• Un nuovo bonus donne che favorirà le cooperative

    Con la nuova legge 162/2021 le imprese che otterranno la certificazione della parità di genere potranno accedere a tante agevolazioni fiscali.

    La parità di genere è uno dei grandi obiettivi del PNRR che l’Italia intende perseguire su vari livelli. Uno dei mondi più importanti è sicuramente quello aziendale e lavorativo. Per questo il Governo ha previsto una serie di interventi per favorire l’occupazione femminile e colmare quel divario di genere che ancora persiste in Italia. 

    Il rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile

    Negli ultimi giorni è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge 162/2021, un nuovo provvedimento legislativo che modifica il Codice delle Pari Opportunità e fornisce anche incentivi alle imprese con una grande presenza femminile tra la propria forza lavoro. 
    La legge 162 estende, innanzitutto, alle aziende con più di 50 addetti l’obbligo di redigere il rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile. Al momento, infatti, il documento è obbligatorio solo per le imprese con più 100 dipendenti. 
    Qualora l’Ispettorato del lavoro dovesse rilevare delle informazioni false o mancanti nel rapporto potranno essere applicate delle sanzioni che vanno da 1.000 a 5.000 euro. 

    Le agevolazioni per le imprese a trazione femminile

    Oltre all’estensione dell’obbligo del documento sulla situazione del personale maschile e femminile, la nuova legge introduce anche un nuovo strumento per migliorare il livello di eguaglianza tra uomo e donna nel mondo del lavoro: la certificazione della parità di genere. 
    Quest’ultima potrà essere ottenuta da aziende di tutte le dimensioni in base a criteri che verranno stabiliti successivamente in un Dpcm e darà la possibilità alle imprese di accedere ad alcune agevolazioni fiscali. 

    Un’azienda che avrà la certificazione della parità di genere potrà infatti ottenere uno sgravio sui contributi previdenziali e avrà un punteggio premiale nella concessioni degli aiuti di Stato e nei bandi e negli avvisi emessi dalla Pubblica Amministrazione.

    Le cooperative e la parità di genere

    Sappiamo bene come le cooperative abbiano un livello di parità di genere superiore rispetto alle altre forme d’impresa. Secondo gli ultimi dati il 61% degli addetti nelle coop associate Confcooperative è rappresentato da donne, con dei picchi nelle cooperative sociali dove questa percentuale sale al 71%. 

    Ma il mondo della cooperazione non esprime solo lavoratrici dipendenti, ma anche tantissime dirigenti. Nell’ultimo report di Confcooperative, ad esempio, è emerso che una cooperativa su quattro è guidata da un donna e in alcune regioni come la Sardegna, la Basilicata e la Sicilia circa il 34% delle coop è a guida femminile. 

    Il mondo della cooperazione, dunque, si farà trovare pronto ad una delle tante grandi sfide dei prossimi anni, ovvero quella della parità di genere sul luogo di lavoro, valorizzando ancora di più il proprio DNA. 


  • eco ostello locride del gruppo cooperativo goel

    L’Eco-Ostello LOCRIDE di Goel tra i dieci luoghi più inclusivi d’Italia

    L’Eco-Ostello LOCRIDE è stato nominato tra i dieci luoghi più inclusivi d’Italia secondo la classificata stilata dalla Fondazione Italia Sociale.

    Eco-Ostello LOCRIDE, il bene confiscato gestito da GOEL – Gruppo Cooperativo, è tra i primi 10 luoghi selezionati nell’ambito dell’iniziativa CIVIC PLACES, la prima campagna nazionale per la scoperta e la valorizzazione dei luoghi civici in Italia promossa da Fondazione Italia Sociale insieme a SEC Newgate, Touring Club Italiano e SkyTG24.

    I CIVIC PLACES della Fondazione Italia Sociale

    Tra gli altri CIVIC PLACES: la Casa della legalità “Emanuele Riboli” a Manerba del
    Garda, ora trasformata in luogo simbolo della cultura della legalità; il Piccolo museo
    del diario di Pieve Santo Stefano, uno scrigno che custodisce migliaia di storie di vita,
    nonché centri culturali come il Farm Cultural Park di Favara e la Polveriera di Reggio
    Emilia dove poter rigenerare, produrre, imparare.

    La mappa completa dei luoghi che hanno ricevuto il marchio CIVIC PLACES è stata
    presentata il 16 novembre da SkyTG24 ed è disponibile sul sito www.becivic.it e su
    Stendhapp, l’app per il turismo e la cultura – ispirata alla sindrome di Stendhal – che
    aiuta a scoprire la bellezza del territorio in tutte le sue forme.

    Lo scorso 26 ottobre il presidente di Fondazione Italia Sociale Vincenzo Manes, la
    vicepresidente Cristina De Luca e il segretario generale Gianluca Salvatori hanno
    consegnato la mappa dei CIVIC PLACES al presidente della Repubblica Sergio
    Mattarella.

    I CIVIC PLACES sono stati selezionati da un comitato composto da membri di
    Fondazione Italia Sociale, Touring Club Italiano e Fondazione Adriano Olivetti secondo i
    seguenti criteri di valutazione obiettivi: significato civico, capacità evocativa e
    accessibilità. Altri indicatori hanno poi costituito un valore aggiunto: sostenibilità del
    modello proposto, partecipazione (ampiezza e composizione dei partenariati
    promotori) e capacità di essere al centro di un progetto di comunicazione.

    Che cos’è l’eco-Ostello LOCRIDE

    L’eco-Ostello LOCRIDE, CIVIC PLACE 2021, a 1600 metri dal mare di Locri offre 45
    posti-letto e un’immersione in un futuro sostenibile: illuminazione ecologica, energia
    elettrica fotovoltaica, solare termico, cosmetici naturali, detersivi eco o da filiere di
    riciclo, carta ecologica, materiale informativo paperless, biancheria biologica,
    colazione bio, controllo della qualità dell’aria, dotazione informatica all’avanguardia.

    Un modello di sostenibilità sociale e ambientale dalla storia significativa:
    confiscato alla ‘ndrangheta nel 2005, il bene è stato ristrutturato dal Comune di Locri e
    reso una struttura ricettiva con quindici camere triple con bagno, condizionatore e
    balconcino.

    Dopo la prima gara di assegnazione gratuita andata deserta, nel 2016, GOEL – Gruppo
    Cooperativo si è aggiudicato la seconda gara ma, dopo appena dieci giorni
    dall’annuncio dell’assegnazione, la struttura ha subito un danneggiamento pesante
    all’impianto idrico. GOEL, il Comune e le Istituzioni dello Stato hanno risposto con una
    Festa di consegna delle chiavi. Nel luglio 2020 la struttura è stata inserita nel progetto
    “Legalitour” a cura del MIUR e della Commissione Parlamentare Antimafia, il cui
    protocollo d’intesa è stato firmato proprio a Locri.

    Lo scorso settembre l’eco-Ostello LOCRIDE è stato presentato nella sua veste
    rinnovata di eco-residenza grazie ad un progetto finanziato da Fondazione con il
    Sud e Fondazione Peppino Vismara.


  • rigenerazione-urbana

    Cosa serve per iscriversi al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore

    Dallo SPID all’atto costitutivo: tutti i documenti e gli strumenti necessari per iscriversi al nuovo Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.

    Dopo più di quattro anni dall’entrata in vigore del decreto legislativo che lo disciplina (Dlgs n.117/2017), il 23 novembre sarà finalmente operativo il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Il nuovo sistema informativo, che sarà pubblico ed esclusivamente digitale, riguarderà le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale e le organizzazioni non lucrative di utilità sociale meglio note come Onlus, tra le quali ci sono anche le fondazioni e alcune cooperative. 

    Gli enti coinvolti saranno così iscritti ad unico Registro che consentirà alle diverse organizzazioni di beneficiare delle nuove agevolazioni previste dalla Riforma del Terzo Settore e di partecipare alla ripartizione del 5 per mille per il mondo del volontariato.

    Una volta terminato il processo di trasferimento, tutti potranno accedere al RUNTS e consultare atti e informazioni degli Enti del terzo settore iscritti: questi ultimi dovranno aggiornare le informazioni, depositare i bilanci, le modifiche statutarie e gli altri documenti previsti dalla legge. Il dialogo tra gli enti e il RUNTS, inoltre, potrà avvenire solo per via telematica.

    I documenti necessari per l’iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore

    Ma cosa serve per essere iscritti al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore? Se siete un’organizzazione di volontariato o un’associazione di promozione sociale, dal 23 novembre saranno direttamente le anagrafi delle regioni a comunicare al RUNTS i vostri dati e in seguito il Registro si metterà in contatto con voi qualora dovesse essere necessario integrare la documentazione (il termine ultimo per l’integrazione dei documenti è già fissato oggi al 19 ottobre 2022).
    Per le Onlus invece il processo di trasmigrazione inizierà il 24 novembre e sarà l’Agenzia delle Entrate a trasmettere i dati degli enti al RUNTS. 

    Per quanto riguarda la documentazione sono necessari:

    • l’atto costitutivo,
    • lo statuto,
    • gli ultimi due bilanci ei relativi verbali di approvazione dell’assemblea dell’associazione o del Cda nel caso di una Fondazione
    • l’eventuale bilancio sociale
    • il documento di identità del legale rappresentante. 

    Come accennato in precedenza, però, le comunicazioni con il RUNTS saranno solamente per via telematica quindi le organizzazioni dovranno avere anche lo SPID e la PEC e il legale rappresentante dovrà dotarsi di firma digitale

    Dopo il 23 novembre, data di partenza della trasmigrazione dei dati, ci sarà un periodo di tempo di assestamento nel corso del quale sarà fondamentale l’aiuto dei professionisti e delle organizzazioni di rappresentanza. La strada tracciata però, che va verso la semplificazione, la trasparenza e la digitalizzazione dei sistemi informativi del Terzo Settore, è sicuramente da valutare in senso positivo. 


  • bando-disabili-sport

    La COP26 di Glasgow, al di là del documento conclusivo abbastanza deludente, è stata un’opportunità per entrare nel merito delle questioni sul cambiamento climatico, fornendo a queste ultime un palcoscenico globale. Uno dei temi più interessanti in ottica cooperativa è sicuramente il rapporto tra transizione ecologica ed inclusione sociale. La domanda che si fanno in molti è la seguente: il cambio di paradigma dell’economia mondiale, incentrato sulle riduzione delle emissioni nocive e sulle nuove fonti di energia, rischia di essere troppo elitario e di mettere così in difficoltà milioni di imprese e di cittadini? 

    Ne ha parlato l’Associazione Banche Cooperative Europee nel corso dell’evento “Una transizione verde centrata sul cliente e guidata dalle banche cooperative“, organizzato dall’EACB, Associazione Europea delle Banche Cooperative, in collaborazione con SMEunited, Associazione delle PMI e degli artigiani europei.

    Una transizione verde ed inclusiva

    Il processo di transizione ecologica abbracciato dall’Italia e da tanti altri paesi nel mondo deve essere uno strumento per ridurre le diseguaglianze, anziché acuirle. Sappiamo bene come molti istituti finanziari, ad esempio, stiano iniziando a guardare alla sostenibilità delle singole aziende come uno dei parametri fondamentali per l’accesso al credito

    Ma tante realtà, specie nel Mezzogiorno, non sono ancora pronte a fare questo passo. Ecco perché lo Stato deve accompagnare la transizione ecologica, fornendo alle imprese, alle famiglie e ai singoli cittadini aiuti concreti ed incentivi reali per riconvertire le proprie attività e modificare il proprio stile di vita. Oltre alle istituzioni, anche le banche dovranno fare la loro parte, in particolare gli istituti di credito cooperativo. Il loro essere un punto di riferimento per le piccole imprese e i piccoli artigiani sarà ancora più importante nei prossimi anni.

    Le aspettative sulla sostenibilità dei clienti delle banche cooperative – ha detto Nina Schindler, CEO dell’EACB – stanno andando ben oltre i finanziamenti. I clienti delle banche di credito cooperativo chiedono alle loro banche di essere un partner esperto – ha evidenziato – che guidi, accompagni e affianchi le aziende nel loro percorso di sostenibilità“. 

    Affrontare il cambiamento climatico – sostiene Berry Marttin, presidente dell’EACB, – è un dovere, non c’è alternativa. Ma per le nostre economie è anche un’opportunità di crescere in modo nuovo e sostenibile“.


  • non-profit

    Il ruolo del Terzo Settore nel PNRR

    Tra co-programmazione, co-progettazione ed implementazione dei bandi il mondo del Terzo Settore sarà protagonista del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

    Anche il Terzo Settore avrà un ruolo da protagonista nel PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). E non sarà una funzione di mero esecutore dei tantissimi progetti di inclusione sociale e rigenerazione urbana che verranno realizzati nei prossimi anni, ma parteciperà anche alle fasi di elaborazione dei bandi secondo una logica di co-programmazione e co-progettazione. 

    Le missioni del PNRR dedicate al Terzo Settore

    Già da qualche anno gli enti locali e le pubbliche amministrazioni hanno cambiato paradigma scegliendo di lavorare a stretto contatto con gli ETS, le associazioni e i privati nella scrittura (e non solo) dei progetti. Solo così, infatti, possono essere individuati al meglio gli obiettivi degli avvisi pubblici e far sì che questi ultimi possano avere una ricaduta effettiva sui territori. 

    Il PNRR rende la pluralità e il carattere misto del sistema di governance una parte centrale delle politiche pubbliche del futuro. Gli enti del Terzo settore dovranno dunque essere parte attiva sia nella fase di progettazione e che in quella di implementazione dei bandi.
    Ma quali sono, nello specifico, le missioni del PNRR che vedranno come protagonista il mondo delle cooperative e tutto il non profit? 

    Missione 5: Coesione e Inclusione

    Come sappiamo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si articola in sei missioni: 

    • Missione 1: Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e Cultura
    • Missione 2: Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica
    • Missione 3: Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile
    • Missione 4: Istruzione e Ricerca
    • Missione 5: Coesione e Inclusione
    • Missione 6: Salute

    Il Terzo Settore può essere coinvolto a vario titolo in tutte le missioni del PNRR (c’è tutta la parte sugli asili nilo, ad esempio, che vedrà le cooperative in prima fila), ma quelle in cui viene previsto in maniera esplicita un suo intervento, anche in termini di co-programmazione e co-progettazione, sono la missione 5 e 6. 

    Per la Missione 5 sono previsti in tutto 22,4 miliardi, di cui 11,17 per la parte su “Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e Terzo settore”. 
    Gli ETS, comprese le cooperative, dovranno dunque programmare e realizzare progetti per migliorare il livello di inclusione sociale del nostro Paese. La pandemia ha fatto emergere con forza tantissime forme di diseguaglianza come quella tra centro e periferia, tra uomo e donna, tra garantiti e non garantiti, oltre ad acuire il problema della povertà educativa nelle regioni del Mezzogiorno. 

    Urge allora un intervento dello Stato insieme alle forze migliori della società civile per sanare questo vulnus di natura economica e soprattutto sociale. Si può fare attraverso, ad esempio, la gestione di progetti di housing sociale e il potenziamento dei servizi per i bambini, le famiglie, i disabili, gli anziani, i migranti e tutte le persone che vivono ai margini della società. Ma anche riqualificando le nostre periferie, rendendole più vive e attrattive attraverso le attività quotidiane rigenerative degli enti del terzo settore. 

    Proprio la riqualificazione urbana sarà oggetto di alcuni dei primi bandi del PNRR come ha dichiarato ieri il presidente del Consiglio Mario Draghi: «Abbiamo già approvato – sottolinea Draghi – 159 progetti di rigenerazione urbana su cui investiamo 2,8 miliardi. Ben oltre il 40% è destinato a interventi nel Mezzogiorno. Per riqualificare l’edilizia residenziale pubblica, rendere i quartieri delle città più inclusivi e migliorare la qualità delle abitazioni, abbiamo ripartito 2 miliardi tra le Regioni, che adesso dovranno indire i bandi per i Comuni». 

    Missione 6: Salute

    Ma il mondo del terzo settore svolge un ruolo determinante anche nel campo della sanità. Lo abbiamo visto con forza durante la pandemia. 
    La salute non può reggersi solo sulle grandi strutture ospedaliere, ma deve al contrario decentrarsi avvicinandosi al paziente. In questo senso le cooperative socio-assistenziali, ad esempio, potranno essere un baluardo della sanità territoriale fornendo assistenza e prestazioni sanitarie agli anziani e ai cittadini dei piccoli comuni. 
    Nella missione 6 del PNRR è previsto nello specifico un investimento complessivo di 7 miliardi di euro per:

    • i Servizi sociali e le Case di Comunità (2 miliardi);
    • l’Assistenza domiciliare (4 miliardi);
    • gli Ospedali di Comunità (1 miliardo).

    Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dunque, si reggerà sulle capacità di spesa di Stato, Regioni e Comuni (come dichiarato ieri dal premier Draghi), ma anche sulla visione progettuale, la conoscenza del territorio e l’operatività del Terzo Settore.


  • latte prezzo

    Ismea: produzione di latte in aumento nei prossimi cinque anni

    Secondo Ismea la produzione di latte italiano è destinata ad aumentare del 15% nei prossimi cinque anni.

    La produzione di latte bovino è destinata ad aumentare del 10/15% nei prossimi anni. A prevederlo è Ismea nel report sugli scenari del comparto lattiero caseario commissionato dall’Alleanza Cooperative Agroalimentari e presentato nella giornata di ieri a Verona nel corso del Dairy Summit, gli stati generali della filiera lattiero-casearia.

    La grande disponibilità di latte italiano

    Finalmente una stima positiva per il settiero caseario. Negli ultimi c’è stata una costante riduzione dei consumi mondiali di latte fresco, fatta eccezione per paesi come India e Cina. Questa tendenza ha costretto le aziende lattiero caseari a diversificare, spostando parte della propria produzione verso le bevande vegetali, il latte a lunga conservazione e i formaggi

    Se il mercato interno, quindi, sembra essere un terreno favorevole specialmente per i formaggi, gli stati appartenenti al continente asiatico e in generale quelli esteri potranno essere un approdo costante per il latte nostrano. Secondo il report di Ismea, infatti, la grande disponibilità di materia prima, prevista per il prossimo lustro, porterà ad un forte aumento delle esportazioni, con una crescita del +25% nei prossimi cinque anni. 

    Produzione latte: le regioni che trainano il settore

    Il periodo positivo della produzione di latte italiano è iniziato nel 2015 e pare dunque destinato a proseguire in futuro. La maggior parte dell’incremento produttivo si è realizzato nelle regioni del Nord Italia (Lombardia +19%, Emilia Romagna +15%, Veneto + 6,0%, Piemonte +15%), ma anche in alcune regioni del Mezzogiorno (Puglia +12%, Sicilia e Basilicata +11%, Calabria +17%). A fronte dell’aumento delle consegne di latte (+13% nell’ultimo quinquennio), il prezzo alla stalla del latte nazionale è mediamente aumentato del 3% tra il 2015 e il 2020. Troppo poco se consideriamo che dopo la crisi Covid gli allevatori hanno dovuto subire un aumento del costo delle materie prime stimabile almeno attorno al +50%.

    «Affinché il significativo aumento della produzione di latte a livello nazionale sia sostenibile da un punto di vista economico – ha commentato Giovanni Guarneri, coordinatore settore lattiero-caseario di Alleanza Cooperative Agroalimentari – la filiera dovrà affidarsi ad una strategia che punti, da un lato, a sviluppare nuovi canali commerciali aumentando l’export dei prodotti caseari (anche in considerazione delle prospettive di crescita della domanda mondiale) e, dall’altro, riesca ad individuare e implementare nuovi segmenti di mercato con destinazioni alternative della materia prima latte».


  • qualità della vita 2016

    Lo abbiamo detto più volte. Il mondo della cooperazione ha nel suo DNA la valorizzazione del proprio territorio sia dal punto di vista economico che sociale ed ambientale. 
    Non stupisce, dunque, che nel corso del 2020 le cooperative abbiano investito circa 1 miliardo di euro in interventi per migliorare la sostenibilità aziendale

    Il rapporto Censis-Confcooperative sulla sostenibilità

    A riferirlo è il focus Censis-Confcooperative dal titolo Sostenibilità, investire oggi per crescere domani, presentato nei giorni scorsi nel corso della prima Giornata della Sostenibilità. L’indagine, che riguarda il 79% delle coop aderenti a Confcooperative, rende l’idea di come le imprese cooperative stiano abbracciando la strada della sostenibilità non solo a parole, ma portando avanti azioni concrete di riconversione, risparmio energetico e formazione dei propri dipendenti/soci. 

    A tal proposito è interessante analizzare gli ambiti di intervento degli investimenti. Secondo Confcooperative il 31,3% delle coop che hanno partecipato allo studio ha indicato tra le spese effettuate quelle per l’acquisto e l’utilizzo di materiali di minore impatto (quota quasi raddoppiata rispetto al 2017). Il 30,9% ha segnalato il risparmio energetico e la riduzione dei consumi. Il 19,8% ha avviato percorsi formativi e informativi interni sulla sostenibilità. Il 17,6% ha scelto di promuovere l’eco-innovazione e di investire in tecnologie rispettose dell’ambiente. Infine, il 14,5% si è indirizzato verso il riciclo e il riutilizzo dei materiali.

    Su base settoriale nell’industria e costruzioni l’ambito più interessato da progetti di investimento in sostenibilità è quello del risparmio energetico e riduzione dei consumi (il 44% delle cooperative). Nell’agroalimentare la quota più elevata di cooperative (il 39%) che ha avviato percorsi di sviluppo sostenibile si segnala nell’ambito degli investimenti in tecnologie rispettose dell’ambiente.

    Tra le cooperative di servizi e tra le cooperative sociali l’acquisto e l’utilizzo di materiali di minore impatto rappresenta il principale ambito di investimento nello sviluppo sostenibile promosso dalle aderenti nel 2020 (rispettivamente con il 37% e 34% delle cooperative).

    Nella cooperazione di consumo e distribuzione al dettaglio, infine, quasi una cooperativa su tre, nel 2020, ha promosso e avviato momenti formativi/informativi interni sulle tematiche della sostenibilità.

    Gardini: con il PNRR 2,4 milioni di lavori “green”

    L’indagine di Censis Confcooperative non ha riguardato però solo il mondo della cooperazione, ma il generale la Missione 2 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ovvero la parte chiamata Rivoluzione verde e transizione ecologica. 
    Gli interventi del Governo in questo ambito creeranno nuovi posti di lavoro e faranno diventare centrali nuove figure professionali. 

    «Il PNRR – sottolinea Maurzio Gardini, presidente di Confcooperative – è la benzina verde della ripresa. Solo un anno fa il fabbisogno di lavoratori con competenze green era di 1,6 milioni. A distanza di un anno il grande balzo, la richiesta salirà a 2.375.000 per gli anni 2021 – 2025. Di questi 1.448.000 sono figure con competenze green elevate».

    «Le imprese – aggiunge Gardini – saranno pronte ad assumere, ma in cinque anni, il mismatch, cioè la mancanza di occupati con competenze green, sarà di 741mila unità che possono pesare fino al 2,5% del PIL. Questo in un momento in cui le imprese stanno aumentando spesa e investimenti in sostenibilità.»

    Tra le figure più richieste ci saranno i disegnatori industriali, gli idraulici e posatori di tubazioni, i verniciatori artigianali e industriali, gli ingegneri energetici e meccanici, i tecnici della sicurezza sul lavoro. Le opportunità occupazionali, dunque, non mancheranno. 
    Saranno necessari però investimenti nella formazione e nell’accompagnamento delle imprese verso la transizione ecologica. Un’eventuale mancanza di figure professionali altamente qualificate, infatti, rischia di aggravare il gap competitivo dell’Italia con le altre nazioni, in particolare quelle del Nord Europa. 


  • Il mondo nuovo: il progetto di ripartenza della Fondazione Guido Carli

    Venerdì 3 dicembre, alle ore 17:30, si terrà “Il mondo nuovo – la ripartenza”, la convention organizzata dalla Fondazione Guido Carli per gettare le basi della ripartenza italiana dopo la crisi pandemica.

    Venerdì 3 dicembre, alle ore 17:30, si terrà “Il mondo nuovo – la ripartenza”, la convention organizzata dalla Fondazione Guido Carli per gettare le basi della ripartenza italiana dopo la crisi pandemica. L’iniziativa si svolgerà all’Auditorium Parco della Musica, Sala Sinopoli, a Roma e potrà essere seguita anche in diretta streaming sul sito del Corriere della Sera. 

    Gli ospiti della Fondazione Guido Carli

    Parteciperanno all’evento diversi imprenditori ed esponenti del mondo politico istituzionale. Ad aprire i lavori saranno Romana Liuzzo, presidente della Fondazione Guido Carli, e i saluti istituzionali del ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani.

    Parteciperanno invece al dibattito Aldo Bisio (amministratore delegato di Vodafone Italia), Michela Vittoria Brambilla (presidente di Leidaa), Urbano Cairo (presidente di Cairo Communication e Rcs), Claudio Descalzi (amministratore delegato di Eni), Oscar Farinetti (fondatore di Eataly), Luigi Ferraris (amministratore delegato di Ferrovie dello Stato), Giovanni Malagò (presidente del Coni) e Stefano Sala (amministratore delegato di Publitalia’80). A moderare l’incontro sarà il giornalista e conduttore televisivo Nicola Porro.

    Il manifesto programmatico del “mondo nuovo”

    Transizione ecologica, ritorno in Italia dei giovani talenti e trasformazione digitale. Saranno questi i tre punti programmatici del “mondo nuovo” oggetto della convention della Fondazione Guido Carli. Sullo sfondo ovviamente i fondi del programma Next Generation EU che possono consentire, ad esempio, al nostro paese di rinnovare e rendere più sostenibili i nostri impianti energetici attraverso un sistema di incentivi per le aziende che operano nel senso della transizione ecologica; ma con i Recovery Fund è possibile anche portare a lavorare nelle pubbliche amministrazioni tutti quei giovani qualificati che hanno scelto di abbandonare l’Italia.
    Per fare funzionare la macchina dello Stato, infatti, è fondamentale avere figure altamente qualificate e in grado di interpretare il profondo cambiamento che tutta la società, compreso l’apparato burocratico, dovrà affrontare. 

    Il mondo nuovo, dunque, comincia da qui, dalle sfide del ricambio generazione e della transizione ecologica e digitale.


  • Ecomondo e Key Energy: a Rimini le innovazioni della transizione ecologica

    Economia circolare ed energie rinnovabili: Rimini diventa la capitale dell’economia green con Ecomondo e Key Energy.

    Diventano sempre più numerosi ed interessati gli eventi sull’economia verde e la sostenibilità ambientale in Italia. Questa settimana vi segnaliamo due appuntamenti, entrambi promossi da Italian Exibition Group: Ecomondo e Key Energy

    Ecomondo  è una grande piattaforma dell’economia green che ospita tutti i settori della filiera dell’economia circolare, dall’ecodesign al recupero e valorizzazione di materia prima ed energia, ai trasporti, alle bonifiche e riqualificazione di aree contaminate (anche marine) favorendo il networking internazionale e la crescita delle aziende sui mercati di tutto il mondo.

    Ecomondo: una grande fiera dell’economia circolare

    L’evento si svolgerà nel quartiere fieristico di Rimini da oggi 26 ottobre fino a venerdì 29 ottobre. Saranno oltre mille i brandi presenti in quella che possiamo considerare una delle più grandi fiere dell’economia circolare. Oltre alle classiche esposizioni ci saranno anche una serie di convegni e workshop molto utili per per conoscere le innovazioni più importanti nel campo dell’economia circolare e comprendere quali saranno le opportunità offerte dal PNRR alle imprese e alle pubbliche amministrazioni che vogliono investire in questo settore. 

    Un’iniziativa insomma che consigliamo sia a chi vuole iniziare ad esplorare l’ambito dell’economia circolare sia chi è già attivo nel comparto. 

    Nel corso di Ecomondo si svolgerà anche la decima edizione degli Stati Generali della Green Economy, promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy, durante i quali verrà presentata la Relazione 2021 sullo stato della Green Economy in Italia. Il documento, illustrato da Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, indagherà i risultati raggiunti in dieci anni e il ruolo strategico dell’economia verde guardando al 2030, con un focus sulla digitalizzazione per la transizione ecologica.

    Sarà interessante osservare qual è il trend nel nostro Paese e cercare di comprendere se i recenti passi intrapresi dal Governo vanno nella giusta direzione. 

    Key Energy: Rinnovabili e non solo

    La settimana green di Rimini, però, non si ferma qui. Oggi pomeriggio, infatti, alle 14:30, sempre nel quartiere fieristico della città romagnola verrà inaugurato anche Key Energy, l’evento di riferimento su energie rinnovabili, sistemi di accumulo, efficienza energetica, rigenerazione urbana, mobilità sostenibile, illuminazione e smart grid. 

    Il tema delle fonti di energia alternative è ormai all’ordine del giorno anche tra i comuni cittadini. Key Energy presenta le innovazioni più importanti del settore, offrendo agli espositori una grande vetrina internazionale nei seguenti ambiti: 

    Energie rinnovabili (wind, solar&storage, idrogeno, idroelettrico)
    • Storage e soluzioni per una generazione elettrica distribuita
    Efficienza energetica negli edifici e nei processi industriali
    Sustainable City: digital, electric and circular​
    • Mobilità sostenibile (electric&sharing mobility)

    Nel corso dell’iniziativa ci saranno una serie di workshop e convegni che faranno chiarezza, tra le altre cose, sulle novità normative italiane ed europee nel settore dell’energia e sulle prossime opportunità di sviluppo del comparto. 

     


  • 49esima settimana sociale dei cattolici

    Si è appena conclusa la 49sima Settimana Sociale dei Cattolici tenutasi a Taranto dal 21 al 24 ottobre. Una festa per migliaia di giovani arrivati da ogni parte d’Italia per sancire un nuovo patto generazionale, una nuova visione di società che mette al centro l’ecologia integrale invocata da Papa Francesco

    Per ecologia integrale si intende la transizione verso un nuovo modello di sviluppo ispirato a principi di sostenibilità non solo ambientale, ma anche economica e sociale. Un mondo insomma che si prende cura delle sue risorse naturali e umane, puntando sulla qualità delle relazioni e sulla felicità della persona come fine ultimo. 

    Un manifesto programmatico per le diocesi e i governi nazionali e sovranazionali

    L’edizione numero 49 della Settimana Sociale dei Cattolici ha raccolto oltre 700 delegati provenienti dalle diocesi di tutta Italia, ma anche centinaia di vescovi e rappresentanti del mondo della politica e delle istituzioni. Tutte le sessioni sono state trasmesse in streaming sui canali ufficiali della Conferenza Episcopale Italiana con circa 50 mila visualizzazioni sulla pagina Facebook e 10 mila su YouTube; 125 mila i contatti sulla pagina Facebook delle Settimane Sociali e oltre 90 mila le visualizzazioni su Twitter.

    Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso”. Questo il tema centrale dell’evento che ha permesso ai partecipanti di riflettere su quali dovranno essere le priorità dell’agenda politica dei prossimi anni e di presentare delle vere e proprie proposte programmatiche, rivolte alle diocesi e alle istituzioni nazionali e sovranazionali. Una serie di idee concrete elaborate dopo lo studio di oltre 270 buoni pratiche. Parliamo di imprese profit e non profit, ma anche amministrazioni locali che operano mettendo al centro ambiente, lavoro, futuro. Segno evidente che il pianeta che speriamo non solo è possibile, ma in parte è già realtà.

    https://www.facebook.com/Settimanesociali/posts/2831158600493673

    Verso diocesi “caporalato free”

    Il modello proposto parte dal basso, da quelle parrocchie che sono l’anima delle nostre comunità. «Se in ciascuna delle 25.610 parrocchie del nostro Paese – dice monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali – si costituisse almeno una comunità energetica che produce al livello massimo possibile 200 chilowatt avremmo dato il nostro contributo agli obiettivi di emissioni nette zero nel 2050 per 5,2 gigawatt di nuova produzione rinnovabile sui 7 che ci servono». 

    Comunità energetiche nelle parrocchie, dunque, per far sì che anche il mondo della Chiesa cattolica possa dare il proprio apporto alla riduzione delle emissioni di CO2 nelle città. Tra le proposte della Settimana Sociale c’è anche la transizione verso diocesi “carbon free” e l’acquisto nelle parrocchie di prodotti “caporalato free” da destinare ad esempio alle mense dei poveri. 

    Un Codice degli Appalti più “responsabile”

    Ma lo sguardo programmatico della Settimana sociale non si ferma al mondo delle diocesi, al contrario si estende verso quelle istituzioni che sono chiamate a dare una visione di futuro, ovvero i governi nazionali e l’Unione Europea. Una delle proposte più interessanti riguarda l’inserimento di parametri di responsabilità sociale tra i criteri reputazionali delle imprese nel Codice degli Appalti pubblici e la rimodulazione delle aliquote IVA per le imprese che producono rispettando criteri ambientali e sociali minimi.

    https://www.facebook.com/Settimanesociali/posts/2831246550484878

    Addio ai paradisi fiscali della diseguaglianza

    All’Unione Europea si chiede, invece, un ripensamento dei criteri del debito pubblico, escludendo ad esempio dal calcolo del deficit gli investimenti infrastrutturali e produttivi. Tra le proposte, infine, c’è la richiesta di una regolamentazione dei cosiddetti “paradisi fiscali” che producono diseguaglianza, dumping e sperequazione in tutta l’Unione. 

    Taranto è solo una delle tante tappe di questo viaggio. Un viaggio verso una nuova economia solidale, ecologica, umana.


  • le giornate di bertinoro a rimini

    «Parlare di sostenibilità integrale, significa che non possiamo disgiungere la questione ambientale da quella economica e sociale».

    Con queste parole Stefano Zamagni, professore dell’Università di Bologna, ha spiegato il significato del tema centrale della XXI edizione delle Giornate di Bertinoro: Generazioni. La sfida della Sostenibilità Integrale. La storica iniziativa promossa da AICCON e svoltasi quest’anno il 15 e il 16 ottobre in forma ibrida (sia online che in presenza al Palacongressi di Rimini), ha cercato come sempre di dettare l’agenda del mondo del Terzo settore, anche in vista delle sfide ambiziose del Next Generation EU che segnerà inevitabilmente un cambio di paradigma dei nostri modelli di sviluppo. 

     

    https://www.facebook.com/GiornatediBertinoro/videos/227109422744563/
    La presentazione della XXI edizione delle Giornate di Bertinoro del professor Zamagni

    Un mondo a tre zeri

    C’era grande attesa per questa edizione delle Giornate di Bertinoro, vuoi perché sancisce un parziale ritorno alla normalità anche per i grandi eventi che parlano di economia civile, vuoi per il parterre di ospiti di assoluto prestigio. Ad aprire i lavori, ad esempio, nella sessione mattutina di venerdì 15 ottobre, è stato il keynote del prof. Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace nel 2006 e fondatore della Grameen Bank, dal titolo “Social Business e Sostenibilità Integrale”. 

    Yunus ha posto l’accento sul tema della diseguaglianza e della concentrazione della ricchezza. La pandemia non ha fatto altro che rendere più grave il problema del divario tra i (pochi) ricchi e i (tantissimi) poveri, costringendo le istituzioni ad interrogarsi su quali dovranno essere le soluzioni per migliorare il livello di inclusione sociale ed effettuare una redistribuzione delle risorse più equa, responsabile ed efficace. 

    La pandemia ci dà l’opportunità di ripensare l’intero sistema economico globale creando un mondo a tre zeri: ZERO emissioni di carbonio, per combattere il riscaldamento globale; ZERO concentrazione di ricchezza, per porre fine alla povertà; ZERO disoccupazione, risvegliando l’imprenditorialità in tutti noi. – Muhammad Yunus

    Il mondo a tre zeri, come lo ha definito Yunus, è sicuramente una prospettiva ideale verso la quale tutti noi dobbiamo tendere. Una sfida che soprattutto il mondo della cooperazione deve accettare con entusiasmo perché le cooperative hanno nel proprio DNA la costruzione di un mondo più giusto, dove la sostenibilità è veramente integrale. 

    L’annuncio di Orlando sul Registro Unico del Terzo Settore e non solo

    Uno degli appuntamenti immancabili delle Giornate di Bertinoro è l’indagine dell’Istat che fotografa lo stato del Non profit. Nella rilevazione presentata quest’anno a Rimini e riferita all’anno 2019 emerge una crescita complessiva di tutto il settore. Aumenta, infatti, il numero di istituzioni non profit operanti in Italia con una crescita del +0.9% rispetto al 2018 e un boom in regioni come il Molise (+4,7%), la Calabria (+3,2%), la provincia autonoma di Bolzano (+2,6%) e la Puglia (+2,6%). Cresce, inoltre, il numero di occupati (+1) e di istituzioni non profit beneficiarie del 5 per mille (61.858, con una crescita del 2,4% sull’anno precedente). 

    Tra gli ospiti presenti nella due giorni, infine, non sono mancati anche i rappresentati del Governo Draghi, con Enrico Giovannini (Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili), Elena Bonetti (Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia) e Andrea Orlando (Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali). Quest’ultimo ha dato alcuni importanti aggiornamenti sullo stato di attuazione della riforma del Terzo settore e sul tema della fiscalità delle imprese sociali. «Entro l’anno – ha dichiarato Orlando – sarà operativo il Registro unico del Terzo settore, mentre per l’invio del fascicolo fiscale sull’impresa sociale a Bruxelles, ormai ci siamo».

    Anche il mondo del non profit, come è emerso chiaramente nel corso delle Giornate di Bertinoro, sta vivendo delle sfide epocali. L’auspicio è che sia in grado di rispondere al meglio ai bisogni sempre più variegati e complessi della società, partendo da quella solidarietà e da quel desiderio di creare valore sano per i territori che ha sempre contraddistinto il Terzo settore.


  • Alleanza delle Cooperative: solidarietà alla Cgil, gravi gli assalti squadristi

    La presa di posizione dell’Alleanza delle Cooperative sull’assalto alla Cgil e sui fatti violenti di sabato 9 ottobre a Roma.

    «L’Alleanza delle Cooperative condanna con forza le minacce e gli episodi di violenza che si sono verificati nelle manifestazioni di oggi contro il green pass ed esprime solidarietà alle forze dell’ordine. Un conto è la manifestazione del dissenso, sempre legittima se espressa in modo pacifico, altro è l’attacco violento alle istituzioni e alle forze dell’ordine che va respinto con la massima fermezza».

    Con queste parole l’organizzazione di rappresentanza delle cooperative ha condannato i gravi fatti di sabato 9 ottobre a Roma, quando nel corso delle manifestazioni contro il green pass un gruppo di facinorosi di matrice fascista ha assaltato e devastato la sede della Cgil. Un episodio che rappresenta un attacco profondo alla nostra democrazia e a quegli organismi intermedi che consentono, ancora oggi, di rappresentare le istanze di lavoratori, professionisti ed aziende. 

    La solidarietà alla Cgil

    «Particolarmente grave – prosegue la nota stampa dell’Alleanza delle Cooperative – è l’occupazione della sede nazionale della CGIL ispirato da forze che propugnano ideologie antidemocratiche e che ricorda gli assalti squadristi alle sedi sindacali durante il fascismo.

    L’Alleanza delle Cooperative esprime piena solidarietà alla CGIL ed invita i cooperatori a partecipare ai presidi che l’organizzazione sta programmando nelle sue sedi locali».

    Nei prossimi giorni sono attese altre manifestazioni contro le decisione del Governo di estendere l’obbligo del green pass in tutti i luoghi di lavoro. Al momento, secondo le ultime stime, sono più di 3 milioni i lavoratori non vaccinati e che dunque potrebbero essere sospesi dalla loro mansione lavorativa qualora decidessero di non sottoporsi ad un tampone ogni 48 ore. Le tensioni sociali, dunque, potrebbero non essere finite.