• Simone Gamberini nuovo presidente Legacoop

    Simone Gamberini è stato nominato presidente di Legacoop Nazionale. Gamberini succede a Mauro Lusetti che termina il suo mandato dopo 9 anni.

    Si è concluso il 4 marzo il 41° Congresso nazionale Legacoop , “L’impresa del futuro:cooperativa per tuttə”. Due giornate piene di partecipazione all’insegna delle testimonianze e degli interventi  dei delegati cooperatori. Al termine dei lavori la Direzione nazionale eletta dal congresso si è riunita nominando per acclamazione il candidato unitario Simone Gamberini a nuovo presidente di Legacoop Nazionale.
    Sono stati eletti alla carica di vice-presidente Attilio Dadda, presidente Legacoop Lombardia e Eleonora Vanni, presidente di Legacoopsociali. Gamberini succede a Mauro Lusetti, che termina il suo mandato dopo 9 anni. 

     “Permettetemi di ringraziare Mauro Lusetti, in questi anni abbiamo costruito una metrica comune che ha avuto nella lealtà e nella condivisione degli obiettivi comuni i suoi tratti distintivi, anche in questi mesi di convivenza congressuale in giro per l’Italia”. Ha detto Gamberini rivolgendosi al presidente uscente.

    La nostra intervista all’ex presidente Mauro Lusetti in occasione di Coopstartup 2015.

    Nel suo discorso di fine mandato Lusetti ha replicato: “Dopo 10 anni posso dire di aver contato su un capitale di persone passionali e competenti, che mi hanno sostenuto rendendo quest’esperienza ricchissima. Passo il testimone a un Cooperatore con la C maiuscola.” – ha replicato Lusetti – “Uomo d’esperienza e grande visione, che darà slancio alla nostra Associazione. Chiudo il mio mandato soddisfatto, orgoglioso, commosso. Arrivederci a tutti!”.

    Nel suo primo intervento il neo presidente ha sottolineato: “ La sfida decisiva per le cooperative riguarda la propria identità, la vocazione a tenere insieme interessi individuali di socie soci e quelli collettivi della comunità, per rispondere a bisogni di tutela e uguaglianza dei più deboli”

    Con la scommessa di sempre: generare quotidianamente efficienza e solidarietà, continuare l’esercizio della funzione sociale che ci è stata affidata dalla Costituzione e contribuire a ricostruire un nuovo ascensore sociale, che deve garantire un alto rapporto tra qualità della vita e qualità del lavoro, ridurre gli attuali gap di genere e generazione e favorire pari opportunità di partecipazione e crescita per tutti. In questi termini, il movimento cooperativo può partecipare da vero protagonista e da attore dell’economia sociale di stampo europeo. Rimettendo la cooperazione al centro dell’agenda politica ed economica del Paese, candidandosi a rappresentare un’opportunità per la sua crescita inclusiva e sostenibile”.

    Continuare la scalata verso una sostenibilità a 360° e verso una reale transizione ecologica e digitale continuerà ad essere il centro delle azioni, dei servizi e dei progetti messi in atto dalle cooperative.

    “In concreto dobbiamo mettere la cooperazione al centro dell’agenda politica, affermando con forza che siamo un’opportunità per l’Italia, che possiamo essere soggetti attivi delle tante transizioni che viviamo. Dobbiamo passare dalla “richiesta”, alla “proposta”. ci candidiamo ad essere attori della transizione ecologica e della sostenibilità, con le nostre filiere dell’agroalimentare, i processi di economia circolare cooperative, le eccellenze in tema di riuso e riciclo, i processi di rigenerazione urbana, sociale e culturale”, ha proseguito Gamberini. “Attori della transizione digitale, che vogliamo democratica e mutualistica, valorizzando le sperimentazioni di piattaforme digitali cooperative per diffonderle in larga scala, proponendo il mutualismo digitale, essenziali per il futuro delle cooperative e della società intera”.

    Altro tema centrale nel discorso del neo presidente è stato il lavoro.  Gli appalti pubblici a causa dell’inflazione galoppante e dei rincari energetici non coprono più i costi sostenuti dalle imprese e per tale ragione, secondo i rappresentanti delle cooperative, è necessario adeguare i contratti al costo dell’inflazione. Solo così sarà possibile salvare i posti di lavoro delle persone che operano nella comunità.

    “Vogliamo garantire a chi lavora nelle nostre cooperative un lavoro dignitoso, ben pagato, nel pieno rispetto dei CCNL. E questo chiama direttamente in causa le responsabilità del settore pubblico, con il quale molte delle nostre cooperative lavorano: è inaccettabile- afferma Gamberini– che il pubblico generi lavoro povero, ricorrendo ad appalti al massimo ribasso più o meno mascherato. Se l’inflazione si stabilizzerà su tassi superiori al passato, va messo un limite. Un servizio non può diminuire in valore reale, ma dovrà essere adeguato. Solo così si potrà competere veramente sulla qualità del servizio e non più sul ribasso dei costi, scaricandolo sui lavoratori. Noi non possiamo limitarci a dire che il mercato non consente condizioni migliori; vogliamo invece impegnarci per promuovere un nuovo partenariato tra pubblico, privato e privato sociale. Un partenariato solidale che non veda nella concorrenza l’unica pietra angolare nei rapporti tra pubblica amministrazione e imprese, ma che assegni un valore essenziale alla fiducia reciproca, alla legalità, alla correttezza, alla trasparenza. Occorre, insomma, affermare una prassi di co-programmazione e di co-progettazione che consenta di garantire servizi di qualità senza comprimere i diritti dei lavoratori».



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  • 41° Congresso nazionale Legacoop: cooperazione, impresa del futuro

    Si terrà a Roma dal 3 al 4 marzo 2023 il 41° congresso nazionale Legacoop. Nella giornata del 2 marzo si è tenuta una giornata introduttiva e ad aprire i lavori è stato il presidente Mauro Lusetti.

    Sono previsti 3 giorni di grande partecipazione al 41° Congresso nazionale Legacoop, che si svolgerà a Roma dal 3 al 4 marzo, presso l’Auditorium Parco della Musica. Ieri 2 marzo si è tenuta  la giornata introduttiva del Congresso e ad aprire i lavori è stato il presidente Mauro Lusetti, descrivendo il percorso che ha portato l’Associazione all’evento. 

    “I 24 congressi regionali, le 5mila persone coinvolte e le istituzioni che hanno preso parte al percorso che ci ha portato fino a qui – dichiara Lusetti– sono il segno di un’Associazione fortemente radicata e dotata di soluzioni per le regioni di riferimento. Questo risultato non è frutto del caso ma segno del lavoro costante, del ruolo che Legacoop ha avuto durante la pandemia, del rapporto solido con le imprese associate. La cura con cui è stato allestito questo Congresso e quelli regionali è vero amore per la nostra Associazione”

    Nella stessa giornata Annamaria Ricci di 4FORM – Ente di Formazione Nazionale di Legacoop e Attilio Dadda, membro ICA e presidente di Legacoop Lombardia, hanno raccontato il percorso di attualizzazione dei 7 principi cooperativi esponendo il lavoro svolto in questi quattro anni per quanto riguarda i gruppi su lavoro, welfare, legalità, innovazione e Sostenibilità.

    Di innovazione ha parlato anche la Fondazione PICO tramite la sua referente Anna Loscalzo, secondo cui obiettivo principale è capire come gli strumenti digitali possano entrare nel mondo della Cooperazione e a tal ragione il gruppo Legacoop ha sviluppato 2 progetti: Sulle Piattaforme digitali cooperative e sulla cultura digitale cooperativa. 

    Sempre per la Fondazione PICO, Katia De Luca e Stefania Farsagli hanno evidenziato che grazie ai Nodi territoriali e al progetto Cooperazione digitale con Alleanza delle Cooperative Italiane e Google.org, sempre più cooperative, incluse le più piccole, sono in grado di popolare il mercato con servizi innovativi e tecnologie complesse.

    Altri temi trattati durante la giornata riguardano il Servizio civile di Legacoop, il bilancio di sostenibilità dell’Associazione, i servizi di Centri in rete.


  • Sostenibilità sempre più centrale nel mondo delle cooperative

    Alla base delle azioni, dei servizi e dei progetti messi in atto dalle cooperative c’è l’idea di una sostenibilità a 360°. Abbracciano questo ideale creando opportunità e posti di lavoro, promuovendo uguaglianza sociale e un uso più sostenibile delle risorse naturali.

    Per le imprese intraprendere la strada della sostenibilità è ormai una scelta obbligata e  la scalata verso una reale transizione ecologica è iniziata già da qualche tempo. L’idea di una sostenibilità a 360° sta alla base delle azioni, dei servizi e dei progetti messi in atto dalle cooperative, in quanto l’impegno per un’economia sostenibile e solidale è uno dei principi del modello di impresa cooperativa. Le cooperative sono attori economici, che creano opportunità di lavoro e partecipazione economica; sono organizzazioni sociali orientate a promuovere una maggiore uguaglianza e giustizia sociale e sono attori ambientali che possono promuovere un uso più sostenibile delle risorse naturali. 

    Ma quali sono le strategie che le cooperative adottano per raggiungere l’ideale della sostenibilità?  

    L’utilizzo di fonti di energia rinnovabile, la riduzione dei rifiuti e delle emissioni di gas serra, la promozione e la tutela della biodiversità,  la gestione sostenibili delle risorse idriche, la valorizzazione del territorio e delle risorse locali volte a promuovere la produzione e il consumo di prodotti locali e contribuendo allo sviluppo economico e sociale delle comunità locali, sono solo alcune delle pratiche messe in atto dal punto di vista ambientale. Le cooperative hanno a cuore la gestione responsabile delle risorse naturali e la riduzione dell’impatto ambientale derivato dalle proprie attività. Per tali ragioni, molte cooperative sono state innovatrici nella gestione sostenibile delle risorse nei loro settori. 

    Dal punto di vista sociale le imprese cooperative sostengono un’economia inclusiva e solidale, a favore del benessere delle persone e delle comunità in cui operano, garantendo salari equi, condizioni di lavoro sicure e salutari e promuovendo la partecipazione dei dipendenti alle decisioni aziendali. Una sostenibilità sociale  promossa attraverso la tutela dei diritti dei lavoratori, la promozione del lavoro dignitoso, la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, dall’accesso all’istruzione e alla formazione e la tutela dei diritti dei consumatori. 

    Le cooperative hanno dimostrato la loro capacità di riuscire a creare e sostenere molti posti di lavoro, costruendo relazioni basate sulla fiducia e sulla trasparenza.  Adottano politiche di acquisto responsabile, selezionando fornitori che rispettano  i principi della sostenibilità ambientale e sociale per promuovere la tracciabilità della filiera produttiva. Inoltre, collaborano con le organizzazioni non governative e le comunità locali per promuovere la sostenibilità e costruire relazioni basate sulla fiducia e sulla trasparenza. Si fanno promotrici di una economia resiliente e sostenibile nel lungo termine, che tiene conto degli impatti sociali e ambientali delle proprie attività. Diffondono modelli di impresa responsabili e sostenibili e le attività economiche si basano sui sani principi della trasparenza e dell’etica. 


  • cooperative-emilia-romagna

    I vantaggi della Responsabilità sociale d’impresa

    La responsabilità sociale d’impresa contribuisce alla creazione di un’azienda basata sul coinvolgimento delle persone e incoraggia e stimola la creatività.

    Se fai parte di una cooperativa avrai sentito parlare della responsabilità sociale d’impresa. Ma quali sono i vantaggi e le strategie adottate dalle cooperative per perseguire gli obiettivi sociali prefissati?

    La responsabilità sociale d’impresa consente alle cooperative di conseguire degli obiettivi sociali, di creare un’immagine positiva, di costruire una relazione di fiducia e di generare valore aggiunto per la comunità in cui operano. La responsabilità sociale d’impresa (RSI) è un approccio al lavoro che richiede un impegno costante e coerente nel tempo, e che coinvolge tutta l’organizzazione, contribuisce alla costruzione di un’azienda in cui c’è un forte coinvolgimento delle persone, si incoraggia la cooperazione e si stimola la creatività.  Aiuta a rafforzare le relazioni con la comunità e le istituzioni e a plasmare l’identità e la reputazione aziendale.

    In Italia negli ultimi anni molte aziende hanno capito che per avere successo non si deve solo guardare al profitto, ma devono anche impegnarsi in questioni di natura sociale, come la sicurezza ambientale e il miglioramento delle condizioni di lavoro interne. Argomenti che da sempre stanno a cuore alle cooperative.

    Il primo passo da compiere, per attuare una valida strategia della responsabilità sociale d’impresa, consiste nel definire una visione chiara e una missione che comprenda gli obiettivi sociali e ambientali dell’impresa, coinvolgendo i soci e i dipendenti nell’elaborazione delle strategie e delle politiche aziendali, in modo da assicurarsi che l’impresa sia allineata con i valori e gli obiettivi condivisi dalla comunità. Collaborare con le parti interessate (stakeholder), come i fornitori, i clienti, le organizzazioni non governative e le comunità locali, per comprendere le loro esigenze e le loro aspettative e per costruire relazioni basate sulla fiducia e sulla trasparenza. Monitorare e valutare costantemente gli impatti sociali e ambientali delle proprie attività, per identificare le aree in cui l’impresa può migliorare e per misurare i progressi raggiunti.  Comunicare con trasparenza e onestà le politiche e le azioni dell’impresa, in modo da coinvolgere e informare i propri stakeholder e da costruire un’immagine positiva dell’impresa. Integrare la sostenibilità ambientale e sociale nei processi decisionali dell’impresa, considerando gli impatti sociali, ambientali ed economici delle proprie attività e adottando pratiche commerciali etiche e sostenibili.

    Come può manifestarsi la responsabilità sociale d’impresa?

    Ci sono vari modi in cui le cooperative possono mettere in atto la responsabilità sociale d’impresa. Ad esempio, investendo in progetti e iniziative che contribuiscono al benessere della comunità, la promozione della cultura e dell’arte o la promozione di pratiche sostenibili e rispettose dell’ambiente. Possono promuovere la partecipazione e l’inclusione sociale, dando voce ai membri più vulnerabili della società e offrendo loro opportunità di formazione e di sviluppo. Inoltre, le cooperative possono anche impegnarsi in progetti di solidarietà internazionale, collaborando con organizzazioni non governative e contribuendo al progresso delle comunità in paesi in via di sviluppo.



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    I punti di forza delle imprese cooperative

    Per i giovani fare impresa è sempre più difficile ma il modello cooperativo, con i suoi punti di forza, è una valida alternativa al modello tradizionale.

    Cos’è un’impresa cooperativa e perché i giovani dovrebbero interessarsi a questo modello?   

    La cooperativa è un’impresa basata sulla cooperazione delle persone, le pone al centro retribuendo il lavoro e l’impegno sociale.

    Di questi tempi, in una situazione caratterizzata da una forte crisi, fare impresa è sempre più difficile e molti giovani con un grande spirito imprenditoriale si ritrovano con scarse possibilità di investire e realizzare i propri sogni.

    In Italia il modello di impresa cooperativa offre una serie di punti di forza che lo rendono un’alternativa valida alle imprese tradizionali.

    In questo pezzo proviamo ad analizzare i fattori che contribuiscono al successo delle cooperative italiane, rendendole un punto di riferimento da tenere in considerazione per chi vuole avviare una nuova attività d’impresa.

     

    Cooperare per raggiungere uno scopo comune

    Nelle cooperative vige il principio della partecipazione attiva dei soci che assicura che le scelte siano fatte in modo democratico, rappresentando bisogni ed esigenze di chi fa parte della compagine sociale. Essendo autonome non controllate da interessi esterni, le coop possono prendere decisioni in base ai loro obiettivi e alle esigenze dei soci, senza dover seguire le priorità di azionisti esterni. Nascono con l’obiettivo di soddisfare i bisogni dei soci e della comunità in cui operano e perseguono degli obiettivi sociali comuni a tutti i soci. Ciò significa che non sono incentrate solo sul profitto, ma sono impegnate a creare un valore aggiunto per il territorio in cui operano. 

     

    Solidarietà: la strada per il successo 

    Altro punto cardine è quello della solidarietà tra i soci, che si uniscono per raggiungere obiettivi comuni aiutandosi a vicenda e lavorando insieme per creare un’impresa di successo. Vige il principio del Dividendi equi, secondo cui i soci ricevono una parte degli utili generati dall’impresa, ma in modo equo e proporzionale al loro contributo. 

    Rispetto a un’impresa tradizionale le cooperative hanno maggiore accesso alle risorse, per tale ragione i soci possono avere maggiori opportunità di crescita e sviluppo. Tendono ad avere una maggiore stabilità a lungo termine rispetto alle imprese tradizionali. Questo perché i soci sono motivati a mantenere l’impresa nel lungo periodo e a proteggere i loro investimenti.

     

    Formazione e sviluppo: opportunità per migliorare le prospettive di lavoro

    Le cooperative spesso investono nella formazione e nello sviluppo dei propri soci, fornendo loro opportunità di apprendimento e di crescita professionale. Ciò significa che i soci delle cooperative possono acquisire nuove competenze e migliorare le proprie prospettive di lavoro. C’è un costante impegno nella responsabilità sociale d’impresa, ovvero nel creare un impatto positivo sulla società in cui operano. Per questo motivo le cooperative spesso si impegnano in progetti e iniziative che contribuiscono al benessere della comunità. 

     

    Sostenibilità: Un valore per le cooperative

    Viene data molto importanza a temi attuali come quello della sostenibilità ambientale e sociale, per tale ragione cercano di ridurre l’impatto ambientale delle loro attività promuovendo pratiche commerciali etiche e sostenibili. Grazie alla loro flessibilità nella loro struttura organizzativa e nel modo in cui gestiscono l’impresa si adattano facilmente ai cambiamenti nel mercato e alle esigenze dei soci.



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  • vino coop

    Un dato di cui molti non sono a conoscenza è che più della metà del vino d’Italia e d’Europa è prodotto dalle cooperative. Un modello che negli ultimi anni ha investito sulla qualità e sulla sperimentazione dando la possibilità di arrivare sul mercato anche alle piccole realtà.

    Le cooperative giocano un ruolo fondamentale nell’intraprendere battaglie di primaria importanza per il settore, come il tema riguardante l’etichettatura nutrizionale. Secondo questo regolamento europeo, entrato in vigore l’1 gennaio 2023, i vini immessi sul mercato italiano dovranno informare i consumatori sull’identificazione e la classificazione della confezione del prodotto.

    Un’altra questione che sarà chiamato ad affrontare il mondo vitivinicolo cooperativo riguarda l’idea portata avanti dall’Irlanda, a cui Bruxelles ha dato il via libera, nonostante i pareri negativi espressi dall’Italia, dalla Spagna e dalla Francia, di inserire nelle etichette degli alcolici molte più informazioni sanitarie per limitare l’elevato consumo di alcolici. 

    A portare avanti queste battaglie sarà ancora Luca Rigotti. Coordinatore del settore vitivinicolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari dal 2019, Rigotti è stato riconfermato per i prossimi due anni alla guida del Gruppo di Lavoro Vino del Copa-Cogeca, la principale organizzazione di rappresentanza agroalimentare europea. L’elezione è avvenuta, questa settimana, a Bruxelles.  Ad affiancare il presidente Luca Rigotti saranno i vicepresidenti Ludovic Roux (Francia) e Christian Schwörer (Germania).

     “Ringrazio per la fiducia confermata nuovamente per la mia rielezione come Presidente di questo gruppo di lavoro”, ha dichiarato Rigotti. “Sono consapevole delle sfide che ci aspettano e che dovremo affrontare assieme. Per noi produttori che il vino lo conosciamo bene, e che altrettanto bene conosciamo la fatica e la passione che ci guida nel produrlo, a volte pare difficile intendere alcuni orientamenti politici che mettono in difficoltà un prodotto che da millenni fa parte della nostra cultura ed un settore che rappresenta una parte importante dell’economia e dell’export europeo”.

    Sfide future: serve dialogo e collaborazione tra settore produttivo e organi legislativi

    Rigotti ha dichiarato nel suo intervento: “Il nostro settore sta vivendo un momento delicato e cruciale tenendo conto degli importanti dossier che, nel prossimo futuro, saranno oggetto di discussione con le altre organizzazioni e le istituzioni europee: etichettatura nutrizionale, il rapporto vino e salute e le proposte della Commissione europea sul fronte della riforma imballaggi e in merito all’uso sostenibile dei fitofarmaci”. 

    Altra tematica affrontata nel corso della conferenza riguarda la sostenibilità non solo ambientale ma anche economica e sociale. 

    “Tra i grandi temi del futuro aggiunge Rigotti – c’è poi il tema della sostenibilità, strada che il nostro settore sta già percorrendo nella consapevolezza che il futuro dell’agricoltura avrà successo nella misura in cui sapremo interpretare nel giusto modo questi orizzonti. Per questo motivo serve dialogo e la massima collaborazione tra settore produttivo e organi legislativi, per condividere obiettivi che siano realisticamente realizzabili. È importante tener presente come il nostro settore stia già creando sostenibilità non solo ambientale ma anche economica e sociale e dove c’è viticoltura è già in atto un’esperienza di sostenibilità per i territori viticoli e le comunità che ci vivono: dove c’è viticoltura c’è benessere e lavoro”.



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  • Giovanna Barni presidente di Culturmedia Legacoop.

    Il 22 febbraio 2023 si è svolto il secondo Congresso nazionale di CulTurMedia – Legacoop, ospitato da La Sapienza Università di Roma, presso l’edificio Marco Polo. Nel corso dell’assemblea i delegati dell’organizzazione di rappresentanza delle cooperative culturali hanno riconfermato Giovanna Barni per un altro mandato della durata di quattro anni.

    Secondo congresso nazionale di CulTurMedia: cultura opportunità di crescita del Paese

    Dall’incontro è emerso che il modello cooperativo è particolarmente adatto alla valorizzazione della cultura come importante opportunità di crescita economica e sociale del Paese.  L’Italia può essere un’avanguardia europea nel settore se associa alla ricchezza diffusa del proprio patrimonio e dei propri saperi l’idea cooperativa.

    Giovanna Barni dichiara: “Il modello cooperativo, radicato nei territori e nelle persone che li abitano, è quello che può interpretare al meglio l’idea di una relazione più avanzata tra pubblico e privato e cittadini per la cura e l’attivazione delle risorse culturali con la partecipazione delle comunità locali, in linea con le Raccomandazioni del Consiglio Europeo sulla governance partecipativa del patrimonio culturale. I nostri presidi diffusi, che interessano anche le regioni del sud così come le aree interne del nostro Paese, attraverso l’attivazione di pratiche di innovazione sociale, migliorano l’accessibilità e trasformano i luoghi della cultura (biblioteche, musei, teatri, borghi e edifici abbandonati) in spazi di ri-connessione per le comunità, di stimolo di creatività e innovazione, generando processi di cambiamento verso politiche più eque, sostenibili e inclusive”.

    Cultura: le opportunità offerte dal PNRR

    La cooperazione culturale, creativa e turistica guarda alle opportunità rappresentate, in primo luogo, dalle risorse definite nel PNRR, in particolare il piano attrattività dei Borghi, che prevede due linee di finanziamento destinate a progetti nei piccoli Comuni (fino a 5.000 abitanti). È poi in dirittura d’arrivo un bando Borghi, per un valore complessivo di 200 milioni di euro, per la selezione di circa 2.500 imprese con progetti nei borghi finanziati e coerenti al piano di registrazione, rispetto al quale sono potenzialmente interessate circa 100 cooperative dei settori cultura, turismo, sociale, agricolo e servizi.

    Di rilievo anche le opportunità legate ai partenariati speciali pubblico-privati, esperienza iniziata nel 2017 proprio con una cooperativa, il Teatro Tascabile di Bergamo, che ha prodotto la rigenerazione dell’ex Monastero del Carmine nel centro della città. Partenariati previsti anche nel bando Turismo e Cultura del Fondo complementare al PNRR per l’area del cratere (quella colpita dai sismi del 2016), dove le cooperative di CulTurMedia hanno presentato oltre – più di dieci progetti di rianimazione culturale e sociale e di sviluppo turistico sostenibile come Next Appennino, in particolare per i parchi dei Monti Sibillini e del GranSasso e per una rete di comuni laziali tra Amatrice e Accumoli.


  • istat lavoro

    Lo stop del Governo Meloni al famoso Superbonus per le ristrutturazioni edilizie ha mandato in fibrillazione le associazioni di categorie e migliaia di imprese operative nel campo delle costruzioni. Anche il mondo delle cooperative attraverso i propri rappresentanti istituzionali si è fatto sentire con l’esecutivo, chiedendo dei correttivi immediati che mitighino, almeno nel breve periodo, l’impatto negativo delle ultime decisioni governative . 

    Superbonus: le proposte di Confcooperative Lavoro e Servizi 

    Sul tema è intervenuto anche Fabrizio Salomoni, coordinatore nazionale settore Costruzioni di Confcooperative Lavoro e Servizi, al termine del confronto avuto con l’esecutivo. 

    «Il fattore tempo è fondamentale – ha commentato Salomoni – si percepisce molta preoccupazione e incertezza per chi deve pianificare la propria attività. Il governo deve intervenire prioritariamente sui crediti bloccati e poi sulla revisione della misura. Il coinvolgimento delle associazioni di categoria è un fattore importante per rendere gli interventi attuabili e calzanti alle esigenze delle imprese. Abbiamo bisogno – ha concluso il coordinatore di Confcooperative Lavoro e Servizi – di una proroga per realizzare le pratiche autorizzate oltre il 31/12/23 visto che le cessioni dei crediti sono di fatto bloccate, o molto rarefatte, da autunno dell’anno scorso».

    Quale futuro per il settore dell’edilizia

    A preoccupare le associazioni di categoria, però, non è solo il futuro del Superbonus, ma quello di tutto il comparto. Dopo il boom “artificiale” provocato dalle agevolazioni volute dal governo Conte II, adesso l’edilizia dovrà inevitabilmente fronteggiare una netta riduzione del numero di cantieri in tutte le città italiane. 

    «Il futuro – sottolinea Salomoni – dipende dalle scelte che verranno faranno fatte nei prossimi tre mesi. Chiediamo di essere ascoltati in un confronto che auspichiamo aperto e leale. Tanti i nodi da sciogliere come il tema della riqualificazione del patrimonio pubblico e dell’edilizia agevolata e sovvenzionata (IACP) che potrebbe rappresentare un naturale bacino in cui far confluire maestranze e imprese che via via diminuiranno i volumi di intervento sull’edilizia privata».