• welfare-cooperative

    Granata (Federsolidarietà): cooperative sociali in ginocchio per il caro bollette

    L’esplosione del costo dell’energia rischia di mettere in seria difficoltà le cooperative sociali e con esse tutto il welfare italiano.

    Il welfare italiano rischia di implodere. Non è una previsione catastrofista, ma uno scenario credibile dettato dalla grave crisi energetica che sta mettendo in difficoltà milioni di imprese italiane, comprese le cooperative sociali. 

    A lanciare l’allarme è Stefano Granata, presidente di Confcooperative-Federsolidarietà: «Crescono di giorno in giorno le segnalazioni di strutture allo stremo – afferma Granata–, c’è la preoccupazione di non riuscire più a stare in piedi, siamo a rischio desertificazione del welfare quando, grazie al PNRR, dovremmo investire e rilanciare. L’infiammazione dei costi per le strutture residenziali, semiresidenziali, per i centri diurni, arriva due volte, direttamente sulle bollette, ma anche attraverso i fornitori. Stiamo parlando dei beni di prima necessità su cui le altre imprese scaricano i loro incrementi. Le cooperative sociali non possono far pagare il costo della bolletta alle persone fragili assistite né si vedono riconosciuto tale costo dalle amministrazioni pubbliche per conto di cui spesso operano». 

    Welfare: impossibile rimodulare gli orari di lavoro

    La peculiarità della cooperazione sociale sta proprio nel fornire servizi essenziali a persone svantaggiate, in alcuni casi sostituendosi allo Stato nella funzione di tutela ed assistenza dei più fragili. Un mondo, quello delle cooperative sociali, che dà lavoro ad oltre 400mila persone e che a differenza del settore industriale non può riprogrammare la propria attività in funzione del caro energia. «Se in fabbrica si può immaginare temporaneamente la riduzione o rimodulazione oraria dei cicli produttivi ad esempio in orario notturno – commenta Granata – non possiamo fare lo stesso nelle nostre strutture, dobbiamo garantire continuità e accessibilità. Chiediamo al Governo interventi di emergenza per calmierare l’infiammata dei costi per il welfare».

    La situazione, anche alla luce dei recentissimi sviluppi sul fronte Russia/Ucraina, rischia di diventare ancora più grave, con migliaia di centri diurni, RSA e in generale strutturale socio-assistenziali che potrebbero essere costrette a chiudere i battenti e con loro tutto il sistema di welfare retto dal Terzo Settore.


  • Alleanza delle Cooperative: no alla demonizzazione del vino

    L’Alleanza delle Cooperative esprime soddisfazione per il voto del Parlamento europeo che ha stabilito che nell’etichetta non ci sarà il bollino nero sulla cancerogenicità del vino.

    L’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari esprime soddisfazione per il voto dell’assemblea plenaria del Parlamento europeo che ha stabilito che nell’etichetta non ci sarà alcun bollino nero certificante la cancerogenicità del vino

    Sono passati, infatti, alcuni emendamenti al Cancer Plan, ovvero il Piano anticancro redatto dalla Commissione Beca (Committee on Beating Cancer). Le proposte di modifica alla legge comunitaria specificano che non è il consumo in sé di sostanze alcoliche a costituire un fattore di rischio di tumore. Nelle etichette sarà presente invece solo una generica raccomandazione ad un consumo moderato e responsabile di vino e alcol. 

    Un’eventuale approvazione del precedente testo, che avrebbe imposto il posizionamento di un bollino nero sulle etichette del vino come avviene ad esempio per le sigarette, avrebbe provocato danni enormi ad un settore chiave del Made in Italy agroalimentare come quello vitivinicolo.

    Mercuri: nuovo testo sul vino più equilibrato

    Il voto in plenaria sul Piano di azione per la lotta contro il cancro ci restituisce un testo globalmente equilibrato e sicuramente migliorativo, specie per quanto riguarda il
    vino poiché è stato eliminato l’approccio che non distingueva l’uso moderato e consapevole di vino dall’abuso di sostanze alcoliche, che avrebbe penalizzato pesantemente il comparto vitivinicolo, considerando quale fattore di rischio il consumo di alcol in sé. Complessivamente nel documentoche contiene linee guida importanti per la salute dei cittadini europei in tema di prevenzione del cancro e di accesso alle cure – rimangono tuttavia alcuni riferimenti che avranno inevitabili ricadute sulle politiche di promozione dei prodotti agroalimentari”.

    Questo il commento del presidente di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri rispetto al voto di oggi a Strasburgo della Relazione sul piano di lotta contro il cancro, che era stata redatto lo scorso anno da un’apposita Commissione parlamentare speciale (Commissione BECA) e che oggi è stato approvato in plenaria dal Parlamento Ue, con alcune modifiche.
    Pur se restano motivi di soddisfazione per il lavoro portato avanti dagli europarlamentari, in
    particolare da quegli italiani,– spiega il Presidente Mercuri – è fondamentale rimanere vigili e tenere alta la guardia in generale sulle strategie che l’Europa è pronta a mettere in pratica. La Commissione ha messo a punto in questi anni un complesso di politiche e documenti strategici – dalla Farm to Fork alla Strategia sulla biodiversità alla revisione dei sistemi di etichettatura e al Nutriscore, solo per citare i principali – che avranno infatti un impatto non trascurabile sulle nostre filiere agroalimentari, dal vino alle carni rosse. I documenti e le linee strategiche della Commissione rischiano infatti di tradursi molto presto in atti normativi, con un approccio che finora è apparso tutt’altro che equilibrato tra le varie istanze. Non resta che sperare che il Consiglio possa fare la sua parte e correggere il tiro”.

    Rispetto alle politiche di promozione, la relazione finale approvata oggi dal Parlamento europeo accoglie con favore una futura revisione delle politiche di promozione che incentivi una dieta sana, con un maggiore consumo di proteine vegetali e frutta e verdura e scongiuri il consumo in eccesso (overconsumption ) di carni rosse e trasformate. “Pur essendo preoccupati e vigili rispetto alle possibili evoluzioni della riforma della promozione – conclude il Presidente Mercuri – al contempo è importante che il Parlamento UE abbia sottolineato il riferimento al consumo eccessivo delle carni e non già al mero consumo, ribadendo dunque il concetto dell’importanza di una dieta equilibrata e varia. Ci lasciano ben sperare anche le parole della Commissaria UE alla Salute Stella Kyriakides che ha dichiarato che «non c’è alcuna intenzione di prendere di mira una cultura gastronomica» e che «il lavoro sarà basato su dati scientifici».


  • gardini uno mattina

    Maurizio Gardini è il nuovo presidente dell’Alleanza delle Cooperative

    Maurizio Gardini è stato nominato presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, l’organizzazione di rappresenta che unisce le centrali cooperative Agci, Confcooperative e Legacoop.

    Maurizio Gardini è stato nominato presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, l’organizzazione di rappresenta che unisce le centrali cooperative Agci, Confcooperative e Legacoop.

    Gardini subentra a Mauro Lusetti che da oggi assume l’incarico di co-presidente, affiancando Giovanni Schiavone.

    Le prime parole del presidente Gardini

    Nel suo discorso di insediamento Maurizio Gardini ha voluto evidenziare con orgoglio il ruolo che possono svolgere i corpi intermedi in questa fase di scollamento tra le istituzioni e cittadini: «La rappresentanza in questo paese rischia l’irrilevanza. Oggi, invece – dice Gardini – c’è più bisogno di dialogo, di protagonismo dei corpi intermedi di cui la politica e le istituzioni non possono fare a meno. E noi siamo parte di quella economia civile che recita un ruolo da protagonista nel Paese. Siamo al lavoro per rimuovere le enormi e non ancora tutte emerse macerie sociali ed economiche che ci lascia la pandemia». 

    Spazio poi alle tematiche legate al mondo del lavoro e della ripresa, con la questione delle diseguaglianze e del rincaro delle materie prime che stanno colpendo duramente anche l’Italia. «La ripresa economica c’è ma è diseguale, tra imprese, settori e territori, oltre che tra le persone il nostro impegno è quello di ridurre le fratture e le diseguaglianze. Pur partendo dagli ottimi dati di fine anno con PIL e occupati tornati a livelli pre Covid, il 2022 si apre con: rincari energetici e delle materie prime, mancanza di lavoratori (40% di assunzioni di difficile reperimento), soprattutto nelle filiere dove le cooperative sono altamente rappresentate: servizi alla persona, costruzioni, trasporti e logistica, industria alimentare e commercio». 

    «Il Governo ha adottato una serie di misure che hanno garantito credito e garanzie a famiglie e imprese. Questo ha consentito, soprattutto alle imprese che hanno vissuto una lunga fase di chiusura, di sopravvivere alla crisi. La fine dell’emergenza e il superamento di queste azioni non devono avvenire in modo traumatico perché lascerebbero sul campo molte imprese. In questa stagione il credito cooperativo ha dimostrato più di altre banche di essere vicino ai territori e di essere vicino alle imprese. Una specificità, quella del credito cooperativo, che va difesa combattendo la logica omologatrice delle normative comunitarie che tende alla taglia unica e quindi a snaturare il modello cooperativo». 

    Un passaggio, infine, sul tema della transizione ecologica. «Come Alleanza delle Cooperative dobbiamo raccogliere la sfida della transizione ecologica ed energetica, promuovendo l’orientamento verso modelli produttivi e di consumo sostenibili, ma garantendo, contestualmente, l’accompagnamento e la sensibilizzazione delle cooperative e delle imprese. Dobbiamo promuovere le comunità energetiche, realizzare infrastrutture e impianti, in un necessario bilanciamento tra le istanze di semplificazione e velocizzazione di procedure e iter autorizzativi e tutela del territorio, del suolo, del paesaggio e dell’ambiente. Infine, valutare senza pregiudizi scelte politiche e di sistema, ad esempio sul nucleare, sull’idrogeno, sul gas, sugli inceneritori, sul fotovoltaico in area agricola, sulla fiscalità ecologica». 

    «Nella ridefinizione della politica industriale la Commissione Europea sostiene che l’economia europea post pandemica deve trasformarsi, bilanciando obiettivi sociali, economici ed ambientali e deve farlo attraverso una “terza via”, incoraggiando le imprese dell’economia sociale non solo a riempire gli spazi lasciati vuoti dallo Stato per costruire una società e un’economia inclusiva. Dobbiamo continuare a lavorare in Europa per consolidare questi risultati». 


  • i beni culturali che saranno restaurati dal ministero della cultura

    Cantieri della Cultura: l’elenco dei beni finanziati dal Governo

    Il Colosseo, la Basilica di San Marco, Palazzo Reale e tanti altri beni culturali saranno oggetto di operazioni di restauro e valorizzazione.

    Sono 38 i beni culturali protagonisti del Piano Strategico “Grandi Progetti Beni Culturali”, promosso dal Ministero della Cultura e approvato dalla Conferenza Unificata Stato Regioni. A questi si aggiungono 3 nuove acquisizioni al Patrimonio dello Stato di beni immobili (Villa Massenzia a Roma, Villa Buonaccorsi a Potenza Picena e diversi terreni in provincia di Venezia sui quali era edificata la città romana di Altino) per un investimento complessivo che sfiora i 200 milioni di euro

    Cos’è il piano Grandi Progetti Beni Culturali

    L’obiettivo del progetto è valorizzare il patrimonio artistico e culturale italiano attraverso interventi  di tutela e riqualificazione di decine di opere presenti sul territorio nostrano. 
    «Trentotto interventi strategici, diffusi in tutta Italia, e tre nuove acquisizioni che confermano la centralità della cultura nell’azione di politica economica del governo», ha commenta il ministro della Cultura, Dario Franceschini, che evidenzia come «il recupero e la valorizzazione del patrimonio culturale è uno degli assi fondamentali su cui si fonda la crescita economica e sociale del Paese».

    I beni culturali scelti per questo progetto saranno oggetto di operazioni di restauro, messa in sicurezza (anche in chiave anti-sismica), adeguamento degli spazi per migliorare l’accesso al pubblico, ripavimentazione e altri lavori strutturali. Grazie a questa iniziativa si renderà maggiormente fruibili le opere in questione, sia per il turisti che per i cittadini che potranno viverle maggiormente nella quotidianità, e soprattutto si proverà a migliorare la conservazione del bene nel lungo periodo.

    L’elenco dei beni culturali che saranno restaurati

    Tra i protagonisti del progetto ci sono diversi beni che rappresentano a pieno l’identità artistica, storica e cultura dell’Italia come il Colosseo, la Basilica di San Marco e Palazzo Reale. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le 38 strutture scelte dal Ministero, con l’importo del finanziamento erogato per le operazioni di riqualificazione: 

      Oggetto dell’intervento Città Euro
    1 Certosa San Giacomo – Capri Capri 5.000.000
    2 Complesso monumentale del Santuario della Santa Casa di Loreto Loreto 7.100.000
    3 Complesso del San Michele –  ICCROM Roma 2.500.000
    4 Castello di Belforte Belforte 5.000.000
    5 Basilica di San Marco Venezia 3.300.000
    6 Palazzo Poli e Calcografia Roma 4.300.000
    7 Complesso dell’Antico Ospedale Grande Degli infermi (Borgo della Cultura) Viterbo 13.983.010
    8 Villa Diana –  Isola di Gallinara Isola della Gallinara 3.000.000
    9 Cortili Procuratie Nuove  Venezia 4.000.000
    10 Archivio Centrale dello Stato Roma 4.400.000
    11 Palazzo D’Avalos Vasto 2.800.000
    12 Basilica Concattedrale di S. Andrea Mantova 1.601.500
    13 Colosseo- Interventi di restauro Porta Libitinaria, Porta Triunphalis Roma 4.500.000
    14 Villa Medicea dell’Ambrogiana Montelupo Fiorentino 12.000.000
    15 Vittoriano – adeguamento antincendio Roma 14.000.000
    16 Cattedrale S. Maria Assunta Cosenza 2.000.000
    17 Latteria Cooperativa di Canale d’Agordo – Percorso Papa Luciani Canale d’Agordo 1.800.000
    18 Palazzo Reale Napoli Napoli 23.000.000
    19 Il Nuovo MAXXI Roma 15.000.000
    20 Museo della Fondazione Dario Fo e Franca Rame Pesaro 2.350.000
    21 Palazzo Baronale Colonna Colonna 2.400.000
    22 Antico Episcopio di Assisi e Santuario della Spogliazione ( mura romane con la Domus di Properzio, Museo della Memoria e Giardino dei Giusti) Assisi 1.800.000
    23 Anfiteatro di Milano -Parco Archeologico dell’Anfiteatro PAN Milano 3.500.000
    24 Ex Convento Santo Spirito Vibo Valentia 3.000.000
    25 Completamento Museo Mitoraj (2° lotto) Pietrasanta 3.500.000
    26 Anfiteatro Volterra Volterra 3.000.000
    27 Musei Reali, Palazzo Madama,Archivio di Stato e Teatro Regio-Implementazione del Distretto Centrale dei Musei Torino 6.150.000
    28 Campo Fossoli – Restauro del magazzino ferroviario nord Fossoli 500.000
    29 Archivio di Stato Firenze Firenze 4.600.000
    30 EX carcere giudiziario- Museo Modernità interattiva immateriale industriale artigianale agricola artistica – MIA Melfi 4.561.000
    31 Città romana di Iulium Carnicum- valorizzazione delle aree archeologiche Zuglio 1.250.000
    32 Museo della Resistenza Milano 8.000.000
    33 Interventi per la fruizione del Castello Aragonese Taranto 2.750.000
    34 Nuraghe Costa o “Sa Regia” Burgos 1.000.000
    35 Il circuito dei Nuraghi Ussaramanna, Pompu, Quartu Sant’Elena  890.000
    36 Anniversario 900 anni Cattedrale di Santa Maria Assunta in Piacenza e Collegiata di Castell’Arquato Piacenza – Bobbio 750.000
    37 Basilica e Convento di Santa Maria in Vado Vado 2.000.000
    38 Museo Egizio – Lavori per il Bicentenario Torino 5.000.000

     


  • servizio civile

    Servizio civile: più posti per i giovani impegnati nel sociale

    Il ministro delle Politiche Giovanili, Fabrizia Dadone, ha annunciato ulteriori risorse e posti disponibili per il Servizio Civile Nazionale.

    Il ministro delle Politiche Giovanili, Fabrizia Dadone, ha annunciato ulteriori risorse e posti disponibili per il Servizio Civile Nazionale. Nello specifico sono in arrivo un decreto e un bando che consentiranno ad altri 8mila ragazzi di fare un’esperienza come operatori volontari nel mondo del terzo settore. 

    «Al bando precedente che includeva circa 56.200 ragazzi – ha dichiarato la ministra Dadone al Sole 24 Ore – erano arrivate ulteriori domande rispetto ai posti che si era riusciti a coprire con le risorse. Grazie a una ricognizione all’interno del Dipartimento politiche giovanili sia sul lato delle risorse politiche giovanili, sia dal lato Servizio civile universale ci ha consentito di individuare economie di gestione non spese e ancora utilizzabili. In tutto 43 milioni che con il decreto di oggi destiniamo a riaprire il bando per oltre 8mila posti, arrivando a un totale di quasi 64mila ragazzi».

    Rigenerazione culturale, ambiente e digitale: nuove skills per i giovani

    Sarà, dunque, un numero record per il Servizio Civile che per la prima volta supererà quota 60mila operatori impiegati. Le tantissime richieste che stanno provenendo dai giovani di tutta Italia rappresentano sicuramente una bellissima notizia per tutto il mondo del non profit. Sono sempre di più i ragazzi che vogliono impegnarsi nel sociale e mettersi in gioco nelle attività legate alla rigenerazione urbana, alla transizione digitale e quella ecologica

    Per questo motivo, la stessa Ministra Dadone ha annunciato anche l’uscita di un bando del Pnrr all’interno del quale troverà spazio pure il Servizio Civile Universale Digitale. 

    Confcooperative: il servizio civile un viatico per entrare nel mondo del lavoro

    «È molto positivo – ha commentato Confcooperative Federsolidarietà in una nota stampa – l’ampliamento dei posti per il servizio civile da 56.000 a 64.000 e non solo per per gli enti che promuovono il welfare e lo sviluppo locale anche in questo momento pandemico. È rilevante, soprattutto, per i giovani che al termine di questa esperienza risultano irrobustiti per competenze e per opportunità d’ingresso nel mondo del lavoro, oltre che felici per aver dato un contributo fattivo al territorio e alla società. Alla crescita delle competenze si aggiunge anche la percentuale di occupazionale rilevante che riguarda almeno il 40% dei giovani entro l’anno dallo svolgimento del servizio civile. Senza tralasciare il plus salariale nell’immediato a favore di chi può vantare tale esperienza rispetto ai coetanei che non partecipano ai progetti».

    Uno dei prossimi passi annunciati dal Ministero della Gioventù è, infine, la certificazione delle competenze acquisite dai ragazzi durante i progetti di servizio civile. Al momento, infatti, i giovani possono solamente dichiarare di avere effettuato il servizio civile senza un attestato che certifichi le skills messe a punto nel mondo del non profit.

     


  • il discorso del presidente mattarella

    Giovedì 3 febbraio è iniziato il Sergio Mattarella bis. L’appena rieletto Capo dello Stato ha effettuato il classico giuramento istituzionale e ha rivolto alle Camere riunite in seduta comune un discorso pieno di contenuti, valori da condividere e spunti per il futuro dell’Italia. 

    Uno dei passaggi più incisi del Presidente della Repubblica ha riguardato il mondo della cultura. Su Cooperative Italia abbiamo dato molto spazio agli operatori del settore culturale, raccontando spesso le loro storie, individuando opportunità per lo sviluppo di cooperative e associazioni culturali e soprattutto sottolineando la rilevanza strategica che l’intero comparto può avere per la crescita economica e sociale del Paese. 

    Mattarella: la cultura non è il superfluo, ma elemento distintivo dell’Italia

    Cultura e scuola sono stati due temi centrali del discorso di insediamento di Mattarella. Un messaggio chiaro e netto che arriva in un momento storico di grande crisi per questi due mondi a seguito dello scoppio della pandemia. 

     

    L’Italia È, Per Antonomasia, Il Paese Della Bellezza, Delle Arti, Della Cultura. Così Nel Resto Del Mondo Guardano, Fondatamente, Verso Di Noi. La Cultura Non È Il Superfluo: È Un Elemento Costitutivo Dell’identità Italiana.

    La cultura, dunque, come segno riconoscibile della nostra nazione. Per questo motivo, quindi, secondo il capo dello Stato proprio la cultura dovrà essere uno dei pilastri del futuro del nostro Paese; un futuro immaginato e progettato in questi mesi anche attraverso i fondi del PNRR. “Facciamo in modo che questo patrimonio di ingegno e di realizzazioni, da preservare e sostenere, – ha aggiunto Mattarella – divenga ancor più una risorsa capace di generare conoscenza, accrescimento morale e un fattore di sviluppo economico. Risorsa importante particolarmente per quei giovani che vedono nelle università, nell’editoria, nelle arti, nel teatro, nella musica, nel cinema un approdo professionale in linea con le proprie aspirazioni“.

    Una scuola inclusiva e giusta

    Un altro passaggio importante del discorso del Presidente della Repubblica ha riguardato, come accennato in precedenza, la scuola. Proprio in questi giorni il mondo scolastico è scosso per la morte del giovane Lorenzo Parelli, scomparso in fabbrica nell’ambito di un progetto scuola-lavoro, e per le conseguenti proteste degli studenti represse in maniera violenta dalle forze dell’ordine.

    Sosteniamo una scuola che sappia accogliere e trasmettere preparazione e cultura, come complesso dei valori e dei principi che fondano le ragioni del nostro stare insieme; volta ad assicurare parità di condizioni e di opportunità. È doveroso ascoltare la voce degli studenti, che avvertono tutte le difficoltà del loro domani e cercano di esprimere esigenze, domande volte a superare squilibri e contraddizioni.

    Parole, dunque, che svelano un intento programmatico chiaro che speriamo possa essere abbracciato anche dalle forze politiche di governo e dal Parlamento.


  • il bando del pnrr per la rigenerazione dei borghi

    Il Ministero della Cultura ha pubblicato un avviso da 1 miliardo di euro per il ripopolamento dei borghi storici italiani. Il bando è una delle misure attuative del PNRR Cultura e coinvolgerà a vario livello le Regioni, i Comuni e le imprese profit e non profit che vogliono investire nei borghi. 

    La linea A: un esperimento sociale per 21 borghi

    L’avviso si divide in due linee: la prima prevede uno stanziamento complessivo da 420 milioni di euro destinato a 21 progetti pilota, uno per ogni regione o provincia autonoma, destinando quindi a ciascuna iniziativa 20 milioni di euro.
    Possono partecipare al bando i borghi oggetto di spopolamento e con una componente residenziale di massimo trecento unità abitative. Come chiarisce il Ministero, inoltre, “i progetti dovranno includere l’insediamento di nuove funzioni, infrastrutture e servizi nel campo della cultura, del turismo, del sociale o della ricerca, come scuole o accademia di arti e dei mestieri della cultura, alberghi diffusi, residenze d’artista, centri di ricerca e campus universitari, residenze sanitarie assistenziali (RSA) dove sviluppare anche programmi a matrice culturale, residenze per famiglie con lavoratori in smart working e nomadi digitali“.

    Dovranno essere poi le Regioni e le Province Autonome, con la mediazione dell’Anci, ad individuare i borghi che potranno accedere al finanziamento ministeriale. Le domande di partecipazione dovranno essere inviate al Ministero della Cultura entro il 15 marzo 2022.

    La linea B: i progetti di rigenerazione dei Comuni e delle imprese profit e non profit

    La seconda linea del bando prevede invece investimenti meno sostanziosi per il singolo comune, ma un maggiore coinvolgimento in termini numerici sia per gli enti locali che per i privati. 
    Sono previsti, infatti, 380 milioni di euro da suddividere tra 229 borghi e 200 milioni di euro da destinare ad imprese non profit e profit di natura commerciale, artigianale, culturale già localizzate nei borghi prescelti o che vogliano aprire una sede. 

    In questo caso possono partecipare al bando i “Piccoli comuni singoli o aggregati con popolazione residente fino a 5.000 abitanti nei quali sia presente un borgo storico chiaramente identificabile e riconoscibile (o, nel caso di comuni dimensionalmente molto piccoli, si configurino essi stessi come un borgo storico). Le aggregazioni di comuni possono riguardare comuni limitrofi o comuni ricadenti nella medesima regione che condividono I medesimi temi. Nel caso di aggregazioni di più comuni fino ad un massimo di tre, in ogni comune dovrà essere presente un borgo storico. Nel caso di comuni in forma aggregata la candidatura deve essere presentata dal comune che assume il ruolo di proponente e capofila“.

    Anche per la linea B le domande di partecipazione devono essere inoltrate entro il 15 marzo 2022. Il ministero della Cultura ha pubblicato pure una F.A.Q. per chiarire gli aspetti più problematici dell’avviso. 

    Le caratteristiche dei progetti

    I progetti previsti per il bando del PNRR Cultura dovranno avere come obiettivo un’effettiva rigenerazione culturale, sociale ed economica del borgo. Gli interventi, dunque, dovranno essere strutturali e volti a rianimare il territorio sia in termini di servizi offerti ai cittadini che di attività imprenditoriali, offrendo così incentivi al ripopolamento. 

    Nello specifico il bando prevede i seguenti tipi di iniziative: 

    1. servizi e infrastrutture culturali, o il potenziamento di questi;
    2. iniziative per la tutela e valorizzazione del patrimonio della cultura immateriale;
    3. iniziative per l’incremento della partecipazione culturale e per l’educazione al patrimonio delle comunità locali;
    4. attività per il miglioramento e la razionalizzazione della gestione di beni, servizi e iniziative;
    5. infrastrutture per la fruizione culturale-turistica;
    6. iniziative per l’incremento dell’attrattività residenziale e contrastare l’esodo demografico;
    7. azioni di supporto alla comunicazione e diffusione delle informazioni sull’offerta del territorio (borgo);
    8. azioni di cooperazione interterritoriale.

    Nel bando sono previste inoltre forme di partnership pubblico-privato per la gestione e l’erogazione dei servizi, dando così spazio ai tanti enti del terzo settore che si occupano di rigenerazione culturale ed innovazione sociale sui territori. 


  • migranti lampedusa

    Coop for Africa: la raccolta fondi per i vaccini nel continente africano

    Coop ha lanciato una raccolta fondi per fornire 300mila vaccini alla popolazione africana e aiutare l’Africa a vincere la battaglia contro il Covid.

    La battaglia contro il Covid-19 è una sfida globale. In questi mesi abbiamo capito, qualora ce ne fosse bisogno, quanto anche i Paesi geograficamente molto lontani tra di loro siano in realtà interconnessi. 
    Per questo è necessario adottare strategie comuni per vaccinare tutto il mondo e trovare curi efficaci contro il Coronavirus. 

    La campagna di Coop per vaccinare l’Africa

    In questa direzione va Coop for Africa, la raccolta fondi promossa da Coop per vaccinare l’intero continente africano e in generale aiutare l’Africa a vincere la sfida contro il Covid. 
    «Questa è una campagna che non offre solo un aiuto concreto ma che permette di costruire quel senso di solidarietà che rappresenta la dimensione dell’universalità come spesso sostiene anche papa Francesco – dichiara don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità di MilanoSe si parte dalla fraternità bisogna partire dagli ultimi e proprio lì bisogna investire».

    Coop for Africa intende distribuire ai paesi africani circa 300mila vaccini anti-Covid grazie all’aiuto anche dell’Agenzia Onu per i Rifugiati-Unhcr, la Comunità di Sant‘Egidio e Medici Senza Frontiere. Proprio lo scarso livello di vaccinazioni del continente africano è stato una delle cause dell’emersione di Omicron, l’ultima variante del Coronavirus molto più contagiosa e diventata ormai predominante pressoché in tutto il mondo. 

    I dati sulla vaccinazione in Africa

    Secondo gli ultimi dati solo l’1,6% della popolazione africana è completamente vaccinata. Un dato molto preoccupante che deve spingere tutto il mondo ad attivare la catena della solidarietà. Sappiamo, però, che l’Africa non paga solo la scarsa disponibilità di vaccini, ma anche difficoltà di natura logistica, legate alle infrastrutture e alla rete ospedaliera, e anche ad una forte diffidenza della popolazione nei confronti dei vaccini. 
    C’è, dunque, tanto lavoro da fare anche dal punto di vista della comunicazione. Un aspetto, quest’ultimo, molto sottovalutato durante la pandemia. 


  • 2-per-mille-cultura

    Cultura: cresce l’occupazione nelle cooperative, spaventano i prezzi delle materie prime

    l report di Legacoop mostra le ultime tendenze del mondo della cooperazione, con un focus sull’occupazione e la domanda di beni e servizi.

    Nell’ultimo quadrimestre del 2021 le cooperative aderenti a Legacoop hanno fatto registrare una crescita sia in termini di domanda di beni e servizi che di occupazione. 
    Lo rivela il report congiunturale dell’Area Studi di Legacoop che analizza la situazione del mondo cooperativo in quello che è stato l’anno della ripartenza per molti settori dell’economia italiana. 

    Cultura e manifattura i settori che crescono di più

    Uno dei comparti che aveva patito di più le chiusure imposte dalla pandemia è quello culturale. Secondo l’indagine di Legacoop, però, negli ultimi quattro mesi del 2021 la domanda di beni e servizi delle attività culturali è aumentata del 48,8%; seguono le attività manifatturiere (+44,8%) e le costruzioni (+40,9%). Male invece le cooperative della distribuzione e dell’agroalimentare, ovvero due categorie che avevano retto bene i primi mesi di pandemia al netto della chiusura del canale Ho.Re.Ca. 

    Per quanto riguarda invece l’occupazione, rimane stabile per il 64% delle cooperative. L’aumento degli occupati ha riguardato soprattutto le coop del Nord (28%), mentre a livello settoriale, gli incrementi superiori rispetto al dato medio si registrano nei comparti dell’industria delle costruzioni (40,9%), delle attività culturali (32,6%), delle attività manifatturiere (26,9%), ai quali si aggiunge la cooperazione sociale, con il 28,8% delle cooperative che evidenzia un incremento dell’occupazione. Nelle cooperative di servizi, invece, emerge un calo occupazionale superiore al dato medio (17,1% rispetto all’11%).

    «Le nostre cooperative hanno reagito complessivamente bene alla Pandemia” – dichiara Mauro Lusetti, presidente di Legacoop – hanno preservato occupazione, continuato a fornire servizi essenziali, e atteso il momento giusto per ripartire con vigore. Dalla primavera scorsa abbiamo riscontrato un costante incremento della fiducia, e una progressiva ripresa dei settori più colpiti dalle chiusure. Finalmente, in questo quadrimestre, mentre i consumi flettono leggermente dopo la ripresa dei mesi passati, anche settori duramente colpiti come turismo e cultura, mostrano segni di ottimismo e ripresa».

    Le paure per il futuro

    Tutto il mondo, compreso ovviamente quello cooperativo, sta subendo l’aumento dei costi delle materie prime. Una crisi che provoca grandi disagi nei consumatori (basta pensare al caro bollette) e mette in enorme difficoltà soprattutto le piccole imprese: «Siamo a un sentiero stretto tra fiducia dovuta alla obiettiva ripresa delle attività, e timore per la questione sanitaria. Preoccupa – avverte Lusetti – anche il perdurante aumento dei prezzi delle materie prime che rischia di compromettere la ripresa. Questa situazione va gestita con politiche industriali che affrontino i nodi del momento e specialmente: disordine nelle forniture essenziali, colli di bottiglia della manodopera e, soprattutto, recupero delle piccole e microimprese, che sono la colonna vertebrale del sistema produttivo italiano. In ciò il PNRR deve avere un ruolo cruciale e inclusivo». 

    Oltre ai problemi legati all’inflazione e all’aumento del costo delle materia prime, il 27% delle cooperative interpellate dichiara di essere di avere difficoltà nel reperire manodopera, soprattutto figure altamente specializzate. 
    Le coop, dunque, dovranno investire tantissimo in formazione e dimostrare di sapere innovare ed essere resilienti nei momenti di crisi congiunturale. Caratteristiche che non sono mai mancate al mondo della cooperazione. 


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    Cosa dice il Rapporto Censis su welfare e sanità

    Il Rapporto Censis mostra come gli italiani siano sempre più attenti ai temi riguardanti il welfare, la sanità e in generale il terzo settore.

    Negli ultimi giorni ha fatto molto discutere l’edizione 2021 del Rapporto Censis che ha rivelato una forte crescita delle spinte irrazionali, complottiste e anti-scientifiche della società italiana. 

    Ma l’indagine annuale dell’istituto di ricerca socio-economica ha riguardato anche questioni centrali per il mondo del terzo settore, in particolare il welfare e la sanità
    La pandemia ha costretto le istituzioni, gli ETS e i cittadini stessi a ripensare i modelli socio-assistenziali, progettando un sistema di welfare territorialmente (e non solo) sempre più vicino alla persona.

    La nuova sanità: tra prossimità e digitale

    Secondo il Rapporto Censis il 94,0% della popolazione ritiene indispensabile avere sul territorio strutture sanitarie di prossimità, con medici di medicina generale, specialisti e infermieri cui potersi rivolgere sempre. Per i cittadini interpellate da Censis, quindi, in futuro la sanità dovrà essere indipendente dai grandi ospedali, soprattutto per i problemi di piccola entità e la cura delle malattie croniche.

    I sistemi sanitari ospedalo-centrici si sono rivelati inadeguati a risolvere i problemi generati dalla pandemia e in generale a rispondere prontamente alle esigenze quotidiane delle persone. Ambulatori, Case della salute, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, infermieri di comunità, assistenza sanitaria a domicilio dovranno essere quindi il vero fulcro della nostra sanità. 

    A questi strumenti va aggiunta anche la telemedicina che con le sue innovazioni sempre più imponenti consentirà di migliorare anche l’assistenza domiciliare. 

    Un’Italia sempre più povera

    Ma la pandemia, oltre a svelare le falle del nostro sistema sanitario, ha fatto emergere anche tante questioni sociali che rischiano di avere un forte impatto sulla tenuta democratica dell’Italia. Come evidenziato dal rapporto Censis nel 2020 2 milioni di famiglie italiane vivono in povertà assoluta, con un aumento rilevante rispetto al 2010, quando erano 980.000: +104,8%. L’aumento è sostenuto soprattutto al Nord (+131,4%), rispetto alle aree del Centro (+67,6%) e del Sud (+93,8%).

    Il rischio è che le diseguaglianze possano crescere ancora di più. Durante il periodo più grave dell’emergenza Covid, infatti, milioni di studenti e lavoratori hanno dovuto ricorrere agli strumenti digitali per potere svolgere la propria attività scolastica, formativa e lavorativa. 
    E non tutti erano pronti all’appuntamento con la DAD e lo smart working: il 35,2% degli studenti degli ultimi anni delle superiori e dell’università dichiara, infatti, di aver avuto difficoltà nella formazione a distanza e l’11% degli occupati ha fatto fatica con le proprie attività lavorative in versione digitale. Per il 60,7% degli italiani, infine, in assenza di interventi adeguati, il digitale aumenterà le disuguaglianze tra le persone. 

    Un quadro quindi tutt’altro che rassicurante dal punto di vista delle pari opportunità e di quel principio di eguaglianza sostanziale, sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione, e che imporrebbe un intervento dello Stato per assicurare a tutti di poter sviluppare la propria personalità umana e partecipare alla vita politica, economica e sociale del Paese.

    La speranza della solidarietà

    Ci sono però anche degli elementi di speranza. La grave crisi sanitaria ed economica ha rafforzato, ad esempio, il senso di comunità e lo spirito di solidarietà dei cittadini. Secondo Censis un terzo degli italiani ha partecipato a iniziative di solidarietà legate all’emergenza sanitaria, aderendo alle raccolte di fondi per associazioni non profit, per la Protezione civile o a favore degli ospedali. Quasi un terzo di coloro che si sono attivati ha svolto in prima persona attività gratuita in associazioni di volontariato impegnate nella lotta al Covid. 

    L’Italia, dunque, si conferma un Paese dove la spinta solidaristica è molto forte. Una pulsione che può essere incanalata e valorizzata al meglio dalle cooperative e dagli enti del Terzo settore che operano ogni giorno secondo i principi dell’inclusione sociale, della mutualità e della solidarietà.

     


  • impresa-sociale

    Anche le imprese sociali acquisiranno la personalità giuridica automatica

    La massima numero 11 del Consiglio del Notariato di Milano stabilisce che anche le imprese sociali possono acquisire immediatamente la personalità giuridica.

    La massima numero 11 del Consiglio del Notariato di Milano stabilisce che anche gli enti appena costituiti che richiedono la qualifica di imprese sociali possono acquisire immediatamente la personalità giuridica.

    Imprese sociali: i requisiti per ottenere la personalità giuridica

    Il recente orientamento interpretativo dei notai milanesi riguarda soprattutto le associazioni e le fondazioni con qualifica di impresa sociale. 
    Per ottenere questo requisito è necessario innanzitutto che il notaio verifichi l’esistenza di tutti gli elementi caratterizzanti un’impresa sociale e poi inoltri l’iscrizione alla sezione speciale del Registro delle Imprese. Quest’ultimo, come abbiamo spiegato in un nostro articolo, provvederà a trasferire i dati delle associazioni e delle fondazioni al nuovo Registro Unico Nazionale del Terzo Settore

    In sostanza l’iscrizione al RUNTS diventa condizione essenziale per acquisire la personalità giuridica, così come già avviene, ad esempio, per le società cooperative. 

    Cosa sono le imprese sociali

    Secondo il decreto legislativo 112/2017 si qualificano come imprese sociali gli enti privati, costituiti anche in forma societaria, che esercitano in via stabile e principale una o più attività d’impresa di interesse generale per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che favoriscono il più ampio coinvolgimento di lavoratori, utenti e di altri soggetti interessati. 

    Tra le attività previste dalla legge per le imprese sociali ci sono ad esempio: 

    • servizi sociali;
    • prestazioni sanitarie e socio-sanitarie;
    • educazione, istruzione e formazione professionale;
    • tutela e valorizzazione del patrimonio culturale;
    • ricerca scientifica di particolare interesse sociale;
    • attività commerciali, produttive, di concessione di marchi nell’ambito o a favore di filiere equo e solidale;
    • alloggio sociale;
    • microcredito;
    • agricoltura sociale;
    • riqualificazione di beni pubblici non utilizzati.

     

     

     

     


  • Confcooperative: supportate mille donne vittime di violenza

    Il ruolo del mondo delle cooperative nel supporto alle donne di vittima di violenza sul luogo di lavoro o in ambito familiare.

    Il tema della violenza sulle donne è ormai sempre di più attuale. Secondo l’ultimo report di Ipsos Italia il 70% delle donne dichiara di avere subito almeno una forma di molestia in ambito lavorativo e il 40% delle donne dice di esser stata vittima di una forma di violenza e/o controllo in una relazione sentimentale/familiare. 

    La giornata mondiale contro la violenza sulle donne, celebratasi ieri, è servita anche a fare il punto della situazione e a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tematica. Abbiamo assistito a tantissime iniziative da parte di brand, associazioni ed istituzioni con l’obiettivo di far conoscere alle donne gli strumenti a loro disposizione per denunciare episodi di violenza. Ma per avviare un cambiamento reale e duraturo è necessario anche modificare la cultura della violenza radicata in tantissimi uomini ed affermare il diritto delle donne all’indipendenza economica ed abitativa

    Proprio questi ultimi due aspetti sono stati esacerbati dalla pandemia. La crisi causata dal Covid ha infatti peggiorato la situazione economica di milioni di donne, costringendole spesso e volentieri a convivere con i propri partner violenti. Non è un caso che, secondo l’ultimo report dell’Onu risalente al 30 luglio 2020, l’80% delle nazioni ha visto un aumento delle chiamate alle helpline, mentre il 50% dei Paesi ha assistito ad un aumento delle chiamate e delle denunce alla polizia. 

    Violenza sulle donne: il ruolo delle cooperative

    Il mondo della cooperazione ha fatto tanto negli ultimi anni per la parità di genere e per aiutare tutte le donne vittima di violenza. Oltre a promuovere diverse iniziative di sensibilizzazione sui territori, le organizzazioni di rappresentanza, tramite i Centri anti violenza costituiti dalle cooperative, hanno offerto sostegno concreto a chi ha vissuto l’incubo della prevaricazione fisica in ambito sentimentale/familiare o ha dovuto affrontare episodi di molestie sul luogo di lavoro. 

    «La rete delle nostre cooperative impegnate sul territorio – ha dichiarato Anna Manca, vicepresidente di Confcooperative e presidente della Commissione Donne – ha supportato 1000 donne vittime di violenza. Il momento sociale che stiamo vivendo ci spinge ad azioni sempre più concrete e la Campagna social #fattisentirecontrolaviolenza vuole essere proprio un’azione, diversa e innovativa per la nostra stessa organizzazione unendosi ai tanti percorsi sia nazionali che territoriali».

    Le proposte di Confcooperative sulla parità di genere

    La questione della parità di genere, come evidenziato in un altro nostro articolo, sarà centrale nel PNRR. L’Italia è chiamata a promuovere l’uguaglianza tra uomo e donna in ambito lavorativo, prevedendo ad esempio incentivi e agevolazioni per le aziende che aumentano in maniera sensibile la presenza femminile tra i propri dipendenti o favorendo la creazione di startup composte prevalentemente da donne. 

    Anche il mondo della cooperazione ha presentato le proprie proposte sul tema tramite Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative: «Potenziare le politiche di conciliazioni e l’inserimento delle donne nel mondo del lavoro per una maggiore emancipazione sociale ed economica. Sono 109 i femminicidi dall’inizio dell’anno, +8% rispetto allo scorso anno: dati sempre più allarmanti che addolorano e indignano che ci inducono a proseguire nell’impegno concreto come organizzazione contro la violenza di genere al fianco del costante e delicato lavoro di cooperatrici e cooperatori attivi sui nostri territori pronti a supportare le donne nei momenti più bui delle loro vite. Alle istituzioni chiediamo di supportare una sempre maggiore diffusione e accessibilità in ogni angolo del nostro Paese di servizi di accoglienza e tutela delle donne vittime, procedure snelle e solerti nella presa in carico di percorsi di protezione, pene più severe e certe contro chi commette violenza».