontato più volte anche dai vertici dell’Alleanza delle Cooperative, ovvero quello dell’aggregazione tra imprese di dimensione ridotta, in modo da renderle maggiormente competitive sui mercati internazionali.
    L’obiettivo ambizioso dell’Italia, in vista del 2020, è arrivare dagli attuali 34 a 50 miliardi di esportazioni, superando la quota raggiunga da Germania, Francia e Spagna, che allo stato attuale sono davanti a noi.

    Di questo e di tanto altro si parlerà all’interno del padiglione dedicato all’alimentare italiano in Expo. Si chiamerà “Cibus è Italia” ed ospiterà 500 imprese e consorzi italiani.
    Durante i sei mesi di durata dell’esposizione universale, Federalimentare, promotrice del padiglione, proverà a diffondere il marchio “made in Italy” e di conseguenza ad incentivare l’export italiano. Per raggiungere questo obiettivo ci saranno anche molti incontri con dei partner internazionali, soprattutto legati al mondo asiatico e statunitense.
    L’Italia, infatti, deve sfruttare la svalutazione dell’Euro per ampliare il proprio livello delle esportazioni nei paesi dell’area extra-Ue. Expo servirà proprio a questo: far conoscere i “veri” prodotti italiani e creare nuovi mercati per la loro commercializzazione.



  • Il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, cerca di mantenere il contatto con la realtà. Il caso Xyelella è un’emergenza seria e reale per la regione Puglia ed in quanto tale va affrontata con tutte le premure del caso.
    L’invito di Martina, però, è ad evitare la mistificazione della realtà, attenendosi esclusivamente ai fatti.
    Il riferimento è alle notizie comparse in questi giorni che parlano addirittura di milioni di ulivi da eradicare a causa della diffusione del virus.
    Nulla di più falso, secondo Martina e secondo il governatore della regione Puglia, Nichi Vendola: “Saranno 35mila al massimo e non milioni gli ulivi da estirpare” dichiara il ministro nel corso della sua visita in Puglia, effettuata nella giornata di ieri “Anzi, secondo le stime, non si supererà il tetto dei 15mila”.

    martinaNonostante la situazione non sia così grave come alcuni organi di stampa hanno descritto, bisognerà comunque prendere delle decisioni molto delicate, perchè il rischio propagazione del virus rimane elevato, specie per i prossimi giorni quando il caldo comincerà a farsi sentire.
    Per non parlare dei danni economici che colpiranno i produttori locali: la decisione della Francia di interrompere le importazioni provenienti dalle regioni interessate dal virus rischia di innescare un effetto a catena tra gli altri paesi membri dell’Unione Europea, provando perdite rilevantissime agli agricoltori della zona.
    Il Governo è pronto ad affrontare l’emergenza e, come annunciato dal ministro Martina, subito dopo il varo del Def si studierà una misura per aiutare i produttori.
    Non è ancora chiaro se si tratterà di un decreto legge oppure no, l’intenzione del ministro è varare una norma derogatoria che dia la possibilità di accedere al Fondo nazionale di solidarietà per le calamità naturali.
    Allo stato attuale, infatti, non è possibile dichiarare lo stato di calamità naturale per emergenze fitosanitarie. La Puglia, però, ha bisogno di risorse per affrontare una situazione delicata, soprattutto considerata la momentanea indifferenza delle istituzioni europee.
    Per il 27 aprile, annuncia Martina, è previsto un tavolo tecnico a Bruxelles. In quell’occasione l’Italia chiederà un intervento dell’Europa come è avvenuto in altre situazioni simili. Fino a quella data, però, dovranno essere messe in atto tutte le misure preventive per evitare la propagazione del batterio.



  • Mentre si fa a gara a condannare ed etichettare il mondo delle cooperative come una realtà corrotta e collusa, dai vertici fino alla base, la Guardia di Finanza apre gli occhi ai più miopi e ci mostra il reale specchio della nostra società.
    Sì perché la corruzione è evidentemente un fenomeno che non riguarda solo le coop, ma tutti i settori della realtà sociale italiana: dalla politica alla pubblica amministrazione, passando per le imprese e persino la magistratura.
    Il quadro, dunque, è più preoccupante di quanto si possa e si voglia credere. Basta guardare i numeri del 2014 per capire l’entità del fenomeno corruttivo in Italia.

    justice is servedUn dato su tutti è abbastanza eloquente e riguarda gli appalti. Le modalità di assegnazione di lavori, appalti e servizi hanno fatto discutere in questi giorni.
    Le inchieste giudiziarie hanno svelato un modus operandi di tipo particolarista che esula, dunque, dai criteri di trasparenza, efficienza e efficacia secondi i quali dovrebbe operare la P.A.
    Il rapporto della Guardia di Finanza ci fornisce un’ulteriore conferma di questa tendenza: circa un terzo degli appalti pubblici effettuati nel 2014 sarebbero irregolari, per un totale di 1,8 miliardi sui 4,6 totali, con circa mille persone denunciate e 44 arrestate.
    È evidente, dunque, che siamo di fronte ad un sistema logoro, con delle regole che non riescono a garantire la legalità. La normativa sugli appalti necessita di una riforma di natura sistemica, che ormai non può più aspettare.

    Colpiscono in egual modo i dati sui reati contro la pubblica amministrazione ed in generale la quantità di denaro sottratto alle casse dello Stato attraverso frodi ed evasioni di vario genere.
    Secondo la Guardia di Finanza nel solo 2014 ci sono stati sottrazioni ai danni dello Stato per un ammontare di 4 miliardi di euro!
    Nello specifico sono state concluse 1.079 indagini concluse da parte della Guardia di Finanza per reati contro la Pubblica Amministrazione, con 3.745 persone denunciate, di cui 1.031 per peculato, 932 per corruzione, 136 per concussione e 1606 per abuso d’ufficio. Solo per questo tipo di reati sono stati sottratti allo Stato 460 milioni di euro.
    A questi vanno aggiunti quelli derivanti da truffe nel settore previdenziale e nel sistema sanitario, nonché quelli relativi alle evasioni fiscali.
    Nel solo 2014 sono stati circa ottomila gli evasori scoperti, con 146 persone arrestate e beni sequestrati per un valore di un miliardo e 200 milioni di euro.
    Si tratta, in via definitiva, di numeri inquietanti che dovrebbero far interrogare amministratori e cittadini su quale sia il concetto di legalità nel nostro paese e se non sia il caso di effettuare una propaganda culturale davvero incisiva per provare a cambiare questo modus operandi ormai ancestrale.



  • Al termine della discussione in Consiglio dei Ministri, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ed il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, hanno tenuto una conferenza della stampa nel corso della quale hanno chiarito alcuni punti essenziali del nuovo documento di economia e finanza (Def).
    Non ci saranno tagli ed aumento della tasse, ha assicurato Renzi, parlando addirittura di tasse ridotte per un ammontare 18 miliardi da quando si è insediato lui al Governo.
    La manovra di riduzione del cuneo fiscale proseguirà con l’eliminazione delle clausole di salvaguardia, che prevedevano l’aumento dell’Iva e delle accise sulla benzina.

    renziMa l’intervento più importante verrà effettuato attraverso la spending review. L’esecutivo ha pronta un’operazione di razionalizzazione degli enti pubblici e di tagli dei costi della politica e della pubblica amministrazione, stimato attorno allo 0,6% del Pil, per un totale di 10 miliardi di euro.
    Secondo il premier, però, ci sono ulteriori margini di manovra che potrebbero portare ad un risparmio complessivo di 20 miliardi. Del resto i dossier elaborati dal super commissario Carlo Cottarelli hanno messo in evidenza quanto l’Italia guadagnare attraverso la riorganizzazione degli enti pubblici. Si tratta di una strada che deve essere intrapresa senza esitazione.
    Il Ministro Padoan si è espresso, invece, su quelle che sono le previsioni sull’andamento dell’economia italiana nel triennio 2015-2017. I dati riportati dal ministro dell’Economia sono molto ottimistici.

    In primo luogo vengono riviste al rialzo le previsioni sul Prodotto Interno Lordo: le stime del Mef danno un Pil in aumento dello 0,7% nel 2015, +1,4% nel 2017 e +1,5% nel 2017.
    Un andamento egualmente positivo è previsto per il debito pubblico e per il deficit, che, secondo queste stime, porterà l’Italia a raggiungere gli obiettivi contabili posti in sede europea di qui ai prossimi tre-quattro anni.
    Come riportato da Padoan, le previsioni del Mef danno il debito al 132,5% del Pil nel 2015, 130,9% nel 2016 e 127,4% nel 2017 ed infine al 123,4 nel 2018.
    Il deficit, infine, sarà del 2,6% nel 2015, 1,8% nel 2016 e 0,8% nel 2017. Merito anche della privatizzazione delle aziende di proprietà dello Stato, come Enel e Poste, o nel prossimo futuro Ferrovie dello Stato ed Enav, che potrebbe portare all’Italia” in quattro anni circa 1,7-1,8 punti di Pil”. 



  • Il caso Xyella continua a far discutere. Dopo la decisione del ministro dell’Agricoltura francese, Stéphane Le Foll, di sospendere l’importazione di ben 102 specie vegetali provenienti dalla regioni colpite dal batterio, è arrivata la reazione da parte dell’Alleanza delle Cooperative italiane.
    La centrale di rappresentanza delle coop difende le istanze della Puglia e dei propri ulivi, che sono tra le maggiori vittime di Xylella. L’agroalimentare pugliese è una vera e propria fonte di ricchezza per il settore italiano ed europeo, rappresentando il 10% del comparto agricolo nazionale ed esportando quasi 200 milioni di euro di prodotti agricoli, la maggior parte dei quali verso il mercato europeo.

    logo alleanzaLa scelta del governo francese di chiudere le proprie porte ai prodotti pugliesi potrebbe arrecare gravi danni ai produttori locali, già di per sè costretti ad affrontare questa calamità naturale senza il supporto adeguato da parte delle istituzioni.
    Una simile decisione potrebbe, infatti, provocare un effetto a catena all’interno dell’Unione Europea, con altri stati pronti ad innalzare le barriere nazionali per evitare la propagazione del virus.
    Di questo ne è consapevole Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari italiani, che commenta con amarezza e stupore il blocco delle importazioni: ““Un comportamento incomprensibile e contrario ad ogni logica politica quello attuato dal governo francese per scongiurare il rischio di un’irruzione del batterio Xylella sul loro territorio. Ci chiediamo che concetto di Europa abbia il ministro dell’Agricoltura Le Foll e quale strategia politica stia attuando per promuovere il mercato unico europeo e quella Politica agricola comune di cui da oltre 50 anni la Francia è tra i principali beneficiari”.

    Il coordinamento Agrinsieme chiederà in questi giorni l’intervento delle istituzioni italiane ed europee. Nella giornata di domani è previsto l’arrivo in Puglia del Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, che parteciperà a un vertice a Bari con il commissario per l’emergenza, Giuseppe Silletti, prima di recarsi a un incontro a Lecce con i sindaci e le associazioni olivicole e ambientaliste.
    Difficile, però, che il provvedimento possa essere ritirato, come auspicato da Mercuri, visto che proprio in questi minuti è arrivato un comunicato da parte delle istituzioni europee che reputano “legittima” la decisione del governo francese di sospendere le importazioni. L’Italia, dunque, sarà chiamata a fronteggiare questa emergenza senza il giusto supporto da parte dell’Unione Europea, come invece è accaduto in passato di fronte a situazioni di questo tipo, segno evidente che la Politica agricola comune, intrapresa decenni fa, ormai vacilla in maniera prepotente.