• CER: a che punto siamo in Calabria?

    In Calabria sono stati istituiti alcuni progetti per la realizzazione di alcune comunità energetiche che potrebbero rivelarsi una possibile soluzione alla crisi energetica in corso nel nostro paese.

    Negli ultimi anni per fronteggiare la crisi energetica e per favorire la transizione ecologica si sente parlare spesso di comunità energetiche rinnovabili (CER).  

    La CER consiste in un insieme di soci che decidono di collaborare per produrre energia da fonti rinnovabili. L’associazione è composta dai soci  produttori, aderenti in quanto proprietari di impianti di produzione da energia rinnovabile, che consumano l’energia a loro necessaria rimettendo in circolo quella che non viene utilizzata e dai soci consumatori che consumano l’energia generata dei produttori. Per il suo funzionamento si dota di uno o più impianti per la produzione e l’autoconsumo condiviso di energia elettrica da fonti rinnovabili. 

    Anche in Calabria sono stati avviati dei progetti per la realizzazione di alcune comunità energetiche rinnovabili.

    Lo scorso 16 gennaio è  stata inaugurata a San Nicola da Crissa, in provincia di Vibo Valentia, la prima CER della Calabria, che è anche la seconda comunità energetica solidale d’Italia pienamente operativa. Per la realizzazione del progetto l’amministrazione comunale ha messo a disposizione il tetto della scuola locale dove è stato installato un impianto fotovoltaico da 66,8 kWp.

     È recente la notizia della prossima realizzazione di una comunità energetica anche sul territorio comunale di Casali del Manco. Con la delibera di giunta comunale n. 10 del 15 febbraio 2023 è stato formalizzato un atto d’indirizzo al responsabile del settore 4 per l’adozione degli atti gestionali finalizzati alla redazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica della costituzione di una comunità energetica sul territorio del piccolo borgo cosentino.

    Questa iniziativa, secondo l’amministrazione comunale, porterà benefici sia alla cittadinanza che ai proprietari degli impianti. I benefici per il Comune vanno dal GSE, all’abbattimento dei costi energetici, agli utili dai ricavi di vendita dell’energia per i cittadini aderenti. I benefici per l’Ambiente sono la riduzione della percentuale di sostanze inquinanti con conseguente meno spreco di energia ed il perseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione energetica entro il 2030 e decarbonizzazione totale entro il 2050. Infine i benefici sociali con la lotta alla “povertà energetica” e la promozione della coesione sociale ed energetica.


  • energia rinnovabili

    Comunità energetiche rinnovabili: modello innovativo di gestione dell’energia

    Le comunità energetiche potrebbero rivelarsi un modello innovativo per affrontare la crisi energetica e le future sfide in ottica di transizione ecologica.

    Le comunità energetiche rinnovabili potrebbero rivelarsi uno  strumento strategico per affrontare la crisi energetica e le future sfide riguardanti la transizione ecologica.

    In Italia grazie alla conversione in legge del decreto Milleproroghe 162/2019 , saranno favorite la diffusione delle energie verdi e sostenibili compiendo molti passi in avanti nel campo delle comunità energetiche rinnovabili, previste dalla Direttiva Europea RED II (2018/2001/UE).

    Giorgio Nanni, responsabile Ambiente e Energia di Legacoop, è stato ospite il 7 marzo di 

    Sportello Italia su Rai Radio 1, per discutere di alcune novità in tema di Comunità energetiche rinnovabili (CER).

    Possiamo immaginare le comunità energetiche – ha dichiarato Nanni- come interventi di agopuntura territoriale, sociale e ambientale, dove i punti vitali sono le cabine primarie attorno alle quali si consolida la comunità che poi dovrà gestire e modificare i profili di consumo e di produzione delle energie rinnovabili”.

    Cosa sono e come funzionano le comunità energetiche rinnovabili?

    Una CER è un’associazione di cittadini privati, di agenti pubblici locali o aziende che decidono di collaborare e mettere insieme le proprie forze, costituendo un ente legale, per produrre energia elettrica attraverso fonti rinnovabili, con l’obiettivo di condividere un bene fondamentale a costi vantaggiosi, riducendo lo spreco energetico. Tramite l’attuazione di questo modello si vuole far evolvere il consumatore in “prosumer” o “consumattore”, soddisfacendo così il fabbisogno energetico e incentivando  anche la nascita di nuovi modelli socio economico caratterizzati dalla circolarità.  

    “È una forma di energia a km 0“, ha spiegato Nanni, “che consente a chi non ha la possibilità di produrre energia da fonti rinnovabili di partecipare alla trasformazione energetica e al mercato dell’energia, ma l’obiettivo principale è di aiutare il sistema elettrico ad essere bilanciato rispetto ad un fenomeno, quello delle fonti rinnovabili, che per sua natura è intermittente e non programmato. Si tratta di un serio aiuto alla rete di distribuzione nazionale, che è un patrimonio enorme”.

    I vantaggi di una CER

    Le CER sono state istituite con lo scopo di ridurre le disuguaglianze sociali: associarsi e collaborare per perseguire un obiettivo comune (la diminuzione dei costi energetici e delle emissioni inquinanti) favorisce la coesione della comunità e promuove modelli di inclusione e collaborazione socialeper diminuire l’impatto ambientale tramite l’utilizzo delle fonti rinnovabili e incentivando l’utilizzo di energia verde, così da diminuire le emissioni di gas ad effetto serra ; per garantire benefici economici  alle comunità coinvolte: condividere risorse permette ai cittadini e agli enti locali di ottenere un elevato risparmio economico grazie alla riduzione dei costi dell’energia. 

    Nanni nell’intervista sottolinea che le CER sono in aumento: “ A novembre parlavamo di 17 CER, recentemente una coop è stata registrata come 34esima”. 



  • Ut rhoncus lorem sed lectus commodo gravida non non magna. Nulla vitae purus nunc. In hac habitasse platea dictumst. Maecenas mattis non odio vel iaculis. Curabitur laoreet nibh velit, nec venenatis dolor molestie sit amet. Vivamus facilisis metus sapien, non condimentum neque aliquet quis. Morbi efficitur ligula id nulla vestibulum consectetur. Morbi vulputate fermentum egestas. Donec feugiat, dolor vitae ultricies lobortis, orci arcu posuere ligula, sed pellentesque sem orci ut felis. Vestibulum dapibus ut ante a rutrum. Etiam eu ultricies nisi.

    Vestibulum ante ipsum primis in faucibus orci luctus et ultrices posuere cubilia curae; Suspendisse nunc risus, feugiat ut metus a, dapibus vestibulum lorem. Vestibulum non eros eu leo porta aliquam. Class aptent taciti sociosqu ad litora torquent per conubia nostra, per inceptos himenaeos. Mauris sed enim ante. Etiam id dui est. Nulla cursus cursus suscipit. Morbi quis sem augue. Donec sed tincidunt massa. Integer iaculis libero lobortis convallis pharetra. Maecenas aliquam id ex a iaculis. Suspendisse commodo risus id sapien porttitor accumsan. Ut in consectetur diam, at ultricies velit. Nulla vestibulum sodales odio, nec euismod dui feugiat in. Mauris ligula ante, dignissim nec lobortis in, imperdiet at urna.

    Cras condimentum laoreet est

    Interdum et malesuada fames ac ante ipsum primis in faucibus.

    Aliquam lobortis ornare ultricies. Mauris lacinia malesuada tortor in facilisis. Cras non rhoncus metus. Nunc vel sapien consectetur, auctor sapien nec, pulvinar velit. Aliquam semper dolor quis magna tristique, nec maximus sapien ornare. Integer aliquet magna sem, ut porta magna vehicula a. Sed eget dapibus nulla. Proin pulvinar mauris non lobortis faucibus. Ut tempor ullamcorper quam eget accumsan. Praesent ultrices nunc eget elit maximus convallis. Pellentesque habitant morbi tristique senectus et netus et malesuada fames ac turpis egestas.

    Maecenas a dui neque. Pellentesque a nunc ut quam tempor lobortis. Quisque auctor odio nunc, et pellentesque massa dictum eu. Phasellus elementum magna non mauris pulvinar commodo eget ut mauris. Sed et quam rhoncus, facilisis lacus non, ultrices nunc. Vestibulum ac fringilla nulla, id ullamcorper est. Phasellus accumsan magna non suscipit tempus. Maecenas mollis libero quis leo sodales hendrerit. Nullam id lorem volutpat mi sollicitudin maximus eu a mi. Sed nec arcu est. Vivamus dignissim justo sed sapien tristique volutpat. Donec non condimentum neque. Sed non pulvinar ante.



  • «La finanza di impatto ha oramai la forza di un’onda inarrestabile, nel mondo ci sono 2 trilioni di dollari pronti a sostenere iniziative che abbiano un significativo impatto sociale e ambientale sulla vita delle persone. Fondi disposti a investire in un modello di impresa con valori e capacità che sono nel dna della cooperazione. A voi il compito di cogliere questa grandissima e unica opportunità». Così Giovanna Melandri, presidente di Human Foundation ha aperto il suo intervento ai lavori del consiglio nazionale di Confcooperative Habitat interamente dedicati al social impact economy.  

    «Noi cooperatori – ha sottolineato Alessandro Maggioni, presidente di Confcooperative Habitat – siamo generatori di sviluppo sociale, facciamo impresa partendo dai bisogni delle persone. La nostra capacità di leggerli e di organizzare risposte è un modello che genera cambiamento, crescita economica sostenibile sia dal punto di vista ambientale e sociale. Per questo abbiamo sentito la necessità di confrontarci con chi conosce l’impact economy per capire quali spazi ci possono essere per la cooperazione e soprattutto come la cooperazione deve organizzarsi per essere in grado di cogliere questa opportunità». 

    «Puntare sui servizi legati alla sfida del cambiamento climatico e della transizione ecologica – ha aggiunto Stefano Preglio, professore di economia all’Università Cattolica e presidente di Deloitte Climate & Sustainability – è fondamentale per molte imprese per competere e superare tutti i rischi economici, sociali e d’immagine che una transizione errata o, ancora peggio, pratiche di greenwashing possono comportare. L’abitare è senza dubbio uno degli ambiti in cui .è possibile realizzare interventi che migliorino concretamente la vita delle persone».

    Le aziende possono promuovere una transizione organica e devono puntare su una seria pianificazione. Interessante è il fatto che a tal proposito questo stia stimolando una trasformazione anche nei servizi consulenziali e di sostegno alle imprese. 

    E a proposito del rapporto tra cooperazione e finanza Carlo Napoleoni, responsabile divisione Impresa di Iccrea Banca, ha ricordato come «Questi due elementi siano costitutivi del modello di impresa e del modo di essere ‘banca di credito cooperativo’ in quanto le BCC, e con loro le strutture centrali del Gruppo BCC Iccrea, da tempo sono impegnate nella definizione di strumenti per misurare l’impatto della finanza cooperativa e oggi, con particolare energia, implementano strategie secondo parametri ESG».



  • Aenean vestibulum lorem sit amet orci viverra, posuere mattis magna pulvinar. Nulla aliquam lacus lacus, non pulvinar libero eleifend vitae. Etiam ac est condimentum, cursus arcu vel, ultricies turpis. In quis enim quam. In hac habitasse platea dictumst. Vivamus sed mi sem. Vivamus at elementum tellus. Proin tristique dolor et lorem gravida, ac ullamcorper orci posuere. Nullam placerat magna tortor, eu euismod eros scelerisque et. Donec iaculis mauris id nunc tincidunt imperdiet. Proin a venenatis nunc. Nunc facilisis elementum nulla, id mollis nisi molestie in. Nam rutrum, tortor vel cursus volutpat, augue sapien semper magna, suscipit condimentum tortor turpis vel tortor.

    Vestibulum ante ipsum primis in faucibus orci luctus et ultrices posuere cubilia curae; Suspendisse nunc risus, feugiat ut metus a, dapibus vestibulum lorem. Vestibulum non eros eu leo porta aliquam. Class aptent taciti sociosqu ad litora torquent per conubia nostra, per inceptos himenaeos. Mauris sed enim ante. Etiam id dui est. Nulla cursus cursus suscipit. Morbi quis sem augue. Donec sed tincidunt massa. Integer iaculis libero lobortis convallis pharetra. Maecenas aliquam id ex a iaculis. Suspendisse commodo risus id sapien porttitor accumsan. Ut in consectetur diam, at ultricies velit. Nulla vestibulum sodales odio, nec euismod dui feugiat in. Mauris ligula ante, dignissim nec lobortis in, imperdiet at urna.

    Cras condimentum laoreet est

    Interdum et malesuada fames ac ante ipsum primis in faucibus.

    Aliquam lobortis ornare ultricies. Mauris lacinia malesuada tortor in facilisis. Cras non rhoncus metus. Nunc vel sapien consectetur, auctor sapien nec, pulvinar velit. Aliquam semper dolor quis magna tristique, nec maximus sapien ornare. Integer aliquet magna sem, ut porta magna vehicula a. Sed eget dapibus nulla. Proin pulvinar mauris non lobortis faucibus. Ut tempor ullamcorper quam eget accumsan. Praesent ultrices nunc eget elit maximus convallis. Pellentesque habitant morbi tristique senectus et netus et malesuada fames ac turpis egestas.

    Maecenas a dui neque. Pellentesque a nunc ut quam tempor lobortis. Quisque auctor odio nunc, et pellentesque massa dictum eu. Phasellus elementum magna non mauris pulvinar commodo eget ut mauris. Sed et quam rhoncus, facilisis lacus non, ultrices nunc. Vestibulum ac fringilla nulla, id ullamcorper est. Phasellus accumsan magna non suscipit tempus. Maecenas mollis libero quis leo sodales hendrerit. Nullam id lorem volutpat mi sollicitudin maximus eu a mi. Sed nec arcu est. Vivamus dignissim justo sed sapien tristique volutpat. Donec non condimentum neque. Sed non pulvinar ante.



  • «Siamo molto soddisfatti per questo risultato che rappresenta una riforma storica nei servizi di cura e assistenza. Integra, infatti, in modo organico interventi sanitari, sociosanitari e sociali nella logica dell’assistenza primaria a favore della popolazione anziana e in particolare di quella in stato di fragilità sociosanitaria». Così Giuseppe Milanese, presidente di Confcooperative Sanità, commenta l’approvazione da parte del Senato del Ddl Anziani, che dovrà passare ora all’esame della Camera.  

    «La sua piena attuazione darà una decisa boccata di ossigeno al nostro SSN in affanno a causa della congestione dei pronto soccorsi e delle tante ospedalizzazioni improprie che impegnano risorse professionali sempre più esigue e sotto pressione. Darà vita, inoltre, – aggiunge Milanese – a un sistema di riconoscimento del valore sussidiario del privato accreditato anche non profit, di cui è espressione principale e naturale la cooperazione sanitaria. Una riforma che finalmente centra la necessità di modernizzare e civilizzare le regole su autorizzazione e ac­creditamento degli erogatori impegnati nel continuum assistenziale sociosanitario. Soprattutto potrà essere assicurata a migliaia di anziani una qualità di vita migliore, grazie con un’assistenza qualificata a casa propria. Importante infine la previsione, a cui andrà data concreta attuazione nei decreti delegati, relativamente all’individuazione di percorsi formativi idonei allo svolgimento di attività professionali nell’ambito della cura e dell’assistenza alle persone anziane non autosufficienti nei diversi setting (domiciliare, residenziale e semiresidenziale)».  

    «Come Confcooperative Sanità – conclude Milanese – lavoreremo affinché sia finalmente riconosciuta ed implementa, a livello nazionale, la figura dell’Operatore Sociosanitario Specializzato, con importanti ricadute occupazionali e il superamento delle disuguaglianze territoriali».  


  • Workers buyout: possibile soluzione alla crisi

    I WBO producendo una serie di benefici sia per i lavoratori che per le istituzioni, potrebbero rivelarsi uno strumento vincente per affrontare la crisi e nel caso di passaggio generazionale.

    Il 3 e il 4 marzo si è tenuto a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, il 41° Congresso Nazionale di Legacoop. 

    La prima giornata si è aperta con i messaggi istituzionali di buon congresso da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della Premier Giorgia Meloni.

    A seguire l’intervento del presidente Legacoop Mauro Lusetti che dopo 9 anni ha lasciato il suo incarico, cedendo il posto a Simone Gamberini.

    Presenti all’evento anche Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative e di Alleanza delle cooperative, Giovanni Schiavone, presidente AGCI e co-presidente di Alleanza, don Luigi Ciotti, presidente dell’Associazione Libera. 

    Durante la tavola rotonda “Il PNRR nella sfida della sostenibilità”, si sono confrontati Giovanna Barni, presidente di CulTure Media; Alessandro Hinna, presidente di Consorzio Nazionale Servizi; Pierluigi Stefanini, presidente di Asvis; Irene Tinagli, presidente della commissione Affari economici al Parlamento europeo; Alberto Bagnai, vice presidente della commissione Finanze della Camera.

    All’evento sono intervenuti anche  il ministro per le Politiche Ue e il PNRR, Raffaele Fitto, il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e la ministra del Lavoro Elvira Calderone che ha definito la cooperazione come “il punto d’incontro tra esigenze delle imprese e delle persone ed è in grado di rispondere bene alle crisi”. L’innovazione, inclusione, le politiche di genere sono vostre peculiarità che abbraccio in pieno”, ha continuato, aggiungendo che il workers buyout “è uno strumento centrale: bisogna studiare insieme strategie che consentano al wbo di essere uno strumento difensivo in caso di crisi d’impresa e in parallelo nel caso di passaggio generazionale”.

     “Altro strumento che considero molto importante-  ha dichiarato– è la cooperazione sociale che consente alle persone svantaggiate di entrare nel mercato del lavoro: va rivitalizzato per la sua importanza”.

    Ma cosa sono i Workers buyout? 

    Con il termine Workers buyout si intendono tutte quelle cooperative nate per iniziativa dei dipendenti che rilevano l’azienda in crisi riuscendo in questo modo a mantenere  un’attività produttiva e il proprio posto di lavoro. 

    Negli ultimi anni segnati dalla pandemia e dalla crisi in Italia molte realtà industriali non riescono a sopportare i costi in continuo aumento , ad avere un buon cambio generazionale e sono così destinate alla chiusura.

    Quali sono i benefici dei workers buyout? 

    Il workers buyout produce una serie di benefici sia per i lavoratori, che per le istituzioni e il territorio. 

    Attraverso il workers buyout,  i lavoratori creano un’alternativa occupazionale

    Salvaguardano il know how acquisito nel tempo, che potrebbero disperdersi e rendersi irrecuperabili, poiché la scomparsa di un’azienda implica non solo la perdita  di posti di lavoro, ma anche la dispersione di conoscenze e competenze acquisite negli anni. 

     Permettono di attivare sviluppi aziendali sostenibili e promuovere un piano di sviluppo adeguato a quelle che sono le esigenze dell’impresa. 

    Molte volte, poi, vanno a tutelare una produzione tipica, che altrimenti andrebbe perduta, oppure assicurano in un’area geografica la permanenza di un’impresa che tradizionalmente appartiene a un certo territorio.

    In Italia le società cooperative esito di WBO attualmente attive impiegano oltre 4 mila dipendenti e generano un fatturato totale di circa 490 milioni di euro. 

    Trasformare un’impresa in una cooperativa attraverso il WBO è un percorso importante, da non sottovalutare. Il modello cooperativo, coniugando innovazione e lavoro con etica, solidarietà e sostenibilità si è rivelato molto efficace nel salvaguardare e costruire molti posti di lavoro, mantenendo stabile il tasso occupazionale e di essere una valida alternativa al modello capitalistico.



  • In occasione dell’anniversario della legge n. 109/96 per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie, Libera ha censito le esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati. Sono 991 soggetti diversi impegnati nella gestione di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, ottenuti in concessione dagli Enti locali, in ben 18 regioni, in 359 comuni. Più della metà delle realtà sociali è costituita da associazioni di diversa tipologia (525) mentre le cooperative sociali sono 217 (con 5 cooperative dei lavoratori delle aziende confiscate e 26 consorzi di cooperative). Tra gli altri soggetti gestori del terzo settore, ci sono 13 associazioni sportive dilettantistiche, 30 enti pubblici (tra cui aziende sanitarie, enti parco e consorzi di Comuni che offrono dei servizi di welfare sussidiario dati in gestione a soggetti del terzo settore), 40 associazioni temporanee di scopo o reti di associazioni, 59 realtà del mondo religioso (diocesi, parrocchie e Caritas), 31 fondazioni private e di comunità, 17 gruppi dello scautismo e infine 30 istituti scolastici di diverso ordine e grado. La regione con il maggior numero di realtà sociali che gestiscono beni confiscati alle mafie è la Sicilia con 267 soggetti gestori, segue la Campania 162, la Calabria con 148, la Lombardia con 141.

    Nella ricerca Libera ha ricostruito la tipologia di immobili gestiti dai soggetti gestori; in molti casi la singola esperienza di riutilizzo comprende più beni confiscati, anche di tipologia catastale diversa. Il 40% riguarda appartamenti, abitazioni indipendenti, immobili; il 18% ville, fabbricati su più livelli e di varia tipologia catastale, palazzine; il 19% terreni agricoli, edificabili e di altra tipologia (anche con pertinenze immobiliari); il 10% locali commerciali o industriali, capannoni, magazzini, locali di deposito, negozio, bottega, uffici. Inoltre il 57% dei soggetti gestori svolgono attività che sono direttamente legate a servizi di welfare per la comunità; il 27% si occupano di promozione del sapere, del turismo sostenibile e della cultura e il 10% sono nel mondo dell’agricoltura. Ottantotto soggetti gestori hanno scelto di intitolare la loro esperienza a una vittima innocente delle mafie.

    Dopo 27 anni dalla legge 109 – commenta Tatiana Giannone, responsabile nazionale Beni Confiscati di Liberasono 991 soggetti dell’associazionismo, realtà del mondo religioso, gruppi dello scautismo e della cooperazione che, ogni giorno, danno una nuova vita ai beni confiscati, rendendoli sempre di più luoghi comuni. Una rivoluzione silenziosa, che accompagna i desideri e i bisogni delle nostre comunità, che alimenta l’energia di un presente sostenibile e inclusivo. Producono un’economia sana e pulita, che non guarda al profitto ma allo sviluppo della persona e delle sue abilità, un’economia sostenibile e con la mano tesa verso l’ambiente. Nei prossimi mesi continueremo la nostra attività di monitoraggio per arrivare a una grande assemblea nazionale, con tutti i soggetti che lavorano sui beni confiscati alle mafie e ai corrotti. Forte il nostro impegno anche per non far spegnere il dibattito politico e legislativo su questi temi: non siamo disposti ad accettare attacchi alla normativa sulle misure di prevenzione e sul riutilizzo, che riteniamo uno degli strumenti più importanti per il contrasto alle mafie e alla corruzione. Servono, invece, strumenti sempre più precisi e sistematizzati per gestire il grande numero di beni immobili e di aziende confiscate, per poter trasformare questo patrimonio in vera opportunità per il Paese.”

    Sin dal 2013 Libera si è assunta la responsabilità di costruire una mappatura di queste pratiche di riutilizzo gestite dal Terzo Settore. Da questa esigenza Libera lancia una nuova campagna per contare e raccontare il valore e i valori di questo mondo variegato e articolato, che attraversa l’Italia dal nord al sud. Dopo solo un mese dall’avvio del monitoraggio 95 soggetti gestori hanno risposto al questionario proposto, consentendo così un’analisi più approfondita dei dati. In totale, questi 95 soggetti sociali gestiscono oltre 160 unità immobiliari complesse (e diverse centinaia di particelle catastali) confiscate, ubicate in 15 regioni diverse e in oltre 50 comuni. Hanno sviluppato un capitale sociale di 481 persone impiegate, 618 volontari coinvolti e oltre 900 beneficiari (19,5% giovani, 16% cittadinanza, 10% disabili psico-fisici, 9% migranti). I soggetti hanno risposto anche sulle principali criticità riscontrate nella gestione del bene: al primo posto il degrado e/o abbandono delle strutture (28,24%), seguono le difficoltà economiche (28,24%), le difficoltà burocratiche (20,61%), i furti e/o spoliazioni 9,16%, e danneggiamenti ritorsivi 7,63%. In occasione dell’anniversario Libera ha elaborato i dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (al 25 febbraio 2022) dove sono 19.790 i beni immobili (particelle catastali) confiscati e destinati ai sensi del Codice antimafia mentre sono in totale 24.529 gli immobili ancora in gestione ed in attesa di essere destinati. Sono invece 1.761 le aziende confiscate e destinate mentre sono 3.366 quelle ancora in gestione.



  • Anna Manca, vice presidente di Confcooperative, presidente della Commissione Dirigenti Cooperatrici, intervistata dal GR di Confcooperative in occasione della giornata Internazionale dei diritti delle Donne, ha voluto mettere in evidenza alcuni aspetti legati alle diseguaglianze, condivise spesso tra donne e giovani, oltre che la condizione di molte donne in Paesi dove libertà e parità di genere sono lontani da una concreta realizzazione.

    “In questo otto marzo abbiamo voluto insieme ai giovani lanciare un messaggio che sia appunto all’insegna della condivisione della responsabilità contro le disuguaglianze, perché è una responsabilità che abbiamo ciascuno di noi in prima persona nei nostri gesti individuali, ma è anche una responsabilità che ci prendiamo appunto come confederazione, in particolare come donne, come giovani. Contro le disuguaglianze di ogni genere, sempre in una visione di bene comune. Non vogliamo pensare che l’impegno contro le disuguaglianze di genere si concentri solo sull’otto marzo. Ogni giorno dobbiamo essere e siamo impegnate e impegnati contro tutte le disuguaglianze.”

    “Perché partiamo dal presupposto che le differenze sono sempre ricchezza. – continua Manca – Ce lo insegna la la natura. Le disuguaglianze, invece, rappresentano sempre un impoverimento. Ci impegniamo per avere più occupazione, per avere la valorizzazione delle donne. e quindi consentire loro percorsi di carriera, impegno politico, andando a rimuovere quegli ostacoli, in primis la presenza e la diffusione di infrastrutture sociali per poter davvero mettersi al servizio del Paese con tutte le loro competenze e tutta la loro ricchezza. Non possiamo oggi non pensare alle donne che vivono in quei paesi dove è loro precluso ogni diritto fondamentale la scuola, la proprietà, la libertà di vestirsi come vogliono o di guidare un mezzo, di essere proprietaria di un terreno. la tempistica è fondamentale per il rispetto di regole.”



  • Gaetano Mancini, presidente di Confcooperative Sicilia e vicepresidente nazionale, intervistato dal GR di Confcooperative, evidenzia alcuni aspetti da implementare per migliorare la fruizione dei beni confiscati: “In prima battuta l’importanza della rete, perché le cooperative che gestiscono beni devono essere nelle condizioni di accedere al mercato. E in questo senso, l’impegno dell’organizzazione a mettere dentro un programma che li accompagni in questa direzione. Il secondo tema che è uscito in maniera importante è quello delle esigenza e della capacità, diciamo di queste imprese, di essere ben inseriti nella comunità.”

    “Questo è un dato molto importante – evidenzia Mancini – perché la comunità deve essere soggetto attivo e il bene confiscato non deve essere una struttura chiusa a se stante, ma deve essere ben compenetrato nel territorio. La terza questione è l’esigenze di una governance adeguata sia a livello locale che nazionale, fra pubblico e privato, per far sì che questa tematica della la gestione dei beni confiscati abbia un’effettiva e concreta attuazione, nella direzione dell’efficienza. Perché è chiaro che è facile dire che dove c’erano imprese gestite dalla Mafia, che magari facevano tanti occupati, quando entra lo Stato, quella impresa va male, significa dare un messaggio molto negativo in quel senso.

    Su questo c’è un impegno molto deciso di Confcooperative, invece, a dare segnali positivi e a far sì che i beni confiscati possono essere davvero patrimonio delle comunità del territorio.”



  • “La tempistica è fondamentale per il rispetto di regole e risultati del PNRR, oltretutto in un contesto economico mutevole, contraddistinto da particolare incertezza dello scenario legato ai prezzi e ai tassi di interesse. Bene il DL che attua nella governance la delega politica al Ministro di PNRR e fondi della coesione, importante razionalizza e rendere complementari le risorse. Ci auguriamo che la nuova Cabina di Regia sappia valorizzare il lavoro di ascolto e collaborazione che è emerso dai lavori del tavolo partenariale, banco di prova potrà essere la discussione del riesame del piano Bilancio del Senato sulla conversione in legge del decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e del Piano nazionale degli investimenti complementari al PNRR (PNC), nonché per l’attuazione delle politiche di coesione e della politica agricola comune.

    Energia e appalti sono stati i temi principali dell’intervento.

    Sui temi energetici, in particolare, l’Alleanza ha ribadito che occorre anzitutto semplificare le procedure di autorizzazione dell’ente pubblico alla partecipazione in comunità di energia rinnovabile in forma societaria. Le norme attuali stanno seriamente rallentando la costituzione e animazione delle comunità energetiche in forma societaria, nonostante gli enti pubblici siano chiamati da altre disposizioni dell’ordinamento a promuovere ed animare le comunità di energia rinnovabile, essendo assegnato a tale tipologia di produzione e consumo di energia un ruolo strategico nella transizione ecologica e nella responsabilizzazione della cittadinanza, oltre che una funzione decisiva nell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

    Quanto alle comunità di energia rinnovabile in forma cooperativa occorre prevedere una specifica disposizione dedicata al calcolo della prevalenza mutualistica. 

    Sugli appalti l’Alleanza ha chiesto di sbloccare urgentemente il concreto trasferimento delle risorse previste a sostegno del settore dei lavori pubblici e quelle in aiuto del settore delle costruzioni.

    Tali misure sono indispensabili per permettere al settore dei lavori pubblici di non fermarsi: senza i sostegni assicurati dai meccanismi compensativi e revisionali in parola, infatti, le imprese non sarebbero in grado di far fronte all’aumento senza precedenti dei costi dei materiali di costruzione.



  • “Dal comandante al mozzo sono tante le figure professionali che le imprese ittiche faticano a trovare. Mancano anche giovani imprenditori disposti ad investire nella filiera ittica. Colpa di un ricambio generazionale difficile da attuare. Per questo è indispensabile che la proposta di legge Carloni venga estesa anche al settore ittico. Solo così potremo garantire un futuro al comparto, creare nuove opportunità di lavoro e tutelare le produzioni ittiche nazionali di fronte ad un import sempre più presente sui nostri mercati”. Così l’Alleanza delle Cooperative pesca e acquacoltura sul pdl presentato dal presidente della commissione Agricoltura Mirco Carloni che mira a sostenere gli under 40 nell’intraprendere l’attività agricola.

    “Nell’ultimo decennio il settore – prosegue l’Alleanza- ha visto fuoriuscire il 16% dei lavoratori, passando da circa 30mila imbarcati ai poco meno di 24 mila, di cui circa 19.000 a tempo pieno, facendo registrare il 16% in meno”. Per la cooperazione è importante favorire in tutti i modi, a partire dalla formazione scolastica, il coinvolgimento dei giovani nella pesca e nell’acquacoltura facendo leva sull’enorme potenzialità dell’economia blu. “L’Italia si colloca al terzo posto per valore aggiunto tra i Paesi europei, con il 13,5%. La filiera ittica con le sue 33.601 imprese rappresenta il 15% dell’economia del mare. I giovani occupati nella filiera ittica sono 3.253 e rappresentano il 9,7% delle filiere dell’economia blu”, conclude l’Alleanza.