• Salviamo la pesca: l’Alleanza delle cooperative proclama lo stato di agitazione

    L’Alleanza delle cooperative italiane ha proclamato lo stato di agitazione per sabato 12 giugno per salvare la pesca dalla recenti decisioni europee.

    Una vera e propria mobilitazione nazionale per salvare un settore, la pesca, che rischia di scomparire. Il motivo? Le nuove regole della Commissione europea che riducono ulteriormente i giorni annui di attività in mare. Una decisione che si va ad inserire in un contesto già di grave crisi per il comporto ittico. La chiusura forzata del canale HORECA, infatti, ha portato in questi mesi ad una drastica riduzione del numero di pescherecci in mare, con annesse ripercussioni negative per i settori della ristorazione e del turismo italiani. 

    L’Alleanza delle Cooperative italiane scende in piazza

    Per questo motivo l’Alleanza delle cooperative italiane – settore pesca ha proclamato lo stato di agitazione per sabato 12 giugno. Ci saranno due manifestazioni, a Venezia -Fondamenta Le Zattere e a Mazara del Vallo -Piazza della Repubblica, più tante altre iniziative nei porti di tutta Italia. 

    Il settore pesca è stato ritenuto negli ultimi anni uno dei maggiori responsabili dell’inquinamento delle acque marine. Un assunto quanto meno discutibile che ha portato l’Unione europea ad adottare politiche di progressiva riduzione delle imbarcazioni, senza però ottenere benefici in termini di tutela del mare e della sicurezza alimentare. “Le cause dello sfruttamento delle risorse – commenta l’Alleanza delle Cooperative in una nota stampa – devono essere ricercate in fattori diversi dalle attività di pesca: cambiamenti climatici, traffico marittimo e inquinamento devono essere considerati al primo posto ed è con questi problemi che  la Commissione Europea si deve misurareComprendiamo che è più facile accanirsi contro la pesca e i pescatori, ma non si può più continuare ad assistere ad una morte lenta della pesca Italiana e di conseguenza di quella siciliana; assistiamo a continue norme restrittive delle attività in mare e un costante aumento dell’importazione con percentuali da capogirooltre che al fallimento delle imprese di pesca”. 

    La mobilitazione dei social

    Ma la protesta dell’Alleanza delle Cooperative non si ferma solo alla manifestazione del 12 giugno. Sia su Facebook che su Twitter, infatti, decine di associazioni, movimenti e singoli cittadini hanno sposato la causa di “Salviamo la pesca” mostrando solidarietà e vicinanza all’intero comparto. La questione è arrivata anche in Parlamento dove diversi esponenti politici hanno chiesto un intervento del ministro Patuanelli sia a livello nazionale che comunitario a tutela del comparto ittico. 

    https://www.facebook.com/SaraMorettoPagina/videos/179976014065003/

    La speranza è che lo stato di agitazione proclamato dall’organizzazione di rappresentanza delle cooperative e la forte mobilitazione della politica e della società civile possano portare l’Unione Europea ad una revisione degli orientamenti recenti, che penalizzeranno soprattutto la piccola pesca. 
    Nella nostra regione – commenta Riccardo Milocco, portavoce regionale della mobilitazione unitaria del settore pesca per l’Aci e coordinatore del settore pesca di Confcooperative Fvg –  le imbarcazioni che usano lo strascico si sono ridotte a poco più di una dozzina, sono di piccole dimensioni (solo qualcuna arriva a poco più di 18 metri di lunghezza) e praticano la pesca di giornata o, meglio, di poche ore, non avendo sistemi refrigeranti a bordo – prosegue Milocco -. Inoltre, hanno reti piccole e poco pesanti con un impatto limitato sui i fondali. Per cui, niente a che vedere con quanti pescano giornate intere e di continuo, senza fare scalo. Negli anni scorsi i pescatori del Fvg hanno anche esperimentato nuove attrezzature per diminuire l’impatto, installando dei sensori sulle reti che trasmettono in cabina il posizionamento della stessa.

    Potete seguire la diretta della manifestazione del 12 giugno su Facebook


  • modello unico 730 per la dichiarazione dei redditi

    Modello unico dichiarazione dei redditi (2021): scadenze e istruzioni per la compilazione

    L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il modello unico 730 e tutti gli allegati necessari per la compilazione della Dichiarazione dei Redditi 2021.

    L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il modello unico 730 e tutti gli allegati necessari per la compilazione della Dichiarazione dei Redditi 2021. Come sappiamo giugno è un mese di fuoco per Caf e professionisti alle prese con i 730 di milioni di persone. Da qualche anno, però, è stato introdotto il modello precompilato che consente al cittadino di consultare i propri dati direttamente sul sito dell’Agenzia e, una volta verificata la loro conformità, di inviarlo in maniera autonoma. 

    Chi può compilare il modello 730 per la Dichiarazione dei Redditi

    Il 730 è rivolto ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. L’Agenzia delle Entrate specifica che possono utilizzare il modello 730 i contribuenti che nel 2020 hanno percepito:

    • redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (per esempio contratti di lavoro a progetto)
    • redditi dei terreni e dei fabbricati
    • redditi di capitale
    • redditi di lavoro autonomo per i quali non è richiesta la partita Iva (per esempio prestazioni di lavoro autonomo non esercitate abitualmente)
    • redditi diversi (per esempio, redditi di terreni e fabbricati situati all’estero)
    • alcuni dei redditi assoggettabili a tassazione separata (per esempio, i redditi percepiti dagli eredi – a esclusione dei redditi fondiari, d’impresa e derivanti dall’esercizio di arti e professioni).

    Perché effettuare la dichiarazione dei redditi

    La dichiarazione dei redditi non è obbligatoria per tutti. Sono esonerati, infatti, tutti quei contribuenti che non hanno imposte da versare o le cui tasse sono già state trattenute dal sostituto d’imposta in busta paga. 
    Nello specifico la legge prevede che i contribuenti esonerati siano quelli che hanno esclusivamente redditi da abitazione principale o altri fabbricati non locati (quelli esenti Imu), da lavoro dipendente e da pensione corrisposti da un unico sostituto d’imposta e i redditi soggetti ad imposta sostituiva. C’è però un distinguo. La dichiarazione dei redditi è obbligatoria se l’addizionale Irpef non viene trattenuta in busta paga o risulta trattenuta in misura inferiore a quanto dovuto. 

    Per i lavoratori dipendenti e i pensionati la compilazione del modello 730 non è quindi un obbligo, ma può rappresentare un’opportunità. Possono usufruire, infatti, di una serie di detrazioni come quelle per le spese mediche e veterinarie o per il canone d’affitto da rimborsare direttamente in busta paga. 

    Come chiarisce l’Agenzia delle Entrate con il modello 730 precompilato “il contribuente non deve eseguire calcoli e ottiene il rimborso dell’imposta direttamente nella busta paga o nella rata di pensione, a partire dal mese di luglio (per i pensionati a partire dal mese di agosto o di settembre); se, invece, deve versare delle somme, queste vengono trattenute dalla retribuzione (a partire dal mese di luglio) o dalla pensione (a partire dal mese di agosto o settembre) direttamente nella busta paga“.

    Le scadenze del 730

    Anche quest’anno i contribuenti possono presentare la propria dichiarazione dei redditi entro il 30 settembre. Hanno la possibilità di inoltrare il 730 in maniera autonoma, sfruttando il modello precompilato (IMPORTANTE: verificate che tutti i dati siano corretti ed eventualmente effettuate le integrazioni necessarie), oppure possono presentarlo ad un professionista, ad un CAF o al proprio sostituto d’imposta che poi procederà all’invio all’Agenzia delle Entrate. In quest’ultimo caso il contribuente deve consegnare la delega per l’accesso al modello 730 precompilato e il modello 730-1 che contiene la destinazione dell’2 per mille, del 5 per mille e dell’8 per mille. 


  • AICCON: sarà Stefano Granata il nuovo presidente

    Stefano Granata è il nuovo presidente di AICCON – Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit.

    Stefano Granata è il nuovo presidente di AICCON (Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit), il Centro Studi promosso dall’Università di Bologna, dall’Alleanza delle Cooperative Italiane e da numerose realtà, pubbliche e private, operanti nell’ambito dell’Economia Sociale. 

    Il nuovo consiglio direttivo di AICCON 

    Granata, presidente anche di Federsolidarietà-Confcooperative e in passato al vertice del Gruppo Cooperativo CGM, succederà a  Gianfranco Marzocchi, in carica dal 2001.
    Il consiglio direttivo di AICCON sarà composto oltre che da Granata anche dal vice-presidente Mauro Lusetti (presidente di Legacoop Nazionale) e dai seguenti consiglieri: Giuseppe Bruno (CGM – Consorzio Nazionale Gino Mattarelli), Anna Fasano (Banca Popolare Etica), Mattia Granata (Fondazione Ivano Barberini), Renato Lelli (A.G.C.I. – Associazione Generale Cooperative Italiane), Barbara Petracci (Università di Bologna), Angelica Sansavini (Fondazione Cassa dei Risparmi Forlì) e Alberto Zambianchi (Presidente Unioncamere Emilia-Romagna e Presidente Ser.In.Ar.).

    Le prime parole di Stefano Granata

    L’inclusione sociale, lo sviluppo sostenibile, la riduzione delle diseguaglianze saranno principi centrali nell’Italia e nell’Europa dei prossimi dieci anni, come sancito tra gli altri dal piano Next Generation EU e dal PNRR italiano. AICCON ha sempre promosso questi valori tramite eventi di formazione e ricerche specifiche volte ad analizzare l’impatto dell’economia civile nella nostra società. 

    Il nuovo presidente Granata intende proseguire su questa strada: “Il nuovo Direttivo – ha dichiarato Granata – si accinge con entusiasmo ad affrontare la sfida che intende arricchire il patrimonio di conoscenze che ha reso AICCON un vero faro culturale per il mondo dell’economia civile e della cooperazione, e soprattutto, stimolare e promuovere la costruzione di una visione condivisa capace di rilanciare un’idea di Paese più equo ed inclusivo.”


  • lavoro-sud

    Resto al Sud (2021): le opportunità per le cooperative e non solo

    Resto al Sud è il bando che promuove la nascita e lo sviluppo di nuove attività imprenditoriali e libero professionali nel Mezzogiorno.

    Resto al Sud è il bando che promuove la nascita e lo sviluppo di nuove attività imprenditoriali e libero professionali in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e nelle aree del cratere sismico del Centro Italia (Lazio, Marche, Umbria).

    Attivo ormai da diversi anni, l’incentivo è stato ulteriormente rafforzato negli ultimi mesi. Nella Legge di Bilancio 2021, infatti, il limite di età per i partecipanti è stato alzato da 45 ai 55 anni ed è aumentata la percentuale del contributo a fondo perduto, arrivata adesso al 50% dell’importo finanziabile. 

    Come funziona Resto al Sud

    Il Bando Resto al Sud finanzia progetti di startup o di sviluppo d’impresa fino a 200mila euro, il 50% è un contributo a fondo perduto e il 50% è un finanziamento delle banche a tasso agevolato.
    C’è poi un ulteriore contributo di 40mila euro che non va rendicontato che serve a dare un aiuto di liquidità e consente investimenti di rilancio dopo la pandemia.

    L’iniziativa non prevede una data di scadenza per la presentazione della domanda. Sono stati stanziati in tutto 1 miliardo e 250 milioni di euro e si andrà fino ad esaurimento delle risorse (salvo nuovi finanziamenti). Le domande di partecipazione saranno valutate in ordine cronologico di arrivo. 

    Fin qui Resto al Sud ha intercettato più di 22.500 progetti, finanziandone circa 8.600 e negli ultimi mesi Invitalia, l’ente che gestisce il bando, ha registrato un incremento delle richieste superiore al 70%. La ricaduta occupazionale dell’incentivo, infine, è stata stimata attorno a +31.000 unità lavorative. 

    Chi può partecipare

    Possono partecipare al bando Resto al Sud tutti gli under 56 che:

    • al momento della presentazione della domanda sono residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia o nei 116 Comuni compresi nell’area del cratere sismico del Centro Italia (Lazio, Marche Umbria)
      oppure
      trasferiscono la residenza nelle suddette aree entro 60 giorni (120 se residenti all’estero) dall’esito positivo dell’istruttoria
    • non sono già titolari di altre attività d’impresa in esercizio alla data del 21/06/2017
    • non hanno ricevuto altre agevolazioni nazionali per l’autoimprenditorialità nell’ultimo triennio
    • non hanno un lavoro a tempo indeterminato e si impegnano a non averlo per tutta la durata del finanziamento. 

    Le imprese che presentano domanda devono, inoltre, essere state costituite dopo il 21/06/2017 e oppure devono essere costituende (c’è tempo 60 giorni dall’esisto dell’istruttoria per costituire la società o 120 giorni in caso di residenza all’estero). 

    Resto al Sud non è però rivolto solo alle imprese. Possono presentare domanda per accedere al finanziamento infatti anche i i liberi professionisti (in forma societaria o individuale) che non risultano titolari di partita IVA nei 12 mesi antecedenti la presentazione della domanda per lo svolgimento di un’attività analoga a quella proposta. 

    L’iniziativa può essere una buona opportunità per le cooperative, anche se fin qui i dati parlano di sole 60 coop che sono riuscite ad ottenere l’incentivo. La speranza è che in futuro possano essere intercettate, ad esempio, le tante cooperative sociali che sono assegnatari di beni confiscati alle Mafie e fanno fatica a dare una valenza imprenditoriale alle loro attività.

    Quali sono le spese finanziabili

    Per quanto riguarda invece le spese che possono essere finanziate è bene precisare che non tutti gli investimenti rientrano in Resto al Sud. Sono esclusi, ad esempio, i costi per la progettazione, le spese promozionali, quelli per le consulenze e per la retribuzione del personale dipendente. 

    Sono invece previste dal bando le seguenti spese: 

    • di ristrutturazione o manutenzione straordinaria di beni immobili (massimo 30% del programma di spesa);
    • di acquisto di nuovi macchinari, di nuovi impianti e di nuove attrezzature;
    • di acquisto/ abbonamento a programmi informatici e servizi per le tecnologie, l’informazione e la telecomunicazione;
    • di gestione, quali spese per acquisto materie prime, di materiali di consumo, spese per le utenze, per i canoni di locazione, per i canoni di leasing, per le garanzie assicurative (massimo 20% del programma di spesa).

    La domanda di partecipazione deve essere presentata tramite la piattaforma di Invitalia. Le istanze saranno valutate entro 60 giorni dalla loro presentazione. 


  • latte-yogurt

    World Milk Day: dalle cooperative il 60% del latte raccolto

    Il mondo della cooperazione rappresenta un pilastro del settore lattiero caseario: il 60% del latte raccolto e il 70% dei formaggi DOP proviene, infatti, da cooperative. 

    Oggi 1 giugno si celebra il World Milk Day, la giornata con la quale la Fao e l’Onu vogliono ricordare l’importante del latte nella nostra alimentazione quotidiana e all’interno dell’economia mondiale.

    La cooperazione e il latte: un binomio vincente

    Il mondo della cooperazione rappresenta un vero e proprio pilastro del settore lattiero caseario. Circa il 60% del latte raccolto e il 70% dei formaggi DOP proviene, infatti, da cooperative. 
    Da Nord a Sud sono migliaia le coop hanno raccolto l’antica tradizione degli allevamenti nostrani e hanno saputo leggere il mercato investendo, ad esempio, nei nuovi metodi di mungitura, in stalle più sostenibili e nei sistemi di controllo e tracciabilità del prodotto. 

    La filiera lattiero-casearia italiana – dice Giovanni Guarneri, coordinatore settore lattiero-caseario di Alleanza cooperative Agroalimentari – è il punto di incontro tra mestieri millenari custodi di tradizioni e nuove competenze per raggiungere ambiziosi obiettivi in linea con l’evoluzione della società, quali la sostenibilità, il benessere animale, la tracciabilità. Scegliere il latte fresco e i formaggi italiani significa, quindi, contribuire a mantenere vive e vitali questa identità e queste tradizioni e a sostenere nel contempo le trasformazioni in atto nella filiera”. 

    Guarneri ha ricordato come la cooperazione in questo settore abbia un ruolo rilevante, non solo in termini quantitativi – più del 60% del latte raccolto – ma anche qualitativi (circa il 70% del mondo dei formaggi DOP). “A fronte di molte aziende che si trovano in difficoltà e rischiano di chiudere – ha commentato Guarneri – le cooperative sono in grado di preservare la tenuta della filiera e salvaguardare l’intero tessuto economico-produttivo del territorio. Con la raccolta e la trasformazione del latte la cooperazione garantisce reddito a centinaia di migliaia di famiglie e contribuisce alla salvaguardia del territorio, specie nelle aree di montagna più a rischio spopolamento”.

    L’impegno dell’Alleanza delle Cooperative con il progetto di comunicazione “Verde latte Rosso”

    Da alcuni anni l’Alleanza delle Cooperative ha deciso di impegnarsi per valorizzare – dal punto di vista mediatico e nei confronti del consumatore – il ruolo strategico del settore lattiero caseario nel sistema alimentare ed economico italiano, attraverso il progetto di comunicazione “Verde latte Rosso” che per due anni ha raccontato l’eccellenza del latte italiano, mettendo al centro la filiera e la produzione casearia di qualità: il miglior food Made in Italy grazie al latte Made in Italy. “I risultati – spiega Guarneri – sono stati sorprendenti: la campagna ha raggiunto 7 milioni di utenti unici e generato più di 40 milioni di impression, contribuendo alla creazione di una social community attiva e interessata al latte, con più di 5.300 fan, generando un engagement rate medio di 2,8%”

    Questi numeri e la risposta positiva del pubblico – ha concluso Guarneri – spingeranno l’Alleanza delle Cooperative ad investire ancora in comunicazione al fine di riqualificare l’immagine del latte e dare il giusto valore al settore lattiero caseario italiano, difendendo così il lavoro di migliaia di allevatori, centinaia di migliaia di lavoratori dell’indotto lattiero caseario, 16,5 miliardi di euro di fatturato, ma soprattutto la reputazione del Dairy Made in Italy, un bene dal valore inestimabile”.


  • antonio borea

    La Campania è uno dei territori leader in Italia e nel Mondo per la produzione di noci e nocciole. Come tutti i comparti dell’agroalimentare, però, anche quello della frutta a guscio ha bisogno di incentivare l’aggregazione tra gli operatori del settore per resistere alla concorrenza estera e al ribasso del prezzo delle materie prime. Da qui nasce l’idea di formare la società consortile cooperativa “Campania in guscio – Distretto agroalimentare di qualità“.

    L’aggregazione: il motore in più dell’agroalimentare italiano

    La scelta di cooperare e condividere con altri soggetti alcune delle scelte aziendali più importanti è ormai quasi indispensabile per le piccole realtà in un mercato completamente globalizzato. Lo abbiamo visto, tra gli altri, nel settore lattiero-caseario e in quello ortofrutticolo dove tanti piccoli produttori che faticavano ad essere competitivi hanno deciso di unirsi e dare vita a cooperative che oggi rappresentano delle vere e proprie eccellenze su scala globale. 
    Le organizzazioni di produttori hanno il merito di valorizzare al meglio il prodotto attraverso un giusto prezzo e danno la possibilità alle imprese aderenti di avere maggiori certezze economiche in un contesto di mercato molto volatile. 

    Gli obiettivi di Campania in Guscio

    “L’elemento innovativo del Distretto della frutta a guscio – specifica la nuova società in una nota stampa – è la partecipazione dal basso delle aziende, che hanno deciso di aggregarsi per nominare un comitato promotore prima e dare vita il 18 maggio 2021 ad una Società cooperativa consortile denominata Campania in guscio“.

    Il nuovo gruppo sarà guidato da Francesco Vita e dal suo vice Pellegrino La Manna, già presidente de “Il Guscio Op”, mentre il direttore tecnico sarà Sabato Castaldo.
    Faranno parte, invece, del consiglio di amministrazione  gli amministratori delle aziende agricole Biagio FranzeseGiovanni D’avanzoFrancesco Ferrante, Daniela Nunziata Rega. Siederanno nel Cda inoltre Domenico De Lucia per la Domenico De Lucia SpaChiara Sodano per la società agricola Nutitaly, ed i rappresentanti delle cooperative agricole Carlo Mazza (Nocciole Irpine) e Nicola Muto (AgriVesuvio).

    La costituenda società Daq Campania in guscio – ha dichiarato il presidente Gioia – si proporrà di svolgere un ruolo strategico tra le diverse realtà agricole e agroalimentari del territorio per la valorizzazionepromozione commercializzazione delle produzioni di qualità come quella del noce, prodotto pivot Bio, del nocciolo, e di tante altre eccellenze del nostro territorio“.

    Il ruolo di Confcooperative Campania

    Tra i promotori della nuova società cooperativa Campania in Guscio c’è anche Confcooperative Campania che da sempre porta iniziative per favorire l’aggregazione tra imprese di piccola e media dimensione. 

    Il nostro ruolo come associazione che rappresenta il movimento cooperativo in Campania – ha sottolineato Antonio Borea, presidente di Confcooperative Campania – è soprattutto quello di unire, di mettere insieme le persone, le competenze, di generare connessioni e contaminazioni. Certamente spetterà alle singole imprese, alcune delle quali vere eccellenze del comparto frutta in guscio, cogliere il meglio dall’avvio del Daq, ma è nostro compito mettere gli imprenditori nelle condizioni di intercettare strade per la crescita e il miglioramento“.


  • confcooperative violenza sulle donne

    #fattisentirecontrolaviolenza: la campagna di Confcooperative contro la violenza sulle donne

    Confcooperative ha deciso di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della violenza sulle donne con una campagna di comunicazione.

    Confcooperative insieme alla sua Commissione Dirigenti Cooperatrici ha deciso di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della violenza sulle donne con una campagna di comunicazione. Il nome dell’iniziativa è #fattisentirecontrolaviolenza e prevede una serie di incontri e webinar sulla questione della violenza e la discriminazione di genere. 

    La pandemia e la disuguaglianza di genere

    Il contesto sociale che stiamo vivendo ha evidenziato ancora di più alcuni gravi
    fenomeni, quali l’aumento della disoccupazione femminile, un’esponenziale precarietà
    economica delle donne e soprattutto un aumento degli abusi e delle violenze dalle
    drammatiche conseguenze.
    Proprio in questo contesto che nasce il progetto #fattisentirecontrolaviolenza,
    una campagna di comunicazione e sensibilizzazione sui diversi aspetti di una realtà che
    ci vede coinvolti, tutte e tutti.

    Via gli stereotipi di genere

    Una campagna che si svilupperà per l’intero anno, attraverso un linguaggio
    semplice e di impatto immediato, provando a sollecitare pensiero e responsabilità
    collettiva per contribuire ad ampliare la riflessione e l’azione. Il primo messaggio – Promuoviamo il contrasto agli stereotipi – parte dai nostri costrutti sociali e individuali, per conoscere cosa ci influenza e come possiamo fare scelte diverse.

    Il gruppo di lavoro dedicato al progetto continua ad arricchire i diversi step
    e mercoledì 3 giugno 2021 ci sarà un primo momento di accompagnamento alla
    Campagna.
    Stereotipia’ = La ripetizione di una sequenza invariata e costante di uno o più
    idee o modelli. Possiamo uscirne?’
    Questo il link di collegamento per l’ascolto https://bluejeans.com/668000594


  • Cultura: un Osservatorio per promuovere i Partenariati Speciali Pubblico/Privato

    L’Anci, Alleanza delle Cooperative (Agci, Confcooperative, Legacoop) e Forum del Terzo Settore propongono la creazione di un Osservatorio per la promozione dei Partenariati Speciali Pubblico/Privato in ambito culturale.

    L’Anci, Alleanza delle Cooperative (Agci, Confcooperative, Legacoop) e Forum del Terzo Settore propongono la creazione di un Osservatorio per la promozione dei Partenariati Speciali Pubblico/Privato in ambito culturale. L’Italia è ricchissima di beni pubblici, molti dei quali purtroppo inutilizzati e non conosciuti da chi lavora nel mondo della cultura. I Partenariati Speciali Pubblico/Privato rappresentano uno strumento molto importante per valorizzare al meglio il patrimonio culturale italiano attraverso sinergie tra le istituzioni e il terzo settore. Da qui l’idea di creare un vero e proprio Osservatorio per far conoscere alla società civile questa forma di partnership pubblico/privato. 

    Il commento dell’Alleanza delle Cooperative Italiane e del Forum del Terzo Settore

    I PSPP sono in grado di unire in modo virtuoso privato e pubblico nella logica di una nuova e diversa valorizzazione del patrimonio culturale in Italia – dichiarano Mauro Lusetti, Maurizio Gardini e Giovanni Schiavone, Presidenti Legacoop Confcooperative e Agci per Alleanza delle Cooperative Italiane-. Se già prima della pandemia il 60 per cento del patrimonio culturale diffuso nel nostro Paese era sottoutilizzato o non utilizzato, possiamo immaginare che questa fotografia non potrà che peggiorare nel prossimo futuro. E a questo scopo non bastano solo i restauri e le riqualificazioni materiali dei siti culturali e degli edifici pubblici. 

    Con i PSPP è possibile invece creare percorsi virtuosi che offrono nuovo valore per comunità e territori. La cooperazione per prima, anche forte della propria intersettorialità, ha promosso e sostenuto la sperimentazione di questi modelli. L’Osservatorio è la naturale prosecuzione di un percorso che ci auguriamo porti i PSPP ad affermarsi sempre di più come modello di lavoro tra pubblico e privato. La call VIVIAMO CULTURA sostenuta dai Fondi Mutualistici della cooperazione per accompagnare progetti di valorizzazione basati sul PSPP è l’esempio di come si possa concretamente promuovere una modalità di lavoro condivisa tra imprese e pubblica amministrazione che, insieme, si adoperano nell’interesse della valorizzazione sostenibile dei patrimoni culturali italiani”.

    Anche Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore promuove questa iniziativa che sarà capace di rinsaldare il rapporto tra il pubblico e il privato sociale e soprattutto potrà velocizzare il processo di rigenerazione di tante aree del Paese abbandonate: “I PSPP – sottolinea Fiaschi – hanno la capacità di unire realtà diverse e di valorizzare la ricchezza di espressioni che sono presenti nelle comunità del nostro Paese. Il terzo settore, nelle sue varie componenti – dal volontariato all’associazionismo alla cooperazione sociale -, crede fortemente nella costruzione di percorsi virtuosi, insieme alle pubbliche amministrazioni, per generare sviluppo sostenibile, sociale, ambientale ed economica a partire dal patrimonio culturale. Un bene culturale non valorizzato è sinonimo di impoverimento sociale, di abbandono dei territori e delle comunità. È questo dunque il momento storico in cui abbiamo la responsabilità di promuovere reti, progettazione diffusa e ampia. Solo così potremo veder crescere modelli in grado di dare nuova linfa alle comunità”.


  • latte agrinsieme

    Agrinsieme chiede al ministro Patuanelli di riattivare il tavolo tecnico sul settore lattiero-caseario

    Negli ultimi mesi il settore lattiero caseario ha visto un aumento del costo delle materie prime e una minore redditività del prodotto, complice la chiusura del canale Ho.Re.Ca.

     Il Coordinamento Nazionale di Agrinsieme, in una lettera indirizzata al ministro per le Politiche Agricole Stefano Patuanelli, ha chiesto di riattivare il ‘Tavolo Zootecnico’, coinvolgendo gli altri ministeri interessati, Sviluppo economico e Salute, e le organizzazioni della produzione e della trasformazione, che rappresentano l’agroalimentare italiano e la grande distribuzione. Avviando così un confronto costruttivo sulle difficoltà che il settore zootecnico sta affrontando, con particolare riguardo al comparto lattiero-caseario e sugli strumenti idonei per superarle.

    I problemi del settore lattiero-caseario

    Già in una recente audizione presso l’Ufficio di Presidenza della Commissione Agricoltura del Senato, il coordinamento di Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari aveva posto in evidenza come l’aumento dei costi delle materie prime e la minore redditività della produzione (a causa dell’emergenza sanitaria e della chiusura pressoché totale che si è avuta a lungo del canale Ho.Re.Ca. in Italia ed in molti Paesi), rischiano di accentuare una situazione di crisi che interessa intere aree, la cui economia si basa su questa filiera. A ciò si aggiunga la crescente disaffezione dei consumatori verso il latte vaccino – a causa di campagne mediatiche denigratorie e della promozione del consumo di proteine vegetali – con un calo degli acquisti del 5% annuo.

    I numeri della filiera del latte

    Agrinsieme ricorda l’importanza del settore lattiero-caseario, con un fatturato di circa 16,5 miliardi di euro, che rappresenta 11,5% del totale del fatturato industriale dell’agroalimentare. La spesa annua delle famiglie sui prodotti del settore si aggira sui 20 miliardi di euro. La produzione di latte del 2020 è stata di circa 12,6 milioni di tonnellate.


  • mercuri fedagri

    DL Sostegni, Alleanza Cooperative: bene gli aiuti al settore bieticolo-saccarifero, insufficienti fondi per i danni delle gelate

    Nel DL Sostegni ci sono anche misure per le cooperative agroalimentare in particolare quelle attive nel settore bieticolo-saccarifero, vitivinicolo e agrituristico.

    Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri il cosiddetto Decreto Sostegni Bis, ovvero l’insieme di aiuti per le attività economiche che hanno subito perdite a causa delle restrizioni imposte dal Governo. Tra gli interventi previsti dall’esecutivo e più attesi dall’opinione pubblica, ci sono i nuovi contributi a fondo perduto per le imprese che non prenderanno più in considerazione solo i cali di fatturato, ma anche il criterio dell’utile. Un meccanismo che dovrebbe rendere più corretta la ripartizione delle risorse.

    In tutto il provvedimento stanzia 40 miliardi di euro, di cui 17 a imprese e professioni, 9 alle imprese per aiuti sul credito, 4 ai lavoratori e alle fasce in difficoltà.

    Gli interventi per le cooperative agroalimentari

    Nel DL Sostegni ci sono anche misure per le cooperative agroalimentare in particolare quelle attive nel settore bieticolo-saccarifero, vitivinicolo e agrituristico. 

    Esprimiamo soddisfazione per l’istituzione del Fondo per il sostegno del settore bieticolo-saccarifero, fortemente sostenuta e sollecitata dalla nostra organizzazione e per le altre misure introdotte a favore dei settori più colpiti dalla pandemia come il vitivinicolo e il settore agrituristico, che potranno beneficiare di un esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali per il mese di febbraio, e il settore zootecnico, per il quale sono riviste le percentuali di compensazioni IVA sulle cessioni di animali vivi. Giudichiamo invece insufficiente lo stanziamento delle risorse per coprire i danni subiti dalle aziende colpite dalle gelate”.

    Così il presidente di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri commenta le principali novità per il comparto agroalimentare contenute nel testo definitivo del Decreto Sostegni Bis approvato dal Consiglio del Ministri.

    La dotazione di 105 milioni di euro con la quale è stato rifinanziato il Fondo di solidarietà nazionale – commenta Mercuri – non è affatto proporzionata all’ammontare dei danni provocati dalle gelate alle aziende agricole e in particolare a quelle ortofrutticole. I danni al comparto della frutta estiva e primaverile causati dalle gelate tardive di marzo e aprile 2021 ammontano infatti a più di 860 milioni di euro, secondo l’analisi realizzata dal CSO Italy Centro Servizi Ortofrutticoli su indicazione dell’Alleanza Cooperative Agroalimentari”.

    Non possiamo non auspicare ora che il Parlamento rimedi in fase di conversione – conclude il presidente Mercuri – provvedendo al più presto ad un irrobustimento della dotazione del Fondo di solidarietà nazionale”.


  • formaggi italiani export

    Crolla l’export dei formaggi nei primi mesi del 2021

    Dopo anni di crescita, l’export di formaggi italiani ha iniziato il 2021 con un calo significativo che rischia di danneggiare tante coop agricole.

    Dopo anni di crescita, l’export di formaggi italiani ha iniziato il 2021 con un calo davvero significativo, soprattutto in valore: il dato cumulato del primo bimestre 2021/2020 registra un -8,3% in quantità e un -9,3% in valore. Più in dettaglio, a gennaio si è registrato un -11% in volume e un -18% in valore rispetto al gennaio 2020, più ridimensionato è stato il calo di febbraio.

    Il settore lattiero-caseario è da sempre uno dei comparti trainanti del Made in Italy, soprattutto grazie alle esportazioni dei nostri formaggi DOP in tutto il mondo. Dovrà dunque essere analizzato con particolare attenzione il quadro venuto fuori dalle elaborazioni di Alleanza Cooperative Agroalimentari sui dati del commercio con l’estero relativi ai primi due mesi del 2021.

    Sono tantissime, infatti, le cooperative che operano nel settore e che fanno dell’internazionalizzazione uno dei loro asset strategici principali. 

    I dati dell’Alleanza delle cooperative sull’export dei formaggi

    L’andamento negativo è dovuto principalmente al crollo registrato nei primi due mesi dell’anno nei mercati USA (-30% in valore e -35% in volume) e Giappone (-38% in valore), oltre che a un significativo calo di quello europeo, finora punto di riferimento per la stabilità e la crescita delle esportazioni italiane. A calare sono tutte le principali destinazioni UE: Francia (-4,1%), Germania (-5,9%), Spagna (-19,3%).

    I dati di febbraio – commenta il Coordinatore del settore lattiero-caseario di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giovanni Guarnericonfermano le difficoltà commerciali collegate alla chiusura dei canali del food service, dove i prodotti italiani sono principalmente distribuiti, ma confidiamo in una graduale ripresa collegata alle riaperture. C’è da sottolineare, infatti, il segnale positivo proveniente dagli Stati Uniti, dove si è registrato nel mese di febbraio un aumento significativo di ordini di formaggi italiani. La ripresa del mercato USA, gli effetti positivi dell’ottima campagna vaccinale statunitense e delle conseguenti riaperture, e non ultimo la sospensione dei dazi sui formaggi italiani grazie al nuovo approccio dell’amministrazione Biden fa ben sperare in vista dei risultati del primo trimestre”.

    Nei primi mesi del 2021 le esportazioni italiane risultano in crescita in Cina, paese in cui aumentano in particolare gli acquisti di Grana e Parmigiano, e in Canada, dove si consolida la crescita del mercato dei formaggi italiani dopo il crollo del 2019.


  • cammini italiani cooperative

    Le cooperative sul sentiero dei Cammini Italiani

    Cooperazione in cammino è il nuovo progetto di Confcooperative per valorizzare le cooperative poste lungo il percorso dei Cammini italiani

    Cooperazione in cammino è il nuovo progetto di Confcooperative che si pone come obiettivo la valorizzazione delle cooperative poste lungo il percorso dei Cammini italiani. L’iniziativa, presentata oggi nel corso di un evento online, vedrà inizialmente come protagoniste le coop delle regioni Trentino Alto-Adige, Toscana e Sicilia.

    Un turismo lento, responsabile e cooperativo

    Il mercato turistico mondiale aveva manifestato dei cambiamenti profondi prima della pandemia. Lo stesso Piano Strategico del Turismo italiano aveva individuato, tra le altre cose, una possibile crisi della villeggiatura balneare tradizionale e dello sci alpino e una contemporanea ascesa dei percorsi tematici sulla cultura e sull’ambiente

    Nel post pandemia queste tendenze saranno ancora più evidenti, con una crescita marcata del turismo cosiddetto lento, responsabile e sostenibile. Secondo le prime stime quest’anno le località italiane avranno un +110% di domanda interna di turisti. Vuol dire che più italiani avranno la possibilità di conoscere la storia, la cultura, l’ambiente e l’enogastronomia nostrana.

    Qui si inserisce l’idea di Cooperazione in cammino, un progetto che fa entrare le cooperative turistiche, culturali, agricole e sociali all’interno dei Cammini italiani. Il turista potrà così conoscere la storia e la cultura dei luoghi che attraversa, ma anche assaporare le produzioni agricole e le tradizioni enogastronomiche dei territori tramite il supporto delle coop. 

    Cooperazione in cammino – dice Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative – è una proposta di rilancio e valorizzazione di un’esperienza di vita ancora prima che esperienza di turismo. Abbiamo riflettuto su come avremmo potuto coniugare l’esigenza di un turismo lento con la valorizzazione dei nostri territori e delle nostre aree interne che sono sempre più abbandonate. C’è una forte modernità in questo”.

    Le esperienza di Trentino, Toscana e Sicilia nei cammini italiani

    Il 3 giugno partiranno ufficialmente i cammini cooperativi. E lo faranno con tre progetti pilota in Trentino Alto Adige, Toscana e Sicilia. 

    Il Trentino Alto Adige propone un percorso di tre giorni lungo La Via Romea Germanica in Valsugana. L’obiettivo, come ha sottolineato Stefano Ravelli della coop APT Valsugana e Lagorai, è valorizzare il territorio della Valsugana anche attraverso accordi con le altre cooperative che operano in Trentino. Ci saranno ad esempio accordi con le cooperative sociali per la manutenzione del cammino e per i momenti di ristoro, ma anche intese con le casse rurali per avere dei punti di prelievo bancomat lungo il tragitto. E non mancheranno poi ovviamente le cooperative agricole che faranno assaggiare al turista le specialità locali. 

    La Toscana propone invece un cammino di 65 km della durata di 5 giorni nei luoghi posseduti da Matilde di Canossa (La Via Matidildica del Volto Santo). Si parta da San Pellegrino in Alpe e la meta finale è Lucca. Il percorso è pensato soprattutto per le donne in quanto Matilde di Canossa è nota per essere un vero e proprio simbolo di coraggio e femminilità. Così come accade nell’esperienza trentina anche in Toscana saranno attivate una serie di collaborazioni con cooperative associate che si occupano di turismo, agricoltura e pesca. 

    La Sicilia, infine, presenta l’itinerario denominato La Magna Via Francigena che ripercorre i luoghi posseduti dai Normanni. Da Agrigento a Palermo, 183 km in nove tappe con due percorsi che possono essere effettuati in bici. 
    Il territorio è generalmente poco turistico, questo garantirà un’esperienza assolutamente autentica e unica attraverso borghi, antichi casali, cooperative agricole e paesaggi ricchi di biodiversità. 
    Una delle peculiarità più interessanti di questo progetto è il coinvolgimento di cooperative socio-sanitarie che daranno la possibilità di fare il cammino anche ad anziani e soggetti in difficoltà.

    Lentezza, benessere e festa – dice Don Gionatan De Marco, Direttore Ufficio per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo e Sport della Conferenza Episcopale Italiana – sono queste le tre parole chiave del nostro cammino. Lentezza non significa andare piano, ma far fermare spesso le persone e farle incontrare; la parola benessere invece ruota attorno a ciò che è bello e buono e noi abbiamo un territorio straricco di bellezza e bontà; festa, invece, significa far scoprire che le nostre sono delle comunità aperte ed inclusive”.