• lavoro licenziamenti

    Contratti pubblici, da riforma nuovo rapporto di fiducia tra Stato e imprese

    L’Alleanza delle Cooperative auspica l’utilizzo del criterio del prezzo fisso negli appalti pubblici per garantire la qualità dei servizi e il rispetto dei diritti dei lavoratori.

    Certezze delle regole, condizioni che tengano conto del reale andamento del mercato, professionalizzazione di imprese e lavoratori e qualificazione delle stazioni appaltanti. Sono i temi che riassumono le proposte che l’Alleanza delle Cooperative ha presentato oggi alla Camera nel corso di un’audizione sul disegno di legge delega su contratti pubblici.

    La razionalizzazione del sistema produttivo generato dalla crisi e l’instabilità del quadro economico derivante dalla pandemia e dall’attuale crisi internazionale – hanno sottolineato i rappresentanti delle tre principali centrali cooperative  – devono imporre una nuova stagione di rapporti tra lo Stato e le imprese, funzionali al raggiungimento di quegli obiettivi comuni di modernizzazione sostenibile delle infrastrutture (tradizionali, innovative e sociali) che costituiscono il presupposto della crescita economica“.

    Appalti: no al criterio del prezzo più basso

    Per l’Alleanza il lavoro svolto dal Senato sul testo del disegno di legge delega presentato dal Governo rappresenta un significativo passo avanti in e tuttavia può essere ancora migliorato facendo alcune modifiche. In particolare l’Alleanza ritiene indispensabile garantire la prevalenza dell’aspetto tecnico rispetto a quello economico per i servizi sociali e quelli ad alta intensità di mano d’opera confermando un punteggio non inferiore al 70 per cento da attribuire alla qualità vietando esplicitamente che si valuti l’offerta di elementi aggiuntivi della prestazione con l’attribuzione di un punteggio.

    Si ritiene, inoltre, che si potrebbe valutare la possibilità di utilizzo del criterio del prezzo fisso quale sistema per aumentare la qualità degli appalti nel rispetto delle differenti realtà territoriali.  

    Per favorire la massima partecipazione, la parità di trattamento e la semplificazione della disciplina applicabile valorizzando gli strumenti di aggregazione delle imprese, compresi quelli tipici del movimento cooperativo (consorzi di cooperative), in linea con le direttive UE e con la recente legislazione italiana in materia di appalti.

    Il ricorso al criterio del prezzo più basso infatti potrebbe provocare per alcune tipologie di servizi, in settori particolarmente sensibili, il rischio che l’eccessivo abbattimento dei costi si traduca in affidamenti incapaci di garantire non soltanto un accettabile livello qualitativo delle prestazioni, ma anche il rispetto dei diritti dei lavoratori impiegati dall’appaltatore.


  • Def: il decalogo dell’Alleanza delle Cooperative per superare la crisi energetica

    Le proposte dell’Alleanza delle Cooperative italiane in audizione alla Commissione Bilancio della Camera dove è in corso l’esame del Def. 

    Un decalogo per affrontare la crisi energetica puntando su misure che permettano al nostro Paese di affrancarsi dalla dipendenza promuovendo forme di produzione improntate al mutualismo e alla collaborazione tra produttori e utenti. E ancora Pnrr, fisco, lavoro, contratti pubblici e semplificazione.

    Sono i temi su cui l’Alleanza delle Cooperative ha presentato oggi le sue proposte nel corso dell’audizione alla Commissione Bilancio della Camera in cui è in corso l’esame del Def. 

    Le proposte dell’Alleanza delle Cooperative alla Camera

    Tra le cooperative la fiducia generale rispetto alle prospettive dell’economia italiana per il primo semestre 2022 è in forte caduta. Maggiore incertezza e stazionarietà dei nuovi ordinativi, un aumento della dinamica inflattiva, previsioni di aumento di fatturato e occupazione notevolmente ridotte, ma pur sempre in territorio ancora positivo, sono il sentiment più diffuso tra i cooperatori. 

    Energia “Sul fronte energetico – ha chiesto l’Alleanza – occorre intervenire subito con risposte rapide e coordinate, oltre che a livello emergenziale e di breve periodo, anche con azioni di carattere strutturale di medio-lungo periodo. 

    Tra le 10 proposte del manifesto sull’energia c’è quella di rivedere il carico fiscale sulle bollette, dare urgente attuazione alla disciplina in materia di comunità di energia rinnovabile e di comunità energetiche e promuovere e sostenere forme mutualistiche senza scopo di lucro di acquisto collettivo di beni e servizi energetici in forma cooperativa in particolare a beneficio delle famiglie e delle Pmi maggiormente in difficoltà.  

    Pnrr Sul Pnrr l’Alleanza ha auspicato un “coinvolgimento maggiore e sussidiario del privato e del privato sociale”, come le stesse cooperative, nella convinzione che i partenariati ex ante spingano la domanda, aumentino la probabilità di raggiungere nel tempo giusto i risultati. 

    Fisco  La riforma fiscale è imprescindibile per accompagnare il Paese e le imprese alla ripresa e per rimuovere le sacche di irrazionalità accumulatesi nel sistema. Cominciando dall’eliminazione dello stato di confusione e incertezza generale in cui versa l’ordinamento tributario. “Proponiamo – ha aggiunto l’Alleanza – l’introduzione di un incentivo per le sole persone fisiche – nonché per gli investitori istituzionali dell’economia sociale, quali fondi mutualistici, fondi per la promozione di imprese sociali, ecc. – che investono nel capitale e/o patrimonio di società che hanno un divieto di lucro legale o statutario.

    Lavoro Sul lavoro in contesto economico fortemente segnato da indicatori inflattivi estremamente alti e preoccupanti, rilanciamo con forza l’urgente necessità per un intervento strutturale di riduzione del costo del lavoro. 

    Lavori pubblici Tra le proposte sui lavori pubblici vi è quella in particolare che punta a confermare le velocizzazioni a monte della gara e una qualificazione e razionalizzazione delle stazioni appaltanti. 

    Semplificazione “Apprezziamo – ha sottolineato l’Alleanza – le iniziative avviate dal Governo e all’esame del Parlamento che perseguono tentativi di sburocratizzazione dell’attività d’impresa e di razionalizzazione e coordinamento dei controlli amministrativi. Auspichiamo un maggior collegamento con le politiche di semplificazione, riassetto e codificazione già in atto. Le questioni del rapporto tra libertà d’impresa e burocrazia non possono essere ridotte alla mera soppressione di oneri, balzelli o procedure. 


  • periti agrari calabresi

    Fruit Logistica 2022, Minisci: formazione ed innovazione per rilanciare il settore ortofrutticolo calabrese

    Il presidente della Federazione Calabrese dei Periti Agronomi, Angelo Minisci, commenta i trend emersi nell’ultima edizione della Fruit Logistica di Berlino.

    Prima la Pandemia, ora la guerra in Ucraina con tutte le conseguenze che ben conosciamo, ma il settore ortofrutticolo e quello agroalimentare non si fermano, come dimostra il Fruit Logistica di Berlino terminato da qualche ora. 

    La tre giorni berlinese, tornata dopo lo stop per il COVID19, ci ha permesso, come sempre accade, un confronto con le realtà del Nord Europa, con i buyer e con gli operatori di settore per comprendere quali sono i trend del mercato e quali le opportunità di crescita e sviluppo anche per le aziende calabresi.

    I trend del mercato ortofrutticolo

    Le tendenze da cavalcare in questo momento delicato a livello globale per le nostre produzioni sono: l’innovazione di prodotto e nella logistica e la capacità di essere sostenibili e unici.

    La Regione Calabria era presente con uno spazio significativo all’interno del padiglione Piazza Italia, scelta che ha permesso alle organizzazioni di Produttori e Consorzi di tutela, tra i quali quello delle Clementine di Calabria IGP e quello della  Patata della Sila IGP, di essere visibili in un palcoscenico mondiale, dove è stato possibile incontrare e confrontarsi con tantissimi operatori di settore.

    Vogliamo ringraziare come Periti Agrari l’Assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo, il Dirigente Generale Giacomo Giovinazzo e il dirigente del settore 6 OCM Domenico Ferrara per aver supportato le aziende presenti in fiera e per essere stati partecipi e attivi durante l’evento rappresentando al meglio il settore ortofrutticolo calabrese. Da sottolineare anche la scelta strategica di presentare la Calabria con tre chiare direttrici di sviluppo:

    • La prima ha riguardato l’attenzione per i prodotti Club presenti in regione (es. Kiwi Jingold  e la Clementina Tango), per dimostrare come le  aziende più strutturate in Calabria possano essere direttamente licenziatarie di marchi di prodotto e lavorare al pari di altre aziende italiane ed europee.
    • Il secondo tema proposto è stato incentrato su come tutelare e valorizzare le produzioni IGP calabresi, con un momento che ha portato un contatto diretto con la GDO e con tanti direttori e responsabili acquisti di supermercati e catene di settore.
    • La terza occasione di approfondimento ha avuto come focus principale l’innovazione di prodotto, in particolare il confezionamento per l’ortofrutta con la case history di un’azienda familiare operante in Alto Adige, ma con radici calabresi, che è tra i leader mondiali nella selezione di qualità del legno, oltre che nelle soluzioni per lo smistamento e il confezionamento dei prodotti ortofrutticoli. L’ennesima dimostrazione che spesso innovare il prodotto significa guardare alla sostenibilità, al territorio e a come lavorare con esso per migliorare le proprie performance e la propria percezione nel mercato.

    Tre temi da mettere al centro dell’agenda politica ed economica per sostenere la crescita del settore della nostra Regione, meglio se con una stretta sinergia tra imprese e pubblico, con il coinvolgimento di enti, associazioni ed università che possano supportare l’innovazione con idee, prodotti e ricerca.

    Le parole del presidente della FCPA Angelo Minisci

    “Passeggiando tra i padiglioni del Fruit Logistica sono stato colpito da due elementi che mi sono apparsi molto chiari – sottolinea Angelo Minisci, Presidente della FCPA Calabria -. Per prima cosa ho constatato come i paesi del Nord Europa si stiano organizzando in tema produzione ortive ad alto reddito attraverso l’implementazione di serre con colture fuori suolo, puntando soprattutto su soluzioni altamente innovative a basso impatto energetico e altamente sostenibili sia per il consumo di acqua che di materie organiche. Lo fanno grazie anche a nuove soluzioni sulla nutrizione delle piante, l’uso di droni per rilevare lo stato di salute delle coltivazioni e sulla difesa naturale tramite i lanci di insetti predatori, il tutto guardando anche al tema dei costi.

    Oltre a questo, praticamente ovunque ho visto robot e macchine con bracci antropomorfi capaci di ottimizzare la preparazione delle merci per la spedizione e il mercato; robot precisi e veloci nel confezionamento, bracci potenti per la movimentazione. Insomma, l’automazione e la digitalizzazione della filiera è un salto di qualità da fare e affrontare con un confronto aperto tra parte politica, imprese e università, perché sarà sempre più determinante per la nostra competitività e per tutelare la qualità delle nostre produzioni, non solo ortofrutticole. Idee su cui concorda anche il dott. Agronomo Michele Santaniello, presidente dell’ODAF di Cosenza, con cui si è creata una bella sinergia e attivata una costruttiva collaborazione.

    Da queste innovazioni di processo e di prodotto si evince in maniera chiara quanto sia necessario investire in formazione da spendere poi nell’intero comparto agricolo calabrese. Sono sempre più sicuro e certo che ogni azienda agricola che abbia intenzione di affrontare il mercato e competere oggi ha bisogno di un perito agrario e di un agronomo altamente formato. Questa è la sfida che la nostra regione deve porsi e che non può permettersi di perdere.


  • istat lavoro

    Ddl Concorrenza, Alleanza delle Cooperative: “A rischio le regole del mercato portuale”.

    L’organizzazione di rappresentanza delle cooperative esprime preoccupazione per gli emendamenti al Ddl Concorrenza.

    Proposte decontestualizzate che rischiano di compromettere l’impostazione e l’attuale assetto normativo che regola le attività nei porti italiani”.  Il commento dell’Alleanza delle Cooperative Italiane Servizi (Agci Servizi, Confcooperative Lavoro e Servizi, Legacoop Produzione e Servizi) a seguito delle proposte emendative al Ddl Concorrenza presentate da alcune forze politiche in 10ª Commissione (Industria, commercio, Turismo) del Senato che vanno a modificare le normative relative al lavoro e le concessioni nei porti.

    In primo luogo, preoccupa la soppressione del divieto di interscambio di manodopera tra aree demaniali assentite in concessione, divieto che è presente nella proposta di legge avanzata dal governo. “Non siamo assolutamente d’accordo che venga abolito il divieto di interscambio di manodopera tra concessioni in capo ad uno stesso soggetto concessionario, all’interno dello stesso sistema portuale, perché in questo modo si scardinano i principi di concorrenza e flessibilità su cui si fonda il mercato regolato del lavoro portuale”.

    Forte preoccupazione anche per la cancellazione – seppur parziale – del divieto di autoproduzione delle operazioni portuali blindato del Dl rilancio. “Siamo fortemente contrari all’emendamento finalizzato a cancellare, sebbene solo in parte, il divieto di autoproduzione delle operazioni portuali perché verrebbe minato l’equilibrio occupazionale dei porti”.

    Contrarietà anche alla assegnazione delle competenze sul governo della portualità ad Art, Anac e Agcom in quanto “sottraendole al Ministero dei Trasporti e della Mobilità Sostenibili, si andrebbe a complicare e burocratizzare di fatto la gestione del sistema portuale.

    Queste le proposte che sollevano forte preoccupazione e sulle quali le Associazioni dell’Alleanza delle Cooperative Italiane Servizi esprimono totale contrarietà, chiedendone l’immediato ritiro.

    “Le proposte vanno ad impattare negativamente il sistema portuale, facendo venir meno i principi di concorrenza e minando l’assetto regolatorio e l’occupazione del mercato portuale. Chiediamo fermamente che questi emendamenti non vengano approvati, a tutela e nell’interesse dell’intero sistema della portualità italiana”.


  • Fruitlogistica, le difficoltà dell’ortofrutta: tra aumento dei costi di produzione e crisi Ucraina

    L’impennata dei costi produttivi e i cambiamenti nella commercializzazione delle mele, generati dalla guerra in Ucraina, stanno mettendo in difficoltà il settore ortofrutticolo.

    Dopo due anni di pandemia, il comparto ortofrutticolo italiano ed europeo è alle prese con uno scenario alquanto preoccupante: all’aumento dei costi di produzione e alle difficoltà crescenti nel riuscire a trovare imballaggi di cartone e di vetro, si aggiungono ora le conseguenze del conflitto in Ucraina.

    Il caro dei costi produttivi

    L’aumento dei costi lungo tutta la filiera è ad oggi stimato al 20%: gli incrementi riguardano sia la fase agricola che quella di lavorazione, trasformazione e commercializzazione. Sono aumentati i prezzi dei fertilizzanti, delle sementi, dei prodotti fitosanitari, degli imballaggi di cartone/plastica, e ancora quelli di logistica, trasporti, certificazioni e servizi. Questo lo scenario del comparto tracciato dal coordinatore Ortofrutticolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari Davide Vernocchi a margine dell’inaugurazione oggi a Berlino della Fruitlogistica, la fiera internazionale più importante del settore.

    L’impatto della guerra in Ucraina

    A una situazione già difficile si vanno ora ad aggiungere i problemi connessi all’instabilità del rublo e alla chiusura dei mercati dell’Est Europa. In Russia, come è noto, la UE non esporta più nulla dal 2014, anno dell’embargo e le esportazioni ortofrutticole europee dirette in Ucraina e Bielorussia hanno volumi contenuti.

    La Bielorussia, tuttavia, importa mele polacche che vengono poi immesse nel mercato russo (sono state 230.000 ton nel 2019 e 130.000 nel 2020). Anche le mele provenienti dalla Moldavia (circa 200.000 ton.) e dalla Serbia (circa 120.000 ton.) venivano regolarmente esportate in Russia. “Con lo scoppio del conflitto – spiega Vernocchi – tutti questi quantitativi di mele polacche, moldave e serbe stanno cercando spazio in Europa. Ciò che preoccupa quindi è l’impatto dei nuovi flussi commerciali che si determineranno a livello mondiale, con rischi di eccessi di offerta per le principali produzioni e di un abbassamento drammatico dei prezzi”.  

    Tra i prodotti ortofrutticoli che si stanno riversando sul mercato europeo ci sono anche le pere, che già avevano subito quest’anno in Italia un drastico calo del raccolto del 60% e che ora sono interessate da una riduzione di 20-25 cent/chilo delle quotazioni. Anche le mele sono alle prese con difficoltà crescenti, legate sia all’abbassamento dei prezzi per il prodotto standard sia al mantenimento degli attuali canali di esportazione, ad esempio per le spedizioni del prodotto in Egitto, mercato che per le politiche monetarie del paese è praticamente chiuso dalla scorsa settimana per il sostanziale blocco del rilascio di lettere di credito dalla Banca centrale.

    Le richieste dell’Alleanza delle Cooperative

    Secondo il Coordinatore Vernocchi sono necessarie da un lato “misure per ridurre i costi della logistica, dall’altro il ripristino di misure di ritiro straordinario per la distribuzione agli indigenti di prodotti destinati sia al consumo fresco che alla trasformazione industriale, dando priorità alle mele”.

    Le difficoltà attuali riscontrate dalle imprese nel trovare nuovi sbocci commerciali alle loro produzioni rende inoltre sempre più impellente “riuscire a superare i problemi che rallentano fortemente  l’apertura di nuovi mercati extra UE, che purtroppo resta vincolata all’approvazione o revisione di protocolli fitosanitari  che risentono di tempi di negoziato ancor più inaccettabili nel nuovo contesto”. 

    Vernocchi auspica infine “un intervento specifico da parte della Commissione, sia per definire deroghe transitorie che consentano alle OP una maggiore flessibilità di gestione dei programmi operativi per riadattare i loro piani con interventi coerenti e congrui per fronteggiare la crisi, sia per rendere pienamente attuabile la distribuzione gratuita di ortofrutta trasformata alle Organizzazioni caritative, anche attraverso un loro coordinamento europeo”.


  • innovazione cooperative

    Alleanza delle Cooperative: “Sviluppiamo una cultura digitale cooperativa”

    L’Alleanza delle Cooperative, in audizione alla commissione Lavoro della Camera, chiede lo sviluppo di una cultura digitale all’insegna dei valori del mutualismo e della trasparenza.

    Sviluppare una cultura digitale cooperativa, valorizzare la contrattazione collettiva tra le organizzazioni più rappresentative anche per i platform workers, no ad automatismi per qualificare i rapporti di lavoro, trasferire i principi mutualistici nelle professioni e nelle piattaforme digitali.

    La questione dell’inquadramento dei riders

    Questi, in sintesi, i temi principali dell’audizione dell’Alleanza delle Cooperative in audizione in commissione Lavoro della Camera che sta esaminando la proposta di direttiva Ue sul miglioramento nelle condizioni di lavoro attraverso le piattaforme digitali. 

    Come Alleanza delle Cooperative abbiamo sempre sostenuto il nostro convincimento e impegno per l’affermazione del lavoro dignitoso, ritenendo tuttavia in via prioritaria che tale obiettivo possa essere perseguito in modo più efficace attraverso un corretto esercizio della contrattazione collettiva tra le organizzazioni più rappresentative. Anche sulle professioni qualificabili tra i platform workers, in questi ultimi anni abbiamo dato dimostrazione di disciplinarne e regolamentarne alcuni aspetti nell’ambito di CCNL da noi sottoscritti: il caso più noto è quello dei rider, inclusi all’interno del contratto collettivo nazionale del comparto merci e logistica già dal 2017”. 

    A tal proposito l’Alleanza chiede che venga garantita agli operatori economici la possibilità di utilizzare, purché correttamente e senza abusi, la tipologia contrattuale che meglio si adatta alla situazione e alla prestazione senza meccanismi automatici di presunzione al ricorrere dei quali un rapporto sarebbe definito subordinato a tempo indeterminato. L’assenza di una presunzione dovrebbe essere valutata come un elemento di libertà e vantaggio per gli stessi lavoratori in piattaforma ad operare, senza schemi precostituiti, in qualità di autonomi. 

    Una cultura digitale all’insegna dei valori cooperativi

    Sempre riguardo il rapporto di lavoro la vera centralità della questione affrontata nella direttiva risiede in due differenti aspetti: la gestione dei dati e la equa redistribuzione della ricchezza da essi prodotta. 

    Ed è proprio in questo contesto economico e sociale – aggiunge l’Alleanza – che sosteniamo la necessità di sviluppare una cultura digitale cooperativa, valorizzando la specificità cooperativa nell’universo e nella nuova economia digitale, strutturando percorsi e servizi non come una mera traslazione e applicazione dei criteri e delle dinamiche dell’economia e della società digitale al mondo cooperativo, ma come processo autonomo e differenziante del mondo cooperativo al digitale fondato sui valori di mutualismo, democrazia economica, trasparenza, collaborazione e condivisione“.  


  • mercuri fedagri

    La revisione del sistema delle Indicazioni Geografiche rappresenta una preziosa occasione per rafforzare il primato che l’Italia ha maturato nel corso degli anni nel settore delle produzioni di qualità e costituisce una priorità per il la cooperazione agroalimentare, che detiene leadership importanti in tema di denominazioni in molti comparti, dal vino al latte all’ortofrutta.

    Pur condividendo gli obiettivi di fondo dichiarati dalla Commissione Europea nella sua proposta di modifica, esprimiamo tuttavia alcune perplessità sugli strumenti individuati, a partire dal maggiore coinvolgimento previsto in capo all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) nella gestione dei dossier. Se non adeguatamente regolamentato e circoscritto, si potrebbe rischiare una deriva verso un mero sistema di tutela proprietà intellettuale dei marchi piuttosto che della valorizzazione del legame dei prodotti a denominazione con i territori.

    Le criticità del nuovo regolamento europeo sulle IG

    Così il presidente di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri commenta la proposta di Regolamento presentata dalla Commissione Europea sulle IG (Indicazioni geografiche) dei prodotti agricoli, inclusi vini e bevande alcoliche.

    La rilevanza strategica del sistema di qualità europeo – ha proseguito Mercuri – deve continuare ad essere un obiettivo politico della Commissione Europea e quindi gestito non con un semplice approccio tecnico, ma contemplando quel sistema di valori, tradizioni, qualità che hanno contraddistinto i prodotti IG in Europa e nel mondo”.

    Un altro elemento che per Alleanza Cooperative Agroalimentari appare poco chiaro è quello della sostenibilità. “È condivisibile – spiega il presidente Mercuri – l’esigenza di assicurare standard sempre più ambiziosi in termini di sostenibilità economica, ambientale e sociale delle produzioni dell’UE, ma il sistema delle IG ha bisogno di flessibilità per potersi adeguare all’evoluzione del contesto produttivo e dei mercati. Ingessare ancora di più i disciplinari con specifici criteri sulla sostenibilità ancora non noti, sembra andare nella direzione opposta. Questo è un aspetto estremamente delicato che necessita un approfondimento, così come la proposta di introdurre una duplice categoria di consorzi in base alla loro rappresentanza, già paventata in Italia”.

    L’aggiornamento della regolamentazione in materia di prodotti di qualità deve inoltre, più in generale, “ambire a rafforzare il ruolo degli organismi di tutela senza tradirne tuttavia la loro primaria funzione, che è la promozione e valorizzazione dei territori dell’Unione europea”.

    Mercuri: confidiamo nelle modifiche in Parlamento e Consiglio europeo

    L‘Alleanza Cooperative Agroalimentari apprezza comunque il lavoro svolto fin qui dalle istituzioni europee ed è fiduciosa sul miglioramento delle proposte presentate. Mercuri, infatti, ritiene “positiva la volontà della Commissione Europea di rafforzare la lotta contro le evocazioni, una esigenza assoluta come dimostrato dalla vicenda Prosek”, così come auspica un “miglioramento della proposta durante l’iter legislativo: confidiamo in tal senso nel lavoro del relatore al Parlamento Europeo Paolo De Castro e in quello del ministro Patuanelli in seno al Consiglio, all’interno del quale c’è già stata nelle scorse settimane una presa di posizione esplicita a difesa dell’attuale sistema da parte di un largo fronte di Paesi”.


  • cooperative vino

    Vino: extra costi da 1 miliardo per il caro dell’energia e delle materie prime

    Un’indagine del Censis ha stimato in 1 miliardo il costo che dovrà pagare il settore vitivinicolo per l’aumento del prezzo dell’energia e delle materie prime.

    Extracosti da oltre 1,1 miliardi di euro a causa dell’incremento dei costi dell’energia e delle materie prime: è questo il conto salato che sta per abbattersi sulla filiera vitivinicola italiana. Una vera tempesta dei prezzi che intaccherà la redditività delle imprese e rischia di comprometterne anche la capacità competitiva sui mercati internazionali. 

    È quanto emerge dallo studio Censis- Alleanza Cooperative Agroalimentari Vino, La febbre dei costi presentato oggi in conferenza stampa a Roma. 

    Il fatturato 2021 della filiera è pari a 13,6 miliardi di euro. Applicando a questo dato la quota del 78,4% dei consumi intermedi necessari alla produzione, si determina il valore dei consumi intermedi della filiera in 10,7 miliardi per il 2021. Utilizzando la variazione dei costi di produzione del prodotto vino fra febbraio 2021 e febbraio 2022, pari al 10,5%, il valore attuale dei consumi intermedi raggiungerebbe il livello di 11,8 miliardi di euro.

    La differenza, in termini assoluti, è pari a 1.124 milioni di euro, che esprime – commenta Luca Rigotti, Coordinatore Vino di Alleanza Cooperative Agroalimentari – “un carico aggiuntivo sulla redditività delle imprese che inevitabilmente andrà a erodere i loro margini, compromettendone anche la loro capacità competitiva sui mercati internazionali”.

    Contribuiscono in modo sostanziale all’incremento dei costi di produzione le componenti dei prodotti energetici, che hanno fatto segnare tra febbraio 2021 e febbraio 2022 un +31,4% medio annuo, con un incremento dei carburanti pari al 38,3%, quello dell’energia elettrica del 16,7% e quello dei lubrificanti addirittura del 70%. Fra i fattori produttivi utilizzati nella coltivazione, fertilizzanti e concimi hanno visto crescere il livello del 32,3%.

    Anche i materiali impiegati per il confezionamento e l’imballaggio hanno subito aumenti che inevitabilmente si rifletteranno sul prezzo finale del vino. Fra gennaio 2021 e gennaio 2022 – e quindi al netto degli effetti dovuti allo scoppio della guerra in Ucraina – il prezzo alla produzione del vetro è cresciuto dell’8,5% e quello del sughero del 9,4%. Sono invece compresi fra il 23 e il 30% gli aumenti relativi alla carta e agli imballaggi.

    L’incremento dei costi dell’energia e dei materiali di produzione testimonia la pesante situazione a cui da mesi sono sottoposte le imprese vitivinicole – ha proseguito Rigotti – a cui si aggiunge un serio problema legato alla reperibilità e all’approvvigionamento dei materiali. È necessario trovare – ha concluso il Coordinatore settore vitivinicolo dell’Alleanza delle Cooperative – nuovi strumenti, sulla linea di quelli già emanati dal Governo, per cercare di mitigare gli effetti della crisi e non perdere ulteriori margini di competitività. Inoltre, è necessario ed urgente che l’UE intervenga per mettere un tetto condiviso al prezzo dell’energia e del gas, valutando la possibilità di svolgere il ruolo di acquirente unico sul mercato”

    Dal lato della logistica, la filiera del vino si sta già da mesi confrontando con uno scenario fortemente critico: nel trasporto aereo di merci gli aumenti hanno superato, in dodici mesi il 20%, mentre nel trasporto marittimo la crescita dei prezzi dei servizi ha raggiunto, sempre fra inizio 2021 e inizio 2022, il 36,2%.

    Export e Previsioni FMI

    Il Fondo Monetario Internazionale ha calcolato, poco prima che scoppiasse la guerra in Ucraina, che lo shock energetico e delle materie prime avrebbe compromesso l’1,3% del PIl 2022 degli Stati Uniti e della Francia, l’1,5% dell’Area Euro, fino a raggiungere il 3% per il Regno Unito e quasi il 5% per la Spagna. La mancata crescita di questi paesi che rappresentano i principali partner economici della filiera italiana del vino rischia di intaccare gli ottimi risultati dell’export del prodotto nel 2021, soprattutto se si pensa che nell’ultimo anno gli Stati Uniti hanno aumentato le importazioni di vino italiano di oltre diciotto punti percentuali, la Francia del 17,8%, la Spagna del 17,2% e che nei paesi dell’euro l’export di vino italiano è cresciuto del 9,9%.

    Nell’ambito più circoscritto del vino, per quanto riguarda il vino venduto in Russia – che nel 2021 aveva richiesto vino italiano per circa 150 milioni di euro, con un aumento della domanda superiore al 18% – ci sarà sicuramente una rimodulazione delle vendite dovuta alla difficoltà di pagamenti e transazioni riscontrate dalla imprese. 

    Il valore del vino importato dall’Ucraina è pari a 55 milioni di euro, un mercato che aveva orientato la scelta di vino verso i nostri produttori, con un incremento degli acquisti pari a +30%.

    La febbre dei costi

    Fra gennaio e marzo di quest’anno il prezzo del petrolio è passato da poco più di 78 dollari a 118, con un incremento del 50,9% in poco più di 60 giorni. Se si torna a inizio 2021 la variazione è addirittura del 130,6%. Il gas acquistato in Europa costava 19 euro per Mwh a gennaio dello scorso anno, per passare dodici mesi dopo a 78,50 e raggiungere la quota di 132 euro l’11 marzo scorso. Il prezzo del carbone è quasi quintuplicato in un poco più di un anno: da 133 dollari per tonnellata a 681 dollari dei giorni scorsi. Solo fra gennaio e marzo il prezzo è quasi triplicato.

    Il quadro che si è venuto a delineare implica conseguenze pesanti per le attesa di crescita nel 2022. Nell’ultimo Outlook, l’Ocse ha stimato che l’effetto combinato dell’aumento dei prezzi di energia e materie prime fra il 24 febbraio (giorno d’inizio dell’aggressione russa) e il 9 marzo (giorno di pubblicazione dell’Outlook), e dell’instabilità dell’area porterà a una caduta della domanda globale dell’1,08%, dell’1,4% fra i paesi dell’Euro e dello 0,88% negli Stati Uniti, con effetti ora non quantificabili sul lato degli scambi internazionali e delle esportazioni dei singoli paesi.

    In aggiunta, la condizione di “stagflazione”, mai più sperimentata in Occidente dagli anni 70, diverrebbe l’ipotesi più probabile per descrivere il corso dei prossimi mesi in molti paesi, dato che l’inflazione e la corsa dei prezzi peserà ulteriormente sulle decisioni di spesa e di investimento. Come abbiamo già detto la mancata crescita di questi paesi che rappresentano i principali partner economici della filiera italiana del vino rischia di intaccare gli ottimi risultati dell’export del prodotto nel 2021.


  • Siglato accordo tra Fondosviluppo ed Invitalia per la crescita delle cooperative

    Fondosviluppo e Invitalia hanno siglato un protocollo d’intesa per far crescere le cooperative attraverso Italia Economia Sociale e gli altri incentivi promossi da Invitalia.

    Promuovere tra le cooperative le opportunità offerte da “Italia Economia Sociale” e degli altri strumenti finanziari messi a punto da Invitalia per sostenere la crescita delle imprese mutualistiche. 

    Il protocollo d’intesa tra Fondosviluppo e Invitalia

    È lo scopo del protocollo d’intesa sottoscritto dall’Agenzia nazionale per lo sviluppo e Fondosviluppo – Confcooperative. Un accordo che permetterà di fare conoscere alcuni degli strumenti che Invitalia offre al sistema imprenditoriale per sostenerne la crescita, quelli attualmente in vigore, ma anche possibili nuovi interventi da implementare in futuro. 

    Non solo quindi Italia Economia Sociale, così come revisionato dai recenti decreti,  ma anche gli incentivi Resto al Sud, il Fondo Impresa donna, a valere su risorse PNRR, Selfiemployment, a valere sulle risorse di Garanzia Giovani 2014/2020, Cultura Crea, a valere sul PON Cultura e Sviluppo 2014/2020.  Così come, attraverso le risorse del PNRR e i Fondi SIE 2021/2027, saranno possibili nuovi possibili interventi proposti congiuntamente dall’Agenzia e da Fondo Sviluppo. 

    I contenuti del protocollo

    Invitalia e Fondosviluppo si impegnano, perciò, a collaborare per promuovere e partecipare a eventi sui territori, cercare e valutare le possibili iniziative da finanziare, diffondere gli strumenti di incentivo e accompagnamento progettuale, da parte della rete dei centri servizi confederali, ricercare progettualità e sinergie finanziarie, attivare intermediari finanziari di sistema su singole progettualità, in primis la rete delle Banche di Credito cooperativo, nonché promuovere studi e ricerche di settore.

    «Questo accordo – sottolinea Maurizio Gardini presidente di Fondosviluppo Confcooperative – permetterà alle cooperative di conoscere e sfruttare a pieno molte delle risorse che le misure promosse da Invitalia mettono a disposizione. In un contesto caratterizzato da estrema incertezza poter contare su un supporto come quello garantito da Invitalia diventa una opportunità che le cooperative non devono lasciarsi scappare». 

    «Il sistema cooperativo è un importante motore di crescita per il Paese, soprattutto in una prospettiva di sempre maggiore attenzione ai temi dello sviluppo sostenibile e inclusivo e dell’impatto sociale e ambientale degli investimenti finanziati dall’Agenzia. Per questa ragione il protocollo assume un rilievo strategico per Invitalia» – commenta Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia.

     


  • scuola cooperative

    Cerrone e Mezzatesta: “La Calabria non investe su bambini e famiglie”.

    Confcooperative Calabria denuncia la mancanza di investimenti e programmazione della Regione Calabria in materia di servizi per l’infanzia.

    Il settore dell’istruzione per i bambini da 0 a 6 anni in Calabria soffre di una storica carenza di offerta, che arriva appena a coprire il 10,9% dei bambini della nostra regione, tra strutture pubbliche (solo il 2,5%) e private. Per comprendere quanto siamo indietro rispetto alle altre regioni e persino alle linee guida europee, basti pensare che l’Unione Europea ha sancito come obiettivo minimo di raggiungere almeno il 33% dell’utenza 0-6, dunque ben tre volte la percentuale attualmente coperta dai servizi di istruzione nella nostra regione.

    Le opportunità mancate del settore dell’istruzione per bambini

    Eppure, le opportunità per chiudere questo gap, che influisce in maniera pesante sui diritti e sul futuro di tanti bambini calabresi, ci sarebbero: basti pensare ai fondi del PNRR che potevano essere destinati a questo settore o a politiche regionali lungimiranti che avessero investito realmente nella creazione e nel rafforzamento di asili e nidi pubblici e privati. La scelta ormai arcaica di emanare bandi cui far partecipare le strutture di istruzione primaria non può portare beneficio alcuno, se non ampliare la forbice delle diseguaglianze tra territori.

    Basti pensare che su 403 comuni calabresi solo il 22,8% offre servizi per la prima infanzia, un campanello d’allarme da avere ben a mente per comprendere quanto siano ampie le disparità e le diseguaglianze tra i bambini in base alla mera fortuna di nascere in un comune anziché in un altro. Ricorrere a bandi lascia troppa discrezionalità, poiché c’è bisogno di fondi che spesso i comuni non hanno, di risorse per la progettazione e anche di coraggio per investire in maniera sostanziosa in strutture (spesso da rifare o da mettere a norma) che non si sa poi se saranno effettivamente finanziate e sfruttate per la crescita dei nostri bambini.

    Le proposte di Confcooperative Calabria

    È evidente la necessità di una cabina di regia regionale che metta a sistema il settore, facendo sedere attorno al tavolo i rappresentanti dei servizi 0-6, gli assessori e il presidente della giunta regionale, i dirigenti regionali, rappresentanti del Terzo Settore e i rappresentanti dell’ANCI poiché sono proprio i comuni alla fine della fiera ad avere tra le mani la patata bollente da gestire verso le famiglie. Un tavolo programmatico e pragmatico che parta subito dalla messa in campo delle misure per avviare il processo già previsto nel piano ministeriale “pluriennale per il sistema integrato di educazione e istruzione per bambini di età compresa fra gli 0 e i 6 anni” contenuto all’interno del Fondo Nazionale per il Sistema integrato. 

    Rendere i servizi per la prima infanzia universali, più diffusi e accessibili, è una sfida nella lotta alla povertà educativa poiché gli asili nido sono il primo luogo di socialità che offre ad ogni bambino un’occasione per ridurre le disuguaglianze, un’opportunità formativa unica ancor più per quelle famiglie con maggiori difficoltà economiche e meno integrate nella società. Inoltre, servizi più diffusi e accessibili faciliterebbero non poco la quotidianità di tante mamme che potrebbero così lavorare in maniera più serena e non dover rinunciare alla propria realizzazione professionale per dedicarsi interamente ai propri figli.

    Alla luce di quanto evidenziato riteniamo che sia necessario ed ormai improcrastinabile un confronto tra rappresentanti del mondo 0-6, Terzo Settore, Regione e ANCI per l’attivazione di tavoli di co-programmazione che nel rispetto delle linee guida nazionali e delle specificità territoriali diano risposte reali e concrete ai bambini, dando la possibilità a questo settore di crescere e con esso di far crescere l’intera regione sia oggi, sia domani con bambini più formati.


  • formaggi italiani export

    Formaggi: cresce l’export del Made in Italy nel 2021, raggiunta quota 3,6 miliardi

    Cresce l’export dei formaggi made in Italy che nel 2021 ha raggiunto quota 3,6 miliardi di euro facendo registrare una crescita pari al 12,3% rispetto all’anno precedente.

    Cresce l’export dei formaggi made in Italy che nel 2021 ha raggiunto quota 3,6 miliardi di euro facendo registrare una crescita pari al 12,3% in valore (+10,6% in volume) rispetto all’anno precedente. Tra le vendite fuori dai confini europei particolarmente positivi i risultati ottenuti negli Stati Uniti (+34,4% in valore e +19,7% in volume), dove i formaggi italiani hanno raggiunto i livelli pre-dazi e in Cina (+35,1% in valore e +26,4% in volume).

    Sono questi i principali risultati che emergono dai dati Istat del commercio con l’estero
    aggiornati a dicembre 2021, elaborati da Alleanza Cooperative Agroalimentari. “In un contesto estremamente complesso caratterizzato dalla pandemia e dalle difficoltà economiche che hanno investito il settore negli ultimi mesi dell’anno scorso – commenta il Coordinatore del settore lattiero-caseario di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giovanni Guarnerisi tratta di dati senz’altro positivi che confermano la vitalità di un comparto che oggi si trova tuttavia a fronteggiare gli effetti dell’inflazione dei costi di produzione e ora le conseguenze del conflitto in Ucraina, le cui ricadute non sono ancora facilmente stimabili”.

    I dati delle esportazioni di formaggi nel 2021

    Nella fotografia aggiornata a dicembre 2021 dell’export lattiero-caseario, registrano una lieve battuta d’arresto le esportazioni verso il Regno Unito (-4,5% in volume e -2,7% in valore) per le conseguenze della Brexit. Leggera flessione anche in Giappone (-3,2% in volume e -1,8% in valore). Rispetto al mercato Ue, dove l’Italia vende più di due terzi della propria produzione (2,3 miliardi di euro), le vendite di formaggi registrano un incremento del +10,2%.

    All’interno dell’Unione europea, c’è da segnalare il buon risultato in Francia (+13,2% in
    volume e +13,8% in valore), dove il fatturato registrato dall’export ha raggiunto 705 milioni di euro.

    I formaggi più venduti all’estero

    Riguardo alle categorie, il 2021 ha visto un aumento degli ordini per tutti i formaggi italiani esportati: continuano ad aumentare le vendite all’estero della Mozzarella (+12,5%) e si
    consolida il mercato del Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+5,3%), che insieme fatturano oltre un miliardo di euro – più del 30% del totale.

    L’ombra del Nutriscore sul settore lattiero-caseario

    Le vendite dei formaggi italiani oltreconfine sono in crescita da anni – commenta ancora Guarneri – a conferma della vitalità di un comparto le cui eccellenze sono riconosciute e apprezzate in ogni parte del mondo. Tale trend positivo potrebbe tuttavia essere arrestato da alcune iniziative comunitarie, come i prospettati tagli ai fondi per la promozione dei prodotti Dop, e soprattutto dallo spettro del nutriscore che rischia di diventare obbligatorio entro il 2022: si tratta di un sistema fuorviante che banalizza i valori nutrizionali dei nostri formaggi e rischia di porre un brusco freno anche alle performance positive sui mercati esteri, che costituiscono una leva imprenscindibile per la competitività del nostro made in Italy”.


  • lavoro nero agricoltura

    Caro carburante, Confcooperative Lavoro e Servzi: “Introdurre prezzo calmierato”

    Le proposte di Confcooperative Lavoro e Servizi per contrastare il caro carburante che sta mettendo in ginocchio migliaia di imprese del settore dei trasporti.

    «L’aumento del costo del carburante e dell’energia determina un impatto
    preoccupante in settori strategici quali l’autotrasporto merci e logistica e il trasporto
    persone. Elementi che hanno ripercussioni su tutti i settori produttivi. Sono necessari interventi non più differibili come: introdurre il cosiddetto “carburante professionale” con prezzo calmierato alla pompa, abbattimento del costo delle accise e sostegno alla liquidità delle imprese moratoria mutui e leasing e riduzione del costo del lavoro». A chiederlo è Massimo Stronati, presidente Confcooperative Lavoro e Servizi in occasione del tavolo, aperto dal viceministro Bellanova alle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili sul caro gasolio autotrasporto.  

    «Come associazione chiediamo un credito di imposta del 30% immediato sul
    gasolio, ma soprattutto che si adotti la regola che vige per gli aerei, cioè che il
    maggior costo del gasolio sia ribaltato in fattura. Sul trasporto
    persone l’escalation da record dei prezzi dei carburanti per autotrazione sta
    mettendo in ginocchio 29 mila imprese tra noleggio con conducente con auto,
    autobus e taxi. Il Governo si faccia interprete del forte disagio delle imprese
    mettendo in campo strumenti che possano alleviare le gravi ripercussioni
    derivanti da questa tensione sui prezzi che, peraltro, non vede tregua nel breve
    periodo. Senza un pacchetto di interventi urgenti – conclude Stronati – sono a rischio
    i servizi, la tenuta delle imprese e l’occupazione».